28/02/14

Recensione: Away Minerva - My only radio (EP 2014)

Un po' di storia della band (copiata spudoratamente dalla loro biografia su Facebook): Gli Away Minerva sono 5 ragazzi di Roma. Formati nel 2011, nei primi mesi di prove il gruppo si concentra sull’esecuzione di brani delle storiche band dell’Alternative rock, come Radiohead e Incubus. Si lanciano quasi subito nella produzione di pezzi originali fino ad arrivare alla registrazione del loro primo EP, pubblicato nel Febbraio del 2014. A seguito delle registrazione avviene la sostituzione prima temporanea, poi definitiva del batterista. Il loro stile si inquadra in un Alternative Rock espresso in varie forme, variabile da duro e incalzante, a più lento e melodico.
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26/02/14

Recensione: Nera luce - Ad occhi chiusi


La storia dei Nera Luce comincia come per molte band. Nel 2002 un gruppo di amici si ritrova e, vista la comune passione per la musica, inizia il suo percorso. Diverse sono le esperienze live necessarie a trovare un buon affiatamento e ad individuare la strada giusta da intraprendere. Con la crescita costante si fa largo nel gruppo l’esigenza di comporre brani propri, abbandonando l’immagine di gruppo di sole cover.
Dopo le importantissime esperienze e le partecipazioni a Sanremo giovani, Tim tour, il Pistoia blues festival o l'apertura del concerto di Andy Timmons, la band comincia a lavorare in studio e pubblica nel 2010 il debut Luci nell'ombra.
Nel 2013 è la volta di Ad occhi chiusi, che andiamo a recensire adesso.

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24/02/14

Top 10: canzoni allegre



Dopo la top 10 delle canzoni tristi, ecco l'alter ego (!?).
Anche qui c'é solo l'imbarazzo della scelta e i vostri suggerimenti sui social media sono stati parecchi, grazie!
Ho inserito solo canzoni Rock/metal e non ho esteso ad altri generi, sennó la classifica sarebbe stata piena di Ska, funky, Bob Marley e James Brown. Partiamo!


10) Queen - Don't stop me now
La canzone perfetta per caricarti. Magari ti svegli la mattina e hai bisogno di una spinta, ecco...mettete su questa canzone, vi aiuterá (perlomeno lo spero). Certo, i denti di Freddie erano da censura, magari ascoltatela e basta.


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22/02/14

Recensione: Rush - Moving pictures (1981)

Artista: RUSH
Album: MOVING PICTURES
Anno: 1981
Genere: Prog Rock / Hard Rock
Tracce: 7
Durata: 40'07''
Etichetta: Mercury
Produttori: Rush, Terry Brown


Recensione di Loris

Di fronte a certe “pietre miliari” della musica di tutti di tempi, diventa quasi superfluo spendere delle parole che poco aggiungerebbero a quello che già dice la musica stessa, attraverso emozioni, sensazioni e sfumature che trascendono la ragione e si sintonizzano direttamente con i propri sensi e la propria anima.

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21/02/14

Recensione: Running death - The call of extinction


Un tuffo nel passato!
Se vi piacciono le atmosfere thrash degli anni 80, questa é la band che fa per voi. Si,  perché questo quartetto tedesco ci porta alle atmosfere tanto care a chi ascolta (o ha ascoltato) band come Annihilator, Megadeth o Testament.

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18/02/14

L'entusiasta: Metallica - St.anger

L'entusiasta è colui che si accontenta di poco. E' un visionario e un sognatore che vede sempre il lato positivo delle cose e che ama praticamente qualsiasi cosa ascolti.


Mannaggia a tutti i detrattori e agli incompetenti, St. Anger dei Metallica è un lavoro assolutamente straordinario!
Partiamo dalla copertina: il grande parallelismo tra la forza e la ragione. Colori e tratti antichi, a tratti moderni, con riferimenti stilistici molto cari ai fumetti. St. anger, la santa rabbia, quella che ci comanda e ci governa, quella che ci fa ragionare, a volte, come animali. Ed è anche un titolo dannatamente metal. Quella mano rossa, arrabbiata, su quello sfondo arancione e quei lacci grigi che stanno a significare l'oppressione dei popoli tormentati e afflitti dai vizi e dai privilegi dei potenti. Scriverei per ore sul titolo e sulla copertina, farei quasi una tesi (se fossi iscritto all'universitá) ma potrei annoiare qualcuno, quindi meglio mi concentri sull'aspetto musicale.

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15/02/14

Live report: Dream theater - Wembley Arena, London 14/02/14


E' la quarta volta che vedo i Dream theater (2001-2005-2011).
Si, potrebbero essere abbastanza, peró l'ultimo album da studio Dream theater mi ha convinto particolarmente, se ci aggiungiamo la formula "An evening with" che garantisce una lunga performance... ma si, andiamo, cazzolina, si vive una volta sola.

