30/11/16

Ascolti di novembre 2016

Ok, come potete vedere ci sono piú titoli del solito. Il trucco c'é: ho cambiato telefono (causa la pidocchiosissima memoria da 8GB diventata ingestibile con l'ultimo update del software) e finalmente posso ascoltare liberamente tutti gli album che voglio.

Ho finalmente ascoltato nuova roba che volevo attenzionare come l'ultimo dei Tyketto, Beth Hart, un disco a caso dei Black stone cherry e il nuovo Sixx A.M, riprendere qualcosa che mi é piaciuta del recente passato come Dystopia dei Megadeth e Space Police degli Edguy, poi due eccellenti album strumentali come quelli della Andy Timmons Band e di Nick Johnston (su suggerimento di un amico che non sentivo da anni) e infine mi sono voluto ancora fare del male con l'ultimo dei Bon Jovi. Ah, immancabile l'album di Anggun che uso quando i miei vicini fanno casino e non posso dormire. Gli ultimi dei Metallica e Green day sono pure in Heavy rotation. ovviamente. Oh, nella lista sotto manca anche l'ultimo della Neal Morse band, che non si trova in streaming, ma che forse é l'album che ho ascoltato di piú in questo mese. Potete cliccare sui vari nomi per leggere la relativa recensione. Cosí, tanto per dire.

Ho messo ugualmente i link di Spotify anche se ho recentemente scritto che sono passato a Google play per motivi di reperibilitá degli album, dato che a volte su spotify a volte fanno penare per ascoltare un disco appena uscito.


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27/11/16

La scheda - La Griffe

BIO

I La Griffe pubblicano l'EP di debutto Hypno-pop, disponibile in tutti gli store digitali.Nati nel gennaio 2014 dalle ceneri dei Controverso, i La Griffe sono attualmente composti da Riccardo Vinciguerra (voce), Daniele Perticaroli (chitarre) e Dj Max Stanzione (console e sequenze). Il sound risente di influenze techno ed electrohouse reinserite in un contesto pop. Un nuovo percorso, un restyling totale in base alle nuove sensazioni e sonorità che portano ad eliminare una chitarra e ad una presenza più equilibrata ma costante dell’elettronica.

I La Griffe vantano la collaborazione e partecipazione nel 2014 al film Di tutti i Colori di Max Nardari, che uscirà nelle sale nell'autunno 2016, nel quale la band rappresenta se stessa suonando una traccia inedita totalmente rivisitata appositamente per la pellicola e fortemente voluta dal regista.Il brano in questione, Disco Dance, sarà successivamente presentato al Derby del Cuore 2014 presso lo Stadio Olimpico di Roma di fronte a 40.000 spettatori.

GENERE

Hypno-pop, elettrohouse, elettro-pop


LINE UP ATTUALE

Riccardo Vinciguerra - Voce
Daniele Perticaroli - Chitarra
Max Stanzione - Dj


ALBUM/EP/DEMO ALL'ATTIVO

Ep. Hypno-pop 2016


INFLUENZE

In realtà non c'è un gruppo di riferimento, siamo molto attratti dal musica in sé, l'intuizione, la melodia, il gusto e l'originalità provengono da artisti di generi differenti. Ci lasciamo volentieri contaminare da ogni band o persona che abbia qualcosa da dire, possiamo affermare con certezza però, che l'ultimo lavoro dei Daft Punk è stato molto gradito da tutti e tre.


DI COSA PARLANO I TESTI

Fondamentalmente descrivono la bellezza delle cose, attraverso un filtro quasi sempre malinconico, grigio.
Cercano di descrivere le emozioni, nella parte più pura,  e le sensazioni che scaturiscono dallo scontro con la realtà, attraverso una sequenza d'immagini quasi sempre reale.
Vogliono dare un idea precisa di un atmosfera più che di una situazione, sono sempre autobiografici.


ESIBIZIONE LIVE CHE RICORDERETE PER MOLTO TEMPO

Sicuramente la nostra apparizione allo Stadio Olimpico di Roma in occasione del derby del cuore. Essere al centro del campo, suonare davanti tantissima gente e inoltre averla anche intorno è stata un'emozione incredibile.
Indimenticabile.


UN ANEDDOTO DIVERTENTE CAPITATO ON STAGE O IN STUDIO

Uno con molto piacere, eravamo così contenti di esserci trasferiti nel nuovo studio che una delle primissime sere abbiamo smesso di lavorare e abbiamo iniziato ballare con la musica a tutto volume e luci da discoteca azionate.
Si sono aggiunti dei nostri amici e alla fine è diventata una festa.


I VOSTRI DISCHI PREFERITI IN ASSOLUTO

Riccardo - 17 Re (Litfiba); Helldorado (Negrita); Thick As A Brick (Jethro Tull); Strange Days (The Doors); Silent Waters (Amorphis)
Daniele: Play (Moby); Random Access Memories (Daft Punk); Yeezus (Kanye West); Black Album (Metallica)
Max: Play (Moby); Random Access Memories (Daft Punk); Push The Button (Chemical Brothers); Supernatural (Santana).


CITATEMI UN ALBUM CHE PENSATE DI ESSERE GLI UNICI AL MONDO AD APPREZZARE

Riccardo: Scream (Chris Cornell)
Daniele: St.Anger (Metallica)
Max: Suono Libero (Gigi D'Agostino)


UN MUSICISTA CHE VORRESTE INCONTRARE PER FARCI QUATTRO CHIACCHIERE

Riccardo: James Hetfield
Daniele: Moby
Max: Giorgio Moroder


COSA CHIEDERESTE NEL VOSTRO BACKSTAGE SE FOSTE LA BAND PIù IMPORTANTE DEL PIANETA

Una vasca idromassaggio.


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25/11/16

Le reazioni di alcuni anziani ai System of a down

Come reagirebbero delle persone anziane ai video di "Chop suey" e "Sugar" di quegli "spostati" dei System of a down?

Le risposte (alcune di loro sorprendenti) nel divertente video cliccabile qui sotto realizzato da Fine Brothers Entertainment.
Certo, hanno preso in esame una band decisamente difficile sia dal punto di vista musicale che, soprattutto, dal punto di vista visivo, dato che la band é finita orgogliosamente (credo) nella mia top 10 delle Band brutte (cliccate pure qui se vi sentite coraggiosi).

Purtroppo il video é inglese (senza sottotitoli), se volete che vi traduca qualche passaggio in particolare, fatemi sapere nei commenti.

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23/11/16

Intervista: Mike Portnoy (The Neal Morse Band)


In occasione della release del nuovo album della Neal Morse band, The similitude of a dream (Leggi la recensione completa cliccando qui) ho avuto l'onore di fare una chiaccherata con uno dei miei miti musicali, Mr Mike Portnoy!


