21/10/17

Recensione: Steelheart - Through Worlds Of Stardust (2017)

Ritorna dopo millemila anni la band di Mike Matijevic, gli Steelheart, dove ormai in fa praticamente tutto il cantante croato, per una sorta di one man band. Nel video sotto vi dirò qualche parola su questo nuovo Through Worlds Of Stardust.

Aspettate, prima di cliccare play...
Riconoscete chi è quel tipo che si vede nell'anteprima del video? Io non l'avevo riconosciuto (ai tempi...) ma l'ho scoperto solo successivamente. Vabbè, ma a parte tutto, perchè sto guardando il film Rock Star (quello dove il protagonista è Mark Wahlberg)? Se cliccate sul video avrete la riposta a tutte le vostre domande. Non proprio tutte, diciamo tutte quelle relative alle domande qui sopra.
Vi lascio la tracklist a fondo pagina, come sempre.



Tracklist:
1) Stream Line Savings
2) My Dirty Girl
3) Come Inside
4) My Word
5) You Got Me Twisted
6) Lips Of Rain
7) With Love We Live Again
8) Got Me Running
9) My Freedom
10) I'm So In Love With You
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20/10/17

Recensione: Sons of Apollo - Psychotic Symphony (2017)


Il disco più atteso dell'anno? Per il sottoscritto senza dubbio.
Mike Portnoy che ritorna al prog metal in stile Dream Theater... E chi ci dorme la notte?
Lo avevamo lasciato con la sua partecipazione al magnifico disco The similitude of a dream della The Neal Morse Band e in quell'occasione avevo anche avuto la fortuna di poterlo intervistare
Eccolo adesso in compagnia del vecchio compagno di sventure (nei Dream theater) Derek Sherinian alle tastiere, poi Ron “Bumblefoot” Than alla chitarra, Billy Sheehan al basso e Jeff Scott Soto al microfono. Beh, mi sembra niente male come formazione, che dite? Anche la copertina sembra abbastanza imponente come se volesse sottolineare l'importanza del progetto.

Avevo già ascoltato le canzoni uscite come singoli, ovvero Coming home e Sign of the time e le avevo apprezzate entrambe anche dopo un veloce primo ascolto (clicca sui link per i rispettivi video). La bellissima notizia è che, nonostante siano delle ottime canzoni, non sono neanche il meglio di questo Psychotic Symphony. Se devo citare due pezzi che speravo di trovare in questo disco direi senza dubbio l'opener God of the sun e la conclusiva -interamente strumentale- Opus Maximus, due pezzi di circa 11 minuti dalla tecnica musicale eccellente combinata al gusto di Mr. Portnoy e degli altri quattro maestosi musicisti: più solare e orientaleggiante la prima, più oscura (con un'intro quasi Doom) la seconda, con un Billy Sheehan grande protagonista. L'altro pezzo lungo del disco è Labyrinth che contiene a partire dal minuto 5.30 una parte strumentale da leccarsi le orecchie, non voglio fare riferimento ai Dream Theater, ma l'ho appena fatto.

Pezzi più "normali", se parliamo di forma canzone e durata, sono Alive (una sorta di semi ballad) e Divine Addiction, con un intro di Derek Sherinian che sin dall'intro Figaro's Whore trasuda anni 70 da tutti i pori. Sembra di ascoltare qualcosa dei Rainbow in versione moderna (e incazzata). 
Menzione speciale per la grintosa e aggressiva Lost In Oblivion, dove i cinque musicisti danno il meglio di loro stavolta in un tempo ridotto. Sicuramente uno degli episodi migliori dell'album per incisivitá e per le vibrazioni che mi regala.

L'unica cosa che non mi ha entusiasmato del disco è la voce di Jeff Scott Soto. 

Canta benissimo, per carità, non sono qui per discutere le qualità canore di Jeff, ma da amante dei Dream Theater forse avrei preferito una voce un po' più variegata e tendente un po' più verso l'alto invece di, diciamo così, una voce che non rischia poi moltissimo (a parte forse in Lost In Oblivion). Ma sapete che ho spesso da ridire sui cantanti, quindi prendete il tutto con le pinze, perché la prova vocale di Mr. Soto é buona, senza dubbio.

