24/12/17

Recensione: Black Sabbath - Paranoid (1970)


Il 18 Settembre del 1970 veniva pubblicato uno di quegli album assolutamente imprescindibili per il mondo della musica, perlomeno per quella che ascoltiamo noi. Di certo il merito non é della copertina qui sopra che é quanto di piú brutto un essere umano possa concepire per una cover. Ma che é sta roba?? Vabbé, mi lamento sempre delle copertine, lo sapete...

Ritornando a noi: ci sono degli album che hanno fatto la storia ed hanno influenzato generazioni e generazioni di musicisti. Beh, se ascoltate una playlist di heavy metal a caso, sappiate che una grossa percentuale delle canzoni deriva in qualche modo da questi quattro musicisti britannici e quindi anche da questo album (assieme all'omonimo debut).

Paranoid é il  secondo disco di Tony Iommi, Ozzy Osbourne, Geezer Butler e Bill Ward e, come giá detto, é un disco che starebbe in un'ipotetica lavagna che spiega la genesi del Rock. Avete presente Jack Black in School of rock? Ecco...

Il disco ha capolavori immortali e parte con quella che é forse la mia canzone preferita in assoluto dei Sabbath, una War pigs con un Bill Ward che ci fa vedere che batterista dallo stile unico sia e con in primo piano la sgraziata ma bellissima voce di Ozzy, che purtroppo cambierá parecchio negli anni a venire. Facciamo cosí, vi posto adesso una maestosa versione live di un famoso live a Parigi. Curiositá: ha un testo diverso rispetto a quello che troviamo sul disco.

Segue forse la canzone piú famosa dei Sabbath, Paranoid. La title track é stata composta e registrata in fretta e in furia peró si é rivelata la canzone icona della band inglese. Quando si dice che se hai una buona idea non hai bisogno di lavorarci troppo, prendo sempre come esempio questo pezzo. Segue una sorta di ballad, quella Planet Caravan (che sará ripresa molti anni a venire anche dai Pantera) che peró i Sabbath si sono rifiutati di fare suonare come una canzone d'amore, che poco c'entrava con il loro stile, inserendoci delle lyrics decisamente diverse da quelle canoniche. Poi uno dei riff piú semplici ma piú iconici allo stesso tempo, ovviamente a cura di quel geniaccio che é Tony Iommi: é Iron man, cavallo di battaglia della band ancora oggi. Quanto sono belle le trame di basso di Geezer Butler: durante gli assoli di Iommi, le sue trame sono a volte quasi piú belle del solo (non me ne voglia Tony).

Il side B del disco é, diciamo cosí, meno famoso rispetto alla prima parte del disco ma non per questo meno qualitativo: la bizzarra e piacevolmente inquietante Electric funeral é secondo me uno dei (tanti) punti piú alti del disco, poi una lunga Hand of doom con un bel testo che parla dell'uso di droghe che facevano i soldati rientrati dal Vietnam, per sfuggire ai ricordi agghiaccianti della guerra appena passata sotto i loro occhi. Qui Ozzy ci canta veramente benissimo. Segue la breve e a tratti Jazz Rat salad dove predomina ancora lo stile di Bill Ward (é praticamente un suo drum solo, nella seconda metá) e chiude una magnifica Fairies wear boots, un pezzo che non mancherebbe mai in un mio ideale greatest hits dei Black Sabbath. Se ascoltate il finale vi ricorda qualcosa? Esatto, For whom the bell tolls dei Metallica. Ma come per le copertine, mi piace sempre dire la mia su plagi o presunti tali.

Paranoid é un disco praticamente perfetto e da possedere a tutti i costi nella vostra collezione.

Voto 90/100

Top tracks: War pigs, Iron Man, Fairies wear boots.

Tracklist:
1) War Pigs/Luke's Wall
2) Paranoid
3) Planet Caravan
4) Iron Man
5) Electric Funeral
6) Hand Of Doom
7) Rat Salad
8) Jack The Stripper/Fairies Wear Boots

Ozzy Osbourne – vocals
Tony Iommi – guitar
Geezer Butler – bass
Bill Ward – drums