29/12/13

Live dei Dream Theater in download gratuito!


Se non siete rimasti propriamente entuasiasti della scaletta del Live at Luna Park perchè mancavano le vostre canzoni preferite, avrete l'occasione di rifarvi scaricando gratuitamente, tramite torrent, un nuovo live della band, con canzoni prese qui e li dai tour 2011/2012.
Cliccate qui per avviare il download, i file sono in altissima qualità (Flac).

28/12/13

Recensione: Skunk Anansie - An acoustic live in London (2013)


Uh, molto strano ascoltare gli Skunk anansie in versione rilassata, per uno che li ha visti 2 volte dal vivo e ha ammirato l'energia di Skin & soci, prima ancora che la musica. In questo live potremo ammirare le grandi canzoni della discografia della band e guardare la pettinatura agghiacciante e l'enorme apertura della cavità orale di Skin mentre canta, dato che il cd esce con il dvd annesso (e connesso).

25/12/13

Le schif... Delusioni del 2013

Abbiamo visto la  Top 10 (clicca per leggerla) delle migliori uscite di questo 2013, adesso diamo ad uno sguardo a tutto quello che non è stato proprio..ehm... convincente al 100%.
Come al solito, cliccate sui titoli degli album per leggere la recensione completa.

Partiamo!

10 e 9) Megadeth - Countdown to Extinction live & Super collider
Si, due posizioni in una, bravo Dave! Meno male non hai pubblicato altro, quest'anno. Super collider, ennesima fatica da studio dei Megadeth, in realtà non è così male e si lascia ascoltare, ma a parte un paio di buone cose, i buoni dischi sono un'altra cosa e SC risulta uno dei punti più bassi della carriera della band. Per quanto riguarda il live: pubblicare un concerto di canzoni di 20 anni fa quando hai la voce al minimo storico, non e' una bellissima idea. Peccato che il disco di Natale (clicca per farti due risate) si sia rivelata una bufala, sarebbe stato piu' interessante di questi due, secondo me. Non scherzo.

23/12/13

Le interviste terribbbili: Hellettrik (il bassista mascherato)

Agli Helletrik, rock band siciliana, e' stato consegnato il nuovo bassista, ma non tutto e' proprio chiaro. Proviamo a capirne qualcosa in piu' facendogli qualche domanda.


1) Ciao. Chi sei?
Ciao, sono il bassista degli Hellettrik.

20/12/13

Top album 2013

Cazzarola quanti dischi magnifici che sono usciti in questo 2013, ho praticamente l'imbarazzo della scelta! Annata (annata?? Che è, vino?) decisamente migliore del 2012 (cliccate per leggere la classifica dello scorso anno)
Magari tutti gli anni fossero così... ho lasciato fuori dalla classifica un sacco di dischi che ascolto spesso e volentieri...

Ok, basta perdere tempo, è tempo di cominciare con la classifica.
Cliccate sui nomi dei dischi per leggere la rispettiva recensione e lasciate il vostro commento se siete d'accordo/se non siete d'accordo/se non ve ne puó fregare di meno. Partiamo!

19/12/13

Recensione: Klem - Ritagli di Tempo (2013)




Azz, qui ce n'é davvero per tutti gusti... momento, momento, un pochetto di storia prima di cominciare: i Klem sono una band italiana nata dalle ceneri di un altro progetto dal nome Jab. Nel Febbraio 2013 entrano in studio di registrazione per incidere il loro debut autoprodotto “Ritagli di Tempo”, uscito questo dicembre.

17/12/13

Dave Mustaine spaventa i bambini con le canzoni di natale

Ok, sono d'accordo con voi, non c'era bisogno di scrivere un articolo per questo.
Però è anche vero che non riesco a smettere di guardare e ascoltare il mitico Dave Mustaine che spaventa i bambini con le canzoni di Natale.

Il tutto è andato in onda durante lo Show di Jimmy Kimmel, ma non sono ancora riuscito a capire se si è trattato di uno scherzo o se il disco uscirà sul serio! Nel secondo caso, sarà immediatamente mio!

Ma basta parlare, guardatelo!


EDIT. Purtroppo il disco in questione non é mai uscito, ma ci ho sperato tanto.

Recensione: Day After Rules - Whatever Happens No Regrets (2012)


Gli italiani Day after rules ci propongono un punk rock rabbioso e veloce, ma senza perdere d'occhio la melodia.

08/12/13

Given to rock radio

Oh ragazzi , è nata Given to rock radio!
E scrivo un articolo solo per dirvi questo? Sì, cazzarola.
Ditemi voi dove la trovate un'altra radio che ha, in heavy rotation e tutti in una botta sola (in ordine sparso) gruppi come: Muse, Dream theater, Down, Black sabbath, Ben Harper, Ac/Dc, Queens of the stone age, Deep purple, Lenny Kravitz, Metallica, Rolling stones, Avantasia, Pearl jam, Iron maiden, Johnny Cash, Megadeth, Jimi Hendrix, Skid row, Led zeppelin, Alter bridge, Nirvana, Queen, Beatles, Aerosmith, Rush, Guns n' roses, Rage, Whitesnake, Pantera, Judas priest, David Bowie, Foo fighters, R.e.m, Motorhead, Creedence, System of a down, The doors, Zakk Wylde... oh vabbè, potrei continuare per un'altra decina di minuti, ma credo abbiate capito il messaggio:
SOLO BUONA MUSICA .

Non ci troverete altro che Rock di qualità, altro che quelle cagate che si sentono in giro, che vengono trasmesse solo perché devono essere mandate in onda.

06/12/13

Recensione: Switchblade - Heavy weapons (2013)


Cazzuti gli israeliani Switchblade, un quartetto di heavy metal classico nato nel 2005.
Dopo una lunga serie di esibizioni live, di singoli e di piccole uscite, ci propongono il loro primo full lenght, appena pubblicato, Heavy weapons.

04/12/13

2014, cosa succederá?

Siamo a fine anno, dopo il successone (!) dell'edizione del 2013, vi propongo le previsioni per il 2014. (Per rendere piú gradevole l'articolo, consiglio di farvi un paio di cocktail pesanti, prima della lettura). Enjoy.

03/12/13

Recensione: Absinthium - One for the road

One for the road è il disco d'esordio dei napoletani Absinthium.
Ascoltando l'album però, non sembra proprio di stare a Napoli, ma nella Bay Area. La musica proposta da questi ragazzi, infatti è molto cara ai primi Metallica, Anthrax e ai Megadeth.

30/11/13

Recensione: Roger Taylor - Fun on earth (2013)


Ma é proprio quel Roger Taylor, il batterista dei Queen? Sí, ceeeeerto che é lui, guardate la foto qui sopra. Ritoccatissima, sembra di 20 anni fa (oppure é proprio di 20 anni fa).

Il Roger Taylor solista a me non dispiace affatto, ho apprezzato molto l'album "Happiness?" del 1994, tra gli altri, e lo riascolto ancora oggi molto spesso.
Curioso che questo disco si chiami Fun on earth, dato che il primo disco solista di Roger portava il titolo di Fun in space. "Sono voluto scendere sulla terra", ha dichiarato.

L'ex biondo batterista sputa generalmente molte idee e lui stesso ha definito quest'album come "molto eclettico", in quanto composto durante l'arco di tempo di 5 anni. Eclettica si puó definire anche l'opener robusta One night stand, che vanta alcuni inserti elettronici. Dopo questa ci tufferemo in acque piú calme e in atmosfere Pinkfloydiane, a partire da Fight club e Be with you. Ispirate la particolare I don't care e la successiva Sunny day, con delle chitarre e altro che mi ricordano qualcosa di Innuendo (Bijou?), anche se i ritmi del disco cominciano ad essere fin troppo blandi (e che é, una telecronaca calcistica?) e, soprattutto dopo Be my gal qualche sbadiglio comincia a presentarsi.  Ciao, sono lo sbadiglio, e se ci sono io, forse c'é qualcosa che ti sta annoiando.
Gli arrangiamenti sono ottimi, con pianoforte e chitarra acustica sempre presenti ma, francamente, i due strumenti risultano a volte persino troppo abusati, nell'economia del disco.
Per fortuna arriva I am a drummer in a rock n' roll band, che é esattamente quello che ci si aspetta da un pezzo rock di Roger Taylor: i ritmi e l'energia ci riportano alle queeniane I'm in love with my car e Modern times rock n' roll.
Durerá poco...I ritmi, purtroppo, si smorzano nuovamente con le successive Small, la giá edita Say it's not true (che peró é di gran classe) e The Unblinking eye. Sperimentale e apprezzabile Up, mentre Smile é ancora nei soliti toni, nonostante i cori "diversi" (non nel senso di omosessuali) che strizzano l'occhio ai Beatles.

Quello che da un po' fastidio, oltre ai ritmi spesso blandi, sono i testi, anzi l'utilizzo delle parole, a volte davvero troppo "semplici". Ascoltando le canzoni, non si possono avere dubbi su quale sia il titolo, ripetuto troppo spesso e con il pezzo che gira spesso intorno al ritornello. La voce di Roger, invece, é sempre quella. Magari un po' piú matura e meno esplosiva, ma sempre quella, esattamente come ve la ricordate.

