28/03/14

Recensione: Wolfmother - New crown (2014)

A cura di Antonio Spina.

Li avevo conosciuti con un pezzo tanto energico quanto sprizzante erotismo: Woman. Rimasi folgorato ricordo….(ma questi chi cazzo sono?!!). Questa fu la mia esclamazione. Ai tempi…Sono passati ben 9 anni dall’album d’esordio di questi ex-rampanti rockers australiani capeggiati dallo spompato Andrew Stockdale. Sicuramente l’album con Slash e la conseguente frequentazione con il chitarrista riccioluto hanno fatto male al giovane Andrew. C’è da capire se ad averlo spompato cosi’ tanto siano state le sessions di registrazione, i live o le quattro pollastrelle che sicuramente avranno dimorato nei camerini dell’ex Guns N Roses, esplicando pratiche alquanto “red light”. 


27/03/14

Live report: Monster truck - Underworld, London 26/03/2014

Mi contatta un amico e mi dice: "oh, guarda che saró a Londra tra pochi giorni, non é che ci andiamo a vedere un bel concerto?" "Certo, aspetta che vedo cosa c'é..." CACCHIO MA STASERA CI SONO I MONSTER TRUCK!
Mi era completamente sfuggito! Controllo...biglietti disponibili sul sito....comprato!

I Monster truck sono una band canadese con all'attivo un solo full lenght, Furiosity, che mi era piaciuto un sacco (vedi recensione), tanto che era stato inserito pure nella top 10 del 2013.

Arrivo nel particolare club Underworld, proprio di fronte alla metro della splendida Camden town e mi accolgono (non personalmente) gli Scorpion child, band americana che fa un bell'hard rock vecchio stile con una voce squillante á la Robert Plant, grosso modo. La musica é di ottima qualitá, ma il locale é cosí stipato che devo praticamente ascoltarli dal bar. Sorvoleró sui commenti, quindi, onde evitare di dire papalate.

Nel cambio palco, approfittando della ressa al bar, ne approfitto per prendere posizione e alla fine riesco grosso modo nell'impresa (vedi foto sotto). I Monster truck sono un gruppo agli inizi, e lo dimostra il fatto che il soundcheck lo fanno loro, cosa molto strana per me, forse sono troppo abituato con i grossi nomi.
Alle 9.45, con un club strapieno, si spengono le luci, la band é sorridente e l'inizio é al fulmicotone, con una magnifica Old train, che é anche una delle migliori canzoni della band, che trasuda grezzaggine e rock sporco. I suoni sono fortunatamente all'altezza sin dall'inizio.


Il concerto, purtroppo, non durerá molto, praticamente un'oretta scarsa, giusto il tempo per suonare quasi tutti i pezzi di Furiosity e qualche altro che non conoscevo (per la precisione del loro primo EP, che sto ascoltando in questo momento per colmare la lacuna). Si parte senza troppi fronzoli con grandi brani come The lion, The giant, My love is true, la acclamata e cantatissima (dal pubblico, con tanto di cori) Sweet mountain river e una magnifica For the sun con una prova vocale di John Harvey assolutamente fantastica, nonostante qualche piccolo cedimento della voce, verso la metá. La band, verso la fine, esce per un minutino per farsi acclamare per il bis. Detto fatto, anche se purtroppo, come detto, non durerá molto.

I Monster truck non concedono molto allo spettacolo (ma bisogna considerare il palco abbastanza piccolo e il tempo striminzito a loro disposizione), ma hanno un atteggiamento positivo e sempre sorridente, e soprattutto, suonano un grandissimo Rock. Sí, con la R maiuscola. Il cantante/bassista John Harvey, stasera senza i suoi consueti occhialoni, un grandissimo a cantare e suonare contemporaneamente roba proprio non facilissima, il chitarrista Jeremy Widerman molto partecipativo e con un atteggiamento a volte da schizzato, mentre il tastierista Brandon Bliss e il batterista Steve Kiely erano molto concentrati sulle canzoni, perlomeno da quel poco che riuscivo a scorgere dalla mia posizione (vedi foto sopra). Il pubblico, oltre ad essere numeroso, era molto partecipativo e la band si é trovata molto a suo agio, facendolo notare anche un paio di volte al microfono.

Al termine della recensione di Furiosity scrissi: "ascoltate un cretino". Ve lo ridico, questa band tra non molto ve la ritroverete nella bill di festival estivi importanti. Io ve l'ho detto.

