04/03/16

Recensione: Wolfmother - Victorious (2016)


Quarto album per i Wolfmother, sempre capitanati da Andrew Stockdale che dopo New crown (leggi l'incazzata recensione di Antonio Spina) decide di fare quasi tutto di testa propria anche in questo ultimo album Victorious, impegnandosi praticamente in ogni strumento. Andrew ha solamente chiesto un aiuto a Josh Freese (Nine Inch Nails, Bruce Springsteen) e Joey Waronker (Beck, R.E.M) per le parti di batteria e ad un certo Brendan O’ Brien (Pearl Jam, e milioni di altri) alla produzione. Vediamo come suona.

01. The Love That You Give
Ottimo inizio senza fronzoli, bel riff stoner (chi ha detto Sabbath?), bei suoni. The Love That You Give é un'opener perfetta, ha il giusto piglio e fa capire quale sará l'andazzo del disco. Breve e diretta.

02. Victorious
Nonostante quel "will be victorioooussssss" cantato a quel modo lo avevamo giá sentito dai Muse di Uprising, la title track é davvero ottima, coinvolgente, diretta e immediata. Sicuramente uno dei brani migliori del disco. TOP TRACK #3

03. Baroness
Terza traccia e il livello rimane di tutto rispetto. Percussioni particolari durante le strofe e un ritornello che mi ha conquistato. semplice ma molto efficace. Due passaggi chitarristici dopo i due minuti mi rimandano a qualcosa dei Queen (con il dovuto rispetto a Brian May).

04. Pretty Peggy
Vuole fare il verso alla Pretty Penny degli Stone temple pilots, per caso? Canzone diversa, sembra di ascoltare qualcosa degli U2, sia nelle strofe che nel ritornello, con quegli "Ohooohhhh". Si discosta decisamente da quanto ascoltato fino ad ora. Francamente ne avrei fatto volentieri a meno. SKIP TRACK

05. City Lights
Si ritorna (fortunatamente) sui ritmi precedenti del disco. City light é un pezzo senza pretese che peró funziona. Il suo ritornello ti si stampa in testa. A volta ti bastano due note al posto giusto per far funzionare una canzone.

06. The Simple Life
Stranissima. Parte con l'incedere di una canzone heavy metal nelle strofe, ma rallenta colpevolmente nel ritornello (ci stavo prendendo gusto). Nella seconda parte una brevissima parte con un incedere strano tra Muse, chitarre registrate male, altre armonizzate e persino un marranzano. Boh (ma apprezzo il coraggio).

07. Best of a Bad Situation
Pezzo dall'incedere pop con la voce di Stockdale che secondo me risulta troppo stridula per queste atmosfere. Io avrei abbassato la canzone di almeno un tono (o cantato su un'ottava differente). Anche i cori risultano in difficoltá. Pezzo bruttino, secondo me.

08. Gypsy Caravan
Le chitarre si rifanno robuste (a proposito, che bel suono che ha la chitarra la chitarra che entra nel ritornello) e i toni si rimettono in riga con quelli soliti del disco. Anche qui, chorus che ti si stampa in testa. Riuscitissima la parte verso metá brano, con quel cambio di tempo. Uno dei migliori brani dell'album, anzi la migliore, ho deciso. TOP TRACK #1

09. Happy Face
Ma sono i Black Sabbath? No perché ci somiglia molto. Poi peró subentrano i Beatles e un po' di psichedelia. Boh, il pezzo é musicalmente interessante (a parte il suono di alcune chitarre invadenti), ma forse non trascinante come altri.

10. Eye of the Beholder 
Non é la cover dei Metallica, vero? No, fortunatamente no (chissá come sarebbe stata..). L'incedere di Eye of the Beholder é, al contrario della precedente, molto trascinante, con un bel riff portante e un Andrew Stockdale che canta molto bene nel ritornello. Verso il minuto 2.10 riecco i Black sabbath in versione speed. Ottima conclusione del disco e uno dei migliori brani di questo Victorious. TOP TRACK #2

Victorious é un fondamentalmente un disco semplice, "snello" (35 minuti di durata) e immediato. Qualche ottimo brano e qualche altro un po' cosí cosí, ma nell'insieme Victorious é un disco godibile. Non si ricorderá nel tempo ma l'ho ascoltatato diverse volte molto volentieri.

Voto 67/100


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