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Recensione: Art of Anarchy - The madness (2017)


Ascolto una playlist: "uh, bello sto pezzo dei Creed, non lo conoscevo". Aspetta, siamo sicuri che siano loro? No, infatti non erano loro, bensí gli Art of Anarchy.

Chi sono gli Art of Anarchy? Un gruppo formato nel 2014 da Bumblefoot (precedentemente nei Guns n' roses) e dai fratelli Jon e Vince Votta, che hanno giá rilasciato un disco omonimo nel 2015 con il compianto Scott Weiland alla voce. Per questo album, é stato invece assoldato un altro Scott, ma questa volta é Stapp, vecchia voce dei Creed. Completa la band Jon Moyer, bassista dei Disturbed.

Ho sempre avuto un rapporto strano con Scott Stapp: lo trovo un personaggio abbastanza discutibile per aver preso ispirazione da Eddie Vedder (vedi vecchio spassoso episodio di Celebrity deathmatch) e per alcune news lette nel corso degli anni, mentre mi piace un sacco il suo modo di cantare, non posso farci nulla. Vediamo come suona suona questo The madness. Ah, bella la copertina.


01. Echo Of A Scream
Abbiamo detto che il cantante precedente era Scott Weiland, vero? Ecco, perché questa strofa é perfetta per lui. Il problema di questa openener é il ritornello, a mio parere inascoltabile. Troppo moderno e iperprodotto, ma davvero troppo. Peccato perché tutto in questa canzone funziona, a parte quello. Dopo un paio di ritornelli cedo e premo il tastino SKIP TRACK

02. 1,000 Degrees
Ritmi cadenzati e distorti, poi altra strofa weilandiana e altre aperture moderne nel ritornello. Certo, un po' meno fastidiose rispetto alla prima traccia ma sempre fastidiose sono. Nulla di troppo malvagio ma sicuramente niente che abbia voglia di riascoltare, nonostante una produzione curatissima. Non sembra di ascoltare un disco con questi interpreti. Questo disco non comincia molto bene...

03. No Surrender
Ecco il pezzo che citavo in apertura. Abbandonati i riferimenti a Weiland e ritornando musicalmente su territori vicini ai Creed, tutto risulta piú credibile, soprattutto la magnifica performance di Scott Stapp, incisivo sia sulle note basse delle strofe che in quelle alte del ritornello. Oh, questo é un grandissimo brano, che ti rimane in testa dal primo ascolto. Leccaculo, ma grandissimo brano TOP TRACK #1

04. The Madness
Ma perché ste chitarre cosí effettate all'inizio? Sembrano quasi i Placebo. La title track é un brano di rock moderno. Non male, ma non di mio gusto. Lo trovo complessivamente abbastanza forzato e visti i nomi degli interpreti, forse ho ragione (vedi prime due tracce).

05. Won't Let You Down
Un tempo diverso e Stapp che canta su un tono strano (perlomeno alle mie orecchie). Anche questo é un brano abbastanza moderno ma quantomeno lo trovo musicalmente interessante rispetto, per esempio, al brano precedente. Il ritornello funziona, cosí come il bridge prima del solo e il solo stesso. Ci piace.

06. Changed Man
Altro brano che potrebbe stare benissimo nella discografia dei Creed e altro brano che funziona alla grande. Ballad con un ritornello aggressivo e con delle chitarre care a Mark Tremonti. Forse un po' troppo derivativo (non ricorda un po' troppo My sacrifice?) ma la melodia mi piace un sacco e me ne frego. Il testo sembra essere molto personale. Semplice semplice ma funziona eccome. TOP TRACK #2

07. A Light In Me
Uh, ma é lo stesso disco? Finalmente un po' di pesantezza! Relativamente, le strofe si fanno di nuovo filtrate e ritmi si abbassano leggermente. Peró A light in me risulta complessivamente con piú verve e con un po' piú di piglio rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento. Ancora un buon brano, mi ricorda il Tremonti solista.

08. Somber
Scott continua a cantare "I'm somber" (lo dirá un centinaio di volte in 4 minuti) termine che onestamente non avevo mai sentito prima. Vuol dire "tetro" se ve lo state chiedendo, comunque. Altro testo che sembra parli della sua vita e altro buon pezzo in generale con diverse influenze ma nulla di troppo marcato e nulla di troppo moderno. Ci piace, insomma.

09. Dancing With The Devil
Stapp aggressivo come raramente lo si sente per questa vigorosissima Dancin with the devil che nei suoi "yeah ea ea eeeee" nei ritornelli non potrá fare a meno di ricordarvi gli Alice in Chains. A parte questa citazione forse un po' troppo marcata, questo pezzo spacca e vi conquisterá dal primo ascolto. TOP TRACK #3

10. Afterburn
Ma che é sta porcheria? Il pezzo parte malissimo con milioni di voci filtrate per poi riprendersi leggermente grazie anche ad una batteria molto vigorosa, ma anche qui il tutto suona un po' troppo moderno e iperprodotto per portermi piacere. La cosa davvero bella del pezzo, invece, sono i soli di chitarra sul finale. A parte quello, pezzo davvero bruttarello.

Album breve e con brani sui 3 minuti e mezzo - 4 minuti, tutti con struttura da "singoli". Quello che sembra da questo ascolto é che che la band sembra debba ancora trovare la propria fisionomia, processo che sicuramente non é stato agevolato dal cambio del cantante. Come avete letto dalla descrizione dei brani, alcuni mi piacciono un sacco mentre altri non riesco quasi ad ascoltarli, complice anche una produzione troppo curata. Dategli un ascolto, se non siete intransigenti come me verso alcune sonoritá, potreste trovarlo ottimo. Io prendo quegli ottimi brani come punto di partenza.

Voto 69/100

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