Top songs: Sweet mountain river, Old train, For the sun
Alla fine ho pure trovato il CD che cercavo da tempo.

26/03/14

Le interviste terribbbili: Horizon

Rieccoci con... le Interviste terribbbili!
Stavolta abbiamo incontrato gli Horizon, una band alternative rock proveniente da Rimini. Vediamo un po' se sono sopravvissuti alle domande.


25/03/14

Videorecensione: R.E.M. - Accelerate

E' tempo di una videorecensione. Mi andava di parlare un pochino di Accelerate degli R.E.M (o dei Rem, se vi piace di più) e l'ho fatto.

Se conoscete il disco e avete un parere diverso dal mio, sentitevi liberi di insultarmi.
Ecco qua:

22/03/14

Chiedilo a Given to rock

Eccoci come sempre pronti a rispondere alle vostre curiositá.
Non fate i timidi e chiedete pure tutto quello che volete. Nei limiti previsti dalla legge, ovviamente.

20/03/14

Recensione: Matt Sorum's Fierce joy - Stratosphere (2014)


Uh? Un disco solista di Matt Sorum? Mmm... Sapete chi é Matt Sorum, vero? Quello sotto il casco da astronauta nella copertina qui sopra, per intenderci. Ok ve lo dico io. E' l'ex batterista dei The cult, dei Guns n' roses (da Use your illusions in poi) e dei Velvet revolver. Francamente non mi sarei mai aspettato un suo disco solista, invece scopro che sa cantare e sa suonare discretamente un sacco di strumenti, tra i quali piano e chitarra. Scopro, inoltre, che questo non é neanche il suo primo album. Sono perdonato perché anche lui lo definisce tale, in quanto ha dichiarato che messo molto di se in questo Stratosphere piú che nel suo primo disco, comprese le sue doti di produttore. Bravo Matt!

Il genere proposto in questo Stratosphere, sia chiaro, non c'entra una mazza con quanto fatto in carriera. Quindi se cercate un bell'hard rock tagliente, chiudete subito la pagina e mettete su, chessó, Contraband o ancora meglio uno dei due Use your Illusions. Stratosphere non é altro che é un raccoglitore di sue canzoni pop rock delicate, composte durante un lungo arco di tempo. Spesso e volentieri, infatti, sembra addirittura di ascoltare Damien Rice.

Come cantante, onestamente, Matt non ha molte frecce al suo arco, peró ha una voce gradevole e non cerca di strafare regalandoci qualche ottima interpretazione e qualche emozione. Ottime sono infatti alcune perfomance vocali, una ad omaggio di Bowie (What Ziggy says), quella calda e suadente di Ode to Nick Drake, con un gran bel violoncello in sottofondo, Josephine dedicata alla nonna, delle interessantissime (dal punto di vista strumentale, piú che altro) Lady of the Stone con violini "stonati" e una Land of the pure con soli da urlo nel finale. A propositi di soli "finali", troviamo anche degli ispiratussimi strumenti a fiato al termine di Killers n' lovers, che ironicamente, ha un incedere che ricorda Sorry di Axl Rose (dovrei chiamarli GN'R?). Ce n'é davvero per tutti i gusti. Beh, non proprio tutti, ma per molti, sicuramente sí.

Difficile descrivere questo disco, molto piú vicino, come atmosfere, ad un Jack Johnson (nel cantare di "ambiente"), al Ricky Warwick solista o al giá citato Damien Rice, piuttosto che alla carriera del batterista. 

Un viaggio intimo nell'universo di Matt Sorum. Molto buon gusto e toni pacati e maturi. Non per tutti.

Voto: 70/100

Top tracks: What Ziggy says, Ode to Nick drake, Lady of the stone


Tracklist:
01. Intro (Stratosphere Part 1)
02. The Sea
03. What Ziggy Says
04. For The Wild Ones
05. Goodbye To You
06. Gone
07. Lady Of The Stone
08. Ode To Nick Drake
09. Blue
10. Josephine
11. Land Of The Pure
12. Killers N Lovers
13. The Lonely Teardrop
14. Outro (Stratosphere Part 2)

19/03/14

Recensione: Paolo Carraro band - You'd better run (EP)


Chi sarebbe questo qui sopra? Lo vedremo dopo. Intanto una bella (!) introduzione alla Paolo Carraro band: la band viene fondata nel 2012 da (appunto) Paolo Carraro, chitarrista ed autore dei brani. Alcuni concorsi nel 2012 e nel 2013 come il "Vicenza Net Music" dove le esibizioni live riscuotono un ottimo successo di pubblico e critica.
Il gruppo in questione, copio spudoratamente dalla bio arrivataci, ci propone brani di genere progressive rock, per lo più strumentali dalle influenze più svariate, tra cui hard rock, grunge, blues, fusion, il tutto inserito in una cornice progressive fatta di cambi di tempo, riff incalzanti, armonie ricercate e virtuosismi.

Il realtá il tutto parte come un Heavy metal bello convinto, con la prima, strumentale, What the thunder said, ma pian piano, snocciolando il brano (ma come parlo oggi?) tutte le sfaccettature e le influenze della Paolo Carraro band verranno fuori. La seconda traccia To anyone si distingue dalle altre per essere l'unica non strumentale. Una voce pacata, infatti, ci accompagnerá fino ad un ottima linea del ritornello che mi ricorda quella di Misunderstood dei Dream Theater. Bel brano. 2 hot minutes (fa per caso il verso a one hot minute dei Red hot chili peppers?) é una strumentale selvaggia che mi ricorda ancora da vicino i DT in diversi frangenti. You'd better run é il "singolo" del disco, potrete trovare il simpaticissimo video al termine della recensione, con Paolo Carraro in versione mendicante e poi rockstar. Potrete cosí anche capire meglio il personaggio in copertina. Il finale del disco é affidato alla ottima e blueseggiante JH.

La Paolo Carraro band suona bene, anzi benissimo. Lo strumento principale della band, ovvero la chitarra, é praticamente perfetto ed ha la padronanza dei grandi. L'unico appunto che mi sento di trovare al disco é la registrazione, che se pur buona per quanto riguarda la chitarra, ha un suono generale ed altri dettagli (batteria in primis, che in realtá non é un dettaglio) che non rendono molta giustizia al prodotto, o perlomeno, lo fanno rendere decisamente di meno rispetto a quanto potrebbe. Per il resto, date una chance a questa band, con dei suoni all'altezza potrebbe davvero spaccare nel panorama internazionale, le potenzialitá ci sono. Guardate il video al termine per capire di cosa parlo.

Fermi tutti! Ho riascoltato You'd better run dal video sotto e suona decisamente meglio (circa 1000 volte) rispetto alla versione che ho ricevuto dalla band. Paolo, non é che ci hai inviato una copia farlocca? Ci diamo del "tu", no?

Tracklist:
1)What the thunder said
2)To Anyone
3) 2 hot minutes
4) You'd better run
5)JH

17/03/14

Recensione: Rush - Power windows (1985)

ALBUM: Power Windows
ARTISTA: RUSH
ANNO: 1985
GENERE: Progressive synth rock
TRACCE: 8
DURATA: 44'44''
ETICHETTA: Mercury
PRODUTTORI: RUSH e Peter Collins


A cura di LORIS. 

> PERIODO

1985. Ci troviamo nel bel mezzo degli anni ottanta, decennio che musicalmente ci ha offerto grandi gruppi ed artisti, ma anche meteore o band che si sono eclissate nel giro di poco tempo, un po' a simboleggiare lo spirito di quel periodo, ricco nel bene e nel male di tante novità e cambiamenti su più piani. Periodo in cui imperversavano sempre più tastiere, sintetizzatori, keytar, sequencer, drum machine, batterie elettroniche, non solo nel Pop e nella Dance ma anche nel Rock, genere nel quale avevano avuto un ruolo fondamentale anche negli anni '70, ma negli “eighties” - in taluni casi - si ponevano perfino al di sopra delle chitarre, talvolta “riducendole” a strumenti di accompagnamento ritmico.
Fatto questo preambolo, contestualizziamo il tutto, dirottandoci nel mondo dei RUSH: anche la band canadese, sempre attenta alle tendenze e alle sonorità dei vari periodi storici che ha attraversato, si è adeguata al trend del momento, ma ovviamente senza compromessi e dettando il proprio stile e marchio di fabbrica.

