18/08/17

Recensione: Ru Fus - Rebus


Recensione a cura di "Stick"

Quattro album e due video questo è il biglietto da visita di Ru Fus attivo sulla scena musicale come progetto solista da circa tre anni. "Rebus" è l'ultimo album pubblicato per la Ghost Label Record, e che giunge dopo la pubblicazione del primo lavoro dall'omonimo titolo, un secondo Ep dal titolo Tales, e un terzo lavoro dal titolo "In Fabula". Un cd dalle sonorità aride per mezzo di strumenti che sfoggiano suoni nudi e crudi senza artefatti, come mamma gli ha fatti (si direbbe in questo caso), dove si possono apprezzare buoni spunti acustici ed elettrici tutto sotto un unica corrente musicale che richiama le menti al buon vecchio Alternative Stoner Grunge Rock.

Sei brani che denotano una maturità compositiva, ricca di idee e ottimi spunti. Un bell'impasto di suoni aggressivi che si possono ascoltare su Deadly River e Rebus, e che lasciano il passo a idee più melodiche e dal sapore leggero come una piuma SpitMilk Generation, Vanish Point. La voce di Emiliano Valente (Moniker Ru Fus) infligge un impronta ancora più profonda e scura alle sei tracce a cui personalmente avrei speso qualcosa di più in termini di produzione, specie in questo caso dove si è sacrificato il fattore effettistica rendendo così il suono genuino e puro a discapito di una sezione ritmica che sforna riff precisi e dall'impatto efficace nonostante il suono dello strumento sia palesemente di "cartone". Nirvana, Sonic Youth, Soundgarden, queste alcune delle bands che hanno influenzato lo stile dell'artista Pisano che vanta collaborazioni con The Bugz, Zen Circus, Reverberati.

"Rebus" è un progetto che và ascoltato e riascoltato per capire che se riusciamo ad andare al di là della produzione e dei suoni scelti, riusciamo a intravedere un barlume di pregiatezza quanto basta per incoraggiare il solista Toscano a proseguire in questa sua avventura.

Consigliato ai nostalgici del rock anni '80/'90.


Tracklist:

01. Deadly River
02. Highway
03. Rebus
04. Rodeo
05. SpitMilk Generation
06. Vanish Point

(Ghostrecordlabel/Crashsound Distribution)


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16/08/17

Primo ascolto: Sons of Apollo - Sign of the time

Eccomi qui a commentare l'ennesimo progetto di Mr. Mike Portnoy che si riaffaccia sul mercato con l'ennesima band nuova di zecca: i Sons of Apollo.
Assieme a lui il vecchio compagno di sventure (nei Dream theater) Derek Sherinian alle tastiere poi Ron “Bumblefoot” Than alla chitarra, Billy Sheehan al basso e Jeff Scott Soto al microfono. Beh, mi sembra niente male come band, che dite?

Qui sotto il primo ascolto del primo singolo Sign of the time.
Se mi è piaciuto? Dovrete cliccare il video qui sotto (con la solita espressione intelligente in anteprima) per saperlo.


Mentre che ci sono ho preso anche qualche informazione più dettagliata e vi confermo che il disco uscirà il 20 di ottobre e si chiamerà Psychotic Symphony.

Vi butto anche la copertina e la tracklist, così la faccio completa:

01. God Of The Sun
02. Coming Home
03. Signs Of The Time
04. Labyrinth
05. Alive
06. Lost In Oblivion
07. Figaro/S Whore
08. Divine Addiction
09. Opus Maximus



Fatemi sapere se la canzone vi è piaciuta o meno nello spazio commenti qui sotto. Oppure su YouTube. Oppure su Facebook o Twitter. Insomma, fate voi ma fatemi sapere.
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15/08/17

Chiedilo a Given to rock - Agosto 2017

C'è chi a ferragosto sta al mare con 40 gradi, c'è chi fa le recensioni con la felpa... Ma vabbè...
Ecco il consueto angolo della chiacchera (che consueto non è più, dato che lo faccio una volta ogni morte di papa...) dove rispondo a qualche vostra domanda/curiosità e parlo di questo e di quello. Più di questo che di quello, forse. Parlo anche dei concerti che vedrò e delle prossime uscite di spicco. 
Vabbè, adesso beccatevi il video che è meglio. 

