29/11/14

Recensione: AC/DC - Rock or bust (2014)


Seriamente, vi aspettavate qualcosa di diverso dagli Ac/dc? Una delle band più coerenti del pianeta, suonano le stesse canzoni da una vita e sono contenti così, ma probabilmente anche i fan sono contenti così. Alzi la mano chi ascolta gli Ac/cd sperando in delle innovazioni.

Non ho mai seguito più di tanto questa band, riconosco che diversi pezzi (Thundestruck, You shook me all night long, Highway to hell, Whole lotta rosie, giusto per dire i primi che mi passano per la testa) fanno parte, a ragione, dell'olimpo delle canzoni più belle della storia del rock, ma il mio è puramente un parere figlio di un gusto personale. Facciamo cosí, niente giri di parole, lo dico più chiaramente: io la voce di Brian Johnson non la reggo proprio. Ecco, l'ho detto. La reggo se devo ascoltare solamente uno o due pezzi, ma giá dal terzo comincio a provare un fastidio di fondo.

Tralasciando questi aspetti, devo constatare che Rock or bust è un album discreto, ed è esattamente quello che vi aspettate dalla band, che dicevo prima, suona sempre la stessa musica. Anticipato dalle tragiche notizie della demenza di Malcolm Young (i miti del rock sembrano immortali, ma neanche loro lo sono) e delle notizie giudiziarie sul batterista Phil Rudd, accusato addirittura di essere stato il mandante di un omicidio, la band è sempre li, capitanata da quel geniaccio diabolico di Angus Young, una delle chitarre più rappresentative del rock. Anche in questo disco, come in tutti gli altri del resto, le chitarre sono ispirate e con il magnifico suono caratteristico di Angus, con forti venature blues. Riguardo la "spalla" Malcom, é accreditato come scrittore di tutti i brani, ma per i tragici motivi citati prima l'esecutore delle sue parti di chitarra é (perlomeno, cosí si dice) il nipote Steven.

Riguardo il contenuto di Rock or bust, non aspettatevi delle canzoni come quelle immortali citate in apertura, se cercate quelle, andate a pescare i vecchi dischi o il famosissimo live di una quindicina di anni fa. Le tracce di Rock or bust sono 11 e tutte abbastanza brevi (non si arriva ai 35 minuti complessivi. Che la buona abitudine dei dischi brevi stia ritornando?) e i "BPM" sono quasi uguali per tutte le canzoni. Canzoni ben suonate e dritte al punto, che aggiungono uno 0 grande come un palazzo a quanto detto fino ad ora, ma brani di tutto rispetto come la opener/title track, Play ball (vedi video sotto) o Batism by fire o ancora Rock the house con un chorus molto coinvolgente. Altri brani, invece, scorrono tranquilli ma senza lasciare una grossa traccia. Ma non mi dilungheró oltre a spiegarvi come suona il disco, sono sicuro che lo sapete giá.

Gli Ac/cd sono cosí, prendere o lasciare. Mezzo voto in piú per durata, copertina e produzione.

Voto 65/100

Top tracks: Play ball, Batism by fire, Rock the house

Tracklist:
01. Rock Or Bust
02. Play Ball
03. Rock The Blues Away
04. Miss Adventure
05. Dogs Of War
06. Got Some Rock & Roll Thunder
07. Hard Times
08. Baptism By Fire
09. Rock The House
10. Sweet Candy
11. Emission Control

28/11/14

Recensione: Athesis - Athesis




Recensione a cura di Stick

Gli "Athesis" debuttano sul mercato discografico con l'Ep dall'omonimo titolo per la Ghostrecordlabel/CrashsoundDistribution. Un Ep di quattro brani definito dalla band stessa come un mix di Power-Folk-DeathMetal. 

26/11/14

Broderick e Drover lasciano i Megadeth!

Notizia bomba per i nostalgici (come il sottoscritto):

Shawn Drover e Chris Broderick hanno clamorosamente annunciato la loro uscita dai Megadeth attraverso i loro canali.
Ecco quanto hanno riportato:

Broderick lascia a causa di differenze artistiche e musicali. Copio paro-paro:
Due to artistic and musical differences, it is with great reluctance that I announce my departure from Megadeth to pursue my own musical direction. I want all of you to know how much I appreciate the amount that you the fans have accepted and respected me as a member of Megadeth for the last seven years, but it is time for me to move on. I wish Dave and everyone in Megadeth all the best. I am working on a few things of my own and hope that when they come out, you will all dig it.

