09/08/16

Recensione: Steven Tyler - We’re All Somebody From Somewhere (2016)


Steven Tyler, mitica voce degli Aerosmith (non ha bisogno di ulteriori presentazioni, giusto??), lascia temporaneamente la band madre e si mette in proprio per realizzare un disco solista, il primo della sua lunga carriera, che é questo We all somebody from somewhere, appunto.
Lo analizziamo track by track? Lo so che non potete rispondere, quindi scelgo io: track by track!

01. My Own Worst Enemy
Si comincia con una canzone malinconica, molto bella, ma forse posizionata male all'interno del disco. Messa cosí sembra quasi che ci apprestiamo ad ascoltare un disco triste (cosa che comunque non mi dispiacerebbe troppo), invece non sará cosí. Gran pezzo, impreziosito da un cambio di registro verso la fine del brano.

02. We’re All Somebody From Somewhere
Mood completamente opposto per la title track che é invece un brano molto estivo e diretto. La melodia del ritornello ti si stampa immediatamente in testa e mi piace abbastanza, l'arrangiamento e la realizzazione totale (poco rock), cosí cosí. Peró ci sta. Ogni tanto la canticchio senza ascoltarla, quindi ha vinto lei.

03. Hold On (Won’t Let Go)
Voce filtrata e di nuovo atmosfere cupe che fanno da contrasto alla traccia precedente. Boh. brano sicuramente coraggioso e poco canonico ma tutte le volte che l'ho ascoltata mi è scivolata sempre via senza lasciarmi niente.

04. It Ain’t Easy
Ballad che potrebbe benissimo stare in un disco degli Aerosmith. L'arrangiamento sarebbe stato abbastanza diverso, qui a volte é (troppo) minimalista e rilassato. Peró il tutto ha senso, sennó perché fare un disco solista se vuoi registrare esattamente come la band madre? Sto facendo tutto io, lo so. Bel pezzo.

05. Love Is Your Name
Ritorniamo "in spiaggia", magari al calar del sole con un bicchiere di vino e la sabbia tiepida dopo una giornata afosa. Ok, forse sto diventando troppo poetico per scrivere recensioni. Scherzi a parte, il pezzo é fresco e diretto. Non un capolavoro, ma gradevole. Potrebbe essere una colonna sonora di un cartone Disney. Io l'ho detto.

06. I Make My Own Sunshine
Se prima eravamo al calar del sole, qui siamo alle 9 del mattino mentre ci apprestiamo a correre in spiaggia con le ciabatte, cercando un posto che faccia al caso nostro. Forse qui Steven ha un po' esagerato (soprattutto con gli uhhhu uhhhhu uhhhhu), cosí come sto esagerando io a scrivere fesserie.

07. Gypsy Girl
Pezzo a metá tra un mood triste e tra atmosfere da fine serata in spiaggia (mo basta peró...) e sicuramente non male. Forse é l'arrangiamento ancora una volta un po' troppo country a non convincermi del tutto. Ma quanto riverbero c'é nel ritornello?

08. Somebody New
A proposito di country... beh, forse qui si comincia ad esagerare un pochettino. Certo che peró se hai la voce e il timbro di Steven Tyler ti puó anche venire perdonato. Pezzo fresco (forse pure troppo) e ancora una volta con tanti uhhhu huuhu huhuuuh Hawaiani (che a me danno un po' fastidio, in verità)

09. Only Heaven
Si ritorna a suoni canonici (Aerosmith) per questa convincente Only Heaven. Boh, se c'e una cosa che non mi é chiara é l'intenzione finale di questo We are all somebody from somewhere. A livello di suoni e arrangiamenti questa canzone non c'entra nulla con le tracce precedenti, potrebbe stare su un album degli Aerosmith senza nessuna correzione.

10. The Good, The Bad, The Ugly And Me
Stavolta un pezzo Blues che ricorda i Rolling Stones nella musica e le splendide atmosfere di Pump (nostalgia...) nel cantato, Don't get mad get even, nello specifico. Boh, anche qui, canzone ottima ma non c'entra nulla con la prima parte del disco.

11. Red, White & You
Niente, la batteria continua ad essere pesante (si fá per dire, ovviamente inteso rispetto alle precedenti canzoni country) e gli strumenti Hawaiani sono spariti definitivamente (se non per qualche richiamo), per questo buon pezzo in stile Aerosmith. Stesso discorso della precedente.

12. Sweet Louisiana
Ritornano i suoni country per questo pezzo che é un ibrido tra quelli della prima metá e quelli della seconda. Anche qui, pezzo non imprescindibile (per essere buoni), con un ritornello che mi convince poco. Assolo di fisarmonica (mi sembra) verso la seconda metà.

13. What Am I Doin’ Right
Bella ballata che conclude il disco (prima delle due cover) che non è altro che un pezzo stile Aerosmith peró arrangiata solamente con strumenti acustici (a parte l'ultimo ritornello). Ottima melodia e voce di Steven Tyler che... ma che ve lo dico a fare. Gran pezzo, uno dei migliori in assoluto.

14. Janie’s Got A Gun
Vedendo il titolo pensavo fosse una follia fare una cover di un brano (proprio) giá perfetto. Beh, mi sono ricreduto. Steven la rielabora un pochettino in chiave acustica (le strofe sono quasi irriconoscibili in realtá) e il tutto ha perfettamente senso. Interpretazione vocale da 1000 e lode. Bella bella.

15. Piece Of My Heart
Se ho avuto qualcosa da ridire per gli inediti, assolutamente niente da dire per questa meravigliosa cover di Janis Joplin che non ha bisogno di presentazioni. Giú il cappello per uno dei migliori cantanti della storia, Steven Tyler, che ci regala un'interpretazione praticamente perfetta, anche alla sua età.

Disco abbastanza particolare e secondo me preparato un po' troppo a cuor leggero: le canzoni sono ok (ma senza capolavori) ma spesso non si capisce dove voglia andare a parare. A volte sembra un disco malinconico, altre un disco da ascoltare in spiaggia, a volte sembra di ascoltare gli Aerosmith e nel finale ci sono due cover. Personalmente avrei bypassato alcuni pezzi troppo allegri e "hawaiani" per renderlo un po' più omogeneo. Il disco sicuramente non rimarrá nella storia, ma per buoni tratti é di gradevole ascolto. In ogni caso Steven Tyler canterebbe bene anche la lista della spesa.

Voto 60/100

Top tracks: My Own Worst Enemy, It Ain't easy, What am I doing right. (Ho escluso le cover, perchè è scorretto, no?)
Skip track: Sweet Louisiana

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