Ah, aspettate...Prima di lasciarvi, ancora un ringraziamento per seguire ed interagire con Given to rock. Ricordate che con le vostre iscrizioni, like e commenti (su qualsiasi piattaforma) aiutate il blog a crescere, quindi se siete in dubbio sul farlo o meno, fatelo! 

Per esempio, vi siete iscritti al canale YouTube? No? Volete rischiare di perdervi i miei video discutibili, siete pazzi? Tra l'altro ho in mente un nuovo format per le recensioni e miglioreró la qualitá audio/video a brevissimo. Ok, la smetto, beccatevi il video per davvero, stavolta. Non so perché ho la faccia incazzata nell'anteprima, é un video tranquillissimo.

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14/08/17

I migliori rock bar di Londra


Ciao ragazzi, ultimamemente mi é capitato che diversi lettori di Given to rock mi abbiano chiesto delle dritte su dove andare a bere una birra a Londra. Beh, se dovessi parlare squisitamente di birre vi indirizzerei in determinati posti, ma dato che qui si parla di musica robusta, facciamo che vi indico dei posti fighi dove a prescindere dalla qualitá della birra potrete godere di un ottimo ambiente e soprattutto di un ottima musica di sottofondo. O di live music, se siete negli orari giusti.

Vi indico 5 pub/bar rock, tenendo a mente che ci sono 20mila altri posti a Londra dove potete ascoltare buona musica (il Blues Kitchen é il primo che mi viene in mente) ma dove non posso garantire sul genere, quindi mi dispiacerebbe mandarvi li e scoprire che per quella sera c'é prevista una cover band dei Luna pop (sto esagerando, ma tanto per farvi capire il concetto).

Ah, la foto che vedete in alto é stata scattata all'interno dell'Intrepid fox, forse il migliore che c'era a Londra ma che sfortunatamente ha chiuso un paio di anni fa.

Cominciamo:

(cliccate sui link per le relative informazioni sul posto)

Big Red
Un pub decisamente grande con una selezione di birre non irreprensibile (ma ho visto che ultimamente stanno migliorando) ma con un juke box a disposizione di tutti (a pagamento) che spara la musica che piace a noi e dove potrete anche divertirvi con biliardi e con il calcio balilla. Mi sembra ci sia anche qualche flipper rock, se non ricordo male. La cucina non era il massimo quando sono andato ma magari adesso é migliorata. In determinati giorni c'é anche musica live. Gran bell'ambiente.


Crobar 
Il crobar é situato in un luogo molto centrale, a pochi passi dalla stazione metro di Tottenham court road, ed ha una bellissima atmosfera. Di contro, l'ambiente é veramente piccolo e si rischia di stare in piedi, soprattutto nel weekend. Da quello che mi ricordo io era piú specializzato in liquori piuttosto che birre (con una selezione esigua).


The Underworld
Situato nella mia zona preferita di Londra, Camden town, lo trovate praticamente di fronte la stazione metro. Il piano di sopra si chiama The world's end, ma scendendo sotto si accede all'Underworld dove sicuramente troverete una band che suona (o un rock DJ). La qualitá della musica live é altissima e spesso in questa venue ci suonano band famose (ci ho visto D-A-D e Angra, per esempio), quindi preparatevi a pagare un ingresso che ovviamente dipende da quanto sono importanti le band in questione. La selezione di birre non la ricordo, ma in questo posto si entra piú per la musica che per la qualitá della birra. Beccatevi un altro video a caso.


