30/08/12

I 30 batteristi più ricchi del mondo

Ecco un'altra classifica.

No, non è un'altra delle mie terribili top 10, ma è una lista stilata da Celebrity Net Worth dove vengono indicati i batteristi più ricchi del pianeta includendo salari, diritti d’autore, endorsement, affari personali, dichiarazioni, holding  al netto di spese per manager, agenti, tasse e stile di vita:

Dai, eccola (le cifre sono espresse in dollari):

1 Ringo Starr – 300 milioni (The Beatles)
2 Phil Collins – 250 milioni (Solo, Genesis)
3 Dave Grohl – 225 milioni (Nirvana, Foo Fighters)
4 Don Henley – 200 milioni  (The Eagles)
5 Lars Ulrich – 175 milioni (Metallica)
6 Charlie Watts – 160 milioni  (The Rolling Stones)
7 Larry Mullen Jr – 150 milioni (U2)
8 Roger Taylor – 105 milioni (Queen)
9 Joey Kramer – 100 milioni (Aerosmith)
10 Chad Smith – 90 milioni (The Red Hot Chili Peppers)
11 Travis Barker – 85 milioni (Blink 182, The Aquabats)
12 Stewart Copeland – 80 milioni (The Police)
13 Alex Van Halen – 75 milioni (Van Halen)
14 Nick Mason – 75 milioni (Pink Floyd)
15 Tommy Lee – 70 milioni (Motley Crue)
16 Bill Ward – 65 milioni (Black Sabbath)
17 Jon Fishman – 60 milioni (Phish)
18 Carter Beauford – 55 milioni (Dave Matthews Band)
19 Rick Allen – 50 milioni (Def Leppard)
20 Tre Cool – 45 milioni (Green Day)
21 Danny Carey – 40 milioni (Tool)
22 Tico Torres – 40 milioni (Bon Jovi)
23 Max Weinberg – 35 milioni (Bruce Springsteen and The E Street Band, Conan O Brien)
24 Mickey Hart – 30 milioni (The Grateful Dead)
25 Bill Kreutzmann – 25 milioni (The Grateful Dead)
26 Neil Peart – 22 milioni (Rush)
27 Taylor Hawkins – 20 milioni (Foo Fighters)
28 Questlove – 16 milioni (The Roots, Jimmy Fallon)
29 Steven Adler – 15 milioni (Guns N’ Roses)
30 Mick Fleetwood – 8.5 milioni (Fleetwood Mac)

Quello che pare evidente da questa classifica è che i guadagni non sono affatto collegati alla bravura...

28/08/12

Recensione: Iron maiden - The final frontier (2010)


Carissimi Iron maiden, ma perché? Perché avete pubblicato quest'album? Perché? Non potevate fare uscire un altro live album (cosa successa subito dopo, comunque), piuttosto?
Ho difeso a spada tratta le ultime uscite della band, ma questa no, non posso, non ce la faccio.

Vado subito al sodo: The final frontier é, secondo il mio modesto parere, l'album peggiore della band: noioso, borioso, pretenzioso, prolisso e chi piú ne ha piú ne metta. Si, anche peggio di Virtual XI. Mi odiate, eh?

L'andamento del disco si intuisce dall'intro Satellite 15 : ma che é sta porcheria? Ma perché dura cosí tanto? Perché non la smettono? Queste le prime domande che l'ascoltatore medio (spero) si pone all'ascolto. La situazione si normalizza con le successive The final frontier ed El dorado, che non sono altro che le classiche canzoni fatte "con lo stampino" dagli Iron maiden e che vengono sempre pubblicate come singoli. Non troppo male, ma niente che ti viene troppa voglia di riascoltare.  

Mother of Mercy ha una strofa e un andamento interessante, é il ritornello che é di una lagnositá micidiale: un Bruce sfiatato e mal prodotto canta ripetutamente Motheeeer of meeeercy... Motheeeer of meeeercy... Motheeeer of meeeercy... Motheeeer of meeeercy (scusate le ripetizioni, era per rendere l'idea) e invece siamo noi a chiedergli pietá. Anche un vergognoso copia-incolla della produzione (se avete presente l'ironica I'm in a band with an Italian drummer, sappiate che non siamo molto lontani) non lo aiuta per niente e, ascoltare l'ultimo ritornello (raddoppiato), é una pugnalata ai padiglioni auricolari. E stiamo parlando di uno dei miei cantanti preferiti.

Finalmente arriva Coming home, canzone meravigliosa, soprattutto se paragonata a tutte le altre del disco. Canzone assolutamente diversa, non di matrice Maiden, ma che sembra provenire da un album solista di Bruce Dickinson, infatti l'interpretazione del cantante é magistrale e la canzone risulterá nettamente la migliore del disco.
The Alchemist é una di quelle canzoni che tutto sommato ascolti con piacere, ma che sembra scritta in 6-7 minuti col pilota automatico come riempitivo, come se il disco non fosse giá abbastanza lungo (dura quasi 80 minuti!)
La prima parte del disco é questa: canzoni abbastanza brevi, lagnose e/o poco ispirate, a parte una.

La seconda parte del disco é caratterizzata da canzoni molto lunghe e piene di idee, molte delle quali, anche se trite e ritrite, valide. Il problema della seconda parte é la noia: le canzoni non sarebbero affatto male, se durassero 3-4 minuti di meno (esatto, ho detto 3-4 minuti!): strofe ripetute per sempre ed introduzioni che se ti vai a fare la doccia, quando torni sono ancora li.

Ho ascoltato l'album molte volte, ma arrivati a The talisman, in genere, getto la spugna.
Ma le ultime due canzoni non sono da meno. A volte arrivo, faticando, a The Man Who Would Be King, ma appena comincia la solita introduzione degna del miglior Marzullo, premo di scatto il tastino Off. No, non stop e poi Off, direttamente Off, cosa che faccio davvero di rado.
Per dovere di recensione dico che il finale di questa canzone é terribile (un po' meno quello che ci sta in mezzo) e che, anche la successiva e ultima When The Wild Wind Blows ha un'introduzione di 2.15.

Se volete terminare l'ascolto dell'album vi mancano nove minuti, coraggio... Io ho spento.

Voto 50/100  (1 voto in piú solo per Coming home)

Best song: indovinate? Ok, Coming home.
Skip songs: la seconda parte del disco é micidiale.

Tracklist:
01. Satellite 15... The Final Frontier
02. El Dorado
03. Mother Of Mercy
04. Coming Home
05. The Alchemist
06. Isle Of Avalon
07. Starblind
08. The Talisman
09. The Man Who Would Be King
10. When The Wild Wind Blows

27/08/12

Recensione: Tremonti - All I was (2012)




Prima di tutto fughiamo ogni dubbio: non é il ministro dell'economia ad aver pubblicato il disco, ma il chitarrista-compositore di Alter bridge e Creed.

Detto questo, ok, possiamo cominciare.

Parliamoci chiaro, se non vi piacciono per nulla i due gruppi citati, state alla larga da questo disco:
Mark sembra aver preso i lati piú aggressivi di entrambe le band e li abbia portati in All I was e non é da escludere che questi pezzi siano addirittura degli esclusi (eccellenti) dei precenti album.
Vocalmente parlando, diciamo subito che Mark non é un cantante e non ha particolari abilitá dietro al microfono, ció nonostante il disco non presenta pecche, e sua la voce é molto gradevole e calza a pennello con il repertorio.

Il disco parte con la ispirata Leave it Alone (che con Myles Kennedy alla voce sarebbe a tutti gli effetti una canzone degli Alter bridge): bei riff, belle melodie vocali e soprattutto un solo con i controfiocchi.

Con So you're afraid e Wish you well, il batterista ed il suo doppio pedale si presentano al pubblico con un'esecuzione martellante, ma Mark é perfettamente a suo agio con un riffing pesante e rapido.
La piú oscura Brains precede The Things I’ve Seen, la piú "radiofonica" del disco.
You waste your time (vedi video in fondo alla pagina) é a mio avviso una delle piú ispirate del disco: cattiva, tagliente e immediatamente memorizzabile.
Dopo la discreta, ma non eccezionale, ballad New way out (dove Tremonti evidenzia i suoi limiti vocali) Giving up alza di nuovo l'asticella e l'attenzione con una canzone orecchiabile, ma non per questo leggera: il riffing é pesantissimo e tutte le parti di chitarra, sono molto ispirate. Bravo.
Il disco prosegue con Proof e la title track, dove si esagera leggerissimamente (termine fantozziano) con il lavoro sulle doppie voci, ma il ritornello é d'impatto e valido, cosí come i soli, che peró spesso risultano troppo corti per essere gustabili a pieno.

Dopo Doesn't matter (che sa un po' di riempitivo), l'album si chiude con Decay che ha forse il miglior ritornello del disco, dove Tremonti sfodera probabilmente la migliore prova vocale del disco.

E bravo Mark Tremonti!
Ha sforrnato un disco veramente valido e ispirato, con pochissimi cali di tensione, e, pur non essendo un cantante a tutti gli effetti, ha dimostrato che puó stare benissimo dietro al microfono.
Se vi piacciono i Creed o gli Alter bridge, procuratevi subito il disco, non vi deluderá, soprattutto se amate la loro parte piú aggressiva.

Voto 70/100

Best songs: Leave It Alone, You Waste Your Time, Decay
Skip song: Doesn't matter

Tracklist:
Leave It Alone
So You’re Afraid
Wish You Well
Brains
The Things I’ve Seen
You Waste Your Time
New Way Out
Giving Up
Proof
All I Was
Doesn’t Matter
Decay

25/08/12

Recensione: Tenacious D - Rize of the fenix (2012)


Mmm... Come si recensisce un album dei Tenacious D? Lo devo considerare un album ironico? un album serio? Un album e basta? Il bicchiere é mezzo vuoto o mezzo pieno? Oh, basta, io me la squaglio (cit. Homer Simpson)

A scanso di equivoci, cominciamo col dire che l'album é ottimamente suonato, cantato e prodotto (come i precedenti tra l'altro), e alla batteria c'é ancora una volta un certo Dave Grohl, quindi state tranquilli. 
Per il resto, un bel mix di Rock (e i suoi derivati) e ironia, un paio di tracce infatti non sono altro che spassosi dialoghi tra Jack Black e Kyle.

Le canzoni di quest'album fanno centro, alternando ottima musica a dei testi divertenti, irriverenti e tutto quello che finisce per "enti". Rize of the Fenix é un'ottima opener dove Jack ci canta che sono tornati. A proposito, in quest'album canta davvero bene.
Conoscerete probabilmente la divertente ed eloquente Low Hangin’ Fruit per via del videoclip (non abbiate paura, ve lo posto al termine della recensione), poi l'intermezzo Classical teacher dove Jack Black si finge un istruttore di chitarra gay e Senorita con tanto di rissa  simulata in un bar (la chiusura della canzone é uguale a Thank you my child di Zakk Wylde!).

Facendo un passo avanti troviamo l'omaggio ai Roadie (che fanno andare avanti il rock), Ballad of Hollywood Jack and the Rage Kage, che mi ricorda taaanto Journeyman degli Iron maiden, poi Throwdown che ha un incedere quasi uguale a quello della famosa The passenger.

Poi tre canzoni brevissime: la old style Rock is dead, la heavy metal They Fucked Our Asses, e To be the best che sembra presa da un film tipo Flashdance.
Chiude il disco 39, dove Jack Black si diverte a fare il verso a Bruce Springsteen con una canzone che starebbe benissimo nel repertorio del Boss, testo osceno a parte, ovviamente.

Con tutte queste citazioni, piú o meno volontarie, é difficile dare un voto e un giudizio all'album, che rimane senza dubbio ben suonato e divertente, ma che stenta a farci considerare i Tenacious D come una band vera. Ammesso che lo vogliano essere.

Voto 68/100

 Tracklist
  1. Rize Of The Fenix
  2. Low Hangin’ Fruit
  3. Classical Teacher
  4. Señorita
  5. Deth Starr
  6. Roadie
  7. Flutes and Trombones
  8. Ballad of Hollywood Jack and the Rage Kage
  9. Throwdown
  10. Rock Is Dead
  11. They Fucked Our Asses
  12. To Be The Best
  13. 39

24/08/12

Recensione: Ozzy Osbourne - Ozzmosis (1995)

A parere di chi scrive uno degli album piú sottovalutati di sempre.

Ozzy cambia registro e tira un po' il piede dall'acceleratore, il risultato finale sará a mio parere  il miglior disco della sua "seconda" carriera, ovviamente dopo i primi due impareggiabili capolavori Blizzard of Ozz e Diary of a madman.

Veniamo un po' alla storia dell'album: Ozzy ingaggia il fido Geezer Butler (Black sabbath) al basso, Dean Castronovo alla batteria e Rick Wakeman alle tastiere. Alla chitarra c'é ovviamente il pupillo Zakk Wylde (che se ne andrá subito dopo le registrazioni, prenderá il suo posto Joe Holmes. No, non é il pornoattore.)

Ozzy Osbourne in questo disco canta bene, anzi benissimo (per quanto possa cantare bene Ozzy, eh), ricordo che Ozzy stesso dichiaró di essere stato stremato dai produttori del disco che gli hanno fatto ricantare le stesse parti innumerevoli volte per ottenere un buon risultato. Hanno avuto ragione loro.
A proposito di produzione, il risultato é magnifico, ogni strumento ha sempre il suono giusto ed il sound generale,  le voci e i cori sono perfetti.



Il primo singolo é Perry mason (che spasso il video), suoni granitici, Geezer Butler sugli scudi, una canzone dura ma estremamente orecchiabile (e con un solo magnifico). A proposito del video, fa uno strano effetto vedere suonare Holmes con una Stratocaster un solo dal tipico suono Gibson Les Paul Zakk Wylde. Vabbé..

I just want you ha un incedere Pop metal con un testo formidabile. Tra le meravigliose frasi spicca: "I'm sick and tired of being sick and tired  I used to go to bed so high and wired, I think I'll buy myself some plastic water ,I guess I should have married Lennon's daughter". Uno dei pezzi migliori dell'album.

Il disco prosegue con la discreta semi-ballad Ghost Behind My eyes e con una non troppo ispirata Thunder underground (ma quant'é brutta la linea vocale di inizio strofa?). See you on the other side invece é pura classe. Il tun tun tun iniziale di Geezer Butler é mastodontico quanto semplice e la canzone é un altro ottimo esperimento di pop metal (lo so che fa schifo la definizione, scusatemi).
La successiva Tomorrow é la mia preferita del disco, con uno Zakk Wylde travolgente e un Ozzy che dá il 101% di se. Ricordo di aver letto qualche recensione di questo disco e qualcuno la etichettatava la piú brutta del disco. Ma va va....
Proseguendo, Denial sa un po' di riempitivo e la dolce My little man é una canzone dedicato al figlio Jack, dove un certo Steve Vai fa la sua (pesante) apparizione alle chitarre.
My Jekyll doesn't hide non é una canzone spettacolare, ma ha di superspettacolare il riff di chitarra. Grazie ancora Zakk. Old L.A. tonight ci accompagna verso la fine del disco con delle note dolci da un Ozzy che non ti aspetti. Ti aspetti invece Zakk, che alla fine del pezzo ci regala un solo memorabile. Grandissimo pezzo.

Il disco ha fatto storcere il naso a molti per la sua orecchiabilitá e per essere sicuramente il piú morbido della carriera di Ozzy. Io invece dico che é il disco piú personale e piú originale. Da che parte state?

VOTO 77/100

Best songs: I just want you, Tomorrow, Old L.a. tonight
Skip song: Thunder underground
    Tracklist:
    Perry Mason – 5:53
    I Just Want You – 4:56
    Ghost Behind My Eyes – 5:11
    Thunder Underground – 6:29
    See You On The Other Side – 6:10
    Tomorrow – 6:36
    Denial – 5:12
    My Little Man – 4:52
    My Jekyll Doesn't Hide – 6:34
    Old L.A. Tonight – 4:48

    21/08/12

    Recensione: The darkness - Hot cakes (2012)



    Ma cosa avranno fatto le donne al nostro caro Justin? 
    Mannaggia a lui, aspettavo un bel discone carico, e invece....

    Andiamo per gradi (frase presa in prestito dal megadirettore di Fantozzi):
    A fine 2011 vidi i Darkness live alla splendida Hammersmith arena di Londra (ho coronato il mio sogno di vedere il mitico bassista Frankie!).
    Concerto magnifico, dove i nostri, tra gli altri, ci hanno fatto ascoltare un paio di nuovi pezzi che mi hanno colpito per "tiro", per potenza e ispirazione, ovvero Concrete e la magnifica (snaturata) cover Street spirit (fade out).
    Le mie aspettative per il disco erano molto alte, invece tracciando il bilancio di questo Hot cakes, siamo di fronte ad un album molto gradevole  ma che non alza l'asticella e non fá il salto di qualitá.

    L'album é stato anticipato dai buoni singoli Every Inch Of You, Nothing's Gonna Stop Us e Everybody have a good time, ovviamente accompagnati dai soliti simpaticissimi videoclip.
    Per il resto del disco il nostro Justin fa il romanticone (alla sua maniera) e comincia a cantare d'amore e di donne in generale in quasi tutti i rimamenti brani, piacevoli di certo, ma che non spingono certo sull'acceleratore e non brillano per particolare originalitá: 
    With A Woman (bello il solo), Keep Me Hangin' On (brano dall'incedere coinvolgente) She's just a girl Eddie, Love is not the answer, e la ottiantana Forbidden love, che mi ricorda qualche altra canzone che non riesco a decifrare, forse qualcosa degli Ultravox, boh. Visto che ci siamo cito anche bonus track I can't believe it's not love.
    Se proprio vogliamo essere precisi, anche la mia preferita Concrete parla d'amore, ma la canzone ha almeno un piglio differente, cosí come la fantastica (e irriconoscibile) cover dei Radiohead Street Spirit (Fade Out), con un riadattato riff iniziale che é quasi identico a quello di The breading house di Bruce Dickinson.
    In queste due canzoni Justin ci fa sentire di che pasta é fatto e sfodera una prestazione vocale superba.

    In conclusione il disco é senza dubbio piú che sufficiente, ma complici le mie aspettative troppo alte, mi ha deluso un po'. Mi aspettavo il piede dritto nell'acceleratore, invece non é cosí. Nessuna canzone é brutta, tutte sono ben piú che gradevoli, ben eseguite, con qualche dettaglio interessante per ciascuna, ma che faticano nel complesso a fare il salto di qualitá, a parte le mie due favorite.

    L'edizione speciale del disco non fa altro che rimarcare quello che ho appena detto e appesantire di parecchio il disco, con tre canzoni con poco mordente (anche perché acustiche) e una cannonball che risulta abbastanza piatta, confrontandola con quella scoppiettante che avevo visto live (che era supercarica e piena, appunto, di botti di cannone), che peró vanta la (strana) presenza di Ian Anderson e del suo flauto magico (no, non é quello della favola).

    Sicuramente un passo avanti rispetto al discontinuo One way ticket to hell (per forza, mancava Frankie Poullain!!), ma che manca della freschezza e dell'ispirazione del debut Permission to land.

    Trovate una donna a Justin!!!

    Voto 65/100

    Le migliori:  Concrete, Street spirit (fade out)
    Ne avrei fatto volentieri a meno:  Le bonus tracks

    Tracklist
    01. Every Inch Of You
    02. Nothing's Gonna Stop Us
    03. With A Woman'
    04. Keep Me Hangin' On
    05. Livin’ Every Day Blind
    06. Everybody Have A Good Time
    07. She Just A Girl Eddie
    08. Forbidden Love
    09. Concrete
    10. Street Spirit (Fade Out)
    11. Love Is Not The Answer
    (special edition)
    12. I Can't Believe It's Not Love (Acoustic Demo) (Bonus Track)
    13. Love Is Not The Answer (Acoustic Demo) (Bonus Track)
    14. Pat Pong Ladies (Demo Mix) (Bonus Track)
    15. Cannonball (feat. Ian Anderson) (Long Version) (Bonus Track)

    FORMAZIONE

    Frankie Poullain – basso

    Justin Hawkins – voce, chitarra, tastiera
    Daniel Hawkins – chitarra 
    Ed Graham – batteria

    20/08/12

    I personaggi: Frankie Poullain

    Nell'universo rock ci sono personaggi talentuosi, carismatici, divertenti o solamente buffi.

    Inauguriamo la rubrica con Frankie Poullain. Quale personaggio migliore esiste per inaugurarla? Come chi é? Uscite subito da questa pagina, blasfemi!
    Nessuno lo sa (neanche lui), ma Frankie é l'anima dei The Darkness!
    Tutti diranno che sono i fratelli Hakwins, ma la veritá é un'altra.
    La storia dirá questo, lo scopriremo piú tardi...

    Chi ha detto che per essere un grande rocker devi essere un grande musicista?
    Il mitico Frankie é lí per divertirci, se volete andare ad ascoltare bassisti seri, andate ad una clinic di Victor Wooten o mettetevi un disco di Jaco Pastorius.
    Guardate che baffoni, chi se ne frega di come suona?

    Un po' di storia:
    Nato ad Edimburgo nel 1977  ha lavorato come guida turistica nelle montagne del Venezuela (ma ve lo
    immaginate?!? Che vacanze spettacolari hanno trascorso i fortunati... )
    Poullain ha lasciato i Darkness nel 2005, ufficialmente per "differenze musicali".
    Frankie invece non ha raccontato la stessa versione dei fatti, causato da un raffreddamento dei rapporti con gli altri membri del gruppo.  È stato sostituito da Richie Edwards, ex tecnico per le chitarre per la band (ma come si fa???)
    Il gruppo é entrato in crisi nera.
    Ufficialmente per motivi di droga legati al leader (tse) Justin Hawkins, ma la veritá la sappiamo tutti qual é: la band senza Frankie valeva poco.
    Dal 2011, con la reunion ufficiale del gruppo, è tornato ad essere il bassista ufficiale della band (che infatti é rinata, é infatti imminente l'uscita del nuovo Hot cakes. Lo recensiró a breve, tranquilli. Ah, non l'avevate chiesto?)

    La sua immagine: baffi stile "castoro", una bandana e uno sguardo storto.

    Prendete i (bellissimi) videoclip dei Darkness.
    Si, Justin é bravo e carismatico, ma cosa sarebbero quei video senza Frankie? Cosa sarebbe Friday night senza di lui nel pentolone o Love is only a feeling senza il suo baffo ad altitudini incredibili? Non pensate anche voi che i video estratti da "One way ticket.." manchino di qualcosa? Ecco cosa manca, lui!

    Ultimamente é stato visto cominciare il pezzo "One way ticket to hell" con un campanaccio.
    Anzi, vi posto direttamente il concerto cosí lo potrete ammirare nella sua interezza (il pezzo con il campanaccio é al minuto 7.15). Grazie al mio amico Nino per l'impareggiabile segnalazione.
    Vai Frankieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee





    19/08/12

    Recensione: Stratovarius - Under Flaming Winter Skies, Live In Tampere (2012)



    Ad anni di distanza da Visions of Europe, gli Stratovarius (orfani del simpaticissimo Timo Tolkki), danno alle stampe il live a Tampere per celebrare l'ultima esibizione del batterista Jorg Michael che, dopo anni di lotte contro un tumore (vinte), ha deciso di ritirarsi dalle scene.

    La setlist di questo live é piú che buona e molto varia, tocca quasi tutti i periodi della discografia dei finlandesi ed é impreziosita da due cover particolari (per i loro canoni) come Burn dei Deep purple (eseguita tra l'altro in maniera discutibile) e Behind Blue eyes degli Who. E' strano sentirle suonate dagli Stratovarius, che non ci azzeccano una cippa con queste canzoni, come stile e background.
    A proposito di cose atipiche troveremo anche uno strano, ma interessante e coinvolgente Bass solo ad opera di Lauri Porra (si, si chiama proprio cosí). Non sembra proprio di ascoltare un concerto Power metal.

    La prestazione dei singoli é ottima, soprattutto quella del chitarrista Kupiainen (che risulta piú preciso del suo predecessore pazzo, nel precedente live Visions of Europe) e la voce di Kotipelto é sempre gradevolissima, ma un po' piú in difficoltá rispetto al passato sulle note piú alte: appare evidente come alcune canzoni siano state abbassate di tonalitá (Paradise su tutte). Odio queste cose ma alcune canzoni sono davvero, davvero, ma davvero (si, penso abbiate capito) ardue da cantare, quindi rispetto.
    In ogni caso, si rifará in alcuni brani dove canta in maniera splendida, come Visions.
    Chiudono il concerto classici della band come Black diamond (anticipata simpaticamente dalla chitarra), Father time (faticosa da cantare, vero Timo?) e Hunting high & low, cantatissime dal pubblico che ha apprezzato lo show.

    Se siete fan della band, é un acquisto sicuramente consigliato, un live onesto, non privo di sbavature, ma un live senza sbavature é quasi sempre ritoccato (risuonato?) in studio, quindi ben vengano.

    Se proprio avete soldi in piú da spendere, sappiate che c'é anche la versione dvd. Ciao Jorg...


    CD1
    01. Under Flaming Skies
    02. I Walk To My Own Song
    03. Speed Of Light
    04. Kiss Of Judas
    05. Deep Unknown
    06. Guitar Solo
    07. Eagleheart
    08. Paradise
    09. Visions
    10. Bass Solo
    11. Coming Home

    CD2
    01. Legions Of The Twilight
    02. Darkest Hours
    03. Burn
    04. Behind Blue Eyes
    05. Winter Skies
    06. Keyboard Solo
    07. Black Diamond
    08. Father Time
    09. Hunting High And Low

    17/08/12

    Le mie canzoni preferite

    Bentornati alle mie terribili classifiche.

    10 canzoni erano pochine, quindi ho piú che raddoppiato, anche se ce ne vorrebberero almeno 100 per rendere giustizia a tutti gli artisti che ho adorato nella mia vita.

    Come sempre, troverete un minimo di spiegazione per ognuna e, per renderla un po' piú variegata, metteró una sola canzone per gruppo, giusto per non trovare 6-7 canzoni degli Iron maiden, per esempio.

    Cliccate sul titolo della canzone, per poterla ascoltare. Cominciamo:

    25) Russian (Sting)
    Non sono un fan né di Sting né dei Police, ma quando ascolto questa canzone il cuore mi batte a livelli irregolari. Sono sicuro che é qualcosa di dimostrabile scientificamente.

    24) Walk in the shadows (Queensryche)
    Questa canzone mi ha ossessionato per un lunghissimo periodo: mi partiva in testa e non si fermava piú. Che tristezza vedere i membri originali dei Queensryche mentre si sputano o si insultano a vicenda in tribunale.

    23) Everlong (da The colour and the shape)
    Canzone divina sin dai primi secondi, quando una dolce chitarra si fa largo attraverso le nostre orecchie. Il riff é uno dei miei preferiti di sempre. Godetevela.


    22) Do I have to say the words? (Bryan Adams)
    La canzone della naftalina.
    Da anni canticchiavo "rescue me..." ma non sapevo che canzone fosse, e francamente neanche me lo chiedevo. L'ho riscoperta solo in preparazione del concerto di Bryan Adams, visto qualche anno fa. Era il tour del ventennale di Waking up the neighbours e mi sono procurato l'album per non farmi trovare impreparato. Che canzone trovo? Rescue me...
    Dal vivo é stata una bomba, una delle canzoni che mi ha emozionato di piú in tutta la mia vita. Epica. (Il finale fa cagare, ma i 4 minuti precedenti si fanno perdonare)

    21) The power of love (Huey Lewis & the news)
    Probabilmente sono accecato per l'amore che ho del film Ritorno al futuro ma questa canzone mi faceva muovere le gambe quando avevo 6 anni e me le fa muovere anche oggi. Serve altro?


    20) Sweating bullets (Megadeth)
    La schizofrenia acuta di Dave Mustaine mi ha sempre affascinato parecchio e non c'é canzone migliore che possa rappresentarla. Gustatevelo nel video sotto mentre parla da solo.


    19) Eleanor rigby (The Beatles)
    Zuntuntuntuntuntuntunt (i violini). Poche storie, secondo me sta canzone é un capolavoro. Fare una canzone pop con soli violini, viole e violincelli é assolutamente geniale. Zuntuntuntuntuntuntunt....

    18) Black hole sun (Soundgarden)
    Forse una canzone banale ma mi piaceva un sacco quando la ascoltavo le primissime volte in rotazione su MTV nel 1994 (quando MTV trasmetteva musica e pure buona!) e mi emoziona ancora dopo circa 25 anni, forse persino piú di allora. Gustatevela. Ah, Matt Cameron (il batterista) da portare in trionfo per tutti i passaggi prima dei ritornelli.

    17) Heaven's on their minds (Jesus christ superstar)
    Non sono amante dei musical, ma questa canzone spacca i culi. L'interpretazione del cantante é da brividi. Guardatela (ascoltatela) dal film, quella del disco é un'altra registrazione, inferiore. La cosa che mi piace di piú é il volume scandaloso della voce, che copre tutto. Giusto cosí: é un musical, e quel cantante é un fenomeno.


    16) Heart shaped box (Nirvana)
    Il periodo In utero (purtroppo l'ultimo della band) rappresenta il momento perfetto dei Nirvana: suoni perfetti e canzoni ancora piú malinconiche. Questa canzone é il meglio che la band ci ha mai regalato. A partire dall'arpeggio iniziale.

    15) Colorado bulldog (Mr Big)
    L'incedere di questa canzone mi fa andare fuori di testa. Onestamente deve molto ai Van Halen di Hot for teacher, ma questa mi piace ancora di piú. Il cane e le backing vocals di Billy Sheehan sono la ciliegina sulla torta. Scusa Eddie (Van Halen)

    14) Nailed to the wheel (Edguy)
    Una canzone che non conta niente nella storia della musica e che forse neanche gli Edguy si ricordano, ma tutte le volte che la ascolto, il volume dello stereo si alza del triplo in automatico senza che io riesca ad accorgermene. Il passaggio dall'arpeggio iniziale al "distorto" sintetizza l'heavy metal. UACCAAAAACAAASHIAAAAAAASHIIIIIAAAAAA (il ritornello)

    13) Believe (Savatage)
    L'epicitá. Una canzoncina semplice semplice che lascia inchiodati alla poltrona per la sua bellezza. A volte le cose piú semplici sono le piú belle. Da strapparsi violentemente i peli delle braccia.


    12) Time is running out (Muse)
    Si, ok, é sputtanatissima, ma ha il potere di riuscire a coinvolgermi sempre dopo 1000 ascolti. UHH UHH UHHH YE YE YEEEEEEEE, YEEEEEE YEEEEEE YEEEEEEEEAAAAAHHHHHHH (sarebbe il bridge)

    11) Chop Suey (System of a down)
    Nonostante siano brutti come la fame, non appena vidi questo video dei SOAD mi innamorai subito di questa canzone. Wake up! kadfhajenaenfaifvahf make up. Ma la mia parte preferita della canzone é l'armonizzazione vocale sul finale (la parte con "Trust in my self righteous suicide") che ha un'intensitá da brividi.


    10) The fury of my love (Flying colors)
    Canzone di un gusto e di una semplicitá impareggiabile. In effetti non é neanche cosí semplice, ma questi 5 geni fanno si che la canzone lo sembri. Spesso la riascolto in loop come se fossi ubriaco.

    9) Get in the ring (Guns n' roses)
    Dei Guns avrei potuto mettere decisamente altre canzoni , ma Get in the ring é quella che dopo tanti anni mi da sempre le stesse emozioni, grazie anche al testo, che é follia pura.
    La solita canzone contro i giornalisti: molti artisti gliene hanno cantate in maniera molto sottile o molto artistica (mi viene in mente Not for you dei Pearl jam), Axl Rose fa direttamente i nomi e dice che gli rompe il culo. Ha vinto lui.

    8) Metallica - One
    Vabbé, questa é quasi d'obbligo per ogni metallaro (o pseudo tale)  che si rispetti e non ha bisogno di particolare spiegazioni. Metto pure il video, dai!


    7) Hallowed be thy name (Iron Maiden)
    La mia canzone preferita di quando ero ragazzino. Adesso, a furia di averla ascoltata ininterrottamente per anni e anni consecutivi (e grazie anche ai Maiden che la riprongono in ogni dannato concerto che pubblicano) mi dice poco, ma 20 anni fa (azz) mi strappavo i capelli per questa canzone.


    6) Wasted time (Skid row)
    Non so se sia la mia ballad preferita in senso assoluto, ma quando Sebastian Bach canta cosí, c'é solo da fare le valigie e andare andare a casa. Ascoltare il finale per credere... Prestazione vocale da brividi, andiamo tutti a casa...

    5) Dream on (Aerosmith)
    Canzone del primo periodo (piú genuino) degli Aerosmith. Dream on é una gemma: testo, arrangiamento e prova vocale sono da brividi. Ascoltarla live con l'orchestra puó provocare infarti a catena. Uno dei miei testi preferiti in assoluto, fra le altre cose.


    4) Blackbird (Alter bridge)
    LET THEEEEE WIIIIIIIIIINNNNNNNDDDD CARRYYYYY YOUUUUUUU HOOOOOOOOOOMEEEEEEEEEEEEEE. Grande intro, grande solo, grande ritornello, grande testo, grande canzone, tutti pinguino (citazione per i vecchi di merda come me).

    3) The show must go on (Queen)
    Il testamento straziante di Freddie Mercury. Ogni nota é emozione allo stato puro: dall'inizio di tastiera al tru..tru..tru..tru.. (intro di batteria), dal primo verso del testo "Empty spaces..." oh, insomma, avete capito che ogni singolo secondo di questo pezzo é un capolavoro.


    2) A Change of seasons (Dream theater)
    Difficile descrivere una canzone così. Se avete 23 minuti da buttare e non la conoscete, mettetevi un paio di cuffie, procuratevi il testo e premete play. Mi ringrazierete (forse).

    1) Given to fly (Pearl jam)
    Ho gia scritto di questa canzone da qualche altra parte nel blog (parlando del live on two legs, credo), quindi non mi dilungheró. Il crescendo delle chitarre dal bridge in poi mi manda fuori di testa. Dategli una chanche: mettetela a volume dignitoso (leggasi altissimo) e lasciatevi trasportare. Vi chiederá sempre piú volume.
    E' una canzone corta, dalla struttura canonica, senza soli, ma nonostante tutto questo resta la mia preferita in assoluto. Non ascoltatela come sottofondo, morirá, chiede attenzioni. Ma che cazzo sto scrivendo... Ho trovato in rete un video con delle immagini che colgono lo spirito della canzone.
    Eccola, buon viaggio, ciao!

    01/08/12

    Live report: Eddie Vedder - London 31/07/12


    Glen Hansard

    Due paroline per Glen Hansard (di cui non avevo mai sentito una nota): una bellissima sorpresa, davvero un grande cantante. L'esibizione non è stata altro che una mezz'oretta alla "open mic", solo chitarra e voce, ma Glen ci ha mostrato perchè sta aprendo il concerto a sua santità Eddie Vedder, grande voce e grande chitarra. Mi procuro subito qualcosa.

    EDDIE VEDDER

    Eccoci qui. Questo concerto è difficile da raccontare... non so... si, no, vabbè, ci provo.
    Mettiamola così, un concerto meraviglioso nel luogo sbagliato. E' come se vi trovaste Eddie Vedder nel salotto di casa a cantare sul vostro divano. Voi rimanete incantati, estasiati... a bocca aperta, ma poi arriva vostro zio che strombazza col clacson per farsi aprire il cancello, la mamma che grida dalla cucina e i vostri amici che si tirano le sedie e bestemmiano mentre giocano a Pro evolution soccer. Il concerto è stato grosso modo questo: uno spettacolo intimo da sogno (come è da sogno la voce del buon Eddie) in un (bellissimo) teatro grande e dispersivo pieno di ubriaconi che si preoccupavano più di portare continuamente birre e darsi il 5, che di seguire lo spettacolo. Perle ai porci.