Il risultato del disco é sicuramente sufficiente, la classe é sempre tanta. Purtroppo, a mio parere, 13 brani e quasi 50 minuti per questo Fun on earth sono un po' troppi e l'album risulta non troppo scorrevole. Con 3-4 pezzi in meno, il risultato sarebbe stato piú convincente. Comunque, stima immensa per Roger Taylor, a prescindere.

Voto 60/100

Best tracks: Sunny day, I am a drummer in a rock n' roll band, Say it's not true.
Skip track: Small

Tracklist:
  1. "One Night Stand!"
  2. "Fight Club"
  3. "Be With You"
  4. "Quality Street"
  5. "I Don't Care"
  6. "Sunny Day"
  7. "Be My Gal (My Brightest Spark)"
  8. "I Am The Drummer (In A Rock'n'Roll Band)"
  9. "Small"
  10. "Say It's Not True"
  11. "The Unblinking Eye"
  12. "Up"
  13. "Smile"

27/11/13

Intervista: Ainur



E' la volta di intervistare gli AINUR, che hanno appena dato alla luce la loro ultima fatica: The Lost Tales.
Facciamo due chiacchiere con Luca Catalano, Marco Catalano e Alessandro Armuschio.


21/11/13

Top 10: Cover

Dopo la classifica delle peggiori cover della storia, provo con quelle migliori.
Difficilissima da realizzare, quindi prendete le posizioni con le pinze e, soprattutto, provate a non odiarmi, disprezzarmi, insultarmi, e tutto ció che finisce con "armi".

Partiamo con la decima posizione. Vaaaaiiii Mauuuuriziiiiioooooo (se capite questa citazione, non siete più tanto giovani). Come per quasi tutte le classifiche, se non vedete il video, cliccate sul titolo e vi apparirá.

19/11/13

Recensione: Backdoor Honey (EP 2013)


Rock n' roll é il motto dei romagnoli Backdoor honey, band con qualche anno di attivitá alle spalle.
Dopo il primo “The Groove” che raccoglieva 7 brani inediti di matrice hard rock, rieccoli con un EP omonimo ed autoprodotto. Vediamo come suona.

17/11/13

Recensione: Esperia - Mosé (EP,2013)


Gli Esperia, rock band nostrana proveniente da Urbino, sono al loro terzo lavoro dopo Buster (2004) e L'Odore di vita (2010). Adesso ci presentano il loro nuovo lavoro Mosé.
Enigmatica la copertina, dove un tizio con uno strumento si appresta ad entrare in una casa rustica. Sará una rapina? Un liutaio di periferia? Ha trovato un cadavere? La casa é disabitata? Sta chiedendo alla mamma quanto tempo ci vuole per andare a tavola?
Probabilmente non lo sapremo mai, quindi limitiamoci ad analizzare la musica.

13/11/13

Live report: The Darkness, Electric Ballroom - London 12/11/13

Stasera Justin era forse l'uomo più brutto del mondo. Guardatelo.


Vidi i Darkness già un paio d'anni fa nel famoso e decisamente più importante teatro di Hammersmith. Stavolta la location è l'Electric Ballroom, dove ero già stato la settimana scorsa a sentire Ugly kid joe e Skid row. Evidentemente gli incassi del non esaltante Hot cakes non sono stati troppo soddisfacenti.

Mi piazzo esattamente dove mi ero piazzato la settimana scorsa, nel balconcino di fronte al palco (ah, la vecchiaia...). Dopo un gruppo spalla decisamente discutibile sul quale non ho voglia di spendere parole (l'avranno scelto i Darkness da sbronzi?), entrano loro. La mia attenzione è tutta per Justin e per il bassista Frankie Poullain, il mio preferito della band. Chi mi conosce lo sa (cit. Alberto Tomba).


12/11/13

Quiz: riconosci le band



Cliccando QUI potrete accedere ad un giochino divertente (perlomeno, divertente per il sottoscritto).
Dovrete indovinare quanti più gruppi potete del panorama rock/metal, guardando alcune fotografie di band (grosso modo) popolari. Avete 124 foto e 20 minuti di tempo per fare del vostro meglio (io ho finito 7 minuti prima, giusto se non avete molto tempo da perdere).

Io vado a flaggellarmi, il mio punteggio è stato di 65/120, speravo in qualcosa di piú. Alcune sono veramente facili, ma su alcune non avevo proprio idea.

Potete fare di meglio? Vedremo, vi sfido!
Fatemi sapere i vostri punteggi nei commenti (oppure sui vari social media, o dove volete voi...).

Enjoy!

Intervista: Tg rock


E' la volta di fare una chiaccherata con Frank Lavorino e Marco Baricci che ci parlano della loro nuova creatura: il TG Rock!

Ciao e benvenuti sulle pagine di Given to rock! Raccontateci del vostro nuovo progetto, il Tg Rock (suona bene, mi piace).
Ciao ragazzi, grazie a voi. Eravamo davvero stufi ogni giorno alle 13:00 di ascoltare il solito palloso, poco chiaro, tele/radio giornale che ci viene proposto da centinaia di emittenti. Ma sopratutto siamo stati anni ed anni a pensare come si poteva far entrare nelle normalose case delle indaffarate famiglie italiane un programma di stampo rock. Abbiamo convenuto che l'unico stratagemma per portare nelle case di un Paese che rock non è, era quello di accostare un concetto cosi storicamente trasgressivo (il Rock) ad un uno piu' istituzionale (il Telegiornale); ed infatti ci ha colpito come il "Tg Rock" sia stato ben accolto anche da radio non palesemente rock.

-Qual é il palinsesto, cosa attenzionerete nel vostro TG? News di band famose? Ci sará spazio per band emergenti?
Dunque, il "Tg Rock" si occupa sia di mainstream che underground; ogni giorno si possono ascoltare tre notizie di rock internazionale, nuove uscite, fatti di cronaca...ma anche e sopratutto tre notizie di musica di band emergenti che tutti possono mandarci su antipop.project@gmail.com; c'e' infine uno spazio per segnalare concerti e una piccola rubrica finale su i compleanni o ricorrenze del giorno. Verifichiamo e controlliamo con particolare cautela ogni notizia e fonte mandataci; sicuramente con maggior cura e precisione di quanto non facciano determinati noti giornali televisivi.

-Musica neomelodica?
Si, certo. Ci sarà ogni settimana un inserto riguardante la vita di Gigi D' Alessio (Gigi' s Life) in alternanza ad uno , più dettagliato su Nino D' Angelo (Angel of Rock) ; oscenità e scherzi a parte, stiamo allargando il nostro format con collegamenti audio con diversi inviati speciali che ci lasciano un loro parere su dischi della settimana o in altri casi faremo dei veri e propri piccoli live reports; tantissime testate on line come Kalporz, RockShock, Rockgarage, Nerds Attack, sono rimaste molto contente, come ovviamente noi, di questa collaborazione che sta nascendo !

- Che musica ascoltate nel vostro tempo libero? Quali sono le vostre band preferite?
Qui in redazione si ascolta di tutto, quintali di band emergenti che ruotano attorno al rock alternative, garage rock...tanto punk inglese ( ma anche americano), tutta l'ondata post punk 2000/2010, momenti di fusion, momenti di noise, parentesi metal,.cantautorato,psichedelia, beatles, hardcore....i grandi classici del rock non mancano nemmeno...insomma è un ambiente abbastanza variegato non dedito al jazz, alla prosa, alla musica classica, alla buona cucina e direi che ci fa cagare anche la hip hop music ecco!

-Dove possiamo seguire il Tg rock sul web? Dateci un link.
http://www.spreaker.com/show/tg_rock

In bocca al lupo, Frank e Marco... buon ascolto!

10/11/13

Recensione: Dream theater - Live at Luna park (2013)


Certo, non suona molto autorevole.
Sembra che i Dream theater abbiano suonato al luna park, vicino al banchetto delle caldarroste e dello zucchero filato. Fortunatamente (per loro) non sono così in bassa fortuna e il Luna park di questo live è in realtà una magnifica arena in quel di Buenos aires.

06/11/13

Live report: Ugly Kid Joe - Skid Row live at Electric ballroom - London 05/11/13


Ed eccomi, per la prima volta, all'Electric ballroom.
Ci sono passato innumerevoli volte davanti, in quanto si trova proprio accanto alla fermata metro della splendida Camden town. Finalmente adesso ci entro. E vai...
Il posto è proprio figo, è una sorta di club con bar, birre a volontà e una tribunetta superiore con tanto di tavoli.

05/11/13

Recensione: Place vendome - Thunder in the distance (2013)



Si puó avere voglia di stoppare un album dopo i primi 30 secondi? Non che avessi grandi aspettative, ma proporre un'opener che é la FOTOCOPIA di una canzone contenuta nell'album precedente, Streets of fire, che a sua volta era la copia di un'altra canzone dell'album precedente (sembra una matrioska), mi pare diabolico.
Si, la canzone é orecchiabile, ma l'abbiamo giá ascoltata con altre parole.

02/11/13

Le 10 peggiori cover della storia

Siete pronti per il countdown delle 10 cover secondo me piú brutte mai realizzate? Vai!

