29/04/13

La playlist scomoda: Iron Maiden

Benvenuti ad una nuova rubrica: "la playlist scomoda", rubrica inutilissima a patto che voi non vogliate:

1) Sapere quali siano i miei pezzi preferiti in assoluto di una band in particolare (ne dubito).
b) Conoscere qualcosa in più della band presa in esame.
3) Perdere un po' di tempo su internet perchè non sapete dove sbattere la testa.
d) Varie ed eventuali.
f) Provare a psicanalizzare il sottoscritto, sul perchè crea queste rubriche di merda.

Il termine "scomoda" è perchè non sarà una vera e propria Playlist continuativa, ma perchè dovrete attivare 10 video diversi per ascoltare tutte le canzoni.

Partiamo con gli Iron Maiden. Sara' dura scegliere 10 brani, ci provo. Voi provate a non insultarmi, nei commenti.


10) Dance of death (dall'omonimo disco)
A Janick Gers venne l'ispirazione della canzone guardando il film "Il settimo sigillo", dove verso la fine si fa riferimento proprio alla "Dance of death".
Harris, ovviamente, ci ha messo il suo immancabile zampino arrangiando il tutto e Dickinson ci regala un'interpretazione magistrale nella prima parte narrativa della canzone. Il mio brano preferito dopo la reunion del Dickinson atto secondo.



9) Phantom of the opera (da Iron Maiden)
Steve Harris è alle prime armi, ma quando il talento c'è, si vede subito.
Le linee vocali, in verità, non mi fanno proprio impazzire (Paul Di Anno non è Bruce Dickinson) e il suono generale della canzone (e dell'album) è abbastanza mediocre, ma strumentalmente questa canzone è un capolavoro, soprattutto la parte centrale.



8) Moonchild (da Seventh son of a seventh son)
Basata su una novella di Mr Crowley (sì, proprio quello di Ozzy Osbourne), la canzone è l'opener di quel magnifico album che è Seventh son of a seventh son.
Nonostante le tastiere un po' invadenti, la canzone è un capolavoro di semplicità ed efficacia. La mia opener preferita della band, dopo quella che vedremo più in la.
Vi ripropongo la versione di Maiden England



7) Seventh son of a seventh son (dall'omonimo disco):
La canzone in se non è superiore a tante altre che non troveranno posto in questa playlist, eccetto per gli ultimi minuti, strumentali, che sono quanto di meglio i Maiden possono offrirci: dal minuto a 4 e, soprattutto, dal minuto 6.50, troverete quanto di meglio la band sappia fare in tema di soli (Dave Murray e Adrian Smith ai loro massimi livelli), di riff e di atmosfere. Anche con i tastieroni, va bene ugualmente.



6) The clansman (da Virtual XI):
Fermi tutti, non mi linciate! Non mi riferisco alla versione studio con Blaze (che comunque non disprezzo affatto), bensí alla versione live con Bruce, che è un capolavoro puro, a mio avviso, grazie anche a dei suoni rinnovati e alla presenza di un pubblico maestoso nei cori.
La canzone parla della liberazione della situazione scozzese ai tempi di Wallace.. Freeeeeedooooooooommm... Gustatevela dal famoso Rock in Rio:



5) Revelations (da Piece of Mind):
Scritta da Dickinson e influenzata ancora una volta da Aleister Crowley, la canzone è la punta di diamante del bellissimo Piece of mind.
Generalmente preferisco i Maiden in versione live, ma questa canzone, secondo me, da il 100% solo in studio. Sfuriate metal alternate a sfuriate melodiche con un Dickinson immenso. Godetevela:




4) Aces High (da Powerslave)
Parlavo della mia opener preferita: eccola! Aces High è diretta, aggressiva, ispirata, potente: tutto quello che deve avere una opener in un disco Heavy Metal.
Preceduta dal famoso discorso di Winston Churchill, è l'opener del mio album preferito dei Maiden, Powerslave. Come dicevo prima, come il 90% delle canzoni della band, la preferisco in versione live, perchè da studio perde un po' della sua potenza.
Cercherò una versione alternativa al famoso Live after death perchè in quella Dickinson canta abbastanza male. Non me ne voglia, ovviamente.



3) Powerslave (da Powerslave)
Dickinson sforna quest'altro capolavoro e on stage si presenta con una maschera comprata casualmente a Venezia durante il World slavery tour. Ammettetelo, non lo sapevate.
Powerslave è una canzone con un'atmosfera micidiale, gustarla dal Live after death è una figata totale (notate la rima). Let the music do the talking:




2) Hallowed be thy name (da The number of the beast)
Senza dubbio una delle canzoni più amate dal pubblico e dalla band, dato che la ripropone ininterrottamente da 30 anni, oramai. Proprio per questo motivo ha perso molto del suo appeal ai miei occhi (e alle mie orecchie), ma non toglie nulla alla canzone che mi ha ossessionato da ragazzino e che penso sia in ogni top 10 dei fan dei Maiden.
La versione studio è decisamente inferiore alla versione live, a mio avviso. Molto del merito va a Nicko McBrain. Gustatevela da un vecchio live at Donington:



1) Rime of the ancient mariner (da Powerslave):
Scritta da Steve Harris sotto pressione e in un breve lasso di tempo a causa di scadenze incombenti, la band ha dichiarato che è una delle canzoni che preferisce suonare live, non fatichiamo a capire il perchè, dato che è un fottuto capolavoro.
Ispirata all'omonimo romanzo di Coleridge, il buon Bruce ci snocciola tutta la storia del vecchio marinaio, narrando alcune frasi cosí come stanno nel libro.
Se proprio dovessi trovargli un difetto,dire che forse la parte centrale è un tantinello troppo lunga, ma alla fine li possiamo perdonare.

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27/04/13

Live report: Trail of Dead- 26/04/13- o2 Academy - London



Live report e foto a cura di Fabio S.

Concerto dei Trail of Dead, ovvero al mio 3 scatenate l’inferno”.
La o2 Accademy di Islington è piuttosto piccola, e per l’occasione non era neanche pienissima, ma me lo aspettavo, stiamo parlando infatti di un gruppo che non ha un grandissimo pubblico, soprattutto in UK e in Europa (sicuramente va meglio a casa loro) e ogni volta che lo nomino a qualcuno (il nome completo è ...And You Will Know Us By The Trail of Dead) la riposta 8 volte su 10 è: “Chiiiii??? E che suonano??”. Suonano alternative / post hardcore, ma dargli un’etichetta non è così semplice, alcuni loro album sono dei concept in cui c’è molto art e progressive rock. Tao of the Dead (2011) è considerato dalla critica il loro miglior album, anche se io personalmente considero Worlds Apart (2005) un piccolo capolavoro del genere. Due album stupendi che consiglio di ascoltare a chi voglia avvicinarsi a questa band.
I 4 texani salgono sul palco con le facce da bravi ragazzi, puliti, ordinati, con addosso jeans, maglietta, e scarpe classiche. Capelli corti pettinati, niente orecchini, niente piercing, un paio di tatuaggi appena visibili, una bottiglietta d’acqua a disposizione. Roba da rendere fiere tutte le mamme del mondo. Prendono posto, il batterista batte il tempo con le bacchette e.... dal quel momento sarà devastazione per tutta la durata del concerto.

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22/04/13

Recensione: Easy trigger - Bullshit (2012)




Gli Easy Trigger! 
Progetto musicale nato nel non troppo lontano 2009, inizialmente per riproporre cover rock. 
Dopo varie vicissitudini e dopo aver raggiunto una stabilitá con la formazione: Frenky  (vocals), Caste  (guitar), Fedry  (guitar), Bona  (bass) e Vinco (drums), la band decide di comporre materiale inedito e dare alla luce un EP nel 2011. 
Dopo aver riscontrato un discreto successo di vendite e alla luce di parecchie buone esibizioni live, la band si mette sotto a lavorare e ci presenta questo Bullshit, primo album ufficiale della band. Vediamo com'é questo disco:

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19/04/13

Live report: Avantasia - Alcatraz - Milano 16/04/2013


Foto e articolo a cura di Sonia:

Che dire? In poche parole risulta davvero difficile descrivere la magnificenza portata on stage da Tobias Sammet & Co; tuttavia, spero di riuscire a trasmettere almeno in parte, le emozioni che io stessa ho provato durante il concerto.
Poche ore fa ho inoltre appreso, tramite un tweet dello stesso Tobias, che il concerto di Milano ha fatto registrare il sold out! In effetti l'Alcatraz era bello pieno, ma non mi aspettavo addirittura il sold out; quindi wow! Soprattutto perché l'ultima volta il pubblico italiano non è che avesse proprio brillato in fatto di partecipazione, nel senso erano pochini...
E comunque, dopo 4 concerti fatti, avere già 3 sold out all'attivo non è per niente male come media!
Consideriamo però, che l'Alcatraz non è poi così grande; credo che abbia una capienza di circa 2500-3000 persone al massimo (ma forse anche meno). Ad ogni modo; EUREKA!
Tornando al giorno del concerto; le leggi di Murphy sono verità assolute, soprattutto quando si hanno dei programmi ben precisi. Sorvoliamo quindi tutta la serie di contrattempi, imprevisti e iatture varie che hanno coronato la giornata lavorativa e non (dannato traffico di Milano all'ora di punta!!!!), di martedì 16 Aprile e giungiamo direttamente davanti al locale.
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16/04/13

Recensione Carcharodon - Roachstomper (2013)


Difficile dare un'etichetta ai Cacharodon e difficile inquadrarli. Sin dal booklet, ti chiedi: che genere faranno? La copertina sembra la classica cover death, ma apri il libretto e trovi pagine verdi rosse e gialle, titoli abbastanza particolari e foto della band che li vede in camicia in riva al mare. Boh!
Passo all'ascolto e anche qui l'impresa di decifrarli è abbastanza ardua, diciamo che la base è sicuramente death, ma contaminato con un sacco di stoner, country, blues e southern rock. Come definiscono il tutto i Carcharodon? Macho metal. Ci piace.

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14/04/13

Recensione: The Black Angels - Indigo Meadow (2013)



Recensione a cura di Fabio S.

Nati nel 2004 nel bel mezzo del deserto texano, i Black Angels sono sicuramente una delle band più interessanti del panorama rock/psichedelico degli ultimi 10 anni. Sia il nome che il logo della band è un omaggio ai loro dei, ovvero i Velvet Underground, fonte di ispirazione infinita per tantissimi gruppi, di diverso genere. Fanno gavetta suonando in importantissimi festival americani, il Lollapalooza tra tutti, dividendo il palco con grandi nomi come The Black Keys, The Brian Jonestown Massacre, The Warlocks, Wolfmother. Come lo stesso gruppo racconta, durante uno di questi festival Josh Homme dei QOTSA entrò con una bottiglia di tequila nel loro camerino e disse: ”I like your style”. E se c’è il timbro di Josh siamo tutti più tranquilli, no?!

Indigo Meadow” è il loro quarto album, il primo che vede la band in formazione ridotta, sono passati infatti da 5 a 4 membri. L’album continua in grandi linea un percorso iniziato con l’album precende, “Phosphene Dream” , nel senso che si distacca dalle sonorità più cupe e sinistre dei primi due album, per prediligere un suono più leggero e dinamico. Anche la lunghezza delle canzoni rientra in canoni più pop/rock (intorno ai 4 min), rinunciando così a quelle lunghe sezioni ritmiche che avevano caratterizzato i primi lavori.
A parte questo non mancano le caratteristiche tipiche della musica rock/psichedelica, come riff solidi e ripetitivi, ritmi tribali, sonorità orientali, sperimentazioni negli arrangiamenti. Ma ciò che si percepisce durante tutto l’ascolto dell’album e la forte componente anni ’60 e British. D’altronde i membri del gruppo non hanno mai nascosto la loro passione per The Beatles e The Kinks, e per il garage rock in generale. Ma i rimandi alle band anni 60/70 non finiscono qui: “Evil Things” ha un fortissimo marchio Black Sabbath, sia nel pesante riff di chitarra, sia nel cantato, che ricorda molto Ozzy. “The Day” sa molto di Cream, soprattutto nella ritmica e nel coro del verso. Il riff di chitarra di “War on Holiday” ricorda invece moltissimo (forse troppo) Lucifer Sam dei Pink Floyd. Il mood fresco e dinamico del disco viene spezzato solamente con due tracce: “Always Maybe” e “Black isn’t Black”, che chiude l’album; entrambe rispolverano i ritmi bassi e i toni sinistri che avevano dominato nei primi due album.

Anche dal punto di vista dei testi non si parla solamente di droghe e visioni oniriche, temi caldi della psichedelica, ma bensì di un pò di tutto, dalla famiglia, ai viaggi, ai temi più seri come la politica. Ad es. dopo aver parlato della guerra del Vietnam nel loro primo album, questa volta con il singolo “Don’t Play With Guns” toccano il delicato tema dell’uso delle armi negli States.
Nel complesso “Indigo Meadow” è un album che grazie a delle sapienti fusioni suona allo stesso tempo moderno ma maledettamente retro, che non brilla per dei singoli eccellenti ma ogni singola traccia presenta a modo suo un particolare interessante, che può riguardare la ritmica, la voce, i riff, gli arrangiamenti, o altro. Ed e’ un album che senza dubbio si presta all’ascolto anche di chi non è un grandissimo fan della musica psichedelica. Sicuramente fa fare un ulteriore passo ai Black Angels per smuoverli dalla scena underground ed avvicinarli al mainstream. Non so se diventeranno mai un gruppo da grande pubblico, intanto si godono da headliners il festival di casa loro, l’Austin Psych Fest, come accade ormai da 6 anni a sta parte, in futuro, chi sa?

Best tracks: Evil Things, The Day, Broke Soldier

Voto: 7

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13/04/13

Stone sour: House of Gold & Bones – Part I & II (2012-2013)


Ma sì, sapete che vi dico? Li recensisco tutti e due insieme in una botta sola, chissenefrega. Parlando onestamente non avevo mai preso in seria considerazione gli Stone sour, non chiedetemi perchè, forse avevo ascoltato qualcosa con un sound metal troppo moderno per i miei gusti o forse non ero interessato all'ennesimo progetto di Corey Taylor, uno che oramai è come il prezzemolo.

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11/04/13

La discografia (semiseria): Ozzy Osbourne

Ed eccoci a parlare del principe delle tenebre, il mangiatore di pipistrelli, il rinc..ehm leggendario OZZY OSBOURNE
Partiamo!

Blizzard of Ozz (1980)
Il sempre sobrio Ozzy viene cacciato a pedate dai Black Sabbath, ma lui raccoglie armi e ritagli, si traveste da superman con un crocifisso, si fa la sua band (scarsa, con un tale Randy Rhoads alla chitarra) e pubblica questo dischetto, tutt'ora pietra miliare dell'hard n' heavy. La sua voce é diventata ancora piú sguaiata (se possibile), ma giú il cappello davanti a queste composizioni. Voto 90/100

Top tracks:  I Don't Know, Crazy Train, Goodbye To Romance

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10/04/13

Recensione: The Mars Volta - Noctourniquet (2012)

Recensione a cura di Eli Brant

Chiudo con quest’album la mia personalissima trilogia dei migliori dischi del 2012.
E purtroppo questo è anche il canto del cigno di una (o forse LA) migliore band degli anni “00”.
Spero quindi che possiate perdonarmi per la lunghezza e prolissità, ma non posso non omaggiare una band che mi ha accompagnato e segnato per dieci anni.

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09/04/13

Recensione: Midnite Sun - Anyone Like Us? (2012)



Pronti ad un hard rock carichissimo? 
Sí perché questo Anyone like us? dei Midnite sun é proprio bello carico: una sorta di hard rock vecchia scuola ma con suoni "pompati" moderni. A proposito di suoni "grossi" e carichi, forse hanno persino esagerato con i suoni delle chitarre, che risultano spesso troppo sature nei riff. 
Ma aspettate, non corriamo, ci arriviamo dopo, prima introduco velocemente la band: 
in attivitá dal 2000 e con tanti cambiamenti di line-up all'attivo, i Midnite sun hanno pubblicato il loro primo disco nel 2005 dal titolo Groovin'sexplosion e nell'ultima decade hanno avuto un'intensissima attivitá live avendo avuto, tra le altre cose, anche l'opportunitá di aprire i concerti ad artisti del calibro di U.D.O., Ian Paice, Lynch mob e Ripper Owens.

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07/04/13

Live report: Black rebel motorcycle club - Brixton academy, London 27/03/13

Recensione a cura di Fabio S.

