30/12/12

Recensione: Spreadin' fear - Mankind (2012)

Sono passati 4 anni dalla prima (ottima) demo Pieces of mankind e ci vorrebbe lo sceneggiatore di Beautiful per raccontare al meglio i successivi cambi di line-up e le varie vicissitudini degli Spreadin' fear. Se guardate il booklet e i vari credits, ne uscirete come minimo con un feroce mal di testa. Io non sono in grado di raccontare il tutto, perché non faccio lo sceneggiatore di soap opera, quindi me ne lavo le mani.
Parlando di musica, evitando le mie fesserie, Mankind rappresenta l'evoluzione della band: forti prerogative thrash con alcune tinte progressive. Descrivere la band a chi non la conosce non é cosa semplice, diciamo che sembra di ascoltare gli Opeth misti ai (nuovi) Machine head misti ai Pain of Salvation, con un pizzico di Pantera, Dream theater e Metallica. 

Mankind é un concept sulla natura e condizione umana, le prime righe del booklet recitano (piú o meno):  "La storia del genere umano denota come l'umanitá si allontana sempre piú dalla sua condizione naturale: é una continua perdita d'innocenza..." il resto lo lascio scoprire a voi.

Le canzoni sono molto varie e curate, complice una gestazione molto lunga, e la prova dei singoli musicisti é ottima: alle chitarre il riffing (spesso incrociato) di Silvio e Fabio é sempre preciso e solido, cosí come il doppio pedale affilato (!?) di Alfio e le diversificazioni sul tema del bassista Andrea. Ottima anche la prova vocale di Fano, che se la cava egregiamente su tutti i fronti: growl, pulito e aggressivo, anche se la sua voce, in piú di un frangente, da la sensazione non andare a pieni giri in quanto le linee vocali erano state scritte per una voce con caratteristiche diverse. Smettendola di cercare il pelo nel pagliaio (cit.), un complimento ad ogni singolo componente della band per il lavoro svolto.
Mankind si apre come vecchi lavori thrash anni 80, ovvero con un tranquillo prologo (Prologue, appunto) che sfocia nella vera opener del disco, John Doe, dove i riff pesanti, i ritmi serrati e il doppio pedale affilato (quello di prima) cominciano a farci compagnia. Il miglior pregio della band, tecnica a parte, é che riesce a creare una buona varietá di atmosfere,  ci ritroviamo spesso a passare da fraseggi tipicamente thrash ad altri piú classic metal, fino a fraseggi puliti (qualcuno direbbe asciutti), con conseguenti cambi di vocals, di atmosfere e di velocitá, con dei passaggi chitarristici e dei soli sempre all'altezza della situazione. Emblematiche in questo senso la lunga (fin troppo, in veritá) Artificial Paradises, poi Solitude e soprattutto Lost in the machine, che risultano, infatti, le piú ispirate del disco. Mankind si chiude magnificamente come era iniziato, con un bellissimo epilogo, con arpeggio, armonici e un solo da tramandare ai posteri (sempre possessori delle ardue sentenze).

Mankind é un disco autoprodotto di una band senza contratto, ma che non ha niente da invidiare a molti dischi che si trovano negli scaffali del settore thrash metal del vostro negozio di fiducia.
Ascoltatelo (non sono sicuro dove vada l'accento, in ogni caso, se vi do del tu, non penso vi offendiate).

Top tracks: Lost in the machine, Solitude.

Tracklist:

1) Prologue
2) John Doe
3) Insomnia
4) Artificial Paradises
5) Burning City
6) The cage
7) Lost in the machine
8) Solitude
9) Asylum
10) Luring
11) Epilogue

https://www.facebook.com/Spreadinfear

22/12/12

Buone feste!!

Stranamente sopravvissuti alla profezia maya, diventa doveroso farvi gli auguri di buone feste!