10) Nevermore - The sound of silence (Simon & Garfunkel)
Ai Nevermore questa canzone non deve piacere poi cosí tanto, dato che questa The sound of silence suona esattamente come una canzone dei Nevermore e della canzone di Simon & Garfunkel non ha praticamente nulla, a parte i primi secondi. La mia domanda é: perché? Boh, forse gli piacevano solo le parole...



01/11/13

Recensione: Sammy Hagar & friends (2013)


Sammy, mi dispiace, ma non capisco l'utilitá di questa uscita discografica. Ecco, l'ho detto subito.
Gli ospiti (o friends, come li chiama lui) sono belli e abbondanti, tra i nomi piú di spicco troviamo: Nancy Wilson (Heart), Kid Rock, Ronnie Dunn (Brooks & Dunn), Michael Anthony (Van Halen & Chickenfoot), Chad Smith e Joe Satriani (giá assieme nei Chickenfoot), Neal Schon (Journey) e Bill Church e Denny Carmassi (Montrose).

28/10/13

Le interviste terribbbili: Vicolo inferno

Bentornati alle interviste terribbbili. Stavolta tocca agli imolesi Vicolo inferno, freschi di pubblicazione del loro album Hourglass. Vediamo come se la cavano...



27/10/13

Recensione: Flying colors - Live in Europe (2013)


Calma Flying colors... perchè sta fretta? Pubblicare un live album dopo un solo disco da studio non è eccessivo? Forse si, lo dirà in qualche modo anche il chiaccherone Mike Portnoy durante la performance, ma aspettate, ci arrivo dopo.

24/10/13

Top 10: Megadeth

Eccovi una top 10 dedicata a quella personcina a modo che risponde al nome di Dave Mustaine e alla sua band, Megadeth.

Cominciamo

10) 1000 times goodbye (da The world needs a hero)
No, pur non essendo male, la canzone non meriterebbe di stare in questa playlist, ma neanche per sogno. Peró non volevo privarvi di farvi fare 4 risate con Mustaine che fa il neomelodico e che inserisce delle telefonate con la ragazza che lo lascia.
Ho trovato anche il lyric video, cosí i non anglofoni non si perderanno neanche una parola delle telefonate. Cliccate sotto e godetevela!



9) The scorpion (da The system has failed)
Chi é lo scorpione? La donna di Mustaine? Il governo? La droga? La suocera di Ellefson? Comunque, la canzone stavolta merita in toto, bella doppia voce costante e grandissimo chorus. Cliccate sul titolo e potrete ascoltarla. Olé

8) Angry again (Last action hero OST)
Pure le colonne sonore vi trovo!
Si, perché Angry again non si trova in nessun album ufficiale, ed é un peccato perché sarebbe la migliore traccia di molti dischi della band. Beccatevela con i sottotitoli in italiano...

   

7) Peace sells (da Peace sells...) 
Il giro di basso di Ellefson é uno dei piú famosi del panorama metal e Megadave fa l'anarchico incazzato che se la prende con i governi, le corporazioni e con tutti quelli con cui se la puó prendere. puputumpumpupimpuputimpimputumputipimpu (il giro di basso). Vi propongo una versione live perché il suono di quella dell'album non mi piace granché. Cavallo di battaglia in tutti i live.

6) She-wolf (Da cryptic writings)
Mustaine ha un conto aperto con le donne (probabilmente anche in banca).
Questa sdolcinatissima She wolf dovrebbe essere dedicata ad una ex moglie di un suo ex amico. Boh. Il poco rancoroso testo comincia con  "The mother of all that is evil...Her lips are poisonous venom". Chiaro, no?

5) Reckoning day (da Youthanasia)
Ennesimo titolo estremamente poco rancoroso per la bella opening track di Youthanasia, che peró nel testo dice di non volere vendette cose del genere. Boh, chi lo capisce é bravo. Vi posto una versione live da un Woodstock di quasi 20 anni fa. Dave ha i capelli tagliati con il righello.



4) Tornado of souls (da Rust in peace)
A molti non piace Mustaine come cantante e Mustaine stesso afferma di non essere un grande cantante. Probabilmente sará cosí, ma, per quanto mi riguarda, quando canta al suo meglio, riesce ad emozionare e ad essere incisivo come pochi. Sta versione live di Tornado of souls é una bomba, ci sono anche Friedman e Menza! Cliccate play, cha aspettate, cazzo!

   

3) Skin o' my teeth (da Countdown to extinction)
Guardatelo (cliccando sul titolo sopra) quanto é arrogante e altezzoso quando canta sta canzone, l'opener del mio album preferito Countdown to extinction. Prima di un concerto Mustaine descrisse cosí la canzone: "questa canzone riguarda tutte le volte che ho provato ad uccidermi e non sono riuscito a farcela, questa é Skin o' My teeth!' Una volta peró si piegó ad MTV e, prima di un'esibizione per l'emittente, gli venne intimato di non parlare di suicidi e roba del genere, lui, dal palco, se ne uscí con: "questa canzone non riguarda il suicidio" e cominció...

2) Sweating bullets (da Countdown to extinction)
L'apoteosi della follia, Mustaine parla con se stesso con voce schizofrenica (che poi é la sua naturale). Effettivamente di Mustaine in questo video ce ne sono 3 o 4, pensate che delirio. Il video é la versione breve della canzone, ma non lamentatevi, ok?

1) Hangar 18 (da Rust in peace)
Sentirla come sigla di apertura nella videorubrica della Gazzetta dello sport del lunedí mi fa spaccare dalle risate ogni singolo inizio di settimana, trovare una sigla inappropriata come questa é difficile. In ogni caso..
Negli anni, posso dire che é la mia preferita dei Megadeth in quanto la riascolto sempre con più piacere delle altre, merito di una prima parte con un giro di chitarra magnifico (é quello di The call of Ktulu dei Metallica, per chi non lo sapesse) e di una seconda parte che é l'apoteosi di soli e passaggi di batteria. .
Signore e signori, Hangar 18! (quando fate parte la canzone pensate all'immagine della gazzetta dello sport)

21/10/13

Recensione: Never trust - Morning light (2013)


Centro! Si, questi ragazzi hanno fatto centro.
I lombardi Never Trust, in attivitá dal 2007 e con significative esperienze live alle spalle, avendo fatto da spalla a band del calibro di Hormonauts ed Extrema, ci propongono il loro primo disco, Morning light, totalmente autoprodotto e registrato negli USA. Scelta azzeccatissima, per quanto si puó ascoltare: il suono dell'album é pressoché perfetto ed incontra i miei gusti al 100%.
Normalmente non amo i cantati femminili, ma la voce di Elisa mi convince a pieno, é melodica ma non fa mai mancare la giusta agressivitá che i pezzi necessitano. Ottimo lavoro anche per il resto della band. Se posso aggiungere un'altra cosa (sí che posso, il blog é mio...), il suono della batteria mi piace un casino.Ecco, l'ho detto.

19/10/13

Recensione: Motorhead - Aftershock (2013)


Ancora un altro disco dei Motorhead?? Ma Lemmy non era malato?
Niente, questo non lo ferma nessuno, dopo aver cancellato praticamente un tour mondiale per le sue condizioni di salute (e se sta male lui, vuol dire che sta veramente male), rieccolo. Devono abbatterlo con i carri armati se vogliono fermarlo, sempre lo stesso, sempre avanti per la sua strada e sempre avanti con la sua musica, che come da scontatissima previsione, é sempre uguale. Non é proprio per questo che Lemmy piace e viene considerato un semi-dio? Chi potrebbe fare 21 album tutti uguali ed essere sempre li, con il suo basso, i suoi nei e il suo microfono, messo in una posizione scomodissima per qualsiasi altro essere umano?

Scrivere una recensione su un disco dei Motorhead é una passeggiata, chiunque potrebbe recensirli quasi senza ascoltarli, peró faccio il formale e il professionale (cosa che non sono mai stato, comunque) e scrivo due paroline su questo Aftershock, dai:
(mmmhhh mmmhh, mi schiarisco la voce e mi do un tono)

Aftershock trasuda rock, blues sporco, Jack Daniel's e sigarette, come sempre.
Le canzoni saranno copia-incolla di 100 altre vecchie, ma sono dannatamente riuscite, perfette per una gita in macchina con la decappottabile o, ancora meglio, con un furgoncino tamarro. La possente opener Heartbreaker, i blues clamorosi di Lost woman blues e Dust and Glass, i riff cattivissimi di End of time, canzoni e titoli grezzissimi come Silence when you speak to me (geniale) e Going to Mexico, e la solita, immancabile, copia di Ace of spades che stavolta é Queen of the damned.
Certo 14 pezzi sono parecchi, considerate le circostanze, e almeno 2-3 in meno avrebbero fatto giovato ad un ascolto complessivo piú gradevole e scorrevole, ma lo trovate voi il coraggio di dirlo a Lemmy? Io no.