Until then,
Chris. \m/
Drover lascia (ufficialmente) per seguire i propri interessi musicali:
After 10 years, I have decided to quit Megadeth to pursue my own musical interests. I want to thank Dave Mustaine and the entire Megadeth family, as well as thanking all the amazing Megadeth fans around the world!!! I truly appreciate all of you.

Stay tuned for info on my next musical journey
Notizia che lascia un po' tutti spiazzati, in quanto il nuovo album é in lavorazione. Possibile che il materiale che Dave ha proposto ai due gli abbia fatto venire voglia di scappare a gambe levate, dopo il giá non proprio esaltante (sono buono) Super collider. Chi saranno i sostituti? Che ci sia un ritorno alla formazione originale con Menza e Friedman? Lo spero fortemente (ma non ci credo piú di tanto), sempre con la speranza che Dave recuperi un po' di voce. Per inciso, i due partenti non mi hanno mai fatto impazzire, pur essendo dei grandi musicisti (soprattutto Broderick). 
Aspettiamo comunicazioni ufficiali (piene di odio) da parte di MegaDave.

Nella nostalgia galoppante, vi lascio con un video del periodo migliore dei Megadeth. Guardate quanto erano fighi.
Sí, c'é il marchio VideoMusic, i non piú giovani ricorderanno.



24/11/14

Dentro le canzoni: Alter bridge - Blackbird

Un brivido lungo la schiena.
Sin dal primo secondo di Blackbird degli Alter bridge la mia schiena si inarca e parte sempre sempre un'esclamazione pesante, inappropriata. Si, perchè, giá dalle prime note dell'arpeggio si percepisce l'epicitá del pezzo.

Blackbird per me rappresenta una sorta di perfezione, perché contiene tutti gli elementi che adoro in una canzone: c'é un arpeggio e molta melodia, un bel testo con un significato profondo (lo vedremo dopo), una linea vocale con frequenti cambi di registro, dei suoni morbidi che si alternano ad altri "grossi" e aggressivi, dei grandissimi assoli e dei continui cambi di atmosfera. Beh, una sorta di canzone perfetta, perlomeno per quello che cerco io nella musica. A proposito degli assoli, pensavo che il mio amore per la parte solistica fosse abbastanza personale, ma poi vengo a scoprire che un magazine ha addirittura inserito l'assolo al primo posto tra i soli di tutti i tempi. Beh, le classifiche lasciano sempre il tempo che trovano (incluse tutte quelle che stanno su Given to rock), peró mica male.

Tremonti racconta che il pezzo Blackbird é proprio l'ultimo scritto per l'album omonimo e, ritornando a quello che accennavo prima sul significato della canzone, Myles Kennedy ha svelato che la canzone è dedicata al ragazzo che gli vendette la sua prima chitarra, un suo caro amico che si ammalò e venne tragicamente a mancare qualche tempo dopo:
Da Wikipedia:

« Il testo di Blackbird è ispirato ad un mio amico di nome Mark Morse. Mi vendette la mia prima chitarra quando ero giovane, e restammo amici per anni e anni. Egli è effettivamente scomparso quando la canzone era in fase di completamento, così è stata dedicata a lui e alla sua memoria. La canzone parla in realtà della sofferenza che stava attraversando e della speranza che avrebbe presto trovato il suo conforto presto ed essere libero da tutto ciò.»

Il titolo Blackbird fu preso in prestito proprio dalla canzone dei Beatles che questo amico gli insegnó a suonare. Arpeggio iniziale che, infatti, Myles esegue spesso dal vivo, prima di partire con il pezzo vero e proprio.

Per me questa canzone é nettamente il punto piú alto degli Alter Bridge, non solo la migliore canzone del (bellissimo) disco, ma la loro migliore in assoluto. E una delle mie preferite di sempre, se posso aggiungerlo. 8 minuti di puro godimento.
Canzone da sparare assolutamente a volumi clamorosi, assolutamente in ottima qualitá e con un sistema audio decente. Se la ascoltate dalle casse del computer portatile/tablet/cellulare il Karma avrá la sua vendetta, e ve lo meritate pure, se posso permettermi.

Metto il link di Youtube giusto per farvi un'idea, nel caso non la conosceste per nulla.


20/11/14

Il demolitore: Rolling stones - Exile on Main St.

Il demolitore é colui che non é mai contento, vede sempre il lato negativo delle cose ed é colui che risponderebbe alla classica domanda: "un bicchiere é mezzo pieno o mezzo vuoto?" con "non é né mezzo pieno né mezzo vuoto, é solo un bicchiere di merda". Incontentabile, demolisce  tutto quello che gli sta attorno, che si tratti di opere d'arte o di monnezza urbana, per lui é quasi tutto sullo stesso piano. Ha una brutta opinione pure di se stesso.


Mamma mia che razza di casino che hanno fatto per l'anniversario (e la conseguente edizione speciale rimasterizzata/triccheballacche/cofanettodioroargentoebronzo con i peli delle ascelle di Mick Jagger) di questo successone dei Rolling Stones.

"Il disco fondamentale" "Una pietra miliare" "Un capolavoro", gli aggettivi si sono sprecati, in tutti i giornali e in tutti i siti del mondo. A rafforzare tutti questi complimentoni clamorosi si aggiungono le (insulse, a dir poco) classifiche fatte a destra e sinistra: miglior album di qui, miglior album di la, miglior disco del pianerottolo, miglior disco con questo titolo, migliore copertina realizzata sotto i 1500 metri di altezza, ma la cosa che salta di piú all'occhio, é che quest'album sta tra i primi dieci di tutti i tempi, praticamente in tutte le classifiche. 

Mah, e vediamolo un po'... ascoltiamolo questo capolavorone... sará vero? Avró finalmente trovato un bell'album? Ma neanche per sogno.
Giá la copertina non mi diceva bene, sembra un'accozzaglia di foto brutte prese a destra e sinistra. "Ho trovate queste foto nel cassetto, le butto?" "Fammi vedere, aspetta... no, ci faccio la copertina del prossimo disco. Hai una penna rossa che gli scrivo il titolo?" "Ho un pennarello punta fine" "Va bene uguale, chissefrega..."
Ma ecco qualche parere importante (importante...pfui...)
Copio da Wikipedia:
"Lester Bangs, celebre critico rock statunitense, in un primo momento non apprezzò particolarmente il disco, salvo poi ricredersi totalmente definendolo un capolavoro assoluto...
« Exile on Main Street è uscito solo 3 mesi fa e praticamente mi sono fatto venire l'ulcera e anche le emorroidi cercando di farmelo piacere in qualche modo. Alla fine ho lasciato perdere, ho scritto una recensione che era una stroncatura quasi totale e ho cercato di levarmelo dalla testa. Un paio di settimane dopo sono tornato in California, me ne sono procurato una copia per vedere se per caso era migliorato col tempo, e mi ha fatto cadere dalla sedia. Ora penso che forse sia il disco più bello degli Stones in assoluto."
Ecco, io mi trovo esattamente nella prima fase di Lester Bangs. Ho cercato di trovare qualcosa di buono in questo disco...Forse dovrei dargli un'altra chance come ha fatto lui? Col cazzo! Non voglio ascoltare 'sto dannato disco, mai piú, preferirei farmi una camminata a piedi nudi su una discarica piena di siringhe usate o andare a trasportare mattoni in Congo piuttosto che ascoltarlo di nuovo. E ci sono persone che lo mettono in cima alle classifiche di tutti i tempi!!

