22/09/17

Videorecensione (in compagnia): Deep Purple - Machine head (1972)

Anche oggi Robi si aggirava nei prestigiosissimi studi di Given to rock (il mio appartamento, che non é manco mio in realtá, é in affitto) e abbiamo deciso di parlare di uno di quei dischi storici da avere a tutti i costi nella propria collezione. Sto parlando di Machine head dei Deep Purple, datato 1972.

Un disco che ha sicuramente influenzato un sacco di musica (anche di generi diversi) negli anni a venire. Ecco le nostre opinioni sul disco in questione. Enjoy!


TRACKLIST:
01. Highway Star
02. Maybe I'm a Leo
03. Pictures of Home
04. Never Before
05. Smoke On The Water
06. Lazy
07. Space Truckin'
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21/09/17

Foo Fighters Carpool Karaoke

Non so se conoscete la serie Carpool Karaoke, probabilmente la risposta é affermativa perché spopola sui social. Devo ammettere che credo di aver visto quasi tutte le puntate.

Beh, nel caso vi foste persi quest'ultima dedicata ai Foo Fighters, avete come rimediare cliccando sul link sottostante. Il video é ovviamente in inglese, se non doveste capire qualche passaggio in particolare, fatemi uno squillo nei commenti qui sotto o nei vari social media.
Vedrete (e sentirete) i protagonisti alle prese con canzoni quali All My Life, Best Of You, Learn To Fly e la nuova The Sky Is A Neighborhood, direttamente dal nuovo album Concrete And Gold (clicca qui per la recensione di Given to rock).

Divertente la parte finale con i Foo Fighters in un negozio di strumenti dove prima il conduttore James Corden prova (senza successo) a battagliare dietro la batteria con Dave Grohl e Taylor Hawkins (hai detto niente...) e dopo la band esegue la cover di Rick Astley, Never Gonna Give Up, con il conduttore alla chitarra (ancora con il tagliandino) e alla voce.

Enjoy!


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20/09/17

Recensione: Hansen & Friends - Thank You Wacken (2017)


Sapevo dell'uscita di questo disco e avevo preventivato di non farci la recensione: "non puoi recensire ogni singola cosa che ti interessa, soprattutto quelle più insignificanti" ho detto a me stesso.
Beh, come avete notato ho cambiato idea. Perché? Semplice, perché questo Thank you Wacken è un bellissimo live album e mi diverte un sacco ascoltarlo, quindi eccomi qui a parlarne.

La scaletta di questo live dello scorso anno è composta per gran parte da canzoni a quel tempo sconosciute al pubblico e che sarebbero finite sul disco solista di Kay Hansen (cliccate qui per leggere la recensione di Three decades in metal) e da una serie di classici degli Helloween, il tutto condito con tanti ospiti e tanta interazione con il pubblico, cosa secondo me fondamentale nei live, che sennò diventano delle sorta di sale prove con il pubblico.

Le canzoni inedite (fino a quel momento) hanno decisamente un altro piglio rispetto a quelle da disco e la band suona benissimo. A parte forse la trascurabile All or nothing, canzoni come Born free, Contract song, Enemies of fun e Follow the sun funzionano alla grande con un Kay che nonostante qualche difficoltà sulle note alte (mascherate con tanto mestiere) trascina lo show ad alti livelli, aiutato da vari ospiti. Trovate il "cast" completo a fine recensione. Veramente grandi le esecuzioni di Ride the Sky e di Victim of fate, quest'ultima cantata prevalentemente da Frank Beck.

Fra le guest stars non poteva ovviamente mancare Mr. Michael Kiske (oramai lo si trova dappertutto) che però stavolta ho sentito leggermente in difficoltà sui due classici delle zucche (specialmente su Future world). Beh, abbiamo scoperto che è un essere umano pure lui, cantare 'ste canzoni è una faticaccia incredibile e ogni volta non comprendo come possa cantarle come se niente fosse. Don't do this at home, direbbe qualche spot pubblicitario. Chiude il live la sottovalutata (lo dice Kay, presentandola) Save Us, dal secondo Keeper of the seven keys.

Questo Thank You Wacken - Live è da intendersi come una sorta di divertentissima festa musicale organizzata da quel grande personaggio che è Kay Hansen.

