30/04/17

Recensione: Ayreon - The Source (2017)


Riprendo il discorso cominciato in questa sede e mantengo fede alla promessa di (provare a) fare la recensione ad un disco complicato come The source. Il fatto che ad un primo ascolto il disco mi ha ricordato le atmosfere che ho adorato del progetto The gentle storm ed il fatto che per l'opera siano stati assoldati cantanti che adoro come James LaBrie, Russell Allen, Hansi Kursch e Tobias Sammet (ma ce ne saranno tanti altri...) mi hanno dato la spinta definitiva a recensire questo The source, nuovo lavoro degli Ayreon del mastermind/multistrumentista Arjen Lucassen.

29/04/17

Recensione: Incubus - 8 (2017)


Minimalista la copertina di questo ottavo lavoro degli Incubus (da qui il titolo altrettanto minimalista e forse pure un po' banale) che ritornano dopo ben sei anni dall'ultimo If Not Now When. Non sono mai stato un fan degli Incubus ma sono stato attirato dal singolo Nimble Bastard che aveva catturato la mia attenzione in una playlist: diamo un ascolto all'album completo, perché no? Certo, leggendo informazioni a destra e sinistra e scoprendo che la produzione é stata affidata a tale DJ Skrillex non mi ha incoraggiato a farlo ma ormai avevo deciso di ascoltarlo. Pur non essendo un fan conosco la band, la voce di Brandon Boyd mi é sempre piaciuta e sono a conoscenza del loro percorso musicale. Ascoltiamolo quindi.

28/04/17

Stone Sour - Fabuless [OFFICIAL VIDEO]

Non sono un grande fan degli Stone Sour o di Corey Taylor in generale, ma gli ultimi due album della band - The house of gold and bones part I e II - mi sono piaciuti parecchio quindi si sono conquistati il mio interesse verso la futura release Hydrograd (mamma mia che nome terribile), che vedrà la luce il 30 di giugno.

Il video lo trovate qui sotto e la canzone dopo un primo ascolto non mi è dispiaciuta affatto ma, come al mio solito, ho qualcosa da ridire riguardo al video. Ora, la musica è vigorosa, cosa straminchia metti quei pupazzoni gonfiabili e colorati tra il pubblico? Inoltre, perchè i chitarristi hanno quelle chitarre che sembra che stiano suonando al gay pride? Una è violetto e l'altra è fucsia a pois. C'è qualcosa che mi sfugge in questo video, ma forse non l'ho capito io. E non ho nulla contro i gay o il gay pride, è solo una battuta, quindi non ditemene di tutti i colori come quando in passato feci una battuta simile.

Torniamo a questa Fabuless e devo dire che la musica è buona (anche il taglio di capelli di Corey ha il suo perchè) nonostante sia forse un troppo commerciale e easy listening e non ci resta che aspettare il 30 giugno per l'album completo, anche se sono sicuro che da qui ad allora avremo sicuramente altre anteprime. Enjoy la chitarra a pois.

27/04/17

Recensione: Ferruccio Fusetti - Under the Moonlight


Recensione a cura di Andrea Roddi

Ferruccio Fusetti è un chitarrista e cantante italiano nato nel 1979 a Cuneo che possiamo definire un virtuoso sia nello strumento che nell’ugola, un vero e proprio guitar hero come non se ne vedevano (e sentivano) da anni.

Ascoltando questo disco, “Under the Moonlight” uscito per Areasonica Records nel 2016, sono tornato indietro di qualche annetto, anni in cui l'indie o il post-rock non erano nemmeno in embrione, anni in cui, invece, l’hard rock ed il classic metal la facevano da padrone.

Proveniente esattamente da questi ultimi lidi enunciati, Ferruccio è stato per un decennio il chitarrista/cantante degli Heartwork, band power/prog/metal che si è cimentata in un'intensa attività live ed ha lasciato al nostro Fusetti un solido background tecnico e un imprinting classicamente epico e strutturato, soprattutto nell’impostazione vocale.

Il primo nome che mi è saltato in mente ascoltando questo disco è quello di Geoff Tate, leader dei grandissimi Queensrÿche, non per la struttura delle canzoni né per il sound proposto, bensì per il tono e la profondità timbriche, per la scelta delle melodie e delle liriche, ma soprattutto per la tecnica vocale molto buona.

La musica che fuoriesce invece da questo “Under the Moonlight” è un insieme struggente e ben articolato di chitarre acustiche, un enorme tessuto sonoro orchestrato egregiamente, parti di musica classica ben integrate ad arpeggi tipici di ballads hard rock, ed è inutile menzionare un brano a discapito di altri poiché l’intero prodotto viaggia sempre ad alti livelli, senza alcuna caduta né sorpresa, tutto incastrato in modo classico tale da infondere forza e sicurezza ad un genere che ormai viaggia sempre più su terreni poco battuti.


