22/09/14

Dentro le canzoni: The Beatles – Paperback Writer, 1966.


A cura di Salvo Di Puma

Qual è secondo voi il più alto momento di concentrazione nella giornata tipo di un uomo? Beh secondo il mio modesto parere senza ombra di dubbio è al mattino, quando siamo seduti sulla tazza del bagno. Dunque credo che quel 12 aprile Paul McCartney, durante la prima delle sue sedute, iniziata molto presto (visto che arrivava spesso in studio di registrazione prima degli altri perché viveva a due passi da Abbey Road, in Cavendish Avenue, St. John’s Wood) si ricordò di quel breve dialogo che ebbe all’inizio di quel decennio straordinario con un giovane poeta “beat” Royston Ellis, che confidò proprio a Paul la sua aspirazione a diventare famoso come scrittore di libri tascabili, per l’appunto Paperback Writer. Così nacque il dodicesimo singolo dei Beatles, dove sul lato B era incisa Rain. Era il 1966, l’anno di massimo splendore, di grande creatività, l’anno in cui decisero dopo il Tour mondiale, di dedicarsi al lavoro in Studio, perché come sostenevano loro stessi “quando suoniamo sul palco, non riusciamo a sentirci..”. Era l’anno del primo vero capolavoro, era l’anno di Revolver, ma questa è un’altra storia.

Paperback Writer è un pezzo ricco di belle cose, come il basso Rickenbacker a tastiera estesa, che Paul volle usare al posto del suo Hofner. Ciò gli consentiva un gesto più fluido con il quale ottenne una tonalità tagliente e acuta, inoltre microfonò l’amplificatore con un secondo altoparlante e spianò gli alti con la compressione per ottenere un suono più modellato. Straordinari sono il riff delle chitarre di Harrison e Lennon e degli arrangiamenti vocali, questi ultimi però risultarono a volte “sporchi” in quanto John Lennon e George Harrison erano un tantino eccitati e poco seri, sarà stato il caffè ristretto o la marijuana, chi può dirlo. A tal proposito, durante i cori, si possono notare l’ansimare e delle risatine, soprattutto quando i due burloni intonano, durante la seconda sequenza strofa/ritornello, Frère Jacques. Ma l’elemento a mio avviso più importante è sicuramente l’introduzione per la prima volta del concetto di Groove, quell’elemento ripetitivo che si distingue nettamente dal brano ma che instaura con esso una perfetta armonia. Il Groove “impiegato” in Paperback Writer è rappresentato dal battere delle dita dello scrittore sui tasti della macchina per scrivere. Ascoltate il brano ad occhi chiusi ed immaginate Royston Ellis chino sulla macchina per scrivere con la sua barbetta e i capelli arruffati. Enjoy!

Londra mi ispira, ma mi manca il bidet!

Share: