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Recensione: Saxon - Battering ram (2015)

Non sono un amante dei Saxon e non li ho mai seguiti piú di tanto, nonostante siano sulle scene da praticamente sempre e nonostante il fatto apprezzi il cantante Biff Byford. Sapete peró che amo essere al corrente con le nuove uscite (internet sotto questo punto di vista é fantastico), quindi eccomi qui a recensire questo Battering ram, titolo che mi ricorda la mia amata Rapid fire dei Judas Priest ( la parola battering ram sta nella prima frase della canzone).
La produzione del disco é affidata a Andy Sneap e non é un dettaglio da niente, al contrario di quello che possiate pensare. Comincio con l'ormai consueto track by track.

01. Battering Ram
La canzone dei Judas priest citata prima mi piace troppo per non pensarci ogni volta che vedo sto titolo. Ma non vi voglio scassare l'anima con sto fatto, cominciamo l'analisi. L'inizio é il piú classic metal che potete immaginare, cosí come lo il riffing che come ignoranza ricorda un po' quello dei Judas Priest (basta!). Potente, granitica e orecchiabile. Ci piace

02. The Devil's Footprint
Dopo un intro parlato estremamente cinematografico, il disco prosegue sulla falsa riga della opener/title track: ritmi alti, Byford che spinge tanto in un ritornello tanto potente quanto orecchiabile. Il disco suona benissimo e la mano di Andy Sneap in cabina di regia si sente tutta.

03. Queen Of Hearts
Ritmi piú cadenzati in questa Queen of Hearts che peró mantiene la potenza e l'orecchiabilitá. Diciamo meno velocitá e piú epicitá, se mi passate il termine importante. Le strofe effettate mi ricordano qualcosa dei Queensryche. La canzone ha un bel pathos.
 
04. Destroyer
Certo, i titoli non saranno originalissimi, ma siamo sempre di fronte ad un disco dei Saxon, che vi aspettate? Se volete roba diversa andate pure su altri lidi. Ritmi un po' piú alti per un pezzo un po' piú scanzonato (per quanto puó essere scanzonato un pezzo di questo disco... sono tutti tritaossa) e con meno pretese dei precedenti.

05. Hard And Fast
Altro pezzo piú "leggerino" che non incide particolarmente. Non ha niente che non vada, ma se non lo riascolti, non ci pensi piú. La grinta c'é, ma sembra quasi un "compitino". Bella peró la parte "maiden" con gli intrecci di chitarra e i soli.

06. Eye Of The Storm
Un inizio che non fa prigionieri, poi un bel riff e un bel chorus. Non cercate l'originalitá, ma se cercate impatto e tamarraggine, andate sul sicuro. Nella seconda parte c'é una parte che piacerebbe molto a Dave Mustaine, dei telegiornali su su delle chitarre intrecciate.

07. Stand Your Ground
I ritmi ritornano altissimi e la batteria con una doppia cassa frenetica. Anche qui, pezzo di sicuro impatto ma fatto un po' con lo stampino. Se lo ascolti, muovi la testa e fai le corna con le mani (avete capito cosa intendo, no?), ma se non lo ascolti, non lo vai a cercare.

08. Top Of The World
Atmosfere piú aperte e meno serrate, anche se il riffing é sempre frenetico. Il ritornello ti si stampa in testa e funziona, le strofe e le chitarre maideniane pure. Mi piace molto, uno dei migliori brani del disco.

09. To The End
Riff á lá Black Sabbath e ritmi decisamente piú cadenzati. Anche qui, come nella precedente, il ritornello funziona alla grande, ti si stampa subito in testa. Forse preferisco i pezzi piú cadenzati di quest'album, solitamente scelgo il contrario.

10. Kingdom Of The Cross
Decisamente un brano diverso. Strumenti acustici e strofe che vedono David Bower che narra un testo intenso riferito alla prima guerra mondiale, poi un ritornello cantanto da Byford e delle belle chitarre. Epico e rilassante allo stesso tempo. Mi piace, forse sarebbe potuto durare un po' di meno (6 minuti sono un po' troppi), ma mi piace.

11. Three Sheets To The Wind
Il disco doveva decisamente finire con il brano precedente. Aggiungere questo, che é il classico riempitivo di metá album e spezza completamente le belle atmosfere della precedente, é una scelta sbagliata, a mio avviso. Sembra una bonus track messa li a caso. Non é male, sembra un pezzo degli Ac/dc, ma non ci sta per nulla a fine album e forse non c'entra nulla neanche con l'album stesso.

Un disco tamarro e sicuramente che fa il suo dovere. Accennavo all'inizio riguardo la produzione di Andy Sneap. Beh ho trovato tantissimi elementi in comune con l'ultimo degli Accept. prodotto appunto dallo stesso Sneap. I due dischi suonano molto simili (per non dire identici) a livelli di sound. Meglio quello degli Accept, questo é tamarro in egual misura ma ha anche qualche calo di tensione in piú. Se cercate Heavy metal cazzuto e senza troppe pretese, questo disco fa sicuramente per voi. Onore ai Saxon per esserci ancora ed esserci bene.

Voto 69/100

Top tracks: Queen of Hearts, Top of the world, Kingdom of the cross
Skip track:  Three sheets to the wind.

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