30/09/13

Recensione: A hero for the world - On fire (EP 2013)


Stavo cercando le parole giuste per definire il genere proposto dagli A hero for the world , ma mi trovavo un po' difficoltà, quindi, mi sono detto: "leggo quello che mi hanno spedito nel loro pacchetto, vediamo come si definiscono loro stessi". Copio e incollo: International Heroic Rock & Metal Band. Ecco, non ci sarei mai arrivato.

28/09/13

Live report: Super Bock Super Rock 2013


SUPER BOCK SUPER ROCK 2013
      meco – portugal –

cronache da una tre giorni di concerti
A cura di Eli brant  (Link alle news del suo blog)

Portogallo. Perché proprio il Portogallo? Tutto è nato dal fatto che anche quest’estate e per l’ennesima volta, i QOTSA hanno deciso di evitare il Bel Paese e quindi saranno in Italia solo in Novembre (Mediolanum Forum – MI). Ho adorato da subito “..Like clockwork” e dunque i dubbi di tornare finalmente a vederli dopo 7 anni (!) erano davvero pochi.
Restava solo da individuare il festival europeo più adatto.
E la scelta non è stata per nulla ardua.
Innanzitutto, perché sono innamorato del Portogallo e poi perché il “Super Bock Super Rock” di quest’anno, oltre ad avere un cast d’eccezione (Arctic Monkeys, Black Rebel Motorcycle Club, Jhonny Marr (The Smiths), Tomahawk, tra i migliori nomi), è stato sapientemente fissato per un week end lungo (da Giovedì 18 Luglio a Sabato 20) utile anche per i non disoccupati o ragazzini.
Insomma, trovata la compagnia giusta sono partito senza troppi altri giri di testa.

27/09/13

Recensione: Megadeth - Countdown to Extinction Live (2013)


Perché? Se ne sentiva il bisogno? Ma poi, con questa copertina??
Un conto é proseguire con l'attivitá live, un conto é fare uscire un live album. Ho visto i Megadeth recentemente e mi sono divertito un casino (Leggi la recensione), perché stiamo sempre parlando dei Megadeth: grandi canzoni, la grande presenza del bislacco mastermind Dave Mustaine, ottimi musicisti alle sue spalle e una bella coreografia sullo sfondo con tanto di immagini. Alla fine, vai al concerto e te lo godi cantando/pogando etc.

26/09/13

Recensione: Metallica - Through the never (CD - 2013)


Through the never é un superprogetto cinematografico dei Metallica che vedrá la luce tra breve, ma per i non appassionati di cinema 3d, immagini, super audio, anteprime mondiali e bombe a mano, e per tutti coloro volessero semplicemente ascoltare un po' di musica, ci sono i sempre gli amatissimi CD.
Ed eccola, quindi, la colonna sonora del concerto, che non é altro che un concerto stesso. Ok, mi sto incartando.

25/09/13

Recensione: Black label society - Unblackened (2013)


Il nostro caro Zakk Wylde smette per un attimo di fare il rozzo casinaro e ritorna a fare il romanticone con le ballate che ha scritto durante la sua carriera.
Accompagnato da Nick Catanese alla chitarra, John Deservio al basso, Chad Szeliga alla batteria e dal super impegnato Derek Sherinian alle tastiere/piano, in questo live (registrato in quel di Los Angeles) la maggior parte delle canzoni che fanno parte di questa tracklist sono prese, oltre che dal repertorio dei Black Label Society, anche da Book of shadows (clicca qui per leggere la recensione) e dal debut Pride & glory.

24/09/13

Recensione: Dream theater - Dream theater (2013)


Recensire i Dream theater é sempre estremamente rischioso, potresti ritrovarti la gente sotto casa che chiede la tua testa.
Una delle prime recensioni che ho scritto era proprio sui Dream theater ed era su un famoso portale di recensioni. Risultato? Sono stato letteralmente sepolto di insulti, sia per la recensione sia per aver fatto un track-by-track, poco gradito a quel pubblico. Sapete che faccio oggi? Ripropongo il track-by track, alla faccia loro.

La storia recente della band la sapete tutti: Portnoy suona con tutte le band del mondo e questo é il primo vero album della band con Mike Mangini protagonista anche nel sonwriting e bla bla bla. Andiamo nel dettaglio. Premetto che vorrei recensire quest'album tra qualche mese per poterlo ascoltare con tutta la calma del mondo, ma cosí facendo la recensione non se la cagherebbe nessuno, quindi la faccio adesso.

