31/08/14

Prossime uscite (di spicco)

Il 2014, fino a questo momento, non è stato generosissimo di nuove uscite di spicco, ma la parte finale dell'anno ci riserverà qualche sorpresa col botto (perlomeno, si spera...).
Ecco quindi alcuni titoli da tenere d'occhio, nei prossimi mesi.
Ovviamente troverete le recensioni di molti di questi su Given to rock quindi... restate sintonizzati!

Ecco qualche nome:

30/08/14

Chiedilo a Given to rock - Agosto 2014

Ecco tutte, ma proprio tutte, le domande di questo mese

29/08/14

Recensione: Diluve - Speed Jaculation


Recensione a cura di "Stick"

La band dei Diluve, originaria di Bientina (Pisa), si affaccia per la seconda volta sul mercato discografico con l'etichetta Inglese Ghostrecord, con un secondo Ep dal curioso titolo (così come anche la copertina), "Speed Jaculation". 

27/08/14

Recensione: Accept - Blind rage (2014)


Uh, un po' di heavy metal classico, ogni tanto ci vuole, cazzo!
Gli Accept sono un gruppo che definire storico é poco, pensate che il primo album é del 1979. Cosa stavate facendo voi nel 1979? Ecco.

Cominciamo con una citazione per l'artwork e per bel titolo Blind rage che si sposa perfettamente con il docilissimo toro raffigurato qui sopra.

Prodotto da quel vecchio marpione di Andy Sneap, quest'album suona come un buon compromesso tra il datato e il moderno, con un pizzico (beh, forse piú di un pizzico) di epicitá qui e li. Il non piú nuovo cantante Mike Tornillo (sostituto dello storico Dirkschneider) si é definitivamente preso la scena con una prestazione ancora una volta convincente, cosí come é convincente tutta la band; gli Accept dopo 35 anni di attivitá riescono ancora a dire la loro con un gran bel disco.

Stampede (beccatevi il tamarrissimo video a fine recensione) é un grande inizio e ha tutte le caratteristiche che una opener Heavy metal deve possedere: carica, aggressiva, potente. Il disco non sará tutto su questo stampo ma avrá anche altri tipi di aperture più cadenzate e"meno furiose", giusto per beccare un aggettivo che si sposi con il toro in copertina. A proposito, piú lo guardo e piú mi piace. 'Sta copertina é proprio figa.

Dicevo dell'epicitá, molti ritornelli sono davvero ottimi e le voci dei cori sono curatissime: Dying breed, Fall of the empire (dove vi girerete per controllare che non ci sia un'orda di vichinghi intorno a voi) e 200 years, per citarne alcune, sono maledettamente riuscite anche grazie a questo. Il resto degli strumenti è ottimo, la base ritmica suona massiccia e le chitarre sono perfette sia nella parte ritmica che in quella solista, pur eseguendo sempre il loro compito senza troppe imprevedibilità. Per il resto, da segnalare una magnifica Trail of tears, una The curse dove, nelle strofe, aleggia lo spettro di Ronnie James Dio (anche se il ritornello è un po' fiacco, a dire il vero) e una ottima conclusione con Final Journey, sicuramente una delle highlight del disco con tanti riferimenti ai migliori Judas Priest.

Se avete voglia di un po' di sano heavy metal vecchio stampo, Blind rage è il disco giusto. Complimenti agli Accept.

Voto 77/100
Top tracks: Stampede, Dying breed, Final Journey

Tracklist:
01. Stampede
02. Dying Breed
03. Dark Side of My Heart
04. Fall of the Empire
05. Trail of Tears
06. Wanna Be Free
07. 200 Years
08. Bloodbath Mastermind
09. From the Ashes We Rise
10. The Curse
11. Final Journey

25/08/14

Recensione: Ace Frehley - Space invader (2014)


Ecco uno di quelli che ti chiedi: "ma come cazzo fa ad essere ancora vivo e a fare ancora musica?" Si, nel prestigioso club ci sta pure Ace Frehley, storico chitarrista dei Kiss, che per tutta la sua esistenza non ha condotto proprio una vita da educanda: scampato a disastri automobilistici e con varie dipendenze alle spalle, eccolo qui con un disco che piú retró non si puó. Guardate che copertina e che titolo...

