27/01/14

Live report: An evening with DREAM THEATER - Teatro OBIHALL – Firenze, 21/01/2014

Live report a cura di Loris. Foto di Emilio Mascagni.

Seconda tappa italiana per i “giganti” del Prog-metal mondiale, che, dopo la data di Assago a Milano, (ormai meta imprescindibile per il quintetto americano che ha marcato l'8°concerto nel palazzetto milanese) sono sbarcati al Teatro OBIHALL (già SASCHALL) di Firenze per l'evento “An evening with Dream Theater” in occasione del tour “ALONG FOR THE RIDE” per promuovere il nuovo disco “DREAM THEATER”, uscito il 24 settembre scorso.
L'OBIHALL come un'oasi in un deserto, si staglia nella zona del lungarno fiorentino, accanto ad un viale trafficato e attorno al quale non può mancare quella particolare atmosfera tipica dei luoghi “da concerto”.

 Una lunga coda di persone, da ragazzi, fino ad adulti di varie età, occupa il vialetto dietro la struttura, pronta a accaparrarsi le posizioni all'interno del teatro e ad assistere a quello che si preannuncia come un enorme spettacolo musicale. Al suo interno, l'Obi si mostra come uno spazio non troppo grande e perciò poco dispersivo, questo contribuisce a rendere la location molto più “calda” ed intima.
Alle 20:00 il teatro è ormai tutto gremito, ormai anche la galleria numerata coi posti a sedere, ma soprattutto il parterre al cui centro spicca la zona mixer, con tutt'intorno una bella folla di fans e spettatori carichi di adrenalina e voglia di buona musica. Un telo su cui un proiettore manda delle immagini di costellazioni e di pianeti, con una texture che ricrea la raffigurazione dello spazio e di un pianeta in movimento che ricorda la copertina del nuovo album, copre il palco e lascia solo all'immaginazione ciò che verrà scoperto da lì a poco.
L'orologio batte le 20:30, ed ecco che sul telo viene proiettato un countdown che ci introduce ad un breve filmato in cui vengono riprodotte le copertine animate di tutti gli album della band americana, sulle note dell'intro di “False Awakening Suite” che scalda subito il pubblico, il quale si esalta soprattutto sulle immagini degli album simbolo come: “Images and Words”, “Change of Seasons”, Metropolis part 2: Scenes From a Memory”.

Finito il breve filmato ecco che il telo viene giù per lasciar spazio all'energica “The Enemy Inside”, il cui riff viene ricreato e accompagnato dal coro del pubblico presente. Il pezzo in veste “live” ha la sua bella potenza e arriva diretto senza fronzoli al cuore dell'ascoltatore, un ottimo inizio per scaldare l'atmosfera insomma. Nel frattempo durante l'esecuzione alle spalle dei 5, veniva mandato in onda il relativo, a mio avviso non irresistibile, videoclip della canzone.
Subito dopo è il turno di “The Shattered Fortress”, brano appartenente alla famosa “Twelve step suite” relativa al periodo da alcolista di Mike Portnoy, che, con i suoi 12:50 minuti di durata, affascina attraverso cambi di atmosfera e si lascia apprezzare ancora di più dal vivo per l'impatto che riesce a creare. La Brie dimostra subito di essere in forma in quanto a voce.