- Ciao Mike, é un vero onore per me essere qui a parlare con te. Probabilmente te lo senti dire tutte le volte, ma sei davvero il mio batterista preferito sin da quando, da ragazzino, ho ascoltato per la prima volta Images & words. Venendo al disco: hai recentemente dichiarato che The similitude of a dream é il miglior concept album assieme a Scenes from a memory dei Dream Theater (che é il mio album preferito di tutti i tempi). Lo sto ascoltando ripetutamente e devo dire che é un gran disco. Complimenti. Ci ho trovato diversi riferimenti musicali ai Dream Theater (il tema principale, alcuni riff e pure qualche solo): é qualcosa che viene da te?

Mike: Beh, io ho collaborato alla scrittura di questo disco, quindi é naturale che qualcosa dei Dream Theater venga fuori, sono come un ponte fra le due band. Penso che qualcosa venga pure dal chitarrista Eric Gillette che ha quel tipo di background musicale. Diciamo che é una combinazione fra me e lui.

- I miei momenti preferiti dell'album fino a questo momento sono "Overture", "The ways of a fool" (che mi ricorda qualcosa fra i Beatles ed i Flying colors), Slave to your mind e The running (che mi riporta agli Who). Hai delle canzoni preferite?

Mike: Queste due sono pure le mie preferite! Peró dipende un po' dal mio mood, se sono nel mood piú energico mi piace ascoltare Slave to your mind e The running, se voglio qualcosa di piú intenso ascolto The confrontation e The battle. Breath of angels e Broken Sky invece mi fanno piangere e venire la pelle d'oca ogni singola volta. Quindi dipende principalmente da cosa voglio ascoltare. La cosa bella di quest'album é che, anche se é un concept, puoi ascoltare le canzoni singolarmente. Ovviamente peró se vuoi un' emozione piú forte dovresti seguire il concept come se fosse un film.


- Quali canzoni preferisci da suonare, invece?

Mike: Beh, non le abbiamo suonate ancora live ma le abbiamo solo registrate. Registrarle ti da un feeling differente in quanto devi prestare molta attenzione, fare tutto nel miglior modo possibile ed essere concentrato. Preferisco di gran lunga suonare live: vivo per l'interazione con pubblico, vedere le reazioni delle persone, quindi per me é quello il vero banco di prova delle canzoni in quanto il pubblico ti da qualcosa indietro che fa si che tu possa godere di quel momento. Quindi sapró rispondere alla domanda a partire da gennaio, quando comincerá il tour.

- Riguardo il tour, penso di sapere giá la risposta, ma voglio verificare con te: suonerete l'album nella sua interezza?

Si certo, lo suoneremo tutto dall'inizio alla fine, accompagnato da altri brani del nostro catalogo.

- Lavori in continuazione con Neal Morse, siete entrambi due musicisti molto prolifici. Com'é lavorare con lui?

Mike: Sono al 18esimo album con Neal quindi é chiaro che il nostro rapporto é piú stretto che con qualsiasi altro musicista. Se fai il conto ho lavorato con lui praticamente il doppio di quanto abbia fatto con i Dream Theater, siamo in 3 differenti band, ci piace molto lavorare insieme ed abbiamo tanto rispetto reciproco. La nostra relazione é anche molto personale, gli sono stato vicino quando ha lasciato gli Spock's beard e lui é stato molto vicino a me quando ho lasciato i Dream theater, abbiamo visto i nostri figli crescere, quindi un rapporto molto, molto profondo.

- Riguardo il concept: hai aiutato Neal a scriverlo o é stata solo opera sua?

Mike: Quando sono nella Neal Morse band i testi sono sempre una prerogativa di Neal. In questo caso ha preso una storia basata sul famoso libro "Pilgrim’s Progress". Quando sono con Neal, mi preoccupo di tante altre cose, ma riguardo ai testi mi affido completamente a lui.

- Suoni con un sacco di band differenti, hai una memoria pazzesca. Una curiositá, se ti chiedessi di suonare una canzone a caso dal tuo repertorio, saresti in grado di suonarla?

Mike: Si, ho un'ottima memoria. Se ho registrato quella canzone in studio o l'ho suonata dal vivo, é di sicuro fissa nella mia memoria e potrei suonarla immediatamente. Per esempio, una volta con i Dream Theater ho messo in scaletta un brano del nostro demo di vent'anni prima e quando l'abbiamo suonata me la ricordavo perfettamente senza neanche aver bisogno di ascoltarla. Adesso magari mi capita di suonare un giorno in Finlandia con la Neal Morse Band, il giorno dopo in Spagna con i Twisted Sisters e il giorno dopo ancora con i Wynery dogs in Inghilterra e in questi casi mi presento e suono direttamente. E' una benedizione avere questo pregio.


- Una domanda che amo fare. Ci sono degli album che tu adori ma che non sono stati, diciamo, molto apprezzati dal pubblico?

Mike: Si, certo, ce ne sono tanti. Il primo che mi viene in mente é The elder dei Kiss. I fan lo odiano e neanche Gene Simmone and Paul Stanley lo amano, ma se devo dire la mia, é un grande album che é stato pubblicato solo in un periodo temporalmente sbagliato. Un altro album che mi viene in mente é uno dei miei preferiti dei Rolling Stones, Their Satanic Majesties request che neanche loro stessi amano. C'é anche St.Anger dei Metallica che penso sia un buon lavoro mentre, al contrario,  non riesco a sopportare Load e Reload dei Metallica che non hanno nessuno degli elementi tipici che hanno fatto amare i Metallica. La musica é estremamente soggettiva, quindi non c'é un giusto o sbagliato, é una questione di gusti.

- Se ti chiedessi di scegliere un solo concerto dalla tua carriera? Lo so che una domanda molto difficile...

Oh, Dio... Quello a cui penso spesso é quello fatto con i Dream theater l'ultima notte del tour del ventesimo anniversario, il DVD Score, al Radio City Music Hall. E' stata una serata perfetta perché era un posto dove avevamo voluto sempre suonare, c'era l'orchestra, stavamo filmando un DVD... Se vuoi una risposta istintiva penso a questo concerto, ma ho fatto un sacco di show eccezionali: un paio di anni fa sono stato il direttore musicale del 30esimo anniversario di Eddie Trunk dove ho suonato con Peter Criss e Ace Frehley e ho riunito un sacco di star. Quello é stato sicuramente uno dei miei migliori ricordi. Poi sono stato anche il direttore musicale per il concerto "Tony McAlpine benefit" dove ho suonato con artisti incredibili come Zakk Wylde, Steve Vai, Tom Morello, Paul Gilbert e Nuno Bettencourt. Poi il tributo a Chris Squire dove ho suonato con grandi musicisti del prog. Ho fatto tanti show del genere e sono stato molto fortunato a parteciparvici. Peró se mi facessi la domanda il prossimo anno la risposta potrebbe essere diversa perché sto preparando il concerto del mio 50esimo compleanno. Quello che sto preparando per quel concerto é qualcosa che sicuramente sará il momento migliore e piú epico della mia carriera, quello difficile da battere.

- So gia chi sono i tuoi batteristi preferiti, sono curioso di sapere chi sono i cantanti che preferisci.

Mike: Beh, non cerco mai la perfezione dal punto di vista tecnico, per me le cose piú importanti sono le emozioni e la personalitá. Roger Waters per esempio é uno dei miei cantati/artisti preferiti e non si puó di certo definire un grande cantante. Ma per me ci sono altri elementi sicuramente molto piú importanti della tecnica. Se parliamo di cantanti con una grande voce potrei dire Freddie Mercury

-Hai ancora tempo per fare pratica da solo e studiare lo strumento?

Mike: In realtá io accetto i miei pregi ed i miei limiti. Lo so che ci sono musicisti che si vogliono migliorare costantemente, mi viene in mente Neil Peart che verso i 40 anni si mise a studiare ogni giorno per imparare nuove cose. Onestamente ho altri interessi nella mia vita: una moglie e due figli che giá vedo raramente perché sono sempre in tour, quindi ogni qualvolta io torni a casa sarebbe veramente egoista da parte mia andare in cantina a suonare. Voglio passare tempo con la mia famiglia e mi piace fare altre cose tipo guardare film. Ho vinto ogni premio batteristico possibile quindi a questo punto preferisco accettarmi per quello che sono. So che oggi ci sono centinaia di batteristi piú preparati di me, ma onestamente, non me ne frega un cazzo. Le mie prioritá da musicista sono altre: quando faccio un album penso a qualcosa che possa farmi felice e penso ad almeno dieci cose prima di pensare alla batteria, la batteria é solo una delle mie ultime preoccupazioni.


-C'é qualche gruppo emergente che potresti consigliarci?

Mike: Beh, non sono esattamente nuovi ma potrei dire gli Haken, sono veramente un loro fan. Un'altra band che ho conosciuto da poco sono gli Avatar e sono fantastici. Beh, forse non dovrei dirlo perché c'é una sorta di conflitto di interessi ma mi piacciono molto i Next to none, la band di mio figlio Max. Stanno preparando il loro secondo disco e fanno delle robe incredibili. Guardo mio figlio suonare e sentirgli fare cose incredibili e migliorare di anno in anno. Penso che il loro prossimo album sará apprezzato.


- Tempo fa ho pubblicato su given to rock la classifica dei miei dieci batteristi preferiti. Mi piacerebbe avere una tua breve opinione su ciascuno:

Lars Ulrich (Metallica)

Mike: Io amo Lars che é una delle mie piú grandi influenze. Un sacco di gente lo critica dal punto di vista tecnico, ma come dicevo prima, per me la personalitá conta piú della tecnica. Lui è uno di quelli che ha cambiato il mondo della musica.

Bill ward (Black Sabbath)

Mike: Beh, Bill ha portato qualcosa di diverso al metal, se ascolti gli album dei Black Sabbath sembra di ascoltare un batterista Jazz con un gruppo Heavy metal e questo ha dato ai Sabbath qualcosa di unico.

Nick Menza (Megadeth)

Mike: Nick era un bravo ragazzo ed un mio caro amico, perderlo é stato molto triste. In realtá non so se ha mai avuto modo di mettersi in luce perché Dave Mustaine ha sempre controllato ogni singola cosa nei Megadeth. L' unico forse che ha messo qualcosa di personale é stato Gar Samuelson, con il suo stile un po' jazz. Nick ovviamente era un grande batterista ed eseguiva sempre tutto alla perfezione.

Igor Cavalera (Sepultura)

Mike: Fantastico. Igor ha avuto sicuramente influenza su di me e la potete sentire sull'album Awake dei Dream theater. Sul pezzo Lie, in particolare, dove ho voluto creare qualcosa di tribale influenzato dall'ascolto di Chaos AD.

Matt Cameron (Pearl Jam)

Mike: Beh, hai detto Pearl Jam ma io direi piú Soundgarden, dove ha espresso piú il suo stile. Matt é un classico esempio di batterista che puó suonare in diverse band di un certo spessore, ma nei soundgarden qualsiasi cosa ascolti é un grande esempio di groove e tutto é al posto giusto e suona molto naturale.

Vinnie Paul (Pantera)

Mike: Vinnie ha suonato in album fantastici. Diciamo che ha continuato quello che Lars Ulrich aveva iniziato; lui l'ha portato al livello successivo dal punto di vista batteristico. I Pantera sono stati molto importanti perché hanno portato grandi album in un periodo dove il Metal non passava proprio un buon momento.

Tre Cool (Green Day)

Mike: Non sono un grande fan ma questo non vuol dire che non lo rispetti come batterista. Per suonare quel genere ci vuole un sacco di resistenza e batteristi come lui, Trevis Barker, ma anche andando un po' piú indietro, Tommy e Marky Ramone, hanno tenuto sempre il passo. Ci vuole un sacco di resistenza per suonare questo genere di musica, e li rispetto assolutamente.

Nicko Mc Brain (Iron Maiden)

Mike: Nicko é un mio grande amico. Anche se io amo i primi tre album dei Maiden con Clive Burr, quando Nicko entró nella band diede un tocco personale alla band cominciando il suo primo disco con loro con uno dei passaggi piú conosciuti del Metal (Where Eagles dare su Piece of mind. Ndr) ed ha contribuito al successo rimanendo 30 anni al loro servizio. Grandissimo batterista e bravissimo ragazzo.

Dave Grohl (Nirvana & altri...)

Mike: Ho tutto il rispetto del mondo per Dave ed é molto sottovalutato: tutti oggi lo riconoscono come cantante/chitarrista dimenticandosi spesso che batterista incredibile era. Non solo quello che ha fatto con i Nirvana, ma se ascolti pure i lavori fatti con i Queens of the stone age e tutti gli altri progetti. E' un batterista eccezionale, per me é una versione odierna di quello che fu John Bonham, stilisticamente. Credo che sa volte ci si dimentichi che batterista eccezionale sia.

Beh, alla prima posizione della mia classifica ci saresti tu.

Mike: Beh, per quanto mi riguarda é stato un risultato fantastico per la mia carriera ricevere tutti i premi che ho ricevuto ma come ti ho detto prima, la batteria é solo una parte delle cose che faccio. E' un po' come il discorso che facevamo per Lars, poco fa: Occuparsi delle scalette, del fan club, bootlegs, merchandise... Penso che anche io abbia portato queste cose nelle band nelle quali ho militato, al di lá della batteria. Io amo la batteria, adoro suonare dal vivo, ma quello che mi piace é mettere tutto dal punto di vista dei fan, perché io sono un fan, alla fine. Penso che questo conti di piú delle abilitá tecniche.

