28/10/13

Le interviste terribbbili: Vicolo inferno

Bentornati alle interviste terribbbili. Stavolta tocca agli imolesi Vicolo inferno, freschi di pubblicazione del loro album Hourglass. Vediamo come se la cavano...



27/10/13

Recensione: Flying colors - Live in Europe (2013)


Calma Flying colors... perchè sta fretta? Pubblicare un live album dopo un solo disco da studio non è eccessivo? Forse si, lo dirà in qualche modo anche il chiaccherone Mike Portnoy durante la performance, ma aspettate, ci arrivo dopo.

24/10/13

Top 10: Megadeth

Eccovi una top 10 dedicata a quella personcina a modo che risponde al nome di Dave Mustaine e alla sua band, Megadeth.

Cominciamo

10) 1000 times goodbye (da The world needs a hero)
No, pur non essendo male, la canzone non meriterebbe di stare in questa playlist, ma neanche per sogno. Peró non volevo privarvi di farvi fare 4 risate con Mustaine che fa il neomelodico e che inserisce delle telefonate con la ragazza che lo lascia.
Ho trovato anche il lyric video, cosí i non anglofoni non si perderanno neanche una parola delle telefonate. Cliccate sotto e godetevela!



9) The scorpion (da The system has failed)
Chi é lo scorpione? La donna di Mustaine? Il governo? La droga? La suocera di Ellefson? Comunque, la canzone stavolta merita in toto, bella doppia voce costante e grandissimo chorus. Cliccate sul titolo e potrete ascoltarla. Olé

8) Angry again (Last action hero OST)
Pure le colonne sonore vi trovo!
Si, perché Angry again non si trova in nessun album ufficiale, ed é un peccato perché sarebbe la migliore traccia di molti dischi della band. Beccatevela con i sottotitoli in italiano...

   

7) Peace sells (da Peace sells...) 
Il giro di basso di Ellefson é uno dei piú famosi del panorama metal e Megadave fa l'anarchico incazzato che se la prende con i governi, le corporazioni e con tutti quelli con cui se la puó prendere. puputumpumpupimpuputimpimputumputipimpu (il giro di basso). Vi propongo una versione live perché il suono di quella dell'album non mi piace granché. Cavallo di battaglia in tutti i live.

6) She-wolf (Da cryptic writings)
Mustaine ha un conto aperto con le donne (probabilmente anche in banca).
Questa sdolcinatissima She wolf dovrebbe essere dedicata ad una ex moglie di un suo ex amico. Boh. Il poco rancoroso testo comincia con  "The mother of all that is evil...Her lips are poisonous venom". Chiaro, no?

5) Reckoning day (da Youthanasia)
Ennesimo titolo estremamente poco rancoroso per la bella opening track di Youthanasia, che peró nel testo dice di non volere vendette cose del genere. Boh, chi lo capisce é bravo. Vi posto una versione live da un Woodstock di quasi 20 anni fa. Dave ha i capelli tagliati con il righello.



4) Tornado of souls (da Rust in peace)
A molti non piace Mustaine come cantante e Mustaine stesso afferma di non essere un grande cantante. Probabilmente sará cosí, ma, per quanto mi riguarda, quando canta al suo meglio, riesce ad emozionare e ad essere incisivo come pochi. Sta versione live di Tornado of souls é una bomba, ci sono anche Friedman e Menza! Cliccate play, cha aspettate, cazzo!

   

3) Skin o' my teeth (da Countdown to extinction)
Guardatelo (cliccando sul titolo sopra) quanto é arrogante e altezzoso quando canta sta canzone, l'opener del mio album preferito Countdown to extinction. Prima di un concerto Mustaine descrisse cosí la canzone: "questa canzone riguarda tutte le volte che ho provato ad uccidermi e non sono riuscito a farcela, questa é Skin o' My teeth!' Una volta peró si piegó ad MTV e, prima di un'esibizione per l'emittente, gli venne intimato di non parlare di suicidi e roba del genere, lui, dal palco, se ne uscí con: "questa canzone non riguarda il suicidio" e cominció...

2) Sweating bullets (da Countdown to extinction)
L'apoteosi della follia, Mustaine parla con se stesso con voce schizofrenica (che poi é la sua naturale). Effettivamente di Mustaine in questo video ce ne sono 3 o 4, pensate che delirio. Il video é la versione breve della canzone, ma non lamentatevi, ok?