Track by track (insultatemi):

False awakening suite: la band voleva creare un' intro ai loro concerti che fosse cinematografica, ma non fosse presa da nessun film o fosse giá conosciuta, quindi hanno deciso di crearne una loro, ex novo (probabilmente sono tirchi e non volevano pagare le royalties per un pezzo edito, solo per questo).
Comunque, il brano é molto valido e, nella parte iniziale é a metá tra un pezzo degli Iron Maiden e una tarantella. Piripiripiripipipiiii piripiripipiripipipipi

The enemy inside: il primo singolo, un pezzo energetico e dritto al punto, ma senza dimenticare gli elementi tipici della band. La canzone ha il piglio giusto, non un capolavoro, ma fa il suo e probabilmente é il pezzo che piú rappresenta i Dream theater "moderni", con tutti i loro pregi e difetti.

The looking glass: é qualcosa di diverso, il riff suona diverso, piú rock, piú aperto rispetto al metal di The enemy inside e dei pezzi ascoltati nel recente passato. Parla dell'ossessione di essere famosi, soprattutto al giorno d'oggi, con i social media e internet ed i programmi tv che ci mostrano il nulla, ovvero personaggi che non sanno fare nulla ma sono famosi ugualmente. Pezzo di non facile lettura ma che cresce con gli ascolti.

Enigma machine: era da tanto che non si sentiva una strumentale in casa Dream theater, ed eccola. Il titolo prende spunto da uno strumento decodificatore tedesco durante la guerra (e chissenefrega) e non tradisce, come tutte le strumentali della band. Trovatemi una strumentale dei Dream theater brutta, vi sfido.

The bigger picture: un pezzo musicalmente complesso e pieno di spunti, una sorta mini suite (quella vera e propria arriverá dopo, non preoccupatevi). Aperture ariose e grandissima prova vocale di La Brie che, quando canta su queste corde, su queste atmosfere rilassate, é straordinario. Stesso discorso per il piano delicato di Rudess e l'assolo, bellissimo di Petrucci. Uno dei migliori brani dell'album.

Behind the veil: l'intro é affidadata ai mille effetti di Jordan Rudess e il riff principale, incazzato, ricorda qualcosa dei Megadeth o dei Metallica ma, successivamente, si sviluppa con molta melodia, soprattutto nei ritornelli, ma anche in altri punti, qui e li. Il buon John Petrucci ci delizia con un assolo magnifico. E' il suo solo preferito dell'album, pure il mio, probabilmente.

Surrender to reason: prima canzone scritta per questo self titled. Le lyrics sono niente popodimeno che di Myung (non so perché ho scritto cosí). Un breve intro di chitarra acustica, un opening chorus, una tastiera settantiana e un guitar solo ancora una volta fantastico. E' difficile descrivere queste canzoni, c'é davvero molta carne al fuoco e molti cambi di atmosfera.

Along for the ride: una canzone piú melodica e complessivamente di piú facile ascolto rispetto alle precendenti e che era giá stata fatta ascoltare in anteprima. Il testo parla della nostra impossibilitá di azione di fronte ai grandi eventi del mondo, che ci vedono come spettatori e nulla piú. Anche questo pezzo mi convince, nella sua semplicitá. L'assolo di tastiera c'entra come il parmigiano sulla pasta col pesce, ma va bene ugualmente.

Illumination theory: eccola. la suite! Illumination Theory poteva essere il titolo dell'album, ma poi hanno optato per l'omonimo. Parla delle cose che amiamo e delle cose per cui, alla fine, viviamo e muoriamo.
Riffone ai 2 minuti che vale da solo l'acquisto dell'album, poi altre aperture e complicazioni varie. Paradoxe de la Lumiére noire (la prima parte della suite, saranno 5 parti) é quello che i Dream theater sanno fare meglio. Ascoltare per credere. Live, die, Kill e la orchestrale The embracing circle fanno la loro figura e la suite ha un altro picco massimo in The pursuite of truth dove La Brie canta finalmente in maniera ispiratissima anche su toni incazzati, e la band da nuovamente il meglio di se con una parte strumentale che ci porta dritti dritti a Beyond this life di Scenes from a memory. Il finale, Surrender, trust & passion é degno di una suite, epico ed emozionante con le note di Petrucci che si fondono con gli ohhh ohhh di La Brie.
Se aspettate un attimo, l'album non é finito. C'é ancora spazio per un attimo di musica rilassante con Petrucci & Ruddess, anche se non ne ho capito il motivo.