- Ok l'ultima domanda. Quali sono i tuoi prossimi progetti dopo il tour con la Neal Morse Band? Personalmente adoro i Flying Colors (sono letteralmente ossessionato dalla canzone The fury of my love, una delle mie canzoni preferite degli ultimi anni).

Mike: Oh grazie. Beh, con i Flying colors ci vedremo il prossimo mese per preparare il prossimo album che uscirá a fine 2017, poi ci sará un nuovo progetto con i Metal allegiance, sempre nel corso del prossimo anno. Quando hai cosí tanti progetti devi per forza programmarli prima. In estate ci sará qualche evento con il progetto Shadow fortress dove proporró in alcuni festival prog la suite che avevo scritto con i Dream Theater. Poi ho alcuni progetti segreti che spero pure di fare partire nel corso del prossimo anno.

- Grazie per il tuo tempo Mike, grazie anche per la tua musica e complimenti per il tuo ultimo album.

Mike: E' stato un piacere. Ciao !


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21/11/16

Recensione: The Neal Morse Band - The Similitude Of A Dream (2016)


Uno dei miei idoli di sempre, Mike Portnoy (ebbene sí, suona anche in questo disco), aveva anticipato al mondo che questo The similitude of a dream é il miglior concept album (al pari di Scenes from a memory dei Dream Theater) al quale abbia mai prestato servizio. Ecco, considerato il mio amore TOTALE per SFAM, pensate un po' quanto hype avessi per questo disco. Hype in veritá un po' smorzato dalla durata totale e dal concept a tema religioso "Il Pellegrinaggio del cristiano". Chi segue il blog sa quanto non ami affatto i dischi lunghi (a parte qualche eccezione) e le religioni, sia in generale che in musica. Ma stiamo parlando di due musisti incredibili come Neal Morse e Mike Portnoy, quindi ci passeró sopra, ma come compromesso non parleró del concept.  Conosco la storia solo per sommi capi e non mi va molto di attenzionarlo.

Riguardo la formazione, a completarla ci sono altri musicisti decisamente non di secondo piano come Randy George al basso, Eric Gillette (chitarra e voce) e Bill Hubauer (tastiere e voce). In questo disco cantano praticamente tutti, con risultati discreti. Non eccellenti, ma discreti.

Come si fa a fare una recensione di un disco cosí complesso e lungo? Non lo so ma ci provo, e proveró a sintetizzare il tutto per non annoiare troppo chi legge (a volte si trovano recensioni che impieghi piú tempo a leggerle piuttosto che ad andare ad ascoltare il disco).

Innanzitutto le influenze di questo The Similitude Of A Dream: sono un po' di Dream theater (per ovvi motivi) e un po' di Pink Floyd di The wall, ovviamente mischiati al classico Neal Morse. Non sono un amante del prog a 360 gradi quindi sicuramente perdo molti altri riferimenti, mi fermo a questi due/tre, non me ne vogliate. Ci sono un sacco di passaggi che riportano alla band madre di Portnoy, il tema di Long day ricorda estremamente quello di Octavarium, la traccia Overture potrebbe stare benissimo cosí com'é, in un album dei Dream Theater e l'assolo di Breath of angels l'abbiamo giá sentito suonare da Petrucci in Systematic Chaos. Sia chiaro che tutto questo non mi da fastizio, anzi.

Beh, affrontiamo subito il punto spinoso (per me) dell'album: la lunghezza, con i suoi 105 minuti. E' troppo lungo. E' bello, ma é troppo lungo, perlomeno per i miei gusti. Detto ciò mi sento di chiarire che non ci sono pezzi brutti, inutili o che vuoi skippare senza pietà, quindi ho tollerato la lunghezza e l'ho ascoltato diverse volte nella sua interezza, grazie anche ad una eccellente varietá della proposta musicale. E' chiaro che devi avere molto tempo per farlo, ma fortunatamente il lavoro di scrivania mi agevola molto in questo.

Riguardo i migliori momenti, sicuramente metto le ottime strumentali come la giá citata Overture, We have got to go, The road called home (Ecco un riferimento ai Pink floyd, il finale, ripreso dalla sucessiva Sloth) o le piú adrenaliche Confrontation o The battle, poste a chiusura prima dell'ottima lunga canzone conclusiva Broken Sky / Long Day (Reprise) ma forse le mie tre canzoni preferite in assoluto sono City of destruction, The Ways Of A Fool e Slave to your mind. Come ho detto in precedenza, il disco é abbastanza vario e contiene anche episodi "diversi" come la folk Freedom song, la moderna The mask (Jim Carrey non c'entra) o un'energica I'm running ,che ricorda molto i The who. Insomma ce n'é proprio per tutti i gusti ed é sicuramente un bel sentire.

Comprendo l'eccitazione del mio "amico" Mike e non posso far altro che confermare che The similitude of a dream é senza dubbio un disco di cui essere orgogliosi: musicalmente intricato, interessante, con melodie vincenti e con praticamente nessun punto debole. Uno dei dischi migliori dell'anno, a parere di chi scrive, e sicuramente il miglior disco di Neal Morse. Scusate se é poco. Fatelo vostro!

Voto 80/100

Top tracks: Overture, City Of Destruction, The Ways Of A Fool, Slave To Your Mind, I'm Running (ne metto 5 invece delle solite 3 perche é un doppio con 23 brani).

Disc 1:
01. Long Day
02. Overture
03. The Dream
04. City Of Destruction
05. We Have Got To Go
06. Makes No Sense
07. Draw The Line
08. The Slough
09. Back To The City
10. The Ways Of A Fool
11. So Far Gone
12. Breath Of Angels

Disc 2:
01. Slave To Your Mind
02. Shortcut to Salvation
03. The Man in The Iron Cage
04. The Road Called Home
05. Sloth
06. Freedom Song
07. I'm Running
08. The Mask
09. Confrontation
10. The Battle
11. Broken Sky / Long Day (Reprise)

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20/11/16

Metallica: Hardwired… Live from The House of Vans, London

Oh, mi rendo conto che ultimamente i Metallica stanno popolando la rete con milioni di video, recensioni, interviste, anteprime etc etc. Prometto (forse) che questo sarà l'ultimo articolo per un bel pezzo.
Pubblico questo concerto (riservato a dei fan che avevano vinto l'accesso) alla House of Vans di Londra per diversi motivi:

1) La qualità audio/video è ottima
2) La House of vans si trova a due passi rispetto a dove ho abitato fino a 6 mesi fa.
3) Fa strano vedere i Metallica non suonare in palchi oceanici bensì in un posto per band, diciamo, non troppo importanti.
4) E' un modo per vedere come rendono alcuni brani del nuovo album in sede live (ne hanno fatti solo 3 a dire il vero, decisamente pochini) e la scaletta ha un paio di canzoni che mi ha fatto piacere riascoltare (non faccio spoiler perchè potrei rovinarvi la sorpresa).
5) Lars Ulrich ha avuto il buon gusto di mettersi un cappellino.
6) Le ripetute torte in faccia a Kirk Hammett a fine concerto. So per certo che molti chitarristi saranno felici.

