30/01/17

Chiedilo a Given to rock - Gennaio 2017

Ritorna il discutibile appuntamento "Chiedilo a Given to rock".
Si parla brevemente degli Steel panther poi di piattaforme musicali (Spotify, Google play etc), gruppi mai sentiti prima, bootleg dei Pearl Jam e prossimi concerti che vedró.
Scusate per la luminositá strana del video, l'ho girato in pieno giorno ma era nuvoloso, sembrava fosse mezzanotte.

Rinnovo il ringraziamento a tutti i lettori/follower/chiamatevicomepreferite per seguire Given to rock, negli ultimi mesi le visite sono state numerose come non mai.

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28/01/17

Iron Maiden, nuova clip di Wasted years

Ecco un altro bel video degli Iron Maiden che ci propongono un bel montaggio di Wasted years suonata in diversi paesi durante il loro ultimo The book of souls world tour.

Vabbè, la canzone è sempre quella ed ormai è vecchia di 30 anni, quindi non c'è molto da commentare.
L'unica cosa che mi ha un po' stupito è la velocita: i Maiden hanno notevolmente abbassato i bpm per questa canzone e penso di poter attribuire il merito (o la colpa, dipende dal vostro gusto) ad Adrian Smith che tantissimi anni fa abbandonò la band anche perchè si era stufato di suonare dal vivo a 1000 all'ora. Da quando è ritornato lui le velocità live si sono ridotte (ci avete fatto caso, no?)  e questa Wasted years suona decisamente più lenta rispetto a quando la riproponevano nei primi periodi. Ok, mi sono dilungato anche più del previsto.
Molto simpatica la parte finale della canzone dove si vede Bruce Dickinson che "ruba" costantemente il microfono proprio ad Adrian Smith che cerca invano di fargli i cori.

Enjoy!


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27/01/17

Recensione: Annihilator - Triple threat (2017)


Uscita bislacca per la band di Jeff Waters che decide di pubblicare contemporaneamente due live: uno acustico registrato ai The Watersound Studios Sessions e un altro che vede "i soliti" Annihilator al Bang Your Head!!! Festival. Il tutto disponibile in mille formati video/audio. Analizziamo solamente la versione audio, la piú comoda.

Partiamo col primo disco, a mio modo di vedere il punto forte dell'uscita: Jeff Waters si fa accompagnare da Aaron Homma, Richard Hinks, Marc LeFrance e Pat Robillard per dar vita ad una grandissima performance in acustico ripescando varie ballad (e non) da tutta la discografia della band. Ci sono, per fortuna, anche tre estratti dal mio disco preferito Set the world on fire, rappresentato da Sounds Good To Me, Snake In The Grass e Phoenix Rising.

Parto subito da queste tre e dico senza troppi peli sulla lingua cosa non mi é piaciuto: l'interpretazione vocale delle ultime due citate sono state pessime (nonostante degli ottimi cori/seconde voci) perché Jeff Waters a cantare si arrangia, e neanche male, ma queste canzoni necessitano di un cantante e pure bravo. Ecco, ho detto subito il difetto per togliermi il dente. Se dell'aspetto vocale non ve ne frega una cippa, potete tranquillamente tuffarvi su questa esibizione acustica che a parte il "difetto" citato secondo me non mostra nessunissima altra lacuna. I musicisti sono affiatati e pressoché perfetti nell'intera esibizione cosí come il suono globale é eccezionale, quanto di meglio ci si possa aspettare da una performance acustica.
Tra le canzoni che non ti aspetti c'é sicuramente la robustissima (in origine) Stonewall, riproposta in maniera convincente anche senza distorsioni. Esperimento vincente, direi.

Venendo alla performance elettrica del Bang your head: se seguite la band canadese (non certo avara di pubblicazioni), sapete giá cosa aspettarvi. La setlist pesca da diversi album, a partire dal piú recente Suicide Society dal quale viene proposta Creepin' again, fino a superclassici della prima parte di carriera come Alison Hell, Never, Neverland ,Set The World On Fire o W.T.Y.D. (Welcome To Your Death), tutte eseguite con il solito ottimo timing e senza sbavature.
Jeff Water verso la fine dice che gli rimangono solo 5 minuti e chiede al pubblico se preferisce una canzone d'amore oppure una super fast thrash song (o qualcosa del genere), quindi la band si affretta ad eseguire un altro cavallo di battaglia super fast thrash etc etc... come Phantasmagoria, che chiude l'ottima esibizione del festival.
La performance live é piú che dignitosa, Jeff é molto comunicativo introducendo quasi sempre la canzone che verrá e spronando il pubblico ad interagire, mentre la band suona, come ho giá detto, senza sbavature nonostante la elevata difficoltá tecnica delle canzoni.

Beh, non posso fare altro che consigliarvi questa uscita, dove gli Annihilator ci mostrano il loro lato piú melodico e quello piú thrash in due situazioni live opposte. Entrambe le esibizioni sono di buonissima fattura, spicca quella acustica perché é qualcosa di inedito, mentre chi segue gli Annihilator da tempo ha giá potuto ascoltare live in elettrico quasi tutte le canzoni in questione. In ogni caso, uscita consigliata.

Tracklist:

Unplugged: The Watersound Studios Sessions

01. Sounds Good To Me
02. Bad Child
03. Innnocent Eyes
04. Snake In The Grass
05. Fantastic Things
06. Holding On
07. Stonewall
08. In The Blood
09. Crystal Ann
10. Phoenix Rising

Live At The Bang Your Head!!! Festival

01. King Of The Kill
02. No Way Out
03. Creepin’ Again
04. Set The World On Fire
05. W.T.Y.D. (Welcome To Your Death)
06. Never, Neverland
07. Bliss
08. Second To None
09. Refresh The Demon
10. Alison Hell
11. Phantasmagoria


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26/01/17

La scheda: Atlantic tides

Breve descrizione/bio della band:
Siamo una band di Milano che ha preso vita dall’unione di diverse band. Abbiamo da subito cominciato a scrivere pezzi nostri, unendo i nostri gusti musicali differenti, cercando di creare qualcosa di unico che potessimo definire nostro. Dopo più di un anno dalla formazione abbiamo iniziato a promuovere la nostra musica in giro per l’Italia, ed ora stiamo puntando all’europa!

