30/09/15

Ascolti del mese: settembre 2015

Ecco i dischi che ho ascoltato con regolarità, durante questo mese.
Il chissenefrega è sempre quotato ottimamente.

29/09/15

Steve Vai & Florianópolis Orchestra - Rock in Rio Brazil 2015

Lo so che ci sto scassando l'anima con questo Rock in Rio, ma questa esibizione mi é piaciuta talmente tanto che la devo postare. Uno Steve Vai sempre piú in versione Jim Carrey e accompagnato da un'orchestra che presumo sia greca.
Enjoy the show!

28/09/15

Faith no more at Rock in Rio 2015 (Video HD)

Volete guardare lo show completo dal Rock in Rio di quei folli dei Faith no more?
Eccolo qui sotto, Enjoy!

25/09/15

Videorecensione: Annihilator - Suicide society (2015)

Qualche parola sull'ultima creatura di Jeff Acque, che sforna dischi come se fossero pizze. Vabbè, buona visione. (Mamma mia, che brutta faccia che ho nell'anteprima)

24/09/15

Somiglianze: Uriah Heep VS Iron Maiden

Stavolta non dico niente, faccio "parlare" i diretti interessati, che non hanno nascosto il loro disappunto.
(Adoro gli Iron Maiden, ma gli Uriah Heep hanno ragione)




23/09/15

Videorecensione: Chris Cornell - Higher Truth (2015)

Qualche parola sull'ultimo di Chris Cornell, Higher truth.

21/09/15

Metallica at Rock in Rio 2015 Brazil (Full Show HD)

Volete vedere lo Show che i Metallica hanno proposto al famoso Rock in Rio, esattamente 2 giorni fa? Eccolo, qui sotto. La scaletta non la scrivo per non rovinarvi la sorpresa, nel caso vogliate guardarlo.

20/09/15

Recensione: Metal allegiance - Metal allegiance (2015)


Eccoci di fronte ad un nuovo superprogetto.
Si, c'é anche Mike Portnoy e suona in praticamente tutte le canzoni. L'ho detto subito cosí posso andare avanti tranquillo. Assieme a lui gli altri nomi "fissi della band" sono David Ellefson (Megadeth) al basso e Alex Skolnick (Testament) alle chitarre, oltre a Mark Menghi che é il mastermind dell'operazione. A parte i nomi citati sopra, un sacco di altre star: Rex Brown e Phil Anselmo (Pantera), Ripper Owens (Judas Priest), Randall Blythe (Lamb of god) e una lunga serie di altri nomi. Li troverete nel dettaglio di ogni brano, sennó non ne usciamo piú. Cominciamo!

1. Gift Of Pain
La voce é quella di Randall Blythe dei Lamb of god e a me questo modo di cantare non piace proprio, non posso farci nulla. Il pezzo é sicuramente valido ma non rientra nei miei gusti. Pace. Me ne esco cosí.

(vocals: D. Randall Blythe; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums: Mike Portnoy; additional lead guitar: Gary Holt)

2. Let Darkness Fall
Rullata iniziale pazzesca di Portnoy, poi un po' di Metallica e la voce deboluccia di Troy Sanders dei Mastodon (gruppo che infatti non ascolto esclusivamente per le linee vocali), per il resto gran pezzo, gran riff e soprattutto gran seconda parte con il basso addizionale prima molto Metallica poi molto Maiden di Mark Menghi (o di Rex, ci sono ben 3 bassisti in questo pezzo, non so chi abbia suonato cosa). Con un altro cantante (forse sarebbe meglio aggiungere con un "cantante") sarebbe stato un gran pezzo, lasciatemelo dire. Con quello della traccia sotto sarebbe stato perfetto.

(vocals: Troy Sanders; lead, rhythm & acoustic guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums & percussion: Mike Portnoy; additional bass: Mark Menghi & Rex Brown; additional screams: D. Randall Blythe)

3. Dying Song
Pezzo che avevo giá ascoltato diverso tempo fa in anteprima. Un Phil Anselmo al quale ormai é rimasto poco ma su un pezzo costruito sulle sue corde e caratteristiche. Potrebbe benissimo essere un brano dei Down (mi ricorda qualcosa del secondo album). Grandissima seconda parte con ritmi piú alti e spazi ritagliati apposta per il drumming di Mike Portnoy e la chitarra di Skolnick.

(vocals: Philip H. Anselmo; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: Mark Menghi; drums: Mike Portnoy)

4. Can’t Kill The Devil
Altro pezzo che avevo giá ascoltato diverso tempo fa e che mi colpí subito. Un pezzo thrashone con Chuck Billy e con un ritornello thrash/ruffiano come non ne sentivo da tempo. Porcaputtana quanto rompe i culi. Non dice niente di nuovo, ma rompe i culi.

(vocals: Chuck Billy; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums: Mike Portnoy; additional lead guitar: Phil Demmel & Andreas Kisser)

5. Scars
Dopo tutti sti vocioni non so se la voce di Cristina Scabbia (che comunque stimo) si sposi particolarmente con il disco. Oltrettutto la sua parte é pure bruttarella, secondo me. Si divide la canzone con Mark Osegueda dei Death angel (che non sfigura). Non male, ma diciamo che i due pezzi precedenti erano un'altra cosa.

(vocals: Mark Osegueda & Cristina Scabbia; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums: Mike Portnoy)

6. Destination: Nowhere
Il cantante dei Trivium per questo brano che strumentalmente mi piace molto. Ok, avete capito. Proprio moscio dal punto di vista vocale... non si puó cantare cosí, dai. Ottima la parte centrale strumentale e i soli.

(vocals: Matthew K. Heafy; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums: Mike Portnoy; additional lead guitar: Matthew K. Heafy)

7. Wait Until Tomorrow
Doug Pinnick interpreta questo pezzo con Jamey Jasta degli Hatebreed. La voce di Doug a mio avviso non si sposa molto con questo brano. O forse semplicemente non mi piace solo la sua voce. Jamey Jasta fa il suo, non rientra sicuramente fra i miei preferiti ma fa il suo.

(vocals: Doug Pinnick & Jamey Jasta; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums, percussion & additional vocals: Mike Portnoy)

8. Triangulum
I.  Creation
II. Evolution
III. Destruction
Grandissima strumentale divisa in tre parti (zampino di Portnoy?), con un sacco di chitarristi che si danno il cambio. Meglio strumentali che con cantanti che... Anyway, intro di Ellefson che sa molto di Megadeth, poi il pezzo prende una piega diversa. Cambio repentino e tempo á lá Dream Theater per la seconda parte Evolution (e qui ancora una volta ci sará lo zampino del buon Mike) e terza parte piú classic thrash con gli assoli che si fanno ancora piú interessanti. Forse un pelino troppo lunga in generale, ma grande strumentale!

(lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums: Mike Portnoy; additional lead guitar: Misha Mansoor, Ben Weinman, Charlie Benante, Phil Demmel, Matthew K. Heafy & Ron ‘Bumblefoot’ Thal)

9. Pledge Of Allegiance
Altro pezzo superthrash vecchia scuola che non fa prigionieri. Riuscito da tutti i punti di vista, mi piacciono un sacco le chitarre di Skolnick durante il brano e la voce do Osegueda é ancora una volta convincente. Da citare anche i soli di Charlie Benante, Gary Holt degli Exodus e di Andreas Kisser dei Sepultura. Ma Charlie Benante non faceva il batterista? Mi sono perso qualcosa? Il pezzo va come un treno, ci piace!

(vocals: Mark Osegueda; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums: Mike Portnoy; additional lead guitar: Charlie Benante, Gary Holt & Andreas Kisser)

10. We Rock (deluxe edition)
Una cover di Ronnie James Dio a chiusura. Strumentalmente eccellente, vocalmente tremenda. Non me ne vogliano tutti i cantanti che hanno preso parte (c'e anche Ripper Owens), ma fare una cover di RJD puó essere un suicidio. Le ultime strofe in particolare sono da denuncia penale. Ma penso sia stata registrata piú per divertimento che per altro.

(vocals: Mark Osegueda, Chris Jericho, Tim ‘Ripper’ Owens, Alissa White-Gluz, Chuck Billy & Steve ‘Zetro’ Souza; lead & rhythm guitars: Alex Skolnick; bass: David Ellefson; drums: Mike Portnoy; additional lead guitar: Andreas Kisser, Phil Demmel & Gary Holt)

Di questo Metal allegiance avevo ascoltato in anteprima le tracce 3 e 4 e le mie aspettative erano altissime, mi aspettavo praticamente l'album dell'anno. Purtroppo a parte quelle (e altre 2), il resto del disco non mi fa impazzire.
Sono troppo "suscettibile" dal punto di vista vocale: se non mi piace il cantante o la linea vocale, non riesco ad apprezzare il brano, non posso farci nulla. Strumentalmente é un disco magnifico, derivativo e scontato quanto volete, ma suonato con la maestria di musicisti che sanno come si fa. Boh, non so che voto mettere.

Voto 68/100

Top tracks: Dying song, Can't kill the devil, Triangulum

19/09/15

Recensione: Operation:mindcrime - The Key (2015)


Dopo sputi, litigate, tribunali e dopo aver lasciato il nome "Queensryche" ai suoi cari ex amici di sventura, ecco che Geoff Tate si presenta con il suo progetto ufficiale, che prende il nome di un capolavoro del passato, Operation:mindcrime.
Personalmente quando sento nomi cosí "altisonanti" mi viene sempre un brivido lungo la schiena. Non é meglio lasciarli dove stanno? Comunque, siamo qui per giudicare la musica, non i nomi o i titoli. Prima peró é doveroso citare gli altri musicisti. John Moyer (Disturbed), Simon Wright (AC/DC, Dio), Brian Tichy (Whitesnake), Randy Gane (Myth), Scott Moughton e Kelly Gray che aveva giá suonato con lui nella band madre. Apparizioni anche per David Ellefson, Mark Daily and Scott Mercado. Vi state annoiando, vero? Lo so. Partiamo con la recensione.


01. Choices
Praticamente un'intro. Dura quasi 4 minuti ma é pur sempre un'intro. Non male ma é pur sempre un'intro. Ok, ora basta.

02. Burn
Computer e futuro. Si parte con la prima vera e propria canzone. Non troviamo Glenn Hughes (purtroppo), ma uno Geoff Tate maturo (intendetelo come volete) ed esattamente in linea con quanto fatto nel recente passato. Il pezzo non é male, ha un buon tiro nonostante i suoni non siano molto di mio gradimento. Durante il chorus la parte vocale si alza di intensitá (e di tono, non succederá molto spesso) e tutto ha senso. Non epocale, ma pezzo discreto.
 
03. Re-Inventing The Future
Avete presente il nome della band? Ecco, circa 3-4 canzoni di quell'album sono mischiate in questa Re-inventing the future (The mission in testa a tutte, il riff é proprio lui) che, per forza di cose, funziona. Ti piace vincere facile?

04. Ready To Fly
In apertura, ancora atmosfere dal disco in questione. Poi il tutto cambia con uno strano tempo scandito da un basso molto presente. Linee vocali abbastanza blande e, a parte l'interessante sezione ritmica, c'é poco altro da sentire in questo brano, compreso assolo di tastiere discutibile.

05. Discussions In A Smoke Filled Room
Solamente una (lunga) introduzione al brano successivo. Una discussione in una stanza piena di fumo (per chi sapesse poco l'inglese). 

06. Life or Death?
Cantata prevalentemente da Mark Daily (che perdonate l'ignoranza, non so chi sia. E neanche Google lo sa. Se qualcuno lo sapesse, mi illumini, please) che sfrutta egregiamente lo spazio a sua disposizione. Ridá un po' di brio all'ascolto del disco, anzi, se proprio devo essere sincero, canta con molta piú voglia ed energia di Tate (che sembra canti spesso dalla poltrona). In qualche modo Life or death funziona grazie a questo.

07. The Stranger
Pezzo strano che comincia con un bel riff. Tate canta con piú voglia, ma il pezzo é troppo artefatto e "crossover" per convincermi. Peró ci vedo un pizzico di coinvolgimento in piú (da parte loro) rispetto a quanto ascoltato per adesso. Il pezzo non mi piace granché ma almeno ha "anima".

