31/03/16

Live Report: Avantasia - Alcatraz, Milano, 22 Marzo 2016



Foto e live report a cura di Sonia 

Once upon a time, not so long ago......there was a young and talented musician who, back from a fantastic journey into the land of Avantasia, wrote two wonderful operas, which he named “Metal Opera pt. I & II”.
Those who were lucky enough to listen to his music felt  like they were carried into another dimension; as if they were “Lost in Space”....to roam forever....
Trying to find their way back home, they began an astonishing jouney in a world made of music, feelings and emotions.
They met a lonely “Scarecrow” who taught them a “Wicked Symphony”, while the “Angel of Babylon” unveiled to them the “Mystery of Time”.
Finally, thanks to “Ghostlights” that lantern the trail, they found their way back home...
….but their journey is not over yet.....it will start again, sooner or later......

In sintesi questo è ciò che si prova assistendo ad un concerto degli Avantasia; un viaggio, un sogno ad occhi aperti nello spazio e nel tempo in cui Tobias Sammet ci guida, come Virgilio con Dante, sapientemente assistito dai suoi eccelsi musicisti e cantanti sopraffini......ma la sintesi non mi appartiene, pertanto inizia qui il resoconto di questa mia seconda esperienza live degli Avantasia.

Questa volta, contrariamente a 3 anni fa, sono arrivata da sola all'Alcatraz; io, il mio biglietto e la curiosità di assistere alla resa live di Ghostlights, l'ultima fatica firmata dal genietto di Fulda.
Sono anche riuscita a raggiungere il locale in un orario degno, tale da assicurarmi almeno le prime file.
Alle 19,00, puntuali come un'orologio svizzero, si aprono i cancelli; metal detector, controllo degli zaini (era il 22 marzo, c'erano appena stati gli attentati a Bruxelles...e comunque, dopo Parigi, penso che questo genere di controlli siano diventati prassi...o per lo meno, lo spero!) e “obbligo” di gettare all'ingresso bottigliette di plastica et simila.
Dimenticatevi le corse forsennate tipiche dei concerti stile anni'90, la fiumana di fans urlanti e disposti a tutto pur di aggrapparsi alla transenna e guadagnare la prima fila; entrando così alla spicciolata, i primi 50-100 ragazzi hanno quasi potuto scegliere con cura dove posizionarsi....ed io con loro. Risultato; 2 fila guadagnata, zona centro-sinistra del palco, praticamente davanti alla pedaliera di Sasha Peath.
Alle 20,30 le luci si spengono e sulle note di “2001: Odissea nello Spazio” cominciano a fare il loro ingresso i musicisti. Non ricordo perfettamente l'ordine e non sono sicura di averli visti uscire tutti, dato che le luci creavano giochi intermittenti che non permettevano di capire perfettamente cosa stesse succedendo sul palco.....Ad ogni modo, una volta posizionati tutti quanti, ha inizio il vero e proprio concerto e, come mi aspettavo (e come già si sapeva del resto, dato che la scaletta girava su internet ormai da qualche giorno) sono le note di “Mystery of a Blood Red Rose” ad inaugurare lo show milanese. La platea davanti al palco esplode in un urlo liberatorio quando Tobias scende dalla “scalinata” centrale della superba scenografia, che simula la balconata di un castello, e comincia a cantare; i fans in estasi rispondono parola per parola e tutti cantano insieme a lui.
Ma non c'è requie, giusto il tempo di salutare il calorosissimo pubblico milanese e Tobias introduce già il secondo pezzo; la title track del nuovo album, Ghostlights, una cavalcata power che infiamma gli astanti (quasi ce ne fosse bisogno!) e, se è vero che non tutti sapevano le lyrics della canzone, è anche vero che il ritornello l'hanno (ooops, l'abbiamo!) cantato a squarciagola per il grande piacere di Sammet e compagni. E' inutile sottolineare l'ovazione di 2300 fans in fibrillazione non appena Michael “Ugola d'Oro” Kiske è apparso sulla scena; l'Italia ama Kiske e lui, speriamo, ci ricambia....A tal proposito, su questa canzone il nostro eroe si merita  ben più che una menzione d'onore; ovviamente si sarà scaldato la voce, avrà fatto tutti i suoi esercizi, ma ci rendiamo conto di quanto è alta questa canzone? Ci rendiamo conto che nessuno, o pochissimi altri, si sarebbero azzardati a cantare “Ghostlights” come primo brano (primo per Kiske, ovviamente)?
Chapeau, ragazzi..... La voce di quest'uomo è davvero fantastica....inversamente proporzionale al suo gusto nel vestire....sembrava uno appena uscito dalla palestra che passava di lì per caso!

