29/04/13

Top 10: Iron Maiden

Partiamo con gli Iron Maiden. Sara' dura, anzi durissima scegliere 10 brani di quella che è probabilmente la mia band preferita di sempre, ma ci provo.

Voi provate a non insultarmi, nei commenti.

10) Dance of death (dall'omonimo disco - 2003)
A Janick Gers venne l'ispirazione della canzone guardando il film "Il settimo sigillo", dove verso la fine si fa riferimento proprio alla "Dance of death".
Harris, ovviamente, ci ha messo il suo immancabile zampino arrangiando il tutto e Dickinson ci regala un'interpretazione magistrale nella prima parte narrativa della canzone. Il mio brano preferito dopo la reunion del Dickinson atto secondo.


9) Phantom of the opera (da Iron Maiden - 1980)
Steve Harris è alle prime armi, ma quando il talento c'è, si vede subito.
Le linee vocali, in verità, non mi fanno proprio impazzire (Paul Di Anno non è Bruce Dickinson) e il suono generale della canzone (e dell'album) è abbastanza mediocre, ma strumentalmente questa canzone è un capolavoro, soprattutto la parte centrale.


8) Moonchild (da Seventh son of a seventh son - 1988)
Basata su una novella di Mr Crowley (sì, proprio quello di Ozzy Osbourne), la canzone è l'opener di quel magnifico album che è Seventh son of a seventh son.
Nonostante le tastiere un po' invadenti, la canzone è un capolavoro di semplicità ed efficacia. La mia opener preferita della band, dopo quella che vedremo più in la. Vi ripropongo la versione di Maiden England


7) Seventh son of a seventh son (dall'omonimo disco - 1988):
La canzone in se non è superiore a tante altre che non troveranno posto in questa playlist, eccetto per gli ultimi minuti, interamente strumentali: dal minuto a 4 e, soprattutto, dal minuto 6.50, troverete quanto di meglio la band sappia fare in tema di soli (Dave Murray e Adrian Smith ai loro massimi livelli), di riff e di atmosfere. Anche con i tastieroni, va bene ugualmente.


6) The clansman (da Virtual XI - 1998):
Fermi tutti, non mi linciate! Non mi riferisco alla versione studio con Blaze (che comunque non disprezzo affatto), bensí alla versione live con Bruce, che è un capolavoro puro, a mio avviso, grazie anche a dei suoni rinnovati e alla presenza di un pubblico maestoso nei cori.
La canzone parla della liberazione della situazione scozzese ai tempi di Wallace.. Freeeeeedooooooooommm... Gustatevela dal famoso Rock in Rio.


5) Revelations (da Piece of Mind - 1983):
Scritta da Dickinson e influenzata ancora una volta da Aleister Crowley, la canzone è la punta di diamante del bellissimo Piece of mind.
Generalmente preferisco i Maiden in versione live, ma questa canzone, secondo me, da il 100% solo in studio. Sfuriate metal alternate a sfuriate melodiche con un Dickinson immenso. Godetevela:


4) Aces High (da Powerslave - 1984)
Parlavo della mia opener preferita: eccola! Aces High è diretta, aggressiva, ispirata, potente: tutto quello che deve avere una opener in un disco Heavy Metal.
Preceduta dal famoso discorso di Winston Churchill, è l'opener del mio album preferito dei Maiden, Powerslave. Come dicevo prima, come il 90% delle canzoni della band, la preferisco in versione live, perchè da studio perde un po' della sua potenza.
Cercherò una versione alternativa al famoso Live after death perchè in quella Dickinson canta abbastanza male. Non me ne voglia, ovviamente.


