27/02/13

Recensione EP: D8 Dimension - Octocrura (2013)

I D8 dimension, una industrial/alternative metal band proveniente da Livorno, ci presenta Octocrura, il loro nuovo EP registrato al Big Wave Studio di Livorno, interamente post-prodotto, mixato e masterizzato con l’aiuto dell'amico RYO, (designer e producer, attualmente militante come chitarrista nei Vanity.) alla fine del del 2012.

Breve (mica tanto) introduzione della band, presa in prestito dalla loro pagina Facebook:

"Il progetto D8 Dimension, nasce nel 2007 dall’incontro tra il bassista Leandro e i chitarristi Tyo Crayon e Michele.
L'arrivo del batterista Michael nel 2009 completa finalmente il reparto strumentale. Il gruppo abbandona le cover per cominciare a comporre pezzi propri.
E' solo a ridosso del 2010, che al microfono arriva finalmente Tepe, già cantante della navigata formazione prog-rock "Est Morgana". La band si fa conoscere in numerosi eventi dal vivo, affinando le proprie capacità Musicali e sceniche, pian piano avvicinandosi a sonorità sempre più pesanti e legate all’Industrial Metal, mitigate dalla voce graffiante, ma melodica, di Tepe. In piena coerenza sono i concerti della band, dove scenografie inquietanti fanno da cornice ad eventi distruttivi.
Nel primo effettivo anno di attività, il progetto D8 DIMENSION ottiene una notevole serie di consensi, tra cui il premio internazionale del contest "SuoniNellaNotte" che vale il biglietto per il festival Sloveno RockOtocec 2012. Oltre a questo si guadagna una buona fama come band dal vivo, grazie ad esibizioni sempre più sceniche, spettacolari e tecnicamente curate."


Abbandoniamo il copia-incolla e diamo uno sguardo piú approfondito a questo EP: il sound é granitico, compatto con la band si muove perfettamente a suo agio su questi territori. Premiamo Play e sembra che il file salti (a meno che non sia stato l'unico cretino ad aver avuto quest'impressione), Vrock si mostra subito in tutta la sua potenza tra fischi Zakkwyldiani e liriche aggressive che hanno il pregio di non perdere mai la melodia. Ci piace. Davvero una ottima opener, il ritornello si stampa subito in testa. Le chitarre della successiva Inferno sono in pieno stile classic metal, anche se il pezzo si svilupperá in maniera estremamente diversa, in modo piú moderno: ottimo drumming e chitarre spesso in primo piano. Meno immediata dell'opener, ma sicuramente interessante e pieno di ottimi spunti. Industrial di nome e di fatto, pezzo che mi ricorda vagamente i Nine Inch nails. La title track é un sorta di strumentale/intro molto breve che apre alla successiva Poisoned hammer, uno strano mix tra Alice in chains, Faith no more e i nuovi Guns n' roses (o la band di Axl Rose, se preferite). Gunmouth é davvero un bel pezzo quasi interamente incentrato sulla voce del singer Tepe che risponde alla grande, ricordando ancora una volta il grande Layne Staley. Sugli scudi é invece il basso (slappato) nell'ultimo brano S.O.M.E., probabilmente il piú particolare e con alcune punte prog. Ottimo brano pure questo.

Non sono un grande fan della "tecnologia" e dell'industrial in generale, nonostante tutto ho ascoltato questo EP con molto piacere: le canzoni sono valide e senza pecche, con un ottimo suono e una ottima prestazione dei singoli elementi della band.
Se vi piace l'industrial andate sul sicuro, se non vi piace un'ascolto dateglielo lo stesso, lo merita.
Questi ragazzi ci sanno fare sul serio.

Top tracks: VRock, Gunmouth


Tracklist:
1)VRock
2 )Inferno
3) Industrial
4) Octocrura
5) Poisoned Hamster
6) Gunmouth
7) S.O.M.E.

Potete ascoltare (ed eventualmente acquistare) l'EP Octocrura a questo indirizzo:
http://d8dimension.bandcamp.com/ 

Pagina Facebook: facebook.com/d8dimensionofficial


22/02/13

Recensione: Stratovarius - Nemesis (2013)


Diciamoci tutta la veritá, nient'altro che la veritá (dite "lo giuro"): gli Stratovarius sono diventati famosi per la chitarra neoclassica di Timo Tolkki e per le note pazzesche raggiunte da Timo Kotipelto.
Adesso Timo Tolkki non c'é piú (non fa piú parte della band, non é morto, sia chiaro) e Timo Kotipelto ha una certa etá e fa fatica su alcune note, quindi si assesta su tonalitá piú "normali". Quindi? Che si fa? Cosa rimane? Rimane una band onesta con sempre ottime qualitá individuali, ma non piú la band che (quasi) tutti hanno apprezzato con lavori come Visions o Episode.

Recensione: Les Christoteques - Concordati Lateranensi EP


Una scarica d'adrenalina. Se avete bisogno di una defribbillata, ascoltatevi questo EP electrocore autoprodotto dei Les Christoteques: "Concordati Lateranensi" uscito il 16 Febbraio 2013 e presentato al Vibra di Modena lo stesso giorno nel concerto di debutto.

Breve biografia del gruppo (presa dai loro siti internet): i Les Christoteques nascono nel novembre 2012 dopo lo scioglimento delle due band dei rispettivi membri del gruppo. Questi ultimi, provenienti da esperienze alternative/hardcore/punk e presenti sulla scena da anni con dischi e molti concerti alle spalle per tutto lo stivale, decidono di dare una svolta al proprio suono, mantenendo comunque alcuni punti cardine della loro formazione musicale, per dare vita ad una miscela esplosiva fatta di punk, hardcore, drum and bass, elettronica e alternative. Si ispirano a nessuno ma gli piacciono tanto i Sonic Youth, gli Atari Teenage Riot, i Dinosaur Jr, gli Strange Fear, CCCP, Bologna Violenta e i Justice.

La prima traccia, dal titolo impronunciabile, mi ricorda Misirlou (la prima canzone che vi viene in mente se pensate al supercapolavoro Pulp fiction), ovviamente prodotta con meno mezzi e con una registrazione molto piú "elettronica" e spicciola, ma il ritmo e la cadenza sono quelle li. La seconda traccia si chiama Il mio brano e riprende le atmosfere frenetiche del primo pezzo con degli inserti vocali aggiunti, piú urlati che cantati, in veritá. Il terzo brano, dal titolo impronunciabile quasi quanto quello della prima traccia, é un mash up dei CCCP ed é cantato meglio rispetto al precendente, anche perché il gruppo é "aiutato" a tratti dalla voce in sottofondo del cantante dei CCCP.

Se volete ascoltare il primo EP di questi ragazzi, se desiderate un po' di frenesia o volete semplicemente provare a pronunciare i titoli delle loro canzoni, cliccate qui (demo su soundcloud)


Ecco i contatti della band:




16/02/13

La discografia (semiseria): Megadeth

Oggi ci occuperemo di quel mattacchione di Dave Mustaine e della (quasi) fedele mascotte VIC. Vediamo che hanno combinato in questi 30 anni:

Killing is my businness..(1985)
Mamma mia... ma che razza di mascotte hanno scelto...Venendo a noi: Dave Mustaine fa a pugni con i Metallica e viene sbattuto fuori dalla band a pedate nel deretano. Per buona parte della sua carriera, rimarrá nell'ombra degli altri 3 sui ex amici (se lo legge, mi ammazza) e fará scelte simili alle loro. Questo disco, per esempio, é facilmente accostabile a Kill'em all come stile e registrazione, anche se leggermente inferiore, qualitativamente. In compenso Mechanix (che sarebbe The four horsemen con un testo diverso), si lascia apprezzare piú dell'originale, perlomeno da me. Voto 67/100
Top tracks: Mechanix, Rattlehead, Killing is my businness...

15/02/13

I miei bassisti preferiti

Benvenuti ad un'altra terribile TOP 10!

Questa volta mi occuperó dei Bassisti, l'ultima categoria rimasta (per vostra fortuna)
Badate bene che considero solo bassisti diventati famosi all'interno di gruppi, non solisti/turnisti e tutto quello che finisce in isti.  Bando alle ciance, vai, partiamo:


10) Michael Anthony (Van Halen)
Solo per questo "bass solo" che vi posto qui sotto, meriterebbe di stare al primo posto. Classico esempio di bassista rock completamente pazzo, che peró musicalmente tiene bene il passo degli incredibili fratelli Van Halen. Inoltre é una seconda voce immensa.  Tutto questo in allegria, in mezzo a bottiglie di Jack Daniels. Il suo atteggiamento é tipicamente Rock! Ci piace!


9) Geezer Butler (Black Sabbath)

Ma lo vedete cosa combinava nei Black Sabbath? Bassista ultramoderno giá 40 anni fa, copriva tutti i tempi morti di Iommi con delle trame di basso piú fitte di quelle di Spiderman. Ok, la minchiata l'ho detta.

8) John Myung (Dream theater) 
Senza dubbio quello piú in ombra del gruppo, schiacciato dalla personalitá dirompente degli altri, ma se ascoltate i passaggi di basso nelle canzoni dei DT, altro che storie...Inoltre é sempre uguale da 20 anni. Fermo li, nell'angolo del palco, non invecchia mai, sempre lo stesso.

7) Les Claypool (Primus)
Mi sono spaccato in due dalle risate quando ho sentito che ha fatto l'audizione per sostituire Cliff Burton nei Metallica. Ma ce lo vedete? I Metallica hanno dichiarato che era venuto a suonare con un abbigliamento assurdo. Noi ci crediamo. Comunque, un mostro dello slap e del suo strumento, avrebbe suonato meglio degli altri 3 messi insieme. Peró chissá in quale direzione...


6) John Deacon (Queen)
Niente a che vedere con molti "mostri" di questa classifica, ma il gusto é una cosa che non si puó insegnare e il buon John di gusto ne ha tanto. Quasi piú schivo di John Myung, sul palco gli mettevano sempre il microfono vicino, ma, o era finto, o era spento, oppure non si sentiva quello che cantava. Forse é stato un bene. Onore anche per non aver partecipato ai progetti postumi dei "Queen".


5 ) Geddy Lee (Rush)
Uhh, che bravo Geddy Lee! Non l'ho mai apprezzato troppo come cantante, ma come bassista giú il cappello. Il basso nei Rush é una figata assoluta, anche se, effettivamente, anche gli altri due musicisti non sono tanto male. Il fatto che abbia le lavatrici al posto degli amplificatori, on stage, gli ha fatto guadagnare la mia stima a vita. Sai quanto gliene frega.


4) Billy Sheehan (Mr Big)
Un grande one man show. Grande bassista che ha collaborato con 7000 gruppi, sul palco é praticamente uno showman, strabiliando sia per le sue doti di musicista che per quelle di uomo di spettacolo. Fantastici i suoi cori, passando da voci bassissime a superstridule. L'ho visto live e vi assicuro che potrebbe sostituire Pippo Baudo.


3) Mike Mills (R.e.m)
Stessa storia di John Deacon, niente a che vedere con molti mostri virtuosi, ma gusto eccezionale, ottimo compositore e fantastica seconda voce. Suonare le canzoni dei R.e.m con il basso é divertentissimo. Non ci credete? Prendete il vostro basso e mettete play ad Accelerate (solo per dirne uno). Vi pubblico la prima traccia qui sotto. Buon divertimento.
Aspettate, l'avete preso il basso?


2) Flea (Red hot chili peppers)
Giú il cappello per Flea, uno dei pochi bassisti ad essere l'80% della forza complessiva di un gruppo superfamoso e popolare. Ma voi li vedreste mai i Red hot senza di lui? Mamma mia che schifo. Col basso fa quello che vuole, copre tutte le magagne di chitarra e voce, ha tanto gusto e sul palco é divertente e schizofrenico. Ah, ha pure recitato in Ritorno al futuro. Cosa volete di piú? Il sangue???

1) Steve Harris (Iron Maiden)
Vi chiedo scusa, ma al cuor non si comanda.
Peró Steve, a prescindere dai gusti, é un innovatore assoluto dello strumento. Il basso, secondo lui, nell' heavy rock non deve solo accompagnare, ma deve essere strumento che spicca dal contesto, sia a livello di scrittura, sia a livello di volumi. Le canzoni le scriveva lui, quindi il volume lo regolava come diceva lui, diciamo cosí. Scrittore ed esecutore eccezionale, presenza on stage imponente, innovatore, stakanovista. Rispetto. Pinpitipimpitipimpitim (la cavalcata tipica di Steve Harris)

14/02/13

Recensione: Foo fighters - Wasting light (2011)


Ma quanto é bello questo disco! Ecco, l'ho sparata subito.
Dopo un po' di perplessitá iniziale, posso affermare senza peli sulle dita (!) che Wasting light é un signor disco: salve, sono il Signor Wasting light, piacere di conoscervi. Non ci troverete dentro nessun capolavoro sia chiaro, ma neanche nessun pezzo "cosí cosí": le 11 tracce di questo CD sono tutte dannatamente buone, nessun punto debole e nessun compromesso, i quasi 50 minuti di musica scorrono via che é una bellezza tra pezzi energici e muscolari (Bridge burning, White limo), singoli molto orecchiabili (Walk, These days) e pezzi di facile ascolto (Back & forth, Rope, Arlandria).
Personalmente, preferisco un album composto tutto da ottimi pezzi anche senza alcun capolavoro, che un album composto da 3-4 capolavori e tutto il resto dell'album che anche se non lo si ascolta non é successo niente.

Il capo mastro Dave Grohl richiama Pat Smear per una formazione a 3 chitarre e decide assoldare il fidato produttore Butch Vig (che ha precedentemente lavorato a Nevermind dei Nirvana) e di registrare il disco in analogico nel suo garage.Il risultato di tutta quest'operazione é: un suono rude, sporco, personale e magnificamente naturale, al contrario proprio di Nevermind che, se devo essere onesto, é uno dei dischi peggio prodotti della storia della musica, a mio parere.

Prova della band maiuscola, le 3 chitarre non fanno niente di speciale singolarmente, ma si amalgamano in maniera assolutamente perfetta, il basso é presente come sempre, Dave Grohl canta bene e, alla batteria, Taylor Hawkins é semplicemente perfetto, anche se sappiamo tutti che le bellissime linee di drumming le "dirige" Dave Grohl, ve ne accorgerete guardando il bellissimo documentario Back & forth, dove l'ultima parte é dedicata alle riprese in studio di questo disco.

Guardando il documentario assisterete anche alla registrazione delle controvoci di Bob Mould (cantante degli Huster Du) in Dear Rosemary e soprattutto del vecchio amico Chris Novoselic che collabora attivamente a I should have known suonando la fisarmonica e soprattutto il basso; tecnicamente non sará una cima, ma il suo tocco sporco e ruvido é assolutamente riconoscibile ed é sempre bello da riascoltare, a distanza di moltissimi anni dall'ultima performance in studio. A proposito di questa canzone: quant'é bella e spontanea l'interpretazione tutta d'un fiato di Dave che canta l'ultima parte della canzone in un solo take e finisce quasi senza voce per l'ultimo ".. I should have known..." Grande momento.
Altro grande momento é These days, canzone piú discussa dell'album: c'é chi la ama, c'é chi la odia. Io sto nella prima categoria. In realtá anche Dave l'ha presentata in sede live come una delle piú belle canzoni mai scritte (da lui, ovviamente).

Questo Wasting light nella mia personalissima classifica viene immediatamente dopo The colour and the shape, il mio preferito della band.

Ragazzi, trovare un disco di questa fattura, al giorno d'oggi, é cosa rara. Grande Dave Grohl e grandi Foo Fighters

Voto 85/100

Top tracks: These days, I've should have known, Walk.

Tracklist:
  1. Bridge Burning
  2. Rope 
  3. Dear Rosemary
  4. White Limo
  5. Arlandria
  6. These Days
  7. Back & Forth
  8. A Matter of Time
  9. Miss the Misery
  10. I Should Have Known
  11. Walk 

11/02/13

La discografia (semiseria) - Queen

Queen (1973)
Partiti! Sti ragazzuoli fanno un rock energico, particolare e personale. I signori Mercurio e Maggio gettano qualche base per i futuri successi. Mr. Mercurio ha una dentatura che se lo incontri di notte ti spaventi, ma ha un grande talento, cosí come tutti gli altri componenti della band. Debut buono, sound aggressivo e personale. Se conoscete solo i classici, stenterete a riconoscerli in questo disco.  

Voto 69/100
Top tracks: Keep yourself alive, Doin' alright, Liar


Queen II (1974)
Il disco prosegue sulla falsa riga del primo, peró é meno ispirato. Meno male che i  componenti non sono di colore, sennó non si sarebbe visto nulla in copertina. Roger Taylor sembra una donna e Freddie non si é fatto sistemare i denti. Ho sentito dire che qualche dentista gli ha sconsigliato di procedere alla sistemazione dei denti perché quest'operazione avrebbe potuto modificargli la voce. Me lo disse un ragazzino conosciuto a mare nel 92, sará vero? Disco cosí cosí.   

Voto 59/100
Top tracks: White queen, Ogre battle


Sheer Heart Attack (1974)
Una volta fare il musicista era un lavoro serio e duro, questo é il secondo album dei Queen nel 1974, non come tutti i gruppi-pappamolla di oggi che per fare uscire un disco (di merda) ci mettono 3-4 anni. Sheer heart attack é la base per i Queen del futuro, una via di mezzo tra i primi due dischi e quelli che verranno. Personalmente (parlando con voi) é uno dei miei preferiti.

Voto 79/100
Top tracks: Stone cold crazy e la minitrilogia



A night at the opera (1975)
Dicevamo? Solo un anno dopo Sheer heart attack esce A night a the opera, e solo per registrare Bohemian Rhapsody e the Prophet's song i Queen si portano in studio le tende e i sacchi a pelo e registrano anche la notte o sotto la doccia, per ottimizzare tempo. Dite quello che volete, ma per me Bohemian Rhapsody é la canzone del secolo e questo é un disco importantissimissimo per la carriera della band e per il mondo intero.  

Voto 87/100
Top tracks: Bohemian Rhapsody, Death on two legs, love of my life



A day at the races (1976)
I Queen cercano di mantenere le atmosfere del precedente semi-capolavoro (Brian May voleva farlo uscire assieme ad A night at the opera, ma la casa discografica lo ha mandato al diavolo) e la band si autoproduce per la prima volta, ma, a parte qualche ottima canzone (neanche troppe, in veritá), la missione non riesce. Brian May cerca di fare il leccaculo con i giapponesi e canta Teo Torriate. Ne avremmo fatto volentieri a meno.  

Voto 62/100
Top tracks: Tie your mother down, Somebody to love
 

News of the world (1977)
Dopo essere stati tacciati (a ragione?) di essere diventati noiosi, la band cambia marcia e pubblica questo disco, con, ancora una volta, canzoni immortali. Brian May stavolta fa il leccaculo degli americani cantando Sleeping on the sidewalk (il disco infatti sbancherá in USA). Peccato per qualche riempitivo di troppo, ma chi, almeno per una volta nella vita, non ha canticchiato We are the champions e We will rock you?  

Voto 78/100
Top tracks: We will rock you, We are the champions, Spread your wings


Jazz (1978)
Piú o meno sulla stessa falsa riga del precedente (i Queen sfornano spesso album "a coppia", per poi cambiare genere), peró con un po' troppi riempitivi e soprattutto senza che Brian May faccia il leccaculo di qualcuno. In compenso Freddie ci regala una sua interpretazione del mondo islamico con Mustapha, inventando parole a caso. Dal vivo tutti la richiedono, ma lui la comincia e poi parte con Bohemian rhapsody.  

Voto 69/100
Top tracks: Fat bottomed girls, Bicycle race, Don't stop me now


The game (1980)
I Queen si trasferiscono a Monaco ed eccoli cambiare di nuovo pelle. Una pelle un po' ibrida, un po' pop, un po' rock, un po' disco-funky, un po' rockabilly e soprattutto aperta ai sintetizzatori, contrariamente al passato. Nonostante una certa confusione stilistica, il disco é buono. La durata é breve, ma almeno ci hanno risparmiato i tanti riempitivi dei dischi precedenti, qui tutto fila liscio. La band, in copertina, é orribile.  

Voto 73/100
Top Tracks: Crazy little thing called love, Another one bites the dust, Save me


Hot Space (1982)
Freddie si perde in locali (gay) notturni di Monaco di Baviera e non fa altro per mesi (Ecco perché era combinato in quel modo per la copertina di The game) e di musica non voleva proprio saperne nulla, ma dato che doveva farla per contratto, ha imposto lo stile "disco" alla band, talmente si era rincoglionito appresso ai locali notturni. Il disco é quasi imbarazzante ed é il punto piú basso della band che medita addirittura di sciogliersi. Meno male che c'é Under pressure, sennó questo oggetto quadrato poteva fare il sottobicchiere (colorato).

Voto 49/100
Top Track: Under pressure


The works (1984)
Freddie la smette con i locali gay ogni singola sera e (musicalmente) si riprende, facendola finita con i ritmi disco a tutti i costi. The works é un disco con molte influenze, anche qualcuna del disco precedente, ma Brian prova a dirigere il disco con delle tracce e delle chitarre energiche. Il mondo gli é grato. Radio gaga si deve al figlio di Roger Taylor che non la smetteva di ripetere "radio caca". A proposito di Roger, sembra davvero una (bella) donna nel video di I want to break free.   

Voto 74/100
Top tracks: Hammer to fall, I want to break free, Is this the world we created?


A kind of magic (1986)
Questo disco é un ibrido fra un disco tradizionale ed una colonna sonora, in quanto quasi tutte le tracce fanno parte del film Higlander. A kind of magic é un grande, grande disco, uno dei loro migliori, anche se vennero tacciati di fare plastic rock. In parte é vero pure questo, ma chissenefrega. In Who wants to live forever Brian ci fa arricciare tutti i peli delle braccia con 3 note.  

Voto 84/100
Top tracks: Who wants to live forever, One vision, Princes of the universe


The miracle (1989)
Freddie é malato, ma non si arrende e vuole sfornare ancora dischi. E fa bene. Da ragazzino la copertina mi piaceva parecchio, riguardandola adesso ho decisamente un'altra opinione. A proposito, Derek Riggs, disegnatore degli Iron maiden, ha detto che i Queen hanno copiato l'idea dalla copertina del singolo The Clairvoyant, forse tutti i torti non ha. Anche The Miracle é un bel disco, pieno di idee e pieno di pezzi che verranno ricordati a lungo, assieme ad altri che nessuno si ricorda piú da 20 anni. In rain must fall (a proposito di pezzi che non si ricorda piú nessuno) a 1.45 Freddie Mercury insulta chiaramente qualcuno gridando "frooocio". Non ci credete?
 

Voto 75/100
Top tracks: The miracle, I want it all, Breakthru


Innuendo (1991)
Le voci della malattia di Freddie si fanno piú insistenti, lui é praticamente alla fine, ma vuole regalarci delle gemme pazzesche come la title track e soprattutto The show must go on, forse la canzone piú emozionante dell'intera discografia dei Queen, che per me si chiude con la traccia 12 di questo disco. Ad un orecchio attento non sfuggirá il fatto che Freddie utilizza tanti "sortilegi" in studio, e la sua voce risulta spesso un po' troppo artificiale. Lo perdoniamo? Direi proprio di si. Grandissimi Queen.  

Voto 77/100
Top tracks: Innuendo, I'm going slightly mad, The show must go on


Se cercate Made in heaven non avete letto bene quello che ho scritto in Innuendo.

Vi lascio con una delle mie canzoni preferite, con un videoclip discutibile.


10/02/13

Recensione: Hijack party- Hijack Party


Gli Hijack party. Come descriverli? Come un gruppo indie/brit rock (ma sono italianissimi, della provincia di Roma), con la voce che mi ricorda vagamente un rilassatissimo Greg Graffin, il cantante dei Bad Religion, per tutti coloro che non lo sapessero.

Questo disco, autoprodotto, sarebbe la perfetta colonna sonora di un viaggio estivo in auto: finentrini abbassati (ancora meglio col tettuccio apribile), occhiali da sole e vento dritto in faccia. Questo debut scorre liscio come l'olio, non ha particolari picchi ma neanche punti deboli, non sará certamente un disco che vi porterá a fare headbanging o che vi fará cantare a squarciagola (ammesso che sia questo lo scopo della band), ma é un disco che potrá farvi compagnia in mille situazioni, in quanto di facile ascolto e molto ben suonato e prodotto. Durante l'ascolto troviamo un buon indie rock dai toni pacati e cortesi senza peró rinunciare alla personalitá dei singoli componenti e all'incisivitá di qualche brano. Qualche effetto di troppo (in Stardust), delle chitarre mediamente molto (forse pure troppo) gentili che ogni tanto diventano piú incisive (in I don't have an answer e Insideout, per esempio) e delle linee di basso di ottimo gusto che spesso spiccano dal contesto generale. Durante il mio viaggio (purtroppo non in auto con i finestrini abbassati e il vento tra i capelli, ma in un normalissimo PC), i momenti che ricordo piú piacevolmente di questo lavoro sono quelli di Soul searching e I haven't said anything, ma la quasi totalitá delle tracce non sfigura affatto nel contesto generale.
Se siete amanti del genere, vi posso sicuramente consigliare il disco, che tra l'altro trovate in streaming gratuito nella pagina Facebook segnalata in fondo alla pagina, assieme al videoclip di I'm not moving..

Un complimento a questi ragazzi e speriamo di vederli in alto a breve! Buon ascolto!

Top tracks: Soul searching, I haven't said anything
Skip track: Stardust

Tracklist:
01. Stardust
02. Ashes
03. I haven’t  said anything
04. Soul  searching
05. Love infection
06. Freefall
07. Somewhere nice
08. I’m not moving
09. I don’t  have an answer
10. Insideout
11. Heavy  shower

Stef  Reali: Voce e chitarra
Vincenzo  Stefanini: Batteria
Damiano  Caporalini: Chitarra e voce
Patrizio  Placidi: Basso


Potete ascoltare l'album a questo indirizzo.
https://www.facebook.com/hijackparty/app_2405167945

05/02/13

La discografia (semiseria): Bon Jovi

Bon Jovi (1984)
'Sti ragazzacci dalle pettinature agghiaccianti si affacciano con questo disco che proprio un capolavoro non è, e non è certamente abbastanza per distogliere il grande pubblico dai loro ciuffoni alla "Bee Hive" (quelli di Mirko e Satomi, per intenderci). Cosa raffigurerebbe la copertina? Perchè in Runaway Jon canta il finale in quel modo? 
Voto 63/100 (di incoraggiamento)

Top tracks: Runaway, Roulette, Shot through the heart.

7800 degrees Farenheit (1985)
Rieccoli! Stesse pettinature e grosso modo stessa qualità del disco precedente, anzi, decisamente qualcosa in meno. Inoltre, perchè la band si chiama Bon Jovi come il cantante? Solo perchè è più peloso degli altri? Perchè ha origini siciliane e qualche vecchio zio siculo ha imposto questa decisione? La band sprofonda e il disco viene giustamente ignorato da tutti. La copertina oscena non li aiuta. Ma chi è sto genio che le crea? La storia delle origini siciliane è vera, eh. La leggenda narra che il buon Jon sia andato a trovare i suoi lontani parenti in Sicilia ma loro non l'hanno riconosciuto e non gli hanno neanche aperto la porta.
Voto 54/100 

Top track: In & out of love

Slippery when wet (1986)
Il successo? Eccolo. Il gruppo ha trovato la formuletta giusta (grazie anche all'aiuto del produttore Desmond Child) ed il pubblico è in visibilio, anche per le loro pettinature. Se la musica è figa anche le pettinature lo diventano. Giovanni Bongiovanni esibisce il suo petto villoso e la band pubblica canzoni che rimarranno nella storia dell'hard rock. Una canzone di quest'album finisce addirittura in uno dei miei film preferiti: Spaceballs. La canzone è Raise your hands e la scena è quella quando "Rutto" mangia nel camper spaziale. Youuuuu, youuuuu got a nasty siituuuaaaatiooonnnn 
Voto 80/100

Top tracks: You give love a bad name, Livin' on a prayer, Wanted dead or alive.

New Jersey (1998)
Il gruppo è passato da "echiminchiasonoquesti?" a superstar internazionali, e diciamola tutta, anche New jersey è un bel disco. Canzoni meno famose del precedente, ma nel complesso disco più godibile e meglio assemblato. E il giovanotto peloso comincia a cantare davvero bene e a fare lo spaccone davanti alle telecamere, anche se durante il tour ha molti problemi e canta in maniera discutibile. Sambora e gli altri non stanno a guardare e si ritagliano anche loro il loro spazio, riuscendo addirittura a volare in qualche videoclip. Le copertine sono decisamente semplici, ma almeno non fanno schifo come le prime.
Voto 79/100

Top tracks: Bad medicine, I'll be there for you, Born to be my baby

Keep the faith (1992)
Hey, buttate il cinque! Il gruppo si da una sistemata (Jon si fa un taglio di capelli ripugnante) e la band si apre ancora di più ai suoni morbidi. Il risultato è buono, buonissimo, anche se le chitarre si sentono di meno e il bassista Alec John Such comincia a preparare le valigie. L'album è un successone in tutto il mondo, e se lo merita perchè è figo. Jon Bon Jovi dichiarò che la composizione di alcune canzoni di questo disco vengono dalla sua esperienza solitaria in moto in Arizona. Boh, vabbè...
Voto 80/100

Top tracks: I Believe, Keep the faith, Dry county

These days (1995)
Dopo il ridicolo successo di Always (contenuta nell'appena uscito Greatest hits) che ha fatto conoscere i Bon Jovi anche ai nostri nonni, la band si ammorbidisce un pochettino e diventa sempre più romanticona,  il bassista Alec John Such non la prende troppo bene, chiude le valigie con lo spago e se ne va sbattendo una porta girevole. Se siete anche solo un po' romanticoni il disco vi piacerà, in caso contrario evitatelo come la peste. Io un pochino lo sono. E Jon e Sambora fanno il loro mestiere alla grande. Il bassista McDonald (che non è Ronald, quello dei panini) comincerà la sua favolosa carriera di bassista fantasma.
Voto 78/100

Top tracks: Hey god, These days, Bitter wine.

Crush (2000)
La band si ritira per deliberare e, dopo svariati album solisti, si ritrova 5 anni dopo con questo disco, che apre ufficialmente l'era commerciale della band (non che prima si potessero proprio definire artisti indipendenti, eh), e l'era del Jon Bon Jovi senza voce. Cosa gli sia successo in questi 5 anni non è dato saperlo (ho cercato notizie in lungo e largo, ma senza risultato), ma a me non mi fa fesso, sono sicuro avrà avuto qualche grosso problema alle corde vocali: dal vivo abbassa l'accordatura e canta ugualmente male, sentirlo cantare alcuni brani live come Bed of Roses è una pena per i padiglioni auricolari. Dov'eravamo? Ah, Crush. Disco molto commerciale, che con It's my life si riesce quasi a fare odiare da tutti i rockers duri e puri, ma sapete che vi dico? Ascolto sempre molto volentieri quest'album e nel complesso mi piace. Alla faccia vostra, tiè.
Voto 75/100

Top tracks: Say it isn't so, Just older, One wild night

Bounce (2002)
Sono onesto: quando uscii questo disco lo ascoltai molto pur non essendo propriamente la fine del mondo. La band tira ancora di più il freno a mano perchè la voce di Jon di questi tempi non permette una grossa varietà di scelte stilistiche. In conclusione, il disco non è bello, ma a me ai tempi piacque e mi faceva spesso da sottofondo in macchina. Certo, non lo ascolto praticamente da 10 anni, ed effettivamente non ho molta voglia di ritornare a farlo. 
Voto 62/100

Top tracks: Undivided, Everyday, Misunderstood

E' scritto chiaro e tondo qui sopra (2005)
Beh, la copertina del disco non è questa ma me ne frego altamente, mi secca cercare quella giusta. Disco al quale sono affezionato per motivi personali, in quanto mi ricorda un lungo viaggio e se ne dovessi decretare la colonna sonora, direi che sarebbe proprio questo disco. Lo so che non ve ne frega nulla, scusate.
Il disco è molto più allegro e positivo del precedente, ovviamente la qualità degli album dei primi anni ce la sogniamo la notte, ma il disco mi piace perchè è molto "fresco" (come il latte) e gradevole. Jon sembra anche aver riacquistato un po' di voce, o forse è stata solo lavorata meglio.
Voto 70/100

Top tracks: Who says you can't go home, Have a nice day, Last man standing

Lost Highway (2007)
Bah. Disco di mestiere. Idee nuove sembra non ce ne siano più e la band viaggia con il pilota automatico, tanto nella strada della copertina non c'è proprio nessuno. Singoli sottotono, così come tutto il disco, il disco sembra indirizzato ad un pubblico diverso. Pensate solo che utilizzavo molte musiche di questo disco quando lavoravo come montatore di video di matrimoni (ebbene si), credo non debba aggiungere altro. Lo si può anche ascoltare, ma forse se non lo si ascolta si sta pure meglio. Però acquisto quasi obbligato nel caso vi affacciaste nel mondo del video editing.
Voto 53/100

Top tracks: I love this town (l'unica che ripropongono live ultimamente, infatti)

The circle (2009) 
Disco veramente molto strano. In genere le tracce migliori stanno sempre nella prima parte del CD e nella seconda ci sono gli eventuali riempitivi. Invece nella prima parte di The circle (a proposito, ma dove sono, nelle fogne?) sembra di ascoltare il precedente Lost highway (seppur con un po' di verve in più, peró sempre na palla), invece, quando stai quasi per perdere le speranze, ecco finalmente qualche buon pezzo. Il singolo We weren't born to follow è un autoplagio ignobile di Born to be my baby.
Voto 60/100

Top tracks: Live before you die, Fast cars, Happy now.

What about now (2013)
Mah, mi sa che li abbiamo persi definitivamente. Sambora non fa neanche piu' parte della band (ha abbandonato dopo questa ciofe..ehm questa uscita discografica) e la palla è passata interamente a Jon che oramai ha intrapreso la linea morbida e una vecchiaia serena. Dal vivo vale ancora la pena vederli, ma mi sa che i dischi buoni ce li possiamo scordare.. A sto punto facciano degli EP che forse è la cosa migliore. Anzi, forse neanche quelli.
Voto 50/100

Top tracks: That's what the water made me, Beautiful world.

Burning bridges (2015)
L'album é tremendo, ma Jon ha la scusa che i brani sono dei vecchi scarti da altri dischi e il disco é stato fatto solo per chiudere il contratto con l'etichetta discografica. Sará, ma comincia comunque a preoccupare il gusto per un certo tipo di produzione Pop. Sambora ride.
Voto 48/100

Top tracks: I'm your man, Burning bridges


Li abbiamo proprio persi definitivamente (sí, lo avevo scritto anche due dischi fa...). Le canzoni sono giá discutibili ma per complicare ancora le cose Jon decide di utilizzare degli agghiaccianti arrangiamenti pop/disco. Questo disco ha il pregio di avere alcune tra le canzoni piú brutte di tutte la discografia. La copertina é forse la cosa piú bella del disco (e ho detto tutto). Addio. Sambora sghignazza.
Voto 48/100

Top tracks: Scars on this guitar, The devil's in the temple, Come on up to our house


Per congedarvi, condivido quella che probabilmente è la mia canzone preferita del gruppo, anche se sconosciuta ai più.
Nb: questa è la versione tagliata, credo che quella originale sia sugli 8 minuti.

02/02/13

La discografia (semiseria) - Avantasia

Ed eccoci qui a parlare di quel mattacchione di Tobias Sammet che una ne pensa e 100 ne fa. Non contento di pubblicare 27 album all'anno con gli Edguy, decide di creare questo progettino. Vediamo che ha combinato.


The metal Opera (2001)
Alla faccia del progettino, Tobias prende il telefono e chiama tutti quelli che conosce che sappiano suonare o cantare qualcosa. Rispondono, tra gli altri, Kiske (che in questo disco si fa chiamare con uno pseudonimo vergognoso), Matos, Hansen, Tolkki, DeFeis, Grosskopf, Rob Rock. Gli é andata ampiamente bene, diciamolo (Cit. La Russa). L'album é uno dei migliori lavori power metal mai scritti, anzi, forse il migliore, non é il caso di fare i tirchi e i pidocchiosi. La trama é troppo complicata da spiegare, é tipo la versione complessa del signore degli anelli (inoltre non l'ho mai capita veramente). 
Voto 92/100
Top tracks: Reach out for the light, Serpents in paradise, Breaking away.

The metal Opera Pt  (2002)
Portato in trionfo dal pubblico, Tobias richiama tutto il circo e pubblica questo secondo capitolo. Il risultato é che alcune canzoni sono irrinunciabili (The seven angels é un capolavoro immenso) e il disco ha addiruttura picchi piú alti rispetto al precedente, ma non gode dell'ispirazione per tutta la sua interezza. Insomma, 3-4 pezzi pazzeschi, il resto, se non lo ascoltavamo, potevamo benissimo vivere altrettanto bene. Pero' quei 3-4 pezzi valgono da soli l'acquisto dell'album. La trama? Manco letta, stavolta.   
Voto 79/100
Top tracks: The seven angels, The final sacrifice, In quest for, Chalice of agony (toh, le metto tutte )


The scarecrow (2008)
Tobias sta diventando un ometto e il power metal comincia a stufarlo, quindi il progetto Avantasia passa da essere una Metal opera a una Rock opera, il problema é che egli (si, egli) é piú bravo a scrivere metal che rock. In The scarecrow abbandona maghi, maghetti, elfi, tutine, incantesimi, castagne e vino e tanti musicisti prettamente power, e comincia a parlare della sua vita, in maniera figurata. Inoltre, sfortunatamente, comincia a dare meno spazio agli ospiti, che peró sono ancora di qualitá.
Il risultato non é niente che passerá alla storia, ma grazie a Jorn Lande, che offre delle interpretazioni da riascoltarle ancora perché non ci credi, il disco é gradevole, nonostante dei toni da signorinelle e alcune ballate estremamente evitabili. Da segnalare anche una canzone con il sempre sobrio Alice Cooper.  
Voto 68/100
Top tracks: The scarecrow, Another angel down
Skip track: Cry just a little, What kind of love



 The wicked Symphony (2010)
Angel of Babylon (2010)
Ma perché??? Tobias aveva promesso, come seguito di The Scarecrow, due dischi magnifici rilasciati in contemporanea, pieni di orchestrazioni e triccheballacche. Ha mantenuto la promessa? A metá, questi due dischi sono di un'inutilitá mostruosa: metá di ogni disco é ottima, l'altra metá assolutamente inutile. Fare un disco con le migliori tracce di entrambi, no, vero? Sarebbe venuto un gran disco, di gran lunga superiore a The scarecrow, invece ecco due dischi con pezzi magnifici e con dei filler clamorosi (qualcuno neanche puó essere definito tale, onestamente) e ripescaggi dagli EP che hanno preceduto il disco. Alone I remember é metá plagio di Monkey businness degli Skid row e metá una canzone squallida anni 80. Tra gli ospiti, non ci trattiamo male neanche stavolta: oltre ai soliti affezionati Kiske, Lande, Matos Paeth e Catley, troviamo "Ripper" Owens, Klaus Meine, Jon Oliva, e Russell Allen.Quanto mi fanno incazzare le uscite multiple con i riempitivi, ma quanto.... 
Voto 65/100 ad entrambi, nonostante tutto.
  
The wicked Symphony
Top tracks: The wicked symphony, Scales of Justice, Runaway train
Skip tracks: forever is a long time, black wings, the edge
Angel of Babylon
Top tracks: Stargazers, Angel of Babylon, Death is just a feeling
Skip tracks: Alone I Remember (la canzone piú brutta mai scritta da Tobias),  Blowing out the flame.


The Mystery of time (2013)
Tobias non tradisce. Rimette insieme baracca e burattini, chiamando ancora una volta tutti i suoi amici che sappiano cantare (meglio di lui) e ci regala un altro capitolo di Avantasia. Non ai livelli dei primi due semi-capolavori, ma molto buono lo stesso, probabilmente il migliore, dopo quelli, nella sua interezza. Nessun riempitivo, proprio nessuno nessuno, stavolta. Manca Jorn Lande, questo si, ma c'é Michael Kiske, come sempre, quindi tutto a posto. 
Voto 75/100
Top tracks: Black orchid, Sleepwalking, Dweller in a dream

Ghostlights (2016)
Tobias non tradisce manco stavolta e organizza ancora un grande album con tutte le atmosfere possibili e immaginabili. Kiske che urla come un disperato, canzoni gutturali, ospiti che mai ci saremmo aspettati (Geoff Tate) e la solita canzone di chiusura di Bob Catley, ormai puntuale come l'abbonamento del canone Rai (per chi lo paga). I livelli sono decisamente alti, piú o meno come quelli del precedente, infatti ho messo lo stesso voto.
Voto 75/100 (appunto)
Top tracks: Draconian love, Master of the pendulum

Moonglow (2019)
"Moonglow sará un disco diverso perché ci sto lavorando da anni senza nessuna pressione", dichiara il suo creatore durante la fase di scrittura. Neanche per sogno, gli ospiti sono sempre quelli e il canovaccio rimane invariato. Bob Catley c'é ancora ma stavolta la canzone di chiusura é affidatata ad una cover pop dance degli anni 80, ed é meglio cosí. La musica é sempre di ottima qualitá e le canzoni ottime non mancano, ma forse adesso é il tempo di cercare qualcosa di diverso. Sono troppo pignolo? Forse.
Voto 71/100
Top tracks: The Raven Child, Invincible, The Piper At The Gates Of Dawn



Vi lascio con una canzone a caso della discografia Avantasia, Moonglow, title track dell'ultimo album. Quella che vedete é la moglia di Ritchie Blackmore. Probabilmente, avendo finito gli ospiti da chiamare, Tobias si sta buttando sui parenti stretti.