Essendo un album suonato con questa maestria e pieno di tantissimi particolari mi è difficile poterlo descrivere con parole. Vi dico solo che se amate il prog metal e la band che ho già citato piú volte, dovete dare una chance a tutti i costi a questo Psychotic Symphony, che incontrerá quasi sicuramente i vostri gusti. Devo pensarci anche un po' per quelle che sono le mie consuete tre tracce preferite, perché quasi tutte meriterebbero la palma di top track.

Oh, Portnoy non ne sbaglia una. Vuoi vedere che il suo nuovo ennessimo progetto finisce di nuovo al primo posto della top 10 di quest'anno?

Voto 80/100

Top tracks: God Of The Sun, Lost In Oblivion, Opus Maximus.

Tracklist:
01. God Of The Sun
02. Coming Home
03. Signs Of The Time
04. Labyrinth
05. Alive
06. Lost In Oblivion
07. Figaro's Whore
08. Divine Addiction
09. Opus Maximus



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19/10/17

Recensione - Stomp

Ma guarda questo qui, si mette pure a fare recensioni di spettacoli teatrali...
Beh, a mia discolpa posso dire che durante la visione di questo divertentissimo Stomp ho pensato a Roots dei Sepultura (se conoscete entrambi i soggetti in questione non vi sorprenderete piú di tanto), quindi mi sono sentito automaticamente autorizzato a fare una recensione di questo spettacolo, visto una decina di giorni fa in quel di Londra nel piccolissimo (perlomeno rispetto a tutti gli altri presenti nella capitale inglese) Ambassadors Theatre, situato grosso modo fra Leicester Square e Covent Garden. Conoscete un po' Londra, giusto?

Il soggetto credo sia ormai famoso da una decina d'anni abbondante, forse persino di piú: Stomp non é altro che uno spettacolo con degli attori/percussionisti che usano oggetti comuni e tutto quello che capita sul palco per creare ritmi coinvolgenti. Vi posto a fondo pagina una scena con dei lavandini, ma ci sono scene spassosissime con quotidiani, scope, secchi e forse la mia preferita in assoluto dove vengono utilizzati degli accendini (se ne trova uno in rete, ma quella che ho potuto ammirare dal vivo é decisamente superiore, quindi preferisco non postarla).

L'attore che vedete all'inizio del video sotto é il mio preferito, ha una mimica eccezionale e riesce a far ridere solo con uno sguardo e il pubblico viene sollecitato piú volte all'interazione (non solo con l'attore in questione). Interazione presente non troppo, ma neanche troppo poco: il giusto per sollecitare chi magari ha bisogno di un input in piú per potersi divertire pienamente. Oltre alle percussioni ci sono delle gag dove gli attori interagiscono fra di loro, ovviamente percuotendo qualcosa che passi da quelle parti, nel frattempo.

Niente, per concludere posso solo per dirvi che nel caso vi trovaste all'estero (a meno che non lo facciano anche in Italia, non ne ho idea) ve ne consiglio caldamente la visione, considerato anche il fatto che non dovrete neanche conoscere la lingua locale, dato che per tutta la durata dello spettacolo non viene detta una sola parola.

Uscendo da teatro ho continuato a percuotere tutto quello che mi capitava, quindi esperimento assolutamente riuscito. Spettacolo consigliato.


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18/10/17

Recensione: Revolution Saints - Light In The Dark (2017)


I Revolution Saints sono una sorta di supergruppo AOR formato da Deen Castronovo (batteria e voce, che ha nel suo curriculum la militanza in millemila gruppi famosissimi) Doug Aldrich (chitarra, che ho ammirato particolarmente con Ronnie James Dio) e Jack Blades (basso/voce).
Questi tre ragazzi sono arrivati al secondo album, Light in the dark, che succede all'omonimo di un paio di anni fa, il tutto sotto la supervisione dell'italianissimo Alessandro Del Vecchio alla produzione che ha dato anche una grossa mano alla stesura di alcuni pezzi.

Devo dire la verità, mi sono approcciato a questo disco perché ho letto recensioni strabilianti e voti altissimi ed è giusto che anche io su Given to rock dica la mia. Se è un bellissimo disco? No.

Ok, adesso che mi sono levato il dente da buon bastian contrario verso tutte quelle recensioni che lodano e incensano buoni dischi (ma niente più) come se fossero i dischi del decennio, posso continuare. Liberi di smentirmi, ovviamente, se pensate che questo sia davvero un disco formidabile. Lo spazio commenti è sempre aperto anche per questo. Oltre che sui vari social media.

