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Recensione: Stratovarius - Eternal (2015)

Ho recentemente messo in discussione il mio amore per il power metal. "Dai, sono troppo vecchio per ascoltare ste cagate..." Non appena mi ero convinto di ció, prima gli Edguy poi gli Helloween hanno sfornato due dischi che mi sono piaciuti un sacco e che ho ascoltato a manetta per settimane. Vai a vedere che non sono cambiato io, ma sono solamente gli album nuovi che non mi piacciono. E' la volta dell'esame Stratovarius, uno dei pochi gruppi power, oltre a quelli sopra citati, che ho sempre seguito. Con poca attenzione dopo il (per me) fatale abbandono di Tolkki. Rieccoli nel 2015 con questo Eternal, successore di dischi (gli ultimi 2) di cui non ricordo neanche un brano, se devo essere sincero.

1. My Eternal Dream
Pezzo pomposo con tastiere invadenti e bombastiche (che non ho mai capito cosa voglia dire esattamente), ma molto in stile Stratovarius, con doppia cassa a gogo, buone melodie e spazio per ogni singolo strumento, soprattutto nel break centrale. Certo, se si abbassassero un po' (anzi, piú di un po') i volumi delle tastiere di Jens Johansson tutto andrebbe ancora meglio. Ma come opener non ci si puó lamentare. Si parte bene.

2. Shine In The Dark
Le strofe mi piacciono, tipiche Strato, pre-ritornello pure. Dal ritornello in poi comincia la tragedia. Tastiere sempre sopra tutto, 1000 cori di discutibile utilitá, una voce in tonalitá bassa registrata quasi a caso e un post ritornello terrificante. Per fortuna c'é un ottimo solo che interrompe tutto. Poi ritornano i ritornelli, in una tonalitá ancor piú terribile e la voglia di strapparmi le cuffie é tanta. Non so quanti pezzi piú brutti di questo abbia ascoltato in vita mia. Toh, beccatevi il video a fine recensione.

3. Rise Above It
Forever free. Ci avete pensato pure voi, vero? Beh, non aspirerete a tanto, spero. Rise above it non é male, ma rispetto alla canzone citata (da quel mezzo capolavor di Visions) c'é un abisso, nonostante un ottimo break centrale e un solo davvero convincente. Troppi suoni, in generale. Nei ritornelli, soprattutto, si tende sempre a strafare a livello di produzione. 

4. Lost Without A Trace
La bella voce di Kotipelto su atmosfere acustiche, cosa che mi fa sempre piacere ascoltare. Lost without a trace é un pezzo abbastanza semplice che peró fa il suo. Kupianen alla chitarra regala sempre bei passaggi e i suoni troppo "grossi" ci abbandonano. Le mie orecchie ringraziano. Bel pezzo.

5. Feeding The Fire
Altro pezzo iperprodotto. Ma abbassate ste tastiere, cribbio (cit.). Cori gotici, chitarre troppo "grosse" (se parliamo di power metal) e passaggio al ritornello forzato. Non mi piace, troppa roba. Gli Stratovarius di un tempo erano molto semplici e i suoni sempre molto scanditi, adesso a tratti non si capisce nulla. Non riesco a terminarlo, mi dispiace.

6. In My Line Of Work
Buon riff portante e solite strofe "kotipeltiane", ma un ritornello troppo da riempitivo... Troppo banale. Peccato perché il resto del brano é apprezzabile, seppur abbastanza "telefonato" (quante strofe ci saranno come questa nei dischi degli Stratovarius) Peró, toh, un assolo di tastiera che mi piace!

7. Man In The Mirror
Industrial? Questo brano é davvero qualcosa di diverso ed esce abbastanza dai soliti canoni Stratovarius/power. Piaccia o no, secondo me é un brano interessante. Ma perché 'sti cori nel ritornello? Dove siamo, allo stadio?

8. Few Are Those
Si ritorna su strade decisamente piú familiari. Il brano é abbastanza semplice e non cerca di strafare dal punto di vista della composizione e (finalmente) anche della produzione. Kotipelto alza un po' il tiro e canta su note e intensitá piú vicine a quelle di un tempo (riuscendoci parzialmente). Semplice ma efficace.
 
9. Fire In Your Eyes
Un piano e un Timo rilassato nella prima parte. Una ballad mancava, effettivamente. Il brano si evolverá, ma i ritmi saranno sempre bassi, seppur con suoni piú potenti. Anche qui, apprezzo la semplicitá. Certo, se penso a ballad come Forever, Coming home e tutte quelle del periodo d'oro, qui siamo proprio su universi diversi. Ma accontentiamoci.
 
10. Lost Saga 
Una saga (o suite) di quasi 12 minuti.
Partenza "epica", poi un riff thrash e le solite tastiere invadenti (stavolta a tratti, appena le ho sentite entrare ho pensato subito al peggio, ma cosí non sará). Buona strofa e bello il passaggio di batteria che va fuori di testa verso la metá del brano: sembra quasi suonata a caso, ma ste cose (a volte)  mi conquistano. Sembra che ogni tanto parta la drum machine nel computer. "Ma che cazz...Pino, come si stoppa la batteria, qui?" "Premi questo". Sezione dei soli un po' confusa poi atmosfere molto Tolkkiane (eteree) verso i 3/4 del pezzo, stavolta troviamo un bel solo. Poi ancora cambi di atmosfera e la conclusiva quiete finale. Lost saga é un pezzo decisamente ambizioso che peró fa centro sin dal primo ascolto. Forse il migliore di questo Eternal.

Niente, a parte qualche canzone, gli Stratovarius non riescono ad invertire la tendenza e non riescono piú a convincermi. Grazie ai due dischi citati in apertura (gli ultimi di Edguy e Helloween) almeno adesso sono consapevole che non é colpa di una mia nuova intolleranza al power metal. La veritá é che le sonoritá della band sono cambiate. Quando c'era Tolkki c'érano piú melodie vincenti, piú istinto, piú velocitá e meno suoni iperprodotti. Certo, c'erano anche la freschezza e la giovinezza, cose che purtroppo non tornano piú. Non tutto é peró tutto da buttare, ho apprezzato diverse cose di questo Eternal, ma non credo riascolteró mai piú questo disco nella sua interezza, troppi punti deboli e troppi momenti fastidiosi/evitabili.

Voto 59/100

Top tracks: My eternal dream, Lost without a trace, Lost saga.
Skip tracks: Shine in the dark, Rise above it, Feeding the fire

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