1) Hangar 18 (da Rust in peace)
Sentirla come sigla di apertura nella videorubrica della Gazzetta dello sport del lunedí mi fa spaccare dalle risate ogni singolo inizio di settimana, trovare una sigla inappropriata come questa é difficile. In ogni caso..
Negli anni, posso dire che é la mia preferita dei Megadeth in quanto la riascolto sempre con più piacere delle altre, merito di una prima parte con un giro di chitarra magnifico (é quello di The call of Ktulu dei Metallica, per chi non lo sapesse) e di una seconda parte che é l'apoteosi di soli e passaggi di batteria. .
Signore e signori, Hangar 18! (quando fate parte la canzone pensate all'immagine della gazzetta dello sport)

21/10/13

Recensione: Never trust - Morning light (2013)


Centro! Si, questi ragazzi hanno fatto centro.
I lombardi Never Trust, in attivitá dal 2007 e con significative esperienze live alle spalle, avendo fatto da spalla a band del calibro di Hormonauts ed Extrema, ci propongono il loro primo disco, Morning light, totalmente autoprodotto e registrato negli USA. Scelta azzeccatissima, per quanto si puó ascoltare: il suono dell'album é pressoché perfetto ed incontra i miei gusti al 100%.
Normalmente non amo i cantati femminili, ma la voce di Elisa mi convince a pieno, é melodica ma non fa mai mancare la giusta agressivitá che i pezzi necessitano. Ottimo lavoro anche per il resto della band. Se posso aggiungere un'altra cosa (sí che posso, il blog é mio...), il suono della batteria mi piace un casino.Ecco, l'ho detto.

19/10/13

Recensione: Motorhead - Aftershock (2013)


Ancora un altro disco dei Motorhead?? Ma Lemmy non era malato?
Niente, questo non lo ferma nessuno, dopo aver cancellato praticamente un tour mondiale per le sue condizioni di salute (e se sta male lui, vuol dire che sta veramente male), rieccolo. Devono abbatterlo con i carri armati se vogliono fermarlo, sempre lo stesso, sempre avanti per la sua strada e sempre avanti con la sua musica, che come da scontatissima previsione, é sempre uguale. Non é proprio per questo che Lemmy piace e viene considerato un semi-dio? Chi potrebbe fare 21 album tutti uguali ed essere sempre li, con il suo basso, i suoi nei e il suo microfono, messo in una posizione scomodissima per qualsiasi altro essere umano?

Scrivere una recensione su un disco dei Motorhead é una passeggiata, chiunque potrebbe recensirli quasi senza ascoltarli, peró faccio il formale e il professionale (cosa che non sono mai stato, comunque) e scrivo due paroline su questo Aftershock, dai:
(mmmhhh mmmhh, mi schiarisco la voce e mi do un tono)

Aftershock trasuda rock, blues sporco, Jack Daniel's e sigarette, come sempre.
Le canzoni saranno copia-incolla di 100 altre vecchie, ma sono dannatamente riuscite, perfette per una gita in macchina con la decappottabile o, ancora meglio, con un furgoncino tamarro. La possente opener Heartbreaker, i blues clamorosi di Lost woman blues e Dust and Glass, i riff cattivissimi di End of time, canzoni e titoli grezzissimi come Silence when you speak to me (geniale) e Going to Mexico, e la solita, immancabile, copia di Ace of spades che stavolta é Queen of the damned.
Certo 14 pezzi sono parecchi, considerate le circostanze, e almeno 2-3 in meno avrebbero fatto giovato ad un ascolto complessivo piú gradevole e scorrevole, ma lo trovate voi il coraggio di dirlo a Lemmy? Io no.

Voto 68/100

Top tracks: Heartbreaker, Lost woman blues, Silence when you speak to me (solo per il titolo)

01. Heartbreaker
02. Coup de Grace
03. Lost Woman Blues
04. End Of Time
05. Do You Believe
06. Death Machine
07. Dust And Glass
08. Going To Mexico
09. Silence When You Speak To Me
10. Crying Shame
11. Queen Of The Damned
12. Knife
13. Keep Your Powder Dry
14. Paralyzed

18/10/13

Le interviste terribbbili: Superhorrorfuck

Basta con le intervista tradizionali, é ora di voltare pagina! 
Cominciamo le interviste terribbbili con i Superhorrorfuck, band di schiz, ehm, di bravissimi ragazzi (morti).
Questi qui sotto, insomma.


1) Togliamoci subito il dente: sfogatevi e dite tutto quello che volete sulla vostra band, sul vostro album e su tutto quello che volete, potreste non averne piú opportunitá (parlo per questa intervista, sia chiaro)
Avete presente cosa potrebbe uscire da un devastante incidente stradale tra il tourbus dei KISS e quello dei Twisted sister? Intendiamo, se prendessimo i brandelli dell'una e dell'altra band e li cucissimo insieme per poi rianimarne il risultato?
Ecco, questo andrebbe molto vicino ai SUPERHORRORFUCK, e non solo per il look, anche per il suono diabolicamente e selvaggiamente Rock'n'Roll che ne scaturirebbe... Il nostro nuovo album è un buon prodotto per capirci meglio, un album
molto personale, quasi la perversa Bibbia dei SUPERHORRORFUCK... Ascoltatelo, memorizzatelo, e poi venite a celebrare con noi il giorno del Signore dell'Horrorchia ai nostri live shows...

17/10/13

Recensione: Running wild - Resilient (2103)



Sciolti, riuniti, brutti ritorni, trallallero trallallá, rieccoli!
Ritornati con questo Resilient e con una formazione ridotta ai soli Rolf "Rock n' Rolf" Kasparek e Peter Jordan (con una drum machine al posto di un batterista ufficiale? Il suono spesso dice di si), i Running wild ci riprovano. Risultato? Mmmmmm. Suoni e canzoni rassicuranti, buoni riff, un suono generale niente male, molto mestiere ed ispirazione che viene e che va.
Se ci si puó emozionare e si puó agitare la testa ascoltando l'opener Soldiers of fortune, Desert rose e soprattutto la conclusiva Bloody island (dove si respira la, a loro molto cara, atmosfera piratesca) ci si puó anche stancare di ascoltare delle composizioni che sembrano, a volte, scritte con il pilota automatico. Nessuna traccia é malvagia, ma molte non gridano "dai, riascoltami!", che é il vero problema del disco.

Recensione: Funk Jam Project - Motherfunkers (2013)


Arriva una email da parte di uno dei ragazzi dei Motherfunkers con il "classico" testo: "ci piacerebbe avere una recensione su Given to rock, bla bla bla, siamo un gruppo Jazz/funky..."
Preparo la risposta, qualcosa del tipo "grazie mille per averci contattati, peró non so un cacchio sul jazz/funky ed é un po' fuori genere rispetto al blog, quindi mi dispiace, ma non posso farvi la recensione" (scritto in maniera un po' piú professionale, ovviamente).
Mentre scrivevo la mail di risposta mi sono detto "ma vabbé, ascoltiamolo lo stesso, nel frattempo"... La mia testa ha cominciato a muoversi compulsivamente e il piede ha cominciato a battere sotto la scrivania.

16/10/13

Intervista: Seta

E' la volta dei Seta, giovane rock band italiana, fresca di debutto con il loro album "Interferenze".
Scambiamo quattro chiacchere!


1) Salve ragazzi. Innanzitutto vi faccio i complimenti per il vostro album, che ho apprezzato parecchio. Direi di  cominciare spiegandoci brevemente le vostre radici e come vi siete conosciuti.
Grazie, ci fa piacere che il nostro disco ti abbia colpito. Noi siamo una band veronese nata non tanto tempo fa a dire il vero, nel 2009, quando io (Luca), Rudy (basso) e Alberto (tastiere/synth) abbiamo deciso di iniziare a fare brani originali. Per un periodo di tempo abbiamo collaborato con alcuni turnisti che ci hanno aiutato a sviluppare alcune canzoni, fino all’arrivo di Lorenzo (chitarra) e Matteo (batteria) che si sono subito dimostrati interessati al progetto e hanno dato il loro significativo contributo al disco. Io, Rudy e Alberto ci conosciamo e suoniamo insieme oramai da oltre un decennio, mentre Lorenzo l’ho conosciuto qualche mese prima di entrare in studio per le registrazioni del disco. Un amico in comune ci ha chiesto di partecipare ad una sua esibizione come strumentisti e c’è stato subito il giusto feeling. Matteo invece ha suonato per un breve periodo con Rudy e ogni volta che ci incontravamo ne parlava così bene che non potevamo non chiedere a lui di prendere parte al progetto SETA.