Rispetto al precedente report sulla data fiorentina di Loris, non ci sono state grosse novitá. Si sa, la band non ama stravolgere la scaletta durante il tour, che rimane praticamente la stessa per ogni tappa. Si può facilmente comprendere la scelta, data la difficoltà tecnica dei brani.

La location é la bella Wembley Arena, la seconda arena al coperto di Londra in termine di posti, che purtroppo stasera non ha il pubblico delle grandissime occasioni. Il mio posto é abbastanza buono, alla sinistra del palco, primo anello poco lontano, vedevo esattamente quello che si vede nella foto a fianco. Non male, direi.
Si fanno le 7.30 e da un mega telone viene proiettato (sulle note dell' intro False awakening suite) un bellissimo videoclip con tutte le copertine dei dischi della band in versione animata. Divertente.

Il concerto vero e proprio parte sulle note di The enemy inside e il suono è impastatissimo, ma migliorerà rapidamente. Altra pecca, lo schermo dietro la band: dalla mia postazione non si vede un cazzo perché ho le casse davanti (vedere sempre la foto). Ma non ci pensano a queste cose?? Porca di quella... Vabbè...
Riguardo lo show, conoscevo benissimo la scaletta, avendola sbirciata prima di comprare il biglietto e poi ho consolidato la conoscenza leggendo la recensione di Loris (sempre quella di prima).

Lo show è diviso in tre parti (beh, due più bis) e la prima parte era quella, teoricamente, "debole" con tanti pezzi recenti. Devo dire che non è stato per nulla così, i pezzi me li sono goduti e anche parecchio. Scopro in questo secondo che si sono cancellati tutti gli appunti che avevo scritto nel "block notes" del cellulare, canzone per canzone, e mi viene voglia di bestemmiare in aramaico antico... vorrà dire che mi affiderò solamente alla mia memoria.
Mi è rimasto impresso il drum solo di Mangini posto in mezzo alla strumentale Enigma machine. In genere odio profondamente i drum solo, ogni volta penso "ma non potevano fare una canzone al suo posto?" Invece stavolta è stato davvero gustoso, grazie alla telecamera piazzata praticamente in faccia al buon Mike che faceva il buffone (vedi foto sotto). Un'altra canzone che mi è piaciuta un sacco è stata Trial of tears, che onestamente avevo dimenticato fosse in scaletta e che ho riascoltato con estremo piacere dopo anni. Uno dei pezzi migliori del concerto.

Mangini che fa il buffone
Sui singoli: Petrucci è praticamente il direttore d'orchestra della band, suona 6 miliardi di note (perfette) a serata e nel frattempo da un occhio agli altri, soprattutto a Mangini che è quello che, per forza di cose, è meno sicuro sui brani.
Rudess è sempre abbastanza comico, soprattutto quando si stacca da tutti i suoi arnesi infernali e suona la tastiera portatile alla Sandy Marton (chi è arrivato agli ...enta saprà di cosa sto parlando, vedere foto sotto, per gli altri).
Myung musicalmente è una macchina, ma come presenza scenica non lo smuovi dalla sua posizione neanche se gli spari sui piedi o se lo investi con la moto. Mangini ha forte carisma, un grandissimo suono ed è un batterista pazzesco, ma in un paio di punti (lo scriverò dopo) Portnoy mi è mancato come una mamma al C.a.r. (citazione da Marco Masini). LaBrie è un'assoluta sorpresa. Tutti mi hanno detto che è come rinato, io ho constatato la sua forma già all'inizio della performance, ma non potevo avere la prova definitiva durante la prima parte di scaletta, in quanto tutti i pezzi proposti non sono particolarmente impegnativi da cantare (rispetto ad altri, si intende), quindi ero sempre un po' scettico. Avrò la conferma tra un pochino.


I 5 ragazzi (beh, ragazzi, forse una volta...) del gruppo vanno a riposarsi e nel frattempo vanno in scena sullo schermo (che continuo a vedere a metà grazie all'intelligenza di qualcuno) alcuni video random presi da youtube di ragazzi che suonano cover della band, in maniera appropriata o meno. Speravo di vedere il mio amico Fabio in mezzo agli altri, ma non l'hanno inserito. Fabio, ti rendo un po' di giustizia, ti pubblico io il video. Eccolo

