22/07/17

Recensione: Unisonic - Live In Wacken (2017)


Dopo due album da studio (l'omonimo ed il piú recente Light of dawn) gli Unisonic di sua maestá Micheal Kiske e di Kay Hansen, ritornano sul mercato con questo live al Wacken e con questa copertina stilosa qui sopra.

A fare compagnia a Kay, alle chitarre troviamo l'ottimo Mandy Meyer, mentre Kosta Zafiriou è dietro la batteria e Dennis Ward (ultimo ma sicuramente non per importanza all'interno del gruppo) al basso.

Partiamo da dire qualche parola su sua maestá Kiske?
E che volete che vi dica... Onestamente, quest'uomo é divino ed é nato per cantare. Sia sulle note basse che su quelle alte (anzi, altissime) é sempre perfetto anche in sede live. Era perfetto quando aveva 18 anni, é perfetto adesso che di anni ne ha quasi 50.

La performance degli Unisonic al Wacken é sicuramente convincente e altamente godibile. Pure il suono é come piace a me: nitido e (sembra) senza sortilegi da studio. Forse i cori sono un po' troppo perfetti per non essere lavorati ma probabilmente sottovaluto i protagonisti. La scaletta non é troppo ampia e si assesta sull'oretta di musica, dato che gli Unisonic non hanno un nome cosí altisonante da poter essere messi come headliner di un festival importante come questo. La scelta delle canzoni è ottima.

In generale posso dire che le tracce suonano molto meglio dal vivo rispetto che su disco e il pubblico quando puó si fa sentire. Star rider per esempio, che trovo un po' stucchevole da studio, in questa sede live è decisamente più godibile grazie al ritornello meno "quadrato" e grazie ad un intermezzo cantato da Kay Hansen (con l'aiuto del pubblico). Inoltre, dati i due protagonisti, non possono certo mancare dei momenti dedicati agli Helloween: ecco quindi "A Little Time" (con uno straordinario inserto di Victim Of Changes dei Judas Priest) e la famosissima March Of Time posta quasi a fine concerto, che invece si chiude con l'autocelebrativa Unisonic.

Vedrò Kai e Michael verso fine anno nel tour di reunion degli Helloween. Non vedo l'ora, onestamente. Nel frattempo non posso fare altro che consigliarvi questo live, per me davvero ottimo e senza nessun punto debole. Live in Wacken mi ha soddisfatto da ogni punto di vista: suono, esecuzione e setlist.

Top tracks: For the kingdom, Your time has come, A little time

Tracklist:
Venite 2.0
For The Kingdom
Exceptional
My Sanctuary
King For A Day
A Little Time
Your Time Has Come
When The Deed Is Done
Star Rider
Throne Of The Dawn
March Of Time
Unisonic

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21/07/17

Recensione: Mr.Big - Defying Gravity (2017)


A tre anni dall'ultimo buon The Stories We Could Tell (clicca per la recensione) i Mr. Big di Paul Gilbert, Eric Martin, Billy Sheehan e Pat Torpey (sostituito in larga parte da Matt Starr a causa, purtroppo, del morbo di Parkinson) ritornano con questo Defying gravity, peraltro già anticipato da innumerevoli singoli che abbiamo potuto ascoltare prima dell'uscita della release. Possiamo ammirare anche l'ennesima copertina brutta dei quattro americani. A questo punto penso lo facciano apposta.

Come ho detto durante il primo ascolto di Forever and back, l'unica cosa che non mi ha convinto del disco è la produzione: come se fosse stato lavorato solo parzialmente (roba tipo "ma non dovevi andare tu in studio la scorsa settimana? Io ti avevo detto che avevo i parenti in visita e non potevo") con alcuni suoni che suonano a tratti un po' troppo grezzi e cupi, perlomeno per il mio orecchio. Il disco è stato composto e registrato in pochissimo tempo, quindi magari si è chiuso tutto molto (troppo) in fretta, chissà...

Togliendo l'aspetto del suono (che per molti è importantissimo ma al quale io rispondo sempre roba tipo: "ma scusa, i primi album dei Metallica e dei Maiden non avevano suoni tremendi eppure li adori lo stesso?") il disco mi ha convinto fin dal primo ascolto: ben scritto, diretto, vario e suonato da musicisti immensi.

Si spinge in apertura con il trittico Open your eyes - title track (quanto sono belle le linee di chitarra) ed Everybody Needs A Little Trouble, intervallati dalla scanzonata e folk Damn I'm In Love Again. Si riprende a spingere con la tecnica Mean to me che verso la metà ha un incredibile botta e risposta Sheehan/Gilbert. A proposito di Gilbert, per me è l'assoluto protagonista del disco, con chitarre sempre di un gusto eccezionale sia nei soli che nelle ritmiche.

Ballate di maniera Nothing bad e Forever and back, mentre She's All Coming Back To Me Now ha un riff che mi ricorda Lithium dei Nirvana.

Nell'orecchiabilissima (ma anche molto tecnica) 1992, Eric Martin (che oggi somiglia sempre più ad Austin Powers) ci riporta un po' indietro nel tempo dicendo che era il numero 1 nel 1992 (dato il successo incredibile di To be with you gli crediamo eccome...) e che è passato dal dormire sul pavimento ad essere una sorta di divinità. Bel testo.

Chiudono il disco una canzone tipica Mr.Big come Nothing at all e la "datata" Be kind con una sezione ritmica e uno Sheenan di una classe immensa (ma che ve lo dico a fare...). Curiosità, quest'ultima traccia ha una "coda" che non c'entra nulla: è una sorta di improvvisazione in studio con la band che pesta parecchio per un minutino. Una maniera originale di chiudere un album che personalmente mi ha soddisfatto e che ho ascoltato tantissime volte non solo perchè mi sentivo in dovere di farci una recensione ma proprio per piacere personale.

I 4 americani staranno invecchiando e la voce di Eric Martin sarà anche lontana dall'essere quella dei giorni migliori, ma se i Mr.Big riescono ancora a sfornare album di questa caratura, lunga vita a loro. Però la prossima volta registratelo meglio, mi raccomando.

Bel disco, dategli una possibilità.

Voto 74/100

Top tracks: Open your eyes, Defying gravity, Mean to me

Tracklist
01. Open Your Eyes
02. Defying Gravity
03. Everybody Needs A Little Trouble
04. Damn I'm In Love Again
05. Mean To Me
06. Nothing Bad (Bout Feeling Good)
07. Forever and Back
08. She's All Coming Back To Me Now
09. 1992
10. Nothing At All
11. Be Kind


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19/07/17

Gli Armstrongs (compreso Billie Joe) - If There Was Ever a Time


Simpaticissima l'operazione di questa “If There Was Ever a Time” degli Armstrongs - un supergruppo costruito per beneficienza e costituito da tutti i componenti che hanno come cognome Armostrong (appunto).

Ecco quindi Tim (Operation Ivy/Rancid/Transplants), il giá citato Billie Joe (Green Day), Joey (SWMRS), e Rey Armstrong come protagonisti di questa divertente traccia dove i 4 musicisti citati donerano il 100% dei proventi ricavati alla comunitá no profit Gilman con sede in California.


A parte il minuto 0.25 - 0.40 (circa) dove c'é uno dietro al microfono che non é capace manco lontanamente di cantare e lo fa lo stesso (perdonatemi ma non so chi é), il pezzo é molto orecchiabile e davvero gradevole da ascoltare. E poi é per una buona causa, quindi ancora meglio.

Ecco un link dove potete ascoltare la canzone, ma ve la faccio semplice e vi metto il link di YouTube qui sotto.

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18/07/17

Recensione: il dEli - Lo stupido che canta (2017)


Recensione a cura di Fadi Musa


“Lo stupido che canta”, il compendio di un artista a tutto tondo.


“Lo stupido che canta” non è un semplice album, bensì il compendio di un artista.

Roberto Deliperi, alias il dEli, è uno scrittore, musicista e cantante in attività dal 1992. Il ruolo da lui ricoperto da allora è sempre stato quello di turnista e collaboratore esterno. Ha messo infatti le sue doti di artista al servizio di numerosi progetti (Federico Sizzano, Magnesia Beggar, Satanic Friends House, Les Enfants Sadique, Cyrus Gabrysch e Benjamin Bloom), ha scritto brani, composto mix, suonato e cantato per molti suoi colleghi, e contribuito alla creazione di numerose opere.

Dopo cotanta frenetica e generosa attività, la produzione e lavorazione di un album solista è stata, secondo le parole del protagonista stesso, frutto di una necessità spontanea, un bisogno impellente ed ingombrante di comporre qualcosa solo per sé, di fornire un lascito, una traccia personale e unica nel labirintico panorama musicale nazionale. Qualcosa che fosse suo, che ricalcasse tutte le esperienze vissute e l'ampia cultura musicale sviluppata. “Lo stupido che canta” è esattamente questo.

Un disco eterogeneo, difficilmente inquadrabile in genere preciso, tanto meno traducibile in un'unica lingua. L'artista infatti, che ha lavorato sia in Italia che in Gran Bretagna (nella cui capitale tutt'ora risiede da una decina d'anni circa), ha deciso di utilizzare sia la lingua di Dante che di Shakespeare, rendendo ogni brano un libro a parte svincolato completamente da quello precedente per genere, stile e strumentazione.

L'unico fil rouge de “Lo stupido che canta” è proprio lui, il dEli, che nel processo creativo si è divertito e sbizzarrito ad esplorare tanti territori, per toccare ogni parte della sua sapienza in campo musicale, per vedere che effetto fa lasciar correre la mente e accompagnare le idee che sgorgano sul momento.

Se probabilmente, data la struttura dell’album, non riuscirete ad apprezzare tutti i brani, certamente ne troverete almeno uno di cui vi innamorerete.

https://soundcloud.com/ildeli/sets/il-deli-lo-stupido-che-canta-full-album

https://www.facebook.com/lostupidochecanta/
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16/07/17

Videorecensione: The Beatles - 1 (2000)


Non parlo molto dei Beatles sul blog, ma dopo aver messo questa raccolta nel mio stereo ho pensato che fosse stato giusto almeno spenderci due paroline.

Nella recensione parlo di due versioni diverse sul mercato, ma mi sono accorto che ce ne sono circa 78 in commercio (78 è un numero assolutamente casuale). Vi metto qualche link che ho trovato da Amazon e vi pubblico anche la tracklist, così la faccio completa.

Come sempre scusate per la faccia nell'anteprima, sembra che Youtube lo faccia apposta a prendere le mie peggiori pose (oppure sono semplicemente così).





Tracklist:

Love Me Do - 2.20
From Me to You - 1.55
She Loves You - 2.21
I Want to Hold Your Hand - 2.23
Can't Buy Me Love - 2.12
A Hard Day's Night - 2.32
I Feel Fine - 2.18
Eight Days a Week - 2.44
Ticket to Ride - 3.12
Help! - 2.16
Yesterday - 2.04
Day Tripper - 2.40
We Can Work It Out - 2.12
Paperback Writer - 2.17
Yellow Submarine - 2.43
Eleanor Rigby - 2.03
Penny Lane - 3.00
All You Need Is Love - 3.47
Hello, Goodbye - 3.24
Lady Madonna - 2.18
Hey Jude - 7.04
Get Back - 3.10
The Ballad of John and Yoko - 2.59
Something (Harrison) - 3.00
Come Together - 4.24
Let It Be - 3.48
The Long and Winding Road - 3.38
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14/07/17

Recensione: Edguy - Monuments (2017)


Poteva mancare una recensione del sottoscritto alla nuova release degli Edguy di Tobias Sammet?
Ma manco per sogno, infatti eccomi qui a dire la mia su questa nuova raccolta chiamata Monuments. Oh, la copertina é veramente bella, secondo me.

La tracklist é molto ampia e comprende 38 canzoni pescando in lungo e in largo dalla discografia dei 5 ragazzi tedeschi che, ho giá detto mille volte, godono di una grossa stima da parte del sottoscritto. Ripeto quello che ho detto in altre circostanze: Tobias é uno dei migliori compositori dei nostri giorni. Ecco, l'ho ridetto.

Se sono soddisfatto della raccolta? Mmm... Mi spiego in 3 punti:

- Ho sempre detto che preferisco che le tracklist dei Greatest hits siano in ordine cronologico.
- Non mi piace ascoltare degli inediti ad inizio raccolta, secondo me non ha senso (qui ne abbiamo addirittura 5)
- La selezione delle canzoni non mi entusiasma. Si poteva fare molto meglio, secondo me.

Dicevo, Monuments parte praticamente con una sorta di nuovo EP dati i 5 pezzi inediti. Mi hanno convinto tutti (solo parzialmente Wrestle the devil) anche per il fatto che suonano tutti abbastanza diversi passando attraverso tutte le fasi della carriera della band, inclusa la doppia cassa vecchia maniera di Landmarks. Sarebbe stato un ottimo EP, senza dubbio, ma 5 (+1) inediti secondo me sono un po' troppi, considerando le canzoni che sono state escluse dalla selezione finale.

Continuando a fare il cagacazzi, superati i nuovi pezzi la prima canzone vera e propria del greatest hits é 9-2-9, che secondo me in questo doppio CD non ci dovrebbe stare per nulla, assieme a qualche altra. The piper never dies, per esempio, é senz'altro una buona canzone, ma se devi pescare da quel magnifico disco che é Hellfire club, puoi prendere secondo me canzoni migliori (personalmente adoro Under the moon, Down to the devil e We don't need a hero). Mi anche rode non trovare canzoni che adoro come Nailed to the wheel, Wash away the poison o Scarlet rose. Ottima invece la scelta di mettere brani provenienti da EP: Judas at the opera, Holy water e Spooks in the attic che mi piacciono parecchio, soprattutto la prima é una delle mie canzoni preferite in assoluto.

Si trovano ovviamente canzoni popolarissime come Lavatory love machine, King of fools, Superheroes, Tears of Mandrake e le piú datate Babylon e Out of control, queste proprio non possono mancare in un greatest hits degli Edguy, mentre il disco si chiude con Reborn In The Waste che é invece una canzone vecchissima mai edita e riesumata per l'occasione. Ne potevamo fare francamente a meno ma é interessante ascoltarla soprattutto per vedere i passi da gigante che hanno fatto questi 5 ragazzi.

Se devo trovare dei difetti in questa raccolta ne posso trovare tanti (beh, li avete letti) ma la veritá é che se premo play e la smetto di lamentarmi, non posso fare altro che godermi questo Monuments e ascoltarmi tante belle canzoni che gli Edguy ci hanno regalato nel corso degli anni.

Tracklist
CD1
01. Ravenblack
02. Wrestle The Devil
03. Open Sesame
04. Landmarks
05. The Mountaineer
06. 9-2-9
07. Defenders Of The Crown
08. Save Me
09. The Piper Never Dies
10. Lavatory Love Machine
11. King Of Fools
12. Superheroes
13. Love Tyger
14. Ministry Of Saints
15. Tears Of A Mandrake

CD2
01. Mysteria
02. Vain Glory Opera
03. Rock Of Cashel
04. Judas At The Opera
05. Holy Water
06. Spooks In The Attic
07. Babylon
08. The Eternal Wayfarer
09. Out Of Control
10. Land Of The Miracle
11. Key To My Fate
12. Space Police
13. Reborn In The Waste

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11/07/17

La playlist scomoda: Elio e le storie tese

Siete pronti per la Playlist scomoda degli Elio e le Storie Tese?
Anche se la risposta é no ormai avete cliccato, quindi vale la pena dargli un'occhiata. Enjoy!

(Lo so che mancano un sacco di canzoni belle e fighe ma sceglierne solo dieci di fronte ad una carriera cosí ampia è impresa ardua, quindi non prendetela a male se non ho messo la vostra canzone preferita.)

Cominciamo:

10) Parco Sempione (Studentessi, 2008)
Prima di questa canzone tutti mi dicevano che ero paranoico perchè mi lamentavo dei suonatori di bonghi. Ho sempre pensato che la maggior parte di loro non abbiano effettivamente idea di quello che stanno suonando. Dopo che lo ha detto anche gli Elio e le storie tese in questa Parco Sempione, sono stato riabilitato. Grande Maccio Capatonda e la sua squadra e soprattutto Rocco tanica che ha fatto sul serio lo sciopero della fame per tentare di salvare il bosco.


9) Vincere l'odio (Figgatta de blanc, 2016)
L'ennesima grande canzone degli Elio e le storie tese presentata a Sanremo. Questa volta si divertono a prendere in giro tanti chiché, vecchie canzoni e vari stili sanremesi. Non so quante volte ho ascoltato sta canzone. Purtroppo non c'é il video live ma metto quello ufficiale. In quella di Sanremo Elio pronuncia: "energumena, accarezzami lo sterno", mentre nella versione da disco "lo sterno" diventa "lo stesso". Preferivo il primo


9) Complesso del primo maggio (Album Biango, 2013)
Questa volta nel mirino finisce il concertone del primo maggio, anche qui con tutti i suoi chiché. Come la canzone sopra, gli Elio si divertono a suonare un sacco di stili musicali, la musica balcanica e i Linea 77 su tutti. Spassosa


8) Nessuno allo stadio (Mai dire mondiali, 1994)
Esilarante sigla di Mai dire mondiali (quelli americani) della Gialappa's band. Elio ci racconta, fra le altre cose, perché gli americani (compresa la coppia Bobbit, i meno giovani ricorderanno...) non sono particolarmente interessati alla questione.


7) Il rock n roll (Craccracriccrecr, 1999)
Qual é il miglior genere musicale del mondo? Ma il rock n' roll, of course. Lasciate che gli EELST vi spieghino il motivo in questo bellissimo pezzo rock (appunto).


6) Supergiovane (Italyan, Rum Casusu Çikti, 1992)
Qui andiamo un po' indietro nel tempo con una storia assolutamente delirante (introdotta da Diego Abatantuono) tipica degli EELST degli esordi. E' la storia di una sorta di supereroe chiamato Supergiovane con un Mangoni grande attore protagonista. Geniale...


5) Cara ti amo (Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu, 1989)
Canzone sui magnifici e deliranti rapporti uomo/donna e sulla schizofrenia della donna (vista ovviamente dal punto di vista dell'uomo). Vi propongo una spassosissima versione live di diversi anni fa. Evviva l'ammmore!


5) La follia della donna pt.1 (Cicciput, 2003)

"La follia della donna
Quel bisogno di scarpe
Che non vuole sentire ragioni.
Cosa sono i milioni
Quando in cambio ti danno le scarpe?"

Frase dell'anno. Ma che cosa ci vedranno mai le donne nelle scarpe? Mai capito. Io attualmente ne ho 3 paia in tutto (compreso il paio di stivali che metto 2 volte l'anno quando nevica). Anche qui il tema rimane quello della follia della donna. Appunto.


3) Farmacista (Craccracriccrecr, 2008)
Ho un caro amico farmacista e da anni, ogni volta che lo vedo, gli canto un pezzettino di questa canzone. Non ha potuto fare altro che abituarsi e cantarla insieme a me. Forse non piú geniale di altre, ma il ritornello quasi Heavy metal mi fa sballare. Divertente anche il ritornello dedicato agli psicologi "Psicologo tu, convochi il paziente, prendi tanti soldi, non gli dici niente".


2) Urna (Italyan, Rum Casusu Çikti, 1992)
Sono molto legato a questa canzone che mi é sempre piaciuta, come sopra, per il suo incedere heavy metal. Durante il periodo degli esami di stato la ascoltavo spesso e ho promesso ai miei amici che se mi avessero chiesto qualcosa di Ugo Foscolo (la canzone parla di lui), gli avrei citato questa canzone. E così capitò: "Lo disse Foscolo - lo ribadisco- della vita il fulcro é il sepolcro" dissi in sede di esame. Un po' incerti i professori mentre i miei compagni della prima fila si tagliavano in due dalle risate.


1) La vendetta del fantasma formaggino
La genialitá degli Elio e le storie tese all'ennesima potenza, con special guest un giovane (ammesso lo sia mai stato) Claudio Bisio, che apre il pezzo con una discutibile barzelletta. A livello musicale é una grandissimo pezzo prog, con un sacco di cambi di tema e di tempo e con partecipazioni, ancora un volta, di Mangoni e di Diego Abatantuono. Se dovessi spiegare la genialitá di questa band con una sola canzone, probabilmente sceglierei questa.

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10/07/17

Recensione: Metallica - Hardwired… To Self-Destruct (2016)


Ci sono pochi gruppi che fanno discutere, dividono e si fanno attendere come i Metallica. Beh, il fatto che facciano un album ogni morte di papa (Death magnetic é di ben 8 anni fa) contribuisce parecchio ad alimentare discorsi sul fatto che abbiano perso tutta la vena compositiva e tricheballacche varie. Dal vivo, peró, riempiono sempre gli stadi e fanno sempre la loro porca figura. Questo é ovviamente dovuto al loro magnifico repertorio fino al 1991, quello universalmente amato da chiunque ascolti musica Hard n' heavy.

Bene, é la volta di recensire questo chiaccheratissimo Hardwired… To Self-Destruct, album numero 10 della loro carriera e davvero molto atteso, che si presenta in uno strano formato in 2 CD. Durando 80 minuti, potrebbe benissimo stare su un solo supporto. Boh. Non diró niente sulla lunghezza, per adesso, ma se non siete qui per la prima volta sapete giá cosa vi aspetta.


CD 1

01. Hardwired
Penso tutto il bene possibile di questa traccia, primo singolo dell'album che mi impressionó non poco. Vorrei i Metallica del 2016 esattamente cosí: rapidi, taglienti, efficaci e senza troppi fronzoli. Per quanto mi riguarda il pezzo é superconvincente e sicuramente uno dei migliori dell'album. James canta che siamo programmati per autodistruggerci in maniera superba (non solo in questo brano). Ecco. Top track #2

02. Atlas, Rise!
Ho giá parlato "dal vivo" di questa canzone, nella rubrica "primo ascolto" (clicca qui per vedere il video). Qualche influenza maideniana (I maiden erano una delle prime fonti di ispirazione di Ulrich) per una canzone che si fa decisamente ascoltare con piacere. Forse la meno riuscita dei tre singoli che hanno anticipato l'uscita dell'album, ma ha il suo perché e non voglio fare il lamentoso.

03. Now That We’re Dead
I ritmi si fanno piú bassi e un po' meno "metal" per un pezzo che potrebbe stare nella tracklist di Load (album un po' troppo sottovalutato, a parere di chi scrive). Certo, c'é qualche apertura e qualche passaggio un piú "cattivo", ma i sette minuti rimangono tutto sommato su quella linea. Ottimo lavoro di Lars verso fine brano. Buon pezzo, forse un po' fuori contesto ma buono.

04. Moth Into Flame
Vedi "Atlas, rise", ma meglio. Ho fatto il video del "primo ascolto" anche qui (clicca qui per vederlo). Riassumendo: potente, orecchiabile, a tratti ancora maideniana, scorrevole, piacevole, ben suonata e magnificamente cantata. Mi piace parecchio, insomma. Top track #3

05. Am I Savage?
Solo a me l'inizio ricorda Unforgiven III? Per il resto, ritmi a tratti quasi doom (quasi eh) per una canzone che come incedere ed ispirazione generale potrebbe essere una buona canzone di Reload (non un bellissimo complimento, dato che reputo Reload forse il disco peggiore dei Metallica). C'é qualche passaggio discreto e la canzone si lascia ascoltare, ma è un po' un passo indietro rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento. Buoni i soli di Kirk Hammett.

06. Halo On Fire
I ritmi si alzano leggermente e tornano le chitarre armonizzate. Poi una strofa su una base melodica e senza distorsioni. Distorsioni che arrivano nel ritornello con ancora una volta un Hetfield da applausi. Io ci sento ancora The unforgiven III, ma forse mi sono fissato. Dopo la prima metá il pezzo si evolve in un mid tempo. Ci sono molte cose buone, ma gli 8 minuti sono a mio avviso ingiustificati e la canzone perde un po' di interesse dopo un discreto inizio.

CD 2

01. Confusion
Inizio del secondo cd (bah...) che parte forte con un classico passaggio Ulrich-Hetfield ammosciandosi peró con il passare dei minuti. Pezzo un po' banale e privo di mordente, come apertura del secondo Cd ci voleva decisamente qualcosa di piú. Al minuto 4.30 si sono dimenticati di registrare il basso? Non mi lascia nulla. SKIP TRACK

02. Dream No More
Riffone e tempi cadenzati. Un po' Sad but true e un po' The thing that should not be (ma non aspettatevi certo quei livelli, parlo solo di atmosfere) e Hetfield che canta su due ottave differenti. Ma quante canzoni di questo disco durano 6 minuti e mezzo? Si mettono li con il cronometro? Boh, io gli avrei dato una sforbiciata. Sad but true era molto piú ispirata e durava un minuto di meno. Tanto per dire.

03. ManUNkind
Robert Trujillo (co-autore del brano) si traveste da moderno Steve Harris ma dopo una trentina di secondi un riffone ci toglie ogni dubbio: sono i Metallica e non gli Iron Maiden. Pezzo un po' ibrido con qualche influenza settantiana che regge discretamente fino ai 4 minuti, dopodiché alle mie orecchie diventa ridondante. Un pezzo del genere non puó durare 7 minuti, dai...

04. Here Comes Revenge
Inizio che mi ricorda qualcosa di Ride the lighting, poi si accoda al "nuovo" materiale e James comincia a parlare in maniera convinta di vendetta come il miglior Mustaine (ma Dave é il numero uno al mondo, per questo. Non ci sono paragoni possibili). Il pezzo é decisamente il piú ispirato di questa seconda parte (fino ad ora), ma anche qui i 7 minuti abbondanti sono troppi. Chiudendosi naturalmente a 4.35 sarebbe stato molto meglio, invece no, l'hanno allungata senza un motivo plausibile, se non per mettere dei soli giá sentiti 1000 volte, forse di piú.

05. Murder One
Riff melodico che ricorda quello di Welcome Home (sanitarium), ma la canzone prende dei binari diversi, ancora decisamente moderni. Il pezzo é dedicato a Lemmy, ma suona esattamente l'opposto rispetto a cosa comporrebbe l'artista da poco scomparso. Il testo ha tanti interessanti riferimenti ai Motorhead ma il pezzo non é troppo ispirato, in veritá. Un midtempo un po' cosí cosí. Ci puó stare, ma in questa seconda parte ci sono un po' troppi "ci puó stare", pezzi che se li ascolti bene, ma se non li ascolti non ti mancano.

06. Spit Out The Bone
Oh, che é, sono tornati gli anni 80? Cazzo, che tiro che ha questo pezzo. Quando Hetfield dice "Spit out the bone" mi sale un'adrenalina incredibile addosso. A livello vocale James ci va un po' piú pesante rispetto al suo solito (attuale) ed é un bel sentire. Lars sembra quello di "...And Justice for all" e Kirk Hammett é sempre lo stesso, ma va bene cosí.. Forse il pezzo piú cattivo proprio dagli anni 80. Ma allora ce la fanno se vogliono. Assolutamente Top Track #1

A costo di perdere tutti i lettori del blog non smetteró mai di lamentarmi per le lunghezze ingiustificate dei dischi. Hai idee per 80 minuti? Fai un disco di ottanta minuti. Hai idee per 40? Fai un disco di 40. L'unico difetto di questo Hardwired… To Self-Destruct é, come prevedibile, la lunghezza. La seconda parte in particolare si trascina troppo stancamente, sembra quasi di ascoltare delle b-sides. Togliendo due o tre canzoni canzoni e accorciandone un altro paio, il risultato sarebbe stato decisamente diverso. Per il resto, La produzione é decisamente la migliore da molti album a questa parte, il basso é presente (lo puntualizzo perché ho citato piú volte "...And Justice for all") e la prestazione dei singoli é convincente (James su tutti, in una delle migliori interpretazioni della sua carriera). Con un taglio pesante al minutaggio staremmo parlando di un ritorno coi fiocchi, invece é un disco convincente solo a tratti, con molti momenti esaltanti ma anche tanti punti decisamente trascurabili. Ride the Lightning dura 47 minuti, tanto per dire. Mannaggia a loro.

Voto 67/100

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07/07/17

Recensione: Tainted lady - How The Mighty Have Fallen (2017)


E ora chi sono questi con questa copertina scura ed enigmatica? Ve lo dico... Sono un nuovo gruppo danese ma con un cantante britannico, tale Michael Catton. Perché sto facendo questa recensione a questo gruppo? Semplice, perché il disco mi é piaciuto parecchio e si trova in heavy rotation sul mio Iphone giá da qualche settimana, quindi perché non spenderci qualche parola?

How The Mighty Have Fallen é un disco hard rock vecchia scuola ma che allo stesso tempo suona decisamente fresco e moderno. L'opener Set us free (la prima traccia The witness é un'intro) apre il disco in maniera frenetica e nervosa e con un bellissimo testo che se la prende con l'industria discografica che rovina il talento. Il mio pezzo preferito dell'album (anche grazie ad un testo che veramente non fa sconti a nessuno)

In generale tutta la prima metá del disco é magnifica e Ampburner (come mi piace questo titolo) e il singolo Song of reckoning (vedi video a fondo pagina sotto) fanno la loro porca figura con uno straordinario Michael Catton alla voce e con gli strumenti che suonano potenti ed ispirati.

Il disco é strutturato come piace a me, é corto (9 canzoni dalla media di circa 4 minuti piú un'intro) e ha una buona varietá di soluzioni: si accelera quanto si deve accelerare, si urla quando si deve urlare e si rallenta all'occorrenza (sempre con tanta qualitá) per dare un po' di pausa all'ascoltatore, per esempio con la ballad The best days. Buonissime anche le grintose Loverman ("Girls, I love you all", grande!) e Open minded (che sarebbe una sorta di title track dato che il ritornello ripete il titolo del disco How The Mighty Have Fallen).

L'ultima parte del disco va leggermente in calando: On the loose, Son of Guns e Last of our kind (titolo che mi riporta alla bellissima traccia dei The Darkness), non sono per nulla canzoni malvage ma sono di una qualitá leggermente inferiore rispetto ad altre del disco. Perlomeno, faticano ad insediarsi nella mia testa, mentre altre (vedi opener) ci sono rimaste fin dal primo ascolto.

How The Mighty Have Fallen é un disco Hard rock moderno, suonato e cantato benissimo, con un bel suono e che mischia dell'hard rock classico con diverse radici moderne, risultando fruibile ad un pubblico molto ampio (cacchio, sto imparando a scrivere, forse). Assolutamente consigliato e uno dei migliori ascolti di questo 2017.

Voto 75/100

top tracks: Set us free, Song of reckoning, Loverman

Tracklist:
01. The Witness
02. Set Us Free
03. Ampburner
04. Song of Reckoning
05. Loverman
06. The Best Days
07. Open Minded
08. On The Loose
09. Sons of Guns
10. Last of Our Kind
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04/07/17

Kids react to Iron Maiden

Avevo detto tempo fa che avrei smesso di postarvi questi video di "kids react to...", ma hanno vinto ancora una volta loro. Beccatevi, quindi, la reazione che hanno questi splendidi bambini ascoltando gli Iron Maiden. Spesso non sembrano troppo entusiasti, in verità, ma secondo me sono ancora un po' troppo piccoli per poterli apprezzare totalmente. Enjoy!

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02/07/17

Live Report: Green Day @ Hyde park, London 01/07/2017

E anche per questo 2017 ho timbrato il cartellino con il consueto appuntamento estivo di Hyde park, parco dove amo ritornare, soprattutto per vedere dei concerti.
In realtà questo non era solo un concerto dei Green Day, bensì un festival (British summer time), ma appena entrati vediamo che il palco è già stato allestito per i Rancid quindi abbiamo capito immediatamente che ci siamo persi sia i Gogol Bordello che i The Hives. Strano perchè siamo entrati poco dopo le 5 e mezza. Ma a che razza di orario hanno suonato, alle 3 del pomeriggio? Pazienza.

RANCID
Mai stato un amante dei Rancid ma mi sono goduto la performance. Il suono è veramente spettacolare con tutti gli strumenti ben distinti e la band sembrava coesa e in forma. In un'oretta scarsa di musica la band ci ha proposto circa 700 canzoni (c'erano alcune canzoni che duravano un paio di minuti) la maggior parte delle quali dal loro famosissimo ...And out come the wolves, più qualche nuovo brano. Immancabili ovviamente i classici Time Bomb e Ruby Soho. Ah, fra il pubblico c'era anche qualche punkettone incredibile tipo questo sotto. Ho chiesto di farmi un selfie con lui ma mi ha risposto che voleva 5 pound e che dovevo darli al suo agente (il suo amico). Ho riso. Lui era serio.


GREEN DAY
Dopo il paninazzo e la birra di turno ci piazziamo a 200 metri dal palco per vedere lo show dei Green Day, che avevo visto precedentemente all'Emirates stadium quattro anni orsono (clicca qui per il live report). La cosa fantastica dei concerti in posti come questo è che non hai l'esigenza di buttarti nel casino delle prime file ma puoi vederti beatamente il concerto (dai megaschermi) senza che nessuno ti dia fastidio. Sono più vicino ai 40 che ai 30. Si nota?

Dopo le prime note di Know your enemy si capisce anche qui che il suono è spettacolare e il fatto che non ci sia vento è un fattore che aiuta sicuramente. Riguardo ai megaschermi, la regia è praticamente perfetta e, cosa esilarante, ai margini del video, molto spesso spuntava una donna che traduceva in maniera comica la musica nel linguaggio per i non udenti. Ovviamente nelle parti strumentali ballava e faceva air guitar, dato che non c'era nulla da tradurre. Veramente una trovata divertente.

La scaletta è praticamente perfetta. Un buon mix tra pezzi del nuovo album (uno dei dischi migliori dello scorso anno, secondo il sottoscritto) e pezzi storici presi ovviamente dai due album di punta dei Green Day, ovvero Dookie e American idiot. Si passa quindi da Bang bang e Revolution radio a Holiday e Boulevard of broken dreams.


La band è sempre sul pezzo, Mike Dirnt è sempre il solito con le sue belle trame di basso ed i suoi cori mentre Trè cool è un po' imbolsito (ma rimane sempre uno dei miei batteristi preferiti per gusto). Billie Joe è il solito magnifico intrattenitore, non sta fermo un attimo e comincia con i suoi ormai noti "Eh oh" ad incitare il pubblico a cantare (non la smetterà fino all'ultimo secondo del concerto, che ci piaccia o no. Ai miei amici no), intervallando anche qualche discorso sociale e un appello graditissimo al sottoscritto contro i telefonini: "godetevi il momento e non guardate il concerto attraverso uno schermo". Parole sante. La band è formata anche da una seconda chitarra e altri musicisti alle tastiere e ai fiati. Quando canti su palchi così grandi ne hai bisogno.


Chi ha visto qualche concerto dei Green day sa che ci sono gli immancabili momenti dove Billie Joe fa salire sul palco gli spettatori delle prime file a suonare con lui. E' andata molto bene con la prima ragazza che ha cantato Longview (giusto?) e che si è esibita con una naturalezza micidiale (probabile canti in qualche gruppo) mentre andrà peggio più tardi quando proverà a fare suonare 3 semplici accordi (Re - Do - Sol, li ho capiti io da 200 metri) a due ragazze, tra l'altro volontarie, che proprio non capivano che fare con la chitarra (ad un certo punto alla seconda hanno tolto il suono). Scene comunque divertenti da vedere.

Grandiosa esecuzione per le datate Hitchin' a ride e Welcome to paradise (con in bella mostra la strato che BJ suonava durante la prima parte di carriera), in assoluto fra le mie preferite della serata. Sull'ancora più datata 2000 light years away Billie si mette a lanciare delle magliette al pubblico con una specie di fucile che mi ha ricordato il Superliquidator (se sei sopra i 30 forse sai di cosa sto parlando) mentre si destreggerà con l'armonica su Minority.
Poi sale in cattedra Tre cool: strepitoso in St Jimmy, poi con un breve assolo e divertente in una sorta di improvvisazione jazz (con tanto di fiati). C'è anche spazio per una vecchia cover degli Operation Ivy, Knowledge, e per le famosissime e cantatissime She e Basket case dove anche i bambini che avevo davanti a me si sono scatenati. BJ vede che ci stiamo divertendo e dice di approfittarne perchè il giorno dopo non sarà così (l'headliner sarà niente di meno che Justin Bieber, per la cronaca).

Con King for a day si passa alla seconda parte dello Show: Mike Dirnt indossa la maschera di se stesso, Billie Joe accompagna con il kazoo un assolo di tromba e un Sax intonerà Careless whisper degli Wham e altre cose, mentre BJ farà un lungo discorso politico sdraiato per terra (ma perchè poi?) e si scambierà per un attimo con Tre cool che si metterà a ballare e cantare. Ci sarà spazio anche per classici come Shout e Hey Jude, ovviamente cantata a squarciagola da tutti. Probabile che tutto non sia accaduto in quest'ordine, mi scuserete ma è stato un momento davvero folle.


Si ritorna alla "normalità" con due pezzi dell'ultimo album e dove Billie Joe ha fatto una fatica incredibile dietro al microfono, visibilmente provato per il delirio descritto prima. Still Breathing è sempre bellissima da ascoltare. I Green day lasciano il palco per un paio di minuti e ritornano alla grande con American idiot e soprattutto Jesus of Suburbia forse la mia canzone preferita della band ed eseguita magnificamente in questa sede. Anche Billie Joe si è ripreso. 

Il secondo bis è "solo" acustico con BJ che suona con la sua acustica nera la nuova Ordinary world, 21 guns e l'immancabile Good riddance (time of your life) che manda a casa contenti tutti i presenti.

video

Il concerto è stato veramente magnifico: le condizioni metereologiche erano ideali (calcolate che il giorno prima aveva piovuto), il suono era perfetto, la band assolutamente in gran forma e la scaletta ha accontentato sia i fan di vecchia data che gli ascoltatori casuali. 

Davvero una grandissima serata di musica ed un grande show.

Top songs: Welcome to paradise, Hitchin' a ride, Jesus of Suburbia


Green Day Setlist British Summer Time 2017 2017, Revolution Radio


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01/07/17

Videorecensione: Stone sour – Hydrograd (2017)

Niente, mi è presa la smania di fare video, ultimamente.
Beccatevi quindi la recensione (in video, appunto), dell'ultima fatica di quel mattacchione di Corey Taylor e della sua creatura Stone Sour. Il disco si chiama Hydrograd e lo potete trovare nei vostri negozi di fiducia (perlomeno, quelli che sono rimasti aperti) e in tutte le piattaforme digitali. E' uscito ieri, per la cronata.

Mentre che ci sono vi butto anche l'infinita tracklist (sapete già cosa dirò al riguardo...) così vi potete raccapezzare un po' di più quando pronuncerò le singole canzoni, nella seconda parte del video. La mia pronuncia è quello che è, ma alcuni titoli sono davvero strani.


Oh, iscrivetevi anche al canale Given to rock su Youtube, mentre che ci siete. E' gratis.

Eccovi la tracklist, come promesso. Per sapere il voto e per le tre migliori canzoni dovete cliccare il video, invece. Sono inflessibile. Beccatevi anche il link nel caso vogliate acquistarlo.


Tracklist:

1 YSIF
2 Taipei Person / Allah Tea
3 Knievel Has Landed
4 Hydrograd
5 Song #3
6 Fabuless
7 The Witness Trees
8 Rose Red Violent Blue (This Song Is Dumb & So Am I)
9 Thank God It's Over
10 St. Marie
11 Mercy
12 Whiplash Pants
13 Friday Knights
14 Somebody Stole My Eyes
15 When the Fever Broke
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