Dopo la maratona di 13 minuti arriva “On the backs of angels” tratto dal penultimo lavoro “ADTOE”, che come “the enemy inside” si fa notare per la sua potenza e il piglio diretto grazie alla sua orecchiabilità, sempre accostata ai soliti virtuosismi tecnici. E' il turno della folgorante freschezza melodica di “The Looking Glass”, una delle migliori del nuovo album, breve per i minutaggi canonici dei Dream, ma che regala grandi emozioni, soprattutto durantel'assolo di Petrucci che anche qui colpisce il bersaglio. Il copione “pezzo “breve” diretto – suite lunga ed articolata, visto finora, viene rispettato alla perfezione, in quanto il brano successivo altro non è che la suite conclusiva di “Falling into infinity” del 1997, la bella “Trial Of Tears” che sfora il muro dei 13 minuti. Petrucci in apertura delizia il pubblico fiorentino con un'introduzione chitarristica di assoluta finezza e spessore, dopodiché il brano comincia e piano piano cresce di dinamica. Live ha una riuscita davvero speciale, in questa occasione anche Rudess comincia a scaldare i motori, mettendosi in evidenza nelle parti soliste del brano. Petrucci si riaffaccia dal minuto 6:30, nell'intermezzo strumentale “Deep in heaven” in cui sfodera un assolo stile “rock fusion” di grande pregevolezza, ben accompagnato dai tappeti di Rudess. La terza parte della suite si ricollega alla prima e si conclude quasi similarmente con i passaggi chitarristici iniziali, in forma ridotta a sfumare il finale.
Applausi a scena aperta per la solita prestazione maiuscola offerta da questi formidabili strumentisti.
Alcune note di synth ci introducono alla strumentale del nuovo album, “Enigma Machine” che sfodera tutta la sua forza dopo un breve intro. Da un primo ascolto sul disco lasciava quel qualcosa, almeno personalmente, in sospeso, servivano più ascolti per poterla inquadrare appieno, dal vivo ha convinto e dato prova del fatto che in questo tipo di escursioni strumentali i DT non hanno perso certo smalto. In mezzo alla stessa è stato inserito l'assolo, di batteria, breve ma intenso, di Mike Mangini, oltreché un simpaticissimo video clip in cui tutti i Dream Theater sono protagonisti, in forma di cartoon, di una storia animata che copre la lunghezza del brano.


E' arrivato il momento di “ammorbidire” ed ecco pronta la power ballad, sempre dalla nuova release: “Along for the ride” suona fresca e con quell'inciso “da acchiappo”, in senso buono ovviamente, che spinge il pubblico ad accompagnare il canto di La Brie, anche qui perfetto ed incisivo. Ridendo e scherzando siamo quasi al termine del primo atto, ed ora quale pezzo ci attende?! La Learning to live del 2011, ovvero “Breaking all illusions”. Curiosità, Mangini si pesca l'attacco di batteria del pezzo, ma magicamente tutto riesce a filare liscio, vista la sua immensa tecnica. La canzone è bellissima, già su ADTOE aveva colpito per le diverse analogie strutturali con Learning to live, e già questo dice tanto, live è un piacere incredibile ascoltarla cogliendo tutti i suoi passaggi intricati e riprodotti alla lettera, senza una minima sbavatura, dai newyorkesi.
L'epica chiusura del pezzo dopo l'assolone di Petrucci, viene accolta con un boato dal teatro OBIHALL, che reagisce sempre con grandissima partecipazione.

Durante i 15 minuti di pausa tra il primo ed il secondo atto, vengono proiettate delle immagini sullo schermo presente sopra il palco; simpatica trovata in quanto si vedono dei video ironici e scherzosi sui Dream Theater con i relativi membri del gruppo, ma anche stralci di cover di loro pezzi fatti da alcuni utenti di YouTube, tra i più popolari e che si sono distinti per bravura e una perfetta esecuzione dei loro tributi ai DT. Poi qualche spot pubblicitario studiato “ad hoc” con protagonisti La Brie, Petrucci, Rudess e Mangini, giusto per farsi due risate prima di riprendere il cammino.
1994-2014. Il secondo atto si fonda su queste due date; per i fans più attenti non sarà difficile capire il perché: si festeggia il ventennale di AWAKE, terzo album della discografia e secondo lavoro con La Brie alla voce. La domanda “Riuscirà il nostro eroe James a cantare quei pezzi così tirati e in cui diede prova delle sue incredibili doti canore?!” sorge spontanea, del resto sono passati vent'anni, mica noccioline; soprattutto se pensiamo alle traversie passate dal vocalist canadese durante tutto questo tempo, e invece no: “The Mirror/Lie” esplodono con un tiro micidiale e un La Brie carichissimo, che sbigottisce i presenti, la voce non è la stessa, per forza di cose, ma il canto si fa rabbioso, subito dopo pulito, ma più di ogni altra cosa preciso, insomma ancora una volta sorprendente. Il duo tratto da Awake è un susseguirsi di assoli strumentali, chitarra e tastiera che ricamano riffs e macinano note a profusione, la batteria ha un effetto dinamite, e Mangini, che di certo quando c'è da picchiare forte non è secondo a nessuno, si cala perfettamente nel ruolo di dinamitardo e quasi sembra prendere lui il centro della scena. La Brie continua a graffiare come un giaguaro e il pubblico più affezionato al suddetto album non manca di esaltarsi ad ogni nota elargita. Verso il finale, il solo al fulmicotone di Petrucci dà il colpo di grazia per arrivare alla convulsa chiusura in cui il chitarrista ritorna a ricamare preziose note sulla sua 7 corde.
Sempre da Awake, “Lifting Shadows Off a Dream”, la ballatona di turno, che si veste da inno e viene intonata dai fans con vigore, mentre La Brie continua, anche dopo lo “sforzo” vocale su The Mirror e Lie, a regalare preziosi passaggi, vocalmente parlando.