15/03/14

Top 10: Canzoni inquietanti

E' la volta di una top 10 inquietante. Tutte le canzoni che ci spaventano un po' quando le ascoltiamo, per un motivo o per un altro. Stavolta il "raggio" é piú largo, ho incluso anche canzoni non prettamente rock. Anzi, qualcuna con il rock non c'entra proprio un fico secco, per dirla tutta. Grazie come al solito per le vostre segnalazioni, ma mi sono reso conto che questa era piú una classifica personale che altro. Quello che é inquietante per una persona potrebbe non esserlo per un'altra.

Bando alle ciance, cominciamo!

10) Marilyn Manson - The man that you fear  
Beh, facile e banale trovare l'affabile Marylin Manson in questa classifica, che di inquietante ha tantissime cose, non per ultimi i suoi amichetti qui sotto. Anche se qualche ex dichiaró che in realtá era un pantofolaio clamoroso. Ho scelto The man that you fear, tra tutte.


9) Bryan Adams - I'm not the man you think I am
BRYAN ADAMS?!?!?!? EH?? Strano trovare in questa classifica uno che ha sempre fatto canzoncine allegre e molto orecchiabili. Rimasi appunto di stucco ascoltando per la prima volta questa canzone. Ma é Bryan Adams sul serio??? Si, vi sfido a riconoscerlo. Boh, non so perché, ma a me tutto questo inquieta non poco. Cliccate sul titolo per il link di YouTube. Mi va così.

8) Kylie Minogue & Nick Cave - Where the wild roses grow
La canzone é in qualche modo inquietante per il contrasto tra la vocina di lei  e il vocione sgraziato/stonato di lui, ma la vera ciliegina é il testo. Due che si conoscono e si innamorano e il tutto finisce con un omicidio. Lui che dicendo a lei "all the beuaty must die" piazzandole una rosa tra i denti. TAH!


7-6) Him - Gone with the sin & Cat Stevens - Lady D'arbanville
Si, due posizioni in una. Magari non le ho capite fino in fondo io, ma, sbaglio o in entrambe le canzoni (molto belle, tra l'altro) si sta contemplando una donna morta??? Sarebbe anche (quasi) normale per gli HIM, ma per Cat Stevens? Se ne sapete di piú, informatemi nei commenti. Intanto vi pubblico i Lyric video cosí potete gustarvi per bene gli omicidi o le morti piú o meno reali. Boh.




5) Black sabbath - Black sabbath
Si comincia benissimo, con una campana a morto. Ascoltatela in cuffia a volume sostenuto e ditemi se la voce di un giovanissimo Ozzy in questa canzone non vi scombussola un po'... Ho trovato questa versione live che é persino meglio dell'originale. Anche se spesso e volentieri sono tutti fuori tempo.


4) Carmina Burana - O fortuna
Usata proprio dallo stesso Ozzy per aprire i suoi concerti. E questo la dice lunga. Come dicevo, non é rock/metal, ma questa é una classifica aperta, cazzarola.


3) The Beatles - Revolution number nine
I Beatles erano maestri un po' in tutto, anche ad inquietare le persone, quando ci si mettevano... Number 9.... Number 9.... Number 9.... A me si rizzano un po' i peli sulle braccia ascoltando questi 7 minuti di angosciante delirio. Se volete torturare qualcuno, fategli ascoltare questa canzone a tutto volume, basterá.

2) Angelo Badalamenti - Twin peaks theme
Saró sicuramente influenzato da una serie (Twin peaks, appunto) che mi sconvolse quando ero poco piú che un poppante, ma a me questa canzone fa ancora venire i brividi. Se ripenso a Bob, poi, mi viene immediatamente voglia di andarmi ad infilare sotto il piumone.


1) Masked Ball - Jocelyn Pook
Le parole servono a poco, questa canzone fa cagare sotto e basta.
Se la ascoltate di notte poi, la cosa migliore che vi potete aspettare é Satana in persona che vi viene a citofonare.


13/03/14

Videorecensione: Pearl jam - Yield

Salve a tutti.... dopo la sofferta videorecensione di Scenes from a memory eccoci pronti per un'altra avventura (?!)
Stavolta é il turno dei Pearl Jam con Yield, album del 1998.

Come al solito, un vostro commento é piú che benvenuto, anche se si tratta di insulti. Beh, almeno fate in modo non siano troppo pesanti.


