19/02/18

Videorecensione: Pantera - The great southern trendkill (1996)



Qualche parola su un disco di una band che ha terminato troppo presto di deliziarci con la propria musica. Beh, data la robustezza della proposta, forse il termine "deliziare" non é molto appropriato, ma avete capito cosa voglio dire.


Ecco quindi qualche mia impressione veloce su The great southern trendkill, un disco che mi sento di consigliare agli amanti dei Pantera, della musica robusta in generale e dei rettili. Vi lascio anche la solita tracklist a fondo pagina. Non dimenticate di farmi sapere le vostre impressioni, come sempre.


Tracklist:
01. The Great Southern Trendkill - 03:46
02. War Nerve - 04:53
03. Drag The Waters - 04:55
04. 10's - 04:49
05. 13 Steps To Nowhere - 03:37
06. Suicide Note, Pt. 1 - 04:44
07. Suicide Note, Pt. 2 - 04:19
08. Living Through Me (Hell's Wrath) - 04:50
09. Floods - 06:59
10. The Underground In America - 04:33
11. Sandblasted Skin (Reprise) - 05:39

16/02/18

La scheda - Devil Within


-Genere: 

Heavy Metal

-Line Up attuale: 
Michele Mangili (basso),
Leonardo Rigamonti (chitarra elettrica e voce),
Nicolas Amboni (chitarra elettrica),
Dylan Stucchi (batteria)

-EP all’attivo: 
“Not Yet” release date: 8 gennaio 2018

-Influenze: 

Metallica, Megadeth, Avenged Sevenfold, Lordi, Rammstein, Iron Maiden.

-Di cosa parlano i testi: 

So Close, canzone ricca di energia, parla delle difficoltà nel raggiungere un obiettivo e trasmette forza di volontà per superare gli ostacoli. Unknown invece della dipendenza dalla tecnologia, che spesso porta a isolarci e allontanarci da amici e famiglia. In Price of Ideologies afrontiamo la problematica dei bambini-soldato, in particolare di uno di questi che vuole ribellarsi al proprio “capo”. Flat Feet tratta invece di un uomo con crisi psicologiche dovute alla mancanza di affetti (in collegamento con Unknown). E infine in Hellcome c'è spazio pure per l'amore (a modo nostro..), quello tra Satana (il principe delle tenebre) e una comune donna mortale.

-Esibizione live che ricorderete per molto tempo: 

L’apertura a Sad - European Metallica Tribute allo Street Bier Fest (circa 1500 persone) e il concerto al prestigioso Druso di Bergamo.

-Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio: 
Nel 2014, una volta saliti sul palco alla festa “Palaspirà”, accendendo gli amplificatori, uno di questi è scoppiato. La faccia di Leonardo Rigamonti, quando ha capito che era il suo, non la dimenticherò mai. La prima cosa che fece fu lanciare il cellulare giù dal palco, per poi andare a cercarlo e tentare invano di chiamare amici, parenti e negozi di musica per noleggiare un ampli il prima possibile. In tutto questo noi altri stavamo morendo dal ridere. Grazie al cielo siamo riusciti poi a sostituire l’ampli e suonare, e oggi quando ricordiamo quel giorno una risata ce la facciamo sempre.

-I vostri dischi preferiti in assoluto:

Master Of Puppets, Black Album, Sehnsucht, Liebe Ist Fur Alle Da, Waking The Fallen, Rust In Peace, Fear Of The Dark, Killers, Inhuman Rampage, Reaching Into Infinity, Back In Black, Rock Or Bust.

-Citatemi un album che pensate essere gli unici al mondo ad apprezzare:

Thin Lizzy, Cold Sweat (dall’album Thunder and Lightning)

-Un musicista che vorreste incontrare per farci quattro chiacchiere: 

avendo gusti differenti, i 3 musicisti che ci piacerebbe incontrare sono Till Lindemann (leader dei Rammstein), Angus Young degli AC/DC e Matt Shadows degli Avenged Sevenfold.

-Cosa chiedereste nel backstage se foste la band più importante del pianeta:
Probabilmente, con tutta l’euforia che abbiamo quando dobbiamo suonare: “Quanto manca per iniziare?”