Arriva la seconda parte del concerto che festeggia il ventennale di Awake e booom, i miei dubbi su LaBrie sono fugati. Awake è una album con difficoltà 1000 a livello vocale, ma è stato eseguito tutto (quasi) come ai vecchi tempi, incredibile, non me lo sarei aspettato.
A proposito di questa seconda parte, parte The mirror e vado fuori di testa, ma è il primo momento dove mi accorgo dell'assenza di Portnoy: nel primo minuto della canzone la batteria mi ha sempre fatto impazzire, cosa che non ha fatto stasera. Per il resto, goduria assoluta: Lie, Lifting shadows, Scarred e la Kevinmooresca Space-dye vest deliziano tutti. Onestamente Jordan Rudess non mi ha entusiasmato su questo brano, sia per quanto riguarda la scelta dei suoni che su alcuni passaggi. Mangini entra però con uno stacco epico nella seconda parte e la canzone diventa un crescendo, leggermente diversa rispetto alla versione studio, con più mordente. In ogni caso, goduria totale, mai mi sarei aspettato di ascoltare questi brani di Awake in sede live.
Chiude la seconda parte, prima dei bis, la grande suite dell'ultimo album "Illumination Theory", che non sfigura troppo dopo i pezzi proposti.


Fine di questa sessione, la solita pagliacciata del goodnight e bla bla bla.. Ma perchè fanno 'sta cosa? Ormai con internet ogni singolo spettatore sa bene che il concerto non è finito. Oltretutto La Brie aveva annunciato che avrebbero fatto qualcosa da Scenes from a memory...boh, forse lo devono dire per contratto o si divertono così, non saprei.

Appunto, Scenes from a memory, si chiude in bellezza.
L'unica cosa che non va, per me ,è il non ascoltare quest'album tutto di seguito. Interromperlo in maniera random è come uno schiaffo a mano bagnata (cit. il mio amico Antonio). Dopo Overture 1928 (sono le mie orecchie o Mangini ha sbagliato il finale?) e Strange deja vu, ci vorrebbe il dolce pianoforte di Through my words, invece parte The dance of Eternity. SSSSHAAAAA (schiaffo a mano bagnata). L'esecuzione è perfetta, ovviamente e siamo pronti (di già??) per la finale Finally free, canzone dove più di tutte si è sentita l'assenza di Portnoy, soprattutto nello stacco iniziale e nel finale, con tutte le variazioni sul tema, che Mangini non ha praticamente fatto. Per essere equi nei confronti del drummer attuale, devo dire che durante il concerto ha eseguito anche delle piccole variazioni dei pezzi che sono risultate molto gustose.

Giudizio definitivo? Il concerto è stato assolutamente meraviglioso, forse il migliore dei DT in senso assoluto, per durata e pezzi proposti.
Al momento, sicuramente il concerto dell'anno (ho visto solo questo).

Top songs: Trial of tears, The mirror, Lie.


Dream Theater Setlist Wembley Arena, London, England 2014, Along for the Ride
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12/02/14

Top 10: canzoni tristi

Attenzione, ascoltare per intero questa playlist potrebbe avere degli effetti devastanti, state molto attenti.
Ringraziamo tutti per i numerosi suggerimenti (appropriati) che ci avete fornito attraverso le pagine Facebook e Twitter, avremmo potuto benissimo fare una top 50 invece che una top 10.

C'é poco altro da spiegare: come da titolo, ecco delle canzoni che, se siete indecisi se farla finita o meno, vi faranno decidere di sicuro. Un po' come Mariottide.
Ah, Marco Masini é escluso dalla classifica.


Cominciamo:
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10/02/14

Recensione: Adrenaline Mob - Men of honor (2014)


Arieccoli! Non è passato molto dall'ultimo Omertà e, nel frattempo, sono successe tante cose. Beh, non proprio tantissime in realtà, solo che Mike Portnoy ha lasciato la band prima delle registrazioni di questo disco. "Non avevo tempo", ha dichiarato. Gli crediamo, dato che ha, grosso modo, 6 milioni di band. Gli Adrenaline Mob hanno risentito della sua dipartita? Neanche per sogno, Men of Honor è il seguito naturale di Omertà (anche la copertina è quasi identica, un po' di fantasia, cribbio) e se non sapeste del cambio dietro le pelli, probabilmente non ve ne accorgereste neanche.

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09/02/14

Recensione: Noon - 775 Lumiére (2013)

A cura di Fabio S.

