19/04/13

Live report: Avantasia - Alcatraz - Milano 16/04/2013


Foto e articolo a cura di Sonia:

Che dire? In poche parole risulta davvero difficile descrivere la magnificenza portata on stage da Tobias Sammet & Co; tuttavia, spero di riuscire a trasmettere almeno in parte, le emozioni che io stessa ho provato durante il concerto.
Poche ore fa ho inoltre appreso, tramite un tweet dello stesso Tobias, che il concerto di Milano ha fatto registrare il sold out! In effetti l'Alcatraz era bello pieno, ma non mi aspettavo addirittura il sold out; quindi wow! Soprattutto perché l'ultima volta il pubblico italiano non è che avesse proprio brillato in fatto di partecipazione, nel senso erano pochini...
E comunque, dopo 4 concerti fatti, avere già 3 sold out all'attivo non è per niente male come media!
Consideriamo però, che l'Alcatraz non è poi così grande; credo che abbia una capienza di circa 2500-3000 persone al massimo (ma forse anche meno). Ad ogni modo; EUREKA!
Tornando al giorno del concerto; le leggi di Murphy sono verità assolute, soprattutto quando si hanno dei programmi ben precisi. Sorvoliamo quindi tutta la serie di contrattempi, imprevisti e iatture varie che hanno coronato la giornata lavorativa e non (dannato traffico di Milano all'ora di punta!!!!), di martedì 16 Aprile e giungiamo direttamente davanti al locale.
La fortuna di essere donna è che nessuno se la prende a male se, con ingenua naturalezza ed un sorrisino compiacente, salti i km di fila e ti intrufoli a pochi metri dall'ingresso; se poi sei accompagnata da un'amica che, grazie alle conoscenze intrinseche alla security del locale, per poco non ci permetteva di entrare anche prima degli altri, è ancora meglio! Pertanto, giunte in loco, ben oltre le 7.00 di sera, siamo entrate insieme alla prima centinaia di avventori in attesa da chissà quanto, in compita fila, dinnanzi ai portoni metallici dell'Alcatraz.
Alcatraz che, per concerti di questo genere è davvero un postaccio; io lo chiamo simpaticamente “buco schifoso” principalmente per i problemi di sound che spesso e volentieri incombono sugli show. E, puntuali come la morte, anche ieri ci hanno fatto visita: nello spazio di mezza canzone, ad un certo punto, le chitarre sono come “sparite” sovrastate dagli altri strumenti. Per fortuna è durato poco, poi tutto è tornato normale. Inoltre, verso l'inizio del concerto, Tobias continuava a fare cenno a qualcuno alla destra del palco di abbassare qualcosa (forse i suoi ear-monitors); non so se questo eventuale problema è poi stato risolto oppure Tobias si è dovuto rassegnare...
Piccola parentesi; i cancelli sono stati aperti con ben un'ora di ritardo rispetto all'orario scritto sul mio biglietto (h.18,30), in compenso il concerto è cominciato con quasi un quarto d'ora d'anticipo.
Essendo entrate prima del previsto, siamo riuscite ad accaparrarci un posticino sulla balconata, che garantiva una perfetta visione del palco; certo non eravamo così vicine quanto avrei voluto, fosse stato per me, sarei scappata in prima fila!
Il palco sinceramente me lo aspettavo più grande, ma dati i limiti strutturali del “buco schifoso” non si poteva certo pretendere di più; quando siamo arrivate, lo sfondo era costituito da un semplice telone con il logo “Avantasia”.
Il locale era ormai praticamente pieno quando si sono abbassate le luci, la musica in sottofondo si è spenta e lo sfondo del palco è cambiato, mostrando la copertina di “The Mystery of Time” (ma non il front con gli elfetti e quello che io chiamo il “magic clock”). Il palco viene illuminato da una luce blu, mentre le prime note dell'intro di “Spectres” inaugurano il concerto milanese di Tobias e dei suoi Avantasia.


Già, è proprio “l'incriminata” “Spectres” a fare da apripista; ed io già ridevo, non per la simiglianza con la canzone dei Kansas (solo la strofa, però!), quanto perché, a parte forse qualcuno in platea, ero l'unica a cantarla a squarciagola. Al che ho dedotto che probabilmente ero tra le poche persone presenti a conoscere le parole delle canzoni dell'ultimo album.
Spectres” dal vivo ha una carica pazzesca, merito sicuramente sia delle orchestrazioni di Miro Rodenberg, grazie alle quali è stato pertanto sfatato il mio più grande timore riguardo alla resa live delle songs con parti orchestrali importanti; sia della canzone in sé che ha davvero un tiro fantastico.
Com'era logico supporre “The Mystery of Time” ha avuto largo spazio all'interno del repertorio proposto, nel quale figuravano ben 7-8 canzoni da esso estratte. Oltre alla già citata “Spectres” infatti, Tobias ci ha deliziato con “Invoke the Machine”, sequel dell'apripista, e che ha infiammato il pubblico grazie all'entrata in scena dell'esuberante Ronnie Atkins. Un vero colosso live, il palco a stento riusciva a contenere l'incredibile personalità di questo gigante del Rock; una timbrica unica, una voce graffiante, una potenza trascinante ed un entusiasmo che non ti aspetteresti da un “vegliardo” come lui! Incredibile, davvero strepitoso.
Per quanto mi concerne, oltre a qualcosa che già sapevo avrebbero suonato, mi ero fatta una sorta di “must list” dei brani che mi sarebbe piaciuto ascoltare da “The Mystery of Time” e devo dire che non sono rimasta affatto delusa; avendo attinto così tanto dal nuovo album, tutte le songs che erano in lista sono state eseguite.
Savior in the Clockwork” live è spettacolare, il ritornello ti trascina, ti invoglia a cantare; ti prende per mano e ti conduce nel cuore di “The Mystery of Time”.
Sleepwalking” è stata una piacevole ri-scoperta; è una canzone che, nonostante sia una “fuckin' pop-ballad” come dice Tobias, mi piace molto, adoro la ritmica “sincopata” del ritornello. Alla voce, sorpresa delle sorprese, c'era l'amatissima Amanda Somerville al posto della Yang (peraltro neanche presente nella line-up della band); grazie alla bella americana, questa canzone acquista molto più spessore, sebbene, mi duole doverlo ammettere, rispetto alle altre ballads proposte è oggettivamente la più debole come impatto sonoro, ma comunque, mi è piaciuta moltissimo. In verità adoro i duetti tra Amanda e Tobias; quando cantano insieme hanno l'aria sognante di due piccioncini che tubano....ahaha, scherzo, ma neanche tanto poi!


What's left of me” è un'altra delle canzoni che dal vivo si trasforma, grazie anche alla presenza scenica di Eric Martin; contando le due precedenti volte in cui l'ho visto insieme ai suoi Mr Big (sempre a Milano, nel 1994 e nel 2009), era la terza volta che lo vedevo dal vivo, ma ne sono rimasta comunque incantata! Ha una timbrica calda ed una buona estensione coadiuvate da una tecnica vocale semplicemente sopraffina! Bellissimo il ritornello finale duettato con Tobias che gli faceva, come nel disco, il controcanto prendendo (quasi sicuramente) la terza sopra. Ho ancora i brividi quando ci penso!
Maestosa, struggente, incalzante, splendida nella sua concezione e nella sua variegata struttura, “The Great Mystery” è stata una chicca davvero eccelsa. Grandissimo plauso al lavoro di Miro alle tastiere, la menzione d'onore se la merita davvero. Bob Catley si è dimostrato, come sempre, un interprete emozionale ed elegante; dando quegli accenti vellutati su quelle parti dove si richiedeva un'interpretazione più profonda e che, in questa canzone, fin dalla prima volta che l'ho ascoltata, mi hanno commosso fino alle lacrime. I cori, affidati ad Amanda ed all'altro nerboruto corista di cui sinceramente non ricordo il nome, sono stati all'altezza della situazione; certo, non avevano la pienezza che traspare dal disco, ma diamine, è impossibile riprodurre live ciò che passa tra mille filtri digitali e altri “fanta-marchingegni”! Unica nota a margine di una canzone altrimenti perfetta; Tobias si è ostinato a cantare fin dal primo ritornello “I've borne for my devotion” (lyrics che compaiono solo ed unicamente al secondo ritornello) invece di “You break me just to make me feel like a golden child”.....ma magari la cosa era voluta, in fondo l'ha scritta lui!

E' la volta di un'altra delle mie canzoni preferite di “The Mystery of Time”; la ricca e potente “Black Orchid” eseguita magistralmente, piacere puro fatto musica! E qui, però mi casca Tobias; non ho idea di cosa gli stesse passando per la mente, fatto sta che si è completamente dimenticato di cantare la prima strofa! Ha attaccato l'incipit della canzone direttamente dalla seconda che, pertanto è stata ripetuta due volte. Poco male, non so quanti altri ci abbiano fatto caso; Tobias dal canto suo, con molta professionalità, pur abbozzando un mezzo sorriso e scuotendo la testa come a dire “ma che cavolo sto facendo?”, ha dissimulato bene l'errore.
Ora, ho un piccolo vuoto di memoria, non ricordo se hanno suonato anche “Where the Clock Hands Freeze” oppure no...so solo che Michael Kiske ha spopolato! Più volte si sono levati cori spontanei che lo inneggiavano, quasi fosse un Dio del Nord, “Kiske, Kiske, Kiske!” e lui si è inginocchiato e ci ha ringraziati. Siccome sul palco c'era pure Tobias, il pubblico ha declamato a gran voce anche il suo nome per esteso “Tobias!”; il buon Michael però ci ha corretti, dicendoci che di solito lo chiamano “Tobi” e così gli italiani hanno nuovamente acclamato il nome del genietto di Fulda. Non contento, Kiske ci ha pure corretto la pronuncia della “o” germanica, decisamente più chiusa rispetto a quella italiana; e per la terza volta il pubblico milanese ha elevato al cielo (ooops al soffitto dell'Alcatraz) il nome di Tobias Sammet, questa volta pronunciato a dovere. Piccole gags a parte; Michael Kiske è un cantante fenomenale e sono più che soddisfatta dell'ampio spazio che Tobias gli ha dedicato; voce bellissima, cristallina, che mai tradisce alcuna esitazione, pulita e con un'estensione verso l'alto che quasi inebetisce, tanto è ampia! Straordinario!