13/02/18

La scheda: Simone Piva & i Viola Velluto


BIO:
Simone Piva & i Viola Velluto nascono nel gennaio del 2008 grazie al frontman inserito nel mondo musicale dal 2000 che fonda la rock band udinese proprio in quell’anno assieme ad Alan Liberale (Batteria e Percussioni), Luca Zuliani (Contrabbasso), Federico Mansutti (Trombe), Francesco Imbriaco (Piano e Tastiere) e Matteo Strazzolini (Chitarre elettriche, acustiche e Slide chitarra). Con la band incide 4 dischi distribuiti in tutta Italia e si esibisce su prestigiosi palchi italiani assieme ad importanti artisti tra cui Nada, Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti e Morgan oltre ad alcune esperienze estere tra cui di rilevante importanza è quella parigina al Petit Théâtre du Bonheur.

Genere:
Rock Western in Italiano

Line up attuale:
Simone Piva - chitarra e voce
Federico Mansutti - Trombe
Luca Zuliani - Contrabbasso
Alan Liberale - Batteria e percussioni
Francesco Imbriaco - tastiere e cori

Album/ep /demo all’attivo:

IL BASTARDO - Toks Records/Music Force 2017
SP&IVV SIMONE PIVA E I VIOLA VELLUTO 2015
POLAROID…DI UNA VECCHIA MODERNITA’ 2013
CI VUOLE FEGATO PER VIVERE 2011
TRATTATO POSTUMO DI UNA SBORNIA 2009

Influenze:
Alt-Country, Punk, Ennio Morricone

Di cosa parlano i vostri testi:
Delle nostre esperienze e di quelle degli altri.

Esibizione live che ricorderete per molto tempo:

Il live più bello è stato quello del Giovinazzo Rock Festival in Puglia, prima di Nada e i Zen Circus.
Inaspettatamente ci siamo sentiti trattati come vere rock star, dall’albergo, al camerino personale, alla spiaggia privata. Al momento della partenza volevano trattenerci ancora li a spese loro. Rimane tutt’oggi un’esperienza indimenticabile.

I vostri dischi preferiti in assoluto
:
Veniamo tutti da generi completamente differenti, chi dalla classica, chi dal reggae, ecc... il disco che a me, Simone, ha cambiato la vita è sicuramente Nevermind dei Nirvana, ma non posso parlare per tutti.

Citatemi un album che pensate essere gli unici al mondo ad apprezzare:

Credo che al giorno d’oggi sia impossibile essere gli unici al mondo ad apprezzare un disco.

Un musicista che vorreste incontrare:

In assoluto il Maestro Ennio Morricone

Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste la band più importante del pianeta:

Tequila e una chitarra.

11/02/18

Recensione: Roadhouse Diet - Won't Bend Or Break (2018)


Dopo l'intervista alla band di qualche tempo fa, eccoci qui a parlare dell'album Won't bend or break. Potete cliccare sul link se ve la siete persa, per questo motivo non mi dilungheró ulteriormente sulla descrizione dei ragazzacci in questione. Prima di parlare del contenuto dell'album, un cenno anche alla copertina (qui sopra) che mi piace moltissimo: colori accesi e molto personale e riconoscibile.

Veniamo all'aspetto principale, ovvero la musica.
Si parte fortissimo con la cazzuta (lo suggerisce anche il nome) Powerload, un potentissimo e veloce Hard rock con degli inserti etnici (potenzialmente presi da un film di Robert Rodriguez), mentre con la seconda e terza traccia Devilmaker e  Hard Times Ahead, si rallenta leggermente riportandoci a qualcosa degli Stone temple Pilots, ma piú incazzati.

La band si definisce Boogie Rock e quale miglior modo di rappresentarsi se non con la title track Won't bend or break che combina potenza ad orecchiabilitá. Un cenno dovuto ai sempre ispirati assoli di chitarra, sempre gustosi. Women come and women go (mai titolo fu piú veritiero), comincia con uno strano organo anni 70 e rimane abbastanza indecifrabile per praticamente tutta la sua durata mischiando rock datato, blues e rock contemporaneo. Molto bello il lungo assolo centrale. Pezzo da ascoltare sicuramente piú volte per essere decifrato propriamente.
Gotta pay the cost to be the boss ha un groove pazzesco e fatico a non muovere la testa ed il piede durante l’ascolto. Abbiamo anche un break centrale fuori di testa con delle chitarre che mi hanno ricordato i Queen. Sicuramente uno degli highlight del disco.