Le nostre speranze per il 2013? Speriamo che le telenovelas di Mike Portnoy-Dream theater e Geoff Tate-Queensryche non finiscano,  che i Green day la smettano per un po' di sfornare album e che non esca l'ennesimo live degli Iron Maiden.
Al contrario, aspettiamo tante belle nuove uscite, i nuovi album di: Iron maiden (appunto, speriamo non ci facciano la bella sorpresa di farci trovare un live), Pearl Jam, Bon Jovi, Black sabbath, Deep purple, Dream theater, Megadeth, Thin Lizzy e tanti altri.

16/12/12

2013, cosa succederá?



Il 2012 ha visto i soliti litigi, le solite proposte di reunion e situazioni improbabili. Cosa ci riserverá il 2013?
(La foto sopra non c'entra nulla, era solo per dare un po' di colore all'articolo)

15/12/12

La discografia (semiseria): Guns N' Roses.

Ed eccoci alla discografia di quegli affabili e tranquilli ragazzi dei Guns n' roses.
La discografia è, purtroppo, molto breve a causa di quel buontempone di Axl Rose (stando alle parole di Slash) e di quel farabutto di Slash (stando alle parole di Axl).
Se volete la mia, credo piú alle parole di Slash.

Se dovessi dare un titolo al tutto direi: una fortuna buttata nel cesso. 

Vabbè, cominciamo:

Appetite for destruction (1987)
Il debut! Brutti come la fame, piú poveri di Oliver twist e più rissosi di Chuck Norris, questi ragazzacci si affacciano nel mondo della musica con un dischetto niente male, ovvero con uno dei debut album migliori di sempre. Sul disco: poche storie, chi lo conosce lo ama.
Se lo conoscete e non lo amate è soltanto perché ascoltate Orietta Berti o Marcella Bella. 

Voto 95/100
Top songs: Sweet child o'mine, Paradise city, Rocket queen
Skip song: Anything goes


Lies (1988)
Uscito per cavalcare un po' il successo del primo album, questo disco comprende l'EP Live like a suicide, registrato prima del debut e 4 (ottime) canzoni acustiche, compresa One in a million con cui Axl è riuscito a farsi odiare da mezzo mondo per il suo testo pieno di amore verso gli extracomunitari e i gay. Il disco non ha né capo né coda ma le canzoni sono belle lo stesso.
Il gruppo comincia a strafarsi e a fare a botte in tutti i paesi del mondo.

Voto: boh
Top song: patience


Use your illusion I (1991) 
Questi pazzi scatenati hanno fatto uscire due dischi lunghissimi nello stesso periodo ma è pure vero che di anni dal debut ne sono passati 4, quindi ok (sto facendo tutto io, ne sono consapevole).
In questo disco si trova di tutto: capolavori, pezzi meno riusciti, pezzi col piano, pezzi street rock, cover, esperimenti e sassofoni (elemento che non piace manco per niente a Slash). Quello che non si trova più è il batterista Steven Adler che era strafatto come una scimmia (boh) e che la band ha, più o meno gentilmente, accompagnato alla porta. In realtà credo non molto gentilmente.

Voto 80/100
Top songs: Don't cry, November rain, Coma.

Use your illusion II (1991)
Il secondo capitolo ha un po' piú senno del primo e ha anche molti piú capolavori, non per niente è il mio disco dei Guns preferito: testi schizzati (non che quelli del primo capitolo siano da meno, sia chiaro), tanto talento e buon gusto. In Get in the ring Axl di buon gusto ne ha poco e manda al diavolo tutti i giornalisti che hanno scritto cose che non gli sono piaciute. La band era a corto di idee per la seconda copertina quindi ha usato la stessa del primo, peró di diverso colore.

Voto 95/100
Top songs: Civil war, Estranged, Get in the ring

The spaghetti incident (1993)
I ragazzi della band si pestavano e si sbronzavano dalla mattina alla sera, quindi di canzoni nuove neanche a parlarne, dato che sui due Illusion ne hanno pubblicate circa 190. Ecco quindi questa raccolta di cover pseudo punk che prende il nome da un fatto accaduto a degli spaghetti che stava preparando Steven Adler, se non ricordo male. Certo, potrei anche informarmi meglio, ma non credo sia così interessante. Il disco non é male a dire il vero, ma la copertina grida vendetta tanto é brutta: un piatto di spaghetti, che sembrano pure fare schifo, tra l'altro. La band comincia a fare a botte (più del solito) e si scioglie.