Gli schemi! Quanto sono importanti in un album, cazzarola. I Dream theater sono ritornati al loro meglio, sotto questo punto di vista: una intro efficace, una strumentale al posto giusto e una lunga suite finale per un totale di 9 canzoni, la maggior parte di una durata media di 6 minuti che lo rendono meglio assimilabile e meno dispersivo rispetto al precedente A dramatic turn of events.
La band é in forma: il lavoro di Mangini dietro le pelli é senza pecca ed ispirato, cosí come Petrucci che sforna grandi riff e grandi soli. La Brie non é piú quello di Awake da molto tempo, ma é piú convincente rispetto ad altri episodi, Myung fa sempre molto lavoro sporco e Rudess gioca un po' con tutto quello che ci aveva fatto ascoltare prima di questo disco.
Avrei acquistato la versione digipack, ma una versione dell'album in 5.1 come contenuto bonus me ne frega meno di nulla (dato che non ho un impianto 5.1), quindi ho optato per la tradizionale, con tanto di stickers antitaccheggio del negozio che ha lasciato tutta la colla e mi sta facendo smadonnare perché é tutto appiccicoso.

Top tracks: Enigma machine, The bigger picture, Illumination Theory

Voto 72/100

Tracklist: è scritta sopra

Leggete anche la DISCOGRAFIA SEMISERIA DEI DREAM THEATER

22/09/13

Recensione: Kpanic - Asylum (2013)


I Kpanic, una nuova alternative metal band (con contaminazioni grunge e crossover) ci propone il suo debut, Asylum.
Il progetto musicale nasce nel 2012 da alcuni degli ex componenti di altre band locali (G.P.U.,AUSLANDER, SI.S.M.A.), ed è composto da Simone Migliorati alla batteria, Dave Tavanti al basso, Michele Tassino alla chitarra e Marco Riccio alla voce.
La band ha speso il 2012 essenzialmente per la stesura del primo lavoro in studio, partecipando nel frattempo al RockAge Contest dove si è classificata al primo posto.

18/09/13

Recensione: Jack Johnson - From here to now to you (2013)

Ok, lo so, Jack Johnson non fa parte della categoria rock/ hard rock/ heavy metal, ma lo seguo da tempo e lo giudico delizioso (come artista, si intende), quindi me ne frego e posto la recensione ugualmente (fa anche rima, sono un poeta).

Diciamolo francamente, il buon ex-surfista Jack é sempre sulla stessa linea e non modifica di una virgola il suo sound. Se ascolti la sua discografia tutta di un fiato potresti definirla come un unico, lunghissimo album. Non fa eccezione questo From here to now to you: un album perfetto da ascoltare in riva al mare, al calar del sole comodamente sdraiato, oppure a casa, in una piovosa Londra, facendo finta che tu sia li. Vi assicuro che Jack é talmente bravo che (a volte) funziona.

Venendo piú dettagliatamente al disco: musicalmente non ho bisogno di spiegare nulla, se avete giá ascoltato qualcosa di Jack Johnson, é esattamente come quella, niente di piú, niente di meno. Pregio o difetto? Per me JJ (!) sa essere ripetitivo, ma mai banale. Le melodie che crea sono quasi sempre convincenti, perché si percepisce che crede ed é onesto con quello che fa A me, onestamente, questo basta.

A livello di liriche é un disco molto schietto ed introspettivo. Jack, in questo album, ci racconta il suo attuale mondo, ovvero quello dove lui é padre/marito/uomo realizzato. Il disco é stato volutamente realizzato nel suo studio casalingo (con la sua famiglia tra i piedi, come ha dichiarato in un'intervista) per ricreare pienamente l'atmosfera di casa: un omaggio alla sua compagna, (il singolo I got you) alle azioni quotidiane (Washing dishes), ai suoi figli (You remind me of you e Radiate), un ricordo della sua vecchia punk band ai tempi della scuola (Tape deck), Change con il fidato amico Ben Harper all'inconfondibile slide guitar e una registrazione piú recente di Home, giá presente in Sleep through the static. Insomma, ascoltare questa From here to now to you é quasi come leggere un piccolo libro sulla vita di Jack. Se apprezzate la sua musica, procuratevelo, non vi deluderá.


Note a margine: il disco é stato realizzato con energia solare e ha una bella confezione in digipack.

Voto 73/100

Top tracks: I got you, Shot reverse shot, Tape deck

Tracklist:
1.  I Got You
2.  Washing Dishes 
3.  Shot Reverse Shot 
4.  Never Fade 
5.  Tape Deck 
6.  Don't Believe a Thing I Say 
7.  As I Was Saying 
8.  You Remind Me of You 
9.  Radiate 
10. Ones and Zeros 
11. Change (with Ben Harper)
12. Home

16/09/13

Supporto fisico o streaming?

Comoditá o poesia? Con questa domanda sintetizzerei tutta la questione.

Da un lato c'é l'enorme comoditá dello streaming che che ci fa usifruire della musica che piú ci piace sui nostri cellulari, computer, tablet e chi piú ne ha, piú ne metta; dall'altro ci sono i CD (o i supporti fisici in generale), che, oltre a darti il senso di possesso dell'oggetto, ti danno una serie di vantaggi quali l'artwork e la qualitá audio, non dimenticando la magia di inserire il disco nell'apposito lettore per poi premere il tastino "play". 

Cominciamo dalla qualitá, spesso dimenticata, o poco conosciuta, soprattutto dagli ascoltatori piú giovani. Ci ritroviamo ad ascoltare dei dischi solo in Mp3, o addirittura da Youtube in bassissima qualitá (se caricata da fonti non ufficiali), magari con delle cuffie o degli speakers economici.
Ecco, provate ad ascoltare lo stesso album in uno stereo decente e con delle casse di grandezza decente. Niente di strabiliante o di troppo costoso, solo decente. Ascoltai diverse volte il magnifico Wasting lights dei Foo fighters in Mp3 scaricato dalla rete e dopo un po' decido di acquistarlo in CD. Premo play e... magia! Totalmente un altro suono, le chitarre non suonavano piú ipercompresse ed il suond generale era migliorato in maniera esponenziale. Mi sono maledetto per averlo ascoltato per un mese sullo smartphone. A proposito, provate a riprodurre quello che ascoltate giornalmente nel vostro pc (magari portatile) in un impianto professionale, vedrete che merda uscirá fuori.

Il principale vantaggio del supporto virtuale rispetto al supporto fisico é, dicevamo, la comoditá: proprio per questo motivo, ahimé, nel mio trasferimento a Londra non ho potuto portare con me centinaia di CD - musicassette - vinili che fanno parte della mia collezione, mentre con 200 grammi (il mio Hard disk), sono riuscito a portare tutto e anche di piú.
Si, OK, peró dove lo mettiamo il piacere di scegliere quale disco mettere, scartabellando tra la tua collezione? Godere dei disegni, delle edizioni limitate, delle custodie traballanti, di quelle rotte, dei testi, dello sfogliare dei libretti e degli odori. Liberissimi di non credermi, ma riuscirei a riconoscere i miei primi CD acquistati solamente dall'odore.

Quanto é fastidioso quando parte un disco che non vorremmo, magari dopo quello ascoltato, per la riproduzione automatica attivata o per un pollice poco preciso. E' una cosa che odio, ma capisco che potrebbe essere una cosa personale.