Genere musicale:
Modern Rock

Line-up attuale:
Gabriele Donolato - Voce
Daniele Visconti - Batteria e Voce
Stefano Candelieri - Basso
Nicolò Paracchini - Chitarra

Album/EP/Demo all'attivo:
The Isle EP (2012)
Old Whale EP (2013)
Atlantic Tides (2016)

Link album: https://itunes.apple.com/it/album/atlantic-tides/id1156911926


Influenze:
Thrice, Incubus, Deaf Havana, Don Broco, You Me At Six

Di cosa parlano i vostri testi:
I nostri testi spesso non raccontano vere e proprie storie ma creano immaginari
legati a tematiche varie. nell' ultimo disco abbiamo spesso affrontato tematiche
relative alla natura e alla terra.

L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
Sicuramente la nostra seconda data. Fu un live in apertura ai Deaf Havana al Bloom di Mezzago, una serata sold out con tante persone prese bene!

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
per un concerto al Live Forum di Assago in occasione di Carnevale ci siamovestiti da scimmie, solo che dopo il live uno di noi (non si fanno nomi) si è rotto un braccio facendo lo scemo con altri amici, così abbiamo dovuto portarlo all'ospedale vestiti da scimmie.

I vostri dischi preferiti in assoluto:
Thrice - Beggars
Incubus - Morning View
Craig David - Born to do it
Lower Definition - The Greatest of All Lost Arts

Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
Imogen Heap - I Megaphone

Un musicista che v orreste incontrare per fare quattro chiacchere:
Imogen Heap e Hans Zimmer

Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Una stanza insonorizzata con dei letti e da mangiare.

www.atlantictides.net
Facebook: http://www.facebook.com/AtlanticTides
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YouTube: http://youtube.com/AtlanticTides
Spotify: http://open.spotify.com/artist/1w9y9eG5fsLITxdpFlNIa8


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24/01/17

Bruce Springsteen - You never can tell

Facendo un po' di zapping (moderno) mi sono imbattuto in questo meraviglioso video live del "Boss" Bruce Springsteen che con la sua numerosissima band ha praticamente improvvisato una canzone con una maestria fenomenale.

Eravamo in quel di Lipsia nel 2013 e Bruce ha chiesto al pubblico una canzone non presente nel loro repertorio, recuperando un cartello che indicava "You never can tell" di Chuck Berry.
Bruce ha cercato il tono della canzone (sparando inizialmente alto senza motivo) e poi il resto della band gli é andata dietro con una maestria incredibile. Vabbé ma é la band del "Boss", ci sará qualche motivo, credo... Ovviamente poi la canzone é durata 1000 anni, caratteristica che non mi ha mai entusiasmato della band, ma questa é un'altra storia.

Date un'occhiata al video perché merita. Grande Bruce!

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23/01/17

Recensione: Gotthard - Silver (2017)


Ritorna il quintetto elvetico dopo il buon Bang! del 2014, disco che avevo apprezzato nonostante qualche passaggio a vuoto e che avevo trovato perfetto da portare con me per andare a correre, per non so quale strano motivo. Vaccate personali a parte, Silver è il terzo album con Nic Maeder in veste di cantante che sostituisce lo sfortunato Steve Lee. Ma sono sicuro conoscete giá la storia, quindi non proseguiró oltre.

Silver colpisce sin dal primissimo ascolto per la semplicitá e l'immediatezza di praticamente tutti i brani. Ma colpisce soprattutto per l'estrema melodia. Ora, io apprezzo molto l'immediatezza e la melodia, ma questo Silver risulta fin troppo morbido fino a risultare melenso a tratti: la parte centrale del disco, soprattutto, con l'accoppiata Beautiful o Reason for this, praticamente due canzoni pop mascherate (la seconda pure in grande stile con ottimi arrangiamenti) che smorzano il ritmo complessivo del disco. Anche perché di ballad ne troviamo molte altre come Not fooling anyone (questa ottima), Miss me, Only love is real o qualche altra piú robusta come Stay with me. Insomma, un disco pieno di ballate e ritmi bassi. alcune delle quali sicuramente non imprescindibili, come le prime due citate.

Perché sto puntando cosí tanto il dito contro le ballad, che in genere tanto mi piacciono?
Semplice, perché perché gli episodi migliori di questo Silver sono senza invece i (putroppo pochi) pezzi tirati. L'iniziale, quasi southern rock/stoner Silver river ha un tiro micidiale, risultando purtroppo una canzone un po' slegata dalle atmosfere del disco, cosí come le conclusive My oh my e Blame on me che hanno tanto mordente e che godono di chitarre robustissime ed efficacissime. Soprattutto la traccia conclusiva ha finalmente dei ritmi altissimi, che é quello che un po' manca a questo Silver.

Il disco mi era piaciuto molto dopo il primo ascolto, ma mi sono accorto che adesso spesso e volentieri salto diverse tracce, cosa che non amo mai fare. A parte questo, sono molto buone le prove individuali di Nic Maeder e degli altri musicisti e la produzione é molto curata con un bel suono generale

Se amate il melodic rock, Silver potrebbe fare al caso vostro, se amate le sonoritá piú dure vi consiglio di ascoltare esclusivamente la traccia iniziale e quella conclusiva.

Voto 64/100

Top tracks: Silver river, My oh my, Blame on me
Skip tracks, Beautiful, Reason for this

Tracklist:
01. Silver River
02. Electrified
03. Stay with me
04. Beautiful
05. Everything inside
06. Reason for this
07. Not fooling anyone
08. Miss me
09. Tequila symphony no. 5
10. Why
11. Only love is real
12. My oh my
13. Blame on me

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20/01/17

I Metallica suonano One con il pianista cinese Lang Lang

I Metallica continuano ad essere super prolifici nella pubblicazione di video.
A volte un po' troppo dato che pubblicano spesso canzoni che portano in tour da 30 anni, creando una leggerissima (detto alla Fantozzi) ridondanza. Stavolta peró hanno pubblicato qualcosa di diverso. Beh, la canzone mica tanto, dato che é una delle loro piú suonate e ad apprezzate in generale, One ( da ...And Justice for All) che peró stavolta vede la presenza di un ospite abbastanza strano per il genere, ovvero il pianista Lang Lang, invitato per la data cinese di Beijing.