08. Hearing Voices
Altro buon riff in apertura, poi il pezzo va avanti con il pilota automatico. Potrei confonderlo con altri 40 brani composti da Tate. Perché tutte queste sovraincisioni, nei ritornelli? Non le sopporto proprio. Skip track

09. On Queue
Ricorda qualcosa di Promised land (forse proprio la title track) nel suo incedere particolare e amosferico (e nel sax finale). I suoni sono migliori dei brani precedenti, che non mi piacciono granché. In questa sono piú di impatto, nella loro semplicitá. Non possiede assolutamente lo splendore dell'album citato, ma si lascia ascoltare, nella sua diversitá.

10. An Ambush Of Sadness
L'ennesima intro. Non male, per caritá, ma non cominceranno ad essere un po' troppe?

11. Kicking In The Door
Brano piú breve dell'album (intro a parte) con ritmi cadenzati e atmosfere simili alla traccia 9 (quella simile a Promised land, ricordate?). Un pezzo "particolare ed atmosferico" era piú che sufficiente, due sono troppi. Oltretutto questa é decisamente inferiore. L'ascolto del disco si fa decisamente pesante.

12. The Fall
Brano piú lungo dell'album posto in chiusura. Un po' di brio in piú con ritmi prog, ma niente di che, sempre troppe voci e cori che smorzano l'immediatezza. Ritorna il sax, che onestamente non stavo aspettando proprio con ansia. Dei passi in chiusura. Boh. Il pezzo non é male, in totale. Peró mi sono reso conto che sto dicendo sempre: "non é male", "si lascia ascoltare" etc. Si, ma i pezzi davvero belli dove sono?

Ho dimenticato di citare il fatto che questo é il primo disco di una trilogia (gli altri due dischi pare usciranno a breve) e facendo riferimento a quanto ho detto nell'ultimo rigo di The fall: volete veramente ascoltare il seguito di quest'album? C'é davvero qualcuno che lo attende con ansia?
Leggevo dichiarazioni di Tate che dicevano qualcosa tipo: "in questo disco non troverete skip tracks, sono tutti pezzi validissimi". Geoff, io non sono molto d'accordo... fossi stato in te ne avrei accantonate almeno 5-6. Che, se togli le 3 introduzioni, sono quasi tutte.

Voto 50/100

Top tracks: Burn, Re-inventing the future, Life or death.
Skip tracks: Ready to fly, Hearing voices, Kicking in the door.

18/09/15

Recensione: Stereophonics - Keep the village alive (2015)


Conobbi (meglio) gli Stereophonics abbastanza tardi, nel 2010 in un festival in quel di Venezia. Rimasi colpito dal loro approccio e dalla loro semplicità: questi tipi vogliono solamente fare musica, pochi fronzoli e atteggiamento sempre positivo. Vediamo cosa ci hanno riservato con questo Keep the village alive.

1) C’est La Vie
Titolo francese a parte, non appena parte il pezzo si capisce immediatamente il marchio di fabbrica Stereophonics. Pezzo rock e con una struttura vocale nervosa ma con una produzione un po' troppo patinata. Lo vedo benissimo in sede live, quando non puoi patinare un bel niente.

2) White Lies
Il rock si mette un po' da parte a favore di tastiere e pianoforte. La strofa non mi fa impazzire, ma il ritornello é vincente. Nell'aria ci sono gli U2, non so se é una cosa voluta. Bel pezzo.

3) Sing Little Sister
Ritornano le chitarre e il rock, seppur patinato. Ripeto, se volete ascoltare gli Stereophonics al meglio, ascoltateli live. Pezzo che si lascia ascoltare, ma che non incide troppo.

4) I Wanna Get Lost With You
Anche qui un pizzico di U2, ben piú di un pizzico in alcuni frangenti, tipo nelle seconde voci. Pezzo semplice e non male, soprattutto nella melodia del ritornello, ma mi piacerebbe sentire piú chitarre e meno tastiere.

5) Song For The Summer
Chitarra e voce, poi via via altri strumenti, tutti in punta di piedi, compresi dei violini. Delicatissima, gran pezzo. Il pre-ritornello é tanta, tantissima roba.

6) Fight Or Flight 
Dopo dei suoni e delle melodie delicatissime, ecco ad inizio brano una batteria tipo Bontempi degli anni 90. Poi dei falsetti micidiali e in generale un po' di confusione. Troppo sofisticata per i miei gusti.

7) My Hero
Mmm speravo in una cover dei Foo Fighters, pazienza. Il pezzo é qualcosa che mi ricorda la famosa Feeling good e At my most beautiful dei R.e.m. Sarebbe stato meglio avessero fatto la cover, onestamente... Pezzo proprio bruttarello. Non so a cosa si riferisca il testo, ma viene citato Paul Newman, da qualche parte.

8) Sunny
Linea vocale in apertura di Alone dei Pearl Jam (prossima puntata di "somiglianze"?), poi il pezzo cambia e diventa piú solare (appunto, vedi titolo) in linea con gli Stereophonics piú allegri. Finalmente un assolo di chitarra come si deve sul finale. Bel pezzo

9) Into The World
Solo un piano e una chitarra delicata per questa ballad atipica. Nella seconda metá entrano anche delle orchestrazioni (finte) e l'intensita vocale cresce leggermente. Non mi fa impazzire, un po' monotona. Un minutino in meno di ascolto e tutto avrebbe avuto molto piú senso.

10) Mr and Mrs Smith
Sará ispirata al famoso film con Brad Pitt e Angelina Jolie? Pezzo decisamente lungo per i canoni Stereophonics con i suoi quasi 7 minuti. Il brano é molto "classico" in veritá, ma dopo la durata standard (circa 4 minuti e rotti), comincia una bella parte strumentale con la batteria in primo piano. Funzionerá molto bene dal vivo (per la gioia del batterista). Uno dei migliori pezzi del disco.

Keep the village alive quasi sicuramente non é un disco che sará ricordato a lungo e che poco aggiunge alla carriera degli Stereophonics. Pochi rischi e troppo poco rock, perlomeno per i miei gusti.  Ottimi 3-4 brani, altri passabili e altri da dimenticare, bei momenti ma anche degli sbadigli. Disco comunque sufficiente.