Volete anche mettere il brivido di acquistare qualcosa a scatola chiusa? Non posso biasimare nessuno che non lo faccia, ma lo scartare e l'inserire il CD con tanti dubbi, ha un fascino maledetto, che (purtroppo, ma per fortuna, se guardiamo il lato economico) oggi non proviamo piú. Ricordo quando comprai " The great southern trendkill" dei Pantera a scatola chiusa chiedendomi: "sará pesante come il precedente? Spero di no". Per la cronaca, l'album cominció con i 10 secondi piú pesanti della storia della musica. Oppure "pacchi" clamorosi tipo uno disco degli sconosciuti dei The goats, acquistato ad un prezzo ridicolo, scoprendo, al play, che era un album Hip Hop divertentissimo, di rock/metal aveva solo la copertina. Per non parlare dei bootleg, illegali da molti anni, ma che ad inizio anni 90 imperversavano. Ho trovato gemme magnifiche (il penultimo concerto dei Nirvana e un live dei Metallica con qualitá audio pazzesca, per dirne due) e pacchi clamorosi (la brutta copia dell'unplugged in NY sempre dei Nirvana. Era lo stesso concerto, la tracklist in ordine diverso e con qualitá sonora bassissima).
Oggi, peró, abbiamo YouTube e tutto questo non é piú realtá. Sicuramente ne beneficia il portafoglio, ma non perdiamo un po' di poesia a causa anche della troppa scelta? Mi rendo conto che le mie parole possano suonare come quelle di un anziano che rimembra i suoi tempi, disprezzando quelli attuali.

Ancora oggi adoro andare nei negozi di dischi (quei pochi rimasti aperti, purtroppo), soprattutto nelle sezioni "SALE" dove i CD sono tutti ammassati e devi scorrerli uno ad uno per trovare qualcosa che ti interessi, magari impolverandoti le dita. Oppure semplicemente scegliere il disco appena uscito ed essere indeciso su quale versione acquistare, la limited o la tradizionale. Meglio quella con le bonus tracks? Il digipack? L'edizione con il dvd? Non é un po' triste cliccare "download" su uno schermo senza poter toccare l'oggetto e senza possedere nulla di tangibile, magari facendo si che un giorno ti dimenticherai di quel disco, dopo essere sparito dalla tua vista? Onestamente non riascolto piú un sacco di dischi che meriterebbero di essere riascoltati, solo perché non li posseggo in edizione fisica e quasi mi dimentico della loro esistenza.

Lo stesso discorso si potrebbe estendere anche ai libri. Non é poetico scegliere un libro anche grazie all'aspetto (o all'odore) della carta? Vi potreste immaginare delle librerie o delle biblioteche senza libri ma con solo computer ed E-book? Sicuramente comodissimo, ma non sarebbe un po' triste?

Non voglio dire bugie, dicendo che ascolto e compro solo roba fisica, ma cerco di acquistare sempre tutti quei dischi che, a mio parere, meritano di essere acquistati e mi maledico ogni volta che clicco play sul computer invece di prendere un CD dallo scaffale.

Dite la vostra.

11/09/13

Recensione: Arctic Monkeys - AM (2013)



A cura di FABIO S.

Le scimmie artiche sono tornate, più sexy che mai. AM segna infatti una svolta importante nel suono della band, e che ci crediate o meno, l’influenza principale per quest’album è stato l’R&B. Lo stesso Alex Turner, in varie interviste, sottolinea come la band si sia ispirata ai beat di Dr. Dree e alle tonalità soul di Ike Turner.

Da dove viene fuori questa svolta? Mah, un po’ per noia, un po’ per voglia di sperimentare, ma soprattutto,  questo è un suono che la band covava dentro di sé da sempre. Come dice Matt Helders: “abbiamo sempre avuto voglia di avere un suono sexy, ma mentre negli album precedenti è rimasto un desiderio represso, ora invece lo abbiamo fatto esplodere”.
La parte ritmica segna una delle novità maggiori, e l’influenza dell’hip hop è evidente, basta ascoltare i primi 20 secondi di “Arabella” o “Why'd You Only Call Me When You're High?” per farsi un’idea, ma è comunque una caratteristica di fondo di tutto l’album. Ritmo abbastanza lento e cadenzato, con un basso molto profondo e potente, perfetto per andare in giro in macchina con il subwoofer a palla e i finestrini abbassati. Da questo punto di vista la differenza con i loro primi due album “Whatever People Say I Am, That's What I'm Not” e “Favourite Worst Nightmare” è abissale.