Ancora da Wikipedia:
"Nel 2003, Mick Jagger disse che Exile non è uno dei suoi album preferiti degli Stones, e che lo ritiene un po' troppo sopravvalutato come disco, perché non contiene brani da classifica. Anche se ammise che l'opera, nel suo insieme, ha un feeling particolare, criticò aspramente il mixaggio audio dell'album da lui ritenuto pessimo."
Ah, allora non sono cosí rincoglionito e brontolone io. "E' il demolitore, sempre a spalare merda a destra e sinistra, non gli piace niente e non capisce un cazzo..." Beh, se anche l'autore di questo disco dice che é sopravvalutato e ha un missaggio pessimo, perché dovrei frenarmi dal dirlo io? Solo che a Mick Jagger inevitabilmente qualcosa deve piacere, alla fine lo ha scritto praticamente tutto lui (assieme a Keith Richards), cosí schifo non gli puó fare. Beh, questo disco non l'ho scritto io, quindi il disco puó farmi tranquillamente schifo.

Disco interminabile, con troppe tracce, troppe trombe, troppi cambi di atmosfere e troppo dispersivo. Ascoltare pezzi per intero come Sweet Virginia potrebbe essere letale per grandi e piccini. Uh, guarda che bel motivetto... ma dopo un paio di minuti di ascolto ti viene, come minimo, voglia di immergere la testa nell'acqua gelata, telefonare al tuo peggior nemico per chiedergli scusa o commettere altre fesserie che possono risultare fatali. Fate attenzione, quindi. Se avete armi o oggetti taglienti vicino a voi, cercate di far sparire tutto prima di premere play.

Nella sua mediocritá e inutilitá, trovo piú interessante ascoltare Antonio Banderas che parla con le galline piuttosto che questo Exile on Main St.
Vi sfido ad ascoltarlo tutto e non desiderare che il vulcano piú vicino a voi erutti e vi ricopra di lava.

17/11/14

Recensione: Machine head - Bloodstone & diamonds (2014)


Se siete stufi dei miei soliti discorsi sulla durata eccessiva dei dischi che ripeto con la frequenza di un nonno che racconta le esperienze di gioventù al nipote, potete, anzi vi consiglio, di abbandonare la recensione qui. Sono onesto e vi voglio bene, vedete?

Ok, avete deciso di continuare, affari vostri.
Prima di entrare nel merito, vi spiego brevissimamente il mio rapporto con i Machine Head. Mi piacevano discretamente nella prima fase di carriera, soprattutto mi è piaciuto Burn my eyes, ma anche i successivi e la seguente svolta new metal non mi aveva fatto storcere (troppo) il naso. Quando tutti hanno cominciato ad osannarli nuovamente, cioè con The blackening, io ho mollato. La musica era buona, ma non faceva più per me, composizioni troppo monotematiche, pesanti e prolisse per i miei gusti.

Ho visto che era uscito questo Bloodstone & diamonds e ho pensato di dargli una chance. Magari cambia qualcosa... Infatti, sopresa graditissima per me è ascoltare i Machine head con delle aperture più melodiche e Rob Flynn che prova a cantare di più, anche se i Machine head non hanno di certo cambiato genere o modo di intendere la musica. Mi sono quindi buttato a capofitto all'ascolto. Girando per internet, manco a dirlo, questo disco ha più o meno la media voto di Master of puppets e gli 8 e 9 si sprecano. A me questo disco, per il motivo che sapete già, ha fatto incazzare, e parecchio. Ha un sacco di bellissimi spunti, dettagli interessanti e belle canzoni, ma nel totale è un disco poco digeribile per la sua durata, quasi 72 minuti. 72. Settantadue.
Cazzo, ma che bisogno c'è di riempire i dischi a tappo?? Vi danno un premio? Di canzoni buone (buonissime) in questo disco ce ne sono, ma non sono decisamente tutte le 12 tracce che compongono Bloodstone & diamonds. Nell'enfasi e voglia di inserire minutaggio hanno anche pensato di inserire una canzone praticamente parlata su una base strumentale, Immaginal cells. Era necessaria? Piace davvero a qualcuno? Non è solo un pezzo che appesantisce un disco già pesante? Me la prendo con questa canzone perchè è la più evidente, non per altro...

Punti di forza una meravigliosa opener (la prima che ho ascoltato), Now we die, con delle orchestrazioni magnifiche. Orchestrazioni nei Machine Head? Avete letto bene. E ci stanno benissimo, ascoltare per credere, piazzo la traccia a fine recensione. Metallica e Michael Kamen, prendete spunto su come si mette l'orchestra in un pezzo thrash. Buonissime anche Ghost will haunt my bones (con la chitarra iniziale presa in prestito da Paschendale dei Maiden), poi Game over con una carica pazzesca e con un ritornello dalle tinte quasi pop che mi ha ricordato i Machine head della svolta semi-new metal di cui accennavo prima, la bella e diretta Beneath the silt e la ottima chiusura con Take me through the fire.