3) Powerslave (da Powerslave - 1984)
Dickinson sforna quest'altro capolavoro e si presenta sul palco con una maschera comprata casualmente a Venezia durante il World slavery tour. Ammettetelo, non lo sapevate.
Powerslave è una canzone con un'atmosfera micidiale, gustarla dal Live after death è una figata totale (notate la rima). Let the music do the talking:


2) Hallowed be thy name (da The number of the beast - 1982)
Senza dubbio una delle canzoni più amate dal pubblico e dalla band, dato che la ripropone ininterrottamente da 30 anni, oramai. Proprio per questo motivo ha perso molto del suo appeal ai miei occhi (e alle mie orecchie), ma non toglie nulla alla canzone che mi ha ossessionato da ragazzino e che penso sia in ogni top 10 dei fan dei Maiden.
La versione studio è decisamente inferiore alla versione live, a mio avviso. Molto del merito va a Nicko McBrain, secondo me. Gustatevela da un vecchio live at Donington:


1) Rime of the ancient mariner (da Powerslave - 1984):
Scritta da Steve Harris sotto pressione e in un breve lasso di tempo a causa di scadenze incombenti, la band ha dichiarato che è una delle canzoni che preferisce suonare live, non fatichiamo a capire il perchè, dato che è un fottuto capolavoro.
Ispirata all'omonimo romanzo di Coleridge, il buon Bruce ci snocciola tutta la storia del vecchio marinaio, narrando alcune frasi cosí come stanno nel libro.
Se proprio dovessi trovargli un difetto, dire che forse la parte centrale è un tantinello troppo lunga, ma alla fine li possiamo perdonare.

27/04/13

Live report: Trail of Dead - 26/04/13- 02 Academy - London



Live report e foto a cura di Fabio S.

Concerto dei Trail of Dead, ovvero al mio 3 scatenate l’inferno”.
La o2 Accademy di Islington è piuttosto piccola, e per l’occasione non era neanche pienissima, ma me lo aspettavo, stiamo parlando infatti di un gruppo che non ha un grandissimo pubblico, soprattutto in UK e in Europa (sicuramente va meglio a casa loro) e ogni volta che lo nomino a qualcuno (il nome completo è ...And You Will Know Us By The Trail of Dead) la riposta 8 volte su 10 è: “Chiiiii??? E che suonano??”. Suonano alternative / post hardcore, ma dargli un’etichetta non è così semplice, alcuni loro album sono dei concept in cui c’è molto art e progressive rock. Tao of the Dead (2011) è considerato dalla critica il loro miglior album, anche se io personalmente considero Worlds Apart (2005) un piccolo capolavoro del genere. Due album stupendi che consiglio di ascoltare a chi voglia avvicinarsi a questa band.
I 4 texani salgono sul palco con le facce da bravi ragazzi, puliti, ordinati, con addosso jeans, maglietta, e scarpe classiche. Capelli corti pettinati, niente orecchini, niente piercing, un paio di tatuaggi appena visibili, una bottiglietta d’acqua a disposizione. Roba da rendere fiere tutte le mamme del mondo. Prendono posto, il batterista batte il tempo con le bacchette e.... dal quel momento sarà devastazione per tutta la durata del concerto.


Volano in aria i primi bicchieri di birra e alcune ragazze tranquille che si erano appostate in prima fila dopo un paio di minuti sono costrette a rifugiarsi in un angolo per evitare di essere travolte dai pogatori a briglia sciolta.
Sul palco il delirio: Jason Reece e Jamie Miller si scambiano di posto, chitarra e batteria, ad ogni canzone, e fanno a gara a chi picchia di più con le bacchette, e sono uno più bravo dell’altro, le rullate di Jason soprattutto sono assolutamente fantastiche. Il bassista, Autry Fulbright II, si butta all’indetro sul palco o in avanti sulla prima fila, improvvisando qualche mossa alla Jimi Hendrix con lo strumento dietro la testa (più scena che altro). Conrad Keely (chitarra e voce) è sudato da far schifo dopo soli 10 minuti, cambia in continuazione chitarra, si butta su quelli in prima fila e spinge i suoi amici ridacchiando.