Tracklist
Under The Moonlight
To The Night
Juliet
The Distance
A Time To Come
Hope Then Surrender
Love Has Gone Too Far
Until The End Of Time

25/04/17

La scheda - Bridgend




BIO
Bridgend è il nome del progetto post rock con influenze psichedeliche e progressive di Andrea Zacchia (chitarre e synth). Al progetto collaborano Lorenzo Sirani Fornasini (basso) e Denis Kokomani (batteria). Nel 2016 in collaborazione con Orange Park Records realizzano “Rebis”, concept album da cui viene estratto nel 2017 il primo singolo “Zain”.

GENERE
Post Rock / Progressive Rock

LINE UP ATTUALE
Andrea Zacchia, Chitarra
Lorenzo Sirani Fornasini, Basso
Denis Kokomani, Batteria

ALBUM ALL'ATTIVO
Rebis (2017)

INFLUENZE
Prog anni '70/'80, post rock, psychedelic rock

DI COSA PARLANO I VOSTRI TESTI
In Rebis, ispirati dalla filosofia hindu dei guna e dal mondo dell'alchimia, abbiamo raccontato, attraverso i dialoghi tra i protagonisti, il difficile e tormentato tentativo di un uomo di raggiungere l'isola di Rebis. Un viaggio in cui partenza e destinazione coincidono e durante il quale i tre protagonisti si confronteranno per dissipare le ombre e proiettarsi verso una nuova realtà.

I VOSTRI DISCHI PREFERITI IN ASSOLUTO
Misplaced Childhood (Marillion)
The division bell (Pink Floyd)
Discipline (King Crimson)

CITATEMI UN ALBUM CHE PENSATE DI ESSERE GLI UNICI AL MONDO AD APPREZZARE
Forse le lucciole non si amano più (Locanda delle Fate)

UN MUSICISTA CHE VORRESTE INCONTRARE PER FARCI QUATTRO CHIACCHIERE
Senza alcun dubbio Robert Fripp.

Pagina Facebook

24/04/17

L'ologramma di Ronnie James Dio (video)

Non so cosa dire.

Di seguito vedrete il video con l'ologramma di Ronnie James Dio accompagnato dalla "sua" band ed é grosso modo quello che si vedrá nel tour che partirá dalla fine di quest'anno. Non so, forse potete aiutarmi voi perché io non so cosa dire... Sono affascinato ma nello stesso tempo spaventato. Ok, provo a razionalizzare un pochettino la situazione. Provo a razionalizzare andando a capo.

A livello tecnologico l'esperimento é sicuramente affascinante e ben riuscito e devo ammettere che probabilmente non mi dispiacerebbe neanche vederlo dal vivo se per un tempo limitato. Tradotto in parole povere: se durante un concerto dovessi vedere un paio di canzoni con l'ologramma di Ronnie di Freddie Mercury o di decine di altri artisti che purtroppo ci hanno lasciato devo ammettere che probabilmente la cosa non mi farebbe schifo. Al contrario, vedere un intero concerto con un cantante riproposto in digitale é una cosa che mi fa arricciare tutti i peli delle braccia. Proprio no, non ce la farei. A che pro? A questo punto non è meglio vedersi un DVD che a casa si sta ancora più comodi?

Voi come la pensate? Dite la vostra nei commenti

21/04/17

La scheda: Lithio


-Breve descrizione/bio della band:
La band nasce nel 2002 da un gruppo di ragazzi capitanati da Daniele Scardina, gli anni passano e cambiano varie formazioni sino a quando nel 2009 esce il primo disco Stato d'Anime che porta la band a girare tutta Italia. Nel 2012 dopo un'altro cambio di formazione esce le verità nascoste, un album dalle sonorità molto potenti che permette alla band di vincere numerosi concorsi tra cui “Battle of the band di Virgin Radio”. Nel 2016 esce il disco della maturità della band “Lithioland” che porta la band a suonare nei migliori locali d'Italia, ed al primo tour internazionale in Russia.

-Genere musicale:
Alternative Rock

-Line-up attuale:

Daniele Scardina: voce,
Walter Profeti: basso,
Matthieu Angbeletchy: chitarra,
Marco Benvenuti: chitarra,
Leonardo Mitidieri: batteria.

-Album/EP/Demo all'attivo:

2009: STATO D'ANIME
2012: LE VERITA' NASCOSTE
2016: LITHIOLAND

-Influenze:
Breaking Benjamin, Sevendust, Alterbridge, Staind, Five Finger Death Punch, Porcupine Tree.

-Di cosa parlano i vostri testi:

Cerchiamo di parlare ed analizzare i problemi della società moderna, e delle persone comuni quali siamo, vogliamo creare un'alternativa alle tematiche trattate dalla musica italiana mainstream, chiaramente con una bella carica di rabbia tipica del nostro genere, del nostro sound e aggiungerei anche dei nostri singoli caratteri. Vogliamo dire NO a quello che non ci piace, vogliamo essere un canale tramite il quale ognuno possa urlare contro ciò che non gli sta bene, e vogliamo utilizzare i nostri testi e la nostra musica per far riflettere le persone in una chiave diversa sul paese, la società ed il mondo che le circonda.