Ascolto consigliatissimo, se vi piace il genere.

Formazione:
Kai Hansen – chitarra, voce
Michael Kiske - voce
Alex Dietz – basso
Eike Freese – chitarra
Michael Ehré – batteria
Corvin Bahn – tastiere
Clémentine Delauney – cori
Frank Beck – voce e cori

Tracklist:
1. Born Free 04:30
2. Ride the Sky (Hellowen) 07:48
3. Contract Song 06:39
4. Victim of Fate (Hellowen) 07:07
5. Enemies of Fun 10:19
6. Fire and Ice 07:58
7. Burning Bridges 04:35
8. Follow the Sun 05:08
9. I Want Out (Hellowen) 05:48
10. Future World (Hellowen) 05:21
11. All or Nothing 05:55
12. Save Us (Hellowen) 05:30

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18/09/17

Recensione: Tower Of Babel - Lake Of Fire (2017)


Chi sono questi? Aspetta che ci arrivo...
Il chitarrista Joe Stump (Raven Lord, Holyhell) e il cantante Csaba Zvekan (Exorcism, Raven Lord, Metal Machine) mettono in piedi questi Tower of Babel e si presentano con questa copertina grigia e cupa (non proprio bellissima, se volete la mia opinione) per il loro primo disco che prende il titolo di Lake Of Fire (anche qui, non proprio originalissimo).

Disco capitatomi sulle orecchie praticamente per caso ma che ho ascoltato con estremo piacere. La copertina in realtá lasciava presagire qualcosa di piú cupo e pesante rispetto a quella che in realtá é la musica proposta dai Tower of Babel, che non sono altro che una sorta di Rainbow (con Ronnie James Dio alla voce) dei giorni nostri ma che suonano ovviamenti molto piú "grossi" e moderni rispetto a quelli degli anni 70. Il tutto condito con una spruzzata di power. Sfido chiunque a non pensare alla coppia Blackmore/Dio in canzoni come la title track, per dirne una.
Nonostante la virilitá moderna (parlo dei suoni, eh) troverete tutti gli elementi tipici di quel sound: le tastiere sempre presenti e che influenzano parecchio il suono, le scale a volte orientaleggianti nonché una chitarra tecnica ed una voce molto maschia graffiata (á lá Ronnie James Dio, insomma).

Ci sono anche sprazzi di neoclassicismo á lá Malmsteen, vedere la traccia Lamb And The Wolves e soprattutto la conclusiva All out Warfare su tutte: quattro minuti di tecnicismi fanno si che l'ascoltatore controlli se Spotify sia andato in modalitá casuale e quello che in realtá stia ascoltando sia il chitarrista svedese. Cosa fastidiosissima tra l'altro, ogni tanto l'opzione si deseleziona e come un cretino credi di stare continuando ad ascoltare lo stesso album ma in realtá é solo un gruppo simile. Odiosa proprio.

Tornando a noi...L'unico difetto di questo Lake of fire é l'essere forse un po' troppo derivativo (e forse un po' troppo prolisso), ma se riuscite a chiudere un occhio su questo aspetto, tutte le canzoni suonano potenti e orecchiabili e magistrali sono le prove dei musicisti e del cantante Csaba Zvekan che onestamente non sapevo chi fosse prima di ascoltare questo disco ma che ha una voce di quelle che non si sentono molto di frequente in giro.

Non ci sono canzoni brutte in questo Lake of fire, solo buona musica che merita una chance nei vostri lettori o qualsiasi diavoleria moderna possediate.

Voto: 74/100

Top tracks: Midnight sun, Stardust, Lamb And The Wolves

Tracklist:
1. Dragonslayer
2. It's Only Rock 'n' Roll
3. Lake Of Fire
4. Addicted
5. Midnight Sun
6. Eternal Flames
7. Once Again
8. Stardust
9. Eyes Of The World
10. Lamb And The Wolves
11. Thoth
12. All Out Warfare

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17/09/17

Primo ascolto: Sons Of Apollo - Coming Home

Oh, mi era completamente sfuggito il nuovo singolo dei Sons of Apollo. Chi sono? Va bene, dai, lo ripeto per l'ennesima volta: è la nuova band di Mike Portnoy con Derek Sherinian alle tastiere, Ron “Bumblefoot” Than alla chitarra, Billy Sheehan al basso e Jeff Scott Soto al microfono.