Il repertorio è grande, grazie ai loro 8 album, e cercano di coprire un po’ tutta la loro carriera fino a questo momento, senza prediligere troppo l’ultimo album (non recentissimo, ottobre 2012) di cui suonano solo 3 canzoni, tra cui spicca Catatonic, resa molto più lunga e cattiva della versione studio. Non mancano i classici come It Was There That I Saw You, con cui aprono, o la bellissima Will You Smile Again?, e ancora Caterwal e Isis Unveiled.
Basta poco a capire che il pazzo più furioso è Jason, che sicuramente aveva esagerato con qualche drink. Presenta ogni canzone con: “e questa si intitola Fuck You”, fa continuamente gestacci e smorfie, e ogni tanto fa fatica a sbiascicare le parole. Fa stage diving con la chitarra, stacca il cavo e la lancia sul palco dove il fedele assistente del gruppo la prende, la riattacca e continua a suonare. Proprio l’assistente è quello che ha da fare più di tutti. Sembra una maestra d’asilo, ha il compito di assicurarsi che i suoi bambini non si facciano male e che abbiano tutti i loro giocattoli pronti e funzionanti. Corre da una parte all’altra a sbrigliare cavi, raccogliere bacchette e chitarre volanti e ad accordare gli strumenti. Ed è anche costretto a sgridarli, perché Jason (sempre lui) alla fine del concerto allunga la sua chitarra verso un tizio in prima fila che incredulo allunga le braccia per prenderla, ma la maestra interviene, afferra con forza lo strumento e dà un’occhiataccia al membro del gruppo come per dire “ma che ca**o stai a fà”, e Jason si ritira dietro le quinte con la coda tra le gambe.
Avevo letto che i concerti dei Trail of Dead sono molto energici, ma non mi aspettavo fino a questo punto. Live sono tutta un’altra band, usano il palco come sfogo a tutta l’energia che evidentemente sono costretti a contenere in studio. Le canzoni sono quasi irriconoscibili, e perdono tutta la componente melodica presente negli album. La melodia non gli interessa affatto, tant’è che non si portano neanche il piano sul palco. Mentre le canzoni in studio sono molto studiate, e presentano tanti piccoli dettagli, live diventano grezzissime, con chitarre molto distorte, feedback e batteria tartassante.


Sul palco vogliono fare un disastro, e ci riescono, perché molti tra il pubblico finiscono il concerto fradici di sudore e con qualche livido. Se si è quindi un amante del pogo sono imperdibili, ma chi ha voglia di riprovare live le stesse sensazioni che si provano ascoltando i loro album resterà deluso, perché non gli sarà concesso neanche un minuto di pace. A fine concerto le orecchie fischiano e si va via con qualche dubbio. Ok lo show, l’energia, il delirio, ma bisogna storpiare così tanto il proprio suono? Mah!

22/04/13

Recensione: Easy trigger - Bullshit (2012)




Gli Easy Trigger! 
Progetto musicale nato nel non troppo lontano 2009, inizialmente per riproporre cover rock. 
Dopo varie vicissitudini e dopo aver raggiunto una stabilitá con la formazione: Frenky  (vocals), Caste  (guitar), Fedry  (guitar), Bona  (bass) e Vinco (drums), la band decide di comporre materiale inedito e dare alla luce un EP nel 2011. 
Dopo aver riscontrato un discreto successo di vendite e alla luce di parecchie buone esibizioni live, la band si mette sotto a lavorare e ci presenta questo Bullshit, primo album ufficiale della band. Vediamo com'é questo disco:

Aspetta, ma che disco ho messo? L'introduzione é dalle tinte horror, sicuri sia un disco glam/hard rock? Dopo un minutino, parte un bel riff cattivo, anzi cattivissimo, ma con l'ingresso delle vocals, il quadro si tinge di hard rock, grazie soprattutto all'impronta incisiva del cantante Frenky. 
La band che gli sta dietro non é da meno, con una buona tecnica di base e un buon gusto "rozzo" (termine che é da interpretare positivamente, dato che parliamo di rock) che ci accompagneranno per tutta la durata di questo Bullshit

