13/01/18

Recensione: Joe Satriani - What Happens Next (2018)




Ed eccoci qui per la prima recensione del 2018.

Joe Satriani, per questo album What happens next, si é avvalso nientepopodimeno che del mitico Glenn Hughes al basso (Deep Purple e Black Country Communion, fra gli altri) e di Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria (già con lui nel supergruppo Chickenfoot). Beh, niente male come acquisti, direi.
La copertina del disco vede una foto del capellone Joe che sembra sia ad una di quelle attrazioni con gli specchi che si trovano in ogni luna park che si rispetti. Quelle dove esci con una faccia gonfia così perchè sbatti da tutte le parti. Non troppo male, ma forse un po' troppo bianca. Anche Joe sembra essere d'accordo dato che indossa gli occhiali da sole.

Fesserie a parte e venendo alla musica di questo interamente strumentale What happens next: avevo già fatto il primo ascolto della canzone Energy (clicca qui per vederlo) che avevo apprezzato per la sua semplicità. Grosso modo è quello il mood dell'album: le canzoni sono tutte abbastanza lineari e semplici. Le due canzoni un po' più particolari sono le tracce 2 e 3 Catbot e Thunder high on the mountain, che hanno un andamento, a tratti, quasi dance. Non proprio "my cup of tea", come si dice qui in Inghilterra, ma decisamente interessanti nel loro insieme.

E' la parte centrale quella che mi ha conquistato: la pacatissima Smooth soul che fa venire subito in mente un certo Carlos Santana, la frenetica Headrush (quanto mi piacciono questi ritmi accelerati tipo Van Halen) dove la band va a 1000 all'ora e dove la sezione ritmica Hughes - Smith mostra la sua vera anima. Bellissima anche la Title track che mi è piaciuta un sacco per le sue melodie e per le sue atmosfere semplici ma vincenti.

Verso il finale del disco troviamo Super Funky Badass (titolo che spiega abbastanza bene la canzone) che suona quasi come una Jam. Bel pezzo, ma i 7 minuti e mezzo di durata forse sono un po' eccessivi per la quantità di idee proposte. Le conclusive Invisible e forever and ever, invece, mi ricordano, in diversi passaggi, Steve Vai (tutto torna, dato che Joe è stato il maestro di Steve).

In conclusione: disco di classe e con diversi pezzi degni di nota. Fosse stato per me, avrei tolto quei soliti 2-3 pezzi che tolgo nella maggior parte dei dischi, per facilitarne l'ascolto globale. Non ci sono pezzi brutti, ma a meno che di tutte tracce magnifiche, trovo 51 minuti un po' troppi per un album strumentale. Non a caso il mio album strumentale preferito in assoluto è Alien love secrets (di Steve Vai) che di minuti ne dura 33.

A parte le mie solite teorie sulle durate dei dischi, date un ascolto a questo What happens next perchè è senz'altro buonissima musica, di facile ascolto e suonato con classe.

Voto 69/100

Top tracks: Smooth soul, Headrush, What happens next.

01. Energy
02. Catbot
03. Thunder High On The Mountain
04. Cherry Blossoms
05. Righteous
06. Smooth Soul
07. Headrush
08. Looper
09. What Happens Next
10. Super Funky Badass
11. Invisible
12. Forever And Ever Post Edit: