31/03/16

Live Report: Avantasia - Alcatraz, Milano, 22 Marzo 2016



Foto e live report a cura di Sonia 

Once upon a time, not so long ago......there was a young and talented musician who, back from a fantastic journey into the land of Avantasia, wrote two wonderful operas, which he named “Metal Opera pt. I & II”.
Those who were lucky enough to listen to his music felt  like they were carried into another dimension; as if they were “Lost in Space”....to roam forever....
Trying to find their way back home, they began an astonishing jouney in a world made of music, feelings and emotions.
They met a lonely “Scarecrow” who taught them a “Wicked Symphony”, while the “Angel of Babylon” unveiled to them the “Mystery of Time”.
Finally, thanks to “Ghostlights” that lantern the trail, they found their way back home...
….but their journey is not over yet.....it will start again, sooner or later......

In sintesi questo è ciò che si prova assistendo ad un concerto degli Avantasia; un viaggio, un sogno ad occhi aperti nello spazio e nel tempo in cui Tobias Sammet ci guida, come Virgilio con Dante, sapientemente assistito dai suoi eccelsi musicisti e cantanti sopraffini......ma la sintesi non mi appartiene, pertanto inizia qui il resoconto di questa mia seconda esperienza live degli Avantasia.

Questa volta, contrariamente a 3 anni fa, sono arrivata da sola all'Alcatraz; io, il mio biglietto e la curiosità di assistere alla resa live di Ghostlights, l'ultima fatica firmata dal genietto di Fulda.
Sono anche riuscita a raggiungere il locale in un orario degno, tale da assicurarmi almeno le prime file.
Alle 19,00, puntuali come un'orologio svizzero, si aprono i cancelli; metal detector, controllo degli zaini (era il 22 marzo, c'erano appena stati gli attentati a Bruxelles...e comunque, dopo Parigi, penso che questo genere di controlli siano diventati prassi...o per lo meno, lo spero!) e “obbligo” di gettare all'ingresso bottigliette di plastica et simila.
Dimenticatevi le corse forsennate tipiche dei concerti stile anni'90, la fiumana di fans urlanti e disposti a tutto pur di aggrapparsi alla transenna e guadagnare la prima fila; entrando così alla spicciolata, i primi 50-100 ragazzi hanno quasi potuto scegliere con cura dove posizionarsi....ed io con loro. Risultato; 2 fila guadagnata, zona centro-sinistra del palco, praticamente davanti alla pedaliera di Sasha Peath.
Alle 20,30 le luci si spengono e sulle note di “2001: Odissea nello Spazio” cominciano a fare il loro ingresso i musicisti. Non ricordo perfettamente l'ordine e non sono sicura di averli visti uscire tutti, dato che le luci creavano giochi intermittenti che non permettevano di capire perfettamente cosa stesse succedendo sul palco.....Ad ogni modo, una volta posizionati tutti quanti, ha inizio il vero e proprio concerto e, come mi aspettavo (e come già si sapeva del resto, dato che la scaletta girava su internet ormai da qualche giorno) sono le note di “Mystery of a Blood Red Rose” ad inaugurare lo show milanese. La platea davanti al palco esplode in un urlo liberatorio quando Tobias scende dalla “scalinata” centrale della superba scenografia, che simula la balconata di un castello, e comincia a cantare; i fans in estasi rispondono parola per parola e tutti cantano insieme a lui.
Ma non c'è requie, giusto il tempo di salutare il calorosissimo pubblico milanese e Tobias introduce già il secondo pezzo; la title track del nuovo album, Ghostlights, una cavalcata power che infiamma gli astanti (quasi ce ne fosse bisogno!) e, se è vero che non tutti sapevano le lyrics della canzone, è anche vero che il ritornello l'hanno (ooops, l'abbiamo!) cantato a squarciagola per il grande piacere di Sammet e compagni. E' inutile sottolineare l'ovazione di 2300 fans in fibrillazione non appena Michael “Ugola d'Oro” Kiske è apparso sulla scena; l'Italia ama Kiske e lui, speriamo, ci ricambia....A tal proposito, su questa canzone il nostro eroe si merita  ben più che una menzione d'onore; ovviamente si sarà scaldato la voce, avrà fatto tutti i suoi esercizi, ma ci rendiamo conto di quanto è alta questa canzone? Ci rendiamo conto che nessuno, o pochissimi altri, si sarebbero azzardati a cantare “Ghostlights” come primo brano (primo per Kiske, ovviamente)?
Chapeau, ragazzi..... La voce di quest'uomo è davvero fantastica....inversamente proporzionale al suo gusto nel vestire....sembrava uno appena uscito dalla palestra che passava di lì per caso!

Ad ogni buon conto, l'affiatamento, l'amicizia e l'ammirazione quasi reverenziale che lega Tobias Sammet a Michael Kiske era palpabile in ogni singolo “siparietto” coi quali i due, a più riprese, intrattenevano il pubblico tra una canzone e l'altra (non dimentichiamoci che, praticamente, il progetto Avantasia è nato quasi esclusivamente affinché Tobias realizzasse il suo sogno di cantare   con Kiske); tra gli altri, il più divertente è stato quello in cui Tobias, rivolto al pubblico, racconta di come Kiske si lamenti con lui ogni volta che dovendo cantare un suo brano debba sempre essere costretto a toccare note altissime (senza contare che è anche la domanda preferita di quasi tutti i giornalisti che hanno intervistato Sammet durante la promozione di Ghostlights e di tutti, o quasi, gli altri album precedenti); la risposta, ovvia, data quasi con occhi luccicanti, è stata “because you can”! E l'Alcatraz è esploso in una sonora risata, salvo poi acclamare Kiske come un Dio Nordico.
Dopo Ghostlights è la volta di “Invoke the Machine”, potentissimo pezzo tratto dal precedente album, Mystery of Time, cantata da un Ronnie Atkins in gran forma, nonostante fosse sotto aspirina (i malanni sono stati una spina nel fianco per i nostri, qui a Milano, ed Atkins è solo uno di coloro che ne è stato colpito), un'eterno Peter Pan, che non si è risparmiato, saltando come un grillo da un lato all'altro del palco.
“Unchain the Light” chiude il primo terzetto “bomba” della serata; una canzone che avevo proprio voglia di sentire dal vivo, tra quelle che più amo di tutto l'album. Esecuzione impeccabile, nonostante non sia poi così facile da cantare; tiratissima, veloce, coinvolgente! Fantastico Kiske che faceva la sua comparsata sul palco per cantare la sua riga “High up in the open sky” e poi usciva subito di scena!
Dopo un'inizio al fulmicotone i ritmi si dilatano, le atmosfere cambiano e Sua Maestà Bob Catley fa la sua prima apparizione della serata sul palco dell'Alcatraz; mentre le tastiere intonano le prime note di “A Restless Heart and Obsidian Sky”, il quasi settantenne Bob scende la scalinata con la sua pacata falcata, ed un improbabile giacca azzurra, stendendo la mano destra in avanti quasi a voler benedire il pubblico che lo acclama.....o a dare l'estrema unzione....
”Restless Heart...” è l'unica canzone di tutto Ghostlights ad aver avuto un doppio impatto su di me; sia in positivo, per il lavoro fatto sulla strofa, l'attenzione alla tonalità.... perché Tobias già sapeva che sarebbe stata la canzone che avrebbe chiuso l'album e già sapeva che l'avrebbe cantata Catley.....sia in negativo, perché per quanto mi piaccia questa canzone, per quanto adori la dolcezza ed il sentimento che Catley infonde nell'interpretarla; ogni volta che ascolto il ritornello non posso non pensare a “The Story ain't Over” (che tra l'altro hanno pure fatto, un po' più in là, nella scaletta).
Segue poi il brano che più ho amato e tutt'ora amo di The Mystery of Time, ovvero “The Great Mystery”, altra chiusura (di album) affidata alle sapienti doti di Bob Catley; il rispetto che Tobias ha nei confronti di quest'uomo è quasi commovente (ed ha pure ragione, per carità!), secondo me lo considera una sorta di “papà musicale”.
Eccoci quindi arrivare ad uno dei momenti più attesi di tutto lo show, l'arrivo del “Vichingo del Nord”, di colui il quale, nonostante tutto, tre anni fa si sentì la mancanza; Mr Jorn Lande! ….Ed entrata migliore non poteva farla, dato che il brano che lo introduce è l'amatissima “Scarecrow” che il pubblico indovina ancora prima che Tobias possa pronunciarne l'incipit del nome. Jorn Lande è influenzato, ma non si risparmia; la sua potenza vocale seduce e getta il pubblico in estasi. Se trovate su youtube il video di “Scarecrow” fatta all'Alcatraz, guardatela perché merita davvero.
Jorn è affabile, gioca con il pubblico, muovendosi come un orango impazzito durante gli assoli; dimostra di sentirsi a suo agio e la complicità con Tobias è palpabile. A fine canzone, ed allo scopo di introdurre il brano successivo, Tobias racconta un anedotto occorso durante l'ultimo tour che hanno fatto insieme e che riguarda proprio Jorn; tutti erano stanchissimi dopo uno show e, saliti sul tour-bus, l'unica cosa che volevano fare era dormire...tutti, tranne Jorn, che pare si aggirasse per il pullman cantando canzoni popolari norvegesi. Nessuno però si azzardò a zittirlo, a detta di Tobias (e ovviamente per scherzo), perché un po' avevano paura di lui...e qui la risata corale dell'Alcatraz... ma soprattutto perché era bellissimo ascoltare la voce calda di Jorn che cantava quelle “arie incomprensibili”. Fu allora che Tobias decise di scrivere una ballad per Jorn.....o meglio, una “mezza-ballad”.......A quel punto tutti hanno capito che la prossima canzone sarebbe stata quel piccolo (solo perché è corto) capolavoro che è “Lucifer”; strepitosa la resa live di questo brano eccelso che io amo in modo particolare. Anche qui, se trovate una qualsiasi versione su youtube guardatela: roba da pelle d'oca!
....Per un motivo del tutto opposto, era da pelle d'oca pure l'abbigliamento di Jorn; un “completino nero” con pantaloni guarniti da fiamme rampanti che salivano dall'orlo fino a mezzo polpaccio e che Jorn, come una soubrette poco aggraziata, ha sfoggiato in varie tonalità; rosse, blu e gialle. Amanda Somerville, unica donna presente sul palco, non ha fatto neppure un cambio d'abito.....questo solo per puntualizzare ^^ 

Bisogna ammettere che, nonostante non sia andato sold out, l'Alcatraz era bello pieno; a detta di Tobias mancavano tra i 50 ed i 70 biglietti per raggiungerlo, anche se secondo me è stata una stima quanto meno ottimistica, sebbene essendo in prima fila, (il movimento della folla e l'aver fatto conoscenza con i miei “vicini”, mi ha permesso di guadagnarla), non posso dirlo con certezza perché non riuscivo a vedere oltre la quinta fila dietro di me...sono bassa, è un dato di fatto.  Il pubblico, da parte sua, è stato molto molto partecipe; ha cantato, ha gridato, ha acclamato, ha risposto con calore e trasporto tutti italiani alle battute ed ai giochi di Tobias e degli altri, molte volte sono partiti cori spontanei che inneggiavano a questo, quell'altro ospite o Tobias stesso, tanto che a volte restava ammirato ad ascoltarci. Il pubblico era così caldo che Sammet quest'anno si è pure tolto la soddisfazione di riuscire a farci cantare “Felicità” di Albano e Romina; non so perché sia fissato con questa canzone, aveva sto tarlo anche 3 anni fa, evidentemente, dopo “Volare”, è uno dei brani italiani più famosi in Germania!
Ci ha ringraziati più volte per la nostra partecipazione, si vedeva che era contento e soddisfatto di come stesse andando lo show; bhe, anche noi eravamo contenti e soddisfatti!

La scaletta prosegue con “The Watchmaker's Dream” cantata da un'impeccabile Oliver Hartmann; ero dalla parte opposta a dov'era posizionato lui, ma le incursioni di entrambi i chitarristi sui lati del palco sono state numerose ed apprezzatissime; segue “What's Left of Me” con un Eric Martin in splendida forma (è sempre un piacere sentir cantare quest'uomo!), certo il suo timbro è quello meno “metal” tra i vari vocalist con cui condivideva il palco, però ragazzi, che performer!!!
E' la volta di “The Wicked Symphony”, title track dell'omonimo album e altra canzone che amo particolarmente.
Finalmente è il turno di “Draconian Love” (la canzone splendida, che reputo la più “oscura” di tutto Ghostlights) e di Herbie Langahns che, grazie alla sua bravura e simpatia ha fatto subito breccia nel cuore degli astanti. Non credo di sbagliarmi di molto affermando che questo era uno dei brani più attesi del concerto.
La setlist prevede ora una delle canzoni simbolo degli Avantasia, considerata e diventata di diritto “la ballad per eccellenza”, quella che scatena cori spontanei e fa dimenare le braccia al cielo; “Farewell”. Tobias dirige il pubblico che agita le braccia emulando il suo idolo che, al centro del palco, come un direttore d'orchestra ci dice cosa fare; le voci dell'Alcatraz si elevano ed accompagnano l'intro di tastiere fino ad esplodere quando Amanda Somerville raggiunge Tobias e duetta con lui. Amanda è bellissima, spumeggiante, solare; ci chiama “fratelli e sorelle” e, per ringraziarci, esclama un “ti amo Italia” che infiamma tutti coloro che si trovano dentro il locale.
Il pubblico degli Avantasia è eterogeneo e comprende persone di tutte le età; c'erano teen-agers accompagnati da padri, madri e zii, giovani e meno giovani, ragazzini che non potevano avere più di 10 anni tenuti sulle spalle da papà o zii. Uno di questi era in prima fila e, sia Sasha sia Oliver, gli hanno regalato i loro plettri, piegandosi e dandoli specificatamente a lui, nonostante le tante mani tese ad elemosinare quel piccolo oggetto di plastica quasi fosse una sacra reliquia. Anche Tobias si è piegato su di lui per salutarlo. Un altro ragazzetto, sulla parte destra del palco, compiva 14 anni il giorno seguente o quel giorno stesso e, notato il cartello che ne faceva menzione, Michael Kiske ha spronato anche il resto della band a cantare e suonare per lui un'improvvisato “Happy Birthday”; quel ragazzino si ricorderà per sempre di questo concerto!

Altra canzone cui sono particolarmente legata, per il futile motivo che c'è un intermezzo che adoro fatto col basso; “Stargazers”, seguono “Shelter from the Rain” e “The Story ain't Over”......infine è la volta della meravigliosa e possente “Let the Storm Descend Upon You”; entrata ormai di diritto  nella classifica delle canzoni più epiche mai scritte da Tobias.  Sul palco insieme a lui altri due grandi mattatori; Jorn Lande e Ronnie Atkins. Del norvegese ormai si è detto tutto o quasi, ma è disarmante vedere, o meglio, sentire con quale facilità  e perizia usa la sua voce; ha cantato quasi sempre tenendo il microfono ad una certa distanza, mentre per la maggior parte gli altri facevano l'esatto opposto (ok molto dipende anche dal tipo di microfono che si usa, ma essendo tutti esteticamente identici, non si capiva se si trattava di modelli diversi oppure no)....questo solo per sottolineare la sua potenza vocale!
Ronnie Atkins è un vero animale da palcoscenico, di quelli d'altri tempi, che fanno vibrare il pubblico e sanno come coinvolgerlo.
Ovviamente, quest'anno, “Promise Land” è stata cantata da Jorn e, nonostante la bravura di Eric Martin che l'aveva cantata 3 anni fa, stavolta ha avuto tutto un altro sapore!
Immancabile “Reach Out for the Light”, ormai diventata una specie di inno; sebbene il vero inno che tutti aspettavano e che mai dovrà mancare dalla scaletta è lei, la canzone “0”, quella che ha dato origine a tutto....”Avantasia”!
Seguono la splendida “Twisted Mind” e l'accattivante “Dying for an Angel” con Eric Martin a duettare con Tobias, come 3 anni fa. L'americano si diverte un mondo a stare in mezzo alla “cricca di Tobias”; sia sul suo account twitter, sia sulla sua pagina fb, spesso e volentieri commenta luoghi, concerti e foto riferendosi ai suoi “compagni di viaggio” come “bros” o “Avantasia Family”....il che è tutto dire....

