19/07/13

Recensione: Edguy - Age of the joker (2011)

A cura di Sonia

Prima recensione in assoluto di un intero album!
Devo ammettere che negli ultimi anni ho rivalutato moltissimo Tobias Sammet e la sua musica; sia che si parli di Avantasia (progetto che mi è piaciuto fin dalla prima nota), sia che si parli, come in questo caso, di Edguy (band che ho sempre ascoltato letteralmente a “spizzichi e bocconi).
Premetto che mi piace il loro nuovo sound, è decisamente più maturo, più personale, più concreto rispetto ai primissimi album; e, non da ultimo, molto più vicino ai miei gusti.
Nonostante ciò cercherò di essere il più obiettiva possibile.

“Age of the Joker” è un'album che ho scoperto solo da poco, ovvero ben 2 anni dopo la sua pubblicazione, grazie ad un amico che me lo ha consigliato in tutte le salse, tanto che ho finito per acquistare la Limited Edition; ; due CD, copertina a mo' di booklet....bellissimo, esteticamente anche meglio di "The Mystery of Time" degli Avantasia (ovviamente mi riferisco anche in questo caso alla limited edition)! Le foto invece sono orribili, tutti e 5 hanno ancora quell'espressione da rockers arroganti e spaccatutto che si usava negli anni '80-'90...e Tobias sempre vestito alla stessa maniera! Ma vabbé......Veniamo al contenuto vero e proprio!
Per questo Age of the Joker Tobias e compagni meritano tanti bei thumbs up; sonorità giuste, canzoni trascinanti, accattivanti che fanno andare a ritmo senza quasi rendersene conto....E poi, nonostante siano "corpose", non solo in termini di lunghezza (Robin Hood dura i suoi begli 8 minuti e “Behind the Gates to the Midnight World arriva anche a 10), ma proprio in termini di sostanza, hanno una linea melodica molto diretta, che a tratti si possono addirittura prevedere; ritornelli e riff orecchiabilissimi e coinvolgenti. In pieno stile Edguy dell'ultimo periodo (ma non solo); già con Tinnitus Sanctus c'era stata questa spaccatura in favore di sonorità sempre più hard&heavy a discapito del puro power (che a dirla tutta dopo un po' mi stufa pure), e devo dire che le loro canzoni ci hanno solo guadagnato sia in spessore sia in "credibilità". Non sono più dei ragazzini e si sente.
Unico cruccio; me li sono persi dal vivo a Milano....vabbé, sarà per la prossima volta; tanto, da quel che ho capito, la mente vulcanica di Tobias non è capace di starsene a riposo, quindi mi aspetto un nuovo album e relativo tour entro i prossimi due anni. 
Il CD1 si apre con quello che è anche il primo singolo estratto da “Age of the Joker”, ovvero “Robin Hood”, di cui è anche stato girato un video piuttosto divertente e che, a mio avviso, riprende a pieno l'ironia insita nella canzone stessa: la prima strofa sembra quasi la descrizione della scena di un film ed il velo d'ironia di cui è permeato il brano non lascia capire chiaramente se “ci è o ci fa” (in pieno stile Edguy, come al solito). L'intermezzo fa molto “Iron Maiden style”, con tanto di coretto alla “Run to the Hills”. In definitiva canzone divertente ed allegra, scritta pure in tonalità maggiore (forse è in G, o G# maggiore, ma non ne sono sicura...)!
Nobody's Hero”; grande ritornello, entra subito in testa. Mi lascia solo un po' perplessa il modo in cui l'assolo conclude prima di riprendere il chorus finale....bha, impressione mia, ma non è molto gradevole all'orecchio.
Rock of Cashel”; bellissima. Rappresenta, a mio avviso, uno dei punti più alti dell'intero album. Riff medievaleggiante, una ritmica fantastica e molto dinamica; adoro le cadenze terzinate!
Pandora's Box”; altra canzone in cui si avvertono altre contaminazioni musicali. Intro in southern rock style, a metà strada tra le sonorità alla “Blaze of Glory” di Bon Jovi e “l'hard-rock blues” degli Aerosmith, la cui influenza si mostra prepotentemente soprattutto nel solo e nel fraseggio di Tobias che lo apre. Il giro della strofa però mi ricorda a tratti il verse di “Sex Fire Religion” contenuta nel predecessore di “Age of the Joker”, “Tinnitus Sanctus”.
Breathe”; è il brano in cui si avvertono maggiormente le reminiscenze del passato. Di stampo decisamente power, “Breath” scivola via veloce e piacevole: da notare il coro di “avantasiana memoria” che chiude l'intermezzo arpeggiato prima della reprise.
2 out of 7”; adoro le lyrics di questa canzone! Ritornello bello aperto, bella la melodia. Canzone che mi piace ascoltare a tutto volume in macchina......e fan**** al mondo!
Faces in the Darkness”; l'intro spiazza perché porta a credere di trovarsi davanti alla prima “ballad” del disco. Ipotesi subito abbandonata non appena entra il potente riff che apre veramente la canzone e che ci dà subito l'idea dell'impatto ritmico di questo brano. Le lyrics invece per me rappresentano una sorta di “antropomorfizzazione” della paura del buio e quindi dell'ignoto. Bellissima, anche questa da cantare a squarciagola.
The Arcane Guild”; è l'altra canzone che più risente delle influenze power. Il solo ricorda molto gli Helloween, o anche i Rainbow.....solo un filo più veloci.
Fire on the Downline”; dall'intro dolce e melodioso, questa track mostra i muscoli dopo il crescendo di batteria. E' una canzone che conquista poco alla volta, man mano che i secondi scorrono. Pregevole il gusto un po' “eighties” dato alla struttura melodica del ritornello, al tempo stesso dinamico e particolare grazie alla ritmica che alterna blocchi di battute da 4/4 e battute di 2/4.
Behind the Gates to the Midnight Word”; è la mia preferita dell'intero lotto. Potente, piena ed oscura; mi piace tutto di questa canzone. Volendo fare un paragone un po' forzato con “The Mystery of Time”, ha lo stesso impatto sonoro e le stesse atmosfere un po' sinistre di “Black Orchid” ed una struttura con vari cambi di tempo e ritornelli aperti che fanno “salire” la canzone come in “The Great Mystery”. Adoro la ritmica, soprattutto nell'intermezzo, con questo crescendo tonale e questo pianoforte che portano alla reprise del riff iniziale e dello splendido ritornello ripetuto due volte prima della chiusura, caratterizzata dal “malefico” arpeggio di chitarra eseguito un tono sopra rispetto al resto della canzone. Una suite encomiabile, davvero niente da dire.
Every Night Without You”; la vera unica ballad di tutto l'album. Qui i casi sono due; o Tobias è davvero innamorato (ed in teoria così dovrebbe essere), oppure è innamorato dell'amore. Il nostro genietto di Fulda ha sempre avuto la grande dote di scrivere ballad stupende; questa, per inciso, è forse un po' troppo sdolcinata, sicuramente non la sua migliore, ma comunque si lascia ascoltare. E poi, a quale donna non piacerebbe sentirsi dedicare parole simili? Quasi nessuna....quasi; tant'è che la reputo il punto debole del disco, ma non perché sia una canzone brutta, anzi, il fatto è che a mio avviso lega poco con il resto dell'album.
“Age of the Joker” è un album davvero ben fatto, con lyrics ben congegnate e strutturato in modo che si abbia quasi una sorta di crescendo che da “Robin Hood” porta alla suite “Behind the Gates to the Midnight World” (o per lo meno è l'impressione che io ho avuto ascoltandolo). Chiudere con una ballata così “melensa” è un vero peccato; anche se mi rendo perfettamente conto che il “lentone” ci sta sempre e comunque e, a volte, è pure richiesto a furor di popolo!
Passando al CD2, ben più che degna di nota è “God Fallen Silent” che porta la firma di Jens Ludwig; se son tutte così le canzoni che scrive, Tobias dovrebbe lasciargli un po' più di spazio, eh!
Le altre canzoni contenute in questo “bonus CD” sono la divertente cover “Cum on Feel the Noize”, “Aleister Crowley Memorial Boogie”; le single versions di “Robin Hood” e “Two out of Seven” e la ballad “Standing in the Rain”, scritta da Tobias nel 2005 e che potrebbe tranquillamente fare da contraltare a “Every Night Without You”. Qui si canta di un'amore in corso, bello puro e duraturo, per contro, in “Standing in the Rain” si parla di un'amore finito, magari anche in malo modo.....Chi ha estratto il 2 di picche?

Voto:8

Best Song: Behind the Gates to the Midnight World, Two out of Seven, Faces in the Darkness, Rock of Cashel.
Skip Song: se proprio vogliamo trovarne una Every Night Without You.