29/08/13

Recensione: Lingua mortis orchestra - LMO (2013)


E chi sono questi?? Tranquilli, non sono altro che i Rage.
No, non i Rage against the machine, ma i Rage di Peavy Wagner, con l'aggiunta della famosa orchestra, la Lingua Mortis, appunto.
Risultato? Buono, decisamente buono, I Rage sfornano album praticamente ogni anno (come cazzarola fanno a trovare tutte queste idee?), mantenendo uno standard sicuramente piú che decente, con alcuni picchi e con alcuni piccoli tonfi.


Questo LMO é un buon disco, composto da canzoni lunghe, pompose, orchestrali. Li abbiamo giá visti in queste vesti nei buoni esperimenti di XIII e di Ghosts di una quindicina di anni fa. Il disco é un bel concept sul conflitto tra cattolici e protestanti all'alba del 17esimo secolo, e la storia é scritta, manco a dirlo, dall'infaticabile Peavey Wagner. Si parla di streghe, chiesa, inciuci e tradimenti. 
La mente del gruppo, dal punto di vista musicale, é ormai Victor Smoski, uno dei piú sottovalutati musicisti in circolazione ma che in realtá é praticamente un fenomeno. Sentire i suoi fraseggi e i suoi soli é sempre una delizia per i padiglioni auricolari. Quest'uomo potrebbe suonare anche degli elastici con risultati soddisfacenti, per quel che mi riguarda. 

LMO suona come un disco dei Rage a tutti gli effetti, con tutti i suoi (tanti) pregi e i suoi (pochi) difetti.
I difetti in questo disco non provengono dai Rage, perché le composizioni sono buone, Smolski é sempre mostruoso e Hilgers é pressoché perfetto dietro la batteria, ma dagli ospiti, anzi dalle ospiti: fino a quando il microfono é di Peavy, tutto scorre alla grande, purtroppo alcune apparizioni del soprano Dana Harnge rovinano tutta l'atmosfera, con delle interpretazioni che ci azzeccano come il parmigiano sulla pasta col tonno (non vi piace, vero?), mentre va un pochino meglio con l'altra cantante Jeannette Marchewka, ma neanche troppo.
A mio parere alcune ottime canzoni come Cleansed by fire e Eye for an eye, vengono proprio rovinate dall'interpretazione vocale "ospite", e quando Victor prende il mano i pezzi con le sue trovate strumentali é quasi una boccata d'ossigeno, perché proprio non se ne poteva piú di ascoltare le vocals. Peccato. L'unica cosa che non va nel disco é proprio questa, a mio avviso. Senza le voci femminili cosí ingombranti, sarebbe stato un discone. In ogni caso, LMO, merita una valutazione di tutto rispetto.

A chiusura del disco, Straight to hell e One more time sono un tuffo nel passato, infatti i pezzi sono presenti in Welcome to the other side, ma stavolta impreziositi (e ammorbiditi) dall'orchestra.

Peavey, si puó avere una versione senza voci femminili (o con delle voci diverse, se proprio non vuoi cambiare la storia?)

Voto 7,5

Top tracks: Cleansed by fire, Scapegoat, Witches' judge.

Tracklist:
  1. CLEANSED BY FIRE
  2. SCAPEGOAT
  3. THE DEVIL´S BRIDE
  4. LAMENT
  5. OREMUS
  6. WITCHES´JUDGE
  7. EYE FOR AN EYE
  8. AFTERGLOW
  9. STRAIGHT TO HELL
  10. ONE MORE TIME
Line up:
Peter "Peavy" Wagner: vocals, bass
Victor Smolski: guitars, keyboards, orchestra arrangement
André Hilgers: drums
Dana Harnge: soprano
Jeannette Marchewka: vocals
Henning Basse: vocals
Orquestra Barcelona Filharmonia

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