26/03/18

Recensione: Europe - Out of this world (1988)


Recensione a cura di David Deutscher

Dopo l'enorme successo in tutto il mondo di The final countdown, gli Europe affrontavano il difficile compito di creare un disco che superasse o, quanto meno, fosse cosí buono come il precedente. Ce l´hanno fatta con Out of this world, pubblicato nell´estate 1988, due anni dopo The final Countdown.

Questo è il quarto disco degli Europe. Un disco molto melodico ma anche molto heavy in alcuni momenti. L´album fu prodotto da Ron Nevison, mitico produttore che aveva lavorato, per esempio, con gli UFO per l´album Lights out. Out of this world presentava un nuovo chitarrista, l´eccezionale Kee Marcello, in sostituzione di John Norum, chi aveva lasciato la band l´anno precedente per divergenze musicali. Se Norum è geniale, Kee lo è ancora di più (almeno per me) e nel disco ci sono degli assoli spettacolari, come quello di More than meets the eye oppure quello di Just the beginning

Out of this world fu anche un successo globale, arrivando ad essere disco di platino negli Stati Uniti, avendo raggiunto il milione di copie vendute. Nel mondo le cifre aprossimative di vendita furono tre milioni.

Il disco comincia benissimo con Superstitious, (primo singolo). Questa bellissima canzone inizia in modo originale con il gruppo che canta a cappella e contiene uno dei migliori assoli della storia dell’ hard rock. È diventato un classico della band e non manca mai nelle setlists. La seconda canzone e anche secondo singolo, Let the good times rock, è un pezzo allegro che celebra l´amore. Il ritornello è molto orecchiabile. Il video fu registrato in Giappone, dove gli Europe sono stati molto apprezzati già dall´inizio della loro carriera nel 1983. La terza canzone è Open your heart, che è un remake della prima versione inclusa nel secondo album Wings of tomorrow, dal 1984. Fu il terzo singolo e video. L´album continua con More than meets the eye, una canzone molto melodica, con molti suoni di tastiere e con un assolo impressionante. Fu il quarto singolo dell´album. Continuando con l’ascolto troviamo l'ingiustamente sottovalutata Coast to coast, una ballatona con un ritornello dove possiamo ascoltare tutta la band ai cori e la magnifica e potente Ready or not, che apriva i concerti del tour.

La seconda parte del disco (o lato B per i nostalgici) si apre con la toccante e bellissima Sign of the times, pezzo che include pianoforte e un assolo incredibile. Questa canzone la suonano abitualmente nei concerti. Poi ascoltiamo la stupenda Just the beginning con un sottofondo molto heavy e un assolo pazzesco. L´album continua con la incantevole Never say die, dove ascoltiamo di nuovo tutta la band ai cori. È una canzone con una bellissima melodia. Lights and shadows è la seguente. Questa è, secondo me, la peggiore dell´album, ma questo non vuol dire che sia brutta, perché non lo è. Fu la B side del singolo Superstitious, decisione che non ho mai potuto capire, essendo, appunto, la meno bella. Questa canzone pretendeva di dare un contrappunto di agressività. Tower´s callin´ è la seguente canzone. Il testo di questa traccia parla di un astronauta perduto nello spazio. Gli assoli, come sempre, magnifici. L´album finisce con la meravigliosa ballata Tomorrow, dove ascoltiamo un Joey Tempest nel suo migliore momento. Proprio Tempest suonó il pianoforte in questa canzone. Il pezzo è una meraviglia assoluta ed è praticamente impossibile non apprezzarla. 

In conclusione, possiamo dire che Out of this world è un disco bello dalla prima all´ultima canzone e lo raccomando a tutti gli amanti dell’ hard rock e della buona musica.

Tracklist:
1. Superstitious
2. Let the Good Times Rock
3. Open your Heart
4. More than Meets the Eye
5. Coast to Coast
6. Ready or Not
7. Signs of the Times
8. Just the Beginning
9. Never Say Die
10. Lights and Swadows
11. Tower’s Callin’
12. Tomorrow