20/07/13

Live report: Ben Harper & Charlie Musselwhite - Shepard's bush empire, London 16/07/13

A cura di Fabio S.

Ben Harper e Charlie Musselwhite diventano buoni amici nel ’97, quando entrambi collaborano ad un album di John Lee Hooker. Da allora si sono promessi di fare un’album insieme, e dopo 16 anni finalmente ce l’hanno fatta, dando vita a Get Up! (gennaio 2013), le cui canzoni sono principalmente vecchie idee di Ben chiuse in un cassetto, che evidentemente necessitavano dell’anima blues di Charlie per poter essere finalmente realizzate.
Senza nessun gruppo spalla a precederli, i due salgono sul palco vestiti esattamente come la copertina dell’album, con l’aggiunta del cappello country per Ben. Charlie è un vecchietto che trasmette al primo sguardo una simpatia unica, grazie al suo sorriso genuino, e Ben sembra essere davvero colpito dallo stupendo teatro dello Sheperd’s Bush Empire, continuando ad ammirare e salutare il pubblico, in basso e in alto. Il resto della band è formato da alcuni componenti dei R7: Jason Mozersky (chitarra), Jesse Ingalls (basso e piano), Jimmy “Telespalla Bob” Paxton (batteria).
I 5 artisti danno vita ad una stupenda serata all’insegna del blues, che durerà per quasi due ore. Oltre a suonare per intero Get Up! propongono tre canzoni di Charlie, le uniche in cui è lui a cantare, due vecchi brani di Ben Harper (Homeless Child e When It’s Good) e la cover blues When The Levee Breaks (Memphis Minnie & Kansas Joe McCoy).


Tutta la prima parte del concerto vola, poche parole e ritmo altro, con molti pezzi rock/blues che fanno smuovere il pubblico, che senza dubbio apprezza e si diverte. Serve una canzone di rodaggio per sistemare al meglio l’audio e poi si va lisci senza intoppi. Tra i miei pezzi preferiti di questa parte ci sono sicuramente “I Don’t Believe a Word You Say” (con Ben alla slide guitar) e “I’m In I’m Out And I’m Gone”, con un meraviglioso assolo di armonica di Charlie.

La seconda parte si fa più tranquilla e più acustica e Ben inizia ad interagire di più con il pubblico. Racconta un aneddoto dietro il pezzo “We Can’t End This Way” e cioè di quando da ragazzino, dopo aver suonato tutto il giorno in un angolo della strada e aver raccimolato 20 dollari, decise di darli tutti ad un vagabondo dall’altra parte della strada che chiedeva “help” ad ogni passante, dopo aver notato che la maggior parte delle persone restavano indifferenti. Vero o no, da bluesman che si rispetti una storiella in tutto il concerto doveva pur dirla.
In questi pezzi acustici si apprezza anche di più la sua stupenda voce. Dopo la magica “You Found Another Lover, I Lost Another Friend” l’apice si tocca con “All That Matters Now”, resa molto più lunga live. Il pezzo inizia con le luci basse, piano e armonica, con Ben nascosto in un angoletto, che al momento della strofa si porta davanti al palco e inizia a cantare senza microfono. La gente impazzisce in uno scroscio di applausi ma lui con un brusco cenno fa zittire tutti, e in breve in tutto il teatro non vola più una mosca, a parte la sua voce. Il concerto si chiude così nel migliore dei modi.

Essendo un amante del blues e un grande fan di Ben Harper, è stato davvero un concerto speciale, che mi ha permesso anche di conoscere un grande artista come Charlie Musselwhite, che in tutta la serata non ha detto niente, limitandosi solamente a sorridere, e dando l’idea di essere un vecchietto timido e buono. Entrambi riescono a trasmette dal vivo tutta la loro passione per la musica e per il blues, e si mostrano al pubblico come due artisti genuini, semplici e alla mano, che riescono ad instaurare un bellissimo rapporto con il loro pubblico. E’ stato davvero un concerto unico, e chi sa se in futuro ci sarà un’altra occasione del genere. Speriamo di sì.
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