Risultato? Devo dire che la collaborazione ha avuto il suo perché, forse escludendo il break sul finale che ci azzeccava poco (e con Lars e il pianista che suonavano tempi differenti? Correggetemi se sbaglio), é stata una bella collaborazione, quantomeno qualcosa di diverso e interessante.
Se non l'avete ancora vista in rete (o l'avete vista in qualitá smartphone) beccatevi la versione ufficiale.

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19/01/17

Recensione: Pain of Salvation - The Passing Light of Day (2017)


Sono sicuro che avete già letto altre recensioni di questo disco sulla rete. Stavolta Given to rock arriva un po' più tardi perchè mi sono preso il mio tempo per ascoltare un album che proprio semplicissimo non é.

Dato che avete già letto la recensione da altre parti non vi dirò che l'ultimo album di Daniel Gildenlöw e soci dista quasi sei anni dal precedente e non enfatizzerò la figura del (relativamente) nuovo acquisto Ragnar Zolberg che oltre a svolgere un lavoro egregio alle chitarre dà pure un grossa mano a Daniel con la sua voce, facendo praticamente il cantante aggiunto supportandolo con parti acutissime. Sapendo giá tutto questo, siete (forse) pronti al track by track di In the passing light of day, album che già dalla copertina fà intuire come tutto giri intorno al mastermind Daniel che in questo disco ci racconta le sue ansie e le sue paure derivate sue disgraziate vicende di salute avute nel recente passato. Facciamo che analizziamo solo la musica per evitare di finire tutti dallo psicanalista, ok? 

01. On a Tuesday
Non ho mai apprezzato l'idea di aprire un disco con un pezzo lungo, soprattutto se un capolavoro non é.
On a Tuesday é un pezzo di 10 minuti abbastanza tipico Pain of Salvation. Le strofe si basano sulle classiche liriche nervose di Daniel e il ritornello sarebbe molto orecchiabile se non fosse per quel tempo "complicato" sullo sfondo. Le voci delicate, quasi femminili, di Ragnar ci danno un po' di tranquillitá che svanisce poco dopo con la batteria che pesta. A proposito, apprezzo tanto il suono della batteria, molto grezzo. Il pezzo mi piace molto nella prima parte ma risulta alquanto slegato nella seconda e la durata diventa eccessiva, a mio modo di vedere, soprattutto essendo il pezzo d'apertura del disco. Come volevasi dimostrare.

02. Tongue of God
Un piano timido ci introduce Tongue of God, fortunatamente piú snello del precedente. Il pezzo alterna molta melodia a pesantezza con tanti stop & go presenti nella sezione ritmica. Le parti "musicali" sono assolutamente riuscite e il ritornello ha molto appeal ma anche qui a volte il tutto non suona troppo compatto. Se é un bene o un male, decidetelo voi. Forse é solo poco canonico, in quel caso va bene cosí.

03. Meaningless
Ma che diavolo é quello strumento fastidiosissimo in apertura? Forse sapete di cosa sto parlando dato che il pezzo é uscito come singolo diverso tempo fa. Pipetta, Kazoo o tastiera a parte, Meaningless é decisamente meglio strutturato rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento. Perlomeno, ha decisamente una forma canzone piú canonica, mettiamola cosí. Curiositá, il pezzo é esclusivamente ad opera di Ragnar Zolberg, che lo aveva pubblicato qualche anno fa con i suoi The sign. Il brano si chiama Rockers don't bathe, se ve lo volete andare a cercare. Ha fatto benissimo Daniel ad accaparrarselo. Ritornello fantastico. Top track #2


04. Silent Gold
Ancora un piano soffuso (che preferisco di gran lunga rispetto all'intro precedente) e Daniel che ci intrattiene in maniera leggera. Il pezzo mi ricorda un po' Heart of gold di Neil Young. forse un po' piú nella versione di Zakk Wylde. Ballad non eccezionale ma non pretenziosa e che scorre via piacevolmente. Sarebbe potuta comparire in Falling home, disco che ho apprezzato molto (anche se in colpevole ritardo).

05. Full Throttle Tribe
Ritorna una tastiera abbastanza fastidiosa che ancora una volta ci accompagna nei momenti topici di questa Full throttle tribe, pezzo assolutamente vincente nella prima parte: il ritornello ti si stampa in testa e tanti elementi di disturbo (in senso buono) tipici dei Pain of Salvation. Il pezzo sembra chiudersi per poi riaprirsi nella seconda metá con una parte di tastiera e voce, per poi riprendere con ancora una volta un bel drumming e con dei ritornelli. Sul finale invece troviamo dei ritmi doom usciti quasi dal nulla. Tutto bello, ma io l'avrei fatta terminare a intorno ai 5 minuti invece di allungarla fino ai 9 senza grosso costrutto.

06. Reasons
Primo singolo che ha anticipato l'uscita. Come per l'altro singolo Meaningless devo dire che mi soddisfa molto: é assolutamente un brano POS sotto ogni aspetto e ogni volta mi diverte contare le battute del folle ritornello. Daniel fa la voce grossa (in tutti i sensi) cosí come tutti gli altri componenti danno il loro massimo. Questo é il tipo di prog metal che voglio sentire dai POS, complicati ma dritti al punto, senza perdersi per strada e dilungarsi inutilmente. Bellissimo brano. Top track #1


07. Angels of Broken Things
Un riff acustico che mi piace molto introduce la delicata Angels of broken things, canzone molto semplice ma impreziosita da particolari musicali ricercati e da tempi decisamente poco lineari. Il tutto sfocia in una lunga sezione di assoli di chitarra per uno dei punti piú alti di tutto The passing light of day. Il tutto per poi richiudersi come era iniziato. Canzone tutto sommato lineare ma anche questa tipica Pain of Salvation. Gran bel pezzo.

08. The Taming of a Beast
Ritmi e atmosfere quasi pop, il tutto é molto quadrato e dritto per essere un brano dei Pain of Salvation. Questa The taming of the beast mi spiazza un po', sembra piú un pezzo adatto agli Him che ai Pain of Salvation, anche la linea vocale della prima strofa me li ricorda. Ma forse sto esagerando un tantino. Se vi piacciono le ultime uscite della band probabilmente vi piacerá, io ne avrei fatto volentieri a meno, anche perché i 6 minuti e mezzo sono francamente troppi per quello che propone. Skip track.

