04/08/13

Live report : Iron Maiden - O2 arena, London 03/08/13



Quello nella foto sopra non sono io.

La grande novità della prevendita antibagarinaggio: praticamente non acquisti i biglietti, ma acquisti la possibilità di entrare, mostrando la carta di credito che hai usato per il pagamento. Quindi, tecnicamente, se compri 3 biglietti, mostrando la tua carta di credito all'ingresso, puoi entrare con altre 2 persone, senza possibilità di uscita. Ottimo sistema. Vi interessava? No? Io ve l'ho detto lo stesso.


Entrato nella bella struttura della O2 Arena, la delusione cocente nel non aver trovato, neanche qui, la tanto agognata birra The trooper (per chi non sapesse cosa sia, la birra artigianale con ingredienti scelti direttamente dai componenti della band) che ormai sto inseguendo da mesi. Me ne farò una ragione, anche se ormai dovrebbe essere discretamente diffusa e tra qualche settimana la potrò trovare, spero, in molti pub londinesi.

Aprono lo Show i locali Vodoo six, che tengono il palco molto bene e suonano per 45 minuti del hard n' heavy classico ad alti livelli, soddisfacendo il pubblico presente. Mi sono piaciuti, bravi.

Alle 20.45 circa, dopo Doctor Doctor sparata a tutto volume, è la volta di "Seven deadly sins..." (l'intro di Moonchild) che da l'inizio al concerto, con, sullo sfondo, lo scenario dei ghiacciai tipici dell'album Seventh son of seventh son (il tour è quello di Maiden england, per chi non lo sapesse). Era da una vita che volevo sentire Moonchild live, sono stato accontentato. La prima parte dello show è da urlo, seguono Can I play with madness, The prisoner, 2 minutes to midnight, e una Afraid to shoot strangers che col tour ci azzecca come i cavoli a merenda, ma che, alla fine, è stata un ottimo ripescaggio, con un Nicko che ci regala, nella strofa, un "tutu tu tu TRA" meraviglioso e Dickinson sempre teatralissimo, forse ancora più oggi di 20 anni fa. Proprio Bruce Dickinson, prima della canzone, si è improvvisato animatore turistico e ha fatto partire la "ola" nella grandissima 02 arena, ricordandoci che i 20000 biglietti sono andati venduti in 12 minuti. Lo sa benissimo il sottoscritto, che pur essendosi collegato 5 minuti prima dell'apertura dei biglietti è riuscito a prendersi un posto di merda, ma vabbè. Classici che più classici non si può: The Number of the beast, con una bella scenografia sullo sfondo, Run to the Hills con Eddie in versione soldato dell'ottocento e The trooper, con Bruce che sventola il solito bandierone inglese, con il quale renderà cieco, durante l'assolo, un divertito Janick Gers, meno caciarone del solito, perchè Adrian Smith ha avuto più spazio di lui per via della scaletta "datata".

Una cosa che mi è balzata subito alle orecchie (su Phantom of the opera ne ho avuto la conferma definitiva) è stata la velocità di esecuzione delle canzoni. Se prendete l'originale Maiden England, le canzoni sono a velocità smodata (cit. da balle spaziali), mentre stasera erano quasi a velocità disco e non ci sono abituato. Probabilmente Adrian Smith avrà influito su questa scelta, dato che proprio lui dichiarò che dopo quel tour lasciò la band soprattutto perchè non gli piaceva suonare live troppo veloce.
A proposito della band: Dave Murray si è tagliato i capelli e sembra un figurino mentre, invece, Bruce sfoggia un capello lungo che non gli si vedeva da decenni. Il problema è che macinando chilometri come al suo solito (ha 55 anni e si muove ancora come uno di 20, come fa, mannaggia a lui), sudava come una scimmia (!?) e la pettinatura assumeva forme quantomeno bizzarre: ha avuto per dieci minuti una specie di ciuffo verticale in mezzo alla fronte, ma una volta asciugati, sembrava Ozzy Osbourne nella copertina di No rest for the wicked. Per quanto riguarda gli altri, Adrian e Steve Harris sono sempre uguali, anche Nicko, sempre con la panza.

Dopo una divertentissima (per me) Wasted years, è la volta della monumentale Seventh son of a seventh son, che è stato in assoluto il mio pezzo preferito della serata, nonostante i problemi tecnici riguardo al suono (presenti purtroppo in tutto lo show) non mi abbiano fatto godere a sufficienza durante la seconda parte della canzone, piena di assoli. Per il resto, canzone con un'atmosfera pazzesca, anche nella parte centrale, con Janick Gers che ha esagerato un pochettino facendo dei rumori strani con la sua fender.
Dopo The clairvoyant, una fuori contesto, ma sempre ben accolta, Fear of the dark e Iron maiden con Eddie in bella mostra che tiene un cuore pulsante (vedi foto sotto), si passa ai bis. E che bis.

La band rientra con la magnifica Aces High, Bruce ha un discutibile cappello da aviatore ed è stranissimo vedere Dave Murray con una Gibson Les paul. Poi una coinvolgente The evil that men do e una conclusiva e lunga Running Free, con tanto spazio per le presentazioni della band e i discorsi di Dickinson.

Cosa non mi è piaciuto dello spettacolo: setlist abbastanza breve e senza un paio di pezzi dell'originale Maiden England, uno su tutti Infinite dreams. Dove cavolo era?? Averla sostituita con una Fear of the dark, è un delitto grave, secondo il sottoscritto, dato che si trattava di quel tour. Secondariamente, un suono non sempre all'altezza: mi rendo conto che controllare 3 chitarre soliste non deve essere facile, ma gli assoli non sempre si sentivano chiaramente e questo non va bene, soprattutto se parliamo dei maiden e di canzoni come Seventh son of a seventh son.

Cosa mi è piaciuto? Beh, tutto il resto. I maiden sono ancora i maiden, le canzoni sono sempre un piacere da ascoltare live, Bruce sembra ancora quello di Donington di 20 anni fa e la band invecchia, ma lo fa bene. Alla prossima, ora però fate un buon album!

Best songs: Moonchild, Seventh son of a seventh son, Wasted years.


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