I NOON sono un gruppo di Piacenza, nato nel Settembre 2011, e conta 4 membri: Stefania Savi (voce e chitarra), Caterina Mozzi (basso), Marco Murtas (voce e chitarra) e Alberto Maffi (batteria). Le prime due sono anche le fondatrici del gruppo stoner/rock Stake-off the Witch, mentre Marco e Alberto suonano insieme nel progetto The Link Quartet.
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07/02/14

Recensione Stealth - Shores of hope (2013)


Gli Stealth, una hard n' heavy band nata in quel di Ferrara, nascono nel 2007 da un'idea di Luca Occhi e Marcello Danieli. Nel 2011 la line‐up della band viene completata da Andrea Rambelli, Matia Catozzi ed Enrico Ghirelli, tutti provenienti da altre esperienze e progetti musicali. Dopo un'intensa attivitá (60 live tra serate, festival e contest con recensioni ed interviste da parte della stampa e delle TV / radio locali), la band si mette al lavoro per questo Shores of Hope, uscito nel 2013, ma appena uscito in supporto fisico (in CD, insomma).

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06/02/14

Le interviste terribbbili: Virgo

I Virgo. E basta.

 
1) Togliamoci subito il dente: sfogatevi e dite tutto quello che volete sulla vostra band, sul vostro album e su tutto quello che volete, potreste non averne piú opportunitá (parlo per questa intervista, sia chiaro).

Non ti preoccupare.

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05/02/14

Recensione: Rush - Signals (1982)

Album: SIGNALS
Artista: RUSH
Anno: 1982
Genere: Progressive rock / synth rock
Tracce: 8
Durata: 43'12''
Etichetta: Mercury
Produttori: RUSH e Terry Brown

RECENSIONE A CURA DI LORIS

E' il 1982, i RUSH sono reduci dal tour di quello che si può definire come il loro album di maggior successo, ovvero Moving Pictures, un classico del rock, sponda progressive, che ha definitivamente proiettato il trio di Toronto nell'Olimpo dei grandi. Ed è proprio da MP che i Rush si sono distaccati dalla fase prettamente prog rock, per sperimentare verso sonorità elettronica, intrise di new wave, reggae e synth rock. Infatti SIGNALS è proprio il punto di partenza della nuova fase dei canadesi, grazie al suo forte impatto tastieristico e avvenieristico, per via di alcune combinazioni azzeccate e nuove per l'epoca, parliamo di effetti sonori e del massiccio uso di sintetizzatori, ma anche per l'artwork del disco, a partire dalla curiosa copertina, caratteristica e riconoscibile dalla figura dell'idrante rosso e del dalmata che lo “annusa”, ma in particolare per le foto “futuristiche” dei tre membri del gruppo al suo interno, con la solita impeccabile regia di Hugh Syme. Tutto ciò non stupisce, visto che la genialità non è mai mancata al power trio.

Ma veniamo al lotto dei pezzi di questo folgorante disco:
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04/02/14

03/02/14

Recensione: Nine inch nails - Hesitation Marks (2013)


A cura di Eli Brant
Gli "Hesitation marks" sono i tagli, le ferite, ciò che resta di un suicidio mancato.
E' un'immagine di un'estrema violenza, fisica ed emotiva.
Non è facile pensare cosa attraversi la mente di un suicida e la profonda tragicità di quegli attimi. I segni, le cicatrici, le lacerazioni del corpo, invece, sono visibili. Immediatamente figurabili e percebili. Ed è questo il concetto che Trent Reznor, uno degli ultimi geni del Rock, ha tentato di trasporre in musica. Una sofferenza profonda, lancinante, che lascerà per sempre traccia. Non aver avuto la forza di imprimere il colpo decisivo, oppure aver avuto il coraggio di fermarsi? Trent non giudica.
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02/02/14

Recensione: Angra – Angels Cry 20th Anniversary Tour (2014-CD)


Gli Angra arrivano ai loro vent'anni, sembra ieri che acquistavo l'appena uscito Angel's cry, cazzolina...Discorsi nostalgici sullo scorrere del tempo a parte, parliamo di quest'album, a mio parere con poco senso in partenza, a prescindere dalla qualità.
Sì, perchè fare il tour del ventennale della band con alla voce Fabio Lione, che sarà pure un bravissimo cantante ma che con la storia degli Angra non ci azzecca nulla, non ha davvero senso. Sarebbe come se i Black sabbath facessero un tour di anniversario con Chris Cornell alla voce. Che cacchio c'entra?

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01/02/14

La discografia (semiseria): Faith no more

Parliamo oggi dei Faith no more, band che ho visto, abbastanza recentemente, alla mitica Brixton Arena (Clicca qui per leggere il live report).

Introduce yourself (1987)
In realtá prima di questo disco ce ne sarebbe un altro (We care a lot, del 1985), ma la band considera Introduce yourself come loro primo disco. Se non se lo cagano loro, perché dovremmo farlo noi? Introduce yourself non é male, ma Chuck Mosley non é Mike Patton, solo Mike Patton é Mike Patton. Vabbé, passiamo al prossimo album, dai.
Voto 58/100 (di stima e di incoraggiamento).
Top track: We care a lot

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