Voto 60/100

Top tracks: Song for the summer, White Lies, Mr and Mrs Smith
Skip tracks: My hero, Fight or flight

17/09/15

Recensione: AA.VV. - “Nylon Feet Re-Compilation” (2015)


Recensione a cura di  "Stick" 

Nel recensire le compilation, c'è sempre la paura di incappare in un lavoro squilibrato da un punto di vista dello spessore tecnico delle bands, e della qualità di registrazione. L'Inglese Ghostrecord sembra aver pensato anche a questi dettagli che non sono mai da sottovalutare. Con queste bands con voce femminile si trovano vari generi musicali disposti all'interno del progetto chiamato "Nylon Feet Re-Compilaton" , in maniera da rendere l'ascolto omogeneo.

Facendo un passo indietro chiariamo che viene chiamata "Nylon Feet Re-Compilation" perchè è la seconda e ultima edizione della "Nylon Feet Compilation" dove erano già state incluse le due bands dei "Fifth Law" e dei "Day After Rules" entrate poi nel roster della label e inserite in questo secondo progetto come Special Guest più gli "11x2=22" inseriti come Bonus Track. Ed è proprio l'Alternative Metal dei Fifth Law ad aprire questo progetto con il brano "Quake Inside" per poi passare ai Signal To Noise che propongono un rock con contributi elettronici tutto concentrato in un interessante "Lady In Blue" dalle sonorità danzanti e piacevoli tutto accompagnato da una bella voce femminile. La Bonus Track "Nebbia" degli 11x2=22 azzera l'andamento della compilation con un rock psichedelico molto d'atmosfera che tende a riposare l'ascoltatore pronto a ripartire con i secondi Special Guest i "Day After Rules" con il loro sound americano alla Green Day arricchito dalla voce impressionate ed energetica che rende tutto più "cattivo". Con i "Tic Tac Bianconiglio" ci rimmergiamo in un'atmosfera fantastica che merita attenzione per l'intenzione data al brano "Il Volto di Lewis" dalle sonorità strane, come in un film fantasy. La "Nylon Feet Re-Compilaton" volge al termine con Phylomene , Kali e Almax tre tracce che spengono in maniera piacevole e graduale il ritmo frenetico di questo lavoro.

L'obiettivo della label inglese era quello di dare spazio e visibilità alle bands underground e questo progetto e un nuovo tassello positivo alla causa e soprattutto e disponibile in Freedownload al sito ufficiale della label.

Tracklist
01 - Fifth Law-Quake Inside(Special Guest)
02 - Signal To Noise-Lady In Blue
03 - Alessia Battini-Freedom Square
04 - 11x2=22-Nebbia (Bonus Track)
05 - Day After Rules-I Must Bleed (Special Guest)
06 - Tic Tac Bianconiglio-Il Volto di Lewis
07 - Phylomene-Seems Wise
08 - Kali-Marlene
09 - Almax-Vanità Diva

https://www.ghostrecordlabel.com

15/09/15

I 5 momenti di... Iron Maiden - The book of souls (2015)

Potevano mancare i 5 momenti dell'ultimo Maiden? No, infatti eccoli!
(Nel caso vi foste persi la recensione completa, cliccate qui)

13/09/15

Flying Colors, nuovo live in arrivo!

Un altro live dei Flying colors? Il secondo dopo due album da studio, non saranno un po' troppi? Forse, ma questo pare abbia qualcosa di diverso. Oltre la qualitá pazzesca dei musicisti e delle canzoni, pare che ci siano, infatti, diverse sperimentazioni a livello di audio, pensato per tutti i tipi di impianti e in formati non compressi. Se volete vedere/ascoltare/saperne di piú, cliccate play sul video sotto. Il live arriverá a novembre e si chiamerá “Second Flight: Live At The Z7″

12/09/15

Recensione: Stratovarius - Eternal (2015)


Ho recentemente messo in discussione il mio amore per il power metal. "Dai, sono troppo vecchio per ascoltare ste cagate..." Non appena mi ero convinto di ció, prima gli Edguy poi gli Helloween hanno sfornato due dischi che mi sono piaciuti un sacco e che ho ascoltato a manetta per settimane. Vai a vedere che non sono cambiato io, ma sono solamente gli album nuovi che non mi piacciono. E' la volta dell'esame Stratovarius, uno dei pochi gruppi power, oltre a quelli sopra citati, che ho sempre seguito. Con poca attenzione dopo il (per me) fatale abbandono di Tolkki. Rieccoli nel 2015 con questo Eternal, successore di dischi (gli ultimi 2) di cui non ricordo neanche un brano, se devo essere sincero.


1. My Eternal Dream
Pezzo pomposo con tastiere invadenti e bombastiche (che non ho mai capito cosa voglia dire esattamente), ma molto in stile Stratovarius, con doppia cassa a gogo, buone melodie e spazio per ogni singolo strumento, soprattutto nel break centrale. Certo, se si abbassassero un po' (anzi, piú di un po') i volumi delle tastiere di Jens Johansson tutto andrebbe ancora meglio. Ma come opener non ci si puó lamentare. Si parte bene.

2. Shine In The Dark
Le strofe mi piacciono, tipiche Strato, pre-ritornello pure. Dal ritornello in poi comincia la tragedia. Tastiere sempre sopra tutto, 1000 cori di discutibile utilitá, una voce in tonalitá bassa registrata quasi a caso e un post ritornello terrificante. Per fortuna c'é un ottimo solo che interrompe tutto. Poi ritornano i ritornelli, in una tonalitá ancor piú terribile e la voglia di strapparmi le cuffie é tanta. Non so quanti pezzi piú brutti di questo abbia ascoltato in vita mia. Toh, beccatevi il video a fine recensione.

3. Rise Above It
Forever free. Ci avete pensato pure voi, vero? Beh, non aspirerete a tanto, spero. Rise above it non é male, ma rispetto alla canzone citata (da quel mezzo capolavor di Visions) c'é un abisso, nonostante un ottimo break centrale e un solo davvero convincente. Troppi suoni, in generale. Nei ritornelli, soprattutto, si tende sempre a strafare a livello di produzione. 

4. Lost Without A Trace
La bella voce di Kotipelto su atmosfere acustiche, cosa che mi fa sempre piacere ascoltare. Lost without a trace é un pezzo abbastanza semplice che peró fa il suo. Kupianen alla chitarra regala sempre bei passaggi e i suoni troppo "grossi" ci abbandonano. Le mie orecchie ringraziano. Bel pezzo.

5. Feeding The Fire
Altro pezzo iperprodotto. Ma abbassate ste tastiere, cribbio (cit.). Cori gotici, chitarre troppo "grosse" (se parliamo di power metal) e passaggio al ritornello forzato. Non mi piace, troppa roba. Gli Stratovarius di un tempo erano molto semplici e i suoni sempre molto scanditi, adesso a tratti non si capisce nulla. Non riesco a terminarlo, mi dispiace.

6. In My Line Of Work
Buon riff portante e solite strofe "kotipeltiane", ma un ritornello troppo da riempitivo... Troppo banale. Peccato perché il resto del brano é apprezzabile, seppur abbastanza "telefonato" (quante strofe ci saranno come questa nei dischi degli Stratovarius) Peró, toh, un assolo di tastiera che mi piace!

7. Man In The Mirror
Industrial? Questo brano é davvero qualcosa di diverso ed esce abbastanza dai soliti canoni Stratovarius/power. Piaccia o no, secondo me é un brano interessante. Ma perché 'sti cori nel ritornello? Dove siamo, allo stadio?

8. Few Are Those
Si ritorna su strade decisamente piú familiari. Il brano é abbastanza semplice e non cerca di strafare dal punto di vista della composizione e (finalmente) anche della produzione. Kotipelto alza un po' il tiro e canta su note e intensitá piú vicine a quelle di un tempo (riuscendoci parzialmente). Semplice ma efficace.
 
9. Fire In Your Eyes
Un piano e un Timo rilassato nella prima parte. Una ballad mancava, effettivamente. Il brano si evolverá, ma i ritmi saranno sempre bassi, seppur con suoni piú potenti. Anche qui, apprezzo la semplicitá. Certo, se penso a ballad come Forever, Coming home e tutte quelle del periodo d'oro, qui siamo proprio su universi diversi. Ma accontentiamoci.
 
10. Lost Saga 
Una saga (o suite) di quasi 12 minuti.
Partenza "epica", poi un riff thrash e le solite tastiere invadenti (stavolta a tratti, appena le ho sentite entrare ho pensato subito al peggio, ma cosí non sará). Buona strofa e bello il passaggio di batteria che va fuori di testa verso la metá del brano: sembra quasi suonata a caso, ma ste cose (a volte)  mi conquistano. Sembra che ogni tanto parta la drum machine nel computer. "Ma che cazz...Pino, come si stoppa la batteria, qui?" "Premi questo". Sezione dei soli un po' confusa poi atmosfere molto Tolkkiane (eteree) verso i 3/4 del pezzo, stavolta troviamo un bel solo. Poi ancora cambi di atmosfera e la conclusiva quiete finale. Lost saga é un pezzo decisamente ambizioso che peró fa centro sin dal primo ascolto. Forse il migliore di questo Eternal.

Niente, a parte qualche canzone, gli Stratovarius non riescono ad invertire la tendenza e non riescono piú a convincermi. Grazie ai due dischi citati in apertura (gli ultimi di Edguy e Helloween) almeno adesso sono consapevole che non é colpa di una mia nuova intolleranza al power metal. La veritá é che le sonoritá della band sono cambiate. Quando c'era Tolkki c'érano piú melodie vincenti, piú istinto, piú velocitá e meno suoni iperprodotti. Certo, c'erano anche la freschezza e la giovinezza, cose che purtroppo non tornano piú. Non tutto é peró tutto da buttare, ho apprezzato diverse cose di questo Eternal, ma non credo riascolteró mai piú questo disco nella sua interezza, troppi punti deboli e troppi momenti fastidiosi/evitabili.

Voto 59/100

Top tracks: My eternal dream, Lost without a trace, Lost saga.
Skip tracks: Shine in the dark, Rise above it, Feeding the fire

11/09/15

Bryan Adams - Brand New Day (Official Video)

In attesa del 16 ottobre (data di uscita del nuovo disco Get up), gustiamoci il nuovo frizzante (!) video di Bryan Adams, Brand new day. Atmosfere (e accordi) che ricordano Summer of 69 e suoni rock n' roll americani. Semplice ma efficace. Enjoy.

10/09/15

Recensione: Aerosmith - Rocks Donington 2014 Live (2015)


Gli ormai vecchietti (esclusivamente dal punto di vista anagrafico) Aerosmith ritornano con questo live registrato al Download Festival in quel di Donington Park l'anno passato, con una scaletta molto, ma molto interessante. Pochissimi pezzi nuovi e un sacco di gemme direttamente dagli anni 70-80, con qualche ottimo ripescaggio dei 90 e dei 2000. Una scaletta quasi perfetta, a parere di chi scrive.

Premetto che sto "esaminando" solo il comparto audio, quindi non ci saranno commenti su qualitá audio/video, capriole, piroette e triccheballacche. Premendo play e partendo con la opener fa un po' specie ascoltare la band più in forma adesso di molti live dell'epoca, con un grandissimo Steven Tyler che durante Train Kept a rollin' si diverte ancora a modulare la voce e cantarla con la "gola strozzata" come cantava agli esordi. Non sarà sempre così, dopo un inizio perfetto ci saranno molte imperfezioni, ma l'ho detto mille volte, preferisco nettamente le imperfezioni piuttosto che ascoltare un live ricantato e risuonato in studio. Si continua con Eat the rich con tanto di rutto finale, la acclamatissima Love in an Elevator, cantatissima con i suoi "ooohhh, ooohhh yeah" e con un Joe Perry sempre su alti livelli. Qualche momento di (grossa) difficoltà canora emerge in Cryin' (canzone di una difficoltà tecnica assurda che forse sarebbe bene non riproporre dal vivo) dove Steven va comprensibilmente in panne e cosí come nell'altrettanto impegnativa Jaded. Cosí Cosí anche Janie's got a gun.

Proseguendo con la scaletta, da segnalare le datatissime Last Child, Same old song and Dance, No more no more e l'immancabile Toys in the attic (con un ritornello sguaiatissimo e con Steven Tyler che si dimentica di cantarlo, facendo tutt'altro). I 5 di Boston si ricordano anche di rispolverare la loro cover dei Beatles, Come together, qui in versione abbastanza particolare, ma decisamente gradevole. Trascurabile invece l'episodio tratto dall'ultimo album, la Freedom fighter cantata da Perry, ma forse suonata per dare un po' di respiro a Steven.

