26/06/13

Recensione: Oliva - Raise the curtain (2013)

Un disco solista di Jon Oliva? Si, esattamente.
In questo disco, il buon Jon ci mostra tutto il suo bagaglio, ripescando composizioni varie (ed eventuali) mai pubblicate fino ad ora, comprese tracce scritte addirittura prima della formazione dei Savatage. Quindi, che genere è questo disco? Tutti!
Ci troverete pianoforti, fiati, chitarre blues-prog-metal-funky, atmosfere teatrali, orchestre. Probabilmente manca solo un pezzo flamenco, ma magari sarò smentito da qualche edizione nordcoreana.


Raise the curtain apre il disco e lascia spiazzati: è praticamente un'intro orchestrale di circa 5 minuti con un sacco di riferimenti anni 70, praticamente un pezzo prog rock pomposo e orchestrale. Se vi piace la parte più aggressiva di questo artista, non preoccupatevi, ce n'è pure per voi, Soul chaser e Big brother, vi aspettano.
Dopo Ten years, che potrebbe fare parte di un musical teatrale, che dire delle chitarre funky di Father time? Inizio stranissimo, ma questo artista può fare davvero di tutto. Il pezzo non è tra i miei preferiti, ma è credibile e godibile ugualmente. Vi posto il video a fine recensione.

Personalmente, il cuore comincia a battere quando le atmosfere si fanno rilassate ed esce il Jon più riflessivo, accompagnato dal suo inseparabile piano. Chi ama le ballad di questo artista (chi ha pensato a Believe?), sicuramente sorriderà soddisfatto ascoltando pezzi come I Know o Soldier, che non sfigurerebbero in un capolavoro assoluto come Streets.
Anche spingendo sull'acceleratore lo stile Jon Oliva è sempre riconoscibilissimo, vedi la magnifiche Armageddon (la ascoltavo ieri in cuffia mentre camminavo non proprio in un bel quartiere di Londra e pensavo stesse succedendo il finimondo. Mi hai fregato, Jon!) e Stalker, con delle bellissime strofe prog metal con qualche intermezzo orientaleggiante e un'interpretazione vocale schizofrenica e intensa come ai bei tempi.

Ancora tanto prog in The witch (che durante i primi 2 minuti potrebbe benissimo essere una strumentale dei Rush), che poi si sviluppa alla Jon Oliva maniera: pezzo molto particolare e convincente, sicuramente uno dei punti forti del disco.
La chiusura è affidata al blues/rock/soul di Can't get away, che nella parte soft mi ricorda un sacco di cose (una canzone di Steve Vai di Aliens love secret, che a sua volta è presa in prestito da Don't let me down dei Beatles) e sicuramente ricorderà un sacco di cose anche a voi, ma l'interpretazione vocale, lo sviluppo e, in generale, la classe di questo artista, fa davvero dimenticare tutto.

Ah, Jon suona buona parte degli strumenti, in questo disco.
Su il sipario e giù il cappello, uno dei dischi dell'anno, per il momento.

Voto 7,5

Best tracks: Armageddon, Soldier, The witch

Tracklist:

01. Raise The Curtain
02. Soul Chaser
03. Ten Years
04. Father Time
05. I Know
06. Big Brother
07. Armageddon
08. Soldier
09. Stalker
10. The Witch
11. Can't Get Away




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