03/05/13

Live report: Sparta - O2 Academy Islington, London - 29/04/13


  
Servizio e foto a cura di Fabio S.

A 7 anni dall’uscita dell’ultimo album vedere all’improvviso il nome Sparta in una lista di concerti è stata una grandissima sorpresa. Nati nel 2001 dalla scissione degli At The Drive In, hanno pubblicato finora 3 album: Wiretap Scars (2002), Porcelain (2004) e Threes (2006), imponendosi come una tra le migliori band della scena post hardcore americana.
Nel 2008 il leader Jim Ward annunciava che gli Sparta si sarebbero presi un momento di pausa, con molta incertezza per il futuro, mentre lui si concentrava su un altro progetto: Sleepercar. Da allora nessuna notizia ufficiale fino all’agosto 2011, quando Ward, per la felicità dei fan, scrive sul suo blog: “gli Sparta si sono svegliati!” Da quel giorno le cose sono andate comunque molto a rilento, la band ha iniziato a farsi vedere in giro, ma senza ammazzarsi di show, e soprattutto senza pubblicare niente di nuovo. Come me quindi, credo che tutti siano andati al concerto con tanto entusiasmo, ma anche con tanta curiosità di vedere com’è messo il gruppo dopo tanta inattività, e sicuramente con la speranza che la ruggine non sia troppa. 


Beh, vi posso dire che gli Sparta si sono sicuramente risvegliati col piede giusto. Nella piccola O2 Academy di Islington hanno dato vita ad un live composto e pacato, ma dal suono potente e coinvolgente, e sono apparsi in buona forma, motivati e grintosi. Si veniva letteralmente travolti dal loro suono, perfetto dal punto di vista del settaggio dei vari strumenti e delle voci, cosa non sempre scontata nei live. Nessun strumento dominava sull’altro, e si aveva davvero una sensazione “d’insieme” stupenda. Tony Hajjar alla batteria ha picchiato davvero duro, perfetto nelle sue ritmiche, mentre il basso di Matt Miller era costantemente presente in sottofondo, conferendo al suono gran parte della sua energia e potenza. Keeley Davis oltre ad essere un bravissimo chitarrista è anche un’ottima voce, essendo tra l’altro il leader degli Engine Down, un gruppo molto interessante.  Che dire di Jim Ward? Ti dà l’idea di essere il tipico “tranquillone”, maturo, intelligente e semplice, per niente montato di testa, che dice in maniera molto diretta quello che pensa, senza giocare a fare la rock star.
Le prime parole sono per omaggiare Londra, definendola la sua città europea preferita (ma magari lo dice in ogni città in cui suonano, no dai, non è da lui), poi ricorda i live della band in cui prendeva a parole Bush, e ora in un certo senso gli dispiace di non poterlo più fare, ma un “fuck you” glielo manda lo stesso.  Dice ancora: “il live andrà avanti fino a quando avrò voce, e una volta che lasceremo il palco non torneremo, non faremo la buffonata di andar via per poi tornare dopo 2 minuti e suonare altre due canzoni, senza offesa a tutte le band che lo fanno”. Grande! Pienamente d’accordo. E così il concerto va davvero avanti fino a quando la voce di Jim è a pezzi, dopo un’ora e mezza circa. Suonano il meglio dai loro tre album, prediligendo il fantastico Wiretap Scars, da cui suonano tra le altre le stupende Cut Your Ribbon, Air, Mye e a richiesta Collapse. Dagli altri due album spiccano invece Guns of Memorial Park, La Cerca, Breaking the Broken e Taking Back Control. Tutti i pezzi sono stati eseguiti in modo fedele alla versione studio, se non che dal vivo suonavano sicuramente più piene e potenti. Prima di andar via Jim dà l’annuncio più atteso e sperato: il nuovo album. Dice che la band recentemente si è chiusa in studio, decidevano tre accordi, e buttavano giù un pezzo. Hanno scritto in questo modo 12 canzoni in 6 giorni, sulle quali c’è ancora del lavoro da fare, ma vogliono che quest’album sia qualcosa di spontaneo e genuino, e per certi versi “grezzo”. Nessuna data è stata annunciata. Non ci resta che aspettare curiosi, ma a giudicare dalla voglia della band di suonare insieme, di divertirsi e di concentrarsi sul progetto Sparta, le premesse sono buone. Non ci deludere Jim, e ci vediamo al prossimo live!



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