Voto 68/100

Top tracks: Heartbreaker, Lost woman blues, Silence when you speak to me (solo per il titolo)

01. Heartbreaker
02. Coup de Grace
03. Lost Woman Blues
04. End Of Time
05. Do You Believe
06. Death Machine
07. Dust And Glass
08. Going To Mexico
09. Silence When You Speak To Me
10. Crying Shame
11. Queen Of The Damned
12. Knife
13. Keep Your Powder Dry
14. Paralyzed

18/10/13

Le interviste terribbbili: Superhorrorfuck

Basta con le intervista tradizionali, é ora di voltare pagina! 
Cominciamo le interviste terribbbili con i Superhorrorfuck, band di schiz, ehm, di bravissimi ragazzi (morti).
Questi qui sotto, insomma.


1) Togliamoci subito il dente: sfogatevi e dite tutto quello che volete sulla vostra band, sul vostro album e su tutto quello che volete, potreste non averne piú opportunitá (parlo per questa intervista, sia chiaro)
Avete presente cosa potrebbe uscire da un devastante incidente stradale tra il tourbus dei KISS e quello dei Twisted sister? Intendiamo, se prendessimo i brandelli dell'una e dell'altra band e li cucissimo insieme per poi rianimarne il risultato?
Ecco, questo andrebbe molto vicino ai SUPERHORRORFUCK, e non solo per il look, anche per il suono diabolicamente e selvaggiamente Rock'n'Roll che ne scaturirebbe... Il nostro nuovo album è un buon prodotto per capirci meglio, un album
molto personale, quasi la perversa Bibbia dei SUPERHORRORFUCK... Ascoltatelo, memorizzatelo, e poi venite a celebrare con noi il giorno del Signore dell'Horrorchia ai nostri live shows...

17/10/13

Recensione: Running wild - Resilient (2103)



Sciolti, riuniti, brutti ritorni, trallallero trallallá, rieccoli!
Ritornati con questo Resilient e con una formazione ridotta ai soli Rolf "Rock n' Rolf" Kasparek e Peter Jordan (con una drum machine al posto di un batterista ufficiale? Il suono spesso dice di si), i Running wild ci riprovano. Risultato? Mmmmmm. Suoni e canzoni rassicuranti, buoni riff, un suono generale niente male, molto mestiere ed ispirazione che viene e che va.
Se ci si puó emozionare e si puó agitare la testa ascoltando l'opener Soldiers of fortune, Desert rose e soprattutto la conclusiva Bloody island (dove si respira la, a loro molto cara, atmosfera piratesca) ci si puó anche stancare di ascoltare delle composizioni che sembrano, a volte, scritte con il pilota automatico. Nessuna traccia é malvagia, ma molte non gridano "dai, riascoltami!", che é il vero problema del disco.

Recensione: Funk Jam Project - Motherfunkers (2013)


Arriva una email da parte di uno dei ragazzi dei Motherfunkers con il "classico" testo: "ci piacerebbe avere una recensione su Given to rock, bla bla bla, siamo un gruppo Jazz/funky..."
Preparo la risposta, qualcosa del tipo "grazie mille per averci contattati, peró non so un cacchio sul jazz/funky ed é un po' fuori genere rispetto al blog, quindi mi dispiace, ma non posso farvi la recensione" (scritto in maniera un po' piú professionale, ovviamente).
Mentre scrivevo la mail di risposta mi sono detto "ma vabbé, ascoltiamolo lo stesso, nel frattempo"... La mia testa ha cominciato a muoversi compulsivamente e il piede ha cominciato a battere sotto la scrivania.

16/10/13

Intervista: Seta

E' la volta dei Seta, giovane rock band italiana, fresca di debutto con il loro album "Interferenze".
Scambiamo quattro chiacchere!


1) Salve ragazzi. Innanzitutto vi faccio i complimenti per il vostro album, che ho apprezzato parecchio. Direi di  cominciare spiegandoci brevemente le vostre radici e come vi siete conosciuti.
Grazie, ci fa piacere che il nostro disco ti abbia colpito. Noi siamo una band veronese nata non tanto tempo fa a dire il vero, nel 2009, quando io (Luca), Rudy (basso) e Alberto (tastiere/synth) abbiamo deciso di iniziare a fare brani originali. Per un periodo di tempo abbiamo collaborato con alcuni turnisti che ci hanno aiutato a sviluppare alcune canzoni, fino all’arrivo di Lorenzo (chitarra) e Matteo (batteria) che si sono subito dimostrati interessati al progetto e hanno dato il loro significativo contributo al disco. Io, Rudy e Alberto ci conosciamo e suoniamo insieme oramai da oltre un decennio, mentre Lorenzo l’ho conosciuto qualche mese prima di entrare in studio per le registrazioni del disco. Un amico in comune ci ha chiesto di partecipare ad una sua esibizione come strumentisti e c’è stato subito il giusto feeling. Matteo invece ha suonato per un breve periodo con Rudy e ogni volta che ci incontravamo ne parlava così bene che non potevamo non chiedere a lui di prendere parte al progetto SETA.

2) Da dove nasce il vostro nome, cosí particolare?
Si in effetti è un po’ particolare anche perché è nato un po’ per caso e poi, altrettanto casualmente, il suo significato ha preso forma nel tempo. Seta nei paesi dell’est Europa viene usato nei cartelli stradali per indicare la presenza di lavori in corso e a noi piaceva molto l’idea di usare questo nome che collimava con il nostro progetto che stava prendendo forma ed era in continua evoluzione. Poi ha trovato il suo significato anche in italiano proprio specchiandosi nella nostra musica. Infatti il termine seta, identifica un tessuto pregiato ma che deriva da una cosa semplice e naturale che è il baco, ed è quindi un po’ come la nostra musica, una continua ricerca di suoni e di melodie sempre più affinate ma che vengono dal cuore e che nascono giorno dopo giorno, prova dopo prova.

3) A cosa si deve la scelta di cantare in italiano piuttosto che inglese?
Nessuna scelta, è stata una cosa del tutto naturale. Pensiamo che in Italia ci sia ancora tanto spazio per la musica e per le band emergenti e inoltre ci faceva piacere esprimere i nostri concetti nella nostra lingua madre.

4) Altra domanda di rito: quali sono le vostre influenze?
Qui facciamo un po’ di fatica a darti una risposta comune anche perché arriviamo tutti da estrazioni musicali differenti e infatti queste diversità hanno influito molto sulle sonorità del disco. Diciamo che abbiamo cercato di dare spazio alla personalità di ognuno di noi e alla musica che ad ognuno di noi piace. Ci sono influenze un po’ più rockeggianti e altre molto più elettroniche che abbiamo cercato di miscelare nel miglior modo possibile. Speriamo di esserci riusciti.

5) Al di lá delle vostre influenze, quali sono i vostri album preferiti?
Guarda spaziamo molto e tra molteplici generi, passiamo da Zero dei Bluvertigo il preferito di Alberto, fino ad Appetite For Destruction dei Guns N’Roses il preferito di Rudy, passando per Fortress degli Alter Bridge il preferito di Matteo, fino ad arrivare a Ritual De Lo Habitual dei Jane’sAddiction il preferito di Lorenzo.

6) Una domanda che amo fare, sempre riguardo ai vostri gusti, qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare.
Visto che nell’elenco sopra non ho messo il mio album preferito ti rispondo io a questa domanda. Un disco che mi piace molto è Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers perché rispecchia un po’ la filosofia del nostro LP, non tanto come musica, ma come concetto di base. Questo disco racconta una storia e ogni brano è diverso dall’altro e all’interno si possono trovare molte influenze musicali. Penso che sia sbagliato dire che sia l’unico che possa apprezzare ma diciamo che è uno di quelli che ogni musicista dovrebbe avere in casa.


7) Se doveste scegliere un solo brano del vostro album, quale scegliereste? Un brano al quale siete piú affezionati o quale pensate sia il piú rappresentativo.
Pensiamo che il brano che meglio ci rappresenta sia Istante perché al suo interno sono racchiuse le influenze musicali di tutti noi. Forse questo brano è l’essenza di tutto il nostro progetto dove all’interno sono presenti parti melodiche e suoni un po’ più pesanti miscelati con i suoni elettronici dei synth.

8) Qual è il vostro processo creativo? Come nascono le vostre canzoni?
Non abbiamo un modo preciso per comporre le canzoni, a volte nascono da un testo, a volte da una linea musicale, molto spesso partono da suoni synth e da un concetto di base, un immagine di qualche cosa che vogliamo raccontare. Facendo così ogni elemento della band riesce a dare il proprio apporto e il proprio carattere al brano.


9) E adesso? Quali sono i vostri progetti?
Per ora il progetto è quello di suonare per promuovere il disco e stiamo già  lavorando in studio i suoni di base per il nostro prossimo lavoro.

10) Questa era l’ultima domanda. Chiudete l’intervista come preferite.
Un saluto agli amici di Given to rock e mi raccomando, seguiteci sul nostro sito ufficiale www.setaofficial.com o sul nostro facebook www.facebook.com/SetaOfficial.

Grazie e un grande in bocca al lupo!

14/10/13

Recensione: Pearl Jam - Lightning bolt (2013)


Sin dal titolo di questo blog, potete capire tutto il mio attaccamento per la band di Seattle e potete intuire quanto sia impegnativo scrivere una recensione, non di parte, su di loro. Ci provo? Si, dai:

Prima, peró, uno sguardo al packaging: I Pearl jam ci hanno sempre abituato a confezioni gustose e ricercate, in digipack e con forme particolari, lontane anni luce da quelle canoniche in plastica, che occupano il 95% (cifra assolutamente casuale) degli scaffali. Anche stavolta é cosí: un bellissimo digipack con una splendida sensazione al tatto e un folto booklet, compreso di testi e disegni. Spicca la dedica: "Dedicated to Uncle Neil", banale pensare si tratti di Neil Young.