2) Da dove nasce il vostro nome, cosí particolare?
Si in effetti è un po’ particolare anche perché è nato un po’ per caso e poi, altrettanto casualmente, il suo significato ha preso forma nel tempo. Seta nei paesi dell’est Europa viene usato nei cartelli stradali per indicare la presenza di lavori in corso e a noi piaceva molto l’idea di usare questo nome che collimava con il nostro progetto che stava prendendo forma ed era in continua evoluzione. Poi ha trovato il suo significato anche in italiano proprio specchiandosi nella nostra musica. Infatti il termine seta, identifica un tessuto pregiato ma che deriva da una cosa semplice e naturale che è il baco, ed è quindi un po’ come la nostra musica, una continua ricerca di suoni e di melodie sempre più affinate ma che vengono dal cuore e che nascono giorno dopo giorno, prova dopo prova.

3) A cosa si deve la scelta di cantare in italiano piuttosto che inglese?
Nessuna scelta, è stata una cosa del tutto naturale. Pensiamo che in Italia ci sia ancora tanto spazio per la musica e per le band emergenti e inoltre ci faceva piacere esprimere i nostri concetti nella nostra lingua madre.

4) Altra domanda di rito: quali sono le vostre influenze?
Qui facciamo un po’ di fatica a darti una risposta comune anche perché arriviamo tutti da estrazioni musicali differenti e infatti queste diversità hanno influito molto sulle sonorità del disco. Diciamo che abbiamo cercato di dare spazio alla personalità di ognuno di noi e alla musica che ad ognuno di noi piace. Ci sono influenze un po’ più rockeggianti e altre molto più elettroniche che abbiamo cercato di miscelare nel miglior modo possibile. Speriamo di esserci riusciti.

5) Al di lá delle vostre influenze, quali sono i vostri album preferiti?
Guarda spaziamo molto e tra molteplici generi, passiamo da Zero dei Bluvertigo il preferito di Alberto, fino ad Appetite For Destruction dei Guns N’Roses il preferito di Rudy, passando per Fortress degli Alter Bridge il preferito di Matteo, fino ad arrivare a Ritual De Lo Habitual dei Jane’sAddiction il preferito di Lorenzo.

6) Una domanda che amo fare, sempre riguardo ai vostri gusti, qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare.
Visto che nell’elenco sopra non ho messo il mio album preferito ti rispondo io a questa domanda. Un disco che mi piace molto è Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers perché rispecchia un po’ la filosofia del nostro LP, non tanto come musica, ma come concetto di base. Questo disco racconta una storia e ogni brano è diverso dall’altro e all’interno si possono trovare molte influenze musicali. Penso che sia sbagliato dire che sia l’unico che possa apprezzare ma diciamo che è uno di quelli che ogni musicista dovrebbe avere in casa.


7) Se doveste scegliere un solo brano del vostro album, quale scegliereste? Un brano al quale siete piú affezionati o quale pensate sia il piú rappresentativo.
Pensiamo che il brano che meglio ci rappresenta sia Istante perché al suo interno sono racchiuse le influenze musicali di tutti noi. Forse questo brano è l’essenza di tutto il nostro progetto dove all’interno sono presenti parti melodiche e suoni un po’ più pesanti miscelati con i suoni elettronici dei synth.

8) Qual è il vostro processo creativo? Come nascono le vostre canzoni?
Non abbiamo un modo preciso per comporre le canzoni, a volte nascono da un testo, a volte da una linea musicale, molto spesso partono da suoni synth e da un concetto di base, un immagine di qualche cosa che vogliamo raccontare. Facendo così ogni elemento della band riesce a dare il proprio apporto e il proprio carattere al brano.


9) E adesso? Quali sono i vostri progetti?
Per ora il progetto è quello di suonare per promuovere il disco e stiamo già  lavorando in studio i suoni di base per il nostro prossimo lavoro.

10) Questa era l’ultima domanda. Chiudete l’intervista come preferite.
Un saluto agli amici di Given to rock e mi raccomando, seguiteci sul nostro sito ufficiale www.setaofficial.com o sul nostro facebook www.facebook.com/SetaOfficial.

Grazie e un grande in bocca al lupo!

14/10/13

Recensione: Pearl Jam - Lightning bolt (2013)


Sin dal titolo di questo blog, potete capire tutto il mio attaccamento per la band di Seattle e potete intuire quanto sia impegnativo scrivere una recensione, non di parte, su di loro. Ci provo? Si, dai:

Prima, peró, uno sguardo al packaging: I Pearl jam ci hanno sempre abituato a confezioni gustose e ricercate, in digipack e con forme particolari, lontane anni luce da quelle canoniche in plastica, che occupano il 95% (cifra assolutamente casuale) degli scaffali. Anche stavolta é cosí: un bellissimo digipack con una splendida sensazione al tatto e un folto booklet, compreso di testi e disegni. Spicca la dedica: "Dedicated to Uncle Neil", banale pensare si tratti di Neil Young.