Ok, semi-incazzatura a parte, Light in the dark è un disco preparato con maestria sia dal punto di vista del suono sia da quello dell'esecuzione, ma da componenti di tale livello non ci si può aspettare altro. Ho apprezzato molto anche la prestazione dietro al microfono di Deen Castronovo. In genere ho sempre qualcosa da ridire sui cantanti, ecco, stavolta no: la prova di Deen è ineccepibile.

Perchè allora sono così scontroso verso questo disco? Per un semplice motivo: perchè di pezzi davvero davvero belli secondo me non ce ne sono tanti (li trovate quasi tutti nelle top tracks, a fine recensione), per il resto, quasi metá disco é composto da tracce se vogliamo anche molto godibili (sembre bellissimi gli assoli di Doug Aldrich) ma che scorrono senza emozionarmi troppo e onestamente anche un po' con il pilota automatico: sai come partono e sai come finiscono giá dopo i primissimi secondi di ascolto. Non ho altri appunti da fare, perchè il disco è confezionato molto bene e di pezzi brutti non ce ne sono, ma per giudicare un disco con voti e giudizi altissimi, devi uscire un po' dagli schemi o quantomeno devi proporre quasi tutte canzoni di un certo spessore, invece soprattutto nella seconda parte, le canzoni sono un po' cosí... Ok, credo di essermi spiegato.

Se amate l'AOR e i musicisti in questione dategli un ascolto perchè sicuramente vi piacerà e probabilmente penserete che il voto é troppo basso. Per quanto mi riguarda, buon disco, ma miracoli (dati anche i temi religiosi del disco) non ce ne sono.

Voto 68/100

Top tracks: Light in the Dark, I Wouldn't Change a Thing, Take you Down

01. Light in the Dark
02. Freedom
03. Ride On
04. I Wouldn't Change a Thing
05. Don't Surrender
06. Take you Down
07. The Storm Inside
08. Can't Run Away from Love
09. Running on the Edge
10. Another Chance
11. Falling Apart

12. Back On My Trail (live, bonus track on deluxe edition only)
13. Turn Back Time (live, bonus track on deluxe edition only)
14. Here Forever (live, bonus track on deluxe edition only)
15. Locked Out Of Paradise (live, bonus track on deluxe edition only)
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17/10/17

La scheda - Statale 107 Bis


- Genere:
Femminile: LA Statale 107 Bis

- Line Up:
In ordine alfabetico:
Alessandro MaestrAle Facente, tromba e voce;
Giuseppe Romanovskij Aiello, chitarra;
Giuseppe MaštruPè Tavernese, alto-sax, soprano-sax;
Gustavo Tigano, t-sax e voce;
Marco Locanto, tastiere;
Nello Chinnì, Batteria;
Rosario Raùl Bonofiglio, percussioni;
Salvatore SaxBassLocanto, basso e voce.

- Album all’attivo:
Randagio Live (2009), Statale 107 Bis: Demo2011, Muri Muti (2017).

- Di cosa parlano i testi:
Stiamo pensando di scrivere un libro a riguardo, appena esce ve ne invieremo una copia.

- Esibizioni live che ricorderete per molto tempo:
Quelle che “poi ti pago”, quelle che “stasera non possiamo fare nulla che c’è la SIAE”, quelle che “500 te li do adesso e per gli altri facciamo che vi faccio girare un po’ sul mio canale”, quelle che nonostante la nottata precedente a digiuno dormendo sui sassi ti hanno fatto stare bene, facendoti sentire a casa, quelle organizzate da gente che sa che un gruppo per suonare ha bisogno della corrente elettrica, quelle che alla fine, sfinito di gioia, ti viene voglia di abbracciare il primo del gruppo che ti viene a tiro (un po’ per la gioia e un po’ perché dalla stanchezza difficilmente riuscirai a scendere le scale del palco da solo).

- Un aneddoto divertente capitato on stage o in studio:
Ve lo racconteremo fra nove anni quando andrà in prescrizione.