L’altra caratteristica di fondo sono le controvoci in falsetto di Matt e Nick, presenti in quasi tutte le canzoni, che finiscono per dare ai brani quel tono soul e sexy che la band voleva. Sicuramente dietro questa novità sonora c’è anche quel buontempone di Josh Homme, sempre più amico degli Arctic Monkeys, e sempre pronto ad elogiare pubblicamente Alex e compagni. Ci vedo un parallelo tra il cambio si suono dei QOTSA in “Like Clockwork” e quello di AM: quest’aspetto “sexy” è definitivamente un denominatore comune tra i due. Josh poi non poteva mancare come collaboratore, e infatti canta in due brani: “One For The Road” e “Knee Socks”, anche se si limita a fare la seconda voce in un pezzettino della canzone, considerati da Alex i 30 secondi più fighi di tutto l’album (e le sviolinate reciproche continuano).
Un’altra collaborazione è quella di Bill Ryder-Jones (precedente leader dei The Coral), che suona la chitarra in “Fireside”, uno dei pochi brani dell’album ad avere un ritmo più veloce e coinvolgente, insieme a “Snap Out Of It” e “I Want It All”.
Infine, Pete Thomas (batterista di Elvis Costello) suona in “Mad Sounds”, un brano dal forte marchio Velvet Undergound, una delle mie preferite dell’album, insieme al primo singolo “Do You Wanna Know?”.

Da segnalare anche un’omaggio ai Black Sabbath nel brano Arabella, il cui ritornello è una chiara ripresa del riff di War Pigs, (spero sia inteso come omaggio o citazione, altrimenti sarebbe un plagio imbarazzante). “I Wanna Be Yours”, che chiude l’album, ha invece come testo un poema di John Cooper Clarke, poeta punk inglese. E anche in queste cose Alex Turner si differenzia in quanto a originalità.
Insomma, il titolo dell’album, “AM”, dovrebbe stare per le iniziali del gruppo, ma potrebbe anche essere un celato riferimento alle ore notturne, e all’atmosfera in cui si viene trasportati durante l’ascolto. E’ un disco che sta davvero bene per ondeggiare in pista a tarda notte, quando si è già sfatti ma non si vuole tornare a casa. Oppure da mettere in auto la sera tardi, mentre si attraversa la città di notte.

Dopo 5 album pubblicati, è chiaro ormai che gli Arctic Monkeys sono  una delle band inglesi più talentuose dell’ultimo decennio, come testimoniano sia i tanti premi vinti, sia la conquista da headliner del palco di Glastonbury, che non è roba da tutti insomma. Sanno crescere, evolversi e cambiare, sanno tirar fuori le loro diverse anime, le loro diverse tendenze, e le sanno esprimere in musica, ottenendo dal punto di vista qualitativo, sempre ottimi risultati. Ciò dimostra talento, ma soprattutto una grandissima autostima e fiducia in sé, come è chiaro anche osservando Alex Turner: capello alla Elvis, con tanto di pettine nel taschino per l’occasionale aggiustatina, tatuaggio sull’avambraccio, abito elegante stile rockabilly e una capacità di tenere il palco da veterano. Non molte band riescono a creare nel loro pubblico quell’attesa e quella curiosità riguardo all’evolversi del proprio suono. AM è firmato R&B, il prossimo?

Voto 70/100

Tracklist:
1. Do I Wanna Know?
2. R U Mine?
3. One For The Road
4. Arabella
5. I Want It All
6. No. 1 Party Anthem
7. Mad Sounds
8. Fireside
9. Why’d You Only Call Me When You’re High?
10. Snap Out Of It
11. Knee Socks
12. I Wanna Be Yours

10/09/13

Top 10: Metallica

Senza troppe introduzioni di sorta, beccatevi la top 10 dedicata ai Metallica.

10) Whenever I may roam (da Metallica)
Direttamente dal "Black Album", una canzone che mi ha sempre affascinato per il suo riff orientaleggiante, per la sua magnifica melodia vocale e per il suo testo (parla dei vagabondi). Beccatevi sta versione con le chitarre sporche da un live raro del 1993.


9) Hit the lights  (da Kill'em all)
Ricordo ancora tutto: Era il 1993 ed ero praticamente un ragazzino, un conoscente mi venne a trovare nella residenza estiva dell'epoca (non sono ricco, sia chiaro) e mi diede una audiocassetta Fuji con una scrittura discutibile. Ascoltati questa, mi disse. Era Kill'em all.
Questa canzone mi procuró uno shock, ricordo ancora quelle sensazioni e l'odore di quelle cassetta. Vi propongo quella dell'album, infatti.