09. If This Is the End
Ancora atmosfere gentili con tanto di bellissimi particolari in questa delicatissima If this is the end, canzone che passa a momenti di dolcezza assoluta (c'é persino una fisarmonica) alla pesantezza totale, senza preavviso e senza motivo. Tutto questo realizzato con estrema classe. Il motivo sul finale ricorda parecchio il mio amato Remedy Lane (eeeending themeeee) e questa me la fa apprezzare ancora di piú. Pezzo assolutamente pazzo nella sua semplicitá che scorre che é un piacere.

10. The Passing Light of Day
La title track dura 15:31 quindi sapete giá cosa penso. Esatto, che sarebbe potuta durare meno, avete indovinato. The passing light of day é suddivisa in due parti: molto rilassata, minimalista e introspettiva la prima, la seconda con la canzone che cresce di intensitá e con la band che ritorna a pestare a dovere per poi, anche qui, ritornare alle atmosfere iniziali con la melodia portante in primo piano. Il ritornello é probabilmente, anzi sicuramente, la cosa piú bella del disco, quando Daniel Gildenlöw compone e canta in questa maniera c'é solo da togliersi il cappello. Nonostante un taglio di qualche minuto le avrebbe giovato...Top track #3.

Quando si parla dei Pain of Salvation il contenuto musicale non puó essere sicuramente banale o di bassa qualitá, ma questo sono sicuro che lo sapete giá. Sapete anche che dovrete dargli molti ascolti prima di poterlo giudicare e che i testi sono talmente intensi e personali che dovrete pensarci due volte prima di tuffarvici. L'unico appunto che mi sento di fare al disco é la durata complessiva di quei 71 minuti che purtroppo non sempre scorrono lisci, soprattutto nei pezzi piú lunghi.
Parlando di suoni, la produzione di questo disco é abbastanza particolare, poco moderna per alcuni aspetti, ma molto interessante. Mi incuriosisce in particolare il suono della batteria che suona pesante e quasi senza compressione. 

The Passing Light of Day forse non é il capolavoro che speravo, ma é assolutamente un gran bel disco con momenti esaltanti. Se vi piace il genere o vi piacciono i Pain of salvation ve lo consiglio assolutamente.

Voto 75/100

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17/01/17

Recensione: Loris Dalí - Gekrisi

Recensione a cura di Andrea Roddi
                                                             
Dal Piemonte ci piomba addosso questo cantautore tagliente e spudorato che ci vomita tutta la decadenza attuale, tutto il negativo che avvolge inesorabilmente la nostra esistenza.

Già dal titolo si evince il filo conduttore del suo secondo capitolo discografico, quel Gekrisi che richiama la situazione e il credo degli individui odierni descritti come vere e proprie caricature deformate dalla realtà.

Tra folk, cantautorato, blues, soul e filastrocche d'altri tempi intona i malesseri di oggi, si insinua tra Capossela, Conte e musica tradizionale e come un menestrello cinico ci inabissa verso il fondo, edulcorando, facendoci sorridere. Indorando la pillola insomma.

Si parte con Aldilà ed è facile capire il gioco di parole del testo, con il folk singer piemontese abile nel saltellare sui diversi significati, prerogativa di cui poi scopriremo essere intriso l'intero album. Musicalmente la canzone ricalca le orme cantautoriali più classiche, non originale ma incisiva, così come le successive Gekrisi e Jack Risi giocano con l'ambiguità tra titolo e liriche, a volte volutamente volgari per dare più enfasi e attualità.

Da menzionare Migrante, toccante ed attuale al punto giusto, 40 anni, una sorta di Guccini moderno con strofe simil-Offlaga Disco Pax, ed Un tango qualunque, malinconicamente acceso da una tromba piangente e da un testo che lascia il magone.

Molto bravo LorisDalì, forse non proprio originale, ma chi oggi lo è effettivamente?


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15/01/17

La scheda - Killin' Baudelaire

- Breve descrizione/bio della band:
Le Killin' Baudelaire nascono nella primavera del 2015 con l'intenzione di creare brani inediti. Dopo un anno di composizione e preparazione cominciano i primi live ad aprile 2016. Il primo EP "It tastes like sugar" esce a ottobre 2016, seguito dal tour.

- Genere musicale:
Alternative Rock

- Line-up attuale:
Gloria: voce e basso
Martina  Nixe" Riva: chitarra e cori
Francesca Bernasconi: chitarra
Martina "Cleo" Ungarelli: batteria e voce

- Album/EP/Demo all’attivo:
“It Tastes Like Sugar”, EP di debutto uscito lo scorso 14 ottobre per Bagana Records.
iTunes
Spotify


- Influenze:
Dal metalcore al jazz. Non abbiamo band di riferimento a cui ci ispiriamo in maniera particolare.

- Di cosa parlano i vostri testi:
Di esperienze vissute, di emozioni che diventano parole e testi. Delle nostre opinioni, delle nostre sensazioni.

- L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
Sicuramente il Release Party del nostro EP all'Honky Tonky di Seregno (MB), dello scorso 22 ottobre 2016

- Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Le due Martine che ogni volta riescono a farsi male e a sanguinare live.

- I vostri dischi preferiti in assoluto:
Martina “Nixe” Riva (Guitars, Backing vocals): The Wall (Pink Floyd) Martina “Cleo” Ungarelli (Drums & Vocals): Physical Graffiti (Led Zeppelin) Francesca Bernasconi (Guitars): Gettin Away with Murder (Papa Roach) Gloria Signoria (Vocals & Bass): Origin of Symmetry (Muse)

- Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
Cleo: Flying Teapot (Gong) Gloria: Love Songs (Him) Nixe: Death - Pierce me (Silencer)

- Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchere:
Martina “Nixe” Riva (Guitars, Backing vocals): Peter Steele (ops è morto)
Martina “Cleo” Ungarelli (Drums & Vocals): Dave Grohl
Francesca Bernasconi (Guitars): Dustin Kensrue (Thrice)
Gloria Signoria (Vocals & Bass): Lita Ford

- Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Un mini pony rosa coi brillantini, una ps4, un PONO pomellato, una tavolata di cose healthy (zenzero, manuka honey 25+), una jacuzzi a testa, un bagno turco, un trono di pizza e sashimi a non finire.


www.facebook.com/killinbaudelaire 
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13/01/17

Recensione: Giovanni Gagliano - Restless (2017)


Ed eccomi qui, per l'ennesima volta, a parlare di un mio disco.
Quella che leggerete, ancora una volta, non sarà una recensione bensì uno spiegare le tracce di questa mia ultima fatica (che poi tanto fatica non é stata, è stato più un piacere). Non so perché, ma sono stato travolto da un'ispirazione incredibile dopo il mio secondo Rough uneven surface. Forse il disco non mi aveva soddisfatto completamente (anche per qualche problema di mixing/mastering) e inconsciamente sono stato portato a fare meglio. Non saprei, sta di fatto che ho cominciato a scrivere roba e il disco era giá bello che pronto (solo a livello di idee) dopo 3-4 mesi dall'uscita dell'ultimo. Ovviamente ho utilizzato l'ultima parte dell'anno per registrarlo e produrlo a dovere (secondo le mie conoscenze/possibilitá, ovviamente). E pensare che nei miei piani iniziali Peace & revenge doveva essere il mio primo e unico album...

