12/03/14

Recensione: Clairvoyants: The shape of things to come

A cura di Olaf

Dimenticatevi i vecchi Clairvoyants; quelli famosi per essere una (ottima) cover band degli Iron Maiden. Il combo lombardo, giunto al secondo lavoro dopo l'esordio con Word to the wise, si conferma come una delle più interessanti realtà musicali della penisola.

Abbandonate quasi definitivamente le influenze di Steve Harris e soci, i Clairvoyants con questo "The shape of things to come" si spostano verso lidi più hard rock senza per questo tralasciare del tutto il buon caro Heavy Metal puro degli esordi. Che qualcosa sia cambiato lo si intuisce fin dall'inizio con la bella "No need to surrender", ottime melodie su un ritornello efficace che strizza l'occhio ai migliori Edguy. A seguire, il mid-tempo di "I don't believe their lie" dimostra come il nuovo corso della band sia incentrato su diverse soluzioni stilistiche. Con "Endure and survive" (che io avrei intitolato "I carry on"....) ci troviamo di fronte a un altro bersaglio centrato. Probabilmente il miglior chorus dell'intero lavoro.

Dopo un trittico del genere sarebbe difficile per chiunque fare di meglio.
A questo punto, i ragazzi piazzano la prima ballad: "Just the same story". Senza infamia e senza lode. La title-track è forse il pezzo che più si avvicina agli stilemi della "Vergine di Ferro" grazie a una bella "cavalcata" nel pre-chorus. Pezzo discreto ma non il migliore del lotto. I due brani successivi "Prometheus" e "The only way out is through", a mio modesto parere, sono i meno riusciti. Grande sfoggio di tecnica ma poco feeling e anche dopo ripetuti ascolti non mi "entrano" in testa.
Il secondo lento "Sinner's tale", scritto interamente dal vocalist Gabriele Bernasconi (autore di tutti i testi del cd), è di tutt'altro livello; inizio chitarra acustica e voce di grande atmosfera per un brano malinconico e bellissimo.

"To heaven and back" e "Here today, gone tomorrow" sono Heavy Metal al 100% per ricordarci le origini della band ed il fatto che "il primo amore non si scorda mai". I brani ideali per condurci alla perfetta chiusura di questo interessante lavoro. La closing-track "Horizon calling" è, al momento, la mia preferita. Quasi nove minuti nei quali i nostri esprimono tutte le loro capacità per un brano, dalle sonorità power-prog, accostabile a certe cose di Angra e Symphony-X pur senza gli iper-tecnicismi (a volte fini a sè stessi) dei gruppi sopra citati.

In definitiva un lavoro ben fatto, certo lontano dai capolavori del genere ma di ottimo auspicio per il futuro della band italica. L'unico punto di paragone che  mi è venuto in mente durante l'ascolto del cd è quello con i Masterplan di Grapow e Lande. Naturalmente questo fatto è da leggersi in modo assolutamente positivo e non come una mancanza di personalità. Nota di merito per il chitarrista Luca Princiotta, autore di tutte le musiche, capace di assoli relativamente semplici ma molto vari e di sicuro impatto.

La corsa al podio delle band nostrane (attualmente i tre posti sono occupati da Rhapsody, Domine e Lacuna Coil) è difficile e piena di insidie ma sono certo che i Clairvoyants odierni hanno tutte le possibilità per partecipare alla competizione.

Voto : 4/5

www.clairvoyants.it
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