12/03/14

Recensione: Clairvoyants - The shape of things to come


A cura di Olaf

Dimenticatevi i vecchi Clairvoyants; quelli famosi per essere una (ottima) cover band degli Iron Maiden. Il combo lombardo, giunto al secondo lavoro dopo l'esordio con Word to the wise, si conferma come una delle più interessanti realtà musicali della penisola.

Abbandonate quasi definitivamente le influenze di Steve Harris e soci, i Clairvoyants con questo "The shape of things to come" si spostano verso lidi più hard rock senza per questo tralasciare del tutto il buon caro Heavy Metal puro degli esordi. Che qualcosa sia cambiato lo si intuisce fin dall'inizio con la bella "No need to surrender", ottime melodie su un ritornello efficace che strizza l'occhio ai migliori Edguy. A seguire, il mid-tempo di "I don't believe their lie" dimostra come il nuovo corso della band sia incentrato su diverse soluzioni stilistiche. Con "Endure and survive" (che io avrei intitolato "I carry on"....) ci troviamo di fronte a un altro bersaglio centrato. Probabilmente il miglior chorus dell'intero lavoro.

Dopo un trittico del genere sarebbe difficile per chiunque fare di meglio.
A questo punto, i ragazzi piazzano la prima ballad: "Just the same story". Senza infamia e senza lode. La title-track è forse il pezzo che più si avvicina agli stilemi della "Vergine di Ferro" grazie a una bella "cavalcata" nel pre-chorus. Pezzo discreto ma non il migliore del lotto. I due brani successivi "Prometheus" e "The only way out is through", a mio modesto parere, sono i meno riusciti. Grande sfoggio di tecnica ma poco feeling e anche dopo ripetuti ascolti non mi "entrano" in testa.
Il secondo lento "Sinner's tale", scritto interamente dal vocalist Gabriele Bernasconi (autore di tutti i testi del cd), è di tutt'altro livello; inizio chitarra acustica e voce di grande atmosfera per un brano malinconico e bellissimo.

"To heaven and back" e "Here today, gone tomorrow" sono Heavy Metal al 100% per ricordarci le origini della band ed il fatto che "il primo amore non si scorda mai". I brani ideali per condurci alla perfetta chiusura di questo interessante lavoro. La closing-track "Horizon calling" è, al momento, la mia preferita. Quasi nove minuti nei quali i nostri esprimono tutte le loro capacità per un brano, dalle sonorità power-prog, accostabile a certe cose di Angra e Symphony-X pur senza gli iper-tecnicismi (a volte fini a sè stessi) dei gruppi sopra citati.

In definitiva un lavoro ben fatto, certo lontano dai capolavori del genere ma di ottimo auspicio per il futuro della band italica. L'unico punto di paragone che  mi è venuto in mente durante l'ascolto del cd è quello con i Masterplan di Grapow e Lande. Naturalmente questo fatto è da leggersi in modo assolutamente positivo e non come una mancanza di personalità. Nota di merito per il chitarrista Luca Princiotta, autore di tutte le musiche, capace di assoli relativamente semplici ma molto vari e di sicuro impatto.

La corsa al podio delle band nostrane (attualmente i tre posti sono occupati da Rhapsody, Domine e Lacuna Coil) è difficile e piena di insidie ma sono certo che i Clairvoyants odierni hanno tutte le possibilità per partecipare alla competizione.

Voto : 4/5

www.clairvoyants.it

10/03/14

L'entusiasta: Iron maiden - Virtual XI

L'entusiasta è colui che si accontenta di poco. E' un visionario e un sognatore che vede sempre il lato positivo delle cose e che ama praticamente qualsiasi cosa ascolti.


Leggo da molte parti che Virtual XI é il disco piú brutto degli Iron maiden.
Ma quando e dove? Lo avete ascoltato bene? E' il Virtual XI che conosco io?
Per me questo disco non ha nulla da invidiare a The number of the beast, li metto almeno sullo stesso piano. Almeno! E il tanto criticato Blaze Bayley? Quanti cantanti hanno una voce potente e personale come la sua?
Il disco in questione fu criticato per essere stato realizzato in maniera frettolosa e per un uso eccessivo di tastiere. Esattamente la stessa critica che fu mossa a Somewhere in time, tanti anni prima. Poi sappiamo come é andata a finire. Chissá se il disco verrá giustamente rivalutato in futuro.

08/03/14

Recensione: Scorpions - Unbreakable (2004)

A cura di Olaf

Questo album uscito nel 2004 fu una piacevole sorpresa per il sottoscritto.
Niente di clamoroso sia chiaro ma dopo l'orrendo "Eye II Eye", rilasciato cinque anni prima, mi ero ripromesso di non ascoltare nient'altro di quanto gli Scorpions avrebbero proposto in futuro per non cancellare in modo definitivo le emozioni che il glorioso gruppo tedesco mi aveva regalato nei primi anni della mia vita da "metallaro".

07/03/14

Recensione: Reese - Under the carpet (EP - 2013)


Uh, che strana questa copertina. Sapete che vi dico? Non ne capisco molto il senso ma mi piace moltissimo la grafica e l'abbinamento di colori, con questo occhio azzurro che spunta attraverso un tappeto che potreste trovare a casa di una vostra vecchia zia. Si, pero' adesso smettiamola di parlare di colori e di immagini e dedichiamoci a questo (ottimo) gruppo musicale.

La line-up di questa band alternative rock (sulla carta) nata nel 2006 a Vicenza, è la seguente: Carlo Sturati (vocals, guitar), Ettore Duliman (keyboards), Matteo Castegnaro (bass), Matteo Boschetti (lead guitar) e Enrico Gregori (drums).

Dicevo sulla carta, perchè se dovessimo decifrare con una sola parola la band, ci verrebbe da dire alternative, ma descriverla con una sola parola sarebbe abbastanza penalizzante, infatti ci troverete tantissimi altri dettagli provenienti dal progressive, altri dal metal e altri qui e li (e su e giu').

La band cattura subito la mia attenzione con l'inizio strano (sembra preso da un film di fantascienza) della opener Present e, dopo alcuni secondi, la band si assesta su un progressive/alternative con delle ottime tastiere in primo piano e dei bei fraseggi di chitarra con il wah.
Le stesse caratteristiche che troviamo, grosso modo, nella successiva title track che ha un ottimo chorus che ti si stampa subito in testa e con dei passaggi, nella seconda parte del brano, progressive anni 70, che più progressive non si può.
Chiude l' EP Until you get lost con delle belle vocals e una ottima prestazione di Carlo. A chiusura della canzone, un ottimo riffone prog metal con delle tastiere orientaleggianti a testimoniare la varieta' e l'originalita' della band.

Melodie accattivanti, ottimi refrain di chitarra e atmosfere e arrangiamenti sempre piacevoli e molto curati. Ottimi i musicisti: sezione ritmica, chitarre e voce.
L'unico difetto dell' EP è rappresentato dalla durata: 3 canzoni da 4 minuti circa sono un po' pochine, anche per un EP, secondo il mio modo di vedere. Aspettiamo il full length!

Date un ascolto a questa band!

Tracklist:
1. Present
2. Under The Carpet
3. Until You Get Lost

Web: 
Contacts: promotion@atomicstuff.com

06/03/14

Videorecensione: Dream theater - Scenes from a memory (1999)

Salve, come disse il condannato a morte al comandante che gli aveva concesso la scelta delle armi (cit. Groucho marx), é il momento delle videorecensioni! Siete contenti? Sí, mancavano praticamente solo queste...

Si comincia subito con un compito mooooolto arduo, ovvero con la recensione del mio album preferito in assoluto che risponde al nome di Metropolis Pt2: Scenes from a memory.
Scrivete nello spazio commenti tutto quello che avete da dire, anche eventuali insulti, proposte, suggerimenti e chi piú ne ha piú ne metta. Ah, non chiedete soldi.

E' il 1999 e....



Tracklist:
1. Scene One: Regression (Petrucci) 2:06
2. Scene Two: Overture 1928 (instrumental) 3:37
3. Strange Déjà Vu (Portnoy) 5:12
4. Scene Three: Through My Words (Petrucci) 1:02
5. Fatal Tragedy (Myung) 6:49
6. Scene Four: Beyond This Life (Petrucci) 11:22
7. Scene Five: Through Her Eyes (Petrucci) 5:29
8. Scene Six: Home (Portnoy) 12:53
9. Scene Seven: The Dance of Eternity (instrumental) 6:13
10. One Last Time (LaBrie) 3:46
11. Scene Eight: The Spirit Carries On (Petrucci) 6:38
12. Scene Nine: Finally Free (Portnoy) 11:59

05/03/14

Recensione: Bigelf - Into the maelstrom (2014)


Ancora un disco con Mike Portnoy???!??!?!??!?!?? Ancora un altro?????? Ma questo dorme la notte? Quanti Portnoy ci sono in giro? Qualcuno dovrebbe prendersi la briga di verificare. Penso che anche Wikipedia faccia fatica a seguire il numero dei gruppi con cui collabora e penso che anche lui possa avere dei dubbi, ogni tanto: "ciao, sono xxxx degli xxxxx, ti ricordo che domani alle 4 cominciamo le registrazioni del disco" " aspetta, chi sei??"

Stavolta i "prescelti" sono i Bigelf, giunti al loro quarto album. Il genere proposto dalla band é praticamente indefinibile, diciamo che é un progressive rock con elementi stoner e psichedelici, con riferimenti a band quali Beatles, Black sabbath, King Crimson o Pink Floyd. La formazione di questa stramba band e': Damon Fox alla voce e alle tastiere,Luis Maldonado alla chitarra, Duffy Snowhill al basso e, per questo disco, Mike Portnoy alla batteria.

Into the maelstrom é un disco molto, molto strano (produzione compresa), lo dico fin da subito, ma leggendo quello che ho scritto sopra non é difficile da immaginare.
Parte molto bene, benissimo, con un suono simile a quello di una navicella spaziale (perchè, che suono avrebbe una navicella spaziale??) che introduce, la meravigliosa opener Incredible time machine. Tutto, allora, é meraviglioso? No, purtroppo.
Le vocals (come la musica) sono spesso allucinate, a tratti geniali, ma alla lunga, o perlomeno, in certi frangenti (complice anche una produzione non troppo varia) possono stancare. Grandissime idee e melodie accattivanti alternate ad altre di cui avremmo potuto fare benissimo a meno.

Dopo la grandissima opener, Hypersleep, per esempio, mi ha smorzato un po' l'entusiasmo. Entusiasmo che e' prontamente ritornato con Alien frequency, ma che se ne e' riandato con The Professor & The Madman, ma che e' (parzialmente) ritornato con Mr. Harry McQuhae. Insomma, sono sicuro che avete capito quello che voglio dire.
Ma ribadisco che la musica e' di gran classe, con Portnoy che si riconosce, ma che non e' mai invadente. Tra le altre tracce, meritano di essere segnalate Control freak, una beatlesiana Theater of dreams (omaggio a Portnoy?) e la suite finale ITM (into the maelstrom? Incredible time machine?)

Disco con lampi di classe e genialità micidiali ma che nella sua interezza e' difficile da ascoltare, perlomeno per il mio gusto e secondo il mio punto di vista. Dopo tanti ascolti, provo le stesse sensazioni: eccitamento (non sessuale, si intende) in alcuni punti e quasi fastidio in altri. Come dico spesso (quasi sempre, in verità), un bel "taglio" alla durata avrebbe giovato non poco all'ascolto complessivo.
Bigelf, se ci ripensate e pubblicate una versione del disco con 8 brani, di sicuro andrà nella mia top 10 del 2014.

Voto 65/100

Top tracks: Incredible Time Machine, Alien Frequency, Mr. Harry McQuhae.

Tracklist:
01. Incredible Time Machine (03:58)
02. Hypersleep (05:37)
03. Already Gone (03:28)
04. Alien Frequency (04:14)
05. The Professor & The Madman (05:59)
06. Mr. Harry McQuhae (06:13)
07. Vertigod (03:58)
08. Control Freak (02:51)
09. High (07:10)
10. Edge Of Oblivion (06:33)
11. Theater Of Dreams (04:01)
12. ITM (08:09)
   I. Destination Unknown
   II. Harbinger Of Death
   III. Memorie


02/03/14

Recensione: Ozzy Osbourne - Blizzard of Ozz (1980)

A cura di Olaf

Nel 1979 il "Re delle tenebre" John Michael Osbourne (per tutti OZZY)  viene licenziato dai Black Sabbath. Per il suo esordio da solista, l'anno successivo, il Madman recluta un giovane virtuoso della sei corde, il californiano Rhandy Rhoads, autore fino a quel momento di due albums con i Quiet Riot passati pressochè inosservati. Per la sezione ritmica la scelta cade sul bassista Bob Daisley (ex-Rainbow) e sul batterista Lee Kerslake (ex-Uriah Heep).Con l'ausilio del tastierista Don Airey la formazione è completa.