Il pubblico italiano ha ovviamente dato il meglio di sé nei brani che appartengono al passato più o meno recente del repertorio Avantasia; ed anche in questo caso la sottoscritta aveva pronta una sorta di “lista dei desideri” circa le canzoni che anelavo sentire live. Complice anche una piccola “statistica” che Tobias ha fatto tra i fans poco prima che iniziasse il tour (e nella quale chiedeva quali canzoni più o meno vecchie i fans avrebbero voluto ascoltare), anche in questo caso non sono rimasta delusa.
Andando cronologicamente a ritroso, troviamo il doppio “Wicked Symphony” ed “Angel of Babylon”, da cui sono state estratte la title track “Wicked Symphony”, una delle mie preferite dell'album; “Stargazers”, “Scale of Justice”, “Promise Land”, introdotta da Eric Martin in italiano! E “Dying for an Angel” che ha riproposto uno strepitoso duetto Martin-Sammet; canzone semplice, diretta, orecchiabile, “Dying for an Angel” ha fatto saltare il pubblico dell'Alcatraz.
Peccato non abbiano inserito anche “Runaway Train” o “Journey to Arcadia”, brani che apprezzo tantissimo per la loro poesia.
Da “The Scarecrow” hanno suonato “Twisted Mind”, “Shelter from the Rain” con un Michael Kiske davvero inarrivabile! “Lost in Space” cantata a furor di popolo, ed ovviamente la mia preferita di tutto l'album, la title-track “Scarecrow” che ha visto l'alternarsi di Bob Catley e Ronnie Atkins per sostituire il grande assente, Jorn Lande; assenza a tratti piuttosto pesante, soprattutto su certe lyrics scritte pensando ad una voce come la sua....
Da “Metal Opera pt2” Tobias ci ha proposto una song d'atmosfera, che ha dato un po' di tregua ai suoi musicisti, Miro escluso. Luci soffuse, pianoforte in sottofondo e poi uno spotlight su Bob Catley per le prime battute di una bellissima e dolcissima “In Quest for”; bel duetto da ascoltare e da vedere. Seduti sui gradini posti rispettivamente a destra ed a sinistra della batteria, Bob Catley e Tobias ci hanno regalato alcuni istanti di pura magia; il pubblico li ha supportati cantando con loro il ritornello.

Non poteva mancare l'immensa “Seven Angels”, altra song tra le mie preferite in assoluto; e qui, il soffitto dell'Alcatraz per poco non esplodeva. Non ho assolutamente idea di cosa e se si sentisse qualcosa da fuori, ma il coro di “Seven Angels” credo, in un modo o nell'altro, sia davvero arrivato a toccare il cielo! Durante questa splendida, incontrastata, fulgida stella, tra le tante del repertorio Avantasia, il passo falso questa volta l'ha commesso Kiske; eh sì. Nella parte finale, la reprise dopo l'arpeggio al piano forte e dopo le lyrics cantate da Tobias, il nostro Michael, pensando di essere forse leggermente più avanti, invece di cantare “You've been fighting for your soul”, ci ha messo “When you're walkin' on your own..”. Poco male, Tobias ha risolto subito facendo fare i coretti ad un pubblico più che partecipe che chiedeva questa canzone già da un bel pezzo! Ne è risultata una “Seven Angels” un po' azzoppata nel finale, ma che comunque è stata magistralmente eseguita ed interpretata.
Veniamo ora all'ultimo album che ancora manca per completare la maratona musicale attraverso la discografia Avantasia "so far"; "Metal Opera pt1".


Da questo album, Tobias ha estratto dal cilindro, con cui si è presentato sul palco, "Breaking Away", "Reach out for the Light" e "Farewell" con il solito meraviglioso duetto con la splendida Amanda; com'era logico aspettarsi, anche questa canzone è stata cantata o "ululata" a furor di popolo da un pubblico non ancora pago, sebbene sia stata proposta piuttosto in là nella scaletta della serata. Concludono il repertorio, ed anche il concerto, due brani simbolo per gli Avantasia, ancora più di "Seven Angels" e "Scarecrow"; sto ovviamente parlando di "Avantasia" e "Sign of the Cross", sulla cui ritmica, scandita solo da basso e batteria, Tobias ha presentato la band (ed ha accennato ad un pezzettino di strofa di “Livin' on a Prayer” di Bon Jovi). Un finale davvero al fulmicotone, che ha infiammato un pubblico forse al di sopra delle aspettative dello stesso Tobias; bhe, se così è stato davvero, non posso che esserne lieta! Sia per una piccola questione di "orgoglio nazionale"; sia perché, soprattutto c'ero anch'io!
Da quello che Tobias ha detto, introducendo le presentazioni, pare che da qualche parte qualcuno si sia lamentato per quanto lui tenda a dilungarsi elencando i nomi, accompagnati da un minimo di preambolo più o meno divertente, dei suoi compagni; a lui, ha detto, queste critiche non interessano, perché "dopo 3 ore di show tutti loro meritano di essere nominati"....E ci mancherebbe!
Al di là del mio sostanziale appagamento come fan, reputo questo concerto qualcosa di veramente imperdibile; vale davvero la pena spendere quei dannati 36 Euro per assistere al loro live show!