Ad ogni buon conto, l'affiatamento, l'amicizia e l'ammirazione quasi reverenziale che lega Tobias Sammet a Michael Kiske era palpabile in ogni singolo “siparietto” coi quali i due, a più riprese, intrattenevano il pubblico tra una canzone e l'altra (non dimentichiamoci che, praticamente, il progetto Avantasia è nato quasi esclusivamente affinché Tobias realizzasse il suo sogno di cantare   con Kiske); tra gli altri, il più divertente è stato quello in cui Tobias, rivolto al pubblico, racconta di come Kiske si lamenti con lui ogni volta che dovendo cantare un suo brano debba sempre essere costretto a toccare note altissime (senza contare che è anche la domanda preferita di quasi tutti i giornalisti che hanno intervistato Sammet durante la promozione di Ghostlights e di tutti, o quasi, gli altri album precedenti); la risposta, ovvia, data quasi con occhi luccicanti, è stata “because you can”! E l'Alcatraz è esploso in una sonora risata, salvo poi acclamare Kiske come un Dio Nordico.
Dopo Ghostlights è la volta di “Invoke the Machine”, potentissimo pezzo tratto dal precedente album, Mystery of Time, cantata da un Ronnie Atkins in gran forma, nonostante fosse sotto aspirina (i malanni sono stati una spina nel fianco per i nostri, qui a Milano, ed Atkins è solo uno di coloro che ne è stato colpito), un'eterno Peter Pan, che non si è risparmiato, saltando come un grillo da un lato all'altro del palco.
“Unchain the Light” chiude il primo terzetto “bomba” della serata; una canzone che avevo proprio voglia di sentire dal vivo, tra quelle che più amo di tutto l'album. Esecuzione impeccabile, nonostante non sia poi così facile da cantare; tiratissima, veloce, coinvolgente! Fantastico Kiske che faceva la sua comparsata sul palco per cantare la sua riga “High up in the open sky” e poi usciva subito di scena!
Dopo un'inizio al fulmicotone i ritmi si dilatano, le atmosfere cambiano e Sua Maestà Bob Catley fa la sua prima apparizione della serata sul palco dell'Alcatraz; mentre le tastiere intonano le prime note di “A Restless Heart and Obsidian Sky”, il quasi settantenne Bob scende la scalinata con la sua pacata falcata, ed un improbabile giacca azzurra, stendendo la mano destra in avanti quasi a voler benedire il pubblico che lo acclama.....o a dare l'estrema unzione....
”Restless Heart...” è l'unica canzone di tutto Ghostlights ad aver avuto un doppio impatto su di me; sia in positivo, per il lavoro fatto sulla strofa, l'attenzione alla tonalità.... perché Tobias già sapeva che sarebbe stata la canzone che avrebbe chiuso l'album e già sapeva che l'avrebbe cantata Catley.....sia in negativo, perché per quanto mi piaccia questa canzone, per quanto adori la dolcezza ed il sentimento che Catley infonde nell'interpretarla; ogni volta che ascolto il ritornello non posso non pensare a “The Story ain't Over” (che tra l'altro hanno pure fatto, un po' più in là, nella scaletta).
Segue poi il brano che più ho amato e tutt'ora amo di The Mystery of Time, ovvero “The Great Mystery”, altra chiusura (di album) affidata alle sapienti doti di Bob Catley; il rispetto che Tobias ha nei confronti di quest'uomo è quasi commovente (ed ha pure ragione, per carità!), secondo me lo considera una sorta di “papà musicale”.
Eccoci quindi arrivare ad uno dei momenti più attesi di tutto lo show, l'arrivo del “Vichingo del Nord”, di colui il quale, nonostante tutto, tre anni fa si sentì la mancanza; Mr Jorn Lande! ….Ed entrata migliore non poteva farla, dato che il brano che lo introduce è l'amatissima “Scarecrow” che il pubblico indovina ancora prima che Tobias possa pronunciarne l'incipit del nome. Jorn Lande è influenzato, ma non si risparmia; la sua potenza vocale seduce e getta il pubblico in estasi. Se trovate su youtube il video di “Scarecrow” fatta all'Alcatraz, guardatela perché merita davvero.
Jorn è affabile, gioca con il pubblico, muovendosi come un orango impazzito durante gli assoli; dimostra di sentirsi a suo agio e la complicità con Tobias è palpabile. A fine canzone, ed allo scopo di introdurre il brano successivo, Tobias racconta un anedotto occorso durante l'ultimo tour che hanno fatto insieme e che riguarda proprio Jorn; tutti erano stanchissimi dopo uno show e, saliti sul tour-bus, l'unica cosa che volevano fare era dormire...tutti, tranne Jorn, che pare si aggirasse per il pullman cantando canzoni popolari norvegesi. Nessuno però si azzardò a zittirlo, a detta di Tobias (e ovviamente per scherzo), perché un po' avevano paura di lui...e qui la risata corale dell'Alcatraz... ma soprattutto perché era bellissimo ascoltare la voce calda di Jorn che cantava quelle “arie incomprensibili”. Fu allora che Tobias decise di scrivere una ballad per Jorn.....o meglio, una “mezza-ballad”.......A quel punto tutti hanno capito che la prossima canzone sarebbe stata quel piccolo (solo perché è corto) capolavoro che è “Lucifer”; strepitosa la resa live di questo brano eccelso che io amo in modo particolare. Anche qui, se trovate una qualsiasi versione su youtube guardatela: roba da pelle d'oca!
....Per un motivo del tutto opposto, era da pelle d'oca pure l'abbigliamento di Jorn; un “completino nero” con pantaloni guarniti da fiamme rampanti che salivano dall'orlo fino a mezzo polpaccio e che Jorn, come una soubrette poco aggraziata, ha sfoggiato in varie tonalità; rosse, blu e gialle. Amanda Somerville, unica donna presente sul palco, non ha fatto neppure un cambio d'abito.....questo solo per puntualizzare ^^ 

Bisogna ammettere che, nonostante non sia andato sold out, l'Alcatraz era bello pieno; a detta di Tobias mancavano tra i 50 ed i 70 biglietti per raggiungerlo, anche se secondo me è stata una stima quanto meno ottimistica, sebbene essendo in prima fila, (il movimento della folla e l'aver fatto conoscenza con i miei “vicini”, mi ha permesso di guadagnarla), non posso dirlo con certezza perché non riuscivo a vedere oltre la quinta fila dietro di me...sono bassa, è un dato di fatto.  Il pubblico, da parte sua, è stato molto molto partecipe; ha cantato, ha gridato, ha acclamato, ha risposto con calore e trasporto tutti italiani alle battute ed ai giochi di Tobias e degli altri, molte volte sono partiti cori spontanei che inneggiavano a questo, quell'altro ospite o Tobias stesso, tanto che a volte restava ammirato ad ascoltarci. Il pubblico era così caldo che Sammet quest'anno si è pure tolto la soddisfazione di riuscire a farci cantare “Felicità” di Albano e Romina; non so perché sia fissato con questa canzone, aveva sto tarlo anche 3 anni fa, evidentemente, dopo “Volare”, è uno dei brani italiani più famosi in Germania!
Ci ha ringraziati più volte per la nostra partecipazione, si vedeva che era contento e soddisfatto di come stesse andando lo show; bhe, anche noi eravamo contenti e soddisfatti!

La scaletta prosegue con “The Watchmaker's Dream” cantata da un'impeccabile Oliver Hartmann; ero dalla parte opposta a dov'era posizionato lui, ma le incursioni di entrambi i chitarristi sui lati del palco sono state numerose ed apprezzatissime; segue “What's Left of Me” con un Eric Martin in splendida forma (è sempre un piacere sentir cantare quest'uomo!), certo il suo timbro è quello meno “metal” tra i vari vocalist con cui condivideva il palco, però ragazzi, che performer!!!
E' la volta di “The Wicked Symphony”, title track dell'omonimo album e altra canzone che amo particolarmente.
Finalmente è il turno di “Draconian Love” (la canzone splendida, che reputo la più “oscura” di tutto Ghostlights) e di Herbie Langahns che, grazie alla sua bravura e simpatia ha fatto subito breccia nel cuore degli astanti. Non credo di sbagliarmi di molto affermando che questo era uno dei brani più attesi del concerto.
La setlist prevede ora una delle canzoni simbolo degli Avantasia, considerata e diventata di diritto “la ballad per eccellenza”, quella che scatena cori spontanei e fa dimenare le braccia al cielo; “Farewell”. Tobias dirige il pubblico che agita le braccia emulando il suo idolo che, al centro del palco, come un direttore d'orchestra ci dice cosa fare; le voci dell'Alcatraz si elevano ed accompagnano l'intro di tastiere fino ad esplodere quando Amanda Somerville raggiunge Tobias e duetta con lui. Amanda è bellissima, spumeggiante, solare; ci chiama “fratelli e sorelle” e, per ringraziarci, esclama un “ti amo Italia” che infiamma tutti coloro che si trovano dentro il locale.
Il pubblico degli Avantasia è eterogeneo e comprende persone di tutte le età; c'erano teen-agers accompagnati da padri, madri e zii, giovani e meno giovani, ragazzini che non potevano avere più di 10 anni tenuti sulle spalle da papà o zii. Uno di questi era in prima fila e, sia Sasha sia Oliver, gli hanno regalato i loro plettri, piegandosi e dandoli specificatamente a lui, nonostante le tante mani tese ad elemosinare quel piccolo oggetto di plastica quasi fosse una sacra reliquia. Anche Tobias si è piegato su di lui per salutarlo. Un altro ragazzetto, sulla parte destra del palco, compiva 14 anni il giorno seguente o quel giorno stesso e, notato il cartello che ne faceva menzione, Michael Kiske ha spronato anche il resto della band a cantare e suonare per lui un'improvvisato “Happy Birthday”; quel ragazzino si ricorderà per sempre di questo concerto!

Altra canzone cui sono particolarmente legata, per il futile motivo che c'è un intermezzo che adoro fatto col basso; “Stargazers”, seguono “Shelter from the Rain” e “The Story ain't Over”......infine è la volta della meravigliosa e possente “Let the Storm Descend Upon You”; entrata ormai di diritto  nella classifica delle canzoni più epiche mai scritte da Tobias.  Sul palco insieme a lui altri due grandi mattatori; Jorn Lande e Ronnie Atkins. Del norvegese ormai si è detto tutto o quasi, ma è disarmante vedere, o meglio, sentire con quale facilità  e perizia usa la sua voce; ha cantato quasi sempre tenendo il microfono ad una certa distanza, mentre per la maggior parte gli altri facevano l'esatto opposto (ok molto dipende anche dal tipo di microfono che si usa, ma essendo tutti esteticamente identici, non si capiva se si trattava di modelli diversi oppure no)....questo solo per sottolineare la sua potenza vocale!
Ronnie Atkins è un vero animale da palcoscenico, di quelli d'altri tempi, che fanno vibrare il pubblico e sanno come coinvolgerlo.
Ovviamente, quest'anno, “Promise Land” è stata cantata da Jorn e, nonostante la bravura di Eric Martin che l'aveva cantata 3 anni fa, stavolta ha avuto tutto un altro sapore!
Immancabile “Reach Out for the Light”, ormai diventata una specie di inno; sebbene il vero inno che tutti aspettavano e che mai dovrà mancare dalla scaletta è lei, la canzone “0”, quella che ha dato origine a tutto....”Avantasia”!
Seguono la splendida “Twisted Mind” e l'accattivante “Dying for an Angel” con Eric Martin a duettare con Tobias, come 3 anni fa. L'americano si diverte un mondo a stare in mezzo alla “cricca di Tobias”; sia sul suo account twitter, sia sulla sua pagina fb, spesso e volentieri commenta luoghi, concerti e foto riferendosi ai suoi “compagni di viaggio” come “bros” o “Avantasia Family”....il che è tutto dire....

Dopo più di 3 ore di concerto giunge il momento dei bis; quando, dopo “Dying for an Angel” la band lascia il palco con l'annuncio da parte di Tobias che quella sarebbe stata l'ultima canzone (ma chi ci crede!?!), l'Alcatraz protesta il suo disappunto (per finta ovviamente) e reclama a gran voce il ritorno dei suoi beniamini urlando “we want more! We want more!”. Chiaramente Tobias & Co escono nuovamente e, quasi a sfidare la resistenza degli astanti, Tobias chiede “Do you really want more??”, la risposta è ovvia e sulle note di “Lost in Space” sale il boato dell'Alcatraz.
L'ultimo bis è un “medley” tra la meravigliosa “Sigh of the Cross” e “The Seven Angels” con tutti i vocalist insieme sul palco a cantare insieme, stanchissimi ma soddisfatti, come del resto il pubblico davanti al quale hanno suonato per 3 ore e mezza!
Il generoso pubblico di Milano (che poi è riduttivo dire Milano; c'erano persone da tutta Italia, davvero, da TUTTA Italia) regala emozioni a Tobias con le voci, con le mani, ma non solo, anche con oggetti; pupazzetti, striscioni.....Tra questi ultimi, due meritano di essere menzionati; una bandiera italiana con la scritta “Avantasia” in oro in mezzo, mostrata con orgoglio da Tobias ed un lunghissimo striscione bianco con la scritta “The Ghostlights of Avantasia enlighted Milano”. Per srotolarlo tutto e mostrarlo fiero, ma anche incuriosito, al pubblico Tobias ha avuto bisogno di aiuto perché era veramente enorme, tant'è che per leggerlo bene Michi Kiske ci si è messo davanti!! Scena impagabile!!!!

Si sa, Tobias Sammet è un musicista (compositore, polistrumentista.....etc etc) umile e generoso;  virtù ampiamente dimostrate quest'anno, dato che alcune canzoni sono state cantate senza nemmeno la sua presenza sul palco. Eric Martin definisce gli Avantasia come una “famiglia” e credo che in fondo non sia molto distante dalla verità.
Vorrei concludere con un encomio particolare e doveroso, direi, per i musicisti che accompagnano Tobias; professionisti strepitosi che meritano grandissimo rispetto. Sasha Peath che avevo proprio davanti e che ci guardava sorridendo e cantando con noi, Oliver Hartmann che oltre a suonare ha dato grande prova canora sia come corista, sia come vocalist. Miro Rodenberg, “l'orchestra” degli Avantasia e Felix Bohnke; lui più di tutti. Non solo perché si è sparato 3 ore e mezza di concerto al fulmicotone, suonando brani tiratissimi quasi senza un attimo di requie, ma anche e soprattutto perché il poverino ha fatto tutto questo con 38 di febbre!! In effetti avevo notato che, a turno, gli si erano avvicinati per chiedergli qualcosa prima il bassista, poi Sasha ed infine anche Tobias; inizialmente avevo pensato che avesse problemi di suoni, con le spie...insomma problemi tecnici che gli davano noia, perché ad ogni domanda lui rispondeva scuotendo mestamente la testa. Invece è stato poi lo stesso Tobias a dire a tutti che Felix aveva la febbre! Insomma suonare a quei livelli per tutto quel tempo con la febbre non è da tutti; c'è gente che avrebbe annullato il concerto......tanto più che non era l'unico a non essere in forma.

….Ma il viaggio continua... Tobias ripete ogni volta che il tour che sta facendo potrebbe essere l'ultimo; Avantasia è un progetto che nasce dall'estrema creatività del nostro amato genietto di Fulda, o come lo chiamo io “Mozart dell'era moderna”, ma chissà quando verrà scritto e se verrà scritto il prossimo capitolo. Certamente non tutti i musicisti che lo accompagnano quest'anno saranno disponibili per un'eventuale prossimo tour; sono tutti artisti con progetti propri attivi e funzionanti e, si sa, gli impegni sono tanti.....già quest'anno Bob Catley non porterà a termine il tour di Ghostlights per via dei suoi pregressi impegni con i Magnum; quindi ogni tour, quasi ogni data è da considerarsi come una sorta di evento unico a sé stante. Per questo non posso pensare di perdermi un loro concerto ogni qualvolta vengono in Italia....e per fortuna mia, a Milano!