The Unicorn
Situato poco sopra Camden town, il The unicorn é perfetto se cercate musica dal vivo a basso costo, anzi nessuno: per quanto ne so tutte le serate (si suona ogni sera) sono gratis. La musica in genere é  abbastanza pesante e la selezione di birre mi ricordo fosse decente. Non vado lí da diverso tempo, forse dall'ultima volta in cui suonai con la mia ex band. Vediamo se trovo il video. No, quei farabutti dei miei ex compagni di band lo hanno tolto. Ne metto un altro a caso. Ah la cosa bella di questo posto é che se non ti piace la band in questione, puoi metterti dalla parte opposta del pub e stare comodamente seduto senza venire troppo infastidito dalla musica.

Slim Jim's Liquor Store
Situato nella bella (e chic) Angel lo ricordo come un bar stiloso con reggiseni attaccati al soffitto e delle belle copertine di dischi. Posto decisamente piú per fare caciara che per fare due chiacchere per un amico, soprattutto nel fine settimana. Sono stato diversi anni fa e non mi ricordo quasi nulla riguardo la selezione di drink, ma calcolate che é piú un bar che un pub (se non sapete la differenza tra bar e pub chiedetela nei commenti e vi risponderó).


Nel caso vogliate pormi altre domande su Londra, chiedete pure nello spazio commenti qui sotto.
Se andate in questi posti e volete farmi sapere, per me é sempre un piacere ritornarci e potremmo anche scambiare qualche chiacchera sulla musica che piú ci piace. Ma sappiate che se passa una canzone che adoro la canteró dall'inizio alla fine, siete avvisati.
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11/08/17

Recensione: The Winery Dogs - Dog Years: Live In Santiago (2017)

Da quanto tempo non parlavamo di una nuova uscita dove é coinvolto Mike Portnoy? Ecco, data l'astinenza, beccatevi una release di un live registrato lo scorso anno dai The winery dogs, gruppo (come saprete) completato da Richie Kotzen (chitarra e voce) e Billy Sheehan (Basso e cori).

Il suono di questo live album mi piace molto e come giá intuirete dal nome dei protagonisti, non puó che essere suonato magnificamente: Billy Sheehan al basso é sempre una macchina (anche ai cori se la cava egregiamente) e non credo ci sia bisogno di commentare la prova di Mike Portnoy. Richie Kotzen non é di certo da meno alla chitarra ma continuo a non gradire la sua voce in certi contesti. Il suo timbro mi piace (non vorrei essere blasfemo ma a volte mi ricorda Chris Cornell), il problema é che mi da sempre la sensazione di far fatica a cantare nel contesto di determinati volumi e distorsioni. In brani come Oblivion o We are One (solo per dirne due ma la lista é lunga) la voce a mio avviso necessiterebbe un altro tipo di vigore, oltre al fatto che diverse note alte non sono quasi eseguite a dovere. Forse la faccio troppo tragica, ma la voce é la prima cosa che attenziono in una band. Vedo bene la sua voce in un contesto acustico, invece. Infatti, Fire eseguita con la sola chitarra acustica o le rilassatissime Think it over o Regret (che potrebbero benissimo essere pezzi di Norah Jones) per me hanno decisamente senso in quanto Richie non é costretto ad aumentare di giri il suo timbro e il suo impatto con il brano é tutta un'altra storia.

La scaletta é quasi obbligata, considerato il fatto che i The Winery dogs al momento non hanno di certo un'ampia discografia dati i soli due full lenght: l'omonimo del 2013 e Hot Streak del 2015 (clicca sui titoli per leggere le relative recensioni).
In mezzo alle (belle) canzoni prese da questi due album (la scaletta é come sempre a fondo pagina), trovano anche spazio i soli di Mike Portnoy e di Billie Sheehan. Non sono un fan dei momenti tecnici fine a se stessi ma nel contesto di questo live ci stanno e comunque sono abbastanza brevi e godibili.

L'unico appunto che mi sento di fare riguardo questo live riguarda la voce di Kotzen, sotto tutti gli altri punti vista é un live magnifico e se vi sono piaciuti i due album, vi consiglio caldamente l'ascolto di questo Live in Santiago.