Avevo già fatto il primo ascolto del primo singolo Sign of the times (si intuisce che la band mi interessa particolarmente?) ma beccatevi anche le reazioni in diretta di questa seconda traccia che prende il nome di Coming home. A proposito: ma quante migliaia di canzoni di ci sono che si chiamano così? Si dovrebbe mettere una tassa sul titolo, tanto inflazionato.

Vabbè, beccatevi questo video, adesso.
Rispetto al primo potete vedere che ho migliorato la qualità audio/video (perlomeno lo spero).


Ovviamente non mancherà la recensione del full - length sulle pagine di Given to rock, ma mi sembra abbastanza scontato. Dai, mentre che ci sono, vi metto ancora la tracklist, giusto per riempire un altro pochino la pagina.

Tracklist
01. God Of The Sun
02. Coming Home
03. Signs Of The Time
04. Labyrinth
05. Alive
06. Lost In Oblivion
07. Figaro/S Whore
08. Divine Addiction
09. Opus Maximus
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16/09/17

Videorecensione: Foo Fighters - Concrete and Gold (2017)


Dave Grohl e i suoi Foo fighters questa volta si affidano al produttore pop Greg Kurstin per la loro ultima fatica che prende il titolo di Concrete & gold, dalla copertina onestamente un po' anonima qui sopra.

Per questa occasione volevo fare la videorecensione da un altro posto (lo spiego nel video) ma alla fine sono stato costretto per forza di cose a farla dalla solita location, ovvero gli studi di Given to rock (il mio appartamento).
Nel video parlo anche di un documentario dove viene spiegato un po' questo disco, ve lo lascio a fondo pagina dopo la consueta tracklist. Beccatevi la recensione!


Tracklist:
01 T-Shirt
02 Run
03 Make It Right
04 The Sky Is A Neighborhood
05 La Dee Da
06 Dirty Water
07 Arrows
08 Happy Ever After (Zero Hour)
09 Sunday Rain
10 The Line
11 Concrete And Gold

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15/09/17

Recensione (+ intervista): Ded Pengwin - The Putrefaction of a dream (EP - 2017)


A partire dal titolo e dalla copertina si puó intuire la bizzarria del progetto dei Ded Pengwin, gruppo proveniente da Brisbane (Australia) e senza line up ufficiale, tanto per far notare subito la prima stranezza della band (per sapere tutte le altre scorrete a fondo pagina dove troverete l'intervista).
Nella cover trovate Gesú, delle collane di perle, una scritta al rovescio e degli effetti fotografici a metá fra il retró e la new age. Ah, c'é anche una sorta di pupazzetto sulla sinistra.

Partendo da questi presupposti bisogna prendere un po' con le pinze questo EP - The Putrefaction of a Dream, una ventina di minuti d'ascolto suddiviso in cinque tracce, ma che potete ascoltare come traccia unica. Perché? Perché loro possono, dicono (lo vedrete sotto). E per fare le cose un po' strane anche io vi posto la tracklist in questione a metá recensione, copiandola e incollandola dal loro soundcloud, con tanto di frase appena citata. Se loro possono mettere cinque tracce in un solo file, io posso permettermi di inserire la tracklist senza aspettare la fine della recensione, giusto? Eccola:

Five songs in one file, just because we can:
1 - "Stone Cloud"
2 - "Fly a Plane"
3 - "Way Back When"
4 - "Smart Bombs"
5 - "Not Another!"

Ok, ora che ho dato anche io il mio tocco di originalitá (!) posso cominciare a parlare un pochino della musica di questo EP nonostante sia un compito estremamente difficile in quanto le cinque tracce sono assolutamente fuori dagli schemi e ci potete trovare un sacco di roba e di influenze, come se fosse un immenso pentolone (nel bene e nel male).
Certo, a livello tecnico molti dettagli potrebbero essere affinati (volumi e suoni non sono sempre molto ben bilanciati e l'intonazione a volte é instabile) ma forse é proprio questa l'anima della band che magari registra al primo take e senza porsi troppe domande, come una sorta di allucinato Frank Zappa in compagnia di uno sbronzo David Bowie (paragoni certamente da prendere con le pinze, sia chiaro). Di sicuro i ragazzi dall'identitá misteriosa non si prendono troppo sul serio, cosa che piace sempre tanto al sottoscritto.

Il disco é un susseguirsi di sensazioni diverse: si passa dal dire "ma che é sta cosa?" al dire: "Oh, bello sto passaggio!" (per dirne uno su tutti, quello dello Slide Trombone nella traccia Way Back when) al "ma sono seri?" il tutto essendo un po' spaesati per la traccia unica che non aiuta a capire esattamente quando finisce l'una e quando comincia l'altra (ma forse sono rincoglionito io). In generale mi é piaciuto particolarmente il suono dei TOM della batteria, cosí tanto per dire un dettaglio a caso.

In generale parlare troppo di questo EP ha poco senso in quanto potrei cercare di spiegarvelo con diecimila pagine di testo ma senza riuscire a farvi comprendere pienamente quello che in realtá é questo The Putrefaction of a dream. Per ovviare al problema potete premere play nel player in alto nella pagina e farvi la vostra idea.


 Ecco invece quattro chiacchere virtuali scambiate con la band:

1) Bio
I Ded Pengwin sono stati concepiti più di un decennio fa, ma non sono esistiti prima di oggi nella stessa forma e condizione. Significa che è un qualcosa che può essere lasciato aperto all'interpretazione - persone tranquille e timide con ospiti segreti. Questo è tutto quello che diciamo.

2) Line up
La line up è un segreto, ma chiunque sia elencato sul nostro Bandcamp sotto "ADDITIONAL MUSICIANS" decisamente * non è * un membro. Ci possono essere o no cinque componenti.
Si puó fare riferimento al nostro principale cantautore, programmatore e vocalist che ora come ora é "Dorothy Grace Hubble" ma il tutto potrebbe cambiare. Ebbene sì, "Dorothy" è un ragazzo (è iniziato come uno scherzo tra due amici). E potete anche fare riferimento al nostro bassista come "Isaac Autobahn". Vi lasciamo usare la vostra immaginazione per descriverli.

3) Suoniamo come:
Dovete imparare ad usare le vostre orecchie per capire come gli artisti suonano, invece di aspettare che siano loro a dirvelo in quandto la maggior parte di loro non sono più qualificati di voi per fare affermazioni su loro stessi (a meno che non siano così non originali che stanno copiano in modo spudorato lo stile di qualcun altro, in quel caso dovrebbero essere loro i primi a sapere esattamente a chi si ispirano). Tuttavia, se puó aiutare, ti informiamo che suoniamo in qualche modo come Rock d'arte, rock psichedelico e post-punk, con qualche componente elettronico.

4) Discografia
Una sola uscita al momento (un EP che non é attualmente in vendita ma che potete ascoltare tramite il nostro sito Bandcamp), in piú qualche sorta di esperimento malriuscito di cui non vogliamo parlare troppo :p

5) Influenze
The Beatles, New Order, i principi etici di alcune sottoculture Punk, essere un po' pazzi, eccetera...

6) Di cosa parlano i vostri testi?
Esperienze vissute in prima persona dell'essere in frammenti di mente non comuni.

7) La tua performance live preferita fino a questo momento.
Non facciamo live

8) Dicci un aneddoto divertente successo in studio o sul palco.
Non è proprio una storia, ma tutte le parti di basso sono state registrate in stato di ubriachezza al punto in cui in alcuni casi il nostro bassista non ha potuto fare affidamento sui suoi occhi in quanto vedeva doppio, ma riusciva ancora a suonare bene registrando le sue parti correttamete. Era abbastanza divertente.