Un potenziale disco dell'anno buttato nella prolissità. (Ha senso questa frase? Vabbè avete capito ugualmente...)

Voto 65/100

Top tracks: Now we die, Beneath the silt, Game over.
Skip tracks: Immagina cells (il mio capo espiatorio)

Tracklist:
01. Now We Die
02. Killers & Kings
03. Ghosts Will Haunt My Bones
04. Night Of Long Knives
05. Sail Into The Black
06. Eyes Of The Dead
07. Beneath The Silt
08. In Comes The Flood
09. Damage Inside
10. Game Over
11. Imaginal Cells
12. Take Me Through The Fire

14/11/14

Videorecensione: The Trews - The trews

Avevo filmato questa videorecensione qualche mese fa e me ne ero completamente dimenticato, rimedio adesso. Non che il mondo non potesse andare avanti senza, eh...

Vi state chiedendo chi sono questi? Bella domanda... Peró c'é una delle mie canzoni preferite dell'anno. Sí, a breve ci sará pure una top 10 con le migliori canzoni del 2014.
E' una minaccia.

12/11/14

Il demolitore & l'entuasiasta: Queen - Queen Forever (2014)

Il demolitore & l'entuasiasta riuniti! Ci parlano dello stesso album, Queen Forever, raccolta uscita un paio di giorni fa. Vediamo che ne pensano...


IL DEMOLITORE

Ovvero come sfilare soldi agli appassionati.
La centoventottesima raccolta dei Queen che esce con la scusa di un paio di canzoni ripescate, quanto mi fanno incazzare queste cose... Non ero (quasi) contrario al Live at the Rainbow uscito pochissimo tempo fa. Ma questo Queen Forever? Giá il titolo é di una banalitá devastante.

11/11/14

Recensione: Pain of salvation - Falling home (2014)


Mah, boh, buh. Ma a che serve? Penso sia il classico album di chi non ha nessuna idea nuova per fare uscire un disco, ma vuole (o deve) farlo lo stesso. Allora che fa? Si mette a rivisitare le proprie canzoni, inserendo un paio di cover e un inedito.

La classe di Daniel Gildenlöw è sempre tanta e questo disco realizzato prevalentemente in acustico ne da ancora una volta una prova, se ce ne fosse bisogno. Musicalmente le composizioni sono mostruose e, nella maggior parte dei casi, non perdono il loro perchè anche suonando decisamente più morbide delle versioni originali. Stress e Chain Sling, per intenderci, sono due bellissime canzoni anche con suoni più delicati, probabilmente sarebbero delle bellissime canzoni anche se fossero suonate con il Kazoo o il flauto pezzente che si suonava tra i banchi di scuola. La domanda, semmai, sarebbe: perchè? Capirei tranquillamente un live album acustico (l'idea è partita proprio da alcune date acustiche), ma un album da studio con cover, rivisitazioni e riarrangiamenti più o meno bizzarri lo capisco meno, per quanto realizzato bene, anzi, benissimo.

Ci sono due cover: una evitabilissima versione Soul/Jazz/Fusion/a cappella/non so di Holy diver di Ronnie James Dio e una versione abbastanza fedele (finale a parte) di Perfect day di Lou Reed che però senza la voce da alcolizzato di Lou perde tanto, nonostante la voce e le qualitá canore di Daniel siano anni luce migliori di quelle di Lou.
Dicevo che c'é pure un inedito, ed é il pezzo che chiude il disco, Falling home. Una gran bella ballata acustica a due voci, breve e con un finale intensissimo. Ascoltare per credere. Ecco, avrei preferito un disco con una decina di canzoni del genere, anzi, sarei impazzito di gioia di fronte ad un disco del genere. Se trovo la canzone, la pubblico a fine pagina. Se non la trovo, ne metteró un'altra a caso. Lo so che non ha molto senso quello che sto scrivendo, ma mi sto adeguando alla situazione. Hey, non voglio paragonare il mio discutibile scrivere alla musica di Gildenlöw e soci, ci mancherebbe... Ok, adesso basta, meglio chiuderla qui.