Tracklist Live In Santiago - May 27, 2016:

01. Oblivion
02. Captain Love
03. We Are One
04. Hot Streak
05. How Long
06. Time Machine
07. Empire
08. Fire
09. Think It Over
10. Mike Portnoy Drum Solo
11. The Other Side
12. Billy Sheehan Bass Solo
13. Ghost Town
14. I'm No Angel
15. Elevate
16. Regret
17. Desire

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10/08/17

Recensione: Marty Friedman – Wall Of Sound (2017)


Marty Friedman è un chitarrista pazzesco che, tra le altre cose, ha contribuito in maniera attiva al periodo d'oro dei Megadeth (da Rust in piece in poi). Ma penso che se siete capitati su questa recensione vuol dire che lo conoscete già e non ho bisogno di spiegarvi piú nulla, vero?

Ok, Marty si ripresenta al pubblico con il suo ennesimo album solista che succede a Inferno di due anni fa. Vediamo come suona questo Wall of sound.

1) Self-Pollution
Si parte aggressivissimi con un riff quasi thrash/death e con dei tempi assurdi ma Marty decide di darci un po' di pausa dopo un minutino e mezzo e il pezzo diventa improvvisamente supermelodico. Finisce cosí? Neanche per sogno. Il pezzo diventa di nuovo virile e incazzato (ma con tempi piú "dritti") nell'ultima parte. Ottimo inizio e TOP TRACK #2


2) Sorrow and Madness (featuring Jinxx of Black Veil Brides)
Un violino? Ve lo aspettavate? E' quello di Jinxx dei Black Veil Brides (non lo conosco, onestamente). Dopo un minutino di melodia il pezzo si irrobustisce parecchio e la chitarra prende il sopravvento. Buono il tema principale ma secondo me si arriva un po' stanchi sul finale della canzone per la tanta (troppa?) carne al fuoco.

3) Streetlight
Si ritorna alla semplicitá con un riff abbastanza elementare nonostante la batteria continui a pestare con la doppia cassa come se non ci fosse un domani. Brano di piú facile ascolto rispetto ai precedenti e anche piú quadrato dal punto di vista compositivo.

4) Whiteworm
Un riff pulito e tecnicissimo introduce questa Whiteworm che al suo interno ha diversi momenti jazz e prog, non dimenticandosi peró ovviamente delle distorsioni. Bellissimo il passaggio á lá Petrucci al minuto 2 (e ripetuto al minuto 3.15). Tanta tecnica, fantasia e melodia. Ci sono anche dei piccoli omaggi a Brian May. TOP TRACK #3


5) For A Friend
Con un titolo del genere non poteva che essere un brano melodico: un piano, la band che accompagna e Marty che mette assoli a destra e a sinistra. Il pezzo é il piú breve del disco e anche il piú diretto, forse. Ci piace

6) Pussy Ghost (featuring Shiv Mehra of Deafheaven)
Una chitarra con accordatura bassa e delle atmosfere pesanti e cupe aprono questa canzone dal titolo bislacco. Il pezzo si sviluppa con un incedere a volte molto melodico (nonostante la batteria a volte pesti parecchio) che si complica un po' nella parte finale. Il riff portante peró spunta continuamente.

7) The Blackest Rose
Altro pezzo relativamente breve che si apre con un incedere quasi neomelodico (non insultatemi) fino a quando fa il suo ingresso la band. Di nuovo un sali e scendi di atmosfere nella seconda parte, per un brano abbastanza di facile ascolto (perlomeno, per i canoni del disco).

8) Something to Fight (featuring Jorgen Munkeby of Shining)
Ecco, far partire l'unico brano cantato di questo disco con un coro fastidiosissimo non so se é proprio una buona idea. A parte i cori di dubbio gusto, Jorgen Munkeby svolge un ottimo lavoro con una prova maschia e con un pezzo non facile da interpretare. La canzone non é male, ma la trovo abbastanza fuori contesto e non é troppo difficile capire il perché.

