Recensione: Paul Gilbert – Werewolves Of Portland (2021)


Ah, quanta stima che ho per quest'uomo. 
Paul Gilbert é un musicista straordinario, uno che non se ne sta mai con le mani in mano (qualità da non sottovalutare, visti tutti gli artisti che campano di rendita e che  fanno uscire un disco ogni morte di papa) e uno che si mette sempre in gioco, a partire dalla sua bizzarra esperienza in Giappone con Marty Friedman. Inoltre, sembra proprio essere un tipo molto simpatico e alla mano, che non guasta mai. Lo dico sempre, lo so.

A due anni di distanza dal precedente Behold electric guitar (clicca per la recensione), eccoci al suo ennesimo album da solista, questo Werewolves Of Portland dalla copertina che sembra uscita da una pagina di libro di favole per bambini. A proposito di favole, non devo essere io a dirvi che la sua chitarra viene proprio da quei mondi li, con il classico suono Gilbert e con tanti tanti pezzi geniali e che spesso trovano il modo di fuoriuscire dai soliti cliché dei dischi solisti. 

Su tutte, vedi l'opener Hello! North Dakota! che si apre e si chiude in maniera particolare. Oppure la stupenda title track, per distacco la mia preferita del disco, con quel refrain stupendo che ti entra in testa e un'altra chitarra in slide che entra in scena simultaneamente come una sberla (scusate, ma non é facile descrivere una singola parte di una canzone strumentale). Vi lascio il bizzarro video a fondo pagina, cosí potete verificare da voi. Noterete che suona anche gli altri strumenti, lo abbiamo visto anche dal vivo con i Mr. Big alle prese con la batteria.

Bizzari (e decisamente molto lunghi) anche i titoli, il singolo che ha anticipato l'album Argument About Pie, la coinvolgente Professorship at the Leningrad Conservatory, la più canonica A Thunderous Ovation Shook The Columns (vi confesso che uso il copia-incolla per i titoli, sono davvero troppo lunghi) e la blueseggiante traccia conclusiva (ho evitato cosí di usare la funzione, stavolta), che inserisco per coinvolgimento fra le mie 3 preferite del disco. Si dice che per entrare nei motori di ricerca, é consigliabile inserire almeno 300 parole, per questa recensione ero giá a buon punto copiando la tracklist.

Werewolves of Portland è un disco interamente strumentale, molto piacevole da ascoltare nella sua interezza nonostante la durata (48 minuti) non esigua. Ma ho un debole per Paul Gilbert e alcune sue note mi arrivano dritte al cuore. 

Voto 70/100
Top tracks: Hello! North Dakota!, Werewolves of Portland, (You Would Not Be Able To Handle) What I Handle Everyday.

Tracklist
1) Hello! North Dakota!
2) My Goodness
3) Werewolves Of Portland
4) Professorship at the Leningrad Conservatory
5) Argument About Pie
6) Meaningful
7) I Wanna Cry (Even Though I Ain’t Sad)
8) A Thunderous Ovation Shook The Columns
9) Problem-Solving People
10) (You Would Not Be Able To Handle) What I Handle Everyday

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