Dopo più di 3 ore di concerto giunge il momento dei bis; quando, dopo “Dying for an Angel” la band lascia il palco con l'annuncio da parte di Tobias che quella sarebbe stata l'ultima canzone (ma chi ci crede!?!), l'Alcatraz protesta il suo disappunto (per finta ovviamente) e reclama a gran voce il ritorno dei suoi beniamini urlando “we want more! We want more!”. Chiaramente Tobias & Co escono nuovamente e, quasi a sfidare la resistenza degli astanti, Tobias chiede “Do you really want more??”, la risposta è ovvia e sulle note di “Lost in Space” sale il boato dell'Alcatraz.
L'ultimo bis è un “medley” tra la meravigliosa “Sigh of the Cross” e “The Seven Angels” con tutti i vocalist insieme sul palco a cantare insieme, stanchissimi ma soddisfatti, come del resto il pubblico davanti al quale hanno suonato per 3 ore e mezza!
Il generoso pubblico di Milano (che poi è riduttivo dire Milano; c'erano persone da tutta Italia, davvero, da TUTTA Italia) regala emozioni a Tobias con le voci, con le mani, ma non solo, anche con oggetti; pupazzetti, striscioni.....Tra questi ultimi, due meritano di essere menzionati; una bandiera italiana con la scritta “Avantasia” in oro in mezzo, mostrata con orgoglio da Tobias ed un lunghissimo striscione bianco con la scritta “The Ghostlights of Avantasia enlighted Milano”. Per srotolarlo tutto e mostrarlo fiero, ma anche incuriosito, al pubblico Tobias ha avuto bisogno di aiuto perché era veramente enorme, tant'è che per leggerlo bene Michi Kiske ci si è messo davanti!! Scena impagabile!!!!

Si sa, Tobias Sammet è un musicista (compositore, polistrumentista.....etc etc) umile e generoso;  virtù ampiamente dimostrate quest'anno, dato che alcune canzoni sono state cantate senza nemmeno la sua presenza sul palco. Eric Martin definisce gli Avantasia come una “famiglia” e credo che in fondo non sia molto distante dalla verità.
Vorrei concludere con un encomio particolare e doveroso, direi, per i musicisti che accompagnano Tobias; professionisti strepitosi che meritano grandissimo rispetto. Sasha Peath che avevo proprio davanti e che ci guardava sorridendo e cantando con noi, Oliver Hartmann che oltre a suonare ha dato grande prova canora sia come corista, sia come vocalist. Miro Rodenberg, “l'orchestra” degli Avantasia e Felix Bohnke; lui più di tutti. Non solo perché si è sparato 3 ore e mezza di concerto al fulmicotone, suonando brani tiratissimi quasi senza un attimo di requie, ma anche e soprattutto perché il poverino ha fatto tutto questo con 38 di febbre!! In effetti avevo notato che, a turno, gli si erano avvicinati per chiedergli qualcosa prima il bassista, poi Sasha ed infine anche Tobias; inizialmente avevo pensato che avesse problemi di suoni, con le spie...insomma problemi tecnici che gli davano noia, perché ad ogni domanda lui rispondeva scuotendo mestamente la testa. Invece è stato poi lo stesso Tobias a dire a tutti che Felix aveva la febbre! Insomma suonare a quei livelli per tutto quel tempo con la febbre non è da tutti; c'è gente che avrebbe annullato il concerto......tanto più che non era l'unico a non essere in forma.

….Ma il viaggio continua... Tobias ripete ogni volta che il tour che sta facendo potrebbe essere l'ultimo; Avantasia è un progetto che nasce dall'estrema creatività del nostro amato genietto di Fulda, o come lo chiamo io “Mozart dell'era moderna”, ma chissà quando verrà scritto e se verrà scritto il prossimo capitolo. Certamente non tutti i musicisti che lo accompagnano quest'anno saranno disponibili per un'eventuale prossimo tour; sono tutti artisti con progetti propri attivi e funzionanti e, si sa, gli impegni sono tanti.....già quest'anno Bob Catley non porterà a termine il tour di Ghostlights per via dei suoi pregressi impegni con i Magnum; quindi ogni tour, quasi ogni data è da considerarsi come una sorta di evento unico a sé stante. Per questo non posso pensare di perdermi un loro concerto ogni qualvolta vengono in Italia....e per fortuna mia, a Milano!

30/03/16

Il disastro di Wes Scantlin dei Puddle of Mudd

Ormai se ne parla dappertututto in rete: Wes Scantlin, leader (e ultimo membro storico rimasto) dei Puddle of Mudd, sembra avere seri problemi di dipendenza e durante il tour corrente ne sta combinando di tutti i colori: ogni singolo concerto va a finire con fischi, lanci di oggetti o situazioni tragicomiche. Una decina di giorni fa, a Milano (vedi primo video), si accascia addirittura per terra e viene rialzato a forza dagli altri membri del gruppo. Membri del gruppo che lo hanno invece lasciato da solo durante la data di Doncaster (vedi quarto video): Wes seduto sul suo sgabello che non sa cosa fare e concerto interrotto a metà setlist.

Nel secondo video Scantlin inveisce contro un fan accusandolo diverse volte di essersi appropriato della sua casa (boh). Concerto interrotto.

Un uomo con evidenti problemi di salute ed un tour che dovrebbe essere interrotto per permettergli un periodo di riposo/riabilitazione. Non meno importante, per non prendere in giro migliaia di persone che magari fanno tanta strada e pagano per andare a vedere il concerto. Riprenditi Wes!

* A distanza di un anno, inserisco un altro video preso da un recente concerto negli States: Wes dopo 4 pezzi se ne va dal palco (durante una canzone) perchè ha qualcosa da ridire verso il batterista. Cosa, probabilmente, non lo sapremo mai. Metto il video in ultima posizione

    

29/03/16

Recensione: M.A.Y.A. - “A”


Recensione a cura di Stick

Il progetto M.A.Y.A. nasce come esperimento per volonta di Mattia Salvadori alla batteria e Federico Spina al basso, da qui l'etichetta iniziale di power duo. Ma la necessità di crescere e inserire idee per rendere il progetto più completo porta la band ad integrarsi con due nuovi innesti, Francesco Salvadori alla chitarra e Serena Marconi alla voce. Con la line-up ampliata nasce il primo lavoro ufficiale l'Ep dal titolo A (Ghost Label Record).

"A" è la prima lettera dell’alfabeto, "A" è il punto di partenza dei M.A.Y.A.. Questa è una delle ragioni per cui la band ha scelto questo titolo. Le quattro tracce registrate denotano una piena maturazione sia nella scelta dei suoni che nella tecnica dei singoli. "Two You" apre le danze con un velo di leggerezza come a voler entrare in punta di piedi. Ascoltando il lavoro dei M.A.Y.A. andiamo incontro a sonorità morbide, graffiate di tanto in tanto da una chitarra sporca e un basso leggermente caldo che determina la matrice rock del progetto. Decembler e Sven risultano essere le traccie più impegnative e articolate anche se lo schema relativo ai cambi di tempo è una costante fissa ma sempre e comunque efficace.

Un disco nel complesso caldo e leggero non troppo energico, ma neanche troppo "lento", marcato da una linea di batteria corposa e presente quanto basta per rendere fluido l'ascolto, un buon inizio per i Toscani M.A.Y.A. che sono attesi quanto prima al secondo lavoro per un full lenght di tutto rispetto.

Tracklist:
01. Two You
02. Because
03. Decembler
04. Sven

https://www.facebook.com/mayaprojectband/?fref=ts

25/03/16

Recensione: Almanac - Tsar (2016)


Riecco ufficialmente Victor Smolski dopo la separazione con Peavy ed i Rage. Ho già scritto da altre parti quanta sia grande la mia stima per questo musicista e quanto sia, sempre secondo me, uno dei musicisti più sottovalutati di sempre.

Il progetto che porta avanti dopo lo split con la band madre prende il nome di Almanac e l'album in questione si chiama Tsar, una sorta di concept sulla storia di Ivan il terribile, non il cane de "Il secondo tragico Fantozzi", ma il sovrano russo. Musicalmente si riparte da molti elementi presenti dal riuscitissimo disco uscito sotto il monicker di Lingua Mortis Orchestra, c'è persino la stessa orchestra, la Orquestra Barcelona Filharmonia. Stavolta al microfono non c'è (purtroppo) Peavy Wagner ma al suo posto troviamo ben tre voci: Andy B. Franck, David Readman e Jeannette Marchewka, sicuramente tre ottimi cantanti che fanno sicuramente bene il loro dovere.