Continua la celebrazione dell'album in questione con "Scarred", cavalcata di 11 minuti in cui si alternano parti tirate a parti più melodiche, con un La Brie ancora graffiante ma anche intenso nelle sezioni più lente della struttura del suddetto pezzo.
Il sipario sull' “happy 20th birthday” di Awake cala sulle note di “Space - Dye Vest”, la canzone simbolo di questo disco, il “canto del cigno” per il vecchio tastierista della band, Kevin Moore che dopo le registrazioni lasciò i Dream Theater per dedicarsi ai suoi progetti. Già solo l'introduzione è accolta dall'entusiasmo dei presenti, le note di pianoforte che introducono il pezzo sono un marchio di fabbrica inconfondibile dello stile del primo tastierista del gruppo. Dalla sua Rudess regala un momento di estrema delicatezza ed intensità, seppure non possieda il feeling e il calore di Moore, e piano piano, dopo l'ingresso di Petrucci con una leggera chitarra, La Brie dà ancora prova della sua serata di grazia, inserendosi con classe nella strofa cantata. Questo è un pezzo molto particolare, in un contesto live di certo fa la sua figura e spicca per tanti motivi, dopo averlo ascoltato lascia quel senso di estrema pace interiore e benessere, dato dall'ascolto di quelle note così struggenti, dal pathos drammatico che trasmettono ma proprio per quello sono così... dannatamente belle.
L' ”epic moment” è servito: “Illumination Theory” fiorisce sul finire del secondo atto, con il suo intro orchestrale, subito riconosciuto dal pubblico che inizia ad agitarsi già dai primi scampoli di pezzo.

Chi ha ascoltato l'ultimo album sa bene quanto sia variegata questa composizione, si passa dalle orchestrazioni del I movimento ai toni prog/heavy metal, fino a quelli progressive, del II e III, passando prima, però, per un altro momento orchestrato, in cui gli archi la fanno da padrone. Subito dopo si ritorna ai ritmi travolgenti della prima parte per arrivare al finale, che raggiunge un climax, oserei dire esagerato, per quanto coinvolga, soprattutto live, suscitando i cosiddetti “goosebumps” lungo la spina dorsale, in particolare quando La Brie si inerpica sull'acuto che praticamente dà l'ennesima conferma del suo stato di grazia. Gli “ooohhh” del pubblico fanno da cornice all'assolo spettacolare di Petrucci che lancia la suite verso la sua degna conclusione.
Se pensate che sia tutto qui, bé, vi dico subito che non è così, perché l'Encore riserva una sorpresa meravigliosa: si festeggia ancora, questa volta il 15° compleanno di un autentico CAPOLAVORO... Metropolis 2, Scenes from a memory.
Sullo schermo alle spalle dei nostri viene proiettato la grafica “2014” le cui cifre cominciano a scalare (a mò di macchina del tempo) fino a “1928”, anno in cui è ambientata la storia del concept, dopodiché arriva come un tuono “Overture 1928” che deflagra in tutta la sua grandezza strumentale, e in cui gli assoli di Petrucci scaldano i cuori e fanno cantare il pubblico che addirittura li riproduce a voce!
Subito dopo arriva come un treno “Strange Dejà Vu”, La Brie è coadiuvato dalle prime file, e non solo, nelle prime frasi del testo, tutti insieme si canta e ci si fa travolgere dalla bellezza di questi brani che nel 1999 hanno dato vita a questo incredibile “masterpiece” musicale. E' una perla musicale dietro l'altra, appena ripresi dal precedente brano, arriva riconoscibilissimo l'attacco folgorante di “The Dance Of Eternity” che è il territorio di caccia di Jordan Rudess, funambolo della tastiera che incendia la folla con i suoi “deliri” progressivi. Una delle strumentali più belle della loro storia che live dà prova delle capacità tecniche di ciascuno dei 5 musicisti. La chiusura è affidata a “Finally Free” che chiude Metropolis 2, SFAM come qui chiude il concerto, magistralmente, attraverso parti acustiche, sezioni convulse, sempre accompagnate da alcune immagini sullo schermo sopra il palco, e un'altra grande prova canora di La Brie che vuole dare il massimo fino alla fine ed entusiasmare il pubblico fiorentino senza risparmiarsi neanche un minimo.


