18/04/14

Recensione: Winger - Better days comin' (2014)

Travagliatissima la storia dei Winger, band nata 25 anni fa ma con pochissimi album all'attivo tra scioglimenti e vicissitudini varie, inclusa anche la vicenda di Beavis & Butthead, che li etichettó come perdenti, tanti anni fa. Probabilmente grazie a queste lunghe assenze ci troviamo di fronte allo strano caso di (Benjamin Button) una band "vecchia" ma con una freschezza compositiva invidiabile. Per intenderci é come se i Bon Jovi (band a caso) avessero pubblicato la metá dei dischi che in realtá hanno pubblicato, ed invece di trovarci di fronte a quella ciofeca di What about now? oggi sfornassero un lavoro piú ispirato. Aspettate, non sto dicendo che il valore assoluto dei Winger equivale a quello dei Bon Jovi ne tantomeno che le due band si assomiglino, peró spero mi sia fatto capire.

Il trittico iniziale di Better days comin' é da paura. E' esattamente come dovrebbe suonare l'hard rock nel 2014, o meglio, come io spererei che sia. La bella opener Midnight Driver Of A Love Machine e soprattutto Queen Babylon e Rat Race sono un cazzottone nei denti a chi pensa che l'hard rock sia morente (quindi il cazzottone va al sottoscritto). Accattivanti, potenti ma con tanta melodia. Da questo punto in poi peró succede qualcosa...

Un calo con la "diversa" title track che sembra una delle canzoni festaiole di Sammy Hagar (che con le prime tracce non ci azzecca proprio niente) ma poi ci rituffiamo in una grande e tecnicissima Tin soldier, che nella seconda parte diventa praticamente un pezzo prog. Seconda metá del disco, purtroppo, che cambia registro. Una discreta e malinconica ballad, Ever Wonder, che peró stanca nei suoi quasi 7 minuti di durata e la non pienamente convincente, seppur orecchiabile, So long China, dai sapori AOR, troppo AOR per un disco che ha nelle sue prime tracce aggressive il punto di forza. Si ritorna a graffiare un pochettino, ma con ritmi piú cadenzati, con Storm in me, con un grande solo nella parte centrale. Mi ricorda il John Norum solista.
Toni diversi anche per la successiva Be who you are, now, una ballad un po' atipica figlia del Kip Winger solista, con ancora una volta un solo di classe. Non male, ma forse non una canzone che ti aspetti di trovare in questo disco. Dico io, cari Winger, perché non avete continuato l'album come lo avete cominciato, mannaggia a voi?
La chiusura peró é impeccabile con Out of this world. Grande ballad con, all'interno, 2 soli di chitarra che emozioneranno anche le formiche di casa vostra (nel caso le abbiate, spero di no.)

Un album sicuramente buono e suonato da chi sa come si suona ma forse troppo versatile e che cambia spesso pelle, cosa che non accontenterá tutti, probabilmente. Dall'altro lato, per quelli che amano spaziare, tantissime influenze come prog, rock settantiano, hard rock classico, una spruzzatina di heavy metal e quant'altro. Ascoltate che potenza Rat race, a fine recensione.

Voto 7-

Top tracks: Queen Babylon, Rat Race, Out Of This World
Skip track: Better days comin'

Tracklist:

1. Midnight Driver Of A Love Machine
2. Queen Babylon
3. Rat Race
4. Better Days Comin’
5. Tin Soldier
6. Ever Wonder
7. So Long China
8. Storm In Me
9. Be Who You Are, Now
10. Out Of This World