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23/05/19

Recensione: Paul Gilbert - Behold electric guitar (2019)


Paul Gilbert è uno dei miei guitar hero preferiti.
Non solo per come suona ma proprio per il personaggio, che si è sempre dimostrato semplice, molto simpatico e disponibile al pubblico. Lo invidio anche  per la sua forma: ha ancora un fisico da ragazzino nonostante i suoi 52 anni. Recentemente ho avuto una "discussione" online con uno che ha detto che é invecchiato male. Boh, si dice che il mondo é bello perché é vario, ma forse é un po' troppo vario. Io l'ho visto dal vivo un anno e mezzo fa e, se non fosse stato per i capelli corti, pareva quello di 30 anni fa, come forma fisica e come attitudine sul palco, sempre sorridente e partecipativo.


Venendo a questo Behold electric guitar: avevo salvato questo disco fra i preferiti sul mio smartphone e mi sono detto qualcosa del tipo: lo ascolto una sola volta tanto per vedere com'è. Non che mi aspettassi poco da uno di questa caratura ma è che non vado pazzo per gli album interamente strumentali, se seguite il blog lo sapete. Beh, non é stato cosí: mi sono gustato il disco parecchie volte, prevalentemente come sottofondo in treno durante le mie partite online a dama.

Ora, il disco dura quasi un'ora e ovviamente penso che si poteva accorciare (piú di) qualcosina in termini di minutaggio, ma nonostante questo l'album è molto gradevole nella sua interezza perché alterna diverse atmosfere e non cade troppo nella ripetizione (per quanto possibile per un album di questo tipo). Certo, c'é qualche pezzo di cui si poteva fare a meno, ma ci sono anche diverse cose notevoli.

Le mie "cose notevoli" preferite di questo disco, sono probabilmente quelle piú melodiche: I own a building, Let the battery die ed Every snare drum hanno delle trame deliziose. Altro momento fantastico é A herd of turtles, con Paul in versione cantastorie che ci racconta cose come i conigli che si vogliono ribellare alle volpi che le cacciano. Vi lascio il video a fondo pagina. Altri momenti clou sono la prog Everywhere That Mary Went e Love Is The Saddest Thing, che mi ricorda molto Steve Vai.

Behold electric guitar é un disco di fattura ineccepibile realizzato da un musicista ineccepibile. Forse non imprescindibile, ma sicuramente con tanta buona musica.

Voto 68/100
Top tracks:  I Own A building, Let That Battery Die, A Herd Of Turtles

Tracklist:
Havin’ It
I Own A building
Everywhere That Mary Went
Love Is The Saddest Thing
Sir, You Need To Calm Down
Let That Battery Die
Blues For Rabbit
Every Snare Drum
A Snake Just Bit My Toe
I Love My Lawnmower
A Herd Of Turtles
Things Can Walk To You