Se i motivi vi sembrano pochi, non cliccate sul video sottostante. Altrimenti...Enjoy!


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16/11/16

Recensione: Redeem - Awake


Recensione a cura di Maria Carola Leone

I Redeem sono una band rock svizzera di grande lustro composta da Stefano “Saint” Paolucci, Alessio Piazza e Simon Steiner.

Nato nel 2003, il trio pubblica il suo esordio discografico Eleven tre anni dopo ottenendo discreto successo e buona accoglienza da parte della critica. Il videoclip Alive viene infatti trasmesso su canali prestigiosi come Mtv Svizzera o Viva e in poco tempo i ragazzi si trovano a condividere il palco con 3 Doors Down, Gotthard, Daughtry e i Toten Hosen. 
 Nel 2008 firmano per Universal Music a Berlino e si mettono al lavoro sul secondo disco 999 che esce nel 2011. Dall'anno seguente entra ufficialmente a far parte del gruppo il bassista Alessio Piazza, la cui presenza determina un positivo cambiamento non solo per le dinamiche interne ma anche per l’aspetto musicale e creativo che subisce infatti un'impennata. I frutti di questo lavoro sono disponibili nel terzo e ultimo album Awake. 


Dodici tracce ricche di sensazioni positive ed energiche, latrici di un sound più duro e potente che lascia spazio anche al primo tentativo in carriera di comporre un brano in italiano dal titolo La Luna. Il resto del disco è completamente in inglese, lingua assai più romantica e poetica nel cantare alcune delle sofferenze e dei momenti bui contenuti in Awake. 


Sicuramente d’impatto è Borderline, una ballata esplosiva in cui si narrano le gioie e i dolori di una relazione e che rilascia vibrazioni simili all'omonimo disturbo mentale. Dal sapore metal è Alter Ego che lascia poi spazio al rock irriverente di Judgement Day la quale racconta il malessere sociale in cui l’uomo invece di seguire il proprio volere si piega alla volontà dell’altro. Potente è Beautiful Day che chiude il girone dedicato alla maestosità rock del gruppo. Struggente è invece The Last Goodbye, il nuovo singolo/videoclip scritto per qualcuno che ha perso la moglie suicida e nel quale i Redeem cercano di esprimere, nonostante la delicata tematica, un senso di forza e fiducia verso il futuro. 


Sebbene la loro carriera abbia compiuto da poco 13 anni, i ragazzi elvetici sono tornati a farsi ascoltare dal pubblico italiano e internazionale con un sapore deciso e sempre aperto alle freschezze musicali contemporanee.


http://www.redeem.ch/promotion-page/

https://www.facebook.com/redeemmusic/

www.redeem.ch

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14/11/16

La scheda: Capobranco



BIO
Il Capobranco nasce a Padova nel 2012 e nella primavera seguente arrivano le prime esibizioni dal vivo. Solo apparentemente ruvido e poco accomodante, non dimentica di lasciare in ogni occasione un viscerale ricordo di sé.
Il Capobranco è formato da Alex Boscaro (chitarra e voce), Valerio Nalini (basso e voce) ed Enrico Carugno (batteria), musicisti forti di un’intesa consolidata da anni di esperienze comuni quanto da un lungo percorso attraverso le band più o meno rock della provincia.
Nel 2014 viene pubblicato da Jetglow Recordings il primo album, Capobranco, registrato al Rocket Booster Studio di Ponte S. Nicolò (PD) e prodotto da G.G. Rock. Ben accolto dalla critica e accompagnato dal video della title-track è stato seguito da oltre 40 concerti in club e festival. Il filo conduttore del primo disco è la sarcastica celebrazione dello spirito animale che, da dietro le quinte, contamina la personalità di ciascuno di noi.
Il secondo lavoro in studio è Il grande zoo, un maxi-EP di 6 tracce pubblicato il 20 ottobre 2016, ancora una volta per Jetglow Recordings. Registrato allo Studio2 di Padova, è stato scelto Cristopher Bacco per la produzione, con l’obiettivo di esaltare il groove ritmico e la naturale chimica tra tre musicisti che suonano insieme da oltre un decennio e che caratterizzano e rendono indimenticabili le appassionate performance dal vivo.
Coerente evoluzione dell’album d’esordio, in questo lavoro il Capobranco alza la testa per osservare come i comportamenti umani, così come le relazioni e interazioni tra persone, non siano poi così diversi da quelli che si trovano nel resto del mondo animale: la civiltà in cui viviamo non è altro che un grande zoo.

GENERE
Funk/rock, alternative rock

LINE UP ATTUALE
Alex Boscaro – voce e chitarra
Valerio Nalini – voce e basso
Enrico Carugno - batteria

ALBUM/EP/DEMO ALL'ATTIVO
Capobranco (2014, Jetglow Recordings) – prodotto da GG Rock
Il Grande Zoo (2016, Jetglow Recordings) – prodotto da Cristopher Bacco


INFLUENZE
Ognuno di noi ha le sue influenze musicali e che tu voglia o no queste influenze vengono fuori in quello che fai. Alex è sicuramente l’anima più R’n’R del Capobranco, Valerio è fortemente influenzato dall’Alternative Rock degli anni ’90: Jane’s Addiction, Red Hot Chili Peppers, Pearl Jam ecc. Enrico invece è l’intenditore della band: ascolta di tutto, cercando di essere sempre aperto a nuovi generi e frequentando musicisti più esperti per attingere nuove idee dalla loro cultura musicale. Questo è utilissimo perché ci porta nuove contaminazioni e ci sfida ad essere più originali.

DI COSA PARLANO I TESTI
Delle esperienze di tutti i giorni, nelle loro infinite sfaccettature. Per questo, pur mantenendo in generale un tono piuttosto ironico, gli argomenti trattati sono molto diversi tra di loro. Per esempio ci sono canzoni che parlano di musica (“Il rock è fuori moda”), di un amore finito male (“Miele di vespa”), della società che ci circonda (“Benvenuti nel grande zoo”) o del traffico creato dai trattori agricoli (“Ad un tratto”). Ovviamente cambia la profondità dei temi trattati e alcuni sono più superficiali, altri più intimistici: uno specchio della nostra quotidianità.