Cosa vi aspettate da Ace ("asso", soprannome che si guadagnó da giovane per saperci fare con le ragazze), solo del sano Rock n' roll, giusto? Giustissimo, eccolo qui, come se stessimo ascoltando un disco registrato e prodotto 30 anni fa. C'é pure la cover della deliziosa The joker della Steve Miller band... Per inciso, cover che avrebbe potuto essere evitata in quanto non aggiunge (anzi...) niente all'originale, ma c'é da dire che probabilmente amo troppo l'originale per giudicare serenamente.

The Joker a parte, veniamo all'album perché ci sono altri 11 brani da ascoltare (troppi?).
Brani che hanno tutti una forte anima rock n' roll - ignorante (nel senso buono del termine) á la Ace Frehley e con qualche, ovvio, riferimento ai vecchi Kiss.
La opener Space Invader (che mi ricorda proprio qualcosa dell'ultimo album dei Kiss), Gimme a feelin' (vedi il video al termine della recensione),Toys e Inside the vortex sono gli episodi che ti rimangono piú degli altri, ma tutto l'ascolto di Space invader é estremamente piacevole.
Un brano dove Ace ci da particolarmente "dentro" con la chitarra é la traccia numero nove, Past the milky way, piena di assoli e che accontenterá i fan piú accaniti del chitarrista. Riguardo il "comparto canoro": Ace, ammettiamolo, non é mai stato un grande cantante, peró la sua voce ha un suo perché e si sposa perfettamente con quello che fa, quindi mi sta benissimo.

Senz'altro buona la chiusura del disco, affidatata ad una strumentale che non ti aspetti della durata di quasi 7 minuti, che pur non proponendoci nulla di mirabolante a livello tecnico (Ace ha tantissimo gusto e stile, ma non si puó certo definire un virtuoso alla Steve Vai o Satriani) si fa ascoltare molto piacevolmente come se fosse una Jam. Comunque rientra pienamente nello stile e nelle atmosfore dell'album.

Un disco "vintage" di un artista che vuole ancora dire la sua ed esprimere il proprio personale concetto di musica, riuscendoci. Forse anche in maniera piú genuina rispetto ai suoi ex compagni, se posso permettermi. Mi sono permesso.

Voto 68/100

Best track: Space Invader, Gimme a Feelin', Toys.

Tracklist:
01. Space Invader
02. Gimme A Feelin'
03. I Wanna Hold You
04. Change
05. Toys
06. Immortal Pleasures
07. Inside The Vortex
08. What Every Girl Wants
09. Past The Milky Way
10. Reckless
11. The Joker
12. Starship

22/08/14

Recensione: California Breed - California Breed (2014)


Riecco Glenn Hughes!
Ma non si stanca mai, questo? A 63 anni é ancora attivo come un ragazzino... e con la voce di un ragazzino.
Abbandonati, ahimé, i grandissimi Black country communion (per colpa di quello sciagurato di Bonamassa) ricomincia quasi da zero con questi California Breed, che mantengono lo stesso batterista, ovvero il figlio d'arte Jason Bonham, e rimpiazzano Bonamassa con tale Andrea Watt. La figura del tastierista é sparita, per la gioia di alcuni o la tristezza di altri.