Veniamo al contenuto del disco. Beh, la cosa che salta subito all'orecchio é la voglia di sperimentare e di non cullarsi sugli allori. I PJ di strada ne hanno fatta tanta e di canzoni ne hanno scritte tante, ma se c'é una cosa che li rende una delle migliori band del panorama odierno, é proprio la voglia di mettersi in gioco. Non in maniera esagerata o drastica, sia chiaro, ma cambiando sempre quel qualcosa che li fa suonare leggermente diversi rispetto al recente passato. Lo hanno fatto con Vitalogy, lo hanno fatto in maniera esagerata con No Code poi con Binaural, con Riot act e con l'omonimo "Avocado" del 2006.

Questo Lightning bolt è un album (appunto) diverso.
Si, ci sono cose che ti aspetti dalla band, come la Title track (la prima title track nella storia della band, per chi non ci avesse fatto caso) o la bella ballata Vedderiana (e Springsteeniana) Future days, canzoni che seguono sequenzialmente il corso della storia della band dopo Backspacer.
Ma ci sono anche tante canzoni che non ti aspetti, è il caso di Pendulum, Infallible o Yellow moon, tutte canzoni che, ad un primo ascolto, ti chiedi: "aspetta, che è 'sta cosa?" Gli ascolti successivi gli daranno ragione, perchè Vedder e soci hanno (quasi) sempre ragione. Ok, sto diventando di parte. Al minuto 1.27 di Yellow moon (canzone che mi ricorda tante altre cose della band, Low light su tutte) il "we go" pronunciato da Eddie mi fa rizzare anche i peli delle dita dei piedi. Ok, la smetto.

Per far vedere che non sono troppo di parte, analizzo i punti dolenti del disco, a mio parere le tracce 9 e 10.  
Let the records play è una canzone con venature blues, molto diversa e molto coraggiosa, con Mike McReady e Stone Gossard protagonisti. Apprezzo le intenzioni, la canzone è musicalmente interessante, ma il ritornello non si può proprio ascoltare, se devo essere onesto. Sleeping by myself è la rivisitazione di una bellissima canzone di Eddie Vedder presente su Ukulele song. Se l'esperimento riuscì 10 anni fa con Can't keep, canzone nata solo per l'ukulele ma riarrangiata "full band", non si puo' dire lo stesso, stavolta. Della versione full band di Sleeping by myself non se ne sentiva il bisogno, onestamente.

Analizzando altri momenti del disco, l'opener Getaway conquista sin dal primo ascolto con il suo incedere scanzonato, Mind your manners è una sfuriata punk gradevole (!?), My father's son mi ricorda le grandi atmosfere di Yield e il singolo Sirens è uno dei punti più alti del disco: quando Eddie canta in quella maniera, potrebbe cantare anche la lista della spesa. Se poi ci si aggiunge Mike mcready con un solo magnifico (anche se troppo breve)... Swallowed whole riprende alcune atmosfere di "avocado" e lo fa benissimo. La canzone è molto meno interessante di altre, ma ti cattura per la sua semplicità e non ti lascia più.

La band: Di Vedder inutile parlarne, ormai la band é totalmente nelle sue mani da molto tempo, e tutto é a sua immagine e somiglianza. Matt Cameron non ha dato contributi di scrittura all'album ed è meno protagonista di altre volte, le chitarre di Mike McReady e di Stone Gossard sono sempre ottime (anche se, per i brani più aggressivi, avrei preferito dei suoni più rudi) e Jeff Ament è spesso il protagonista del disco, a livello di scrittura come a livello pratico: un sacco di parti di basso sono gustosissime e a volume altissimo l'opener Getaway, su tutte.

Se dei Pearl jam apprezzate solo i primi 2-3 dischi, potete anche evitare questo Lightning bolt, per tutti gli altri...
Bentornati Pearl Jam!

Voto 71/100

Top tracks: Infallible, Sirens,Yellow moon
Skip track: Sleeping by myself

  1. Getaway
  2. Mind Your Manners
  3. My Father’s Son
  4. Sirens
  5. Lightning Bolt
  6. Infallible
  7. Pendulum
  8. Swallowed Whole
  9. Let The Records Play
  10. Sleeping By Myself
  11. Yellow Moon
  12. Future Days

11/10/13

Musicisti che vanno fuori di melone

Durante i tour, ogni tanto qualcosa va storto e alcuni artisti non hanno proprio la calma tra le loro virtú.