Voto: non me lo chiedete, per favore, non lo so, sono confuso.

Top tracks: Stress, Chain slings, Falling Home

Tracklist:
01. Stress
02. Linoleum
03. To The Shoreline
04. Holy Diver
05. 1979
06. Chain Sling
07. Perfect Day
08. Mrs. Modern Mother Mary
09. Flame To The Moth
10. Spitfall
11. Falling Home

10/11/14

Recensione: Foo Fighters - Sonic Highways (2014)


I Foo fighters sono invecchiati.
Nessuna accezione negativa, é un dato di fatto. Tutti invecchiamo e cambiamo gradualmente il proprio io (Lemmy ed altri personaggi esclusi), non c'é nulla di male.
Ecco, i Foo fighters si presentano all'appello con un lavoro estremamente ed inaspettatamente maturo, dai suoni meno duri e, a parte qualcosa (The feast and the femine), con decisamente meno carica del passato. Se é un bene o un male sta a voi giudicarlo. Giá, perché questo Sonic Highways é un bel lavoro: solamente 8 tracce (EVVIVA!!) che si intrecciano bene l'una con l'altra e con una produzione chiara, limpida e di qualitá.

Per quanto mi riguarda, il difetto principale di questo disco é rappresentato dal fatto di arrivare dopo un album pazzesco, Wasting light, che adoro alla follia. Le mie aspettative, per questo, erano altissime e avendo ascoltato quest'album per la prima volta non posso nascondere di essere rimasto un pochino deluso. Ma giudicando quest'album a se, non posso e non mi sento assolutamente di parlarne male, perché é un album onesto. Quello che percepisco, infatti, é che i Foo fighters abbiano fatto esattamente quello che avevano in testa, senza condizionamenti esterni. Volevano suonare questo e questo hanno registrato, col cuore.

Forse mi aspettavo tanto anche per l'esperimento che ci stava dietro, cioé quello di registrare ogni canzone in un posto diverso (all'interno degli States) e con un musicista tipico del luogo (ci sono, tra gli altri, Joe Walsh degli Eagles e Zac Brown). Progetto che, peró, alle mie orecchie, non é riuscito. Se non avessi saputo quello che c'é stato dietro, infatti, non avrei percepito nulla. Ma forse é una cosa che non é arrivata a me, non saprei. Sono pronto a fare il mea culpa, nel caso.

Si, ma le canzoni? Ne direi due su tutte: una che rappresenta i "vecchi" FF, la rabbiosa The Feast and the Famine e la migliore canzone, a mani basse, di quest'album, la conclusiva I am a river, con un bellissimo finale di archi in crescendo (beh, mi sa che sto invecchiando pure io). Il resto? Canzoni sincere e gradevoli, ma che non so se riusciranno a fare breccia nei cuori delle persone (e nel mio).

Ai posteri (e ai poster) l'ardua sentenza.

Voto 69/100

Top tracks: The Feast and the Famine, Subterranean, I am a river.

 Tracklist:
1) Something from Nothing – 4:49
2) The Feast and the Famine – 3:50
3) Congregation – 5:12
4) What Did I Do?/God as My Witness – 5:44
5) Outside – 5:15
6) In the Clear – 4:04
7) Subterranean – 6:08
8) I Am a River – 7:09


07/11/14

Dentro le canzoni: Huey Lewis and The news - The power of love

Una canzone che mi ricorda e rappresenta la mia infanzia, una canzone che mi da la carica, una canzone che mi da le stesse sensazioni da 30 anni. Sí, perché circa 30 anni fa, puntualmente, ogni domenica mattina mi alzavo dal letto prima degli altri, mettevo su la VHS di Ritorno al futuro (con una discutibile qualitá audio-video, essendo registrata dalla TV) e mi godevo il film, che dopo un po', ho cominciato inevitabilmente a conoscere parola per parola. Il film in se é stupendo e ha fatto storia, ma grandissimo merito sulla riuscita del film (perlomeno, dal mio punto di vista), ce l'ha la musica.