9) The Soldier
Cos'é, un violoncello? Dopo un minutino di uno strumento inaspettato Marty Friedman torna in una veste abbastanza tranquilla con una melodia che potrebbe appartenere a Steve Vai. In mezzo, oltre al piano, ci sento una percussione strana (nacchere?) mentre sul finale il pezzo cambia ancora ma non perdendo mai la melodia.

10) Miracle
Ecco un altro brano con una melodia á lá Steve Vai. Il tema portante viene anche riprodotto con una chitarra acustica nella parte centrale, per riprendere poi come aveva cominciato e per sfociare in un bellissimo solo (con un coro dietro). Quanto mi piacciono questo tipo di strumentali... Brano scorrevolissimo e gudurioso, assolutamente TOP TRACK #1

11) Last Lament
L'ultimo lamento é il brano piú lungo del disco ed é posto in chiusura. Comincia in maniera molto tranquilla per un minutino, poi una parte quasi operistica (boh) e, dopo altri elementi, anche un riff molto Megadeth. C'é anche dell'elettronica in mezzo. E un basso quasi slappato. E di nuovo Brian May e Steve Vai. Ok, c'é veramente di tutto in questo brano, che é praticamente una chiusura con tutte le atmosfere del disco. Sicuramente gudurioso e ricco ma anche un po' di difficile assimilazione.

Questo Wall of sound é decisamente musica di altissimo livello anche se c'erano pochi dubbi, conoscendo l'artista. Il difetto che riconosco al disco é quello di essere spesso un po' dispersivo: Marty é sempre un fiume di idee e ne mette a tonnellate in ogni brano mentre personalmente preferirei brani un po' piú facilmente assimilabili.

Per il resto, se volete un album strumentale da ascoltare, dategli una chance. Respect per Marty Friedman.

Voto 70/100

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09/08/17

Recensione: Accept - The Rise Of Chaos (2017)


Se il caos è rappresentato dalla (bella) copertina e dal titolo del nuovo album degli Accept, la stessa cosa non si può certo dire del periodo della band che continua ad essere prolifico e decisamente coerente.

Se seguite il blog, ricorderete che ho apprezzato parecchio Blind rage e il nuovo album dal vivo Restless and live. La formazione è recentemente cambiata (ancora) di 2 elementi e nella band sono subentrati il chitarrista Uwe Lulis e il batterista Christopher Williams, ma la formula vincente dell'ultimo periodo Mike Tornillo/Wold Hoffmann non è cambiata di una virgola nonostante questo cambio in corsa.

Non aspettatevi quindi novità (ma manco per sogno) per questa quindicesima fatica della band tedesca, ma sono sicuro che se vi approcciate a questo Rise of chaos, non è questo quello che cercate. Cercate piuttosto un heavy metal "ignorante", ho indovinato? Ecco, le dieci tracce di quest'album non vi deluderanno: la produzione di Andy Sneap (ancora lui) è sempre una garanzia in termini di mascolinità e la band continua a regalarci dei brani che sono perfetti per fare headbanging e per essere cantati a squarciagola in sede live (o di fronte al vostro stereo o ancora nella vostra auto, se preferite).

I pezzi presenti in questa nuova release fanno tutti il loro: alcuni ti rimangono subito in testa per la loro epicità mista ad orecchiabilità (l'opener Die by the sword, la title track o Carry the weight su tutte), qualche altro si fa notare per un'impronta hard rock stile Ac/dc (il singolo Koolaid e Analog man con un bel testo sugli eccessi del mondo tecnologico odierno) mentre qualcun altro fondamentalmente per essere rozzo fino all'osso (No regrets, What's Done Is Done e Race to extinction). La produzione è sempre all'altezza e il disco suona sempre potente con le chitarre del leader Wolf Hoffmann sempre in grande evidenza.

Quello che è sicuro è che gli Accept hanno sfornato l'ennesimo bel disco della loro carriera e io mi sto godendo l'ascolto di questo The rise of chaos (vi butto il video della title track a fondo pagina).
Se vi sono piaciuti gli album precedenti con Tornillo, andate sul sicuro.
Onore a loro.