-L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:

Senza ombra di dubbio uno dei migliori live è stato l'ultimo concerto del nostro tour 2017 in Russia a Volgograd: è stata un'emozione davvero unica, un locale stracolmo di persone che ballavano, saltavano, urlavano e cantavano con noi le nostre canzoni; non c'erano barriere tra il pubblico ed il palco, ed abbiamo letteralmente suonato e ballato in mezzo ai nostri fan perdendo completamente la testa, un vero e proprio rock show. E' stato davvero un concerto che non dimenticheremo mai.

-Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:

Durante un concerto, in prenda a un attacco di follia il chitarrista è salito sulla cassa, si è sbilanciato ed è riuscito a cascare rompendo la chitarra. Menomale che eravamo all'ultima canzone della scaletta!

-I vostri dischi preferiti in assoluto:

Watershed – Opeth
In absentia – Porcupine Tree
Nevermind – Nirvana

-Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
Domanda molto interessante...vado con Matia Bazar 1, che è il primo disco della Band italiana Matia Bazar.

-Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchere:
Steven Wilson, sarebbe davvero un onore sedersi a bere un caffè con lui.

-Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Visto che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo in Russia, direi un cammello kazako a farci compagnia dopo i live.

-Link ad un vostro video di youtube
Ecco il nostro ultimo videoclip, girato da Giacomo Castellano e Simone Salvatore intitolato “Il prezzo da pagare”:


-Contatti 
La nostra pagina Facebook, la nostra pagina Instagram: LITHIO BAND; e chiaramente il nostro ufficio stampa Bagana Press Agency e il nostro Tour Booking Jack Rock Agency.

20/04/17

Il lyric video di Star of Sirrah degli Ayreon

Il nuovo disco degli Ayreon di Arjen Lucassen sta per uscire: si chiamerá The Source e sará negli scaffali (e sulle varie piattaforme internet) il 28 di aprile. Ci sono giá delle anteprime e singoli vari sulla rete, ma volevo proporvi questo Lyric video che mi pare super interessante: solo in questo brano figurano, tra gli altri, cantanti come James LaBrie, Russell Allen, Hansi Kursch e Tobias Sammet. Non devo dirvi a che gruppi appartengono, vero?

Ho sempre trovato i progetti Ayreon un po' troppo complicati e "pieni di roba" per i miei gusti ma daró sicuramente un ascolto a questo nuovo disco perché ho adorato il suo ultimo progetto The gentle storm (clicca per la recensione) e molto probabilmente ci spenderó su anche qualche parola (anche se onestamente la visione della tracklist mi spaventa non poco), quindi Stay tuned!

Vabbé, gustatevi la canzone, adesso.



Dai, dato che ci sono vi butto anche la complicata tracklist
 
CD1:

Chronicle 1: The ‘Frame
01. The Day That The World Breaks Down
02. Sea Of Machines
03. Everybody Dies

Chronicle 2: The Aligning Of The Ten
04. Star Of Sirrah
05. All That Was
06. Run! Apocalypse! Run!
07. Condemned To Live

CD2:

Chronicle 3: The Transmigration
08. Aquatic Race
09. The Dream Dissolves
10. Deathcry Of A Race
11. Into The Ocean

Chronicle 4: The Rebirth
12. Bay Of Dreams
13. Planet Y Is Alive!
14. The Source Will Flow (clicca per guardare il Lyric video)
15. Journey To Forever
16. The Human Compulsion
17. March Of The Machines

19/04/17

Recensione: Art of Anarchy - The madness (2017)


Ascolto una playlist: "uh, bello sto pezzo dei Creed, non lo conoscevo". Aspetta, siamo sicuri che siano loro? No, infatti non erano loro, bensí gli Art of Anarchy.

Chi sono gli Art of Anarchy? Un gruppo formato nel 2014 da Bumblefoot (precedentemente nei Guns n' roses) e dai fratelli Jon e Vince Votta, che hanno giá rilasciato un disco omonimo nel 2015 con il compianto Scott Weiland alla voce. Per questo album, é stato invece assoldato un altro Scott, ma questa volta é Stapp, vecchia voce dei Creed. Completa la band Jon Moyer, bassista dei Disturbed.

Ho sempre avuto un rapporto strano con Scott Stapp: lo trovo un personaggio abbastanza discutibile per aver preso ispirazione da Eddie Vedder (vedi vecchio spassoso episodio di Celebrity deathmatch) e per alcune news lette nel corso degli anni, mentre mi piace un sacco il suo modo di cantare, non posso farci nulla. Vediamo come suona suona questo The madness. Ah, bella la copertina.

01. Echo Of A Scream
Abbiamo detto che il cantante precedente era Scott Weiland, vero? Ecco, perché questa strofa é perfetta per lui. Il problema di questa openener é il ritornello, a mio parere inascoltabile. Troppo moderno e iperprodotto, ma davvero troppo. Peccato perché tutto in questa canzone funziona, a parte quello. Dopo un paio di ritornelli cedo e premo il tastino SKIP TRACK

02. 1,000 Degrees
Ritmi cadenzati e distorti, poi altra strofa weilandiana e altre aperture moderne nel ritornello. Certo, un po' meno fastidiose rispetto alla prima traccia ma sempre fastidiose sono. Nulla di troppo malvagio ma sicuramente niente che abbia voglia di riascoltare, nonostante una produzione curatissima. Non sembra di ascoltare un disco con questi interpreti. Questo disco non comincia molto bene...

03. No Surrender
Ecco il pezzo che citavo in apertura. Abbandonati i riferimenti a Weiland e ritornando musicalmente su territori vicini ai Creed, tutto risulta piú credibile, soprattutto la magnifica performance di Scott Stapp, incisivo sia sulle note basse delle strofe che in quelle alte del ritornello. Oh, questo é un grandissimo brano, che ti rimane in testa dal primo ascolto. Leccaculo, ma grandissimo brano TOP TRACK #1

04. The Madness
Ma perché ste chitarre cosí effettate all'inizio? Sembrano quasi i Placebo. La title track é un brano di rock moderno. Non male, ma non di mio gusto. Lo trovo complessivamente abbastanza forzato e visti i nomi degli interpreti, forse ho ragione (vedi prime due tracce).

05. Won't Let You Down
Un tempo diverso e Stapp che canta su un tono strano (perlomeno alle mie orecchie). Anche questo é un brano abbastanza moderno ma quantomeno lo trovo musicalmente interessante rispetto, per esempio, al brano precedente. Il ritornello funziona, cosí come il bridge prima del solo e il solo stesso. Ci piace.

06. Changed Man
Altro brano che potrebbe stare benissimo nella discografia dei Creed e altro brano che funziona alla grande. Ballad con un ritornello aggressivo e con delle chitarre care a Mark Tremonti. Forse un po' troppo derivativo (non ricorda un po' troppo My sacrifice?) ma la melodia mi piace un sacco e me ne frego. Il testo sembra essere molto personale. Semplice semplice ma funziona eccome. TOP TRACK #2

07. A Light In Me
Uh, ma é lo stesso disco? Finalmente un po' di pesantezza! Relativamente, le strofe si fanno di nuovo filtrate e ritmi si abbassano leggermente. Peró A light in me risulta complessivamente con piú verve e con un po' piú di piglio rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento. Ancora un buon brano, mi ricorda il Tremonti solista.

08. Somber
Scott continua a cantare "I'm somber" (lo dirá un centinaio di volte in 4 minuti) termine che onestamente non avevo mai sentito prima. Vuol dire "tetro" se ve lo state chiedendo, comunque. Altro testo che sembra parli della sua vita e altro buon pezzo in generale con diverse influenze ma nulla di troppo marcato e nulla di troppo moderno. Ci piace, insomma.

09. Dancing With The Devil
Stapp aggressivo come raramente lo si sente per questa vigorosissima Dancin with the devil che nei suoi "yeah ea ea eeeee" nei ritornelli non potrá fare a meno di ricordarvi gli Alice in Chains. A parte questa citazione forse un po' troppo marcata, questo pezzo spacca e vi conquisterá dal primo ascolto. TOP TRACK #3

10. Afterburn
Ma che é sta porcheria? Il pezzo parte malissimo con milioni di voci filtrate per poi riprendersi leggermente grazie anche ad una batteria molto vigorosa, ma anche qui il tutto suona un po' troppo moderno e iperprodotto per portermi piacere. La cosa davvero bella del pezzo, invece, sono i soli di chitarra sul finale. A parte quello, pezzo davvero bruttarello.

Album breve e con brani sui 3 minuti e mezzo - 4 minuti, tutti con struttura da "singoli". Quello che sembra da questo ascolto é che che la band sembra debba ancora trovare la propria fisionomia, processo che sicuramente non é stato agevolato dal cambio del cantante. Come avete letto dalla descrizione dei brani, alcuni mi piacciono un sacco mentre altri non riesco quasi ad ascoltarli, complice anche una produzione troppo curata. Dategli un ascolto, se non siete intransigenti come me verso alcune sonoritá, potreste trovarlo ottimo. Io prendo quegli ottimi brani come punto di partenza.