Questo é un piccolo elenco di alcuni momenti che vedono alcune star del panorama rock/metal che vanno fuori di melone e se la prendono con qualche malcapitato di turno (a torto o a ragione, non lo sapremo mai).


Dave Mustaine (Megadeth)
Il filmato é molto breve e non é molto chiaro, ma sembra che MegaDave lanci la sua chitarra contro il chitarrista (che non sembra intonatissimo nei cori, sará per questo?). In realtá, molto piú probabilmente, non é contento del suono dei suoi monitor in ear e lo fa gentilmente notare a chi di dovere. Lo avrá licenziato dopo lo show?


Dave Grohl (Foo Fighters)
Il buon Dave vede qualcuno che fa a pugni durante una gig dei Foo Fighters e non la prende proprio benissimo, guardate la sua reazione. Magari avrá avuto ragione, peró forse é un po' troppo facile parlare cosí dal palco...


Angus Young (AC/DC)
Piena solidarietá al grande Angus. Un fan, o presunto tale, comincia a lanciargli addosso delle birre, (non ci é dato sapere per quale motivo) e lui smette di suonare per dirgli due paroline.


Billie Joe (Green day)
Il tempo a disposizione dei Green day é stato accorciato durante la performance stessa e Billie Joe non la prende bene, soprattutto perché l'artista che beneficierá di quei minuti é Usher, che evidentemente non gode della sua stima. Certo, tutti i torti non ha...
Per dovere di cronaca, Billie Joe entrerá in riabilitazione poco dopo questo avvenimento.


Kurt Cobain (Nirvana)
Al minuto 2.07 Kurt decide di lanciarsi tra il pubblico con la chitarra, ma nasce una rissa con un tipo della security, che vuole riportarlo sul palco. Il tipo grande e grosso si prende un colpo di chitarra in faccia da Kurt e il cantante si prende (a ragione, a mio avviso) un cazzottone che se lo avesse preso meglio lo avrebbe mandavato K.O. per almeno 6 mesi.


Blaze Bayley e Steve Harris (Iron Maiden)
Difficile vedere Steve Harris, di solito sempre  sorridente e partecipativo, cosí incazzato. Qualcuno probabilmente lancia qualcosa a Blaze (che canta The trooper in maniera abbastanza oscena, se dobbiamo dire le cose come stanno) e i due lo guarderanno malissimo per tutta la durata canzone per poi sbraitargli contro l'impossibile al termine della canzone. Meraviglioso, guardatelo.


Eddie Vedder (Pearl jam)
Questa volta non ci sono risse e probabilmente il video é un po' fuori tema, ma vale la pena dargli un'occhiata ugualmente. Eddie Vedder va fuori di melone da solo e si arrampica sopra il palco. Si, avete capito bene, proprio sopra il palco. Come ha fatto non lo so e anche se lo guardo, non ci credo.



Axl Rose (Guns n' roses)
Il mio preferito. Ci sono decine di video su Axl che si incazza per nulla e interrompe i concerti. Il mio preferito peró é questo. Il motivo dovrebbe essere il seguente: un fan sta riprendendo con la propria telecamera un concerto dalle prime file. Axl si incazza e chiede alla security di intervenire. Dopo aver aspettato per ben 2 secondi decide di farsi giustizia da solo. Poi ovviamente se ne va a casa.

08/10/13

Il demolitore: Led Zeppelin IV

Il demolitore é colui che non é mai contento, vede sempre il lato negativo delle cose ed é colui che risponderebbe alla classica domanda: "un bicchiere é mezzo pieno o mezzo vuoto?" con "non é né mezzo pieno né mezzo vuoto, é solo un bicchiere di merda". Incontentabile, demolisce  tutto quello che gli sta attorno, che si tratti di opere d'arte o di monnezza urbana, per lui é quasi tutto sullo stesso piano. Ha una brutta opinione pure di se stesso.
Vediamo di quale disco si lamenterá oggi:


Led Zeppelin IV: un capolavoro a detta di tutti, un disco passabile, a mio avviso.
Partiamo dalla copertina, che fa volutamente schifo per la scelta anti-commerciale della band di eliminare il nome dalla cover, piazzando un disegno insignificante al centro.
L'artwork ha peró un senso, nel vinile, aprendosi nella sua interezza. Alla fine, ma ce l'ha.