ESIBIZIONE LIVE CHE RICORDERETE PER MOLTO TEMPO
Luglio 2015 con i Fratelli Calafuria, una delle nostre band preferite. Si sono sciolti poco dopo, in loro memoria abbiamo inserito una loro cover in scaletta.

UN ANEDDOTO DIVERTENTE CAPITATO ON STAGE O IN STUDIO
Stavamo suonando a un motoraduno di Harley Davidson in Svizzera. A un certo punto il concerto viene interrotto e un prete prende il nostro posto sul palco per fare la tradizionale benedizione delle moto. Un po’ spaesati, perché non ci avevano avvisato, abbiamo assistito alla cerimonia, poi tutti i biker sono montati in sella e sono partiti per la loro scampagnata “benedetta”. Abbiamo poi concluso il concerto praticamente senza pubblico!

I VOSTRI DISCHI PREFERITI IN ASSOLUTO
Alex: Appetite for Destruction (Guns N’ Roses)
Valerio: One Hot Minute (Red Hot Chili Peppers)
Enrico: Rocks (Aerosmith)

CITATEMI UN ALBUM CHE PENSATE DI ESSERE GLI UNICI AL MONDO AD APPREZZARE
Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt di John Frusciante

UN MUSICISTA CHE VORRESTE INCONTRARE PER FARCI QUATTRO CHIACCHIERE
James Brown

COSA CHIEDERESTE NEL VOSTRO BACKSTAGE SE FOSTE LA BAND PIÙ IMPORTANTE DEL PIANETA
Siamo persone semplici: ci accontenteremmo di un cocktail bar servito da un barman acrobatico di bella presenza e di un campo da minigolf a 18 buche, per rilassarci prima dei live.

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11/11/16

Top 10: I migliori testi degli Iron maiden

Ho provato a mettere insieme i 10 testi degli Iron maiden che mi piacciono di piú, ecco cosa ne é uscito. Ovviamente cambieró idea domani mattina, forse pure prima (nota la rima). Cominciamo.


10) These colours don't run - (A matter of life and death, 2006)

Bellissimo testo che condanna il concetto di guerra. I maiden hanno spesso parlato di questo argomento, ma questa canzone é una delle mie preferite perché non usa metafore e giri di parole ed é estremamente comprensibile a tutti.

"For the passion, for the glory
For the memories for the money
You're a soldier, for your country
What's the difference, all the same
Far away from the land of our birth
We fly a flag in some foreign earth
We sailed away like our fathers before
These colors don't run, from cold bloody war"

   

9) Can i play with madness (Seventh son of a seventh son, 1988)

Onestamente? Non so di cosa cacchio parli questa canzone (e non mi interessa neanche saperlo), ma il dialogo della seconda strofa mi piace cosí tanto che la metto in questa classifica a prescindere. Scusate.

"I screamed aloud to the old man
I said don't lie, don't say you don't know
I say you'll pay for this mischief
In this world or the next
Oh and then he fixed me with a freezing glance
And the hell fires raged in his eyes
He said you wanna know the truth son?
Lord, I'll tell you the truth
Your soul's gonna burn in a lake of fire"

 

8) Holy Smoke (No prayer for the dying, 1990)

Spassosissima canzone (e videoclip semi-amatoriale) che se la prende con dei telepredicatori americani che chiedono soldi (agli spettatori babbioni). Le ultime due frasi qui sotto sono abbastanza esplicative.

"Believe in me - send no money
Died on the cross and that ain't funny
But my so called friends are making me a joke
They missed out what I said like I never spoke
They choose what they wanna hear - they don't tell a lie
They just leave out the truth as they're watching you die
Saving your souls by taking your money
Flies round shit, bees around honey."

 

7) Alexander the great (Somewhere in time, 1986)

Mi piace quando gli Iron Maiden vogliono insegnarci/narrarci qualcosa di storico o letterario (penso che il 50% delle mie conoscenze storiche provengano proprio da Harris e soci. Quanta cultura...). E' la volta di Alessandro il grande. Mi ricorda anche una delle mie prime serate a Londra, quando, dopo diverse birre, cominciai a cantare ai miei nuovi colleghi senza un motivo plausibile la strofa qui sotto a ripetizione.

"Near to the east
In a part of ancient Greece
In an ancient land called Macedonia
Was born a son
To Philip of Macedon
The legend his name was Alexander"

 

6) The clansman (Virtual XI, 1998)

Questa volta si parla dell'indipendenza della Scozia e dell'eroe Wallace. Di Braveheart, insomma. Il testo, con quel "Freedom" piazzato in mezzo ha un sapore epico, soprattutto dal vivo. Anche cantato da Blaze, dai.

"Wake alone in the hills
With the wind in your face
It feels good to be proud
And be free and a race
That is part of a clan
And to live on highlands
And the air that you breathe
So pure and so clean"

 

5) 22 Acacia avenue (The number of the beast, 1982)

Ah, biricchini. 22 Acacia avenue é l'indirizzo di tale Charlotte (The harlot, che trovate citata nel primo omonimo disco), una prostituta con la quale Harris e soci allietavano le loro serate. Non sono mai stato a questo indirizzo, onestamente. Devo farlo, un giorno o l'altro. Sia chiaro che non mi aspetto di trovare Charlotte, oggi potenzialmente 65enne.

"If you're feeling down depressed and lonely
I know a place where we can go
22 Acacia Avenue meet a lady that I know
So if you're looking for a good time
And you're prepared to pay the price
Fifteen quid is all she asks for
Everybody's got their vice"

 

4) Run to the hills (The number of the beast, 1982)

Una delle pochissime canzoni politiche dei Maiden, che in Run to the hills si schierano apertamente a favore dei nativi americani massacrati in nome del nuovo mondo (per poi finire sotto le mani di Trump, bella fine...).

"White man came across the sea. 
He brought us pain and misery. 
He killed our tribes killed our creed. 
He took our game for his own need."


 

3) Dance of death (Dance of death 2003)

Anche qui, non so esattamente di cosa parli Dance of death, a quale storia si ispiri e tricchebballacche varie. Ma, anche qui, mi interessa poco: sentire cantare la prima strofa da un teatralissimo Dickinson é meglio di stare a teatro. Mi fa quasi credere di essere questo tipo trascinato in questa danza della morte.

"Feeling scared and I fell to my knees
As something rushed me from the trees
Took me to an unholy place
And that is where I fell from grace
Then they summoned me over to join in with them
To the dance of the dead
Into the circle of fire I followed them
Into the middle I was led"
 

 

2) Hallowed be thy name (The number of the beast, 1982)

Certo che i testi di The number of the beast erano proprio belli. Hallowed be thy name é la storia di un condannato a morte che aspetta la sua ora. Semplice semplice ma diretto e suggestivo. Pare proprio di essere lí. Brrr

"When the priest comes to read me the last rites 
I take a look through the bars at the last sights 
Of a world that has gone very wrong for me 
Can it be that there's some sort of error? 
Hard to stop the surmounting terror 
Is it really the end not some crazy dream? 