05/11/14

Band brutte

Nel music business un fattore sicuramente molto importante é l'aspetto. Ma non é fondamentale. Sí, perché queste band sono lí anche se sono brutte, ma brutte brutte.

Sono escluse dalla lista, per ovvi motivi, le band black metal. Enjoy!

I Guns N' Roses (versione Axl N'Roses)
Se dovessero chiedermi quale band non vorrei mai incontrare in un vicolo buio di notte, sicuramente direi loro. Sono 74,  loschi, sporchi, truccati fino alla morte e fondamentalmente brutti. Axl Rose era un sex symbol 20 anni fa, adesso potrebbe tranquillamente fare la parte di un narcotrafficante in un film americano di basso livello. L'impatto avuto quando li vidi dal vivo fu devastante. Ho trovato pure una registrazione del concerto in questione, guardatela qui sotto, se ne avete il coraggio.


Twisted sisters
Band raccomandata dall'amico Luca su Twitter.
Riporto fedelmente le sue parole: "tentano di coprire con il trucco ma sono davvero orrendi!" Beh, come non essere d'accordo...
A parte questo, rock n' roll allo stato puro...Gustatevi il bel video, la bella canzone, ma anche i capelli assurdi di Dee Snider.


Melvins
Altra segnalazione, stavolta su Facebook, da parte di Fabio. Anche qui, giù il cappello, terzetto incredibile. Sono solo in tre, anche se i capelli del cantante dovrebbero avere vita propria, un passaporto e figurare come quarto componente della band.


Rammstein, Slipknot, Lordi, Marilyn Manson Gwar, etc etc...
Ovvero band che vogliono esserlo, magari non lo sono, ma a cui piace apparire brutti e usano tutti i mezzi per farlo: maschere, trucco pesantissimo, costumi micidiali e qualsiasi cosa possa imbruttirli. Non ho mai capito questa categoria di musicisti. Passano i Kiss che avevano solo delle maschere (alla fine solo trucco, e pure di buona fattura), ma andare in scena per anni e anni, a volte per carriere intere come se fosse costantemente carnevale non lo capisco proprio.

Scorpions
Belli, di certo, non ci sono nati, ma loro peggiorano ulteriormente la situazione usando dei vestiti di un gusto micidiale. Questo è un video vecchio, e capisco perfettamente perchè il cantante comincerà a girare solo ed esclusivamente con un cappello (brutto anch'esso).

 
System of a down
Probabilmente i miei preferiti, dovrebbero stare nel dizionario dei sinonimi sotto la voce "brutto". Solo il batterista é quasi normale (ma é dietro la batteria, quindi non si vede troppo), gli altri 3 che si muovono a destra e sinistra sono pazzeschi. Sono stato clemente con il cantante Serj, avendo scelto un video con i capelli corti e la barba, perché nella versione sbarbato-capello lungo é piú micidiale degli altri due ai lati. Wake up! shwhhshwhahshwhsjhsjshwejh make up!


Toto
Non sono brutti, sono solo delle persone schifosamente normali.
Ognuno di loro potrebbe essere il vostro gommista, carrozziere, edicolante, salumiere di fiducia... Musicalmente classe immensa, ma Physique Du Rôle (quanto sono colto, cazzo...) neanche l'ombra. Signora, ho fatto 200 grammi, lascio?


The darkness
Brutti e orgogliosi di esserlo. Guardateli, che spettacolo. Il bassista é uno dei miei personaggi preferiti di sempre, quando vado a vedere i Darkness (li ho visti 3 volte, fino ad ora) non riesco a togliergli gli occhi di dosso, nonostante non sia omosessuale. Figuratevi se lo fossi. Certo, anche i baffoni di Justin... Gustatevi il video!

04/11/14

Videointervista: ILLacrimo

Salve, fringuelli!

Intervistiamo oggi la cantante degli ILLacrimo, band Rock/alternative. Enjoy!

 
https://www.facebook.com/illacrimo?fref=ts

02/11/14

Le pillole di Brant: Royal Blood, Mark Lanegan, Bob Mould

A cura di Eli Brant.