La serata si conclude con i ringraziamenti dei Dream Theater al pubblico e la passerella di ciascun musicista: Petrucci distribuisce plettri targati “JP” alle prime file, Rudess saluta con la sua manona, elargendo inchini in segno di gratitudine, Myung accenna dei timidi sorrisi ( il ché è tutto un dire!) anche lui appagato dalla bellissima serata, poi arriva Mangini che richiama tutti al centro del palco per il consueto inchino di gruppo. CHAPEAU!

Tiriamo le somme di questo concerto dicendo che i Dream Theater sono sempre la solita macchina da guerra, per me era la prima volta live e sono rimasto soddisfatto; ho potuto godermi alcuni dei miei pezzi preferiti in presa diretta, osservando questi abili strumentisti e facendomi trascinare dalla loro musica in maniera totale.
Spendere una parola su ognuno di loro ne vale la pena, anche su Mangini, che a me personalmente non piace come batterista (questione di gusti) ma a cui è da pazzi non riconoscergli l'immensa tecnica che possiede. Petrucci è davvero uno spettacolo, ritmicamente e solisticamente, come me lo aspettavo, niente di più, niente di meno; Myung è il classico musicista operaio, silenzioso, preciso come un orologio svizzero e infallibile nel macinare note su note; Rudess il solito funambolo, con al seguito il tastierone megagalattico, il continuum, il suo tablet con relative app su cui suonare assoli e una curiosissima tastiera a forma di “U” che per essere suonata richiede un'imbragatura, addirittura, e poi la classica Keytar metal style che utilizza a mò di chitarra, elargendo assoli e note a iosa.

E ora veniamo alla vera star della serata, signori e signore... JAMES LA BRIE, a dispetto degli anni che avanzano continua ad insistere anche sui pezzi più datati, ottenendo risultati sorprendenti; in questo tour, ricorrendo il ventennale di AWAKE, si è trovato a cantare ben 5 brani dallo stesso, e non ha fatto una piega, parlando della serata di Firenze almeno, posso assicurare che è stato perfetto nell'arco di ben tre ore tirate di concerto, per intonazione, controllo e precisione.
> Piccolo appunto sulla scaletta: era già risaputo che pezzi avrebbero suonato, in quanto bastava vedere anche solo quella di Milano, della sera precedente, siccome era già stato confermato che sarebbe rimasta immutata per tutte e 4 le date in Italia, l'unico neo direi che è stata l'assenza di THE COUNT OF TUSCANY, che tutti speravamo di ascoltare, soprattutto perché eravamo a Firenze e sarebbe cascata proprio “a fagiolo” in una circostanza simile. Invece no, perché i compleanni di Awake e Metropolis hanno portato ben 9 brani e quindi era impossibile fare dei cambiamenti in corsa o comunque sforare dalla setlist prevista, dato che poi i Dream Theater ci hanno abituato, in tutti questi anni, a non cambiarla mai in un TOUR se non eccezionalmente per 1 o 2 pezzi al massimo. Per conto mio “recrimino” anche l'assenza di due bellissime canzoni del nuovo album, ovvero “A Bigger Picture” e “Surrender To Reason”, ma prima o poi le sentiremo live, ne sono certo!
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