21/06/18

Live Report: Alice in Chains @ O2 Academy Leeds 16/06/2018



Live report di Fabio Battaglia

Definire enormi le aspettative per questo concerto e’ un eufemismo, perchè suonava il mio gruppo preferito in attività, gli Alice in Chains.

Il gruppo di Seattle ha continuato dopo l’enorme perdita del loro frontman Layne Staley, una delle icone della musica moderna, e ha prodotto dal 2009 due album molto interessanti, ingaggiando William Duvall alla voce e seconda chitarra.

La venue e’ l’O2 academy a Leeds, dove trovo subito un sacco di appassionati del gruppo e del genere, con cui mi trovo subito in sintonia. L’attesa e’ piacevole, conosco un batterista irlandese molto simpatico e un gruppo di ragazzi di Liverpool con una percentuale decisamente bassa di sangue nell’alcool.

Dopo alcuni cori discutibili su Steven Gerrard, comincia il concerto.

L’opening act e’ un duo voce-chitarra e batteria-voce, musica alternative rock interessante ma non esattamente originale, sulla falsariga di gruppi come Garbage e Hole. Una proposta di mezz’ora che comunque fa alla grande il suo dovere.

Rapido cambio di palco ed entrano Mike Inez, Jerry Cantrell, Sean Kinney e William Duvall.

L’opener Bleed the Freak e’ uno dei pezzi migliori del loro album d’esordio Facelift, disco dove la componente heavy del gruppo la fa da padrone. Il pubblico apprezza molto e non faccio eccezione. Grande canzone e rimango già impressionato dai suoni di chitarra e del mix generale, molto potente ma definito.

Segue Check My Brain, una delle hit del loro primo disco post-Staley Black Gives Way To Blue, Forse il pezzo più debole dell’intero concerto, comunque suonato benissimo e coinvolgente.

Segue una delle mie canzoni preferite del disco degli AIC che preferisco, Again dal loro omonimo album Alice in Chains (anche noto come Tripod).

Jerry sfoggia una Les Paul Custom Wine Red che produce non poca invidia nei (molti) chitarristi presenti, chitarra che userà per le prima parte della setlist.

Cambio chitarre per i pezzi in drop C#, la parte piu potente del concerto.

Partono Them Bones e Damn that river dal loro disco piu famoso Dirt , due brani dove si comincia a vedere la grande abilita di William Duvall nell’interpretare i brani storici del gruppo.

Apprezzo molto la scelta del secondo pezzo, non tra i piu famosi, ma che il pubblico conosce benissimo. Si comincia a pogare e questo mi porta – fortuitamente – in prima fila.


Da brividi solo a rivederlo.

La venue e’ perfetta per questo tipo di concerto, non particolarmente grande ma con un’ottima acustica e da la possibilita quasi di toccare i musicisti.

Segue Hollow che e’ probabilmente il mio pezzo preferito del loro ultimo (ma non per molto) full length The Devil Put Dinosaurs Here. Riff potente, melodie interessanti, assoli dissonanti e le doppie voci che sono il marchio di fabbrica del gruppo.

Segue un altro brano di Black Gives Way to Blue, Last of My Kind che è uno dei miei preferiti del disco. Principalmente per il fatto che William ha più spazio al microfono, mentre nel resto dei nuovi lavori degli AiC Jerry Cantrell la fa da padrone alla voce e questo e’ forse uno degli aspetti che non mi piace del nuovo corso del gruppo. Duvall e’ bravissimo (ed anche alla chitarra) ma non e’ riuscito ancora del tutto a mettere la sua personalità sui nuovi lavori.

Cambio chitarre, si torna in D# e il gruppo prende qualche secondo di pausa. Mike Inez ne approfitta per mangiare una banana.

Uno dei gruppi piu associati di tutti agli eccessi e alla droga, dopo piu 20 anni mantiene altissimo il livello probabilmente grazie a nuove abitudini – piu salutari.

Dopo questa parentesi pittoresca arriva uno dei momenti più toccante della serata, per il pezzo più famoso e rappresentativo del gruppo Down in a hole. Una canzone che avrò ascoltato (letteralmente) migliaia di volte e poterla sentire dal vivo e’ una delle più belle emozioni della mia vita.

Segue No Excuses dal loro EP Jar of Flies, ancora una volta esecuzione impeccabile, chitarre precise – da disco – e Duvall che se la cava benissimo anche se il suo volume sia di chitarra e voce e’ molto piu basso di quello di Jerry. Aumenterà da questo punto in poi, con i pezzi piu complicati.

Arriva Stone che (come suggerisce il nome) e’ un riffone cattivissimo, canzone non eccelsa ma con due riff clamorosi e quindi non si può dire niente.

Altro brano da Facelift, uno dei brani più rappresentativi degli esordi We die young. Pezzo che non manca mai a ogni concerto, super coinvolgente.

Da Jar Of Flies un’altra mazzata – ma non per la pesantezza delle chitarre. Nutshell incarna la parte malinconica degli AiC, il testo è uno dei testamenti di Layne e la chitarra finale di Cantrell è letteralmente da brividi. Chi ama gli Alice in Chains DEVE sentire questa canzone dal vivo.

Altro brano da Tripod, Heaven beside you. La scelta non mi sorprende perchè, tristemente, questo e’ stato il primo brano in studio con Cantrell alla voce solista. Naturale che trovi spazio nel nuovo corso. Avrei apprezzato molto di più altri pezzi di quell’album come Sludge Factory, Shame In You o God Am.

Bellissima sorpresa con It Ain’t Like That dal loro album di esordio. Brano più rapido, coinvolgente e suonato alla grande.

Nessuna sorpresa invece con Man In the box (dallo stesso album), pezzo sempre presente in tutti i tour degli AIC da più di 20 anni. Duvall riesce alla grande a cantare uno dei pezzi più impegnativi, molti grandi artisti hanno cantato per Cantrell & Co dopo la morte di Staley e nessuno e’ riuscito a interpretarlo come lui.

Il gruppo fa finta di finire per poi rientrare (oh che sorpresa). Arriva The One You Know, l’ultimo singolo che precede l’uscita del nuovo album che arriverà probabilmente a luglio 2018. Pezzo particolare, con un riff su un accordo dissonante – quasi cacofonico - che solo il genio di Jerry Cantrell poteva trasformare in una canzone.

Arriva la bellissima Got Me Wrong dal disco semiacustico Sap. Con questo pezzo hanno suonato ogni canzone di ogni disco della loro discografia. Duvall fa le chitarre soliste, a volume quasi zero. Enigma.

Immancabile Would? da Dirt, e chiusura fenomenale con il capolavoro Rooster pezzo che Jerry Cantrell ha scritto ispirandosi alla storia del padre, soldato americano in Vietnam. Esecuzione ancora perfetta.

Grande rammarico per la fine del concerto, non ci si stancherebbe mai di ascoltare un gruppo che ha attraversato vicende controverse, ha perso una parte enorme della sua anima ma che è riuscito a tenersi a galla mantenendo grande inventiva e allo stesso tempo una identità e un suono inconfondibile.

Le aspettative sono state largamente soddisfatte, un concerto di cui ogni nota ha avuto un significato, ogni canzone ha accompagnato almeno un momento della mia vita. Da vedere.

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