Voto 69/100

18/04/17

La scheda - L'Ordine Naturale delle Cose


Breve descrizione/bio della band: 
L' Ordine Naturale delle Cose nasce a Parma nella primavera del 2013. Dopo soli tre mesi di vita, il gruppo registra “L'Ordine Naturale Delle Cose EP” presso l'Hot Studio di Omid Jazi (Verdena, Criminal Jokers) per uscire ufficialmente il 2 Gennaio 2014. Nell'aprile 2016 esce "Iori",il singolo che anticipa l'uscita del nuovo disco della band, seguito dopo un paio d mesi da “Dirupo”.
Dopo concerti, mesi trascorsi in sala prove tra jam e registrazioni, nel maggio 2017 sarà pubblicato il nuovo album della band. Lʼalbum sarà anticipato alcune settimane prima dal videoclip del nuovo singolo "Lisa".

Genere musicale:
Diciamo un indie rock che mette d’accordo sempre tutti. Ci riconosciamo nell’ indie rock nell’accezione originaria del termine, approccio autonomo sia in fase di creazione, di registrazione, che di distribuzione. Ovviamente poi sono presenti influenze musicali strettamente legate a questa idea come il post punk e il rock psichedelico

Line-up attuale:
Stefano Cavirani - Voce, Chitarra
Gioacchino Garofalo - Chitarra
Enrico Cossu - Viola, Violino, Synth
Davide Marino - Basso
Omar Balestrieri - Batteria


Album/EP/Demo all'attivo:
-L’Ordine Naturale Delle Cose EP (2014)

EP free download: 

- e l’8 Maggio 2017 esce il nuovo disco!!


Influenze: 
Post punk, punk rock, rock psichedelico, new wave, rock anni 90

Di cosa parlano i vostri testi:
I personaggi delle canzoni sono spesso frutto di suggestioni quotidiane, di ricordi, di vissuti, di persone entrate e uscite dalle nostre vite.

L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
Probabilmente è stato un concerto in Toscana vicino a Pisa, che non è stato il nostro miglior concerto dal punto di vista tecnico, ma il finale, frutto di un’improvvisazione, è stato veramente intenso e potente.

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Alcuni anni fa, in un live alle 3 del pomeriggio in un paesino dalle nostre parti, ci siamo improvvisamente trovati sul palco un vecchietto che ci minacciava col suo bastone! Si lamentava del volume troppo alto…probabilmente voleva riposare

I vostri dischi preferiti in assoluto:
Unknown pleasure - Joy Division;
Linea gotica – C.S.I.;
Bleach – Nirvana;
The piper at the gates of down – Pink Floyd;
Face the Sun – The Entrance Band;
Cocaina Rodeo - Mondo Generator

ci fermiamo qui perché ce ne sarebbero veramente troppi da elencare!


Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
non lo sappiamo, ce ne sono troppi e la risposta a questa domanda potrebbe essere fonte di discussione per i prossimi anni!

Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchiere:
Warren Ellis

Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo più importante del pianeta:
un buon fonico per il live e del ghiaccio per le nostre ginocchia… spesso a fine concerto sono ricoperte di lividi


14/04/17

Kids react to Nirvana

Poco più di un mesetto fa avevo pubblicato Kids react to Guns n' roses, ma non posso fare a meno di pubblicare questo nuovo capitolo sui Nirvana dato che alcuni bambini sono davvero tenerissimi e le loro reazioni sono così spontanee. In particolare mi fa impazzire la bambina di colore che cerca di razionalizzare i testi di Kurt Cobain, ovviamente senza venirne a capo. Veramente carino questo video ma carina è anche tutta la serie, dategli un'occhiata.

13/04/17

Live report: Pain of salvation - Islington assembly hall, London 12/04/17

Eccomi per la prima volta alla Assembly hall di Islington, che tra le altre cose dista una quindicina di minuti da casa mia e dove dovrei andare presto per burocrazia varia (ma sto posticipando senza pietà).

Mi piazzo nella balconata, molto comoda e non molto affollata, con una ottima visuale. Meglio di cosí non si puó davvero. Arrivo appena cominciano i support act Port noir, quindi spando due parole anche per loro: non mi è mai fregato nulla dell'apparenza, ma presentarsi ad un concerto rock metal (o prog, o quello che volete) con le camicie come se stessi andando ad una festa di compleanno in giardino ("auguri, ho portato del vino") è una cosa che mi dà parecchio fastidio. Mi da fastidio perchè è studiato (ho sbirciato qualche loro foto), se fosse casuale ci passerei anche sopra. Riguardo la musica di questi tre ragazzi: ha sicuramente il suo perché e qualche pezzo non mi è dispiaciuto affatto, ma il tutto suona abbastanza noioso e ammaestrato alle mie orecchie. Come le loro camicie.


Verso le 21 fanno finalmente il loro ingresso i Pain of salvation con Daniel Gildelow con un look a metà tra l'effeminato e il macho, inoltre, non so per quale motivo, è scalzo. Il tastierista da lontano sembra così giovane che sembra uscito da scuola e il bassista sembra abbia appena preso parte ad un film sui pirati. Riguardo il "nuovo" prezioso acquisto della band, il chitarrista Ragnar Zolberg: posso confermare che non ha solo la voce da donna, ma ha anche il look da donna, con tanto di capelli curatissimi e make up. Se non avessi saputo che era un uomo... (qualcuno gli gridava addirittura "I love you", ogni tanto). Riguardo la questione se Daniel vocalmente non sia più quello di una volta. Beh, non è dato saperlo perché tutte le parti impegnative le canta Ragnar che sulle note alte è persino più convincente di Daniel. E con questa affermazione non credo che debba aggiungere altro sulla bravura dell'ormai non più nuovo chitarrista/cantante, nuova linfa vitale della band.

Il concerto mi è piaciuto parecchio e la scaletta è stata perfetta per i miei gusti dato che ampio spazio è stato dedicato ai miei due album preferiti dei Pain of Salvation, Remedy lane e soprattutto l'ultimo In the passing light of day (clicca sui titoli per le relative recensioni). In mezzo, canzoni che fa piacere a tutti riascoltare come Linoleum e Ashes. La band, nelle parti piú pesanti, sembrava una banda (scusate il gioco di parole) di psicopatici: tutti a fare headbanging in tempi diversi e muoversi in maniera casuale sul palco. Ci piace. Le canzoni dell'ultimo album sono risultate convincenti anche in sede live, mi é piaciuta molto anche Silent gold, che da disco invece non aveva colpito particolarmente. Scontato invece il parere per brani che avevo giá ammirato come Reasons e Meaningless. Il capolavoro della serata peró é stato senza dubbio The passing light of day, dove il frontman ha suonato da solo per i primi minuti (ha fatto anche qualche mezzo casino con la chitarra) per poi essere raggiunto dalla band. Il pezzo é lunghissimo, ma avrei voluto non finisse mai, quel ritornello é di una bellezza rara.

I brani non sono stati tanti, come potete vedere dalla tracklist a fine pagina, ma questo é frutto del minutaggio elevato delle canzoni, con 12 brani la band ha suonato per circa 1 ora e 45 minuti. Certo, forse si poteva fare un po' di piú in questo senso (avrei voluto sentire Chain Sling, per esempio), ma dato il prezzo ridicolo del biglietto, ovvero 25 sterline, non ci si puó certo lamentare.


I suoni erano discreti ma a volte i bassi erano un po' impastati e la voce di Daniel avrei preferito fosse leggermente più forte. Niente di grave, comunque. Il frontman sembrava molto rilassato nell'interazione con il pubblico che ha ricambiato in maniera grandiosa. Il posto non era grande e la venue non era neanche piena, ma penso che in questi casi la quantitá conti poco, quando hai cosí tanto calore. Meglio suonare di fronte a pochi ma calorosi che di fronte a uno stadio che non ti caga, dico sempre io. Tutti conoscevano i testi dell'ultimo album e cantavano ogni parola. alla fine di ogni fine canzone c'era quasi un'ovazione. La band sembra sia rimasta colpita da questo.


Prima del bis Daniel ha detto: "giá non vedo l'ora di tornare la prossima volta" e uno dal pubblico con tono minaccioso gli ha gridato: "NO TU STAI QUI!". Segue risata di Daniel e del pubblico.
Era la mia prima volta con i Pain of Salvation e sicuramente non sará l'ultima, li rivedró con piacere la prossima volta, soprattutto se sforneranno lavori come l'ultimo album.

Pain of Salvation Setlist Islington Assembly Hall, London, England 2017, In the Passing Light of Day

12/04/17

Recensione: Deep Purple - Infinite (2017)


Ma che, ci sono ancora i Deep Purple??? Si, ci sono ancora, con quello che dovrebbe/potrebbe essere il loro ultimo album da studio. Ma, appunto, non é detto che lo sia. Ok, sto facendo tutto io. Non devo dirvi certo chi sono i Deep Purple, vero? In genere si fa sempre un'introduzione per spiegare chi é la band in questione e cosa ha combinato durante la carriera, ma non credo sia il caso di farlo, questa volta, dato che l'anno di fondazione della band é datato 1968.

Venendo a noi... Come suona questo ennesimo capitolo dei 5 inglesi? Infinite é sicuramente un buon disco, con una ottima produzione a cura di Bob Ezrin e con alcuni pezzi che non ti aspetti come la opener Time For Bedlam che ti fa venire il dubbio se tu abbia premuto play al disco giusto, per quanto suoni "diversa". I Deep Purple ormai hanno un'eta, quindi non aspettatevi sfuriate alla Highway star, il tutto é su un ritmo abbastanza compassato ma la musica é di altissima qualitá cosí come lo sono gli interpreti: Ian Gillan ha perso quasi tutta la sua potenza ma il timbro é sempre gradevolissimo e Steve Morse é sempre divino. La band é purtroppo orfana di Jon Lord, ma il sostituto Don Airey é sicuramente all'altezza della situazione e le tastiere sono sempre al posto giusto e con la giusta ispirazione.