Veniamo al contenuto del disco. Beh, la cosa che salta subito all'orecchio é la voglia di sperimentare e di non cullarsi sugli allori. I PJ di strada ne hanno fatta tanta e di canzoni ne hanno scritte tante, ma se c'é una cosa che li rende una delle migliori band del panorama odierno, é proprio la voglia di mettersi in gioco. Non in maniera esagerata o drastica, sia chiaro, ma cambiando sempre quel qualcosa che li fa suonare leggermente diversi rispetto al recente passato. Lo hanno fatto con Vitalogy, lo hanno fatto in maniera esagerata con No Code poi con Binaural, con Riot act e con l'omonimo "Avocado" del 2006.

Questo Lightning bolt è un album (appunto) diverso.
Si, ci sono cose che ti aspetti dalla band, come la Title track (la prima title track nella storia della band, per chi non ci avesse fatto caso) o la bella ballata Vedderiana (e Springsteeniana) Future days, canzoni che seguono sequenzialmente il corso della storia della band dopo Backspacer.
Ma ci sono anche tante canzoni che non ti aspetti, è il caso di Pendulum, Infallible o Yellow moon, tutte canzoni che, ad un primo ascolto, ti chiedi: "aspetta, che è 'sta cosa?" Gli ascolti successivi gli daranno ragione, perchè Vedder e soci hanno (quasi) sempre ragione. Ok, sto diventando di parte. Al minuto 1.27 di Yellow moon (canzone che mi ricorda tante altre cose della band, Low light su tutte) il "we go" pronunciato da Eddie mi fa rizzare anche i peli delle dita dei piedi. Ok, la smetto.

Per far vedere che non sono troppo di parte, analizzo i punti dolenti del disco, a mio parere le tracce 9 e 10.  
Let the records play è una canzone con venature blues, molto diversa e molto coraggiosa, con Mike McReady e Stone Gossard protagonisti. Apprezzo le intenzioni, la canzone è musicalmente interessante, ma il ritornello non si può proprio ascoltare, se devo essere onesto. Sleeping by myself è la rivisitazione di una bellissima canzone di Eddie Vedder presente su Ukulele song. Se l'esperimento riuscì 10 anni fa con Can't keep, canzone nata solo per l'ukulele ma riarrangiata "full band", non si puo' dire lo stesso, stavolta. Della versione full band di Sleeping by myself non se ne sentiva il bisogno, onestamente.

Analizzando altri momenti del disco, l'opener Getaway conquista sin dal primo ascolto con il suo incedere scanzonato, Mind your manners è una sfuriata punk gradevole (!?), My father's son mi ricorda le grandi atmosfere di Yield e il singolo Sirens è uno dei punti più alti del disco: quando Eddie canta in quella maniera, potrebbe cantare anche la lista della spesa. Se poi ci si aggiunge Mike mcready con un solo magnifico (anche se troppo breve)... Swallowed whole riprende alcune atmosfere di "avocado" e lo fa benissimo. La canzone è molto meno interessante di altre, ma ti cattura per la sua semplicità e non ti lascia più.

La band: Di Vedder inutile parlarne, ormai la band é totalmente nelle sue mani da molto tempo, e tutto é a sua immagine e somiglianza. Matt Cameron non ha dato contributi di scrittura all'album ed è meno protagonista di altre volte, le chitarre di Mike McReady e di Stone Gossard sono sempre ottime (anche se, per i brani più aggressivi, avrei preferito dei suoni più rudi) e Jeff Ament è spesso il protagonista del disco, a livello di scrittura come a livello pratico: un sacco di parti di basso sono gustosissime e a volume altissimo l'opener Getaway, su tutte.

Se dei Pearl jam apprezzate solo i primi 2-3 dischi, potete anche evitare questo Lightning bolt, per tutti gli altri...
Bentornati Pearl Jam!

Voto 71/100

Top tracks: Infallible, Sirens,Yellow moon
Skip track: Sleeping by myself

  1. Getaway
  2. Mind Your Manners
  3. My Father’s Son
  4. Sirens
  5. Lightning Bolt
  6. Infallible
  7. Pendulum
  8. Swallowed Whole
  9. Let The Records Play
  10. Sleeping By Myself
  11. Yellow Moon
  12. Future Days

11/10/13

Musicisti che vanno fuori di melone

Durante i tour, ogni tanto qualcosa va storto e alcuni artisti non hanno proprio la calma tra le loro virtú.

Questo é un piccolo elenco di alcuni momenti che vedono alcune star del panorama rock/metal che vanno fuori di melone e se la prendono con qualche malcapitato di turno (a torto o a ragione, non lo sapremo mai).


Dave Mustaine (Megadeth)
Il filmato é molto breve e non é molto chiaro, ma sembra che MegaDave lanci la sua chitarra contro il chitarrista (che non sembra intonatissimo nei cori, sará per questo?). In realtá, molto piú probabilmente, non é contento del suono dei suoi monitor in ear e lo fa gentilmente notare a chi di dovere. Lo avrá licenziato dopo lo show?


Dave Grohl (Foo Fighters)
Il buon Dave vede qualcuno che fa a pugni durante una gig dei Foo Fighters e non la prende proprio benissimo, guardate la sua reazione. Magari avrá avuto ragione, peró forse é un po' troppo facile parlare cosí dal palco...


Angus Young (AC/DC)
Piena solidarietá al grande Angus. Un fan, o presunto tale, comincia a lanciargli addosso delle birre, (non ci é dato sapere per quale motivo) e lui smette di suonare per dirgli due paroline.


Billie Joe (Green day)
Il tempo a disposizione dei Green day é stato accorciato durante la performance stessa e Billie Joe non la prende bene, soprattutto perché l'artista che beneficierá di quei minuti é Usher, che evidentemente non gode della sua stima. Certo, tutti i torti non ha...
Per dovere di cronaca, Billie Joe entrerá in riabilitazione poco dopo questo avvenimento.


Kurt Cobain (Nirvana)
Al minuto 2.07 Kurt decide di lanciarsi tra il pubblico con la chitarra, ma nasce una rissa con un tipo della security, che vuole riportarlo sul palco. Il tipo grande e grosso si prende un colpo di chitarra in faccia da Kurt e il cantante si prende (a ragione, a mio avviso) un cazzottone che se lo avesse preso meglio lo avrebbe mandavato K.O. per almeno 6 mesi.


Blaze Bayley e Steve Harris (Iron Maiden)
Difficile vedere Steve Harris, di solito sempre  sorridente e partecipativo, cosí incazzato. Qualcuno probabilmente lancia qualcosa a Blaze (che canta The trooper in maniera abbastanza oscena, se dobbiamo dire le cose come stanno) e i due lo guarderanno malissimo per tutta la durata canzone per poi sbraitargli contro l'impossibile al termine della canzone. Meraviglioso, guardatelo.


Eddie Vedder (Pearl jam)
Questa volta non ci sono risse e probabilmente il video é un po' fuori tema, ma vale la pena dargli un'occhiata ugualmente. Eddie Vedder va fuori di melone da solo e si arrampica sopra il palco. Si, avete capito bene, proprio sopra il palco. Come ha fatto non lo so e anche se lo guardo, non ci credo.



Axl Rose (Guns n' roses)
Il mio preferito. Ci sono decine di video su Axl che si incazza per nulla e interrompe i concerti. Il mio preferito peró é questo. Il motivo dovrebbe essere il seguente: un fan sta riprendendo con la propria telecamera un concerto dalle prime file. Axl si incazza e chiede alla security di intervenire. Dopo aver aspettato per ben 2 secondi decide di farsi giustizia da solo. Poi ovviamente se ne va a casa.

08/10/13

Il demolitore: Led Zeppelin IV

Il demolitore é colui che non é mai contento, vede sempre il lato negativo delle cose ed é colui che risponderebbe alla classica domanda: "un bicchiere é mezzo pieno o mezzo vuoto?" con "non é né mezzo pieno né mezzo vuoto, é solo un bicchiere di merda". Incontentabile, demolisce  tutto quello che gli sta attorno, che si tratti di opere d'arte o di monnezza urbana, per lui é quasi tutto sullo stesso piano. Ha una brutta opinione pure di se stesso.
Vediamo di quale disco si lamenterá oggi:


Led Zeppelin IV: un capolavoro a detta di tutti, un disco passabile, a mio avviso.
Partiamo dalla copertina, che fa volutamente schifo per la scelta anti-commerciale della band di eliminare il nome dalla cover, piazzando un disegno insignificante al centro.
L'artwork ha peró un senso, nel vinile, aprendosi nella sua interezza. Alla fine, ma ce l'ha.