In questo album due mie amici hanno collaborato quasi nella loro interezza: Fabio Sticca ha registrato il suo gustoso basso in quasi tutte le tracce, esattamente dalla canzone 3 alla 10 (e ispirando Moneymakers con il suo riff quasi doom), cosí come Giacomo Minelli che oltre a darmi la consueta mano con gli assoli di chitarra, ha anche registrato anche delle ottime ritmiche in tracce sparse. Un complimenti e un grosso grazie a loro due, quindi. Un grosso grazie anche a tutti gli altri amici che mi hanno dato una mano, ma li troverete citati canzone per canzone.  A livello di testi, quasi tutti parlano o sono ispirati da Londra, la cittá in cui vivo

Cominciamo con le tracce:

1) Blood
L'ennesima intro. Lo so che ci ho scassato le cosiddette con ste intro, infatti non volevo metterla. Peró sono mesi che la suono dal vivo prima della traccia successiva, quindi mi sono sentito in dovere di inserirla.

2) All I want
Questa l'avete (forse) giá sentita perché l'ho pubblicata in precedenza. Rispetto alla versione che conoscete ho sistemato qualcosa (c'era qualche orrore in basso/batteria), cambiato qualche particolare, alcuni volumi e cambiato il finale, che sembrava troppo da colonna sonora di un film preso da un fumetto. Ma soprattutto gli ho fatto un mastering diverso e secondo le mie orecchie suona decisamente meglio adesso, quindi dategli un'altra chance. Mi piace molto da suonare live all'inizio della mia setlist perché ha un bel crescendo e anche vocalmente mi dá una grossa mano ad entrare nel mood giusto. Il testo é una sorta di delirio in quanto scritto in un momento di confusione e il solo di Giacomo sul finale é proprio bello.

3) Smoke in the sun
La mia preferita del disco, forse a pari con una che vedremo piú in avanti. E' una canzone folle, nella sua semplicitá. Comincia con intro arabico distorto suonato in maniera discutibile e che non ci azzecca nulla, poi un heavy metal classico e una struttura che non ha molto senso (c'é una sola strofa e due ritornelli) fino al rallentamento melodico (e ingiustificato) sul finale con una parte quasi "napoletana". Il (breve) testo parla di cose che vedo giornalmente intorno al mio ufficio, dove un sacco di persone fanno pausa dagli uffici fumando negli sporadici angoli di sole. Nel secondo ritornello c'é la chitarra ispirata di Fabio Battaglia che fa un po' di polpette (come diciamo noi). Il finale é il basso di Fabio Sticca che non so per quale motivo ha continuato a suonare anche se la canzone era finita. Mi piace, lasciamolo.

4) Losing a sun
E' una cover. Bisogna fare fare un bel passo indietro, esattamente a Catania, circa 10 anni fa: c'era una band di amici, gli Spreadin' fear che nel corso della loro relativamente breve (ma intensa) carriera ci hanno fatto ascoltare davvero delle belle cose (ecco una recensione che ho fatto del loro album Mankind). Sono stato sempre innamorato della loro Losing a sun, canzone secondo me meravigliosa e qualche tempo fa gli ho chiesto se potevo farne una cover. Non l'ho fatta esattamente uguale ma spero che in qualche modo mantenga lo spirito originale. Se volete ascoltare l'originale, cliccate qui.

5) I don't have all day
A Londra ci sono un sacco di persone che ragionano "da manuale". Il che non é una cosa sempre malvagia (soprattutto per una metropoli), ma il non avere flessibilitá a nessun costo é una cosa che mi fa venire i nervi. Esempi: se chiami un call center per un problema, l'operatore leggerá, qualsiasi cosa accada, la sua tabella procedurale (anche se tu dici giá che l'hai giá fatta con l'operatore precedente). Altro esempio stupido, l'altra sera al party dell'ufficio avevamo gratis il cocktail Caipirinha, da chiedere al bancone. A me non piace perché c'é il rum e chiedo al ragazzo se puó farmelo con la vodka (questa variante si chiama Caipiroska). La risposta é: "no, non é prevista". Ma vaffanculo va, al bancone non c'era nessuno e la vodka vi dovrebbe costare pure meno, vi faccio anche risparmiare. Fabio Battaglia ha registrato dei bellissimi soli sul finale che danno valore alla canzone. Il titolo é ispirato alla mia ultima conversazione con un operatore telefonico che pensava di tenermi al telefono per delle ore.

6) Moneymakers
Canzone dal parto strano. Fabio sticca era da me per registrare altri pezzi e se ne esce con un riff di basso. "Uh, bello, registriamolo, non si sa mai" . Poi l'ho fatto ascoltare a Giacomo Minelli che ci ha incominciato ad improvvisare sopra ed ecco pronta la base per questa Moneymakers. La struttura non era quella di una canzone normale quindi ci ho praticamente parlato sopra come farebbe Dave Mustaine (ma senza la sua innata cattiveria). Il testo parla di tutte quelle persone che (soprattutto nella city) tendono a sacrificare la loro vita o i loro anni migliori per il dio denaro, tornando a casa solo per dormire e non avendo tempo per fare nient'altro.

7) Camden town (Restless version)
Questa la conoscete pure perché sta nel secondo album come bonus track. In realtá l'avevo composta solamente per avere una canzone stupida da cantare a Camden town, giusto per far sorridere la gente. Il risultato é che probabilmente é la mia canzone piú apprezzata, quindi per sentirla piú mia l'ho voluta rendere meno pop irrobustendo il suono dei vari strumenti e l'ho ricantata con piú verve, quasi interamente. Per differenziarla ulteriormente dalla versione precedente ho fatto fare l'assolo ad Ettore Ferretti che gli ha buttato un tocco di classe nel finale, cosí come aveva fatto Giacomo nella precedente versione.