Voto 65/100
Top songs: Attitude, Ain't fun, New rose
Skip song: Human Being

Chinese democracy (2008)
Questi non sono i Guns n' roses, questo é Axl rose da solo (dato che ha cacciato tutti) che gioca con mixer e console e combina un manicomio reclutando i musicisti piú disparati e mettendoci 15 anni per fare un disco, per di più neanche troppo decente: Chinese Democracy é il disco piú costoso e con piú anni di realizzazione alle spalle della storia della musica. Bravo Axl, bravissimo.

Voto 40/100 (in memoria dei vecchi tempi) 
Top e skip song: non lo so perché non ho mai associato i titoli alle canzoni, mi ricordo che la 4 é bella.

Tanto per non lasciarci con il brutto ricordo di Chinese Democracy, vi lascio con una canzone gloriosa dei G N' R, la prima che mi capita sotto tiro tanto si può pescare quasi a caso.

11/12/12

Recensione: Green day -Tré! (2012)


E questa sarebbe la fine della trilogia? Uno, dos e tre sarebbe una trilogia? Tse. Anche Trè cool in copertina, sembra essere d'accordo con me, guardate che faccia che ha!
La domanda che mi faccio é sempre la solita: che senso ha, artisticamente, pubblicare tre dischi pieni di riempitivi, quando con quel materiale potevi pubblicare tranquillamente un ottimo disco da rimandare ai posteri (giudicatori delle ardue sentenze e dei buoni dischi)?
La domanda assume un altro senso se si guarda il conto in banca, ovviamente.

Critiche alla "trilogia" a parte (trilogia, tse), questo Tre! è nettamente il peggiore dei Tre (scusate il gioco di parole). Uno e Dos si somigliavano molto: molte canzoncine carine, qualche altra da buttare nel dimenticatoio e poche altre non buone neanche per il dimenticatoio (Kill the dj e Nightlife me le sogno la notte!). In Tre! la storia funziona diversamente: il dimenticatoio è li appostato che aspetta quasi tutti i brani. "Ciao, sono il dimenticatoio, felice di conoscerti".

L'apertura del disco è spiazzante, Brutal love, una semiballad, per nulla epocale, ci fa temere che la noia ci accompagnerà per tutta la durata del disco. Sará cosí? Assolutamente sí. Poche idee per le 12 canzoni, spesso ci ritroviamo ad ascoltare le stesse frasi e gli stessi motivetti per tutta la durata di esse: Drama queen é uguale per tutto il primo minuto (ne dura 3),  99 revolutions dove Billie Joe ha registrato una volta la frase "99 revolutions tonight" e con uno splendido copia incolla ha ottenuto 2 minuti di canzone, Walk Away (dove arrivati al terzo minuto preferireste andare a scopare il mare piuttosto che sentire di nuovo l'espressione Walk away) la conclusiva The forgotten (colonna sonora di uno dei 60 film di Twilight) che ha delle orchestrazioni niente male, ma é di una noia mortale (e l'assolo ha la struttura di quello Slash su Knockin on heaven's door) . L'unico pezzo degno di nota di quest'album é Dirty rotten bastard, probabilmente l'unico pezzo scritto in piú di 6 minuti, dove quantomeno ci sono delle idee e della grinta. Per il resto, buio totale.

Green day, smettetela di scrivere le canzoni in 2 minuti e alzate la distorsione alle chitarre. E soprattutto, non vi azzardate a fare piú trilogie come questa.

Se siete curiosi:
Recensione Uno!
Recensione Dos!
Recensione Tre! (è questa!)

Voto 45/100

Top song: Dirty rotten bastard
Skip song: 99 Revolutions, Drama queen, The forgotten

Tracklist:
1. Brutal Love
2. Missing You
3. 8th Avenue Serenade
4. Drama Queen
5. X-Kid
6. Sex, Drugs & Violence
7. A Little Boy Named Train
8. Amanda
9. Walk Away
10. Dirty Rotten Bastards
11. 99 Revolutions
12. The Forgotten
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  • 08/12/12

    Top 10: Top album 2012

    Ed eccoci alla consueta classifica di fine anno! (Consueta? Ma se é la prima volta che la faccio!)