Tastiere a parte, cosa cambia principalmente nei California breed rispetto ai Black country communion sono le chitarre, qui parecchio piú stoner/grunge rispetto a quelle di stampo piú classico di Bonamassa. E' doveroso aggiungere che le chitarre in questione, risulteranno anche piú anonime e con meno personalità rispetto a quelle del "predecessore", ma tutto sommato ci può stare, perchè i California breed puntano più sull'impatto rispetto alla tecnica.
Per il resto, basso, voce e batteria di alto livello, ma quello lo sapevamo giá... Riguardo le influenze generali, ovviamente, sono quelle di Glenn Hughes, non credo che abbia bisogno di spiegare molto se conoscete l'artista... nessuna sorpresa.

Il disco è molto gradevole e lo sto ascoltando parecchio nell'ultimo periodo, non solo per poterci fare la recensione ma proprio per piacere personale (cosa che non succede sempre, purtroppo). Forse mancano delle hit clamorose (forse solo la semiballad All falls down si può etichettare come tale), ma tutto il disco è estremamente piacevole, magari non un capolavoro, ma con pochissimi punti deboli e realizzato molto molto bene.

Giù il cappello, quindi, per Hughes. Ah, oltre a consigliarvi il disco, vi consiglio di andare a vedere lo zio Glenn dal vivo se vi capita, è incredibile. Voce e vitalità come se avesse 30 anni.

Voto: 70/100

Top tracks: All Falls Down, Spit You Out, Invisible.

TRACKLIST:
01. The Way
02. Sweet Tea
03. Chemical Rain
04. Midnight Oil
05. All Falls Down
06. The Grey
07. Days They Come
08. Spit You Out
09. Strong
10. Invisible  
11. Scars
12. Breathe

21/08/14

Recensione: Paul Gilbert - Stone pushing uphill man (2014)


Quanti chitarristi conoscete che siano tecnicamente piú bravi di Paul Gilbert? Ve lo dico io, pochi, pochissimi.
Aspettate, non conoscete Paul Gilbert, storico chitarrista dei Mr Big? Mmmmmmmmmmmmm (di disapprovazione). Ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo un paio di anni fa ed é uno spettacolo. Suona cose tecnicamente mostruose come se stesse suonando La canzone del sole di Battisti: ride, scherza e non guarda neanche la chitarra.

Dicevamo, non devo spiegare nulla sulle qualitá del chitarrista in questione o devo dire quale sia la qualitá generale di questo Stone pushing uphill man, disco eseguito e registrato in maniera ineccepibile.
Cosa posso dire é che l'album non é altro che una manciata di cover eseguite in maniera strumentale dal grande Paul. Troviamo un bel po' di classici rock rivisitati dove la chitarra fará un po' di tutto, persino la linea vocale. Perfetta in questo senso Back in the saddle degli Aerosmith, ma anche Why Don't We Do It In The Road dei Beatles, I Got The Feelin' di James Brown o la splendida Goodbye Yellow Brick Road, originariamente registrata da Elton John.

E basta? Aspettate non ci sono solo cover, ci sono anche 3 canzoni originali: Shock Absorber, Purple Without All The Red e la conclusiva, non esclusivamente strumentale, title track, cantata dallo stesso Paul Gilbert.

L'unica domanda, a questo punto, sarebbe sul senso generale del disco: é uno strumentale (ma con un brano cantato) ed una raccolta di cover (escluse 3 originali). Ed é proprio in questo aspetto che l'album non mi convince pienamente. Ma chi ha seguito Paul Gilbert durante la sua carriera solista sa bene che i suoi prodotti sono cosí, prendere o lasciare. Sembra che a lui non interessi granchè il giudizio del pubblico e le etichette, vuole solo divertirsi facendo quello che gli piace, cosa che mi sta decisamente bene, anzi che ammiro parecchio e che forse farei pure io se non avessi niente da dimostrare come lui.

Il buon Paul non si offenderá, quindi, se giudicheró complessivamente il disco in maniera nettamente inferiore rispetto alle sue capacitá. In ogni caso, sempre stima per lui, uno dei piú grandi guitar hero dei giorni nostri che è sempre un piacere ascoltare.

