08/06/15

Recensione: Muse - Drones (2015)


Dopo quella ciof ehm.. disco non molto riuscito di The 2nd law, i Muse ritornano con un megaconcept sci-fi su terza guerra mondiale e droni. Megaconcept che non verrá preso in esame perché non mi va di entrare nella testa di Bellamy e soci. Potrei uscirne molto male. Ho deciso di fare un track by track per questo disco, almeno organizzo un po' le idee...


01. Dead Inside
L'introduzione del disco é molto poco (si puó dire?) rock. I suoni generali sono quelli degli ultimi Muse, ovvero quelli che non ascolto. Qualche inserimento di chitarra e una bella linea vocale fanno peró apprezzare il brano. In alcuni frangenti della seconda parte sembra di ascoltare gli U2.

02. (Drill Sergeant)
Semplicemente un intro al pezzo successivo. Un sergente a lá Full metal jacket che sbraita contro qualche soldato.

03. Psycho
Beh, il riff é quasi quello di Personal Jesus dei Depeche mode, quindi funziona eccome. Il passaggio successivo sará di Roadhouse blues dei Doors. Vabbe', smetto di trovare plagi e mi godo il pezzo per quello che é, ovvero uno dei migliori del disco, a mio modo di vedere. Muse al 100% e che sará senza ombra di dubbio un cavallo di battaglia dal vivo negli anni a venire. Vediamo se mi sbaglio. Bella la nota finale divisa tra chitarra e voce.

04. Mercy
Suoni molto lavorati, molte tastiere, ma anche chitarre compressissime. Anche questo, brano Muse al 100%. Mi piace molto il pre - ritornello, la parte piú rock del brano, per il resto forse un po' troppa carne al fuoco a livello di arrangiamento per i miei gusti, però il pezzo funziona.

05. Reapers
Bel riff in tapping in apertura, anche se il suono del rullante che ci sta sotto non gli sta dietro per nulla. Il pezzo si irrobustisce nei suoni e nel riffing, ma viene contaminato da alcuni elementi che hanno distinto gli ultimi album dei Muse. Il pezzo in generale si fa apprezzare (a parte il ritornello che mi piace poco). Finale cattivissimo. Un perfetto incrocio tra il vecchio ed il nuovo corso. Peccato per quel ritornello troppo lavorato, il resto del pezzo é ottimo.

06. The Handler
Anche qui molta aggressivitá nelle chitarre, molta meno nella batteria che ha dei suoni poco rock. Bellissima la linea di basso. Il pezzo, pur avendo tanti momenti e dettagli degni di nota, non decolla, perlomeno, secondo il mio gusto.

07. (JFK)
Altro intro parlato (con inserti musicali) che apre il prossimo brano.

08. Defector
Altro brano estremamente Muse che stavolta mi convince appieno: i suoni sono piú compatti e meno dispersivi (boh) e il pezzo é uno dei piú riusciti di questo Drones. Gran pezzo da tutti i punti di vista, i Muse mi piacciono decisamente di piú quando si tengono sul "semplice".

09. Revolt
Si toglie un po' il piede dall'acceleratore e si ritorna su ritmi piú blandi. Molto Queen e U2 nel chorus, penso lo sappiano anche loro, anzi, penso lo facciano apposta. Forse troppo allegro rispetto al contesto generale del disco. Non male, in generale, si lascia ascoltare gradevolmente.

10. Aftermath
Un intro molto atmosferico, tra Hendrix e Unintended da il via ad una gran bella ballad. I Muse giocano in casa su queste atmosfere. Meno ruffiana di altre del recente passato, ma bel pezzo, nonostante il finale un po' prolisso. La linea vocale mi ricorda vagamente qualcosa di Bryan Adams.

11. The Globalist
Pezzo di 10 minuti dove c'é un po' di tutto. L'apertura che piú western non si puó (sembra di vedere David Carradine in sella al suo cavallo) lascia spazio ad una classica strofa rilassata di Bellamy. Ottima anche se poco originale, sembra di ascoltare altre 1000 canzoni dei Muse. Un basso distorto irrompe e cambia mood del brano (con un countdown in sottofondo), poi chitarra e tastiere completano il tutto. Brano che ritorna tranquillo con solo piano e voce, classico Muse. Le singole parti del brano sono ottime, ma sembra manchi un filo conduttore e il tutto risulta un po' slegato.

12. Drones
Un coro che sarebbe piaciuto a Freddie Mercury (non tanto a me) chiude il disco.

La classe dei Muse é riconosciuta anche dalle tartarughe e, piacciano o no, rimangono una delle piú grandi band dei nostri giorni. Pur essendosi ripresi dall'ultimo lavoro e sprizzando classe da ogni angolo del cd (che é rotondo), la mia impressione è che i nostri non si  accontentino piú e vogliano fare costantemente il passo piú lungo della gamba, complicandosi la vita senza nessuna ragione e buttando troppa carne sul fuoco negli arrangiamenti e nelle composizioni. Continuo a preferire i Muse piú immediati e rock dei primi periodi, ma se vi piacciono i Muse piú recenti, questo é sicuramente uno dei loro migliori dischi, gradevole nel suo complesso e assolutamente senza pezzi brutti, al contrario dei precedenti. Dategli un ascolto.

Voto 67/100

Top tracks: Psycho, Deflector.

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