Venendo alla musica, il disco parte bene, devo dire: Black dog e Rock n' roll sono due belle canzoni, con bei riff, belle linee vocali, bel tiro e un ottimo gusto. Peccato che il resto del disco non sia per nulla su questi livelli. Skippando la lagnosa The battle of evermore ci ritroviamo davanti alla bella, affascinante ed enigmatica Stairway to heaven, canzone riconosciuta da tutti come una delle piú belle canzoni, in assoluto, della storia della musica. Bravi, bravi...Ma aspettate, fermi tutti, dove andate.

La canzone si basa su un bellissimo arpeggio, che peró appartiene ad una band semi-sconosciuta chiamata Spirit. Taurus é il brano in questione (ascoltatelo cliccando qui). Bella roba, prendere dischi che non si é cagato nessuno e costruirci canzoni intorno. E la discografia dei Led Zeppelin é piena di questa roba.
Si usava, dicono i fan della band, una volta era comune prendere idee di altre band. Bella roba, é come giustificare i furti o i negozianti che non fanno gli scontrini fiscali. "Non li fa nessuno, perché devo farli io?" Adesso mi metto a seguire tutte le band underground della mia cittá e faccio una hit con la migliore idea che trovo in giro. Intendiamoci, non farebbe comunque successo perché sono un mediocre, ma i Led Zeppelin erano molto meno mediocri di me, se dobbiamo essere onesti. Per dovere di cronaca, si deve comunque riconoscere alla band la bravura nella costruzione del pezzo. Ma, parliamoci francamente, Stairway to heaven senza quell'arpeggio, rubato, perderebbe l'80% del suo appeal. Ditemi che non é vero se avete il coraggio.

Seconda parte del disco abbastanza in ombra ed insignificante: tutte canzoni che se non le ascolti, vivi benissimo lo stesso, anzi, ti risparmi di sicuro qualche sbadiglio. Going to California spicca un po' tra queste perché si fa ricordare per delle belle atmosfere, ma niente di straordinario sotto il sole. Cosí come nulla di straordinario é la conclusiva When the levee breaks (riadattamento di un brano del 1928 di di Memphis Minnie e Kansas Joe McCoy), con un'armonica ai limiti dell'ossessivo che ci trapana il cervello per tutta la sua durata. E basta con sta armonica!

Insomma un disco altalenante: due canzoni ottime, un plagione memorabile, una rivisitazione discutibile, alcune buone atmosfere, ma anche tanti punti morti e noiosi. Disco sufficiente, tutto sommato, dai, sono buono.


Gli altri articoli de "Il demolitore":

Jeff Buckley - Grace
Pink Floyd - The dark side of the moon
Nirvana - Nevermind
Radiohead - Kid A

03/10/13

Recensione: Nirvana - In utero - 20th anniversary edition (2013)


Saró sincero, non me ne frega nulla dell'edizione del 20esimo anniversario, dalla quale, anzi, sono rimasto un po' deluso per via di alcune scelte. Queste le opzioni di acquisto:

02/10/13

Recensione: La Fury (EP-2013)


La furia dei La fury! (ecco, comincio la recensione con questa stronzata)
Con un genere che è a metà tra lo stoner, l'hardcore e l'alternative, i ragazzi fanno capire che hanno le idee ben chiare e ci martellano con i loro riff pesanti come macigni e gustosi, una base ritmica piena di forza e di estro e con un cantato, a volte urlato, a volte più melodico e pulito. Non sono un fan delle "urla" e di tutti i prodotti che le contengono, ma non si può rimanere non colpiti da questo prodotto dei ragazzi dei La fury, pieno di personalità. 

Le vocals andrebbero, a mio parere, un po' sistemate. Se le intenzioni sono ottime, l'intonazione, qui e li, si perde, ed alcune parti potrebbero essere migliori, vedi, soprattutto, la conclusiva Coma, più atmosferica e incentrata sul cantato rispetto alle altre tracce. 
In ogni caso, la personalità è una cosa importante e questa band ne ha da vendere. 
Prodotto e idee validissime, dategli un ascolto. 