Voto 73/100

Top tracks: Die by the sword, Hole in the head, Carry the weight

Tracklist:
01. Die By The Sword
02. Hole In The Head
03. The Rise Of Chaos
04. Koolaid
05. No Regrets
06. Analog Man
07. What's Done Is Done
08. Worlds Colliding
09. Carry The Weight
10. Race To Extinction


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07/08/17

Videorecensione: Masterplan - Pumpkings (2017)


In trepidante attesa per la reunion degli Helloween (ho già il biglietto per la data di Londra, ovviamente), ecco che uno storico ex delle zucche, il chitarrista Roland Grapow, decide di registrare con i suoi Masterplan delle cover di alcune canzoni del periodo degli Helloween che lo vedono coinvolto. Il periodo il questione va dal 1991 al 2000 e copre sei album da studio e svariate raccolte/live, nel caso non lo sapeste.

Il risultato di questo Pumpkings? Lo saprete solo se cliccherete sul video sotto. Beh, perlomeno saprete la mia opinione. Vi pubblico anche la tracklist così sapete meglio di cosa parliamo.

Come sempre, scusate la faccia.


Tracklist:
1) The Chance
2) Someone’s Crying
3) Mankind
4) Step Out Of Hell
5) Mr. Ego
6) Still We Go
7) Escalation 666
8) The Time Of The Oath
9) Music
10) The Dark Ride
11) Take Me Home
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04/08/17

Primo ascolto: Black country communion - Collide


Riecco i Black country communion, supergruppo recentemente riformato con Glenn Hughes (basso e voce), Jason Bonham (batteria), Derek Sherinian (tastiere) e Joe Bonamassa (chitarra) che hanno appena dato alla luce il nuovo singolo Collide che farà parte del nuovo album “BCCIV” in uscita il 22 settembre 2017. L'ho scritto tutto di un fiato.

La recensione completa ovviamente su queste pagine, nel frattempo beccatevi il primo ascolto dell'opener del disco e la mia solita espressione discutibile nell'anteprima del video. Per fare confusione (e informazione) vi pubblico anche la tracklist a fine pagina, così la faccio completa.

Riascoltando il video mi sono accorto che invece di dire Joe Bonamassa ho detto Jonamassa. Luca Giurato sarebbe fiero di me.


Tracklist
01. Collide (4:07)
02. Over My Head (4:06)
03. The Last Song For My Resting Place (7:57)
04. Sway (5:24)
05. The Cove (7:11)
06. The Crow (6:00)
07. Wanderlust (8:18)
08. Love Remains (4:53)
09. Awake (4:42)
10. When The Morning Comes (7:56)
11. With You I Go (bonus track edizione in vinile)
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03/08/17

Videorecensione: Alice Cooper – Paranormal (2017)



Oggi vi "butto" qualche parola sul nuovo disco di uno dei personaggi (nel senso ampio del termine) che hanno fatto grande il genere di musica che conosciamo e amiamo: Vincent Damon Furnier, che però tutti conosciamo come Mr. Alice Cooper.

Questo disco mi ha stupito ed entusiasmato (forse pure troppo) per la varietà dei pezzi proposti, per una scaletta breve e perfettamente amalgamata e per dei suoni magnifici.
er conoscere tutti gli altri dettagli dovete cliccare il video qui sotto. Stavolta non c'è la mia solita espressione discutibile come anteprima del video ma c'è la faccia di una sorta di Alice in versione mutante. Non so cosa sia meglio, in realtà...
Lunga vita ai dinosauri del rock e lunga vita ad Alice Cooper.


Vi lascio anch la tracklist dei due cd e il video della bella opener / title track (che avete visto nella recensione ma che alla fine non vi ho fatto ascoltare).