 

1) Rime of the ancient mariner (Powerslave - 1984)

I Maiden riuscirebbero probabilmente a farmi appassionare anche della cosa piú noiosa del mondo. Non é sicuramente il caso di questa Rime of the ancient mariner di Coleridge, ma se non fosse stato per i maiden col cavolo che avrei mai mostrato interesse per questa storia. Ed ero quasi tentato di comprare il libro, una volta.

"Day after day, day after day,
we stuck nor breath nor motion
As idle as a painted ship upon a painted ocean
Water, water everywhere and
all the boards did shrink
Water, water everywhere nor any drop to drink."

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08/11/16

Recensione: Glenn Hughes - Resonate (2016)


Mamma mia come canta quest'uomo a 65 anni. Ecco, l'ho detto subito cosí mi sono tolto il pensiero. Ah, dico anche che la copertina é di una bruttezza rara, cosí mi tolgo anche questo pensiero.
Glenn Hughes é un bassista - cantante che nella sua lunga carriera ne ha viste di tutti i colori passando attraverso numerosissimi progetti e band, a partire ovviamente dai Deep Purple fino ad arrivare ad i recentemente riuniti Black country communion, band che apprezzo moltissimo e che ho avuto la fortuna di ammirare dal vivo.

Questo Resonate purtroppo non prende i migliori spunti dei Black country communion, dove molto spesso i pezzi cantati da Glenn (al contrario di quelli cantati da Bonamassa), sono veloci e senza freno a mano tirato. Qui troviamo praticamente tutti midtempo (ad esclusione della particolare ballad When I fall) suonati benissimo e cantati ancora di piú, ma personalmente adoro Glenn quando gira su altri ritmi.
I suoni sono molto corposi e grezzi e la voce di Glenn sembra sempre quello di un ragazzino incazzato. I complimenti a lui per come riesce a mantenersi in questa forma eccezionale. Mi piace molto anche l'onnipresente l'organo Hammond settantiano suonato da Lachy Doley che non si limita all'accompagnamento ma spesso fa la voce grossa con veri e propri assoli (tipo in How long), esattamente come succedeva nei Deep Purple. Ottime anche le trame di chitarra, molto semplici ma incisive. Curiositá: la batteria delle tracce Heavy e Long time gone é affidata all'amico Chad Smith, batterista dei Red hot chili peppers.

Album che si lascia ascoltare molto gradevolmente ma che manca di pezzi clamorosi (ma anche molto meno) che si potranno ricordare nel tempo e privi di colpi geniali. Di contro, nessuna traccia é brutta e il disco scivola via piacevolmente per la qualitá dei protagonisti e per via di un'ottima produzione. Non un disco da ricordare negli anni ma sicuramente buonissima musica.

Voto 65/100

Top tracks:  Let it shine, How Long, Long time gone

Tracklist:

01. Heavy
02. My Town
03. Flow
04. Let It Shine
05. Steady
06. God Of Money
07. How Long
08. When I Fall
09. Landmines
10. Stumble & Go
11. Long Time Gone

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07/11/16

Che succede a Spotify?


Non so se l'argomento é in realtá appropriato per il blog, ma volevo ugualmente condividere con voi il mio pensiero.
Tengo comunque sempre a puntualizzare che non sono un sostenitore della musica in digitale, che uso prevalentemente per comoditá (per scopo recensioni, per esempio) o perché la mia collezione di CD non é purtroppo disponibile, in quanto si trova in Italia. Trovo anche comodissimo lo streaming offline nell'Iphone, dato che mi muovo giornalmente in metropolitana.

Bene, veniamo a noi: ho appena disdetto l'abbonamento premium a Spotify che avevo sottoscritto diversi anni orsono. Motivo? Le nuove uscite.

Ultimamente, infatti, un sacco di nuove uscite vengono pubblicate su Spotify molto tempo dopo l'effettiva pubblicazione. Vabbé, sará una scelta dell'artista/etichetta che avrá deciso di pubblicare il disco online successivamente, dando prioritá al supporto fisico. No, non é cosí. Ho verificato e su altre piattaforme le nuove uscite sono lí esattamente il giorno d'uscita.

E' successo recentemente con l'ultimo dei Bon Jovi (anche se potete tranquillamente fare a meno di ascoltarlo) e l'ultimo di Norah Jones (sí, ascolto anche altro, oltre il rock...). Questi due dischi si trovavano dappertutto (perlomeno nelle piattaforme principali dove ho guardato) tranne che su Spotify. Nel recente passato l'ultimo dei Tremonti é stato messo on line addirittura diverse settimane dopo la sua effettiva pubblicazione. Questi sono solamente i casi dei quali mi sono accorto, chissá quanti altri ce ne sono stati.

Sono cosí passato a Google play, che non vanta sicuramente una grafica accattivamente come quella di Spotify, ma funziona sufficientemente bene e le nuove uscite ci sono tutte. Certo, non vanta neanche tutte le playlist (e chissá quante altre cose) che troviamo nel servizio dell'azienda svedese, ma la qualitá dello streaming é decente (meglio di quella di spotify nel web player, 128k contro 320k) e soprattutto non devo aspettare giorni o settimane per ascoltare un disco che mi interessa. Beh ognuno con le proprie prioritá, per me sono queste.

Avete notato anche voi queste recenti mancanze di Spotify oppure il disco piú recente che avete ascoltato é stato Nevermind dei Nirvana?

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05/11/16

Recensione: Bon Jovi - This house is not for sale (2016)


Anticipato dall'uscita di alcuni singoli terrificanti, finalmente (!) ho potuto mettere le mani su This house is not for sale, 14esimo disco in studio per i Bon Jovi (anche se forse sarebbe più corretto chiamarli Jon Bon Jovi, dopo l'abbandono di Richie Sambora). L'album è stato concepito dal Bongiovanni dopo un periodo difficile della sua vita e la copertina che vedete sopra rappresenta le sue forti radici. Ci piace. Ma veniamo al temutissimo ascolto.


1. This House Is Not For Sale
Se volete vedere la mia faccia disgustata durante l'ascolto del ritornello, cliccate pure qui senza timore. Beh, non saprei cosa altro aggiungere a quanto già detto, francamente: la canzone non è male, anzi. È solo il ritornello con i mille cori che mi fa cagare. A voi no?