Over the top then down e out. Una ballad? Macché, ecco di nuovo un bel groove, stavolta molto piú controllato e lento Un altro “boogie rock” con Damn what a maam con toni che salgono nuovamente e con un altro bellissimo inserto Rodrigueziano (da suo ammiratore, non posso non apprezzare). Il disco si avvicina alla chiusura e troviamo una Magnetized dallo spirito grunge con tastiere e chitarre molto ispirate e con un altro strano inserto centrale. Bogus Pipeline chiude il disco con chitarre cattive (no, non c’é neanche una ballad) e con un ritornello ai limiti del Pop. Poi chitarra slide e tante altre variazioni sul tema.

Quello che mi é piaciuto di questo disco e di questa band é l’imprevedibilitá. Quando pensi di aver capito come si sviluppa il pezzo, rimani spiazzato da un bridge particolare o da un’idea che non ti saresti aspettato. Non é cosa facile riuscire a non cadere nei soliti cliché dei vari generi (ormai difficilmente si inventa qualcosa di nuovo, purtroppo lo sappiamo), ma i Roadhouse diet riescono sempre a dare un loro tocco personale e di imprevedibilitá, cosa che secondo me sono gli elementi piú importanti nell’arte e nella musica.

Complimenti a loro e date un ascolto a questo disco perché lo merita.

Tracklist
1. Powerload
2. Devilmaker
3. Hard Times Ahead
4. Won't Bend Or Break
5. Women Come And Women Go
6. Gotta Pay The Cost To Be The Boss
7. Over The Top Then Down And Out
8. Damn What A Ma'am
9. Magnetized
10. Bogus Pipeline


10/02/18

Recensione: Saxon - Thunderbolt (2018)


22esimo album per gli immortali Saxon capitanati da Mr. Byford.
Li avevamo lasciati con Battering Ram e rieccoli di nuovo sul mercato, dopo un paio d'anni dal predecessore, ancora con Andy Sneap in cabina di regia. Lo nomino prima di tutto e tutti perchè, piaccia o meno, penso che sia uno dei produttori più influenti della scena. Quando cura lui la produzione, lo senti subito. Perlomeno, io me ne accorgo subito, non so voi.

Venendo all'ascolto di questo Thunderbolt, dopo un'intro di un paio di minutini, troviamo la prima traccia nonché title track che é sicuramente una delle cose migliori del disco: potente, catchy e ispirata. A passo diverso procedono, purtroppo, secondo me, le successive The secret of the flight e Nosferatu (The Vampire Waltz), un po' meno ispirate e memorabili.

They Played Rock and Roll é una sorta di tributo a Lemmy e ai Motorhead, come suggerisce il titolo (c'é anche la voce di Lemmy, all'interno della canzone). Non male. Predator vede in veste di special guest Johan Hegg, cantante degli Amon Amarth. Non sono amante della band in questione o del Growl in genere ma in questo pezzo (dato che é a volumi misurati) ci sta benissimo e da un qualcosa in piú alla canzone. Sons Of Odin ricorda parecchio nel suo incedere basso/batteria la famosissima Heaven & Hell dei Black Sabbath ma il risultato finale é abbastanza diverso, onestamente. Buonissima invece é Sniper, che piú Heavy metal non si puó e ancora meglio é Speed Merchants, uno dei migliori brani del disco.

Un disco che é senza fronzoli, onesto, ottimamamente suonato, cantato magistralmente da Byford, nonostante la carta d'identita, e prodotto come si deve. Di contro, non tutte le canzoni mi emozionano particolarmente e alcune mi suonano come riempitivo. Ma l'ascolto é, nel suo complesso, decisamente consigliato agli amanti del genere e agli amanti dei mitici Saxon. Onore a loro e alla loro carriera.