Il disco é caratterizzato da degli ottimi brani hard rock, cattivi quanto basta, come l'opener Hatesphere o Rocket girl con cori nel ritornello in puro stile Motley crue, la semiballad Smokers die young (dove si nota che il canto di Franky é molto meno a suo agio rispetto alle tonalitá "cattive" delle altre tracce), The dreams con un solo magnifico e..aspetta, ma questa é Painkiller! No, non lo é, ma l'inizio é un chiaro tributo ai Judas Priest, anche se, appena la canzone si sviluppa completamente in un'altra direzione, grazie anche al cantato dell'"ospite" Cresh dei Sincircus. Notevole ancora una volta il solo! Altri buoni episodi nell'ultima parte del disco quali Easy trigger e soprattutto Route 66, che precedono la conclusiva Shootin' in the fire.

Bullshit é un degli Easy trigger é senza dubbio un disco senza troppi fronzoli e dannatamente incisivo.
Se avete voglia di ascoltare un buon hard rock energico con tinte glam, dategli un ascolto, non vi deluderá.
Date un'occhiata al video di 911 in fondo alla pagina.

Best tracks: Hatesphere, Route 66

Tracklist:
1. A Good Night To Kill
2. Hatesphere
3. Sex Sex Sex
4. Apologise
5. Rocket Girl
6. Smokers Die Younger
7. 911
8. The Dreams
9. Bullshit *
10. Easy Trigger
11. Route 66
12. Shootin’ In The Fire
* feat. Cresh (Sincircus)

19/04/13

Live report: Avantasia - Alcatraz - Milano 16/04/2013


Foto e articolo a cura di Sonia:

Che dire? In poche parole risulta davvero difficile descrivere la magnificenza portata on stage da Tobias Sammet & Co; tuttavia, spero di riuscire a trasmettere almeno in parte, le emozioni che io stessa ho provato durante il concerto.
Poche ore fa ho inoltre appreso, tramite un tweet dello stesso Tobias, che il concerto di Milano ha fatto registrare il sold out! In effetti l'Alcatraz era bello pieno, ma non mi aspettavo addirittura il sold out; quindi wow! Soprattutto perché l'ultima volta il pubblico italiano non è che avesse proprio brillato in fatto di partecipazione, nel senso erano pochini...
E comunque, dopo 4 concerti fatti, avere già 3 sold out all'attivo non è per niente male come media!
Consideriamo però, che l'Alcatraz non è poi così grande; credo che abbia una capienza di circa 2500-3000 persone al massimo (ma forse anche meno). Ad ogni modo; EUREKA!
Tornando al giorno del concerto; le leggi di Murphy sono verità assolute, soprattutto quando si hanno dei programmi ben precisi. Sorvoliamo quindi tutta la serie di contrattempi, imprevisti e iatture varie che hanno coronato la giornata lavorativa e non (dannato traffico di Milano all'ora di punta!!!!), di martedì 16 Aprile e giungiamo direttamente davanti al locale.

16/04/13

Recensione Carcharodon - Roachstomper (2013)


Difficile dare un'etichetta ai Cacharodon e difficile inquadrarli. Sin dal booklet, ti chiedi: che genere faranno? La copertina sembra la classica cover death, ma apri il libretto e trovi pagine verdi rosse e gialle, titoli abbastanza particolari e foto della band che li vede in camicia in riva al mare. Boh!
Passo all'ascolto e anche qui l'impresa di decifrarli è abbastanza ardua, diciamo che la base è sicuramente death, ma contaminato con un sacco di stoner, country, blues e southern rock. Come definiscono il tutto i Carcharodon? Macho metal. Ci piace.

Brevissimo passo indietro, la band si è formata nel 2003 e questo Roachstomper è la loro seconda fatica, il loro primo album è, appunto, Macho metal, uscito nel 2008.
Ok, passiamo avanti.

Nel booklet la band scrive: "vogliamo ringraziare noi stessi per essere così fottutamente cool e rumorosi. Facciamo quello che vogliamo" In effetti quello che traspare da questo disco è proprio questo, una band che crea musica senza farsi troppe domande, senza prendersi troppo sul serio e senza stare troppo attento alle etichette: ci ritroviamo quindi ad ascoltare brani particolari sin dai titoli, vedere, per esempio, Marilyn Monrhoid, Chupacobra e Adolf Yeti.

Chi mi conosce lo sa (cit. Alberto Tomba), non amo per nulla il cantato in growl, ciò nonostante ho ascoltato con molto piacere questo disco, vuoi perchè il growl è a volte solo apparente, ovvero ha la forma ma non il contenuto (boh!?) vuoi perché il disco è davvero molto vario e mai fossilizzato su una sola idea/genere, e ogni singola canzone ha tanti spunti che non la rendono mai banale (ascoltare per intero il pezzo in fondo alla recensione, per capire di cosa parlo) e questo CI piace.

Piú che Macho metal, io lo definirei più Schizod metal.. e a me le cose schizzate piacciono.

Top tracks: Stoneface legacy, Pig squeal nation, burial in whiskey waves

Tracklist:
1) Stoneface legacy
2) Pig Squeal nation
3) Adolf Yeti
4) Beaumont, tx
5) Jumbo squid
6) Marilyn Monrhoid
7) Chupacobra
8) Burial in whiskey waves
9) Alaska pipeline
10) Vodoo autopsy
11) The sky has no limits

https://www.facebook.com/Carcharodonband 


14/04/13

Recensione: The Black Angels - Indigo Meadow (2013)



Recensione a cura di Fabio S.

Nati nel 2004 nel bel mezzo del deserto texano, i Black Angels sono sicuramente una delle band più interessanti del panorama rock/psichedelico degli ultimi 10 anni. Sia il nome che il logo della band è un omaggio ai loro dei, ovvero i Velvet Underground, fonte di ispirazione infinita per tantissimi gruppi, di diverso genere. Fanno gavetta suonando in importantissimi festival americani, il Lollapalooza tra tutti, dividendo il palco con grandi nomi come The Black Keys, The Brian Jonestown Massacre, The Warlocks, Wolfmother. Come lo stesso gruppo racconta, durante uno di questi festival Josh Homme dei QOTSA entrò con una bottiglia di tequila nel loro camerino e disse: ”I like your style”. E se c’è il timbro di Josh siamo tutti più tranquilli, no?!

Indigo Meadow” è il loro quarto album, il primo che vede la band in formazione ridotta, sono passati infatti da 5 a 4 membri. L’album continua in grandi linea un percorso iniziato con l’album precende, “Phosphene Dream” , nel senso che si distacca dalle sonorità più cupe e sinistre dei primi due album, per prediligere un suono più leggero e dinamico. Anche la lunghezza delle canzoni rientra in canoni più pop/rock (intorno ai 4 min), rinunciando così a quelle lunghe sezioni ritmiche che avevano caratterizzato i primi lavori.
A parte questo non mancano le caratteristiche tipiche della musica rock/psichedelica, come riff solidi e ripetitivi, ritmi tribali, sonorità orientali, sperimentazioni negli arrangiamenti. Ma ciò che si percepisce durante tutto l’ascolto dell’album e la forte componente anni ’60 e British. D’altronde i membri del gruppo non hanno mai nascosto la loro passione per The Beatles e The Kinks, e per il garage rock in generale. Ma i rimandi alle band anni 60/70 non finiscono qui: “Evil Things” ha un fortissimo marchio Black Sabbath, sia nel pesante riff di chitarra, sia nel cantato, che ricorda molto Ozzy. “The Day” sa molto di Cream, soprattutto nella ritmica e nel coro del verso. Il riff di chitarra di “War on Holiday” ricorda invece moltissimo (forse troppo) Lucifer Sam dei Pink Floyd. Il mood fresco e dinamico del disco viene spezzato solamente con due tracce: “Always Maybe” e “Black isn’t Black”, che chiude l’album; entrambe rispolverano i ritmi bassi e i toni sinistri che avevano dominato nei primi due album.

Anche dal punto di vista dei testi non si parla solamente di droghe e visioni oniriche, temi caldi della psichedelica, ma bensì di un pò di tutto, dalla famiglia, ai viaggi, ai temi più seri come la politica. Ad es. dopo aver parlato della guerra del Vietnam nel loro primo album, questa volta con il singolo “Don’t Play With Guns” toccano il delicato tema dell’uso delle armi negli States.
Nel complesso “Indigo Meadow” è un album che grazie a delle sapienti fusioni suona allo stesso tempo moderno ma maledettamente retro, che non brilla per dei singoli eccellenti ma ogni singola traccia presenta a modo suo un particolare interessante, che può riguardare la ritmica, la voce, i riff, gli arrangiamenti, o altro. Ed e’ un album che senza dubbio si presta all’ascolto anche di chi non è un grandissimo fan della musica psichedelica. Sicuramente fa fare un ulteriore passo ai Black Angels per smuoverli dalla scena underground ed avvicinarli al mainstream. Non so se diventeranno mai un gruppo da grande pubblico, intanto si godono da headliners il festival di casa loro, l’Austin Psych Fest, come accade ormai da 6 anni a sta parte, in futuro, chi sa?

Best tracks: Evil Things, The Day, Broke Soldier

Voto: 7

13/04/13

Stone sour: House of Gold & Bones – Part I & II (2012-2013)


Ma sì, sapete che vi dico? Li recensisco tutti e due insieme in una botta sola, chissenefrega. Parlando onestamente non avevo mai preso in seria considerazione gli Stone sour, non chiedetemi perchè, forse avevo ascoltato qualcosa con un sound metal troppo moderno per i miei gusti o forse non ero interessato all'ennesimo progetto di Corey Taylor, uno che oramai è come il prezzemolo.

11/04/13

La discografia (semiseria): Ozzy Osbourne

Questa volta siamo qui a parlare della discografia del principe delle tenebre, il mangiatore di pipistrelli, il rinc... ehm leggendario OZZY OSBOURNE

Cominciamo!



Blizzard of Ozz (1980)
Il sempre sobrio Ozzy viene cacciato a pedate dai Black Sabbath, ma lui raccoglie armi e ritagli (cit.), si traveste da Superman con un crocifisso, si fa la sua band (scarsa, con un tale Randy Rhoads alla chitarra) e pubblica questo dischetto, tutt'ora pietra miliare dell'hard n' heavy. La sua voce é diventata ancora piú sguaiata (se possibile), ma giú il cappello davanti a queste composizioni. 
Voto 92/100
Top tracks:  I Don't Know, Crazy Train, Goodbye To Romance


Diary of a Madman (1981)
Ozzy questa volta si é vestito da straccione ubriacone e si trova in un posto indefinito con dei candelabri e uno strano tipo sullo sfondo. Contento lui...
Diary of a madman per me é il suo disco migliore, ed é uno dei primi dischi hard n' heavy che ho ascoltato, uno che riascolto ancora oggi abbastanza di frequente. S.A.T.O é una delle canzoni che ho canticchiato di piú nella mia vita, tra me e me. Se mi incontrate, probabilmente (in testa) la staró canticchiando. Pitimpitimpimpi pitimpimpipitimpi (la canticchio cosí)  
Voto 95/100
Top tracks: Over the mountain, S.A.T.O., Diary of a madman


Bark At the Moon (1983)
Dopo i primi due capolavori, saprá il buon Ozzy ripetersi? No, ovviamente no, anche perché Randy Rhoads é tragicamente scomparso in un incidente e rimpiazzarlo non é proprio impresa da poco. Ozzy non si abbatte e si traveste da lupo mannaro (nel solito modo discutibile) apre ai sintetizzatori e pubblica qualche buona canzone, ma nel complesso il disco non é per nulla paragonabili ai primi due eccellenti album. Il videoclip di Bark at the moon é una pacchianata incredibile 
Voto 68/100
Top tracks: Bark at the moon, Rock n' roll rebel, Waiting For Darkness


The Ultimate Sin (1986)
Quantomeno questa volta Ozzy ha la decenza di non farsi fotografare in copertina, peró probabilmente in versione mostro alato é persino peggio. Ma chi é che crea le copertine??  
The Ultimate Sin strizza l'occhio al mercato glam americano, ma il risultato non é troppo convincente e i primi due album sono ormai lontani anni luce. Ozzy e la moglie manager Sharon cominceranno la loro battaglia personale con il bassista Bob Daisley, per l'attribuzione dei crediti nelle canzoni. Quantomeno si tengono impegnati. 
Voto 68/100
Top tracks: The ultimate sin, Thank god for the bomb, Shot in the dark.


No Rest for the Wicked (1988)
Un Ozzy fresco di parrucchiere abbandona il suond pomposo hair metal del disco precedente e assolda il raffinato Zakk Wylde, che porta una boccata d'aria fresca al sound, anche perché in questo disco tutta la band ha partecipato al processo di scrittura. Questo si viene a sapere ancora una volta dopo le cause legali portate avanti dal bassista Daisley. Ozzy, per ripicca, non lo fa apparire nel booklet dell'album. Bravo!
Nell'intro di Bloodbath in paradise sembra di sentire Shaggy, quello di Boombastic, ma dubito fortemente sia lui.
Voto 68/100
Top tracks: Miracle Man, Crazy babies, Fire in the sky


No More Tears (1991)
Ma é davvero lui quello in copertina?! No more tears é l'album della discordia, Ozzy strizza l'occhio al mercato discografico e molti fan non glielo perdonano, mentre altri giudicano il disco un semi-capolavoro. Io sto nel mezzo. A questo album ci hanno lavorato un sacco di persone, persino Lemmy dei Motorhead e Mike Inez degli Alice in chains sono nei crediti dell'album, rispettivamente come autore e ispiratore. Mi sono sempre chiesto cosa sia un ispiratore. Se qualcuno avesse una riposta, mi faccia sapere, grazie.
Voto 72/100
Top tracks: Mama I'm coming home, Desire, No more tears.


Ozzmosis (1995)
Album che ho apprezzato solamente io, assieme ad un altro paio di persone nel mondo, credo. Gli ho persino dedicato una recensione completa. Cliccate qui senza timore per leggerla.
Voto 75/100
Top tracks: I just want you, Tomorrow, Old L.A. tonight


Down to Earth (2001)
Prima di tutto, come sempre, spicca la bella copertina: si dice che raffiguri Ozzy ai raggi X. Vabbé...
Trujillo (l'attuale bassista dei Metallica) e Mike Bordin (Ex Faith no more) si aggiungono alla line up di Ozzy e ritorna anche Zakk Wylde, che era stato cacciato per il tour di Ozzmosis. La band suona davvero bene, ma le canzoni sono cosí cosí: qualche buona idea ma troppi riempitivi e poca ispirazione di fondo.
Voto 62/100
Top tracks: Gets me through, That I never had, Junkie


Black Rain (2007)
Ozzy si prende "solo" 6 anni per fare un altro disco e si presenta, in copertina, in versione commissario di polizia televisivo. Disco abbastanza cupo nei temi e nelle atmosfere e tutto sommato niente male, anche se dopo tutta questa attesa forse ci si poteva aspettare qualcosa di piú.
Zakk Wylde prende in mano il disco e registra anche tutte le tastiere con le sue manine delicate.  
Voto 69/100
Top tracks: Not going away, Lay your world on me, The almighty dollar


Scream (2010)
Eccolo! Con le ali, in cima al mondo e con la sua bandiera, guardate che bello! Scream fu originariamente intitolato Soul Sucka ma Ozzy ha in seguito deciso di cambiare titolo dopo che i fan stavano organizzando un linciaggio pubblico.
Ozzy licenzia (a ragione, secondo il sottoscritto) Zakk Wylde affermando che ormai la band suona come i Black label society e assolda tale giovanotto Gus G al suo posto, che svolge un lavoro magnifico e regala al disco degli spunti "freschi" e diversi dai suoi predecessori.
Voto 70/100
Top tracks: Let it die, Life won't wait, I want it more


Vi lascio con il primo video del principe delle tenebre che ho trovato su YouTube.

10/04/13

Recensione: The Mars Volta - Noctourniquet (2012)

Recensione a cura di Eli Brant

Chiudo con quest’album la mia personalissima trilogia dei migliori dischi del 2012.
E purtroppo questo è anche il canto del cigno di una (o forse LA) migliore band degli anni “00”.
Spero quindi che possiate perdonarmi per la lunghezza e prolissità, ma non posso non omaggiare una band che mi ha accompagnato e segnato per dieci anni.

09/04/13

Recensione: Midnite Sun - Anyone Like Us? (2012)



Pronti ad un hard rock carichissimo? 
Sí perché questo Anyone like us? dei Midnite sun é proprio bello carico: una sorta di hard rock vecchia scuola ma con suoni "pompati" moderni. A proposito di suoni "grossi" e carichi, forse hanno persino esagerato con i suoni delle chitarre, che risultano spesso troppo sature nei riff. 
Ma aspettate, non corriamo, ci arriviamo dopo, prima introduco velocemente la band: 
in attivitá dal 2000 e con tanti cambiamenti di line-up all'attivo, i Midnite sun hanno pubblicato il loro primo disco nel 2005 dal titolo Groovin'sexplosion e nell'ultima decade hanno avuto un'intensissima attivitá live avendo avuto, tra le altre cose, anche l'opportunitá di aprire i concerti ad artisti del calibro di U.D.O., Ian Paice, Lynch mob e Ripper Owens.

Ok, ritorniamo a questo Anyone like us?, dicevamo: chitarre "grosse" a servizio di un hard rock vecchia scuola, con un cantato anch'esso vecchia scuola. Chiarisco che l'abusato termine "vecchia scuola" (bastaaaa) é un complimento per il sottoscritto, in quanto fan accanito di band quali Skid row, G N' R, e compagnia bella.

Il disco parte ottimamente con l'opener Lost in a killing field, gran bel pezzo, che mi ricorda lo stile del John Norum solista. Le chitarre sono grosse (a volte pure troppo, dicevamo prima) á lá Zakk Wylde con fraseggi molto cari a Slash, sicuramente due artisti che hanno ispirato i chitarristi dei Midnite Sun. 
Questo disco scorre che é una bellezza: ottime canzoni, vario e senza nessun punto debole/riempitivo, brani come Mind the gap, Right the wrong way e Inferno risulteranno sicuramente molto graditi a tutti gli amanti del genere. 
Proseguendo con l'ascolto troviamo Fault, che é la classica ballad (molto buona, per altro) di metá disco. Unbreakable e Cannibal love non fanno altro che confermare quanto di buono detto fino ad ora e...hey aspetta, ma io 'sta canzone la conosco.. é The look dei Roxette, che rende molto bene anche in chiave rock, bella cover.
Chiude l'album la tranquilla e malinconica Postcard from my life, anche qui si respirano gli anni 80 e l'album si chiude in bellezza nel migliore dei modi. 

Da amante del genere non posso fare altro che promuovere a pieni voti il disco e la band. 
Questo Anyone like us? é un disco da spararsi in auto a tutto volume, magari con i finestrini abbassati e le corna....
Rock n' roll!

Top tracks: Lost in a killing field, Right the wrong way, Cannibal love.

Tracklist:

1. Lost In A Killing Field
2. Mind The Gap
3. Right Wrong Way
4. Inferno
5. Lady Bullet
6. Fault
7. Unbreakable
8. Cannibal Love
9. The Look
10. Postcards From My Life