CD1
01. Paranormal
02. Dead Flies
03. Fireball
04. Paranoiac Personality
05. Fallen In Love
06. Dynamite Road
07. Private Public Breakdown
08. Holy Water
09. Rats
10. The Sound Of A

CD2:
01. Genuine American Girl  (with Alice Cooper Band)
02. You And All Of Your Friends (with Alice Cooper Band)
03. No More Mr. Nice Guy (live in Columbus)
04. Under My Wheels (live in Columbus)
05. Billion Dollar Babies (live in Columbus)
06. Feed My Frankenstein (live in Columbus)
07. Only Women Bleed (live in Columbus)
08. School's Out (live in Columbus)

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02/08/17

Recensione: Rex Brown - Smoke on this... (2017)


C'è sempre una grande curiosità (perlomeno da parte mia, non posso certo parlare per voi) nel vedere la release solista di un musicista che ha militato in una band che in gioventù ho adorato.

Vabbè faccio un po' di storia dato che non è scontato che sappiate chi è questo tizio un po' sfatto in copertina e che non rinuncia a fumare manco per quei 5 minuti in cui deve farsi una foto/

Rex brown è stato il bassista di band grandiose quali Pantera e Down, (anche se, ammettiamolo onestamente, è stato un po' nell'ombra di musicisti con più spessore di lui) nonchè nel recente passato anche membro dei Kill devil hill e che ora si presenta al pubblico come solista in questo progetto dove oltre a suonare il basso si cimenta anche dietro al microfono e come chitarrista. 

Se mi è piaciuto questo disco? Mmm...No. 
Ho apprezzato il suono abbastanza grezzo e southern del disco, ma nella sua totalità non ho apprezzato molto questo Smoke on this. Mi spiego:

La prima parte del disco è promettente: Long rider è una canzone breve e senza fronzoli, così come Crossing lines che però è prodotta diversamente dalla canzone precedente (boh, sono pazzo io?) e buona è anche Buried alive, dedicata al compianto Dimebag Darrell (sapete chi è, vero?) con degli ottimi riff e una bella parte solista dove sembra ci sia Slash alla chitarra. La seguente Train song è forse il pezzo migliore del disco: semplice, breve e aggressiva con dei bei riffoni e con la voce di Rex che si sposa bene con le atmosfere.

La parte centrale del disco è invece altra storia: pezzi fondamentalmente non male tipo Get Yourself Alright o So into you necessiterebbero assolutamente di un cantante, dato il largo spazio dedicato alle vocals (sentire le strofe, soprattutto) e Rex intonato lo è, ma cantare bene è decisamente un'altra cosa e se dobbiamo dirla tutta, manco troppi cori faceva nei Pantera e forse un motivo c'era.
Alcuni altri pezzi invece, oltre a necessitare di un cantante, sono proprio noiosi a prescindere (Fault line e Grace) o ripetitivi fino allo sfinimento (What comes around) e ti fanno prudere fortemente il ditino per fare lo skip della traccia.

Verso la fine del disco la situazione si riprende: The best of me è un'ottima canzone (con chiari riferimenti ai Pink Floyd nelle strofe) seppur con tutti i limiti già descritti e della conclusiva One of these days apprezzo tanto la sperimentazione e il bel finale, nonostante si ecceda sempre un po' troppo con le ripetizioni.

Per quanto mi riguarda apprezzo molto la genuinità e il coraggio con il quale è stato realizzato questo Smoke on this... ma a mio parere Rex avrebbe fatto meglio a pubblicare un EP piuttosto che un album, dato che reputo quasi la metà delle tracce di questo lavoro non all'altezza della situazione. Scusa Rex.

Voto 55/100

Top tracks: Lone rider, The best of me, Train song
Skip tracks - Fault line, What comes around, Grace


Tracklist:
Lone Rider
Crossing Lines
Buried Alive
Train Song
Get Yourself Alright
Fault Line
What Comes Around...
Grace
So Into You
Best Of Me
One Of these Days

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01/08/17

Recensione: Rage - Seasons Of The Black (2017)


Ok, é la volta di dire qualche parola sul nuovo disco di una band (forse sarebbe il caso di dire un musicista) che ho sempre ammirato un sacco: i Rage di Peavy Wagner. Ma facciamo un passo indietro.