Voto 65/100

Top tracks: Back in the saddle, Goodbye Yellow Brick Road, Why Don't We Do It In The Road

Tracklist
1. Working For The Weekend
2. Back In The Saddle
3. I Got The Feelin'
4. Goodbye Yellow Brick Road
5. Why Don't We Do It In The Road
6. Shock Absorber
7. Purple Without All The Red
8. Murder By Numbers
9. My Girl
10. Wash Me Clean
11. Stone Pushing Uphill Man

19/08/14

Ice Bucket Challenge, che passione.

Ultimamente si stanno facendo prendere tutti a secchiate di acqua gelata.
Si, perché l' Ice Bucket Challenge, iniziativa a favore della ALS Association (un’organizzazione che sostiene la ricerca sulla SLA) sta spopolando, tra le celebritá. Il gioco consiste nel filmarsi mentre si riceve un secchio pieno di acqua ghiacciata e nominando successivamente altri colleghi che dovranno fare lo stesso.
Ecco qualcuno che lo ha giá fatto, ma tra breve potremmo anche ritrovarci con filmati Chistopher Lee e Timo Tolkki.

 Mike Portnoy 
(ma quanto parla, prima...)


17/08/14

Medicine or metal band?


E' da poco passato ferragosto, c'é caldo (beh, da voi, a Londra non proprio) e la voglia di stare al computer é poca, quindi beccatevi un giochino stupidissimo.
Avete mai pensato che le metal band estreme hanno dei nomi che starebbero bene a dei medicinali? No?

Clicca qui per il giochino

14/08/14

Recensione: Wormhole - The String Theory

Recensione a cura di Stick

Attivi dal 2003 e originari di Ferrandina, la band dei "Wormhole" dopo due uscite discografiche autoprodotte ( “Wormhole” 2004 e “Longing for darkness” 2007) e una serie di live promozionali, ottengono un contratto discografico con l'etichetta Inglese Ghostrecord Label, per la loro terza uscita dal titolo "The String Theory".

12/08/14

Videorecensione: Metallica - Through the never (Blu-ray)

Ho portato a casa questo meraviglioso (!) Blu-ray da un negozio di usato dopo essere stato agganciato da dei ragazzini che volevano comprare un film vietato ai minori di 15 anni. Volevo fargli il favore, ma il rivenditore mi ha minacciato di chiamare la polizia se avessi dato il dvd ai ragazzini. Ho sorriso e lasciato perdere.
(E che saranno mai due tette qui e li... si vietano ai minori cose naturali per poi passare in prima serata film con morti ammazzati e violenza pura. Non capiró mai questa societá.)

Bando alle ciance, ecco la mia opinione sul film (!) Through the never. 

09/08/14

Vocals only

Beccatevi una serie di canzoni molto note con la sola traccia vocale in risalto.

Ho selezionato alcuni dei miei cantanti preferiti, godetevi la loro performance senza essere "disturbati" dagli strumenti. Buon ascolto!

Freddie Mercury - Queen: Bohemian Rhapsody



Eddie Vedder - Pearl jam: Even flow


 Bruce Dickinson - Iron Maiden: Wasted Years



Dave Mustaine - Megadeth: Symphony of Destruction


Steven Tyler - Aerosmith: Love in an elevator



Serj Tankian - System of a Down: BYOB


Rob Halford - Judas Priest: Painkiller


James Hetfield - Metallica: Master of Puppets


Ronnie James Dio: Holy Diver


Corey Taylor - Slipknot: Wait And Bleed


Kurt Cobain - Nirvana: Rape me


06/08/14

Sottovalutate e sopravvalutate: Iron Maiden

Le sopravvalutate sono quelle canzoni che ci hanno rotto le cosidette o che magari hanno avuto, secondo il mio punto di vista, piú successo di quello che meritavano. Allo stesso tempo, é giusto dare un po' di risalto alle canzoni sottovalutate, quelle che nessuno si fila, quelle che l'ascoltatore casuale non conosce o quelle che spesso non vengono "cagate" neanche dalla band in questione, dimenticandosi di inserirle nelle setlist dei concerti.

