17/06/17

Live report: Guns n' roses - Live at London Stadium 16/06/2017


"Not in this lifetime" aveva dichiarato ai giornalisti Axl Rose qualche anno addietro quando gli chiesero se voleva riunirsi con i suoi ex compagni. Ma il tempo (e i soldi) cancellano tutto ed ecco qui che mi ritrovo a vedere una delle band piú importanti della mia vita: i Guns n' roses.

Ufficialmente non é la prima volta che li vedo, ma 5 anni fa non era la stessa band (clicca qui per il live report) cosí come non é stata la stessa cosa assistere a qualche esibizione della band di Slash, per quanto mi abbiano sicuramente lasciato contento. Ma come dico sempre, andiamo per gradi (cit. Visconte Cobram)

Arrivo allo stadio olimpico di Stratford abbastanza tardi, ed entro praticamente 5 minuti prima dell'inizio del concerto. La notizia è che il concerto è cominciato in orario (soli 3 minuti di ritardo). L' Axl giovane avrebbe probabilmente sputato in faccia a quello vecchio, se ne avesse avuto la possibilità. Il concerto parte con due classici dal primo album: It's so easy e Mr. brownstone. Il tempo di perdere traccia dei miei amici (persi a fare code nei bar) e con la scusa di Chinese Democracy decido di andare in solitaria a prendere un buon posto. Finisco nelle gradinate superiori, dove forse non potevo neanche stare con il biglietto che avevo, ma il tipo che controllava era distratto e sono salito alla velocità della luce riuscendomi a sedere in un posto lontanissimo dal palco ma da dove posso guardare tutto lo spettacolo dello stadio pieno. Mi rilasso e mi godo il concerto (e Welcome to the Jungle). Il palco è ovviamente enorme e sullo schermo passano dei video diversi per ogni singola canzone. Fatti benissimo, per carità, ma non troppo di mio gusto, li ho trovati un po' ripetitivi e freddi. Forse sono un po' troppo cattivo, lo so.


Non avevo visto la scaletta prima del concerto per non rovinarmi le eventuali sorprese ed ecco che arriva la prima: Double talkin' jive. Beh, non che si possa definire tale (i Guns l'hanno sempre portata durante l'Use your illusion tour) ma forse non mi aspettavo di sentire una scaletta così vicina a quelle che ascoltavo tanti (troppi) anni fa. Ah, la chitarra di Slash ha un suono PAUROSO. Ogni tanto il suono generale è stato un po' confuso, ma quando entrava Slash in modalità solista era una delizia assoluta. Il punto più basso del concerto è stato sicuramente Better, non solo per la canzone in se ma soprattutto per i suoni impastatissimi (perlomeno, così mi arrivavano) che non mi hanno fatto capire una mazza. Ci pensa la mia amata Estranged a farmi passare il fastidio e anche qui, il suono di Slash è una cosa da paura. Se ci fossero le sette meraviglie accostate alla musica, una di queste sarebbe sicuramente Slash e la chitarra di Estranged. Anzi, la metto anche nelle sette meraviglie della terra in generale, la faccio proprio grossa. Divino.

Come dicevo prima, la scaletta è molto simile a quella dello Use your illusion tour, quindi ecco la cantatissima Live and let die, Rocket queen (Axl bravissimo), You could be mine (con Slash che suona con la stessa chitarra rossa che utilizzava in quegli anni!) e una bellissima Attitude, preceduta da un intro di You can't put your arms around a memory, sempre da The spaghetti incident con Duff mcKagan protagonista dietro il microfono. A fine concerto noterò che le cover eseguite questa sera sono tante, forse un tantino troppe, soprattutto se hai tutto il materiale dei due Use your Illusion da utilizzare. Ma vabbe'...


Prima di proseguire con la scaletta dico qualche parola sulla band:
Axl Rose non è ovviamente lo stesso di 25 anni fa. Le note ce le ha ancora tutte, quello che non ha più è la potenza vocale (ha diverse pause durante il concerto) ed il look. O meglio, veste ancora come allora, ma se prima risultava un sex symbol con certi tipi di vestiti, adesso risulta decisamente diverso.
Slash: esattamente lo stesso di 25 anni fa. Con diversi chili in più ma a parte quello, tutto uguale, anzi, forse addirittura meglio, a livello di suono.
Duff: esattamente lo stesso di 25 anni fa, stavolta con diversi chili in meno. Dizzy Reed al piano sempre dietro le quinte ma puntuale e con buon gusto e un ottimo Richard Fortus che ha avuto decisamente più spazio per mettersi in mostra rispetto a quanto faceva Gilby Clarke (e rispetto a quanto spazio hanno i chitarristi che supportano Slash in genere). Soprattutto verso la parte finale del concerto Slash gli ha lasciato diversi soli che lui ha eseguito con classe, dimostrando di essere anche un ottimo solista.
Su Frank Ferrer dico solo questo: Matt Sorum dove sei? Anzi, credo che preferirei sentir suonare quasi un batterista a caso al suo posto, il suo gusto non mi piace per nulla e mi ha rovinato il piacere di ascoltare alcuni passaggi di alcune canzoni.

Fra le altre canzoni (vedere scaletta a fondo pagina) spicca la mia amatissima Coma, secondo me un capolavoro. Chiaro che la versione da studio è imbattibile con tutti quegli effetti che danno ancora più senso alla canzone ma è stato un bel sentire, il riff di Slash a volumi clamorosi mi ha dato un emozione immensa. Axl invece a fine canzone stava praticamente collassando, ma gli si può perdonare data la difficoltà tecnica del brano. Proseguendo, Slash ci delizia con il solito assolo sulle note de Il padrino e poco dopo parte Sweet Child o' mine, nettamente la canzone più attesa e quella più cantata da tutto lo stadio. Tutti in piedi con gli Smartphone a filmare (purtroppo). Axl se l'è cavata abbastanza bene. Se la caverà anche meglio nella successiva My michelle, cantata veramente da Dio.

Slash e Richard Fortus eseguono una bella versione chitarristica di Wish you were here dei Pink Floyd e poi accennano un altro motivo che mi ricordava la sigla di Beverly Hills 90210, ma dubito fortemente sia stata quella. Nel caso sappiate cosa fosse per favore fatemi sapere.

Il concerto prosegue con Axl al piano che preannuncia ovviamente November Rain. Anche qui commentare gli assoli di Slash è abbastanza superfluo: divino (l'ho già detto per caso?). Immancabile una delle cover più famosa del pianeta, ovvero Knockin' on heaven's door stavolta cantata da Axl in maniera decisamente svogliata (ma probabilmente era provato dalle canzoni precedenti) e con Slash che ha suonato l'assolo su una 12 corde (!). La sempre bella Nightrain chiude la prima parte ufficiale del concerto.

Per i bis ancora due cover: Black hole sun dei Soundgarden e The seeker degli who. Qui più che in altri frangenti ho sentito un po' di mancanza di comunicazione. Axl ha parlato veramente con il contagocce questa sera ed è una cosa che non apprezzo. Beh, forse non hai bisogno di dire niente prima di certe canzoni ma a volte anche due parole possono fare tanto. Poteva dire un "questa è per Chris", per esempio, oppure presentare brevemente la canzone degli Who. Niente. Non parlo solo di queste cover ovviamente, praticamente nessuna canzone ha avuto uno stralcio di presentazione, quando potresti dire milioni di cose su ognuna.

Chiudono il concerto una totalmente acustica Patience (Slash ci delizia con i soli esattamente come su Lies) e l'amatissima Paradise city, che non ha bisogno di molti commenti e presentazioni e che risulterà fra le migliori canzoni del concerto con tutto il pubblico in piedi.

Gli smartphone su Sweet child o' mine

Il concerto mi ha soddisfatto enormemente per Setlist e per durata (2 h e 50 minuti senza pause), mentre l'aspetto negativo, come detto, è stato la pochissima comunicazione. Aggiungo anche che Axl e Slash non si sono cagati di striscio durante tutta l'esibizione, quindi probabilmente questa è stata solo una tregua temporanea. Io spero di no e spero fortemente di sentire nuova musica nel breve futuro. Slash e Duff pensateci voi che se aspettiamo Axl ci mette 10 anni.

Dopo il concerto c'è stato un vero e proprio manicomio per raggiungere la stazione metro più vicina con un'interminabile massa di esseri umani (eh?) che cercava di lasciare Stratford. Ma questa è un'altra storia...

Guns N’ Roses Setlist London Stadium, London, England 2017, Not in This Lifetime