2. Living With The Ghost
Ma che è, Ligabue?? Giuro che sembra più una canzone dell'ultimo Liga che dei Bon Jovi. Non sarebbe una brutta canzone, ma c'è una chitarra fastidiosissima che ci accompagna per tutta la durata e il ritornello è abbastanza cantilenoso e ripetitivo.

3. Knockout
Sono stato troppo buono col giudizio del primo ascolto (se volete vedere di nuovo la mia faccia, cliccate qui).  Knockout è in realtà una canzone insopportabile con un incedere molto più dance che Rock. L'ho sopportata la prima volta, l'unica volta che l'ho ascoltata per intero. Jon, ci sei???

4. Labor Of Love
L'unico dei singoli che non mi aveva fatto stare male. La canzone è una semi ballad che ci riporta (un po' troppo?) alla famosa Wicked game di Chris Isaak, perlomeno negli inizi di strofa. Per il resto non una canzone memorabile, ma rispetto a quello che abbiamo sentito fino ad ora me la tengo strettissima, con un arrangiamento molto più sobrio.

5. Born Again Tomorrow
A memoria non ricordo una canzone dei Bon Jovi più brutta di questa. È praticamente una canzone dance, una di quelle che se entro in un locale e trovo una canzone del genere, esco di corsa (la musica è importante). Se conoscete una canzone dei BJ più brutta di questa, fatemi sapere. Sambora dove sei?????

6.  Roller ­Coaster
Ohhhh ohhhhh ohhhhhh ohhhhhh ohhhhhho.... Quanto li odio quando sono messi così tanto per.... Dopo la precedente, Roller coaster fa una figura discreta perchè ha un buon piglio ma il ritornello è troppo infantile e cantilenoso per piacermi. Spesso la salto perchè mi da i nervi.

7. New Year’s Day
Non è la cover degli U2, vero? No, è solamente una canzone senza infamia e senza lode. Che è già qualcosa, dato quello che abbiamo ascoltato fino ad ora. Ma le chitarre dove sono finite??

8. The Devil’s In The Temple
E che porca puttana, finalmente all'ottava canzone troviamo una chitarra tagliente e Jon che canta con un po' più di cattiveria (e persino con un piccolo acuto, verso la fine). Finalmente una canzone come si deve! Niente capolavori, ma quello che mi aspetterei di sentire dai Bon Jovi nel 2016. Alla buon'ora!

9. Scars On This Guitar
Oh, altro buon pezzo questa Scars on this guitar, che mi ricorda qualche atmosfera rilassata di Bounce. Pezzo praticamente solo chitarra, voce e piano. E va molto bene così... Le cose semplice a volte sono le cose migliori. Soprattutto se parliamo di quest'album.

10. God Bless This Mess
Ma che, di nuovo la title track? No, ha altre parole ma la canzone è praticamente la stessa, se ci cantate sopra, funziona. Anzi forse questa è meglio perchè non ha cori fastidiosissimi. Mah.

11. Reunion
Questa mi ricorda molto una canzone di Lost Highway (ah, quanto si rivalutano quegli album adesso...). Reunion è una canzoncina carina che non passerà certo alla storia, ma è allegra, con una produzione leggera ed ha un messaggio positivo quindi mi sento di salvarla in qualche modo. Forse mi accontento di poco, ma per questo disco va bene.

12. Come On Up To Our House
Jon ci invita a casa... Beh, canzone riuscita. La chitarra cantilenosa prova a rovinare tutto, ma nonostante tutto il messaggio e la semi-epicità del ritornello (vabbè sto esagerando) fanno di Come on up to our house una delle pochissime canzoni riuscite di questo album, cresciuto moltissimo nella seconda parte. In questo mi ricorda l'album The circle, per me brutto nella prima metà ma con una seconda parte all'altezza della situazione.

Dalle anteprime mi aspettavo il disco più brutto degli ultimi 10 anni, così non è stato. Certo, rimane un disco bruttarello (per essere buoni) di cui salvare praticamente la metà delle tracce, con pochissimi picchi e con canzoni terricicanti, con la seconda metà che tiene un po' in piedi la baracca. La strada era già stata tracciata con What about now e Burning bridges (clicca sui link per leggere le rispettive recensioni), purtroppo si procede su quella strada: suoni finti che poco hanno a che fare con il rock e chitarre ridotte all'osso. Quanti assoli ci sono in questo disco? Ecco.
Non voglio fare il nostalgico, ma mi vado a riascoltare Dry county, con delle parti-capolavoro di chitarra di Richie Sambora. Questi per me non sono i Bon Jovi, sono un esperimento poco riuscito di Jon. Mi sembra che lo abbiamo perso definitivamente.

Voto 48/100

Top tracks: Scars on this guitar, The devil's in the temple, Come on up to our house
Skip tracks: Knockout, Born again tomorrow, Roller coaster


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04/11/16

Recensione: Baryonyx - Fuori il Blizzard (2016)

Recensione a cura di "Stick"

Tornano i Baryonyx con il nuovo lavoro “Fuori Il Blizzard” targato "Ghost Label Record/Audioglobe”, un album che vede la partecipazione di Led Green ai Synth e Campionamenti, Una soluzione questa della band Toscana che si rivela azzeccata riuscendo così ad ottenere un sound vario per tutti i gusti. Si và dalla ballata dalle intenzioni Punk/Rock di Bonacciale a quella più Dance come Voce84, senza rinunciare a melodie più fresche presenti in tracce Ergosfera, Trilobyte e P.P.F. .

Il duo Alternative Elettro Rock fà uso appunto di suoni campionati e synth rendendo il progetto originale, con testi in italiano che non tratto banalità, seppur confezionato con una cover strana che non catturerebbe sicuramente la curiosità, possiamo dire che la scelta dei suoni in fase di registrazione è buona, una sezione ritmica leggera. Sottolineata da una chitarra presente quanto basta per giustificare la presenza alternative rock. Fuori il Blizzard è un disco leggero che si lascia ascoltare e trasportare, otto tracce suonate senza troppe pretese, ma con l'unico obbiettivo di confermare la potenzialità della band che avevamo avuto modo di ascoltare con “Trias”, un lavoro leggermente diverso ma anche meno “maturo” rispetto a questo nuovo.

Se queste poche righe vi hanno incuriosito non vi rimane che andare ad ascoltarvi il lavoro della band in streaming.

Tracklist:
1) Luci bianche oltre lo zenit
2) Mondo a colori
3) Inferno #3
4) Ergosfera
5) Bonacciale
6) Trilobyte
7) Voce 84
8) P.P.F

(Ghost Label Record/Audioglobe)


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02/11/16

Primo ascolto: Metallica: Atlas, rise

Io con mio compare James che sorridiamo nell'anteprima. Siamo entrambi contenti del pezzo. Beccatevi le mie prime sensazioni del nuovo singolo dei Metallica: Atlas, rise. Vi piace?

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