Ok, ma la musica? Stavolta non faccio un track by track perchè ripeterei quasi la stessa cosa su ogni brano, quindi dico senza troppi giri di parole che le uniche cose che non mi piacciono di questo Tsar sono i ritornelli, troppo orchestrali e pomposi per i miei gusti. Per il resto, non ho nessunissimo appunto da fare. Se conoscete un po' Victor Smolski sapete che è una garanzia assoluta: non cito neanche le parti chitarristiche, sempre eccelse, come tutte quelle presenti in ogni disco che porti il suo nome. In questo Tsar è oltretutto evidente quanto Victor contribuiva anche a livello di composizione negli ultimi Rage. Dicevamo quindi che le canzoni sono ineccepibili sotto qualsiasi punto di vista, poi sta al gusto personale che purtroppo non mi fa apprezzare in toto qualche canzone che con un ritornello diverso avrei invece amato. La title track, Self Blinded Eyes, Children of The Future, per esempio, sono canzoni fantastiche ma la pomposità e la produzione del ritornello (ma quante voci ci sono?) non fanno per me. Mi ricordano gli ultimi Stratovarius, che infatti ho smesso di seguire da tempo proprio per questo.

Non mancano episodi più spiccatamente heavy e meno sinfonici, tipo No More Shadows e Nevermore (quanto sono belle le strofe) e ci sono fraseggi o brani interi che potrebbero perfettamente essere dei Rage, vedi la conclusiva Flames of Hate, solo che Peavy non ci avrebbe messo tutte quelle voci nel ritornello, rendendolo più "leggero" (e vicino ai miei gusti)

Beh, cosa posso dire, ho ascoltato diverse volte e con molto piacere questo Tsar nonostante tutto e sono sicuro che se amate il metal sinfonico, potreste impazzirci. Purtoppo io lo giudico solo un buon lavoro.

Voto 70/100

Top tracks: Tsar, Nevermore, Flames of Hate

Tracklist:
1. Tsar
2. Self-Blinded Eyes
3. Darkness
4. Hands Are Tied
5. Children Of The Future
6. No More Shadows
7. Nevermore
8. Reign Of Madness
9. Flames Of Hate

23/03/16

Recensione: Soul Asylum - Change of Fortune (2016)

A 4 anni dal non certo epocale Delayed reaction e a 10 dal terzultimo riuscitissimo The silver lining, riecco Dave Pirner e compagnia bella alle prese con questo nuovo Change of fortune. Uh, che copertina! Bella non direi, facciamo interessante, moderna o curiosa. In realtá sembra una foto presa da Facebook, ma va bene ugualmente. E' la musica quella che conta, no? Analizziamo questo Change of Fortune.

1) Supersonic
Tipica canzone che ti aspetti dai Soul Asylum e che riporta direttamente alle atmosfere del mio amato The silver lining. E' stata scelta anche come singolo e possiamo benissimo capire perché: orecchiabile, diretta, melodica ma senza perdere la verve rock. Bello vedere che certe cose non cambiamo, nonostante il tempo. Posto il video a fine pagina.
 
2) Can't Help It
Eh? Siamo ritornati agli anni 80? Suoni piú graffianti, struttura semi-punk e Dave Pirner che canta con una voce sgraziatissima. Decisamente non un pezzo che ti aspetti dalla band nel 2016. Superato lo shock iniziale, devo dire che ci sta, eccome. Grande Dave.

3) Doomsday
Si ritorna alla "normalitá" dopo il pezzo precedente. Orecchiabile e rock (infatti é uscito come singolo che ha anticipato l'album), ma secondo me non riuscita come la opener. Non che sia male eh, peró non mi comunica molto, tutto qui.

4) Ladies Man
Altro pezzo molto orecchiabile e tranquillo con un ritornello/bridge che si fa ricordare giá dopo il primo ascolto. Quando certi senti passaggi i Soul Asylum si fanno riconoscere da 3 miglia di distanza. Vabbé, si é capito il concetto, no? Bel pezzo.

5) Moonshine
Uh che bella canzone. Vibrante ed energica (aggiungerei nervosa) con dei bellissimi suoni, una bella linea vocale e un bel solo di chitarra. All'inizio (o se la ascolti distrattamente) puó sembrare un po' strana per via di alcune scelte un po' particolari in termini di scrittura e di produzione ma dopo diversi ascolti tutto torna. Classe. Top tracks #3

6) Make It Real
Ecco, tanto bella quella precedente tanto brutta questa. Anche qui i SA provano a sperimentare un pochino, ma si lasciano prendere un po' la mano con suoni elettronici e territori non troppo conosciuti. Il ritornello cantilenoso e voci col vocoder fastidiosissime appesantiscono il tutto. Apprezzo il coraggio ma per me é la Skip Track del disco. Fastidiosa, per fortuna dura poco.

7) When I See You 
Uff... per fortuna si ritorna sui consueti binari. E' proprio vero che l'essere umano ha bisogno di essere rassicurato e questa canzone riesce a darti una boccata di aria fresca. Ritornello meraviglioso e contagioso, sicuramente uno dei punti piú alti del disco, stronzate del sottoscritto a parte. Mi ricorda qualcosa dei Muse, non so se sono impazzito.

8) Dealing
I primi secondi riportano ai SA degli anni 90, poi una strofa non bellissima, qualche stranezza (benvenuta) e un ritornello vincente. Quanto mi piacciono i Soul Asylum. Anche qui, canzone canonica per loro, ma non venitemi a dire che il ritornello non é perfetto. Finale "diverso" e molto interessante. Top track #2

9) Don't Bother Me
Ma che é sta mosceria? Don't bother me é una canzone dai suoni Pop con dettagli non proprio gustosi (le percussioni nel ritornello mi danno un po' fastidio, per esempio). La canzone non é malissimo, sia chiaro, é solo un po' troppo moscia nel cantato e nell'arrangiamento per piacermi veramente e coinvolgermi appieno.

10) Morgan's Dog
Canzone che parla di un ragazzo che spara accidentalmente al proprio cane. Non proprio delle lyrics riuscitissime, non tanto per l'argomento (che proprio il migliore del mondo non lo é di certo) ma soprattutto per la banalitá nella scelta delle parole. "Morgan's dog is dead" ripetuto tante volte... Mmm A parte questo, la musica é orecchiabile e la canzone ha un incedere non male.

11) Change of Fortune
La title track ha uno spirito magnifico: la band sperimenta parecchio ma riesce a rimanere easy going e per tutti nonostante mille sovraincisioni e suoni che spuntano fuori da tutte le parti. Interessantissima da tanti punti di vista, il ritornello é contagioso e apprezzo sempre quando Dave Pirner canta in maniera sgraziata (lo fa nelle strofe), é quello il suo marchio di fabbrica. Gran bel pezzo e tanta classe, anche qui. Top track #1

12) Cool 
Si chiude con un'altra canzone interessante. A parte le chitarre, di rock c'é ben poco, ma sperimentare é sempre positivo (a parte quando fai vaccate) e il mordente in questo caso non manca. Il ritornello mi ricorda cosa un hit degli anni 80 (quanto mi incazzo quando non riesco ad individuare la "citazione"...). Un pezzo diverso, non tra i migliori del disco, ma che ci sta.

Un paio di canzoni di cui avremmo volentieri fatto a meno non riescono a rovinare questo gran bel ritorno dei Soul Asylum, una band che certamente avrebbe meritato di piú nel corso della carriera. Pirner e soci in questo disco non si adagiano sugli allori (cosa fatta col precedente disco) e sperimentano qui e li senza mai perdere la loro immediatezza e i tratti che li hanno sempre contraddistinti. Ci sono davvero tanti bei pezzi in questo Change of fortune, ho faticato a scegliere le top tracks.
Io ve lo consiglio, poi fate voi.

Voto 75/100

21/03/16

Recensione: Toseland - Cradle The Rage (2016)


Dopo l'ottimo esordio del 2014 con Renegade (clicca per la relativa recensione), l'ex campione di motociclismo si ripresenta al grande pubblico con una nuova fatica discografica ed una copertina tamarra che piú tamarra non si puó. Personalmente apprezzo le cose tamarre, ma questo é forse troppo persino per me. Veniamo adesso alla musica, sperando che sia all'altezza del debut che ho apprezzato molto per il suo piglio e la sua spensieratezza.

01. Too Close To Call
Si parte con tempi misurati (non in quinta, per riallacciarci ai motori) anche se non cambia molto rispetto a quanto ricordavamo, se non la voce di James che mi sembra un po' usurata. Boh, sará una mia impressione... Buona opener, forse con ritmi piú bassi di quanto ci aspettassimo, ma ben confezionata e riuscita, nel complesso.