- I vostri dischi preferiti in assoluto:
Frank Zappa, Tortoise, Fela Kuti, John Coltrane, Beethoven, Queen, Beatles, Pink Floyd, Tom Waits, I Quintorigo, Il Banco del Mutuo Soccorso, De Andrè, Guccini, Renato Zero, Lucio Dalla...
Lo sappiamo che non abbiamo risposto alla domanda in maniera precisa, ma è un esercizio molto complicato essere assoluti, specie quando si è in tanti come noi.

- Citatemi un album che pensate di essere gli unici al mondo ad apprezzare:
L’album Panini del 1997.

- Un musicista che vorreste incontrare per farci quattro chiacchiere:
Kurt Cobain, per chiedergli come costruisse le sue linee melodiche.

- Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste la band più importante del pianeta:
Fiori di Strelizia e “pisci palummu a morza senza rešca e mazzi i tammurru”.


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16/10/17

Recensione: Robert Plant - Carry Fire (2017)


Guardavo l'app della BBC in TV e mi è apparso, fra le opzioni disponibili, il concerto di Robert Plant ai Maida Vale studios di Londra. Considerando che l'alternativa era cliccare su un'icona di Liam Gallagher che riusciva ad essere arrogante anche senza parlare, ci clicco su e mi guardo il concerto. La mia ragazza mi raggiunge e mi chiede "chi è questo vecchietto dall'aria docile?" Non aveva tutti i torti, dato che tra una canzone e l'altra si vedeva Mr. Plant intervistato con una tazza di tea in mano (che più British non si può) parlando tra l'altro con un tono pacatissimo. 

Non sono mai stato un grande fan dei Led Zeppelin e di Robert Plant, ma le canzoni che ho ascoltato in questo live mi sono piaciute, quindi ho deciso di approcciarmi a questo Carry fire, ennesimo capitolo (siamo a quota 11) della carriera di Plant. Quello che mi ha colpito di più di queste composizioni è la varietà di strumenti (il chitarrista cambiava una chitarra a pezzo, mannaggia a lui che puó farlo...) e degli arrangiamenti, spesso etnici/folk e pieni di gustosi particolari. Per essere chiari, vi avviso subito che tutto quello che ho ascoltato, con i Led Zeppelin c'entrano poco o nulla, nel caso aveste lasciato Roberto Pianta (scusate, non ho saputo resistere) al periodo della sua band madre. Ovvio che c'é qualcosa nello spirito, ma i ritmi sono decisamente altri e gli Sensational Space Shifters (e Redi Hasa e Seth Lakeman alla viola e al violino) hanno un'anima decisamente differente rispetto ai vari Bonham, Page e Jones.

La primissima parte del disco ha ritmi molto compassati e nonostante l'ottima qualitá della musica qualche sbadiglio potrebbe presentarsi. Anche la voglia di spegnere il disco, se non siete nel mood giusto, devo ammettere. Ribadisco che le canzoni sono tutt'altro che malvagie, specialmente New world... che puó essere un ottimo esempio di come poter fare una canzone pop rock di qualitá.
Il meglio del disco arriva secondo me dopo qualche traccia, con i ritmi leggermente piú alti di Carving Up the World Again... a Wall and Not a Fence, con l'etnica che piú etnica non si puó title track, con la rockeggiante Bones of Saint (che era quella che mi era piaciuta forse di piú nel concerto citato in apertura), con la cover dello standard anni 50 Bluebirds Over the Mountain e con la conclusiva atmosferica Heaven Sent che se ascoltata al momento giusto potrá farvi venire facilmente qualche brivido lungo la schiena.

Quasi scontato dire che in sede live le canzoni avevano un brio decisamente maggiore e anche i pezzi piú "soporiferi" (non me ne vogliate, mi piace questo termine) risultavano piú brillanti rispetto al disco, che rimane comunque prodotto con estrema classe. Sicuramente non per tutti e non per tutti i momenti della giornata, ma quando siete nel mood giusto questo Carry Fire potrá regalarvi delle soddisfazioni.