Voto 66/100

Top tracks: Thunderbolt, Predator, Speed Merchants
Skip track: Sons Of Odin, Roadie's Song

Tracklist:
01. Olympus Rising
02. Thunderbolt
03. The Secret Of Flight
04. Nosferatu (The Vampire Waltz)
05. They Played Rock And Roll
06. Predator
07. Sons Of Odin
08. Sniper
09. A Wizard's Tale
10. Speed Merchants
11. Roadie's Song

08/02/18

Videorecensione (in compagnia) : Dream Theater - Images and words (1992)

Qualche parola su quello che é probabilmente l'album prog metal piú importante della storia della musica. Volete contraddirmi? (In caso fatelo negli appositi spazi dedicati ai commenti)

Questa volta sfrutto la presenza del mio amico (nonché chitarrista Jazz) Sergio Casabianca che rende la recensione piú dinamica del solito. Enjoy!

07/02/18

La scheda - Giuseppe Calini


Bio:
Rocker legnanese di lunga durata inizia la sua carriera discografica nel 1986 con il primo album “Spirito libero”. Il 2017 segna l’uscita di “Verso l’Alabama”, ennesimo album, il 17° per l’esattezza. Frutto delle immancabili collaborazioni di musicisti di altissima qualità quali Simone Sello (Vasco Rossi), Matt Laug (Slash - Guns N' Roses), Leonardo De Bernardini, Johnny Tad e al mix l’immancabile Mike Tacci (Metallica, Cheap Trick, Vasco Rossi).

Genere:
Rock

Line up attuale:

Giuseppe Calini, chitarre, voce e batteria
Simone Sello, chitarre 
Matt Laug, Batteria 
Johnny Tad, piano e basso

Album/EP/demo all'attivo:

1986 Spirito libero
1986 Pensando
1987 Sulla mia strada
1987 Niente riserve
1988 Il lupo non perde il vizio
1988 Indians
1989 E’ solo rock’n’roll (live)
1991 Rock’n’roll da strada
1993 Zep
1996 Il sogno non c’è
1999 Dove vanno a finire le comete
2002 Rock come in un vecchio lp
2006 Rabbia o amore
2009 Un altro giorno perfetto
2011 Una volta rocker per sempre rocker
2014 Avevano ragione loro
2015 Lilla siamo noi (Ep dedicato all’ A.C. Legnano)
2017 Verso l’Alabama

Influenze:
Appena passata, in compenso è rimasta quella dell’hard rock inglese

Di cosa parlano i tuoi testi:

Suonare rock vuol dire saper vivere in una dimensione di divertimento, anche quando la vita picchia e ti piega sulle ginocchia. I testi devono parlare di questo, diretti, divertenti, positivi…. A tutto rock.

Esibizione live che ricorderai per molto tempo:
Ce ne sono tante, le più belle erano quando con i teatri sold out, al botteghino facevano entrare lo stesso gente, poi il controllo bloccava i teatri per qualche giorno. Peccato per le chiusure ma soddisfazioni per i biglietti venduti. Adesso i tempi sono cambiati e i controlli sono seri. Al numero massimo non entra più nessuno. E’ giusto così.

Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:

“Alza quella batteria alzala”… e il fonico muove lo slide in alto. Booom una botta tremenda e il mixer esplode. Non era certo colpa della batteria ma la coincidenza dei tempi è stata perfetta. Fumo e odore di bruciato in tutto lo studio per 2 giorni!

I tuoi dischi preferiti in assoluto:

Whatever you want, Status Quo // Siogo, Blackfoot // Demons and Wizard, Uriah Heep // Strung up, Sweet

Cita un album che pensi essere l’unico al mondo ad apprezzare:
Siogo, stupendo disco di hard rock dei Blackfoot ( band sudista che suonava hard rock inglese!)

Un musicista che vorresti incontrare:
Francis Rossi ( Status Quo )

Cosa chiederesti nel tuo backstage se foste la band più importante del pianeta:
Niente, va tutto bene così. Per suonare rock non occorre altro oltre che averlo nel sangue.

06/02/18

05/02/18