Con 7 album alle spalle, il trio di San Francisco può vantare ormai un notevole repertorio, grazie al quale riesce a dar vita ad un bellissimo concerto come questo della Brixton Academy, che come spesso accade ha registrato il tutto esaurito. E’ la quarta volta che vedo i BRMC, e rispetto alle scorse volte questo concerto è stato più lungo del solito, ben 2h e 15min, in cui hanno suonato ben 25 canzoni, e in cui come al solito hanno mostrato le loro diverse sfaccettature, dai pezzi più garage e alternativi, a quelli più melodici, tutto condito dal tocco psichedelico che li contraddistingue.
E’ il tour del magnifico album “Specter at the Feast” (clicca qui per leggere la recensione), che è stato suonato nella sua interezza, a parte Some Kind of Ghost. L’apertura è stata dedicata al primo singolo “Let the Day Begin”, cover dei The Call, gruppo in cui suonava il padre del bassista Robert Levon Been, nonché ingegnere sonoro della band, morto nel 2010, durante il tour del precedente disco.
Per tutta la prima parte del concerto il ritmo è stato altissimo e di qualità: sono stati suonati infatti molti singoli degli album passati, da Beat the Devil’s Tattoo, a Berlin, a Ain’t No Easy Way (con la mitica armonica di Peter), oltre ai pezzi più punk/rock del loro repertorio: Whatever Happened to my Rock’n’Roll, Rival e Hate the Taste. L’unico pezzo che ha spezzato il ritmo, se no la gente ci lasciava un polmone, è stata la classica Red Eyes and Tears, immancabile nei loro live.

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05/04/13

Recensione - Plasticho: Il rumore della realtá (2013)




Ed eccoci ad esaminare questo Il rumore della realtá dei Plasticho

Introduzione della band con la loro biografia, che recita le seguenti parole: 

"I PLASTICHO nascono nella conformazione attuale, dopo anni di cambiamenti, nell’estate 
del 2009 con l’arrivo di Valentina alla voce.
Il progetto e’ quello di realizzare una serie di brani inediti da proporre, con un sound alternativo, dove le icone ispiratrici sono miti del calibro dei: “Marlene Kuntz”, Afterhours”,e “Verdena”.
La svolta vera arriva nel maggio 2011 con l’ arrivo del secondo chitarrista Matteo,che aggiunge 
nuovo spunto allo stile e vivacita’ negli arrangiamenti.
Dopo varie esibizioni live, con un discreto successo, ora i PLASTICHO hanno appena realizzato un disco prodotto sotto contratto con Fontana Record 2000, che presto proporranno in un tour."

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Live report: WIld Belle - live at Cargo, London 4/4/13


Chi sono i Wilde Belle? Ok lo ammetto, non lo sapevo neppure io fino a che non cominciassero a suonare. Hey aspetta, ma non sono rock, che ci fanno su Given to rock? Diciamo che non ho un cazzo da fare e mi va di scrivere una recensione, ok?

Un mio amico mi telefona e mi dice: ho un biglietto in più per i Wild Belle, cominciano tra 40 minuti, vieni? Io: "per chi? Boh, ok vengo"
Arrivo al bel club "Cargo" e dopo un controllo della security che neanche stessimo entrando alla CIA (scansione della carta d'identità!) entro nella sala e un secondo dopo la band comincia, sembra mi abbiano aspettato. Grazie.

Brevissima presentazione della band, sono di Chicago e, capitanati da Elliot e Natalia Bergman, sono qui a Londra (e in Europa in generale) per presentare il loro primo disco Isles, uscito da circa un mese.

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03/04/13

Recensione (From the past) : Megadeth - Live trax EP (1997)

Che mi ero perso per tutto questo tempo...

Ragazzi, se volete sentire i Megadeth "live" al meglio, dovete obbligatoriamente procurarvi questo EP Live trax
Ho sempre saputo della sua esistenza, ma ci ho messo le mani (o meglio, le orecchie), solo un mesetto fa. Certo, é un EP, e in quanto tale é molto corto, ma sentirete delle versioni live meravigliose di alcune delle piú belle canzoni della band di Dave Mustaine, per giunta (da dietro, direbbe Sandreani in Pes 4) con la formazione storica, ovvero Mustaine-Friedman-Ellefson-Menza, registrate tra il 95 e il 97 tra Arizona e Los Angeles.
A proposito di Dave, canta in maniera assolutamente perfetta (o meglio, come piace a me) e presenta ogni singola canzone da perfetto psicopatico (anche questo, proprio come piace a me).

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01/04/13

Intervista: Permanent ability



Eccoci qui pronti per un'altra intervista, stavolta fuori dai confini italiani ed europei! 

E' la volta di Brian Lanese, leader degli americani Permanent ability, band che si sta imponendo nell'industria musicale.
In attivitá dal 2008 portano avanti la scena Rock/Funk/Alternative. Vediamo che ci racconta.
Per coloro che se lo stessero chiedendo, non parla italiano, ho dovuto tradurre.

Ciao Brian. é un piacere averti tra le nostre pagine, cominciamo con l'intervista:
State ancora lavorando al vostro prossimo album "Love you to death"? Quando uscirá?

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