Proseguendo con l'ascolto, ottimo anche il singolo All I've Got Is You, che aveva anticipato l'album e che é una delle migliori canzoni del disco assieme a The surpring, forse la canzone musicalmente piú interessante, con un Ian Paice sopra tutti e con la band che mostra tantissima personalitá. Diciamo che fino a quel momento il disco scorre che é un piacere e le tracce Hip Boots, One night in Vegas e Get me outta here non fanno troppa fatica a farsi apprezzare. Successivamente una traccia bruttarella come Johnny's Band smorza un po' gli entusiasmi e le successive On top of the world e Birds of Prey pur non essendo affatto male (che lavoro di Steve Morse in quest'ultima...) ci fanno notare e pesare un po' di staticitá. Ian Paice, sempre sul pezzo, non c'entra nulla, parlo dei BPM delle canzoni che risultano complessivamente un po' troppo bassi e simili tra loro.. Se di vecchiaia forse non é giusto parlare (anche per rispetto) la inutilissima cover di Roadhouse Blues dei Doors conferma tutto: avete presente quando andate a vedere un'attempata cover band della vostra cittá suonare magnificamente i classici rock? Ecco, suona esattamente cosí questa Roadhouse blues, altissima in qualitá ma senza nessun senso di esistere. E' un brano che puoi eseguire in un pub o di fronte a piccole folle ma di certo non da inserire in un disco, soprattutto se ti chiami Deep Purple. L'avessero fatta 30 anni fa questa cover probabilmente parleremo di qualcosa di diverso, ma cosí non ne vedo il senso.

I pregi di questo Infinite sono sicuramente il tanto mestiere, la voglia di mettersi in gioco con delle idee nuove (vedi opener) e alcune ottime tracce (direi tutta la prima metá), di contro un po' di staticitá complessiva e qualche brano evitabile. Di certo la band si fa vedere per quella che é attualmente e non se ne vergogna. I Deep Purple non vogliono nascondersi dietro al make up, cosa sempre apprezzabile sia nella musica che nelle vita in genere. Fate voi.

Voto 68/100

Top tracks: Time For Bedlam, All I've Got Is Yo, The Surprising
Skip tracks: Johnny's band, Roadhouse Blues

1) Time For Bedlam
2 ) Hip Boots
3) All I've Got Is You
4) One Night In Vegas
5) Get Me Outta Here
6) The Surprising
7) Johnny's Band
8) On Top Of The World
9) Birds Of Prey
10) Roadhouse Blues

10/04/17

Live report: The Neal Morse band, 02 Islington, London 09/04/17

Musica con la M  maiuscola.

Ma come al solito andiamo per gradi perché è stata una serata difficile.
Vi ricorderete che ho avuto l'onore di intervistare Mike Portnoy in occasione delle release di quest'album (non ve lo ricordate?? Cliccate subito qui per leggere l'intervista), Mike e il suo manager mi hanno gentilmente regalato l'ingresso al concerto. Arrivo alla 02 di Islington con fare spocchioso: ehm sono Giovanni Gagliano, sono in lista. Come hai detto che ti chiami? Giovanni Gagliano. Mmm non ho niente sotto quel nome. Aspetta prova Given to rock, mi avranno segnato sotto il nome del sito. Ehm no, neanche quello. Perfetto. Che devo fare? Mi dispiace ma se non ho conferma non posso farti entrare. Rimango li per un tempo imprecisato. Vedi foto sotto.


Per farla breve, dopo milioni di email spunta, a concerto iniziato, il tour manager che dice c'è "uno con un nome lungo che non mi ricordo che devo fare entrare". Ero io. Entro durante l'intro strumentale Overture e la venue è strapiena... e io sono praticamente davanti la porta di entrata con centinaia e centinaia di persone davanti. Il suono però è magnifico, uno che difficilmente si sente, soprattutto ad inizio concerto. Sembrava il disco, ve lo giuro. Tutti gli strumenti era a volumi perfetti e assolutamente distinguibili. Non contento della mia posizione provo fortuna nella balconata e praticamente mi sono riservato la visuale Portnoy (vedi foto sotto) e a volte vedevo praticamente solo lui (cosa che comunque non mi ha disturbato, anzi...). Dato che avevo un pass speciale (bah) sono riuscito anche a fare qualche foto indisturbato dalla piccionaia. Con questo pass avevo l'opportunitá di andare sotto al palco per le prime 3 canzoni a fare foto, ma avrei dovuto chiedere "permesso" per 10 minuti e non mi andava.