8) It's gonna rain
Ho provato durante i miei primi periodi a Londra ad organizzare un sacco di picnic, partite a pallone etc. Niente, anche se l'invito é per la settimana successiva ci saranno che persone guarderanno sempre il meteo per risponderti: "non vengo perché pioverá", ho visto le previsioni. Ho gettato la spugna e non ho organizzato piú niente. "It's gonna rain, better stay at home" dice il ritornello. Ovviamente poi piú della metá delle volte non ha piovuto perché le previsioni del tempo non contano una mazza, molto spesso. Ho chiesto all'amico Marco Maugeri di metterci sotto un bel piano allegro e ad Ettore Ferretti di fare gli assoli finali. Entrambi hanno fatto un lavoro meraviglioso.

9) Go Home
Ecco l'altra mia canzone preferita del disco. Go home é dedicata a tutte quelle persone che stanno a Londra ma la detestano. Ora, i gusti sono gusti e a me Londra con tutti i suoi difetti piace da morire ma capisco anche che a qualcuno non possa piacere, ci mancherebbe. Quello che non capisco é perché continuano a starci, proprio non ci arrivo. Non sapete quanti ce ne sono. Mi capita di parlare con persone che sono arrivate da una settimana e giá sputano sentenze sulla cittá: il cibo fa schifo (hanno provato solo il fish & chips del pub sotto casa e un paio di tremende catene italiane fasulle), fa freddo (probabilmente meno di casa loro), c'é umiditá e inquinamento (ancora, chissá da dove vengono) e tante altre cose, ma la cosa incredibile é che alla fine non se ne vanno e cercano pure di trovare un lavoro stabile, continuandosi a lamentare di tutto. OH, MA TORNATEVENE A CASA (o andatevene in qualche altro paese, il mondo é enorme). Anche qui, la struttura é abbastanza strana e il rallentamento melodico verso la metà non ha molto senso di esistere ma mi piace ugualmente. Ci sono diversi soli e sono quelli di Giacomo, un mio tapping discutibile e quello finale di Fabio Battaglia. Sono molto soddisfatto di come ho cantato questa canzone, forse la piú impegnativa del disco.

10) Circus
Parlavo con la mia amica Laura (che si interessa sempre alla mia musica, grazie anche qui!) dicendole che avevo intenzione di fare un disco che parlasse di Londra e le ho chiesto di scrivermi un testo. Non lo aveva mai fatto e le ho dato qualche dritta sulla metrica etc. Tac, il giorno dopo ho avuto il testo bello che pronto. Efficienza. Le ho chiesto pure di partecipare attivamente registrando la sua voce (che si sente, seppur piano, nella frase del ritornello "And I'm a part of it - Come on and join in"). Il testo parla di mille situazioni che succedono qui: dalle donne ubriache con i tacchi in mano, agli online date, alla gente che fa jogging nelle strade affollate, ai parchi... c'é veramente tanto. Il mio tono di voce é decisamente piú basso del solito, infatti ho dovuto registrare il tutto di prima mattina per rendere il tutto più credibile. La seconda parte con i soli di Giacomo é secondo me uno dei punti piú alti del disco.

11) Song for sleeping
E' la prima canzone della trilogia strumentale sul ciclo della giornata (eh??) che vedrá anche il risveglio e la vita durante l'ora di punta. Molto spesso, a causa della casa in cui abito con i pavimenti scricchiolanti del piano di sopra, devo addormentarmi con tappi per le orecchie ai quali aggiungo sopra le cuffie con canzoni tipo zen. Ho pensato "oh, sai che c'é? Ne faccio una pure io, sembra facile". Sta canzone quindi é adatta per dormire, l'ho registrata in un batter d'occhio ma tutti coloro che l'hanno ascoltata dicono che funziona e che é fatta bene. Forse dovrei darmi ad un altro tipo di musica.

12) Wake up
Se con la traccia precedente si dorme, qui ci si risveglia con un tempo un po' sostenuto (ma non troppo) e tutto non troppo curato: ho lasciato molte cose ancora piú grezze di quanto non faccia di solito perché: "é mattina, non connetti ancora troppo bene" Ho immaginato questi tempi e questi ritmi per il risveglio londinese ma penso siano accostabili anche per qualsiasi altro luogo. Nel finale si intensifica un po' perché l'inferno della giungla si avvicina.

13) In the jungle
Ecco la giungla. Volevo ricreare un ambiente tanto piú caotico possibile con ritmi tribali (ho suonato anche un djembe nella parte centrale), sovraincisioni e chitarre rumorose che rappresentassero a pieno il caos londinese, in particolare l'ora di punta. Se prendete la metro in centro verso le 18 capirete che mancano solo le liane e le scimmie urlatrici. Questa "trilogia" finale è un esperimento, niente di più, giusto per provare a spaziare un pochino dalla solita forma canzone.

Sono soddisfatto di questo disco, penso che per alcuni aspetti sia il mio disco migliore.
E' in qualche modo folle ma equilibrato e ci sono un sacco di momenti diversi, dal quasi pop fino all'heavy metal, forse ancora di più di Peace & revenge e Rough uneven surface. Sempre partendo dal presupposto che é una registrazione a bassissimo budget (ho registrato l'album sul computer di casa) e non ho mai fatto nessun corso di produzione/registrazione (e mi ostino a non farli). Effettivamente non ho mai studiato assolutamente nulla. Vabbé, questa é un'altra storia...
Beh, che dire... Se lo avete ascoltato e se siete arrivati fino a qui vi ringrazio molto dell'opportunità concessami e...

Rock n' roll, sempre.

Qui sotto il link di spotify, ma potete trovare l'album dappertutto:

DEEZER
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11/01/17

La scheda: Tears of Blood

Breve descrizione/bio della band:
I Tears of Blood sono una band alternative metal con base a Treviso. Nati da un’idea di Diego Cecchetto e Alessandro Billiato muovono i primi passi nel 2015. Iniziano sin da subito a scrivere e a produrre materiale inedito. Il successivo ingresso in formazione di Alexander Guarneri e l’arrivo alla batteria di Francesco Truccolo (che sostituisce Ludovico Antiga), completano la line up conferendo alla band l’equilibrio perfetto che li porterà alla realizzazione del loro disco d’esordio. Già al banco di prova con un primo singolo presentato nel settembre del 2015 “In my hands”, seguito dal lyric video di “Demon of the world”, nelle prossime settimane pubblicheranno il videoclip del nuovo singolo "Drown", anticipazione del primo full length ufficiale "A new way of life", promosso e distribuito da IndieBox Music.