ROYAL BLOOD - Royal Blood

CAZZUTI.
Probabilmente il miglior esordio dell'ultimo quinquennio (ed anche oltre dai..).
Una semplice idea di partenza: basso distorto al massimo, batteria dirompente e tanta, tanta voglia di rock/stoner.
Un mix sapiente di QOTSA e Muse, di mood ledzeppeliniano con un pizzico di punk/rock. Il tutto poi shakerato con tanto Jack White.Un'alchimia nuova e perfetta. Riff semplici, ma coinvolgenti e poi due brani da urlo: "Little Monster" e "Figure it out". Nel complesso, però, è tutto l'album a reggere, in soli 32.38 min, il peso di un'intera nuova generazione di rocker. Inglesi. E te pareva. Insomma, miglia avanti le ultime produzioni (es i Black keys..dai senza offesa...li adoro lo sapete). Non hanno (consapevolmente) inventato nulla, ma riescono ad essere lo stesso tremendamente ammalianti e per questo, GENIALI. Speriamo, insomma, che il Sangue Reale non si esaurisca così rapidamente come è sgorgato.
Ah dimenticavo, Mike Kerr (Basso e voce) ha 23 anni, mentre Ben Thatcher (batteria) ne ha appena compiuti 26. 

Long live Royal blood!

VOTO: 8

MARK LANEGAN - Phantom Radio

"Ancora?!No dai..un altro album di Mark?Non ne posso più!"
O almeno, questo è quello che m'è venuto da pensare dopo l'ultima caduta di stile con il disco di cover (Imitations).
Ma devo ricredermi: era dura rialzarsi da una batosta del genere, ma quel sornione di Mark ce l'ha fatta ancora. Per fortuna.
Non siamo ai livelli di Blues Funeral (capolavoro assoluto del 2012), ma comunque il risultato è decisamente alto. La copertina, stupenda come al solito, incorpora l'opera dall'artista messicano Gustavo Rimada ("Santa Muerte"). Ed è proprio quest'idea che richiamano i brani che sono, se possibile, ancora più funerei del passato. Ma, come nella copertina, riecheggia anche un senso di accettazione e rilassamento tipico di culture (es. proprio quella messicana) in cui la morte è vissuta come parte integrante della vita e per questo anche festeggiata.

Canzoni come I am the wolf o The wild people sembrano disegnare un quadro gioioso, ma comunque sempre pervaso da ombre di tristezza. Bisogna sottolineare come quest'album sia un tentativo di Mark di discostarsi dalle produzioni precedenti, operando una decisa virata verso un sound New wave con venature a metà tra i Joy Division ed i The Smiths. Un disco però lungo e forse difficile da digerire fino in fondo. Mancano, infatti, dei brani veramente trascinanti utili a spezzare il ritmo. Insomma, una buona prova con uno sguardo verso un sound diverso, ma non ancora pienamente maturo.

VOTO: 7

 BOB MOULD - Beauty & Ruin

Sicuramente esiste già, ma mi viene in mente solo "college rock" per cercare di circoscrivere il sound di Bob Mould (ex Husker Du). Un pò American Pie, un pò Dawson's Creek. Ma allora perché ascoltarlo??

La verità è che in fondo c'è dell'altro: qualcosa a metà strada tra i primi Foo Fighters ed i No Fx o tra i Weezer ed i Sunny Day Real Estate (roba ottima insomma). Il problema vero è che Bob troppo spesso si perde tra riff pop/punk (anche questo..esiste davvero?!?chissenefrega vah) e motivetti da sigla. Ciò non toglie che ci siano dei gran pezzi che meritano più di un semplice ascolto: Low season ti coinvolge col suo incedere lento e maestoso; Nemesis are Laughing - forse la migliore dell'album - ha un piglio grunge ed un gran crescendo; Fire in the city ti prende con la sua innocenza pop.
In generale, però, c'è da sottolineare una freschezza produttiva di fondo che impreziosisce l'intero album. E tenendo conto che proviene da un ragazzotto di 54 anni, l'energia che ne deriva è davvero raddoppiata.

Forse non è ai livelli dello scorso Silver Age, ma sicuramente è un album piacevole da ascoltare.

VOTO: 6