Verso il finale spazio anche per superclassiconi come I don't want to miss a thing, Walk this way, il capolavoro assoluto Dream on (preceduta da un accenno di Home Tonight un po' delirante), Sweet emotion (uno dei miei riff preferiti di sempre) anticipata da un po' di improvvisazione iniziale di Hamilton/Kramer e la conclusiva Mama Kin, con uno Steven Tyler tirato a lucido per quest'ultima parte dello show.

Se siete amanti della perfezione, lasciate stare questo live (ma anche tutti gli altri degli Aerosmith), in caso contrario godetevi ancora dell'ottimo rock n' roll con l'immortale coppia Tyler/Perry.

Disc I
1. Train Kept a Rollin' (03:54)
2. Eat the Rich (05:15)
3. Love in an Elevator (05:51)
4. Cryin' (05:22)
5. Jaded (03:39)
6. Livin' On the Edge (07:05)
7. Last Child (05:57)
8. Freedom Fighter (03:52)
9. Same Old Song and Dance (05:41)
10. Janie's Got a Gun (04:50)

Disc II
1. Toys in the Attic (04:11)
2. I Don't Want to Miss a Thing (04:33)
3. No More No More (04:24)
4. Come Together (04:51)
5. Dude (Looks Like a Lady) (04:37)
6. Walk This Way (03:58)
7. Home Tonight (01:11)
8. Dream On (05:02)
9. Sweet Emotion (07:40)
10. Mama Kin (04:42)


09/09/15

Somiglianze: Zucchero VS Stealers Wheel

Beh, qui parliamo di un fuoriclasse delle somiglianze. Oggi ho preso la prima che mi passava per la testa, ma potrei scrivere molte altre puntate sul nostra caro Sugar Fornaciari.
La canzone "originale" in questione é Stuck in the middle with you degli Stealers Wheel (divenuta famosissima dopo la scena di tortura de "Le iene" di Quentin Tarantino"), canzone che mi piace moltissimo, tra e altre cose.
Anche qui, appena ascoltato quel refrain (che poi diventa chiarissimo al minuto 0.40)... ho pensato:  no, dai, non é possibile. E' una cover, no? NO, purtroppo.

Ci vuole qualche cooooosaaaaa. Provatela a cantare sulla canzone originale.



07/09/15

La canzone brutta del giorno: Red Hot Chili Peppers - Cabron

Era da tanto, troppo, che non pescavo una canzone brutta.

Ecco, oggi mi é venuta in mente questa Cabron, capolavorone dei Red hot chili peppers. Nel video Youtube caricato sotto, il commento caricato dall'utente é il seguente: "una delle loro canzoni piú sottovalutate". Io sono nettamente con chi la sottovaluta. Dico, io, a parte l'idea carina del titolo, come cacchio si fa a fare una canzone del genere? Sembra una canzone che componi in spiaggia con gli amici durante un faló delirante. Suonata ovviamente con la maestria di Flea e soci, ma la canzone quella é... A questo punto potrei diversi brani da dare ai RHCP. Ora provo a scrivergli.
I
n attesa che mi contattino, beccatevi questa Cabron.

04/09/15

Recensione: Iron Maiden - The book of souls (2015)


Ci sono poche cose, in musica, che mi mettono ansia come l'uscita del nuovo album degli Iron Maiden.
Fu così da ragazzino fa per The X factor nel 1995 (quando spesi una fortuna comprando qualsiasi giornale che minimamente accennasse all'argomento), così faccio oggi, decisamente piú cresciuto, per questo nuovo, attesissimo, sedicesimo album in studio della vergine di ferro, The book of souls. Oggi non compro quasi più giornali (c'è internet, purtroppo o per fortuna), ma l'ansia è quasi la stessa, nonostante le poche aspettative a causa delle ultime composizioni, soprattutto quelle dell'ultimo, pessimo, The final frontier. Ansia generale accresciuta anche dai 5 anni di attesa dall'ultima fatica (!) e soprattutto dal fatto che è il primo doppio CD in carriera, cosa mi spiazza perchè non so ancor di più cosa aspettarmi. Bene, bando alle ciance adesso, le risposte le ho trovate e sono scritte qui sotto. Se volete conoscerle, continuate a leggere!

CD1

01. If Eternity Should Fail
Intro del brano che starebbe bene in un moderno western di Tarantino, dopo quasi 2 minuti si comincia con la canzone vera e propria, a dire il vero abbastanza "strana" come opener. Suona più come una canzone posta a metà disco del Dickinson solista, piuttosto che come opener dei maiden. Il finale "satanico", giusto per ribadire il concetto, è molto "The chemical wedding" (troviamo qualcosa di molto simile in quell'album). Venendo alla qualitá generale: molto bello il refrain strumentale verso metá e ritornello convincente che ti si stampa in testa sin dal primo ascolto. Il pezzo mi piace e mi convince, forse poco adatto come opener, ma convince eccome. Si parte bene, in maniera particolare, ma bene.
 
02. Speed Of Light
Ecco quale ci stava come opener, Speed of light! Pezzo già proposto in anteprima e quindi già ampiamente conosciuto dai fan dei maiden (ho postato il video al termine della recensione, nel caso vi fosse sfuggito). Non un capolavoro (le A aperte sulle note alte di Bruce Bruce cominciano a darmi un po' fastidio), ma funziona, la band gira e sarà sicuramente un punto forte del nuovo tour. Vabbè sono sicuro che lo conoscete tutti da un bel pò di tempo, passo al resto. Ah, finale molto Ronnie James Dio, lo avete notato?

03. The Great Unknown
Brano di difficile lettura concepito dalla penna di Smith/Harris, che anche dopo svariati ascolti mi risulta poco decifrabile. Inizia grosso modo come un brano di Blaze post maiden (Silicon Messiah, se non vado errato) poi Bruce va ancora su note molto (troppo) alte e, in generale, forse manca quella scintilla che potrebbe rendere The great unknown davvero un bel pezzo. Potrebbe stare in A matter of life and death, come caratteristiche. E non sarebbe di certo tra i migliori.

