11/02/18

Recensione: Roadhouse Diet - Won't Bend Or Break (2018)


Dopo l'intervista alla band di qualche tempo fa, eccoci qui a parlare dell'album Won't bend or break. Potete cliccare sul link se ve la siete persa, per questo motivo non mi dilungheró ulteriormente sulla descrizione dei ragazzacci in questione. Prima di parlare del contenuto dell'album, un cenno anche alla copertina (qui sopra) che mi piace moltissimo: colori accesi e molto personale e riconoscibile.

Veniamo all'aspetto principale, ovvero la musica.
Si parte fortissimo con la cazzuta (lo suggerisce anche il nome) Powerload, un potentissimo e veloce Hard rock con degli inserti etnici (potenzialmente presi da un film di Robert Rodriguez), mentre con la seconda e terza traccia Devilmaker e  Hard Times Ahead, si rallenta leggermente riportandoci a qualcosa degli Stone temple Pilots, ma piú incazzati.

La band si definisce Boogie Rock e quale miglior modo di rappresentarsi se non con la title track Won't bend or break che combina potenza ad orecchiabilitá. Un cenno dovuto ai sempre ispirati assoli di chitarra, sempre gustosi. Women come and women go (mai titolo fu piú veritiero), comincia con uno strano organo anni 70 e rimane abbastanza indecifrabile per praticamente tutta la sua durata mischiando rock datato, blues e rock contemporaneo. Molto bello il lungo assolo centrale. Pezzo da ascoltare sicuramente piú volte per essere decifrato propriamente.
Gotta pay the cost to be the boss ha un groove pazzesco e fatico a non muovere la testa ed il piede durante l’ascolto. Abbiamo anche un break centrale fuori di testa con delle chitarre che mi hanno ricordato i Queen. Sicuramente uno degli highlight del disco.

Over the top then down e out. Una ballad? Macché, ecco di nuovo un bel groove, stavolta molto piú controllato e lento Un altro “boogie rock” con Damn what a maam con toni che salgono nuovamente e con un altro bellissimo inserto Rodrigueziano (da suo ammiratore, non posso non apprezzare). Il disco si avvicina alla chiusura e troviamo una Magnetized dallo spirito grunge con tastiere e chitarre molto ispirate e con un altro strano inserto centrale. Bogus Pipeline chiude il disco con chitarre cattive (no, non c’é neanche una ballad) e con un ritornello ai limiti del Pop. Poi chitarra slide e tante altre variazioni sul tema.

Quello che mi é piaciuto di questo disco e di questa band é l’imprevedibilitá. Quando pensi di aver capito come si sviluppa il pezzo, rimani spiazzato da un bridge particolare o da un’idea che non ti saresti aspettato. Non é cosa facile riuscire a non cadere nei soliti cliché dei vari generi (ormai difficilmente si inventa qualcosa di nuovo, purtroppo lo sappiamo), ma i Roadhouse diet riescono sempre a dare un loro tocco personale e di imprevedibilitá, cosa che secondo me sono gli elementi piú importanti nell’arte e nella musica.

Complimenti a loro e date un ascolto a questo disco perché lo merita.

Tracklist
1. Powerload
2. Devilmaker
3. Hard Times Ahead
4. Won't Bend Or Break
5. Women Come And Women Go
6. Gotta Pay The Cost To Be The Boss
7. Over The Top Then Down And Out
8. Damn What A Ma'am
9. Magnetized
10. Bogus Pipeline