20/02/17

Dentro le canzoni: Pearl Jam - Dissident (1993)

Dissident è una vecchia canzone dei Pearl Jam, per l'esattezza la quinta traccia del secondo disco, VS, del lontano 1993. È una di quelle canzoni che ho sempre adorato, una di quelle che fanno parte della categoria: "amore a primo ascolto". 1993? Oh, come passa il tempo...

L'inizio è come il vento fra i capelli: quando parte il riff la sensazione che mi da è proprio quella. Getto istintivamente indietro la testa come se fossi in moto in una giornata afosa. L'arpeggio deciso ma al contempo molto gentile nell'altoparlante sinistro è, dopo l'efficacissimo riff iniziale di Mike McReady, forse il punto che preferisco della canzone. Quei momenti in musica in cui tutto si fonde alla perfezione. La voce di Eddie Vedder è la classica ciliegina sulla torta che completa il tutto.

Ho fatto la mia conoscenza con questa canzone per la prima volta grazie al DVD live Touring band (che mi ha aperto definitivamente le porte ai Pearl Jam). Bum, appena parte il riff rimango immediatamente folgorato e ogni singola volta faccia partire questa canzone la sensazione è grosso modo la stessa: vento fra i capelli. In genere preferisco le canzoni dei Pearl Jam eseguite dal vivo, per quanto riguarda Dissident sono completamente neutro, entrambe le versioni mi danno le stesse emozioni, cosa comunque strana perché sono uno dei pochi al mondo a non amare la produzione di VS.

Il testo ha un qualcosa di politico, ma questo è facilmente intuibile sin dal titolo. È la storia di un dissidente che si rifugia a casa di una donna. In realtà non so se riferisca ad un fatto storico in particolare (ma credo non lo sappia nessuno), se doveste saperlo magari prendetevi la briga di lasciare un commento per informarmi, ve ne sarò grato. 
Nella permanenza del "rifugiato" c'è anche il tempo per un "holy no" cioè il rifiuto della donna a delle avances. C'è anche un'altra frase che mi piace molto: "escape is never the safest path". Non so se sono perfettamente d'accordo con quest'ultima a dire il vero (anche Eddie, mi pare di ricordare, in qualche occasione live abbia aggiunto "run anyway" al termine della stessa) ma è una frase che mi ha sempre colpito. 

Il finale con il doppio cantato chitarra/voce è perfetto. Ve la lascio gustare da un live at reading di una decina di anni fa, forse una versione anche migliore di quella citata del Touring band, peccato che il riff iniziale non sia molto enfatizzato da un volume abbastanza basso. Enjoy.

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