04. The Red And The Black
Pezzo abbastanza pretenzioso (dura 13 minuti e mezzo) e con tante buone idee, ma assemblate in maniera discutibile, alcune sembrano proprio messe li con il copia-incolla o con poco criterio. Parte molto bene con intro di basso strano di Stevone Harris che ricorda vagamente Blood on the world's hands (da The X Factor.  La conoscete, no?), poi delle buone strofe con tipiche calvalcate ma anche degli ohohohohohhh buttati un po' li e che ritroveremo (purtroppo) per tutto la durata. Inoltre, solo io penso siano una mezza porcata quei cambi di velocità ai minuti 7.14, 9.11 e 12.30? In mezzo, però, tra il minuto 9.11 e il 12.30 c'è una parte di assoluto livello, forse una delle parti strumentali migliori del disco, con le 3 chitarre che fanno un lavoro stupendo. The red and the black é abbastanza solare e cresce con gli ascolti ma se devo essere onesto con voi, la prima volta l'ho trovata quasi inascoltabile.

05. When The River Runs Deep
Si riparte con un pezzo più snello e su durate più canoniche rispetto al precedente. L'incedere della strofa di questa quinta traccia mi ricorda molto Man on the Edge (questa la conoscete sicuro, dai), ma la linea vocale è molto più variegata e meno aggressiva e diretta. Il pezzo si sviluppa comunque in maniera molto diversa rispetto alla canzone citata sopra e non è malvagio, ma viaggia a luci ed ombre, come questo primo Cd.

06. The Book Of Souls
Uh, la title track. Ho sempre molte aspettative sulla title track di un disco dei maiden.
Un intro delicato che sfocia in un brano epico che più epico non si può. Ritmi bassi e cadenzati con Bruce estremamente teatrale nella prima parte, seconda che viaggia su binari più spediti e con grosso spazio alle 3 chitarre con riffoni, soli e i "soliti" intrecci che riportano alla mente qualche bell'episodio di Powerslave. La canzone non tradisce le (mie) "attese da title track" e si chiude esattamente come si é aperta, anche qui, come da tradizione Maiden. The book of souls è certamente una delle migliori canzoni del lotto, senza dubbio la migliore di questo primo disco. Chapeau

CD2

01. Death Or Glory
Si comincia con un riffone iniziale e ritmi direttamente dagli anni 80 (anche qui qualcosa che mi ricorda Powerslave), stavolta la scelta dell'opener del secondo Cd é azzeccatissima: assoli ispirati, Nicko sui suoi consueti "ride" e Bruce che viaggia "a regime" (senza esagerare troppo) in una prestazione vocale maiuscola. L'inizio del ritornello mi ricorda molto Never say die dei Black Sabbath. Dite quello che volete, ma penso che di questi pezzi negli album dei maiden odierni ce ne vorrebbero di più. Il fare canzoni lunghe ed articolate ad ogni costo non è sempre una scelta vincente. Se ci pensate, la stragrande maggioranza delle canzoni più apprezzate dal pubblico sono prevalentemente brevi: The trooper, The number of the beast, Run to the hills, Aces high, 2 minutes to midnight, Wasted years, Iron Maiden, Wrathchild, Flight of Icarus, The evil that men do... ok, avete capito. Non dico che Death or glory possa competere con questi semi-capolavori citati sopra, ma l'approccio è quello. E ci piace.

02. Shadows Of The Valley
Comincia con qualcosa di A matter of life and death, dopo un minutino scarso si passa direttamente ad atmosfere à là Brave new world. Se vi è piaciuto quel disco probabilmente apprezzerete molto questa Shadows of Valley: tastiere aperte e atmosferiche e incedere più solare, con i soliti buoni intrecci chitarristici dei 3 moschettieri Murray-Smith-Gers (quest'ultimo l'ho recentemente incontrato passeggiando per camden town. Non so cosa c'entra dirvi questo all'interno della recensione, ma volevo rendervi partecipi). Decisamente un buon pezzo. Questo secondo Cd comincia molto bene.

03. Tears Of A Clown
Canzone più breve dell'album dedicata all'attore Robin Williams e la preferita dell'album di Dickinson (anche questa potrebbe suonare come un suo pezzo solista, ma non l'ha scritta lui). Pezzo abbastanza poco Maiden, dall'incedere particolare e con un impatto a tratti "pop" a tratti "prog", con un Bruce che vocalmente non cerca di strafare. Qualcosa di molto diverso rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento, ma non per questo meno convincente. Dai su, non fate i duri e puri, è una bella canzone, immediata, che si fa apprezzare sin dai primissimi ascolti. Una delle mie preferite, se devo dirla tutta.

04. The Man Of Sorrows
Ma non c'erà un titolo quasi uguale in Accident of birth di Bruce? Preferivo decisamente quella, in verità, rispetto a questa firmata da Murray/Harris. Forse l'estrema durata del disco sta incominciando a pesare un pochettino. Per tenere alta l'attenzione dopo tanti (troppi?) minuti di ascolto, ci vorrebbe qualcosa di più. Il brano non è malvagio, sia chiaro, però manco tutto sto granchè. Io ne avrei fatto volentieri a meno. Sento solo io qualcosa che non va nell'assolo iniziale?

05. Empire Of The Clouds
Un pianoforte??? E che è, Elton John? Mai mi sarei aspettato queste sonorità negli Iron maiden. Ma non voglio fare il bigotto e andiamo avanti nell'ascolto in quello che oggettivamente è il brano più aspettato (e temuto) di questo The book of souls, a causa della sua lunga durata: ben 18 minuti, ovvero nettamente la più lunga della carriera della vergine di ferro. Dicevamo, pianoforte e intro, belle melodie, a tratti sembra di trovarsi all'opera. I ritmi si alzano leggermente e le chitarre fanno il loro ingresso, alla loro maniera, tipicamente maiden. I ritmi si alzano ancora di più, qualche passaggio è un po' forzato come in The red and the black (tipo quello a 10.34), poi di nuovo la parte iniziale. Oh vabbè è praticamente impossibile descrivere una canzone come questa in poche righe, vista la tanta carne al fuoco. Quello che posso dire é che il tempo passa molto velocemente e le melodie (soprattutto quella portante) risultano spesso vincenti. Forse non sará il capolavoro totale che molti si aspettavano, ma mi sento di dire che é un ottimo pezzo. Però Bruce la deve smettere di cantare su quelle note e cercare sempre di strafare, la sua voce su quelle frequenze diventa quasi fastidiosa. Cacchio, mai mi sarei aspettato di accostare l'aggettivo fastidioso al mio mito Bruce. Sia chiaro, la sua prova vocale è magnifica, ho da ridire solo quando va su determinate "frequenze", per me evitabili. Se ascoltate l'album vi renderete conto di cosa sto parlando. Ritornando al pezzo: promosso, non un capolavoro, ma puó risultare molto facile ritrovarsi ammaliati dalle sue melodie.