Questo Seasons Of The Black é il secondo album con la nuova formazione e con i nuovi innesti Marcos Rodriguez alla chitarra e Vassilios Maniatopoulos alla batteria che ritroviamo dopo il primo riuscitissimo The devil strikes again (clicca per la recensione) uscito solo un anno fa (ecco uno dei motivi per cui ammiro quest uomo). I tre musicisti si sono occupati anche della produzione, come si è potuto intuire dai video dallo studio.

Si parte subito benissimo con la (quasi) title track seguita da Serpents in disguise che hanno dei ritornelli che più Rage non si può e con elementi strumentali che richiamano al disco precedente. Tutto è abbastanza pesante (ma sempre con molta melodia) e richiamano anche i Rage degli esordi.
Buono anche il singolo Blackened karma così come Time will tell, con dei cori un po' bizzarri ma con un ritornello ancora una volta vincente. A proposito di questo pezzo: la strofa mi rimanda un po' a Down (da quello splendido album che è Unity) e si fa apprezzare anche per una parte strumentale molto Iron maiden (soli compresi) che ne fanno una delle canzoni più riuscite dell'album (nonostante i cori).

Le prime quattro canzoni sono davvero ottime, tutta la band gira a mille e Peavy canta benissimo. Di un livello un po' più basso è invece la seguente Septic bite mentre discrete sono la martellante (la doppia cassa, quantomeno) Walk among the dead e All We Know Is Not, però con un po' meno ispirazione rispetto ai primi brani e con un pò di pilota automatico.

Di altro livello è la suite finale in 4 atti.
Il primo, cortissimo, con chitarra classica - poi con Justify che ha un ritornello che già dopo un ascolto ve lo ricorderete per almeno due secoli (forse esagero, dai) e Bloodshed in paradise con delle belle melodie e con un solo che ricorda qualcosa dei Dream theater. Chiude la suite (e il disco) Farewell, pezzo più lungo dell'album con i suoi 7 minuti abbondanti e che ha dentro un bel po' di epicità e che ricorda molto i momenti di XIII e tutti quei dischi dove Peavy ha utilizzato l'orchestra (che qui non c'è, a scanso di equivoci). Il pezzo non è imprescindibile ma spezza parecchio con quanto ascoltato fino ad ora e calza a pennello come conclusione del disco.

Se avete l'edizione in doppio CD (o lo ascoltate da digitale) potete trovare anche dei pezzi composti e ri-registrati per l'occasione, risalenti a quando Peavy non usava ancora il monicker Rage ma Avenger, esattamente nel periodo 1983-1986. Beh, i pezzi in questione tutto sommato non suonano troppo diversi dalle ultime produzioni, partendo dal presupposto che i suoni e i musicisti sono comunque quelli attuali. Quello che balza all'orecchio è un po' di più "ingenuità" compositiva e la differenza di note, dato che Peavy cantava su toni più alti in passato e tra le altre cose dimostra che ha ancora certe note ce le ha.

Riguardo Seasons of the black... Chi conosce i Rage sa benissimo che con questa band difficilmente si vanno incontro a delusioni e questo ennesimo disco ne è la prova. Ancora una volta un gran bel disco. Chapeau.

Voto 73/100

Top tracks: Season Of The Black, Time Will Tell, Justify



Tracklist:
01. Season Of The Black
02. Serpents In Disguise
03. Blackened Karma
04. Time Will Tell
05. Septic Bite
06. Walk Among The Dead
07. All We Know Is Not
08. The Tragedy Of Man – Gaia
09. The Tragedy Of Man – Justify
10. The Tragedy Of Man – Bloodshed In Paradise
11. The Tragedy Of Man – Farewell

“Avenger Revisited” (Bonus CD)
01. Adoration
02. Southcross Union
03. Assorted By Satan
04. Faster Than Hell
05. Sword Made Of Steel
06. Down To The Bone

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