02. Puppet On A Chain
Ecco, se nella traccia precedente non cambiava molto rispetto a l'album precedente, possiamo tranquillamente affermare che questa Puppet on a chain potrebbe benissino figurare in Renegade. Bel pezzo, trascinante e diretto, ma anche qui a livello vocale trovo Toseland un po' fiacco rispetto al passato. I fiati in genere non mi piacciono ma in questo pezzo sono dosati molto bene. Trascinante (l'ho giá detto, lo so), la mia traccia preferita del disco. Top Track #1

03. Living In A Moment
Le tonalitá (ma non i ritmi) si abbassano leggermente e James risulta piú a suo agio rispetto alle prime due tracce. Brano un po' scontato ma gradevolissimo, decisamente un buon inizio per Cradle the rage.

04. Fingers Burned
Ballatona pomposa stile Aerosmith. Toseland non é ovviamente Steven Tyler (stesso discordo per tutti gli altri componenti delle due band) ma il tutto funziona come se lo fosse. Finale bellissimo con piano, orchestra e gran solo di chitarra. Gran bella ballad. There goes my old girlfriend... Top track #2

05. Stranger Things
Dopo le bellissime atmosfere di prima ritorna il rock ignorante di Toseland. Molto curate e gustose le chitarre nelle strofe e ottimo il pre-ritornello. Il chorus peró mi smorza un po' l'entuasiasmo e il pezzo alle mie orecchie diventa abbastanza generico. Peccato.

06. We’ll Stop At Nothing
Altra ballad e... altra bella ballad! Non come la precedente, ma anche qui in grande stili con una bella produzione, ottimo ritornello e violini gustosissimi che entrano ed escono.

07. Never Love Another
Una bacchetta sul bordo del rullante introduce questa Never love another, un bel pezzo rock, con delle strofe molto azzeccate e un'atmosfera generale semplice e diretta come piace a me. La voce di James mi sembra sempre abbia meno energia rispetto al passato (é la terza volta che lo ripeto, é il caso di smetterla).

08. Livin’ A Lie
Mi ricorda qualcosa del disco precedente e decisamente qualche altra cosa (non avete idea di quanto mi stia scervellando per capire a cosa assomiglia... aiutatemi a trovare la "citazione", per favore). Anche in questo caso, cosa strana, mi convince molto piú la strofa invece del ritornello. Dovrebbe essere il contrario, no?

09. Waiting For The Answers
Pezzo con il pilota automatico, poco ispirato che non aggiunge e toglie niente rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento. Riempitivo quindi...Skip Track

10. Nothing You Can Do About It
Chitarre cattive che mi riportano (vagamente) ad una canzone di Ozzy Osbourne (My Jekyll doesn't hide). Stavolta l'ordine é corretto, sono le strofe che portano naturalmente al ritornello, che é la cosa che ti rimane piú in testa. Bel pezzo, soprattutto dopo quello precedente.

11. Cradle The Rage 
Ritmi alti per la title track posta a chiusura. Ottima la variazione nella seconda parte del ritornello e la parte dei soli. Forse a fine album avrei messo una delle due ballad (invece di metterle una vicino all'altra a metá disco), ma la chiusura é sicuramente uno dei punti piú alti del disco, quindi sto zitto e non mi lamento. Top track #3

Altro buon album per Toseland, Cradle the rage continua il discorso iniziato con Renegade. Ottima produzione (dietro il mixing c'é la mano espertissima di Mike Fraser) e canzoni che non inventano niente ma con buon piglio e intervallati da 2 ballad notevolissime. Di contro, solo un paio di passaggi semi a vuoto (o due curve larghe, se preferite) e un James vocalmente un po' provato rispetto agli esordi. Ve lo fate bastare? Io decisamente si. Se vi é piaciuto il debut, date un ascolto pure a questo, vi piacerá.

Voto 70/100


20/03/16

Tremonti - Dust (Official Lyric Video)

Ci siamo quasi per il nuovo disco solista di Mark Tremonti, porterà il suo cognome (nel senso che sarà un omonimo) ed uscirà il 29 aprile. Abbiamo l'opportunità di gustarci in anteprima il singolo Dust, con tanto di parole, nel video sotto. La canzone è una tipica power ballad dalla penna dell'omonimo dell'ex ministro dell'economia e colpisce nel segno come sempre. Mi è piaciuta immediatamente sotto tutti i punti di vista. Fa quindi ben sperare per il nuovo album. La recensione, ovviamente, sulle pagine di Given to rock. Gustatevi questa bellissima Dust e stay tuned!

18/03/16

La Playlist (scomoda): Helloween, Deris era

Riecco un'altra playlist scomoda!
Stavolta salto il micidiale copia-incolla dell'introduzione, se volete leggerla apritene un'altra a caso.

Ecco quella dei mitici Helloween, Andi Deris era. Ne seguirá anche una con la Kiske era, tranquilli. Ah, non eravate agitati?
 
10) Laudate dominum (da Better than raw, 1998)
Uh, una canzone power metal in latino!
Ai tempi dell'uscita di questo pezzo, imparai il testo a memoria nel giro di qualche giorno e qualcuno mi disse "a scuola non sei riuscito ad imparare due verbi in croce e ora sai tutta una canzone in latino??" Strano anche come cambino le nostre facoltá cerebrali. Avevo circa 18 anni e imparavo a memoria qualsiasi testo avessi davanti (e questo me lo ricordo ancora), ora fra poco non mi ricordo piú manco quello che scrivo io...vabbé, gustatevi il pezzo che é meglio. Drumming pazzesco.


9) My god-given right (da My god-given right, 2015)
Un mezzo plagio di una strofa che vedremo sotto, ma non sapete quanto sia stato contento di sentire ritornare gli Helloween a queste sonoritá. Una delle canzoni che ho apprezzato di piú in sede live, nel recente concerto al The forum di Kentish town.

 
8) Power (da The time of the oath, 1996)
Ecco a quale mi riferivo nella canzone sopra... La metto subito cosí mi tolgo il pensiero. La canzone mi piace tutta, ma avete mai sentito un ritornello piú paraculo di questo? Invincibile

 
7) Open your life (da Rabbit don't come easy)
Quando mi si cambia tempo della batteria durante il ritornello in mio cervello va in tilt. Esattamente quello che succede durante questo pezzo. Parte centrale meravigliosa.

 
6) Push (da Better than raw, 1998)
Pezzo sguaiatissimo a livello vocale: strofe stridule e con un suono tagliente, cori poco intonati e voci cattive fortissime. Sto pezzo funziona un sacco proprio per questo, oltre che per la formidabile parte centrale. Ah, che cazzo di batterista che era Uli Kusch.


5) Just a little sign (da Rabbit don't come easy, 2003)
Quando gli Helloween fanno cosí sono irresistibili. Suoni potentissimi, cori curati, testi divertenti e ritornello che ha bisogno di 2 secondi netti per acchiapparti e non mollarti piú. Gioiellino.


4) We burn (da The time of the oath, 1996)
Opener di uno dei miei dischi preferiti delle zucche. In questo disco si abbandona spesso il power allegro in favore di un Heavy metal veloce e classico. E questa We burn é un cazzottone micidiale. Gustatevela.

 
3) Perfect gentleman (da Master of the rings, 1994)
La melodia iniziale é super contagiosa, ma la cosa piú bella di Perfect gentleman é il testo. In pratica parla di uno che si pavoneggia, dall'inizio alla fine del testo: "Se io stesso non posso resistere al mio profumo, come possono farlo gli altri?".
La versione studio non gli rende giustizia, ne posto una live (tratta da High live, uno dei miei live preferiti in assoluto).

 
2) Mr. torture (da The dark ride, 2000)
Una di quelle che ho ascoltato per 15 anni e per 15 anni mi fa sorridere e agitare la testa allo stesso modo. La canzone nasce dalla visione di un annuncio sadomaso notturno nel quale Deris e Grosskopf (se ricordo bene) si sono imbattuti. "Se vuoi comprare dolore, chiama subito". Cosi la presentava Deris dal vivo. Melodie vincenti e testo divertentissimo.

 
1) The time of the oath (da The time of the oath, 1996)
Gli Helloween che giocano a non fare gli Helloween, suonando su tempi (per loro) lentissimi. Non so perché ma sta canzone mi ricorda molto le atmosfere maiden, forse qualcosa da Seventh son. Gran pezzo, ma penso lo avevate capito dalla posizione di questa classifica/playlist.
Beccatevi una versione live con Deris e grapow irritanti sul finale, fosse durata altri 20 secondi avrebbero rovinato tutto.