8) The unforgiven (da Metallica)
Lars Ulrich racconta che la band voleva creare una ballad abbastanza canonica, poi ci ripensó ed invertí i fattori: strofa potente e ritornello docile. Esperimento molto riuscito, direi.
L'intro é una canzone di un film western, peró é al contrario e non si capisce quale sia. Lo so, non ve ne frega niente, ma ve l'ho detto lo stesso. I Metallica faranno anche dei seguiti di questa canzone. Non troppo malvage, in veritá, ma che non si avvicininano neanche al di livello questa.


7) For whom the bell tolls (da Ride the lightning)
Ok, Lars Ulrich sará un batterista tecnicamente mediocre, peró ha un gusto non indifferente e le canzoni senza di lui non sarebbero la stessa cosa, soprattutto questa. 
For whom the bell tolls é una delle canzoni che rappresentano di piú la band, perché ogni componente esprime al meglio le proprie caratteristiche e ognuno ha i propri spazi. Persino il basso (spesso snobbato, dopo Cliff) é uno strumento fondamentale in questa canzone, ed é stato spesso anticipato da assoli dai bassisti di turno, on stage.


6) Fade to black (da Ride the lightning)
Arpeggio magnifico e assoli ancor di piú, una delle power ballad piú famosa del metal. Dai, la conoscete tutti, poffarbacco.
Vi propongo una versione live (ottima) perché la voce di Hetfield da disco pre-Black Album mi ha sempre fatto abbastanza cagare.


5) Battery (da Master of Puppets)
Una chitarra classica la introduce, poi diventa una sfuriata spaccatimpani velocissima. La miglior opener thrash dei Metallica. E la battaglia non é certo facile, se consideriamo canzoni come la giá citata Hit the lights o Blackened.
Vi propongo la versione dell'album perché l'intro con la chitarra acustica é trooooppo bello.
CANNOT KILL THE BATTERY!


4) Nothing else matters (da Metallica)
Questa canzone piace a tutti: ai metallari, alle sorelle dei metallari, ai genitori dei metallari e persino ai nonni dei metallari. Hetfield stavolta divino dietro al microfono e un intro di chitarra che é entrato nella storia della musica.
Bellissimo anche il videoclip con le riprese all'interno dello studio di registrazione. Divina


3) Enter sandman (da Metallica)
Ecco, parlavamo di opener, questa non é thrash, la velocitá e la doppia cassa dopo il 1989 si sentono sempre di meno, ma l'impatto della canzone é devastante. Ancora oggi, dopo piú di 20 anni, la canzone é un must nei locali/club legati al rock/metal, diventando cosí una canzone fondamentale. Certo, il testo parla dell'uomo nero che spaventa i bambini, avrebbero potuto sceglierne uno migliore, ma la musica é cosí bella che ce ne freghiamo, giusto?
Vi propongo la magnifica esibizione del Freddie Mercury tribute.


2) Master of Puppets (da Master of puppets)
Beh, non penso proprio abbia bisogno di presentazioni. Mi ricordo che la ritrovai pure alle scuole medie nel mio libro di musica. Si, non sto scherzando, mi sembra si chiamasse Allegro vivo bis, se volete controllare.
Canzone perfetta, con un bel break centrale e con un James Hetfield che ci introduce nel mondo della dipendenza dalla droga. MASTER! MASTER! Grandissimo testo e grandissima canzone.
(I cori, ad un certo punto della canzone sono del compianto Cliff Burton)


1) One (da..And justice for All)
Per me é la numero uno dei Metallica. Atmosferica, malinconica e poi tipicamente thrash, con delle parti chitarristiche mozzafiato. Il testo parla di una storia agghiacciante di un uomo colpito da una mina e ridotto come un vegetale, senza gambe, braccia, udito, vista e parola.
Vi propongo questa versione da Woodstock del 94 con un Hetfield appena uscito da un barbiere sbronzo e con un Kirk Hammet in modalitá tributo a Bob Marley che peró ci regala un assolo finale che sfiora la perfezione.



05/09/13

Recensione: Hell`s Island - Black Painted Circle (EP-2012)


Ecco a voi i bresciani Hell's Island, band in attivo dal 2002 e con un passato un po' travagliato alle spalle, fatto di tanti piccoli successi, esibizioni live con ottimi riscontri di pubblico ma anche di una lunga pausa di riflessione nel bel mezzo del loro cammino. Adesso ci presentano il loro ultimo EP: Black painted circle, uscito lo scorso anno.