11/03/13

Intervista: Hellettrik


Di ritorno (provvisoriamente) nella mia terra natía, non mi sono lasciato scappare l'occasione di incontrare gli Hellettrik, band che ho giá recensito qualche mese addietro (clicca qui): Clay Mignemi (voce e chitarra), Fabrizio Galletta (basso) e Dario Pierini (batteria). Interessante cercare di capire come il sud potesse accogliere la creatività di una band emergente con degli obiettivi così internazionali: si parla di blues americano, rock inglese 60-70, ma anche tante influenze moderne. 

Avete presentato il disco per la prima volta in un locale di Catania, era la prima volta live per voi davanti ad un pubblico o vi eravate già esibiti?

Dario: No, come Hellettrik era la nostra prima volta. Abbiamo fatto una sorta di "prove aperte" al Teatro Coppola di Catania qualche mese prima, ma non era niente di ufficiale, stavamo solo provando i suoni della nostra strumentazione in un contesto più formale. Da quella volta è cominciata per noi una lunga ricerca per una giusta location dove poter presentare a dovere il disco.Ma stava passando troppo tempo senza che riuscissimo a fissare alcuna data certa. Optammo quindi per la velocità prendendo l'ingaggio al Chakra Lounge. Posto che di per se ci attraeva poco e niente a dire il vero. Forse la nostra vera prima serata ancora non è avvenuta, trovare delle condizioni ottimali è molto difficile.

 

Perchè? Come sono andate le prime serate a supporto del nuovo disco?

Dario: Beh sicuramente c'erano molte aspettative per le prime apparizioni live, venivamo da tante prove e lunghi preparativi che ci hanno impegnato molto sia dal punto fisico che mentale. Ma nonostante tutto devo dire che sia andata piuttosto bene, niente di quello che facciamo viene dato per scontato e questo è quello che veramente importa. Stiamo ricevendo parecchi consensi e tutto sta ingranando alla grande.

 

Come ha risposto il pubblico? Si esalta in particolare per qualche canzone?

Clay: Per i primi live, si sa, il fattore pubblico è da dividere in due parti: gli amici e quello che noi chiamiamo "il pubblico tecnico", ovvero tutti i musicisti che frenquentano altri musicisti, che vanno ai concerti e che passano le ore giudicando questo piuttosto che quell'altro. L'altra categoria di pubblico è quella dei fan, che ancora non abbiamo. I motivi sono ovvi, stiamo iniziando adesso e ci conosce ancora poca gente al di fuori della nostra cerchia. Credo sia principalmente un problema culturale legato alla Catania di oggi in effetti. Raramente ho visto persone smuovere il culo per un qualcosa di totalmente sconosciuto. Non c'è curiosità nell'aria di questi tempi...è la mia impressione almeno. Comunque sia, alla sera della nostra prima, parecchie delle persone in sala avevano già acquistato il disco precedentemente e ci ha sorpreso vederli addirittura cantare delle parti di canzoni. Anche se a dire il vero nel momento in cui questo accadeva, la mia preoccupazione maggiore era non dimenticare il testo, se fossi stato io a dimenticarlo sarebbe stato paradossale! (ride)

 

 C'è qualche brano in particolare che amate suonare?

Clay: E' bello suonare tutti i nostri brani perché l'idea in se di portare su un palco quello che si è concepito in momenti ben più intimi e personali è soddisfacente per noi! Però i brani che ci diverte di più suonare sono quelli più "aperti", come Downtown e Under the Line, dove spesso inseriammo jam improntate sul momento che ci tengono coinvolti ogni volta come se fosse la prima esecuzione. E un pò così lo è.

 

Come vi collocate rispetto alla situazione musicale della vostra citta?

Dario: A Catania si vive di amicizie e raccomandazioni. Noi siamo degli sconosciuti e non rientriamo in nessuna cerchia in particolare. Persino il nostro genere musicale sa di tanto ma di niente in particolare, tanto da non poter essere collocato. L'ingaggio alla Lomax (Catania), il più prestigioso ottenuto fin'ora, è arrivato quasi per caso. Dopo la fine dello spettacolo di quella sera, avevamo appena finito di suonare Under the Line, scendemmo dal palco e fummo fermati da una rappresentante di una abbastanza nota radio catanese (di cui la band preferisce non fare il nome). Il fatto è che in passato abbiamo per tanto tempo cercato di contattare la radio in questione, senza aver ricevuto nemmeno uno straccio di risposta, ma alla Lomax magicamente siamo stati notati! Viene da chiedermi se non sia così per tutte le band che suonano alla Lomax a sto punto. "Ci sono tante realtà musicali interessanti nella nostra città", sono in molti a dirlo ma in pochi sanno realmente di cosa parlano, dato che non gli viene dato spazio più di tanto.

Clay: Esatto, in molti si fanno avanti per far suonare band emergenti di qua e di la, ma si parla nella maggior parte dei casi di tribute band. Eh si, mi fa proprio rabbrividire l'argomento. Una rassegna per band emergenti che suonano cover? Ma stiamo di fuori?? Le tribute band stanno spopolando a Catania di questi tempi, è giusto che si sappia in giro come stanno realmente le cose e che ognuno faccia le proprie considerazioni. La domanda sarebbe: Catania è musicalmente una città attiva? Si, certo, le cover spaccano di brutto! I catanesi amano così tanto la musica da non sentire il bisogno di crearne di nuova.

 

Qualche aneddoto divertente?