Genere musicale:
Metal

Line-up attuale:
Alexander Guarneri - Vocals, Bass 

Diego Cecchetto - Guitars, Vocals 

Alessandro "Billy" Billiato - Guitars, Vocals 

Francesco Truccolo - Drums

Album/EP/Demo all'attivo:
https://open.spotify.com/artist/3r6JFplQ6ujtV9IIqj4YVD

Influenze:
Individuando i loro riferimenti musicali in band come Trivium, Bullet for my Valentine o Five finger death punch, i ToB, propongono un sound di forte impatto, ruvido e graffiante. L’alternanza di riff granitici e melodie accattivanti, l’alchimia tra i componenti della band, suoni potenti e aggressivi, linee melodiche estremamente pulite e curate, costituiscono la base delle loro composizioni.

Di cosa parlano i vostri testi:
I nostri testi sono principalmente vissuto personale, parlano di sconfitte e vittorie della vita, parlano di amicizia, di speranza, voglia di ricominciare, anche temi più cupi come il suicidio e la depressione

I vostri dischi preferiti in assoluto:
Black Album, Iron Maiden, The number of the beast, Rust in Peace, Reign in Blood e tanti tanti altri

Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
Domanda troppo difficile!!

Un musicista che v orreste incontrare per fare quattro chiacchere:
James Hetfield

Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo piú importante del pianeta:
Sempre la Playstation, tanta Birra, e booo, quando saremo li ve lo faremo sapere

https://www.facebook.com/ToBbandofficial/
https://twitter.com/TOBbandOfficial
http://instagram.com/Tearsofbloodband

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09/01/17

Recensione: Halestorm - Reanimate 3.0 The covers EP (2017)


Ennesimo EP di cover per gli Halestorm di Lzzy Hale che ritornano con questo Reanimate 3.0. The covers EP.
L'unica domanda che mi faccio è: perchè tutti sti EP di cover? Se proprio sono appassionati a coverizzare canzoni altrui non possono fare un unico album (tipo The spaghetti incident? dei Guns n' roses) invece di fare mille pubblicazioni di dubbia utilità? Tra poco si arriverà al punto di avere più uscite con cover che con pezzi originali. Mancanza di ispirazione? Non saprei. Di certo gli Halestorm non mi sono mai piaciuti per le pubblicazioni da studio, mentre sono rimasto folgorato dalla loro esibizione live a supporto di un certo Slash, ormai diversi anni orsono, quando una ragazza minuta mi stregò completamente con la sua voce.

Quello che so è che (come i precedenti) anche questo EP di cover non è affatto male: gli Halestorm mettono il loro tocco su alcuni classici del passato e il tutto non risulta imprescindibile ma molto gradevole all'ascolto. I classici riproposti risultano per forza di cose più moderni (se è un bene o un male lo lascio decidere a voi) e la voce di Lzzy Hale è sempre meravigliosa e sul pezzo. L'ho già detto da altre parti sul blog: Lzzy è una delle voci rock femminili più belle di sempre. Ok, l'ho detto.

Andando un pochino sul dettaglio delle canzoni, troviamo delle cover riuscite come quella di Still of the night dei Whitesnake o damn I wish I was your lover, che onestamente non conoscevo. Non ho grossi appunti da fare sui pezzi, tutte le registrazioni sono più che decenti (ma senza ovviamente la classe degli originali) e si fanno ascoltare piacevolmente, inclusa Fell on black days dei Soundgarden che mi rendeva un po' scettico. L'unica cosa che mi ha dato un po' fastidio è il ritornello della mitica Ride the Lighting dei Metallica che alzato di un'ottava mi stona un pochino. Ma sono gusti, magari ad altri piace. Per il resto tutto ok.

Halestorm, ok, vi piacciono le cover e le sapete fare. Ma quando ce lo regalate un disco da studio decente?

Tracklist:

01. Still Of The Night (WHITESNAKE cover)
02. Damn I Wish I Was Your Lover (SOPHIE B. HAWKINS cover)
03. I Hate Myself For Loving You (JOAN JETT & THE BLACKHEARTS cover)
04. Heathens (TWENTY ONE PILOTS cover)
05. Fell On Black Days (SOUNDGARDEN cover)
06. Ride The Lightning (METALLICA cover)


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06/01/17

Recensione: Bon Jovi - This house is not for sale, Live From The London Palladium (2016)


Che bella idea che hai avuto, Jon. Hai fatto probabilmente il disco più brutto della tua carriera e hai deciso di pubblicare un live con il disco in questione nella sua interezza. Non lo avevi fatto con disconi come Slippery when wet, New Jersey, Keep the faith o con qualsiasi altro disco quando avevi una voce da paura e hai deciso di farlo adesso.

Beh, lo avete (forse) letto in sede di recensione. This house is not for sale, il nuovo disco dei Bon jovi mi ha fatto abbastanza cagare, quindi come volete che giudicherò questo live di presentazione dell'album tenutasi al London palladium (teatro a letteralmente due passi dal mio ufficio)? Perché sto facendo questa recensione allora? Perché sono in aereo, ho scaricato il disco sull'iphone solo per morbosa curiosità e non ho di meglio da fare, se non guardare un cinese che dorme accanto a me con la bocca aperta.

Born again tomorrow è sempre una canzone bruttissima ma i suoni live di chitarra e batteria sono quantomeno onesti e tutto risulta un po' più digeribile. Esattamente come Knockout che se però da da disco poteva vantare una prova vocale grintosa, in questa sede Jon sembra che proprio non abbia voglia di cantarla, eseguendola con la grinta di Stanlio e Ollio (per citare una vecchia canzone di Francesco Baccini). Dato il suo calo vocale consacrato ormai Jon, mai come oggi, sfrutta i cori per cantare il meno possibile lasciando agli altri componenti della band tutte le parti vocalmente impegnative (avete presente il ritornello di Livin' on a prayer dal vivo? Ecco...)