9) I tuoi dischi preferiti
"4th Ikimasshoi!" e "Sexy 8 Beat" dei Morning Musume sono un bell'ascolto. :p

10) Un musicista che ti piacerebbe incontrare per una birra.
Alcuni di noi non bevono e alcuni di noi non bevono birra ;)

11) Cosa chiedereste nel backstage se foste la band piú importante del pianeta
Colori pastello e roba Fabergé :P

http://ded-pengwin.pet/track/the-putrefaction-of-a-dream-full-ep

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13/09/17

Primo ascolto: Marilyn Manson - We know where you fucking live

Dato che ultimamente ho ascoltato un po' di Marilyn Manson durante le mie passeggiate londinesi, ho pensato di fare questo primo ascolto del nuovo singolo del reverendo, dal titolo un po' minaccioso. Non sono un suo (o forse sarebbe meglio dire "loro") grande fan e non mi sono piaciute per nulla le ultime uscite ma ho deciso di farlo comunque.

Per il video ho usato un filtro che pare di essere in Brasile a mezzogiorno, tanta la luminositá, ma non era cosí. Se volete lasciare pareri/feedback o commenti sulla canzone, sappiate che sono sempre benvenuti.


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12/09/17

Recensione: Jack Johnson - All the Light Above It Too (2017)


Ancora Jack Johnson sulle pagine di Given to rock? Che ci fa qui, mica suona rock...
Lo so, ma il blog é mio e faccio quello che voglio, quindi beccatevi senza pietá la recensione dell'ultimo All the light above it too. Sono consapevole che sto facendo tutto da solo.

Allora, ci eravamo lasciati qualche anno fa con il godibilissimo From here to now to you (clicca per la recensione) e Jack si ripresenta a distanza di quattro anni con questo nuovo full lenght che, lo dico apertamente, mi ha deluso.
Ho diversi album di Jack nella mia collezione che ascolto prevalentemente al risveglio o quando voglio rilassarmi un pochino, magari leggendo un libro (cosa che onestamente faccio una volta l'anno, ultimamente): musica rilassante e di classe quella di Jack, perlomeno cosí la giudico io.
In questo ultimo disco é come se JJ avesse cambiato qualcosa nella sua ricetta sia a livello di arrangiamenti che di composizione facendo si che l'ascolto non sia cosí fluido come in passato. Per la prima volta ho fatto skip di qualche traccia e l'ascolto complessivo del disco mi ha addirittura annoiato. La cosa piú grave é che credo che nessuna canzone di questo disco resterá in futuro e che sia degna di un suo eventuale Greatest hits. E Jack é uno che di singoli ne sa eccome e sa benissimo come farli.

Dalla non male ma un tantino monotona opener alle chitarre-mandolino (per me) fastidiose in Sunset for Somebody else, alle poco fluide e "rumoristiche" My mind is for sale, Daybreaks e Gather e Love song #16 che sembra per suoni e arrangiamento quasi in versione demo. Big sur é invece Hawaiana e diretta quanto basta e Is one moon enough? ci consegna il "solito" Jack Johnson che secondo il mio modesto parere é quello che funziona meglio. Che é un po' anche quello della canzone conclusiva Fragments, per intenderci (canzone composta per il film The smog of the sea e pubblicata qualche mese fa). Tutto comunque molto lontano dai suoi capolavori Brushfire Fairlytales e In Between Dream, ma anche dal suo ultimo gradevolissimo album.

Credo di aver capito che questa volta il buon Jack Johnson abbia voluto realizzare qualcosa di diverso, scelta che merita sicuramente stima e rispetto perché mettersi in gioco é sicuramente molto piú rischioso che fare esattamente quello per cui sei famoso e apprezzato. Nonostante la stima per questa scelta, non ho gradito particolarmente il risultato finale di questo All the light above it too che al contrario degli altri album dell'ex surfista americano, non scorre in maniera fluida sul lettore e che difficilmente riascolteró in futuro.

Un passo falso nell'arco di una carriera ci puó stare eccome. Alla prossima Jack!

Voto 53/100

Top tracks: Big Sur, Is one moon enough?
Skip track: Love Song #16

Tracklist
1. Subplots
2. You Can’t Control It
3. Sunsets For Somebody Else
4. My Mind Is For Sale
5. Daybreaks
6. Big Sur
7. Love Song #16
8. Is One Moon Enough?
9. Gather
10. Fragments - From The Film "The Smog Of The Sea"


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09/09/17

Recensione: Alter bridge – Live At The O2 Arena + Rarities (2017)


Ma veramente gli Alter bridge hanno deciso di fare uscire un altro live album???
Sono sempre stato un fan accanito dei dischi dal vivo (i gruppi che preferisco li ascolto piú volentieri live piuttosto che da studio) ma sono anche un fan del "criterio" e del fatto che ogni live debba rappresentare un momento storico particolare. Per questo motivo penso che non si sentiva troppo il bisogno del terzo live album degli Alter Bridge basato su 5 dischi da studio: quante canzoni hanno in comune questi concerti? Ecco, avete capito.
In questo live all'02 arena di Greenwich (l'arena al chiuso piú grande di Londra, ci sono stato parecchie volte e l'ho pure "scalata") oltre ai vecchi cavalli di battaglia abbiamo il materiale preso da Fortress e The Last Hero (clicca per le relative recensioni)... Facciamocelo bastare.

Vabbé, tralasciando il discorso sul criterio e sulle scalette, giudichiamo il live per quello che é, ovvero un bel live dove gli Alter bridge ci fanno sicuramente ascoltare bella musica con la coppia Mark Tremonti e Myles Kennedy sempre in evidenza. Mark é sempre il solito macina-riff e Myles canta sempre in maniera impeccabile e con tanto "mestiere".
Beh, non so se per la data in questione non stesse tanto bene oppure la sua voce stia subendo un calo fisiologico: Myles é praticamente in tour permanente da una decina d'anni cantando canzoni che definire impegnative é riduttivo.
La voce, purtroppo, in quanto strumento naturale é soggetta ad usura ed in questo live si sente che Myles canta con una voce decisamente piú nasale del solito (lo si nota nelle vocali aperte, soprattutto) pur non cannando quasi nessuna nota da grandissimo professionista qual é, sia chiaro. Ma se ascoltate il ritornello di Blackbird (quanto adoro sta canzone) vi accorgete subito che qualcosa non va. Ve la metto qui sotto.


Quello che invece stupisce al microfono, seppur per pochi minuti, é Mark Tremonti che sappiamo dai suoi album solisti che col microfono sta imparando eccome, ma in questo live la sua performance in Water Rising mi é piaciuta un sacco. Ma proprio un sacco. Vi consiglio caldamente di ascoltarla.

Per il resto, ottima prestazione da parte di tutti: la sezione ritmica é sempre un po' piú veloce rispetto al disco (ma meno di altre occasioni) e la scaletta pesca bene dall'intera discografia dei quattro americani spaziando dalle datate Come to life e Metalingus alle piú recenti Cry of Achilles e My champion, fino al solito spazio acustico riservato al solo Myles con la bella e commovente Watch over you.

Avete finito il concerto e state staccando tutto? No no, aspettate! Nel disco bonus ci sono infatti una serie di canzoni uscite precedentemente come B-sides o come bonus tracks nei vari singoli e album. Si fanno tutte ascoltare piacevolmente ma non aspettatevi nessun capolavoro (non sarebbero state B-sides o bonus tracks, sennó...).

In definitiva questo Live at the O2 Arena é sicuramente un buon live, non imprescindibile, ma che spazia attraverso il materiale di tutti gli album degli Alter Bridge.
Nel caso voleste avvicinarvi alla band, potreste dargli un ascolto per avere un'idea della loro carriera e di quanto fatto fino a questo momento. Se siete collezionisti invece potrebbe fare al caso vostro soprattutto per il terzo disco composto da canzoni che probabilmente non avete.

Uscita onesta, peró ora basta live album, ok?
Beh, il mese prossimo li andró a sentire a teatro con l'orchestra (alla Royal Albert Hall di Londra), che sia l'occasione per un altra pubblicazione? Probabile...