    Ecco la mia personale top 10 dei dischi usciti in questo 2012.

    Pronti? No? Chissenefrega, comincio (a ritroso)



    10) Soundgarden - King animal (clicca per la recensione completa)
    Sapete quando pensate che un disco non sia niente di che, ma poi vi ritrovate ad ascoltarlo piú spesso di altri che vi sono realmente piaciuti? Ecco, questo é il caso. Il disco non mi dice niente e non ha particolari spunti che riescono ad emozionarmi realmente, peró continuo ad ascoltarlo. Strani questi esseri umani (!?)


    9) Europe - Bag of bones  (clicca per la recensione completa)
    Si, sono proprio quelli di  The final Countdown, e ci dimostrano che sanno fare ancora buona musica. E questo é probabilmente il loro miglior disco da quelli superfamosissimi (e con le tastiere superpompose) degli anni 80. Pararapaaaapaaaaaaaaa Parapappappaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa (Questo disco é completamente diverso, sia chiaro)


    8) Black country communion- Afterglow (clicca per la recensione completa)
    Quel diavolone spelacchiato di Glen Hughes (con i suoi compagni di sventura) ha fatto centro ancora una volta. Prestazione vocale superba e hard rock di altissima fattura. Garanzia


    7) Aerosmith- Music from another dimension: (clicca per la recensione completa)
    Dopo clamorosi e ingiustificati rinvii gli Aerosmith si fanno perdonare (dal sottoscritto) con un buonissimo disco, magari un po' troppo lungo, ma con tantissimi spunti di classe stile Aerosmith. Steven Tyler canta meglio di tutti anche da vecchio.
     

    6) Tremonti- All I was (clicca per la recensiona completa)
    No, ovviamente non é il ministro dell'economia.
    E chi se lo aspettava da Mark Tremonti? Disco solista cazzuto imperdibile per gli amanti del riffing pesante del ministro, ehm di Mark.


    5) Van Halen - A different kind of truth (clicca per la recensione completa)
    L'ennesimo ritorno. I Van Halen con David Lee Roth ritornano nei nostri stereo (nel mio, perlomeno).
    Probabilmente gli servivano soldi, ma il risultato é dannatamente buono e ci sono un sacco di pezzi che potrebbero stare su album di 20 anni fa. Molti dei quali, infatti, sono stati scritti 20 anni fa.


    4) Rush - Clockwork angels
    In realtá non amo particolarmente i Rush, ma so riconoscere quando un disco é notevole, a prescindere dai gusti e dalle preferenze musicali. I Rush continuano a scrivere album favolosi, questa é la veritá. Bella anche la copertina. Lunga vita a questi vecchietti.


    3) Stone sour - House of gold & bones (clicca per la recensione completa)
    Mea culpa. Ho scoperto questo album in ritardo e per questo ho modificato la classifica. Vado a darmi 100 frustate in salotto.
    La parte I é uscita nel 2012, la parte II nel 2013. Io, per lavarmene le mani (con immensa professionalitá), ho fatto una recensione unica per entrambi i dischi che meritano eccome, soprattutto la parte I, difatti é finita direttamente nella top 3.


    2) Slash - Apocalyptic love (clicca per la recensione completa)
    Disco passeggero un cazzo! Dopo tanti mesi continuo ad ascoltare Apocalyptic Love. E piú lo ascolto e piú mi piace (e piú muovo la testa su Hard and fast). Mi sbilancio ulteriormente dicendo che é il miglior disco solista di Slash, per quanto mi riguarda. Ecco, l'ho detto.

    Flying colors (clicca per la recensione completa)
    Disco che trasuda classe da ogni angolo del cd (che in realtá é rotondo). Pensavo fosse il solito progetto perditempo di Portnoy, invece mi sono ritrovato con un gioellino di Prog rock.
    Ah, ci sono anche Steve morse e Neal Morse, mica due da buttare eh. Disco per tutte le occasioni.
    Ascoltatevi Blue ocean qui sotto vah, perché una canzone vale piú di mille parole (slogan coniato in questo preciso istante)


    05/12/12

    Live report: Rolling Stones - 02 Arena, London 25/11/2012

    A cura di Valerio Giannetto.

    Il momento tanto atteso è finalmente giunto: il 25 Novembre i Rolling Stones hanno festeggiato cinquant'anni di onorata carriera alla 02 Arena di Londra, prima di una serie di quattro date tra il Regno Unito e la Grande Mela. Il concerto, i cui biglietti sono andati sold out in sette minuti, non ha deluso le attese, proponendo ai fan un repertorio variegato, con un assortimento di pezzi niente male.

    L’evento si è aperto con una parata di percussionisti travestiti da gorilla (un omaggio all’artwork di Grrr!, raccolta dei maggiori successi della band) sulle note dell’intro di Sympathy for the Devil. Subito dopo entrano i nostri, l’emozione è palpabile.Mick Jagger, magro come non mai, sembra ancora un ragazzino, lo stesso vale per Keith Richards e Ron Wood, nonostante le numerose rughe che segnano i loro volti, Charlie Watts, flemmatico come non mai, non cambierà espressione per tutto il concerto.
    Si comincia con I wanna be your man, scritta dal duo Lennon/McCartney, che le pietre rotolanti non proponevano dal vivo dal 1964, per accarezzare classici come Paint it Black e Gimme Shelter, cantata magistralmente da Mary J. "bootylicious" Blige.
    Jagger scherza con il pubblico, coinvolgendo anche gli spettatori appaiati in piccionaia, posti definiti ironicamente “cheap seats” (i prezzi dei biglietti oscillavano tra i 100 e i 900 pound nda).


    Altre importanti collaborazioni non sono mancate: sul palco hanno accompagnato gli Stones nella loro festa anche Jeff Beck, che ha dato prova della sua immensa classe durante la cover di I'm Going Down e due ex, segnatamente Bill "suono solo con il pollice" Wyman e Mick Taylor, entrambi visibilmente emozionati dopo anni di lontananza dalle scene.

    Momenti epici della serata sono stati i classici You can't always get what you want (lisergico il coro che apre questo pezzo), Tumbling Dice, l’epica ballata Wild Horses e l’encore conclusivo con Jumping Jack Flash.
    Personalmente ho trovato ridondante il secondo pezzo inedito tratto da Grrr, One More Shot, vagamente somigliante a You Shook me All Night Long, al quale avrei preferito qualche classico mancato all’appello come Ruby Tuesday o Can’t Your Hear Me Knockin’.
    Pollice in su per gli effetti scenici(su tutti la boccaccia degli Stones che faceva da sfondo alla scenografia) e il posizionamento dei maxischermi, indispensabili per poter goder appieno lo spettacolo anche dalle posizioni meno privilegiate.
    In conclusione, un concerto che meritava di essere visto, nonostante i prezzi fuori mercato dei biglietti, per una band che sembra non aver perso il mordente e che ha influenzato in maniera irreversibile la musica dei nostri giorni.
    Per chi volesse vedere dal vivo gli Stones, vari rumor li vogliono headliner al festival britannico di Glastonbury, in programma questa estate.


    Setlist:
    I Wanna Be Your Man (The Beatles cover)
    Get Off of My Cloud
    It’s All Over Now (The Valentinos cover)
    Paint It Black
    Gimme Shelter (w Mary J. Blige)
    Wild Horses
    All Down the Line
    I’m Going Down (w Jeff Beck)
    Out of Control
    One More Shot
    Doom and Gloom
    It’s Only Rock ‘n’ Roll (But I Like It) (w Bill Wyman)
    Honky Tonk Women (w Grrregory)
    Before They Make Me Run (cantata da Keith Richards)
    Happy (cantata da Keith Richards)
    Midnight Rambler (w Mick Taylor)
    Miss You
    Start Me Up
    Tumbling Dice
    Brown Sugar
    Sympathy For The Devil
    You Can’t Always Get What You Want
    Jumpin’ Jack Flash