In tutta la mia vita ne ho visti tanti di concerti, veramente tanti; ma lo show degli Avantasia di ieri sera entra di diritto tra i più beli ed emozionanti cui abbia mai assistito. E questo sia per l'aspetto visivo, o comunque d'insieme, offerto dagli artisti che si sono prodigati in questa impresa; sia soprattutto dal punto di vista della qualità della musica proposta, che va ben oltre il semplice gusto musicale. Gli artisti, cantanti e musicisti, che si sono avvicendati su quel palco hanno dimostrato uno spessore ed una caratura che non tutti posseggono.
Il grande merito di Tobias Sammet non è quello di avere riunito solo dei nomi importanti per il progetto Avantasia; ma semmai, è quello di avere creato un'opera musicale in cui ogni artista ha potuto trovare una sua dimensione, regalando al risultato finale un pizzico della propria personalità. Quel tratto dell'anima musicale che fa propria una canzone anche se scritta da altri.
In questo Tobias è un vero genio; mette a nudo la sua stessa anima musicale affinché gli artisti che dovranno poi cantare le sue canzoni possano a loro volta carpirne il significato profondo. E' così che, secondo me, nascono dei piccoli capolavori interpretativi come "What's left of me" (tanto per fare un esempio), canzone, a mio avviso che ha una carica emotiva incredibile.
La vera forza di "The Mystery of Time" sta forse in questa particolare commistione; ed io, personalmente, l'ho avvertita maggiormente in questo album più che in altri.
Una menzione particolare infine, va fatta per tutti i musicisti: il bassista (di cui ora non ricordo assolutamente il nome - perdonatemi, ma ho cominciato a scrivere questo resoconto alle 2 di notte, di ritorno dal concerto) aveva davvero un bellissimo suono ed una presenza eccezionale. Gli perdono il fatto di aver suonato sempre e solo con il plettro, ma a questo proposito esistono varie "scuole di pensiero" e non mi sembra questo il luogo deputato a scatenare un tale ginepraio. E' stato definito dallo stesso Tobias "Yngwie Malmsteen del basso" per la sua bravura nell'eseguire parti molto veloci.
Sascha Peath (già produttore di Tobias anche per gli Edguy) è ormai una garanzia; musicista sopraffino, ha grande gusto, oltre ad indubbie capacità. Plauso di merito anche ad Oliver Hartmann, pregevolissimo vocalist oltre tutto!
Amanda Somerville, sempre eccelsa nella sua disarmante solarità che traspare anche dalla sua voce; bravissimo anche l'altro corista. Ed ovviamente eccezionali, per capacità, presenza e personalità, tutti i lead vocalists che hanno contribuito a rendere speciale questo concerto; Bob Catley, Michael Kiske, Ronnie Atkins ed Eric Martin.
Grandissimo il già menzionato Miro Rodenberg alle tastiere; un lavoro eccezionale davvero.
Last, but not least; Felix Bohnke, vero cuore pulsante della band. Una vera e propria drum-machine umana! E' stato strabiliante; non posso fare altro che inchinarmi davanti a cotanta bravura, tecnica e, non da ultimo, resistenza fisica! 3 ore e un quarto di spettacolo suonate al massimo, instancabile, perfetto! Ho visto solo un altro drummer suonare a questi livelli per così tanto tempo; Mike Portnoy.

Tobias è stato il Signore incontrastato di tutto lo show; pur facendo qualche pausa (nessuno può cantare in quel modo per 3 ore, è umanamente impossibile) non si è risparmiato un solo istante. Davvero encomiabile e non sto esagerando; la mia amica, che conosce a malapena gli Avantasia, è rimasta esterrefatta dalla qualità dello spettacolo offerto e dalla bravura di Tobias e compagni.