Tracklist:

Disc 1
1.The Writing On The Wall
2.Come To Life
3.Addicted Pain
4.Ghost Of Days Gone By
5.Cry Of Achilles
6.The Other Side
7.Farther Than The Sun
8.Ties That Blind
9.Water Rising
10.Crows On A Wire
11.Watch Over You (Solo Acoustic)

Disc 2
1.Isolation
2.Blackbird
3.Metalingus
4.Open Your Eyes
5.Show Me A Leader
6.Rise Today
7.Poison In You Veins
8.My Champion

Disc 3
1.Breathe
2.Cruel Sun
3.Solace
4.New Way To Live
5.The Damage Done
6.We Don’t Care At All
7.Zero
8.Home
9.Never Born To Follow
10.Never Say Die (Outright)
11.Symphony Of Agony (The Last Of Our Kind)
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08/09/17

Primo ascolto: Foo fighters - The line

Ormai non ascolto piú nulla se non posso condividerlo con voi. Apprezzate almeno il pensiero.
Questa volta la canzone in questione é The line, terzo singolo dei Foo Fighters che va ad anticipare l'imminente Concrete and Gold, in uscita la settimana prossima (il 15 di settembre per l'esattezza).

Come sempre, scusate l'espresssione imbarazzante nell'anteprima, ma questa ho e posso fare poco per cambiarla. Per farmi perdonare vi metto la tracklist di Concrete and gold a fondo pagina, ok? A parte tutto, che ne pensate del pezzo, vi é piaciuto?


Tracklist:
01. T-Shirt
02. Run
03. Make It Right
04. The Sky Is A Neighborhood
05. La Dee Da
06. Dirty Water
07. Arrows
08. Happy Ever After (Zero Hour)
09. Sunday Rain
10. The Line
11. Concrete And Gold
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05/09/17

Recensione: Niamh - Corax



Recensione a cura di Stick


Quattro ragazzi che percorrendo strade differenti un bel giorno si ritrovano tutti insieme
per un obbiettivo comune fare ancora buona musica. Così nel 2016 nasce il progetto
Niamh, ma non fatevi ingannare, qui di recente c'è solo l'anno di formazione della band di
Vercelli perchè in fatto di esperienza ne hanno da vendere tutti e quattro. Fortunatamente
non c'è stata nessuna vendita e tutto quello che hanno imparato con il tempo, lo hanno
buttato dentro "Corax" l'album di debutto. Le otto tracce che compongono il cd seguono
una scia Metalcore.

Cinture allacciate e via si parte con "Putting the fun in FUNeral" un tifone di note che devastano l'atmosfera addolcite a tratti da una linea melodica in formato tappeto di tasteiera e chitarre pulite sottolineato poi da una voce effettata in maniera bilanciata su tutta la traccia. "The WOW Effect" vanta spunti quasi psichedelici nella parte iniziale per poi sfociare in note che incattiviscono tutto il contesto musicale. Considero "Eat. Pray. Kill." una delle song più spinte e in perfetto stile Metalcore dove una voce scream prende il sopravvento ed accompagna il resto dei musicisti verso la parte centrale di questo cd. "Corax" man mano che ci addentriamo nell'ascolto risulta essere molto tecnico e ricco di spunti non convenzionali, dove la scontatezza non è certo di casa, nonostante le influenze di altri mostri sacri del genere siano evidenti all'ascolto.

Con il contributo di synth ci avviamo versola fine senza avvertire la pesantezza del disco con la bella e particolare "Mrs. Fletcher's relatives" che fà da apri pista ad una travolgente "My antichrist anaemia" dove una batteria precisa riesce a disegnare figure strutturalmente non convenzionali in collaborazione con muri di chitarra dall'impatto nocivo. "The voices made me do it" e "Paracetamolov" sono le due tracce che avviano le pratiche di chiusura alternando ritmi frenetici a strutture più melodiche. Il sipario si cala definitivamente con "Maniac" un tributo ai gloriosi anni '80 con la cover rivisitata in chiave Niamh di "Flash Dance" lavoro tra l'altro ben riuscito riuscendo a renderlo particolare e di buon impatto sonoro. "Corax" è debutto dalle sonorità forti e dalle strutture particolari e complesse per veri intenditori, una band che ha messo sicuramente a frutto la propria esperienza riuscendo a tirare fuori un buon lavoro, le premesse per fare sempre meglio ci sono tutte.

Tracklist
01. Putting the fun in FUNeral
02. The WOW factor
03. Eat. Pray. Kill.
 04. The voices made me do it
05. Mrs Fletcher's relatives
06. Paracetamolotov
07. Antichrist Anaemia
08. Maniac

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