Voto 68/100

Top tracks: Carry Fire, Bones of Saints, Bluebirds Over the Mountain

Tracklist
01. The May Queen
02. New World...
03. Season's Song
04. Dance With You Tonight
05. Carving Up the World Again... a Wall and Not a Fence
06. A Way With Words
07. Carry Fire
08. Bones of Saints
09. Keep it Hid
10. Bluebirds Over the Mountain
11. Heaven Sent

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15/10/17

Recensione: Sons Of Texas – Forged By Fortitude (2017)


Niente male questi Sons Of Texas, che qui troviamo alle prese col loro secondo album intitolato “Forged By Fortitude”. I cinque americani capitanati dal vocalist Mark Morales, hanno infatti appreso perfettamente la lezione groove/southern dei Pantera, arricchendo però la formula con tocchi di classico heavy metal qua e là e dando al tutto un piglio moderno e al passo coi tempi. Ma, se vogliamo, il vero problema di questo disco sta proprio in questo. Sto andando troppo veloce e sto facendo tutto da solo, lo so. Provo a spiegarmi meglio:

Se fin dalle primissime tracce (l'opener Buy In To Sell Out é un cazzottone come non ne sentivo un po') speravo di aver trovato una sorta di "nuovi Pantera", continuando con l'ascolto quella bella  sensazione é andata mano a mano squagliandosi.
Dopo tracce cazzute come Feed The Need (vedi video a fondo pagina) e Down In the Trenches, Cast in stone chitarristicamente ha ancora qualche reminiscenza della chitarra di Dimebag, ma il ritornello é troppo catchy per far parte di quella "scuola", cosí come Beneath The Riverbed e Turnin’ The Page sono piú vicine ai Creed che al robusto sound texano. Insomma,questa disomogeneitá mi ha un po' raffreddato gli entusiasmi. Ascoltate la tiratissima title track (vicina agli Slipknot), cosa c'entra con le canzoni citate sopra? Sembra quasi di ascoltare due gruppi diversi, con due anime diverse. Dove vuole andare questa band? Vuole prendere il testimone di gruppi come Pantera e Slipknot o vuole farsi ascoltare un po' da tutti?

In conclusione: tutte le canzoni di questo Forged By Fortitude fanno il loro (forse mi sono lamentato un po' troppo), il sound é ottimo e la prova dei 5 musicisti é impeccabile, l'unica cosa che non mi é piaciuta é la disomogeneitá. Personalmente avrei voluto sentire piú tracce come l'opener e la title track, invece nel disco troviamo un po' di idee sparse per accontentare un po' tutti ma che non accontentano il sottoscritto, che sperava di trovare un gruppo "robusto" al quale affezionarsi. Spero di ascoltarli nuovamente in un prossimo disco ma con una direzione piú precisa.

Voto 65/100

Top tracks: Buy In To Sell Out, Expedition To Perdition, Forged By Fortitude
 
Tracklist:
01. Buy In To Sell Out
02. Feed The Need
03. Down In the Trenches
04. Cast In Stone
05. Beneath The Riverbed
06. Expedition To Perdition
07. Turnin’ The Page
08. Jaded Eyes
09. Wasp Woman
10. Forged By Fortitude
11. Slam With The Lights On

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14/10/17

Primo Ascolto: Helloween - Pumpkins United

Stamattina ho fatto un balzo dalla sedia, proprio non mi aspettavo di scovare in rete il nuovo singolo degli Helloween, dal titolo Pumpkins united. Non ci sarebbe niente di strano se la canzone in questione non vedesse Michael Kiske e Kay Hansen di nuovo in formazione (assieme ad Andi Deris, ovviamente). Chi segue gli Helloween aspetta questo momento da, grosso modo, una ventina d'anni.

Vi preannuncio, senza dover cliccare sul video sottostante, che il pezzo mi é piaciuto e che suona Helloween al 100%. Ho qualche piccola lamentela da esternare, ma quello fa parte di me, non posso farci nulla. Ho giá il biglietto per il reunion tour, che vedró a novembre alla Brixton Arena.
Abitavo praticamente a 5 minuti a piedi da li e per tutta la mia permanenza in quell'area non c'era nessun concerto che mi interessava, me l'hanno messo ora che vivo dall'altra parte della cittá: é sempre cosí.


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13/10/17

Videorecensione: Whitesnake - 1987: 30th anniversary

Qualche parola su un album storico, 1987 dei Whitesnake, che vi propongo con la scusa dell'ennesimo remaster (inutile?) e dell'edizione deluxe contenente probabilmente anche il profumo che David Coverdale usava durante le registrazioni dell'album e i gargarismi del batterista prima di entrare in studio.

Oltre alle mie consuete chiacchiere vi posto, a fondo pagina, anche il nuovo video con l'unboxing ufficiale, sempre se riuscirete a non infortunarvi il dito medio, dato l'infinito scrolling della paurosa tracklist della super deluxe edition



Ecco la tracklist, buona fortuna:

Disc One: Original Album 2017 Remaster
1. “Still Of The Night”
2. “Give Me All Your Love”
3. “Bad Boys”
4. “Is This Love”
5. “Here I Go Again 87”
6. “Straight For The Heart”
7. “Looking For Love”
8. “Children Of The Night”
9. “You’re Gonna Break My Heart Again”
10. “Crying In The Rain”
11. “Don’t Turn Away”

Disc Two: Snakeskin Boots [Live On Tour 1987-88]
1. “Bad Boys/Children Of The Night” *
2. “Slide It In” *
3. “Slow An’ Easy” *
4. “Here I Go Again” *
5. “Guilty Of Love” *
6. “Is This Love” *
7. “Love Ain’t No Stranger” *
8. Guitar Solo – Adrian and Vivian *
9. “Crying In The Rain” *
10. “Still Of The Night” *
11. “Ain’t No Love In The Heart Of The City” *
12. “Give Me All Your Love” *

Disc Three: 87 Evolutions [Demos and Rehearsals]
1. “Still Of The Night” *
2. “Give Me All Your Love” *
3. “Bad Boys” *
4. “Is This Love” *
5. “Straight For the Heart” *
6. “Looking For Love” *
7. “Children Of The Night” *
8. “You’re Gonna Break My Heart Again” *
9. “Crying In The Rain” *
10. “Don’t Turn Away” *
11. “Crying In The Rain” (Lil’ Mountain Alternate Take Ruff Mix) *

Disc Four: 87 Versions [2017 Remixes]
1. “Still Of The Night” – Remix *
2. “Is This Love” – Remix *
3. “Give Me All Your Love” – Remix *
4. “Here I Go Again 87” – Remix *
5. “Standing In The Shadows” – 1987 Versions, Japanese Mini-Album
6. “Looking For Love” – 1987 Versions, Japanese Mini-Album
7. “You’re Gonna Break My Heart Again” – 1987 Versions, Japanese Mini-Album
8. “Need Your Love So Bad” – 1987 Versions, Japanese Mini-Album
9. “Here I Go Again” – Radio Mix
10. “Give Me All Your Love” – Single Version

DVD
1. “Still Of The Night” – Music Video, Restored and Remixed in 5.1
2. “Here I Go Again 87” – Music Video, Restored and Remixed in 5.1
3. “Is This Love” – Music Video, Restored and Remixed in 5.1
4. “Give Me All Your Love” – Music Video, Restored and Remixed in 5.1
5. Documentary about the making of 1987 Album *
6. “Here I Go Again” – Purplesnake Video Jam *
7. “Crying In The Rain” – 1987 Tour Video Bootleg *
8. Band Intros – 1987 Tour Video Bootleg *
9. “Still Of The Night” – 1987 Tour Video Bootleg *

* Canzoni inedite


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12/10/17

Videorecensione (in compagnia): Nirvana - Nevermind (1991)

Ancora una volta in compagnia di Robi (AKA Il dEli), stavolta per fare quattro chiacchiere su un album più recente (perlomeno per due vecchiacci come noi) e che tanto scompiglio portò negli anni 90. Sto parlando di Nevermind dei Nirvana. 

Cliccando sul video sotto potrete magicamente sentire le nostre opinioni sul disco in questione, comprese le mie solite lamentele (stavolta moderate) riguardo la copertina, ma non solo.
Vi lascio anche la tracklist a fondo pagina, così potrete dare un occhio a che razza di canzoni erano contenute in quest'album. Non so perchè ce la stiamo ridendo così tanto nell'anteprima del video, effettivamente. Vabbè, enjoy!


Tracklist:
1. Smells Like Teen Spirit
2. In Bloom
3. Come As You Are
4. Breed
5. Lithium
6. Polly
7. Territorial Pissing
8. Drain You
9. Lounge Act
10. Stay Away
11. On A Plain
12. Something In The Way
13. Endless, Nameless (hidden track)

Nel caso aveste dei dubbi, la formazione dei Nirvana era la seguente:
Kurt Cobain (Voce, Chitarra)
Krist Novoselic (Basso)
Dave Grohl (Batteria)
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11/10/17

La scheda - NERATERRÆ


-Breve descrizione/bio della band:
Nato nel 2009, NERATERRÆ è un progetto sperimentale di Alessio Antoni. Lo stile combina Dark Ambient / Drone Ambient con elementi Death Industrial, Power Electronics, Noise, Field Recordings.

-Genere musicale:
Dark Ambient / Drone Ambient

-Line-up attuale:
Alessio Antoni - tutta la componente audio (soundscapes, field recordings, drones, synths/keyboards, percussions, overdubs, editing, engineering, mixing, mastering).

-Album/EP/Demo all'attivo:
The NHART Demo[n]s - 2017
https://soundcloud.com/neraterrae
https://neraterrae.bandcamp.com
https://www.facebook.com/neraterrae

-Influenze:
Aidan Baker, Alphaxone, Apócrýphos, ASC, Atrium Carceri, Bass Communion, Biosphere, Camanecroszcope, Carbon Based Lifeforms, Cities Last Broadcast, Dronny Darko, Gustaf Hildebrand, H.U.V.A. Network, Jon Hopkins, Kammarheit, Keosz, Lustmord, Moljebka Pvlse, New Risen Throne, Nordvargr, Northaunt, Øystein Jørgensen, Phelios, Protou, Randal Collier-Ford, Sabled Sun, Sjellos, Solar Fields, Subinterior, Svartsinn, Taphephobia, Terra Sancta, Troum, Ugasanie, Ulver, Uncertain, Vault, Wolfskin, etc…

-Di cosa parlano i vostri testi:
Come nella stramaggioranza dei casi il Dark Ambient è un genere prettamente strumentale, focalizzato al 100% sull’atmosfera, che può spaziare da quella più cinematografica, a quella post-industriale e apocalittica, a quella gotica, piuttosto che a quella sci-fi

-L'esibizione live che ricorderete per molto tempo:
NERATERRÆ nasce con l’intento di essere un progetto da studio e non live, ma c’è qualche idea in merito, quando i tempi saranno maturi, un domani, forse…

-I vostri dischi preferiti in assoluto:
Sono circa 240-250. Mi è difficile sceglierne pochi in modo casuale, tutti hanno qualcosa che ritengo unico per me. Stringendo però il campo ai miei dischi preferiti del ramo più quelli che hanno svolto un ruolo importante per lo sviluppo di NERATERRÆ:
ASC - No Stars Without Darkness
Bass Communion - Atmospherics
Bass Communion - Bass Communion I & II
Biosphere - Cirque
Biosphere & Deathprod - Nordheim Transformed
Carbon Based Lifeforms - Hydroponic Garden
Cities Last Broadcast - The Cancelled Earth
Cryo Chamber Collaboration - Cthulhu
D_e - Deep Dimensions Part 1
H.U.V.A. Network - Distances
Jon Hopkins - Opalescent
Kammarheit - Somewhere Concealed
Kammarheit - The Starwheel
Keosz - Ava
Keosz - Be Left to Oneself
Lustmord - Beyond
Lustmord - Dark Matter
Lustmord - The Dark Places of the Earth
New Risen Throne - Whispers of the Approaching Wastefulness
Phelios - Human Stasis Habitat
Solar Fields - Altered: Second Movements
Solar Fields - Movements
Solar Fields - Red
Troum & Aidan Baker - Nihtes Niht
Ugasanie - Call of the North
Ugasanie - Eye of Tunguska
Ulver - A Quick Fix of Melancholy
Ulver - ATGCLVLSSCAP
Ulver - Lyckantropen Themes
Ulver - Metamorphosis
Ulver - Perdition City
Ulver - Teachings in Silence
Ulver - The Assassination of Julius Caesar

-Qualcuno di voi mi dica un album che pensa sia l'unico al mondo ad apprezzare:
“Gloomy Corridors” - [Is]Core

-Un musicista che vorreste incontrare per fare quattro chiacchiere:
Neal Morse, di nuovo.

-Cosa chiedereste nel vostro backstage se foste il gruppo più importante del pianeta:
Di fare silenzio e di bussare prima di entrare nel camerino.

Link
https://soundcloud.com/neraterrae/thenhartdemons
https://neraterrae.bandcamp.com/releases

Contatti
https://www.facebook.com/neraterrae
https://soundcloud.com/neraterrae
https://neraterrae.bandcamp.com
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