Vabbè forse è arrivato il momento di parlare del concerto piú nello specifico e smetterla con foto e fesserie varie. Come sapete, ho apprezzato moltissimo l'album che ho ascoltato nella sua interezza stasera: The similitude of a dream (clicca per la recensione) è stato il mio disco preferito dello scorso anno ed è musica con quella "m" lì. Neal morse e soci lo hanno reso live magnificamente e senza macchia, ma conoscendo la bravura dei musicisti, c'erano pochissimi dubbi su questo. La band é composta dall simpatico tastierista/polistrumentista Billy Hubauer (alle prese anche con un sax e un mandolino), Eric Gillette che é la versione giovane e pulita di Petrucci (se gli mettete una sua maschera lo potete scambiare tranquillamente per lui), il bassista Randy George di "presenza" (non credo abbia fatto un passo in tutto il concerto) e Mike Portnoy che non ha sicuramente bisogno di presentazioni. Sopra tutti, ovviamente, il mastermind Neal morse che si è anche preoccupato di fare parecchia "scena", oltre a fare il suo compito di musicista. Ha infatti interpretato vari personaggi, con maschere e quant'altro, scendendo anche tra il pubblico durante I'm running e gesticolando come un ossesso per tutto il concerto, anche per sopperire alla staticitá degli altri. Una cosa che mi é piaciuta é che praticamente ogni componente della band aveva (come da disco) delle parti da cantare, "passandosi" il microfono continuamente. Tutti hanno fatto bene.

Come spiegato da Neal, questa di Londra é l'ultima serata del tour europeo che penso sia stato decisamente positivo dato che ieri il posto era decisamente pieno. L'interazione con il pubblico é stata sufficiente, perché la band dovendo eseguire un concept per intero non aveva troppo spazio di manovra. Ció nonostante, soprattutto nella seconda parte la band si é fatta volere bene anche dal punto di vista umano con la citata I'm running, The man in the iron cage e il piccolo set acustico folk di Freedom song, una delle migliori canzoni del concerto. Non ho nessun appunto da fare alla rappresentazione live del disco, che é stata pressoché perfetta con tutti i musicisti che hanno fatto il loro e con Neal Morse ottimo anche dietro al microfono. C'é stata qualche piccola variazione, tipo qualche intro di tastiera e cose del genere, ma l'album é stato grosso modo presentato per quello che é, e alla fine va bene cosí perché é giá perfetto. Ieri sera in particolare mi ha emozionato Breath of angels, canzone che da disco non mi fa impazzire, ma che live ha sicuramente qualcosa in piú. Il pubblico é stato calorosissimo e non mi aspettavo che diverse persone conoscessero tutti i testi dall'inizio alla fine, cantando per tutta la durata del concerto, segno che l'album é stato molto apprezzato. Gli applausi sono stati tanti e sono stati spesso confondibili con ovazioni, soprattutto dopo la conclusiva Broken Sky/Long Day.

Dopo l'esecuzione dell'intero The similitude of a dream la band esegue altre tre canzoni dal repertorio di Neal Morse, Author of confusion, Agenda e The call. La prima onestamente non la conoscevo ed é stata forse la mia preferita in assoluto della serata. Una bomba, con un Mike Portnoy assoluto mattatore che ha pestato come un ossesso. Nel frattempo alcune persone sono andate via (le 22 di domenica sera é un orario improponibile per molti londinesi) e guadagno una posizione decisamente migliore. Per le ultime 3 canzoni... vabbé...

Nonostante le varie vicissitudini e la mia posizione non certo privilegiata, ho goduto tanto di questo concerto e di questi musicisti incredibili che non si sono risparmiati neanche dal punto di vista del minutaggio, visto il lungo bis conclusivo. La prossima volta saró di nuovo dei vostri.

Top songs: I'm running, Breath of angels, Author of confusion.



08/04/17

Pearl Jam nella Rock and Roll Hall Of Fame (e nuovo brano)

I Pearl Jam sono stati ufficialmente ammessi alla Rock n' roll Hall of fame.
Lo dico subito, non mi è mai fregato niente di queste cose, come non mi è mai fregato niente dei vari riconoscimenti, music awards e tutto il resto. La grandezza di una band non si riconosce dai premi ma dalla musica, per quanto mi riguarda questo è solo "spettacolo".
Ok, mettendo in chiaro questo, posso passare alla notizia:

06/04/17

Recensione: Ligabue - Nome e cognome (2005)


Sono consapevole che probabilmente perderó diversi lettori per questa recensione di un vecchio disco di Ligabue, artista che spesso gode di un odio secondo me ingeneroso. Da ragazzino era uno dei miei artisti preferiti e tutt'ora (seppur molto sporadicamente) lo ascolto, seppur non abbia apprezzato per nulla le ultime produzioni (live e da studio).

03/04/17

Videorecensione: Metallica - Metallica (1991)

Lars, James Kirk & Jason ai loro massimi storici (sapientemente diretti da un Bob Rock ispiratissimo in fase di regia) ci confezionano un disco che ha cambiato parecchie cose nella musica hard n' heavy che conosciamo. Ecco qualche (solita) considerazione sparsa e con poco criterio ed ecco la solita anteprima con la faccia allampanata (si puo' dire?).