16/03/16

Recensione: Iggy Pop - Post Pop Depression (2016)


Iggy Pop é tornato (per l'ultima volta?) e per il suo diciassettesimo album Post pop depression, si é fatto accompagnare nientepopodimeno che da Josh Homme e Dean Fertita dei Queens of the Stone Age (Josh Homme é anche il produttore) e da Matt Helders degli Arctic Monkeys alla batteria. Avevo postato da qualche parte il singolo Gardenia, adesso é l'ora di ascoltare anche tutto il resto. Copertina brutta brutta, secondo me. Hanno preso una foto e ci hanno appiccicato due scritte.

01. Break Into Your Heart
Un Iggy minaccioso (dal punto di vista lirico) e una chiara impronta di Josh Homme nel resto della musica (ovviamente non sará l'unico del brano ad averla). L'opener é buona, il ritornello é forse un po' troppo ripetitivo e cantilenoso ma ha un suo fascino perverso.

02. Gardenia
Come accennato, é il singolo che aveva anticipato l'album e ne avevo giá parlato da qualche parte nel blog. Gardenia ha un non so che di ipnotico e contagioso. Il basso mi piace molto. Il cantato delle strofe mi ricorda molto (ma molto) David Bowie. Bella traccia, la ascolto sempre molto volentieri. Top Track #2

03. American Valhalla
Inizio a metà tra una canzone di Eddie Vedder con l'ukulele e qualcosa degli Avantasia (eh?), poi cambia ancora e un bel basso semi distorto ci porta a qualcosa di vagamente simile all'ultimo dei Queens of the stone age. L'atmosfera e lo stile non si discostano molto da quanto ascoltato fino ad ora, peró forse il pezzo é leggermento meno ispirato e un po' proliso rispetto ai primi due. Sezione ritmica ancora una volta ottima e bello lo xilofono (!?).

04. In the Lobby
Si alzano leggermente i ritmi, ma le atmosfere rimangono grosso modo le stesse. Il disco si comincia ad appiattire ed una certa monotonia saluta l'ascoltatore. Ma quelle chitarre stonacchiate che fanno da raccordo piacciono davvero a qualcuno? Ma chi le ha suonate? Io non riesco proprio a digerirle. Assolutamente Skip Track.

05. Sunday
Un ritmo abbastanza "disco" in questa Sunday con le chitarre che stavolta fanno un bellissimo lavoro. A livello di gusto musicale é tanta roba, ci sono un sacco di dettagli gustosissimi da attenzionare ma la composizione, in generale, non lo é. Ancora lo spettro di Bowie poi il finale con i cori femminili che mi ricorda gli Elio e le storie tese (non dite che non é vero), poi i Kiss anni 80 (I was made for loving you) nelle ritmiche. Finale da "Via col vento". Sto cominciando a vaneggiare (come il disco).

06. Vulture
Una chitarra acustica e un ancora minaccioso (poi in falsetto e alla fine delirante) Iggy Pop per questa Western Volture (giá il titolo suggeriva questa atmosfera). Molto curata e particolare, ma la vedrei meglio come colonna sonora che come brano di un album.

07. German Days
Un cambio di tempo improvviso, un drumming in evidenza e delle ottime chitarre, spesso stile QOTSA. Anche qui, come in altre canzoni di questo Post Pop Depression, dettagli strumentali da leccarsi i baffi, ma la canzone? Noiosa, ma con con molto molto stile.

08. Chocolate Drops
Canzone piú "dritta" e leggermente meno ricca di dettagli, rispetto a quanto abbiamo ascoltato fino ad ora. Strofa interessante ma un po' troppo ripetitiva per i miei gusti. Gustoso l'intermezzo chitarristico nella parte centrale, ma giudico Chocolate drops noiosa, nel complesso.

09. Paraguay
A parte un bel coro iniziale, la prima parte del brano non aggiunge niente rispetto a quanto abbiamo sentito fino ad ora, a parte degli Shalalalalala abbastanza fastidiosi. Nella seconda parte fortunamente si movimenta un po', il coro che si sente all'inizio si ripropone, la batteria si infittisce sempre di piú e Iggy ci mostra finalmente un po' di grinta al microfono imprecando contro questo e quello. Bisognava aspettare la fine del disco per farlo? Top Track #1

Se dovessi dare il mio parere sulla bontá del disco, sulla produzione e su tutti i dettagli da attenzionare, non potrei fare altro che parlare bene di questo Post Pop Depression, suonato in maniera eccellente. La veritá nuda e cruda é peró che non ho molta voglia di ascoltarlo altre volte. Nonostante sia un album snello (9 tracce per poco piú di 40 minuti di musica) secondo me non scorre benissimo. Durante l'ascolto mi sono annoiato in diversi punti, colpa delle linee vocali spesso cantilenanti di Iggy o per brani spesso privi di mordente o di quel qualcosa in piú per rimanerti in testa o invogliarti a dei successivi ascolti.
I brani veramente degni di nota sono, purtroppo, ben pochi.

Voto 59/100

15/03/16

Il Demolitore: Dream Theater - Images and Words

Il demolitore é colui che non é mai contento, vede sempre il lato negativo delle cose ed é colui che risponderebbe alla classica domanda: "un bicchiere é mezzo pieno o mezzo vuoto?" con "non é né mezzo pieno né mezzo vuoto, é solo un bicchiere di merda". Incontentabile, demolisce  tutto quello che gli sta attorno, che si tratti di opere d'arte o di monnezza urbana, per lui é quasi tutto sullo stesso piano. Ha una brutta opinione pure di se stesso.

Mi hanno chiesto un'opinione su Images and words, il disco che ha lanciato questi fantomatici fenomeni Dream Theater (cosiddetti paladini del prog metal, quelli che avrebbero riscritto un genere e triccheballacche varie). Mah, a me fanno antipatia solo a guardarli, mamma mia come sono brutti questi qui...


Vogliamo cominciare dalla copertina? E' sicuramente positivo il fatto che non ci siano le loro foto, però...Una bambina incollata col paint davanti ad un letto a baldacchino che manco la principessa sul pisello, un cuore in fiamme sospeso in aria e un vaso stile decò piazzato a caso in primo piano. Mancano solo un asino e un astronauta e il quadro sarebbe stato completo. Manie di strafare già dalla copertina? Ho questa brutta sensazione...

1 - Pull me Under
Cominciamo bene, giá sbadigli vigorosi durante l'intro della prima canzone... Mamma mia come sono prolissi questi qui. Ma lo fanno apposta? Il drumming del famoso prezzemolino Mike Portnoy è elementare e con un suono da tastiera giocattolo degli anni 80. Avete presente quelle economiche in plastica/petrolio che puzzavano a cane morto? Quelle. Dovevate premere i tastini per fare la batteria, ricordate? Ritornando alla canzone, beh, cosí cosí: il ritornello non è malaccio ma è anche di una banalità micidiale, i passaggi con la chitarra sono sempre uguali, le parole non hanno nessun significato, sembrano messe a casaccio. Il finale è stato per forza tagliato da un bambino al di sotto dei 5 anni, da un elefante o da un produttore con non meno di 15 litri di alcool in corpo.

2 - Another Day
Forse questi Dream theater avevano intenzione di partecipare a Sanremo? Questa lagnosa canzone avrebbe tutte le caratteristiche per stare in quel lagnoso festival. L'aggettivo lagnoso è invece troppo poco per definire la prestazione del cantante James LaBrie, cognome che non so se sembra piú simile ad un formaggio francese o ad un deodorante per auto. Scegliete voi. Quel Uhhhhhhh ohhhhhhhhh ohhhhhhhhh all'inizio del brano é virile come una ballerina quindicenne in tutú. Decente l'assolo di chitarra mentre quello di Sax é fastidiosissimo. Sapete che vi dico? Forse non sarebbe neanche stata accettata per il festival (per colpa del sax, principalmente). Ho detto tutto.

3 - Take the Time
Mamma mia che confusione...Ecco di nuovo la tastiera in plastica di fine anni 80, ma stavolta non mi riferisco (solo) al suono finto della batteria ma é proprio il suono della tastiera: pipipipipipipi...  E poi cosa ci azzecca la citazione per il (mediocre) film Nuovo Cinema Paradiso? Boh. All'inizio non si capisce niente, poi qualche parte passabile, devo ammettere che con gli strumenti questi americani non sono male, ma nel complesso davvero troppa confusione, sembra non sappiano dove andare. I cori nel ritornello sono piú fastidiosi di un parabrezza rotto solo dal tuo lato.

4 - Surrounded
Ma che é sta roba? Sembra l'inizio di un pianobar di una terrazza di un villaggio turistico di basso livello. Poi una parte piú brutta che piú brutta non si puó (forse era meglio l'atmosfera da pianobar) con il formaggio francese (o deodorante per auto) che strilla in maniera fastidiosissima. Non ho voglia di spendere altre parole per questa canzone. Preferirei essere circondato da dobermann affamati piuttosto che ascoltarla di nuovo.

5 - Metropolis pt.1: The Miracle and the Sleeper
Ahahah, ho letto che la parte due di questa traccia é uscita sotto forma di concept "solo" 7 anni dopo. Con calma eh...
Anche qui, molta confusione anche se devo ammettere che qualcosa di buono (facciamo discreto, dai) lo si sente. La chitarra alterna parti cervellotiche ad altre di buon gusto, anche la batteria é quasi decente qui (nonostante il suono), mentre il basso é totalmente inutile se non per un assolo centrale (anche se non si capisce cosa suoni, esattamente). Non voglio fare troppo il pignolo, dai, questo pezzo é ok. Migliorabile, certo, ma tutto sommato non è da lamentarsi troppo. Che il disco-sequel uscito 7 anni dopo sia un buon disco? Chissá, io ne dubito.

6 - Under a Glass Moon
Cervellotica, soprattutto all'inizio e un po' scopiazzata da questo e quello durante il ritornello (mi viene in mente la tremenda Back in the village degli Iron maiden). Viene parzialmente risollevata dal chitarrista John Petrucci (sará Gianni Petrucci, presidente del CONI sotto mentite spoglie da metallaro?) con un buon assolo di chitarra. Il ragazzo é un bravo musicista ma un po' confusionario e non assolutamente tra i migliori del suo strumento, al contrario di quello che si legge in giro. Anche se, effettivamente, di chitarristi bravissimi sulla scena ne vedo pochini (forse nessuno). Con uno sforzo in piú poteva essere migliore, ma onestamente devo ammettere che c'é molto di peggio in giro. Il testo sarà stato scritto da Luca Giurato.

 7 - Wait for Sleep
Mai titolo fu più profetico. Dovete aspettare questa traccia per dormire, lo ammettono loro stessi (forse ne sono consapevoli e hanno cambiato il titolo all'ultimo). Posso confermare che, nonostante la brevissima durata del brano, il rischio di cadere in catalessi per un paio d'ore é altissimo. E' talmente noiosa che dopo un minutino mi sono preso a schiaffi per restare sveglio. Se soffrite di insonnia, invece di prendere pastiglie o spendere metà del vostro stipendio in erboristeria, provate questa.

8 - Learning to Live
Ritorna la cofusione di Take the time. Ma perché fanno cosí? Sembra quasi vengano in sala a litigare "mettiamo il mio riff", "no, il mio é piú bello" "No, il tuo fa schifo" "Tua mamma fa schifo" e poi alla fine decidono di incollarli tutti assieme per non litigare più. Ci sono anche delle parti tipo tarantella napoletana, sarà entrato il cugino campano di Kevin Moore in sala: "Oh, mettete pure la tarantella che a mia nonna piace". Toh, si risente il basso verso la fine del brano. Il bassista John Myung potrebbe benissimo suonare solo 5 minuti in totale (del disco intero eh, mica solo di questa canzone) e passare il resto del tempo in spiaggia a sorseggiare Fernet Branca, per quanto mi riguarda. Forse lo tengono nel gruppo perchè è simpatico, ha i soldi o perchè porta le donne. Non lo sapremo mai. Se tagliato di 7-8 minuti, sarebbe potuto essere un buon pezzo. Parte finale brutta come la fame.

Io tutta 'sta magnificenza in questi Dream Theater non ce la vedo...Paladini di che? Innovatori di cosa? Pescano un po' a destra e sinistra dagli anni 70 e i testi sono interessanti quanto partite di biliardo notturne trasmesse dalla Rai. Con gli strumenti devo ammettere che se la cavano (ho sentito decisamente di peggio), ma quando attaccano le distorsioni fanno un sacco di caciara mentre, quando non la fanno, rischiano di fare addormentare l'ascoltatore con pezzi sanremesi o lassativi (ancora sbadiglio per Wait for sleep).
Images & words ha qualche sprazzo di talento e qualche spunto interessante, ma troppo poco per il sottoscritto. Non capisco perché portare in trionfo questi qui. Certo che la gente si accontenta veramente di poco...

14/03/16

Megadeth, il videoclip di Poisonous Shadows

Ecco un video nuovo di zecca per Mustaine e per i Megadeth. Il video di Poisonous Shadows è stato ovviamente preparato per qualcosa di diverso rispetto alla visione tradizionale e secondo me ha decisamente poco senso di esistere senza occhialini 3d o altre diavolerie del genere.
Premesso che la canzone è la mia canzone preferita dell'ultimo album Dystopia (clicca qui per leggere la recensione completa), questo video non mi convince sotto tutti i punti di vista. Ho giá detto del video (ve ne accorgerete pure voi cliccando play), inoltre la canzone è suonata live e, data la forma vocale di Mustaine, non é proprio una bella idea. La canzone ha diversi errori: qualcuno sbaglia il primo attacco strumentale, Mustaine cicca diverse note con la chitarra, il doppio pedale a volte non sembra precisissimo, la voce spesso arranca etc etc etc. Un altro dei punti di forza del brano sarebbero i cori, che ovviamente mancano in sede live. Carina invece l'idea finale della mascotte Vic che suona la tastiera e ottimi i violini che accompagnano il brano. Beh, fatevi la vostra idea cliccando play e se volete dite la vostra nello spazio commenti sotto. Enjoy

13/03/16

David Lee Roth - Ain't No Christmas, nuova canzone sui Van Halen?

David Lee Roth é ritornato con nuova canzone chiamata Ain't no Christmas, pubblicata nel suo canale TheRothShow. Diamond Dave ha aggiunto la seguente frase nella descrizione: "On second thought if all work is autobiographic maybe this song is about Van Halen", quindi forse incosciamente l'ha scritta pensando al suo rapporto con i Van Halen. Mamma mia che storia complicata la loro, roba da soap opera argentina. Meraviglioso quando annunciarono la reunion per poi pentirsene immediatamente dopo (ecco un video sull'accaduto).

Ritornando a noi: Ain't no Christmas mi piace. Niente che passerà alla storia, però è una sorta di blues malinconico che funziona. Enjoy.

11/03/16

Dream Theater - 'Wish You Were Here' - Acoustic

I I Dream Theater mollano per un attimo il concept The astonishing (clicca qui per vedere la mia delusa e confusa videorecensione) e si cimentano in una cover per Classic rock: l'immortale Wish you were here dei Pink Floyd. Riguardo questa esibizione ci tenevo a fare qualche considerazione sparsa:

1) La canzone é un capolavoro, ma forse é una scelta un po' banale, soprattutto per loro.
2) Ma perché James La Brie canta senza microfono? Soprattutto se vuole cantare a quel modo, il microfono é indispensabile.
3) Ho grande stima per Jordan Rudess, ma qualche volta é proprio insopportabile. Questo é uno dei casi.
4) Ma quanto é brutta la barba di Petrucci?? Sembra finta.

07/03/16

Iron Maiden, la nuova batteria di Nicko

Quel burlone di Nicko McBrain ci mostra orgoglioso la sua nuova batteria, quella che porterá durante il tour degli Iron Maiden a supporto del buon The book of souls (clicca qui per leggere la recensione). In realtá qualche tempo fa avevo giá pubblicato qualcosa riguardante la prima data del tour, quindi se volete vedere la batteria in azione (purtroppo solo in video amatoriali), cliccate pure qui.
Ok, é il momento di smetterla di dirvi di cliccare a destra e a sinistra, vi lascio gustare l'affascinante Nicko con la sua nuova (e bella) batteria. Enjoy.

 

06/03/16

Bruce Springsteen: 41 anni di Thunder Road

Molto carina l'idea di Phil Whitehead che ha deciso di fare una sorta di collage delle esibizioni di Thunder road nei suoi 41 anni di vita. Ha pescato da video ufficiali e amatoriali e ha creato una sorta di collage chiamato 41 years on Thunder road.Vabbé, é inutile che continui a scrivere, non appena cliccherete play capirete tutto da soli. Il sassofono peró continuo a non sopportarlo.
Enjoy!

04/03/16

Recensione: Wolfmother - Victorious (2016)


Quarto album per i Wolfmother, sempre capitanati da Andrew Stockdale che dopo New crown (leggi l'incazzata recensione di Antonio Spina) decide di fare quasi tutto di testa propria anche in questo ultimo album Victorious, impegnandosi praticamente in ogni strumento. Andrew ha solamente chiesto un aiuto a Josh Freese (Nine Inch Nails, Bruce Springsteen) e Joey Waronker (Beck, R.E.M) per le parti di batteria e ad un certo Brendan O’ Brien (Pearl Jam, e milioni di altri) alla produzione. Vediamo come suona.

01. The Love That You Give
Ottimo inizio senza fronzoli, bel riff stoner (chi ha detto Sabbath?), bei suoni. The Love That You Give é un'opener perfetta, ha il giusto piglio e fa capire quale sará l'andazzo del disco. Breve e diretta.

02. Victorious
Nonostante quel "will be victorioooussssss" cantato a quel modo lo avevamo giá sentito dai Muse di Uprising, la title track é davvero ottima, coinvolgente, diretta e immediata. Sicuramente uno dei brani migliori del disco. TOP TRACK #3

03. Baroness
Terza traccia e il livello rimane di tutto rispetto. Percussioni particolari durante le strofe e un ritornello che mi ha conquistato. semplice ma molto efficace. Due passaggi chitarristici dopo i due minuti mi rimandano a qualcosa dei Queen (con il dovuto rispetto a Brian May).

04. Pretty Peggy
Vuole fare il verso alla Pretty Penny degli Stone temple pilots, per caso? Canzone diversa, sembra di ascoltare qualcosa degli U2, sia nelle strofe che nel ritornello, con quegli "Ohooohhhh". Si discosta decisamente da quanto ascoltato fino ad ora. Francamente ne avrei fatto volentieri a meno. SKIP TRACK

05. City Lights
Si ritorna (fortunatamente) sui ritmi precedenti del disco. City light é un pezzo senza pretese che peró funziona. Il suo ritornello ti si stampa in testa. A volta ti bastano due note al posto giusto per far funzionare una canzone.

06. The Simple Life
Stranissima. Parte con l'incedere di una canzone heavy metal nelle strofe, ma rallenta colpevolmente nel ritornello (ci stavo prendendo gusto). Nella seconda parte una brevissima parte con un incedere strano tra Muse, chitarre registrate male, altre armonizzate e persino un marranzano. Boh (ma apprezzo il coraggio).

07. Best of a Bad Situation
Pezzo dall'incedere pop con la voce di Stockdale che secondo me risulta troppo stridula per queste atmosfere. Io avrei abbassato la canzone di almeno un tono (o cantato su un'ottava differente). Anche i cori risultano in difficoltá. Pezzo bruttino, secondo me.

08. Gypsy Caravan
Le chitarre si rifanno robuste (a proposito, che bel suono che ha la chitarra la chitarra che entra nel ritornello) e i toni si rimettono in riga con quelli soliti del disco. Anche qui, chorus che ti si stampa in testa. Riuscitissima la parte verso metá brano, con quel cambio di tempo. Uno dei migliori brani dell'album, anzi la migliore, ho deciso. TOP TRACK #1

09. Happy Face
Ma sono i Black Sabbath? No perché ci somiglia molto. Poi peró subentrano i Beatles e un po' di psichedelia. Boh, il pezzo é musicalmente interessante (a parte il suono di alcune chitarre invadenti), ma forse non trascinante come altri.

10. Eye of the Beholder 
Non é la cover dei Metallica, vero? No, fortunatamente no (chissá come sarebbe stata..). L'incedere di Eye of the Beholder é, al contrario della precedente, molto trascinante, con un bel riff portante e un Andrew Stockdale che canta molto bene nel ritornello. Verso il minuto 2.10 riecco i Black sabbath in versione speed. Ottima conclusione del disco e uno dei migliori brani di questo Victorious. TOP TRACK #2

Victorious é un fondamentalmente un disco semplice, "snello" (35 minuti di durata) e immediato. Qualche ottimo brano e qualche altro un po' cosí cosí, ma nell'insieme Victorious é un disco godibile. Non si ricorderá nel tempo ma l'ho ascoltatato diverse volte molto volentieri.

Voto 67/100


03/03/16

02/03/16

Zakk Wylde, Hello Kitty unplugged: N. I. B. - Autumn changes

Dopo Mike Portnoy alle prese con la batteria di Hello Kitty, é la volta di Zakk Wylde, che in attesa di pubblicare l'attesissimo Book of shadows II, si diverte a suonare uno strumento giocattolo. Dite quello che volete ma a me questi qui piacciono anche cosí, probabilmente pagherei pure per vederli all'opera. Aggiunta anche Autumn changes, traccia del nuovo album (non ricorda un po' troppo Black dei Pearl jam??).

01/03/16

La scheda: Nectarines


Bio:
I Nectarines sono una band che nasce da una storia di passione e di amicizia in una cittadina della provincia abruzzese, i loro brani parlano di viaggi, fisici e mentali e dell’ amore per la natura attraverso un rock schietto e denso di groove, contagiato da stili folk, punk e pop.


 Nel 2012 esce l’album “Backpacker Songs” (Satellite Records), il primo lavoro discografico indipendente della band. Nel 2013 alle selezioni di Arezzo Wave I Nectarines ricevono il riconoscimento come “migliore performance dal vivo”.

Nel 2014 il gruppo si esibisce in vari club rock, centri-culturali del centro Italia. .

Il 2015 è l’anno di “Maledizione” (La Clinica Dischi/Satellite Records), il secondo lavoro in studio nato dopo una costante attività live in giro per l’Italia. 
Quest’album è un dipinto dell'insoddisfazione umana. Dieci tracce dal sapore rock- stavolta tutte in italiano - che parlano di esoterismo, streghe e lune, ma anche con toni folk, di cui l’Abruzzo è intriso.



Genere: 
punk rock con sfumature surf e folk.



Line up attuale:

Fabio Tumini: chitarra/voce

Angel Malak: voce/basso

Davide Marcone: batteria



Album/ep /demo all'attivo:

Backpacker Songs (Satellite Records, 2012)

Maledizione (La Clinica Dischi, 2015)


Spotify

Influenze:

Ci piacciono cose diverse, siamo cresciuti a suon di punk rock anglosassone e metal. Ma non disdegnamo il pop,
 il surf o qualsiasi altro genere suoni bene! La nostra musica preferita è quella ben prodotta, che
quando la spari nell'impianto faccia tremare i vetri.



Di cosa parlano i vostri testi:

I nostri testi auspicano ad essere ironici e taglienti al contempo. In "Maledizione" abbiamo preso in giro la società, i politici, 
alcune tradizioni folkloristiche della nostra terra, e soprattutto alcuni modi di fare degli esseri umani.



Esibizione live che ricorderete per molto tempo:

Sicuramente il concerto al Bobby's Fest di Cb, estate 2014, dove abbiamo diviso il palco con i Kutso e Piotta

.

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:

Sicuramente durante uno degli ultimi concerti. Suonavamo in una festa privata, era carnevale e c'erano 150 persone in maschera.
 Situazione molto divertente, ti lascio immaginare. Mentre suonavamo la canzone "Maledizione", nel momento più profetico e catartico del brano,
 quando c'è il cantato che recita "ED E' COSì, CHE SI CONSUMA L'EPOCA UMANA, TUTTI SOLI... ECC ECC" 
arriva una ragazza, che mi dice all'orecchio: "Fabio, Dì AL MICROFONO CHE E' PRONTA LA PASTA. TUTTI A TAVOLA". 
Ti lascio immaginare la mia faccia...



I vostri dischi preferiti in assoluto:

Mondi Lontanissimi di Battiato, Sacrifice dei Black Widow, Oro Incenso e Birra di Zucchero, Adios Amigos dei Ramones, 
Pet Sounds dei Beach Boys, Going Out In Style dei Dropkick Murphys, Talkie Walkie degli Air ecc ecc ... la lista è lunga

.

Citatemi un album che pensate di essere gli unici al mondo ad apprezzare:

Il prossimo album dei Nectarines



Un musicista che vorreste incontrare: 
Katy Perry



Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste la band più importante del pianeta:

una macchina del tempo, un fusto di birra irlandese, Monica Bellucci o Kylie Minogue.