Venendo alla musica, il disco parte bene, devo dire: Black dog e Rock n' roll sono due belle canzoni, con bei riff, belle linee vocali, bel tiro e un ottimo gusto. Peccato che il resto del disco non sia per nulla su questi livelli. Skippando la lagnosa The battle of evermore ci ritroviamo davanti alla bella, affascinante ed enigmatica Stairway to heaven, canzone riconosciuta da tutti come una delle piú belle canzoni, in assoluto, della storia della musica. Bravi, bravi...Ma aspettate, fermi tutti, dove andate.

La canzone si basa su un bellissimo arpeggio, che peró appartiene ad una band semi-sconosciuta chiamata Spirit. Taurus é il brano in questione (ascoltatelo cliccando qui). Bella roba, prendere dischi che non si é cagato nessuno e costruirci canzoni intorno. E la discografia dei Led Zeppelin é piena di questa roba.
Si usava, dicono i fan della band, una volta era comune prendere idee di altre band. Bella roba, é come giustificare i furti o i negozianti che non fanno gli scontrini fiscali. "Non li fa nessuno, perché devo farli io?" Adesso mi metto a seguire tutte le band underground della mia cittá e faccio una hit con la migliore idea che trovo in giro. Intendiamoci, non farebbe comunque successo perché sono un mediocre, ma i Led Zeppelin erano molto meno mediocri di me, se dobbiamo essere onesti. Per dovere di cronaca, si deve comunque riconoscere alla band la bravura nella costruzione del pezzo. Ma, parliamoci francamente, Stairway to heaven senza quell'arpeggio, rubato, perderebbe l'80% del suo appeal. Ditemi che non é vero se avete il coraggio.

Seconda parte del disco abbastanza in ombra ed insignificante: tutte canzoni che se non le ascolti, vivi benissimo lo stesso, anzi, ti risparmi di sicuro qualche sbadiglio. Going to California spicca un po' tra queste perché si fa ricordare per delle belle atmosfere, ma niente di straordinario sotto il sole. Cosí come nulla di straordinario é la conclusiva When the levee breaks (riadattamento di un brano del 1928 di di Memphis Minnie e Kansas Joe McCoy), con un'armonica ai limiti dell'ossessivo che ci trapana il cervello per tutta la sua durata. E basta con sta armonica!

Insomma un disco altalenante: due canzoni ottime, un plagione memorabile, una rivisitazione discutibile, alcune buone atmosfere, ma anche tanti punti morti e noiosi. Disco sufficiente, tutto sommato, dai, sono buono.


Gli altri articoli de "Il demolitore":

Jeff Buckley - Grace
Pink Floyd - The dark side of the moon
Nirvana - Nevermind
Radiohead - Kid A

03/10/13

Recensione: Nirvana - In utero - 20th anniversary edition (2013)


Saró sincero, non me ne frega nulla dell'edizione del 20esimo anniversario, dalla quale, anzi, sono rimasto un po' deluso per via di alcune scelte. Queste le opzioni di acquisto:

02/10/13

Recensione: La Fury (EP-2013)


La furia dei La fury! (ecco, comincio la recensione con questa stronzata)
Con un genere che è a metà tra lo stoner, l'hardcore e l'alternative, i ragazzi fanno capire che hanno le idee ben chiare e ci martellano con i loro riff pesanti come macigni e gustosi, una base ritmica piena di forza e di estro e con un cantato, a volte urlato, a volte più melodico e pulito. Non sono un fan delle "urla" e di tutti i prodotti che le contengono, ma non si può rimanere non colpiti da questo prodotto dei ragazzi dei La fury, pieno di personalità. 

Le vocals andrebbero, a mio parere, un po' sistemate. Se le intenzioni sono ottime, l'intonazione, qui e li, si perde, ed alcune parti potrebbero essere migliori, vedi, soprattutto, la conclusiva Coma, più atmosferica e incentrata sul cantato rispetto alle altre tracce. 
In ogni caso, la personalità è una cosa importante e questa band ne ha da vendere. 
Prodotto e idee validissime, dategli un ascolto. 

TRACKLIST:
01. Ardiles
02. Jimmy the Clown
03. Mangusta 
04. Coma

Line up:
DIEGO CODEVILLA - Vocals
MARCO TAVERNA - Guitar
FEDERICO POGGI - Guitar
PAOLO DOSI - Bass
ALBERTO BAIARDI – Drums

CONTATTI
http://www.facebook.com/lafuryband

01/10/13

Recensione: Alter Bridge - Fortress (2013)


Onestamente, senza un motivo plausibile, non avevo molte aspettative per questo Fortress (anche se l'artwork mi piace moltissimo, la copertina fa adesso parte dello sfondo del blog, tra le altre copertine. Cercala!).
Sará che l'ultimo capitolo ABIII, pur essendo un disco di tutto rispetto, non mi aveva soddisfatto al 100%, sará che non vedevo ancora molte cartucce rimaste dal punto di vista compositivo...non so... Invece, giá con l'ingresso di Cry of Achilles ho strabuzzato gli occhi e le orecchie. Oh cacchio. Costruito su un giro di chitarra classico, il pezzo è maestoso e Tremonti è al suo meglio. Ascoltare per credere. Il singolo Addicted to pain gli fa compagnia, veloce, orecchiabili, cattivo. Davvero una partenza col botto. Con la terza traccia Bleed it dry, capiamo che qualcosa è cambiato negli Alter bridge rispetto al recente passato: intanto sono tornati gli assoli veri e propri (su ABIII di soli lunghi e gustosi neanche l'ombra, primo motivo per il quale non mi ha soddisfatto pienamente), inoltre i riff sono decisamente più cattivi e la band spazia un po' di più, a livello di strutture e arrangiamenti. Un terzetto iniziale da paura, per farla breve.

Snocciolando (!) un po' il resto di questo Fortress, troviamo due (power) ballad: Lover e All ends well, che convincono entrambe, pur non raggiungendo la bellezza di altre "colleghe" presenti nei primi due dischi.
Un po' di ritorno al passato, seppur con un riff "nuovo corso" con Peace is broken, sostanzialmente la buona classica canzone degli Alter bridge, che però suona un po' come già sentita, pur essendo gradevole da ascoltare.
Water rising comincia con Mark Tremonti al microfono che ormai ci ha preso gusto, a ragione, dato l'ottimo risultato del suo album solista All I was (clicca qui per leggere la recensione), che si alterna col cantante "titolare" Myles.

Further than the sun é orecchiabilissima senza per questo perdere potenza e sembra provenire dalle sessioni di scrittura di ABIII mentre Calm the fire ci mostra un Myles Kennedy con un volto diverso, in un brano, che all'inizio, è un misto tra i Muse e un pezzo lirico, ma che poi si svilupperà ritornando più su binari abituali. Nota particolare per la sezione ritmica, grandissimo drumming in tutto il brano, sul livello di quello di Coming Home su Blackbird, per intenderci.
La conclusiva Fortress della durata di quasi 8 minuti, ha diverse soluzioni al suo interno e si siviluppa come canzone tradizionale, ma nella parte centrale troviamo un grande solo e grandi passaggi di chitarra. Per questo motivo è stata scelta come titolo dell'album, in quanto rappresenta a pieno il disco e la band. Sono abbastanza d'accordo.

La novità di questo disco è la pesantezza. I riff di Tremonti, dopo la fortunata parentesi solista, si sono fatti più pesanti e il suono della band si è indurito notevolmente.
Il difetto di questo disco è quello di tutti i dischi degli AB: nessuna canzone è da buttare, ma almeno 2 pezzi in meno avrebbero giovato all'ascolto integrale e alla sua fluidità.
Sulle prestazioni dei singoli, Myles Kennedy e Mark Tremonti sempre superbi (forse, stavolta, Mark riesce persino a mettere in secondo Myles, se possibile) e la premiata coppia Marshall e Phillips, è sempre ottima in fase ritmica. Soprattutto il lavoro di batteria è eccelso e Phillips da disco è un batterista pazzesco, peccato mi faccia smadonnare dal vivo perchè accelera le canzoni del 50%, anche se non saprò mai se la colpa è sua oppure è una scelta della band.

Bentornati Alter Bridge!

Voto 74/100

Top tracks: Cry of Achilles, Addicted to pain, Bleed it dry.

Tracklist:
1. "Cry of Achilles"
2. "Addicted to Pain"
3. "Bleed It Dry"
4. "Lover"
5. "The Uninvited"
6. "Peace Is Broken"
7. "Calm the Fire"
8. "Waters Rising"
9. "Farther than the Sun"
10. "Cry a River"
11. "All Ends Well"
12. "Fortress"  

30/09/13

Recensione: A hero for the world - On fire (EP 2013)


Stavo cercando le parole giuste per definire il genere proposto dagli A hero for the world , ma mi trovavo un po' difficoltà, quindi, mi sono detto: "leggo quello che mi hanno spedito nel loro pacchetto, vediamo come si definiscono loro stessi". Copio e incollo: International Heroic Rock & Metal Band. Ecco, non ci sarei mai arrivato.