Per concludere questo mio, forse fin troppo prolisso, resoconto, vorrei raccontare un paio di piccoli anedotti divertenti che hanno visto protagonisti soprattutto Tobias ed Eric Martin.
Il bell'americano, per ingraziarsi (come se ce ne fosse stato bisogno) il pubblico, ad un certo punto si è presentato sul palco con in mano dei foglietti di carta su cui aveva scritto delle frasi in italiano da rivolgere al pubblico, che ha gradito naturalmente. Poi ci ha fatto cantare "Volare....ooooo; cantare...ooooo", sotto gli occhi divertiti di Tobias il quale, in un secondo momento, ha ben pensato di emularlo. Con ben misera fortuna, a dire il vero; forse è stata colpa dei brani che ci ha proposto, "Gloria" di Umberto Tozzi e "Felicità" di Albano e Romina Power!! Di quest'ultima poi, ha storpiato il titolo in qualcosa che assomigliava molto a "Felix ist das!", ma non ci giurerei, il mio tedesco fa schifo e non so nemmeno se abbia senso una frase simile....anzi no, sono certa che non ne abbia! Ha interagito con il pubblico con grande ironia, ma non sempre è stato compreso; la verità è che gli italiani, noti per la loro incompetenza nelle lingue straniere, non riuscivano a stargli dietro perché Tobias parlava troppo velocemente per loro. Poi però se ne è reso conto ed ha parlato più lentamente scandendo bene le parole.
Quindi, caro Tobias, non avertene a male se a volte non siamo stati collaborativi come forse ti aspettavi che fossimo; non era pigrizia!
Io capivo pressoché tutto, ma studiando inglese da una vita era il minimo!


Ultimissima curiosità; dentro l'Alcatraz faceva caldo, io ero in canotta e sudavo (quindi faceva davvero caldo), Amanda Somerville sul palco si faceva sventolare da un grosso ventilatore; eppure Michael Kiske e Ronnie Atkins si sono ostinati a tenersi addosso il giubbotto di pelle!
Ma l'apice penso l'abbia toccato Tobias; l'onnipresente Tobias che scorrazzava sul palco spettinandosi i capelli come una ragazzina vanitosa, con movenze alla "Jack Sparrow del Metal" (sebbene il suo stile si avvicini molto più a quello di "pseudo-ufficiale dandy ottocentesco"- e non è una critica negativa!), non ha mollato un solo istante né il giaccotto a tre quarti con cui ha iniziato lo show, né quello corto con cui l'ha terminato, né soprattutto la sciarpetta che portava al collo e che talvolta usava per asciugarsi!
Roba da stramazzare sul palco da un momento all'altro!
So cosa vuol dire stare lì sopra, con le luci che scaldano come microonde e l'adrenalina che ti scorre in corpo.........Wow che resistenza, complimenti!
Definitivo piccolo anedotto; durante il concerto Tobias ha recuperato da qualche fan in prima fila una fotocamera con cui ha ripreso i suoi compagni sul palco. Prima di restituirla al legittimo proprietario (o proprietaria, dato il gesto successivo) finge, o forse no, di fotografarsi l'affarino che voi maschietti portate in mezzo alle gambe! Esilarante!!!
Infine, quando uscirà il prossimo album, Tobias ha promesso di ritornare a Milano "a meno che non fosse stato travolto da un tir, non appena uscito dal locale " (cit.); ed ovviamente noi lo aspetteremo impazienti!
Ovviamente le canzoni non sono state proposte nell'ordine che ho indicato io; inoltre, sicuramente me ne sarò dimenticata qualcuna.....ma non avevo né voglia, né tempo (e nemmeno mi ha sfiorato l'idea) di prendere appunti durante il concerto; i miei sensi erano completamente ed assolutamente dedicati a ciò che vedevo ed ascoltavo.....e sentivo.


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