21/02/18

Recensione: Mike LePond's Silent Assassins - Pawn and Prophecy (2018)


Chi é Mike LePond? Se conoscete i Symphony X non ve lo devo spiegare. Se non li conoscete vi dico che é il bassista della giá citata band, arrivato al suo secondo disco con il suo progetto solista. Fanno parte della line up di questo Pawn and Prophecy anche Alan Tecchio (Watchtower, Hades) e il vecchio compagno Michael Romeo.



Apprezzo i Symphony X ma non ne sono un grande fan e sono venuto a conoscenza di questo disco abbastanza per caso, come al solito, spulciando per la rete. Banalmente mi sono piaciuti i toni della copertina e ci ho cliccato su, se devo essere sincero. Poi ho visto che aveva solamente 8 tracce (sapete che sono un fautore di dischi con poche tracce) e allora gli ho dato una chance.

Risultato? Ho apprezzato molto questo disco, che giudico "ignorante" (nel senso buono del termine) quanto basta e pieno di influenze, proprio come piace a me. Quella piú evidente é forse quella Power metal, ma é riduttivo definire o etichettare questo disco come Power metal. Lo é certamente l'opener Masters Of The Hall con doppia cassa a manetta e acuti (ma anche con un ritornello cantato malissimo, a mio avviso). A proposito del cantato, non ho nient'altro da ridire al riguardo, a parte questo ritornello, lo trovo molto ispirato. Il disco prosegue benissimo con Black Legend e soprattutto con Antichrist, canzone dal riff tanto semplice quanto incisivo. Forse il miglior brano del disco, per quanto mi riguarda.

Come ho detto, Mike Le Pond é un bassista, quindi il suo basso sará per forza di cose abbastanza in evidenza per praticamente tutta la durata del disco, concedendosi anche diversi spazi per bass solos o per intro, come nella successiva I am the bull. Il basso in questo pezzo mi piace un casino, poche note ma quelle giuste, che fanno girare tutta la canzone. Al centro del brano, di note ce ne saranno tante, invece. Se siete bassisti, fiondatevi all'ascolto. Dopo i ritmi "bassi" (in tutti i sensi), ecco che la successiva e velocissima Avangers of Eden, che si incastra alla perfezione. Questo disco ha tanti cambi di atmosfera come piace a me. Dopo un'altrettanto carica Hordes of Fire si passa ad una rilassata e praticamente folk The Mulberry tree. Un pezzo diverso che sta benissimo nell'insieme del disco. Molto belli gli assoli con chitarre classiche che si intrecciano.

Capitolo a parte per la title track finale, una mega suite di quasi 22 minuti di durata,  ispirata dall'opera Macbeth di Shakespeare. Qui ce n'é davvero per tutti i gusti: bassi, cavalcate, cornamuse, tastieroni, atmosfere da musical, altre super metal, pianoforti, doppie casse furiose, slap, triccheballacche e persino quattro cantanti: Andry Lagiou, Noa Gruman, Phyllis Rutter e Veronica Freeman (io ve li ho detti tutti, fate voi). Vabbé, spiegare un pezzo del genere é impossibile. In breve dico che forse di carne al fuoco ce n'é un tantino troppa e il pezzo risulta un po' dispersivo potendo essere sicuramente un accorciato qui e li, ma le singole parti sono ottime. Per memorizzarlo ci metterete un paio d'anni, credo.

Sapete che vi dico? Pawn and Prophecy é, fino a questo momento, il mio disco preferito del 2017. Dategli una chance.

Voto 73/100

Top tracks: Antichrist, I am the bull, Avengers of Eden

Tracklist:
01. Masters Of The Hall
02. Black Legend
03. Antichrist
04. I Am The Bull
05. Avengers Of Eden
06. Hordes Of Fire
07. The Mulberry Tree
08. Pawn And Prophecy

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