28/09/13

Live report: Super Bock Super Rock 2013


SUPER BOCK SUPER ROCK 2013
      meco – portugal –

cronache da una tre giorni di concerti
A cura di Eli brant  (Link alle news del suo blog)

Portogallo. Perché proprio il Portogallo? Tutto è nato dal fatto che anche quest’estate e per l’ennesima volta, i QOTSA hanno deciso di evitare il Bel Paese e quindi saranno in Italia solo in Novembre (Mediolanum Forum – MI). Ho adorato da subito “..Like clockwork” e dunque i dubbi di tornare finalmente a vederli dopo 7 anni (!) erano davvero pochi.
Restava solo da individuare il festival europeo più adatto.
E la scelta non è stata per nulla ardua.
Innanzitutto, perché sono innamorato del Portogallo e poi perché il “Super Bock Super Rock” di quest’anno, oltre ad avere un cast d’eccezione (Arctic Monkeys, Black Rebel Motorcycle Club, Jhonny Marr (The Smiths), Tomahawk, tra i migliori nomi), è stato sapientemente fissato per un week end lungo (da Giovedì 18 Luglio a Sabato 20) utile anche per i non disoccupati o ragazzini.
Insomma, trovata la compagnia giusta sono partito senza troppi altri giri di testa.

27/09/13

Recensione: Megadeth - Countdown to Extinction Live (2013)


Perché? Se ne sentiva il bisogno? Ma poi, con questa copertina??
Un conto é proseguire con l'attivitá live, un conto é fare uscire un live album. Ho visto i Megadeth recentemente e mi sono divertito un casino (Leggi la recensione), perché stiamo sempre parlando dei Megadeth: grandi canzoni, la grande presenza del bislacco mastermind Dave Mustaine, ottimi musicisti alle sue spalle e una bella coreografia sullo sfondo con tanto di immagini. Alla fine, vai al concerto e te lo godi cantando/pogando etc.

26/09/13

Recensione: Metallica - Through the never (CD - 2013)


Through the never é un superprogetto cinematografico dei Metallica che vedrá la luce tra breve, ma per i non appassionati di cinema 3d, immagini, super audio, anteprime mondiali e bombe a mano, e per tutti coloro volessero semplicemente ascoltare un po' di musica, ci sono i sempre gli amatissimi CD.
Ed eccola, quindi, la colonna sonora del concerto, che non é altro che un concerto stesso. Ok, mi sto incartando.

25/09/13

Recensione: Black label society - Unblackened (2013)


Il nostro caro Zakk Wylde smette per un attimo di fare il rozzo casinaro e ritorna a fare il romanticone con le ballate che ha scritto durante la sua carriera.
Accompagnato da Nick Catanese alla chitarra, John Deservio al basso, Chad Szeliga alla batteria e dal super impegnato Derek Sherinian alle tastiere/piano, in questo live (registrato in quel di Los Angeles) la maggior parte delle canzoni che fanno parte di questa tracklist sono prese, oltre che dal repertorio dei Black Label Society, anche da Book of shadows (clicca qui per leggere la recensione) e dal debut Pride & glory.

24/09/13

Recensione: Dream theater - Dream theater (2013)


Recensire i Dream theater é sempre estremamente rischioso, potresti ritrovarti la gente sotto casa che chiede la tua testa.
Una delle prime recensioni che ho scritto era proprio sui Dream theater ed era su un famoso portale di recensioni. Risultato? Sono stato letteralmente sepolto di insulti, sia per la recensione sia per aver fatto un track-by-track, poco gradito a quel pubblico. Sapete che faccio oggi? Ripropongo il track-by track, alla faccia loro.

La storia recente della band la sapete tutti: Portnoy suona con tutte le band del mondo e questo é il primo vero album della band con Mike Mangini protagonista anche nel sonwriting e bla bla bla. Andiamo nel dettaglio. Premetto che vorrei recensire quest'album tra qualche mese per poterlo ascoltare con tutta la calma del mondo, ma cosí facendo la recensione non se la cagherebbe nessuno, quindi la faccio adesso.

Track by track (insultatemi):

False awakening suite: la band voleva creare un' intro ai loro concerti che fosse cinematografica, ma non fosse presa da nessun film o fosse giá conosciuta, quindi hanno deciso di crearne una loro, ex novo (probabilmente sono tirchi e non volevano pagare le royalties per un pezzo edito, solo per questo).
Comunque, il brano é molto valido e, nella parte iniziale é a metá tra un pezzo degli Iron Maiden e una tarantella. Piripiripiripipipiiii piripiripipiripipipipi

The enemy inside: il primo singolo, un pezzo energetico e dritto al punto, ma senza dimenticare gli elementi tipici della band. La canzone ha il piglio giusto, non un capolavoro, ma fa il suo e probabilmente é il pezzo che piú rappresenta i Dream theater "moderni", con tutti i loro pregi e difetti.

The looking glass: é qualcosa di diverso, il riff suona diverso, piú rock, piú aperto rispetto al metal di The enemy inside e dei pezzi ascoltati nel recente passato. Parla dell'ossessione di essere famosi, soprattutto al giorno d'oggi, con i social media e internet ed i programmi tv che ci mostrano il nulla, ovvero personaggi che non sanno fare nulla ma sono famosi ugualmente. Pezzo di non facile lettura ma che cresce con gli ascolti.

Enigma machine: era da tanto che non si sentiva una strumentale in casa Dream theater, ed eccola. Il titolo prende spunto da uno strumento decodificatore tedesco durante la guerra (e chissenefrega) e non tradisce, come tutte le strumentali della band. Trovatemi una strumentale dei Dream theater brutta, vi sfido.

The bigger picture: un pezzo musicalmente complesso e pieno di spunti, una sorta mini suite (quella vera e propria arriverá dopo, non preoccupatevi). Aperture ariose e grandissima prova vocale di La Brie che, quando canta su queste corde, su queste atmosfere rilassate, é straordinario. Stesso discorso per il piano delicato di Rudess e l'assolo, bellissimo di Petrucci. Uno dei migliori brani dell'album.

Behind the veil: l'intro é affidadata ai mille effetti di Jordan Rudess e il riff principale, incazzato, ricorda qualcosa dei Megadeth o dei Metallica ma, successivamente, si sviluppa con molta melodia, soprattutto nei ritornelli, ma anche in altri punti, qui e li. Il buon John Petrucci ci delizia con un assolo magnifico. E' il suo solo preferito dell'album, pure il mio, probabilmente.

Surrender to reason: prima canzone scritta per questo self titled. Le lyrics sono niente popodimeno che di Myung (non so perché ho scritto cosí). Un breve intro di chitarra acustica, un opening chorus, una tastiera settantiana e un guitar solo ancora una volta fantastico. E' difficile descrivere queste canzoni, c'é davvero molta carne al fuoco e molti cambi di atmosfera.

Along for the ride: una canzone piú melodica e complessivamente di piú facile ascolto rispetto alle precendenti e che era giá stata fatta ascoltare in anteprima. Il testo parla della nostra impossibilitá di azione di fronte ai grandi eventi del mondo, che ci vedono come spettatori e nulla piú. Anche questo pezzo mi convince, nella sua semplicitá. L'assolo di tastiera c'entra come il parmigiano sulla pasta col pesce, ma va bene ugualmente.

Illumination theory: eccola. la suite! Illumination Theory poteva essere il titolo dell'album, ma poi hanno optato per l'omonimo. Parla delle cose che amiamo e delle cose per cui, alla fine, viviamo e muoriamo.
Riffone ai 2 minuti che vale da solo l'acquisto dell'album, poi altre aperture e complicazioni varie. Paradoxe de la Lumiére noire (la prima parte della suite, saranno 5 parti) é quello che i Dream theater sanno fare meglio. Ascoltare per credere. Live, die, Kill e la orchestrale The embracing circle fanno la loro figura e la suite ha un altro picco massimo in The pursuite of truth dove La Brie canta finalmente in maniera ispiratissima anche su toni incazzati, e la band da nuovamente il meglio di se con una parte strumentale che ci porta dritti dritti a Beyond this life di Scenes from a memory. Il finale, Surrender, trust & passion é degno di una suite, epico ed emozionante con le note di Petrucci che si fondono con gli ohhh ohhh di La Brie.
Se aspettate un attimo, l'album non é finito. C'é ancora spazio per un attimo di musica rilassante con Petrucci & Ruddess, anche se non ne ho capito il motivo.

Gli schemi! Quanto sono importanti in un album, cazzarola. I Dream theater sono ritornati al loro meglio, sotto questo punto di vista: una intro efficace, una strumentale al posto giusto e una lunga suite finale per un totale di 9 canzoni, la maggior parte di una durata media di 6 minuti che lo rendono meglio assimilabile e meno dispersivo rispetto al precedente A dramatic turn of events.
La band é in forma: il lavoro di Mangini dietro le pelli é senza pecca ed ispirato, cosí come Petrucci che sforna grandi riff e grandi soli. La Brie non é piú quello di Awake da molto tempo, ma é piú convincente rispetto ad altri episodi, Myung fa sempre molto lavoro sporco e Rudess gioca un po' con tutto quello che ci aveva fatto ascoltare prima di questo disco.
Avrei acquistato la versione digipack, ma una versione dell'album in 5.1 come contenuto bonus me ne frega meno di nulla (dato che non ho un impianto 5.1), quindi ho optato per la tradizionale, con tanto di stickers antitaccheggio del negozio che ha lasciato tutta la colla e mi sta facendo smadonnare perché é tutto appiccicoso.

Top tracks: Enigma machine, The bigger picture, Illumination Theory

Voto 72/100

Tracklist: è scritta sopra

Leggete anche la DISCOGRAFIA SEMISERIA DEI DREAM THEATER

22/09/13

Recensione: Kpanic - Asylum (2013)


I Kpanic, una nuova alternative metal band (con contaminazioni grunge e crossover) ci propone il suo debut, Asylum.
Il progetto musicale nasce nel 2012 da alcuni degli ex componenti di altre band locali (G.P.U.,AUSLANDER, SI.S.M.A.), ed è composto da Simone Migliorati alla batteria, Dave Tavanti al basso, Michele Tassino alla chitarra e Marco Riccio alla voce.
La band ha speso il 2012 essenzialmente per la stesura del primo lavoro in studio, partecipando nel frattempo al RockAge Contest dove si è classificata al primo posto.

18/09/13

Recensione: Jack Johnson - From here to now to you (2013)

Ok, lo so, Jack Johnson non fa parte della categoria rock/ hard rock/ heavy metal, ma lo seguo da tempo e lo giudico delizioso (come artista, si intende), quindi me ne frego e posto la recensione ugualmente (fa anche rima, sono un poeta).

Diciamolo francamente, il buon ex-surfista Jack é sempre sulla stessa linea e non modifica di una virgola il suo sound. Se ascolti la sua discografia tutta di un fiato potresti definirla come un unico, lunghissimo album. Non fa eccezione questo From here to now to you: un album perfetto da ascoltare in riva al mare, al calar del sole comodamente sdraiato, oppure a casa, in una piovosa Londra, facendo finta che tu sia li. Vi assicuro che Jack é talmente bravo che (a volte) funziona.

Venendo piú dettagliatamente al disco: musicalmente non ho bisogno di spiegare nulla, se avete giá ascoltato qualcosa di Jack Johnson, é esattamente come quella, niente di piú, niente di meno. Pregio o difetto? Per me JJ (!) sa essere ripetitivo, ma mai banale. Le melodie che crea sono quasi sempre convincenti, perché si percepisce che crede ed é onesto con quello che fa A me, onestamente, questo basta.

A livello di liriche é un disco molto schietto ed introspettivo. Jack, in questo album, ci racconta il suo attuale mondo, ovvero quello dove lui é padre/marito/uomo realizzato. Il disco é stato volutamente realizzato nel suo studio casalingo (con la sua famiglia tra i piedi, come ha dichiarato in un'intervista) per ricreare pienamente l'atmosfera di casa: un omaggio alla sua compagna, (il singolo I got you) alle azioni quotidiane (Washing dishes), ai suoi figli (You remind me of you e Radiate), un ricordo della sua vecchia punk band ai tempi della scuola (Tape deck), Change con il fidato amico Ben Harper all'inconfondibile slide guitar e una registrazione piú recente di Home, giá presente in Sleep through the static. Insomma, ascoltare questa From here to now to you é quasi come leggere un piccolo libro sulla vita di Jack. Se apprezzate la sua musica, procuratevelo, non vi deluderá.


Note a margine: il disco é stato realizzato con energia solare e ha una bella confezione in digipack.

Voto 73/100

Top tracks: I got you, Shot reverse shot, Tape deck

Tracklist:
1.  I Got You
2.  Washing Dishes 
3.  Shot Reverse Shot 
4.  Never Fade 
5.  Tape Deck 
6.  Don't Believe a Thing I Say 
7.  As I Was Saying 
8.  You Remind Me of You 
9.  Radiate 
10. Ones and Zeros 
11. Change (with Ben Harper)
12. Home

16/09/13

Supporto fisico o streaming?

Comoditá o poesia? Con questa domanda sintetizzerei tutta la questione.

Da un lato c'é l'enorme comoditá dello streaming che che ci fa usifruire della musica che piú ci piace sui nostri cellulari, computer, tablet e chi piú ne ha, piú ne metta; dall'altro ci sono i CD (o i supporti fisici in generale), che, oltre a darti il senso di possesso dell'oggetto, ti danno una serie di vantaggi quali l'artwork e la qualitá audio, non dimenticando la magia di inserire il disco nell'apposito lettore per poi premere il tastino "play". 

Cominciamo dalla qualitá, spesso dimenticata, o poco conosciuta, soprattutto dagli ascoltatori piú giovani. Ci ritroviamo ad ascoltare dei dischi solo in Mp3, o addirittura da Youtube in bassissima qualitá (se caricata da fonti non ufficiali), magari con delle cuffie o degli speakers economici.
Ecco, provate ad ascoltare lo stesso album in uno stereo decente e con delle casse di grandezza decente. Niente di strabiliante o di troppo costoso, solo decente. Ascoltai diverse volte il magnifico Wasting lights dei Foo fighters in Mp3 scaricato dalla rete e dopo un po' decido di acquistarlo in CD. Premo play e... magia! Totalmente un altro suono, le chitarre non suonavano piú ipercompresse ed il suond generale era migliorato in maniera esponenziale. Mi sono maledetto per averlo ascoltato per un mese sullo smartphone. A proposito, provate a riprodurre quello che ascoltate giornalmente nel vostro pc (magari portatile) in un impianto professionale, vedrete che merda uscirá fuori.

Il principale vantaggio del supporto virtuale rispetto al supporto fisico é, dicevamo, la comoditá: proprio per questo motivo, ahimé, nel mio trasferimento a Londra non ho potuto portare con me centinaia di CD - musicassette - vinili che fanno parte della mia collezione, mentre con 200 grammi (il mio Hard disk), sono riuscito a portare tutto e anche di piú.
Si, OK, peró dove lo mettiamo il piacere di scegliere quale disco mettere, scartabellando tra la tua collezione? Godere dei disegni, delle edizioni limitate, delle custodie traballanti, di quelle rotte, dei testi, dello sfogliare dei libretti e degli odori. Liberissimi di non credermi, ma riuscirei a riconoscere i miei primi CD acquistati solamente dall'odore.

Quanto é fastidioso quando parte un disco che non vorremmo, magari dopo quello ascoltato, per la riproduzione automatica attivata o per un pollice poco preciso. E' una cosa che odio, ma capisco che potrebbe essere una cosa personale.

Volete anche mettere il brivido di acquistare qualcosa a scatola chiusa? Non posso biasimare nessuno che non lo faccia, ma lo scartare e l'inserire il CD con tanti dubbi, ha un fascino maledetto, che (purtroppo, ma per fortuna, se guardiamo il lato economico) oggi non proviamo piú. Ricordo quando comprai " The great southern trendkill" dei Pantera a scatola chiusa chiedendomi: "sará pesante come il precedente? Spero di no". Per la cronaca, l'album cominció con i 10 secondi piú pesanti della storia della musica. Oppure "pacchi" clamorosi tipo uno disco degli sconosciuti dei The goats, acquistato ad un prezzo ridicolo, scoprendo, al play, che era un album Hip Hop divertentissimo, di rock/metal aveva solo la copertina. Per non parlare dei bootleg, illegali da molti anni, ma che ad inizio anni 90 imperversavano. Ho trovato gemme magnifiche (il penultimo concerto dei Nirvana e un live dei Metallica con qualitá audio pazzesca, per dirne due) e pacchi clamorosi (la brutta copia dell'unplugged in NY sempre dei Nirvana. Era lo stesso concerto, la tracklist in ordine diverso e con qualitá sonora bassissima).
Oggi, peró, abbiamo YouTube e tutto questo non é piú realtá. Sicuramente ne beneficia il portafoglio, ma non perdiamo un po' di poesia a causa anche della troppa scelta? Mi rendo conto che le mie parole possano suonare come quelle di un anziano che rimembra i suoi tempi, disprezzando quelli attuali.

Ancora oggi adoro andare nei negozi di dischi (quei pochi rimasti aperti, purtroppo), soprattutto nelle sezioni "SALE" dove i CD sono tutti ammassati e devi scorrerli uno ad uno per trovare qualcosa che ti interessi, magari impolverandoti le dita. Oppure semplicemente scegliere il disco appena uscito ed essere indeciso su quale versione acquistare, la limited o la tradizionale. Meglio quella con le bonus tracks? Il digipack? L'edizione con il dvd? Non é un po' triste cliccare "download" su uno schermo senza poter toccare l'oggetto e senza possedere nulla di tangibile, magari facendo si che un giorno ti dimenticherai di quel disco, dopo essere sparito dalla tua vista? Onestamente non riascolto piú un sacco di dischi che meriterebbero di essere riascoltati, solo perché non li posseggo in edizione fisica e quasi mi dimentico della loro esistenza.

Lo stesso discorso si potrebbe estendere anche ai libri. Non é poetico scegliere un libro anche grazie all'aspetto (o all'odore) della carta? Vi potreste immaginare delle librerie o delle biblioteche senza libri ma con solo computer ed E-book? Sicuramente comodissimo, ma non sarebbe un po' triste?

Non voglio dire bugie, dicendo che ascolto e compro solo roba fisica, ma cerco di acquistare sempre tutti quei dischi che, a mio parere, meritano di essere acquistati e mi maledico ogni volta che clicco play sul computer invece di prendere un CD dallo scaffale.

Dite la vostra.