TRACKLIST:
01. Ardiles
02. Jimmy the Clown
03. Mangusta 
04. Coma

Line up:
DIEGO CODEVILLA - Vocals
MARCO TAVERNA - Guitar
FEDERICO POGGI - Guitar
PAOLO DOSI - Bass
ALBERTO BAIARDI – Drums

CONTATTI
http://www.facebook.com/lafuryband

01/10/13

Recensione: Alter Bridge - Fortress (2013)


Onestamente, senza un motivo plausibile, non avevo molte aspettative per questo Fortress (anche se l'artwork mi piace moltissimo, la copertina fa adesso parte dello sfondo del blog, tra le altre copertine. Cercala!).
Sará che l'ultimo capitolo ABIII, pur essendo un disco di tutto rispetto, non mi aveva soddisfatto al 100%, sará che non vedevo ancora molte cartucce rimaste dal punto di vista compositivo...non so... Invece, giá con l'ingresso di Cry of Achilles ho strabuzzato gli occhi e le orecchie. Oh cacchio. Costruito su un giro di chitarra classico, il pezzo è maestoso e Tremonti è al suo meglio. Ascoltare per credere. Il singolo Addicted to pain gli fa compagnia, veloce, orecchiabili, cattivo. Davvero una partenza col botto. Con la terza traccia Bleed it dry, capiamo che qualcosa è cambiato negli Alter bridge rispetto al recente passato: intanto sono tornati gli assoli veri e propri (su ABIII di soli lunghi e gustosi neanche l'ombra, primo motivo per il quale non mi ha soddisfatto pienamente), inoltre i riff sono decisamente più cattivi e la band spazia un po' di più, a livello di strutture e arrangiamenti. Un terzetto iniziale da paura, per farla breve.

Snocciolando (!) un po' il resto di questo Fortress, troviamo due (power) ballad: Lover e All ends well, che convincono entrambe, pur non raggiungendo la bellezza di altre "colleghe" presenti nei primi due dischi.
Un po' di ritorno al passato, seppur con un riff "nuovo corso" con Peace is broken, sostanzialmente la buona classica canzone degli Alter bridge, che però suona un po' come già sentita, pur essendo gradevole da ascoltare.
Water rising comincia con Mark Tremonti al microfono che ormai ci ha preso gusto, a ragione, dato l'ottimo risultato del suo album solista All I was (clicca qui per leggere la recensione), che si alterna col cantante "titolare" Myles.

Further than the sun é orecchiabilissima senza per questo perdere potenza e sembra provenire dalle sessioni di scrittura di ABIII mentre Calm the fire ci mostra un Myles Kennedy con un volto diverso, in un brano, che all'inizio, è un misto tra i Muse e un pezzo lirico, ma che poi si svilupperà ritornando più su binari abituali. Nota particolare per la sezione ritmica, grandissimo drumming in tutto il brano, sul livello di quello di Coming Home su Blackbird, per intenderci.
La conclusiva Fortress della durata di quasi 8 minuti, ha diverse soluzioni al suo interno e si siviluppa come canzone tradizionale, ma nella parte centrale troviamo un grande solo e grandi passaggi di chitarra. Per questo motivo è stata scelta come titolo dell'album, in quanto rappresenta a pieno il disco e la band. Sono abbastanza d'accordo.

La novità di questo disco è la pesantezza. I riff di Tremonti, dopo la fortunata parentesi solista, si sono fatti più pesanti e il suono della band si è indurito notevolmente.
Il difetto di questo disco è quello di tutti i dischi degli AB: nessuna canzone è da buttare, ma almeno 2 pezzi in meno avrebbero giovato all'ascolto integrale e alla sua fluidità.
Sulle prestazioni dei singoli, Myles Kennedy e Mark Tremonti sempre superbi (forse, stavolta, Mark riesce persino a mettere in secondo Myles, se possibile) e la premiata coppia Marshall e Phillips, è sempre ottima in fase ritmica. Soprattutto il lavoro di batteria è eccelso e Phillips da disco è un batterista pazzesco, peccato mi faccia smadonnare dal vivo perchè accelera le canzoni del 50%, anche se non saprò mai se la colpa è sua oppure è una scelta della band.

Bentornati Alter Bridge!

Voto 74/100

Top tracks: Cry of Achilles, Addicted to pain, Bleed it dry.

Tracklist:
1. "Cry of Achilles"
2. "Addicted to Pain"
3. "Bleed It Dry"
4. "Lover"
5. "The Uninvited"
6. "Peace Is Broken"
7. "Calm the Fire"
8. "Waters Rising"
9. "Farther than the Sun"
10. "Cry a River"
11. "All Ends Well"
12. "Fortress"