Fabrizio: Quando stavamo per preparare i brani da eseguire dal vivo, qualche mese prima, ci preoccupavamo già di essere troppo rumorosi per i locali e per gli standard live di Catania. Effettivamente avevamo abbozzato una scaletta abbastanza potente, stavamo addirittura valutando l'ipotesi di non suonare nei piccoli locali, avremmo avuto sicuramente problemi con i gestori, pensammo. Un pomeriggio ci venne a trovare in sala un nostro amico. Fu uno dei pochi che riuscì ad intrufolarsi in salsa per ascoltarci in anteprima e noi eravamo molto emozionati, cercammo quindi di dare il meglio di noi... Si addormentò.

 

Perché “Hellettrik”? Da dove nasce questo monicker?

Dario: E' una storpiatura della parola inglese electric, e fino a qui ci arriviamo un pò tutti. Fu Clay a portare il nome nella band. Una volta Hellettrik veniva utilizzato per degli effetti di chitarra che Clay realizzava assieme ad un certo Fabrizio Castro. Tutt'ora nel setup della band figura l' Hellettrik Surf Box, un'unità di riverbero a molla analogico ideato interamente da loro. Quando Clay propose il nome, l'idea ci piacque molto e decidemmo di adottarlo.

Fabrizio: Tra l'altro avere come nome della band una parola assolutamente inventata ha i suoi punti a suo favore, specie nella realtà odierna, dove i motori di ricerca ne fanno da padroni

 

Altra domanda di rito: quali sono le vostre influenze?

Clay: il punto più importante della band sono le nostre influenze e quanto queste emergano all'interno delle nostre composizioni. Non è un caso se in molti non riescono ad individuare un genere predominante nella band, ognuno di noi viene da un background differente. se Dario viene dalla new-wave e Fabrizio dal southern-rock, io sono sicuramente il più blues dei tre. Ma nonostante le radici guardiamo molto più avanti e verso i giorni nostri di quanto si possa credere, non siamo per niente di vedute ristrette. In fase compositiva ad esempio, non ci poniamo limiti di alcun genere.

 

I vostri album preferiti?

Clay: è difficile dirti quelli preferiti perché ce ne sono stati tanti e ce ne continueranno ad essere, ma posso dirti che dischi come: "Appetite for Destruction" dei Guns n'Roses, "Led Zeppelin IV" e "Sticky Fingers" dei Rolling Stones mi hanno sicuramente cambiato la vita da metà anni '90. Ascoltavo anche parecchia roba di Elton John, Queen e Beatles da adolescente, ma erano per lo più playlist registrate su musicassette...bei tempi! Ad oggi, attendo con ansia l'ultimo di David Bowie: "The Next Day".

Dario: "Reggatta de Blanc" dei Police non è il mio preferito in assoluto ma ha significato molto per me e per il mio modo di suonare ancora attuale.

Fabrizio: "Let there be rock" degli Ac/Dc perchè incarna pienamente la filosofia rock per come la intendo io, istintivo ed energico. "Pronunced Leh-nerd Skin-nerd" dei Lynyrd Skynyrd e "The southern harmony & musical companion" dei Black Crowes, altri due album fondamentali per la mia crescita musicale. E poi c'è "Quadrophenia" degli Who, per me la più grande opera rock mai stata scritta.

 

End of choice è la mia canzone preferita del disco, ci direste di cosa parla la canzone?

Clay: credo sia facile capire di cosa parla End of Choice, semmai risulta difficile capire a chi o cosa viene fatto riferimento nella canzone. Potrebbe riferirsi a qualcosa, un periodo o, volendo essere più scontati, ad una persona. Il punto è che quasi tutte le canzoni scritte finora risultano piuttosto aperte ad interpretazioni varie. Una cosa posso dirtela con sincerità però, è una delle poche canzoni ad aver cambiato di significato nel tempo, per me. La sento paradossalmente più vicina adesso di quando la scrissi due anni fa. Non l'avrei mai immaginato.

 

Qual è il vostro processo creativo? Come nascono le canzoni?

Dario: Le nostre canzoni nascono spesso da un riff portante che tramite improvvisazioni varie viene pian piano arricchito. In genere i testi e le melodie nascono in un secondo momento, vengono per lo più ispirati dal sound stesso del brano.

Fabrizio: Nel caso di "Flight of Colt" ad esempio, il giro armonico del brano ci comunicava un senso di leggerezza, libertà, rivalsa.. Mi ricordai di un vecchio articolo letto su un giornale di cronaca, riguardo un certo Colt. Quella di Colt è una storia vera, era un ragazzino con il sogno di volare, che sfidò le proprie sorti, da solo contro la security dell'esercito degli Stati Uniti d'America. Scrissi il testo, Clay lo adattò al brano e tutto andò alla grande!

 

Cosa state facendo attualmente? Passate i giorni a godervi i frutti del nuovo disco o siete dediti al lavoro?

Fabrizio: Non ci fermiamo mai! Abbiamo fatto un enorme lavoro fin'ora, autorprodursi un album è stato ancora più complicato di quanto pensassimo e la promozione che stiamo vivendo in questo periodo non lo è da meno. Nonostante ciò abbiamo ancora una voglia matta di vederci in sala per scrivere roba nuova e andare avanti. Ci sentiamo molto realizzati e attivi. All'orizzonte si intravedono parecchie cose interessanti, staremo a vedere...

 

Un ringraziamento alla band per l'intervista, augurandoci che qualcosa possa cambiare nella scena musicale italiana: il pubblico si sta abituando al "giá sentito" (Aka cover) ed é sempre piú difficile per una band conquistare notorietá con degli inediti. Speriamo possa essere il caso degli Hellettrik, che hanno davvero tutte le carte in regola per conquistare un posto tra i "grandi".

A seguire delle foto inedite del primo concerto in assoluto tenuto dalla band e il primo video live mai pubblicato fin'ora..si tratta di if 6 was 9 di Jimi Hendrix, suonata durante la presentazione dell'album. 

Il loro, ovviamente, non quello di Jimi Hendrix.

 







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