Se seguite il blog e non siete qui per caso perchè avete digitato "Iron maiden the book of souls recensione" su google (cosa molto probabile), sapete esattamente cosa sto per scrivere, ma lo scrivo lo stesso proprio per fare sapere il mio pensiero sugli "album lunghi ad ogni costo" agli avventori casuali: perchè non ridurre l'ascolto eliminando 2-3 pezzi deboli ed rendere questo disco decisamente migliore e più scorrevole? The book of souls contiene della gran bella musica, ed è un netto passo avanti rispetto agli ultimi due album da studio dei Maiden. L'unico difetto che gli riconosco è quello di essere dispersivo, ho finito l'album sempre con un po' di fatica. Una ventina di minuti in meno (quindi ridurre tutto ad un solo disco) avrebbe a mio avviso migliorato l'ascolto globale. Se dovessi scegliere tra il primo ed il secondo Cd (anche se non vedo perché dovrei farlo), sceglierei il secondo, con solo la traccia numero 4 un po' sottotono e due gioellini immediati con Tears of a clown e Death or glory. In ogni caso, profondo rispetto per Steve Harris e soci che dopo 35 anni di carriera trovano ancora l'energia e l'ispirazione per regalarci un disco con tanti minuti di ottima musica e ispirazione come The book of souls. Up the irons!

Voto 72/100

Top tracks: The book of souls, Tears of a clown, Death or glory.
Skip track: The man of sorrows


Disc 1 1. If Eternity Should Fail (Dickinson) 8:28 2. Speed Of Light (Smith/ Dickinson) 5:01 3. The Great Unknown (Smith/ Harris) 6:37 4. The Red And The Black (Harris) 13:33 5. When The River Runs Deep (Smith/ Harris) 5:52 6. The Book Of Souls (Gers/ Harris) 10:27 Disc 2 7. Death Or Glory (Smith/ Dickinson) 5:13 8. Shadows Of The Valley (Gers/ Harris) 7:32 9. Tears Of A Clown (Smith/ Harris) 4:59 10. The Man Of Sorrows (Murray/ Harris) 6:28 11. Empire Of The Clouds (Dickinson) 18:01 - See more at: http://hasitleaked.com/2015/iron-maiden-the-book-of-souls/#sthash.7dl3tIXM.dpuf
Disc 1 1. If Eternity Should Fail (Dickinson) 8:28 2. Speed Of Light (Smith/ Dickinson) 5:01 3. The Great Unknown (Smith/ Harris) 6:37 4. The Red And The Black (Harris) 13:33 5. When The River Runs Deep (Smith/ Harris) 5:52 6. The Book Of Souls (Gers/ Harris) 10:27 Disc 2 7. Death Or Glory (Smith/ Dickinson) 5:13 8. Shadows Of The Valley (Gers/ Harris) 7:32 9. Tears Of A Clown (Smith/ Harris) 4:59 10. The Man Of Sorrows (Murray/ Harris) 6:28 11. Empire Of The Clouds (Dickinson) 18:01 - See more at: http://hasitleaked.com/2015/iron-maiden-the-book-of-souls/#sthash.7dl3tIXM.dpuf
Disc 1 1. If Eternity Should Fail (Dickinson) 8:28 2. Speed Of Light (Smith/ Dickinson) 5:01 3. The Great Unknown (Smith/ Harris) 6:37 4. The Red And The Black (Harris) 13:33 5. When The River Runs Deep (Smith/ Harris) 5:52 6. The Book Of Souls (Gers/ Harris) 10:27 Disc 2 7. Death Or Glory (Smith/ Dickinson) 5:13 8. Shadows Of The Valley (Gers/ Harris) 7:32 9. Tears Of A Clown (Smith/ Harris) 4:59 10. The Man Of Sorrows (Murray/ Harris) 6:28 11. Empire Of The Clouds (Dickinson) 18:01 - See more at: http://hasitleaked.com/2015/iron-maiden-the-book-of-souls/#sthash.7dl3tIXM.dpuf
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Disc 1 1. If Eternity Should Fail (Dickinson) 8:28 2. Speed Of Light (Smith/ Dickinson) 5:01 3. The Great Unknown (Smith/ Harris) 6:37 4. The Red And The Black (Harris) 13:33 5. When The River Runs Deep (Smith/ Harris) 5:52 6. The Book Of Souls (Gers/ Harris) 10:27 Disc 2 7. Death Or Glory (Smith/ Dickinson) 5:13 8. Shadows Of The Valley (Gers/ Harris) 7:32 9. Tears Of A Clown (Smith/ Harris) 4:59 10. The Man Of Sorrows (Murray/ Harris) 6:28 11. Empire Of The Clouds (Dickinson) 18:01 - See more at: http://hasitleaked.com/2015/iron-maiden-the-book-of-souls/#sthash.7dl3tIXM.dpuf

03/09/15

Lemmy interrompe un altro concerto

Niente da fare, ancora problemi per Lemmy, che abbandona il concerto di San Antonio dei Motorhead durante la performance di Metropolis "I can't do it". Poi rientra sul palco e si scusa per l'accaduto. Ecco un video amatoriale di quanto successo. Lemmy, riprenditi! Anche invertendo le canzoni, chissene!

01/09/15

Aerosmith - Walk This Way (Rocks Donington 2014)

Il 4 settembre (fra 3 giorni, insomma) uscirà  il nuovo DVD live degli Aerosmith chiamato "Aerosmith Rocks Donington", che vede la band di Boston impegnata al festival di Donington (appunto). Lo comprerete? No? Forse? In tutti i casi beccatevi questa anteprima di Walk this way, che fa sempre piacere riascoltare. E' sempre un piacere rivedere anche Tyler e Perry, che potrebbero essere i miei nonni, ma si muovono ancora come 30 anni fa.