Non ho molto altro da dire, se una canzone non è granché, miracoli dal vivo non se ne possono certo fare ma almeno i suoni della batteria sono onesti e non suonano pop/dance come da disco e questo fa scorrere complessivamente meglio le canzoni. Di contro, la voce di Jon (comunque sempre perfetto dal punto di vista dell'intonazione) da disco risulta molto più grintosa mentre dal vivo è, come ho già detto, sempre da compitino per non compromettere evidentemente una situazione delicata. Un acuto c'era in The devil's in the temple (mia canzone preferita del disco) e non lo ha fatto. Vabbè...

A fine esibizione si trovano (purtroppo) anche delle bonus tracks non esaltanti come All hail the king e We don't run, canzone presente anche nell'altrettanto tremendo Burning bridges e che anche in sede live ha cori da denuncia penale. Il disco si chiude con Come up to our house che è una delle poche canzoni convincenti del lotto. Pur non essendo certamente un capolavoro, ha il suo perché.

Se avete apprezzato This house is not for sale (veramente???), questo Live from London palladium suona complessivamente un po' meglio, in caso contrario non vi consiglio certamente di ascoltare questo live, che pur essendo eseguito con tanta professionalità, manca dell'elemento fondamentale: le canzoni.

Tracklist:

1. This House Is Not For Sale
2. Living with the Ghost
3. Knockout
4. Labor of Love
5. Born Again Tomorrow
6. Roller Coaster
7. New Year’s Day
8. The Devil’s in the Temple
9. Scars on This Guitar
10. God Bless This Mess
11. Reunion
12. Real Love
13. All Hail the King
14. We Don’t Run
15. Come on up to Our House

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04/01/17

Dentro le canzoni: Ligabue - Vivere a orecchio

Ok, so perfettamente che molti di voi, alla vista del nome Ligabue, hanno chiuso la pagina, rimosso Given to rock dai preferiti (lo avete, vero???) e probabilmente anche spento il computer. In realtá io ho sempre apprezzato il Liga e mi piacciono quasi tutti i suoi dischi, escludendo gli ultimissimi che proprio non digerisco manco con una tonnellata di bicarbonato.

Beh, questa Vivere a orecchio é una canzone che é uscita in un momento particolare della mia vita ed é una canzone che sembrava praticamente scritta sulla mia persona a quel periodo. Vengono citate cose e situazioni che avrei potuto tranquillamente citare io se fosse stata una mia canzone.

Vado con qualche frase: "Vado come un uomo" si riferisce ad un mio trasferimento un po' avventato verso terre ignote, "monto con i Lego uno scherzo di futuro" é legato alla frase precedente, inoltre i Lego sono sempre stati che sono stati sempre il mio gioco preferito (vabbé, questa é una fesseria, ma fatemela passare). "Passo la mia lingua sul taglio nel palato", lo facevo sempre, ci buttavo pure il sale e il limone, non mi chiedete perché. Poi "Un giorno è solo amore il giorno dopo spero, tu rimani donna piú che puoi, proviamo noi" che era quello che grosso modo dicevo alla mia ragazza dell'epoca. Ovviamente in senso figurato, non era prevista nessuna operazione per il cambio di sesso.

Il ritornello é il seguente:

E poi vivere a orecchio
Senza ricette che qualcun' altro ha prescritto
E poi starci un po' stretto
Ma vivere a orecchio
E poi vivere a orecchio
Metterci di tutto e forse stonare di brutto
E poi senza biglietto
Vivere a orecchio
Da dove ti viene il mar di mare
Da dove ti viene una canzone
Da dove ti viene il peggio di chi sei? chi sei?

Beh, il "vivere a orecchio senza ricette che qualcun'altro ha prescritto" é stato sempre praticamente il mio motto. Odio le cose comandate e odio le cose che "si devono fare perché si devono fare". Il "metterci tutto e forse stonare di brutto" era esattamente quello che stava succedendo con le mie band dell'epoca. Il "senza biglietto" lo facevo diverse volte (un po' oggi me ne vergogno, ma economicamente non stavo benissimo), il "mal di mare" fa davvero si che io non possa andare in barca senza vomitare e il  "Da dove ti viene una canzone" mi rappresenta perché in quel periodo stavo cominciando a scrivere qualcosa per conto mio. "Da dove ti viene il peggio di chi sei? chi sei?" Chi sono é una domanda che mi faccio molto spesso, ma questa penso sia una cosa comune a tutti gli esseri umani dotati di un briciolo di intelligenza.

Non so quante altre canzoni ascoltate in vita mia mi hanno rappresentato come questa canzone nel periodo della sua uscita. Ad essere sincero, riascoltandola oggi mi rappresenta molto meno: la situazione sentimentale é cambiata, pago sempre i biglietti (a Londra non hai alternativa, in ogni caso), stono di meno nelle mie esibizioni dal vivo e non ho tagli nel palato da anni.

Se siete arrivati a leggere fino a questo punto vuol dire che non avete rimosso Given to rock dai preferiti, vi ringrazio! Date una chance a questa canzone e premete play.


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02/01/17

Ascolti di dicembre 2016

Di seguito trovate cosa ho ascoltato piú o meno intensamente a Dicembre.
Ho ascoltato spesso (beh, relativamente, vista la durata) The similitude of a dream della The Neal Morse band che peró non trovate nei link qui sotto perché online non si trova, poi i nuovi di Metallica, Green day (che ho acquistato in edizione fisica) e ancora Beth Hart. Sempre Anggun (piú vari suoni di piogge) nelle ore notturne e in cuffia per contrastare i rumori molesti volentieri dal piano di sopra (cambieró nuovamente casa a breve), Wish you were here dei Pink floyd per avere un po' di quiete durante il tragitto in metropolitana e i Pay, band punk italiana che mi ha consigliato un amico. Veramente gradevole il concept album su Federico III.

In questo momento sono in Italia e ho deciso di rispolverare la mia vecchia collezione di musicassette. Sto ascoltando quindi le compilation piú allucinanti e vecchi dischi che non sentivo da un botto di tempo: in questo secondo sto ascoltando il vecchio "tribute" di Ozzy Osbourne, con un grande Randy Rhoads, la cassetta precedente era un'improbabile compilation di vecchie b-sides degli Iron Maiden (mi piacciono molto, stranamente, quelle con Blaze) e qualche album di Bruce Springsteen. Mi stupisco che le musicassette abbiano conservato grosso modo la stessa qualitá sonora di 20 anni fa. Misteri del mondo.

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