Commentate (insultatemi) pure nell'apposito spazio commenti, a fine pagina.


04/08/14

Recensione: Skid row – Rise Of The Damnation Army – United World Rebellion – Chapter Two (EP 2014)


Ma perchè, ora, 'sta moda degli EP? Non posso mai essere contento: giudico i dischi troppo lunghi o troppo corti. Ma fare dischi con 9-10 canzoni non si usa più? No, adesso si fanno EP con 6-7 canzoni o dischi (pieni di filler) con 12-13. Me ne dovrò fare una ragione.

01/08/14

Recensione: Unisonic - Light of dawn (2014)


Helloween.
Ecco, ho detto la parola subito, cosí non dovró frenarmi dall'usarla, durante la recensione.
Anticipato dall'ottimo EP For the kingdom, gli Unisonic di Kiske e Hansen (non me ne vogliano gli altri), si presentano con questo Light of dawn che, diciamolo subito, é un bel disco. Meglio del primo? Si, meglio del primo.

Ma in quanti dischi avrá cantato e quante milioni di canzoni avrá composto Kiske? Come fa la sua voce a rimanere sempre uguale? Con queste (inutili) domande mi appresto ad ascoltare questo Light of dawn.

Ma.. uh.. cazzo, sono tornati gli Helloween! Si, perché le prime 4 canzoni di questo disco suonano nettamente piú Helloween degli Helloween attuali (ho scritto la parola due volte di fila, doppietta!). C'é un intro, che é sempre di buon auspicio, poi un gran trittico: Your time has come, Exceptional e For the kingdom che ci riportano dritte dritte ai bei tempi, ma bei bei tempi. Durerá? No.

Difatti la quinta traccia Not gonna take anymore ricorda pure il passato, purtroppo qualcosa di Chameleon, quindi con delle atmosfere che ho giá detto di detestare nella discografia semiseria del gruppo citato. Quantomeno non ci sono le trombe, in questa. La parte centrale é il punto debole del disco e procede con Night of the long knives che é la solita buona canzone scritta da Kiske nei suoi progetti solisti, che ascolti con piacere, ma non decolla mai. Va un po' meglio con Find Shelter (che ha uno schema power nel ritornello tanto caro a Weikath) e con Blood, una ballad che parte un po' troppo moscia, ma che si riprende bene nel finale. When the deed is done é un'altra delle "solite" canzoni di Kiske, peró impreziosita dalla chitarra di Hansen (e da un ritornello che mi ricorda una The Scarecrow degli Avantasia).
Il trittico finale, fortunatamente, é di nuovo da applausi e convincente quasi quanto quello iniziale: Throne of the dawn  ha un tiro pazzesco ed é sicuramente una delle canzoni di punta del disco, poi la buona Manhunter e la ballad conclusiva You and I, questa convincente da subito, con un'azzeccatissima melodia nel ritornello.

Concludo la recensione di questo disco degli Unisonic come concludo il 90% delle recensioni. Buon disco, che sarebbe stato di  gran lunga migliore senza 2-3 tracce nella parte centrale che, oltre ad essere dei riempitivi (per me), sono anche fuori tema rispetto alle tracce iniziali e finali. Senza questi rallentamenti, per quanto mi riguarda, sarebbe stato il potenziale disco dell'anno. Per il resto, rispetto per gli Unisonic, bella realtá odierna.

Voto 69/100

Top tracks: Your time has come, For the Kingdom, Throne of the dawn
Skip track: Not gonna take anymore

Tracklist
01. Venite 2.0
02. Your Time Has Come
03. Exceptional
04. For The Kingdom
05. Not Gonna Take Anymore
06. Night Of The Long Knives
07. Find Shelter
08. Blood
09. When The Deed Is Done
10. Throne Of The Dawn
11. Manhunter
12. You And I