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Recensione: Operation Mindcrime - Resurrection (2016)


Lo aspettavate con ansia vero? Ecco qui Resurrection, seguito del trascurabilissimo The Key (cliccate per leggere la recensione). La band che accompagna Geoff Tate in questo secondo capitolo (c'é un terzo alle porte, ebbene si) é composta da Simon Wright, Brian Tichy, John Moyer e Kelly Gray. Perdonatemi ma dopo tutte le cocenti delusioni che mi ha dato Geoff Tate nel corso di questi anni, non ho intenzione di scrivere una riga in piú per l'introduzione.
Cominciamo il track by track e basta.

1. Resurrection
Uh, una intro. Mi piacciono le intro.

2. When All Falls Away
Uh, un'altra intro strumentale di un paio di minuti. Forse é eccessiva, ma ci puó stare.

3. A Moment in Time
Ok, un'altra intro. Mo basta peró!

4. Through the Noize
Ma che, ancora un'intro??? Mo basta veramente peró!

5. Left for Dead
Oh, finalmente... alla quinta traccia Geoff ha pensato di smetterla con le introduzioni e ci ha regalato una canzone completa. Non si grida al miracolo ma rispetto a quanto ascoltato negli ultimi é un buon sentire. Certo, a volte un po' troppe tastiere ma il ritornello é orecchiabile e c'é un grande drumming in tutto il brano.

6. Miles Away
Suoni inquientanti che accompagnano la batteria (ancora una volta sopra le righe) aprono Miles away, pezzo con troppe voci, sovraincisioni e troppi cori per i miei gusti, ma che si fa ascoltare abbastanza piacevolmente. Abbastanza, eh.

7. Healing My Wounds
L'inizio ha vagamente le atmosfere del capolavoro Operation:Mindcrime, poi ci spostiamo verso i Queensryche post Tribe. Molte orchestrazioni e l'immancabile sassofono suonato da Geoff Tate. Pezzo un po' dispersivo a dire il vero, non ha una vera e propria direzione. Anche il lungo solo di chitarra finale é cosí cosí.

8. The Fight
Semiballad che si fa apprezzare per la semplicitá, le atmosfere e per la direzione precisa (cosa che spesso é un pregio, specialmente in album come questi). Bel pezzo, nulla da dire, bravo Geoff. Quando te lo meriti, te lo meriti.

9. Taking on the World
Altro brano con una direzione precisa e con un bel tiro. L'ho ascoltato circa 4-5 volte e non mi ero accorto della presenza di due ospiti pesanti (in tutti i sensi) come Blaze Bayley e di Ripper Owens. Il pezzo ha mordente e non é male (potete guardare il videoclip in fondo alla pagina), ma dovrebbe ricevere il premio "come sfruttare malissimo gli ospiti sul tuo disco". Chiami due cantanti del genere e gli fai fare praticamente solo i cori? Una strofa a testa no, vero? Boh.

10. Invincible
Pezzo piú lungo dell'album che parte abbastanza male e con delle idee slegate e disordinate (alle mie orecchie, perlomeno). Si riprende nella parte centrale con un ritornello efficace intervallato da alcuni buoni assoli di chitarra e di tastiera. Finale di nuovo decisamente dispersivo. Poteva (per non dire doveva) tranquillamente durare 2-3 minuti di meno.

11. A Smear Campaign
Chi sono, gli Alter bridge? No, dopo qualche secondo entrano tastiere strane/distorte e fiati e ritorniamo alle atmosfere tipiche di questo Resurrection. Il ripetuto "Extra extra" mi riporta ad un disco di Duff McKagan, ma non credo i due abbiano molto in comune. Poi entra una sorta di rap e un fastidiosissimo sassofono (odio personale), poi ancora un riff pesante e degli assoli un po' banali e con un suono poco virile. La descrizione di questo pezzo é confusa come il pezzo stesso, che onestamente non ha né capo né coda. 

12. Which Side You're On
Grande drumming in apertura (la batteria é senza dubbio la cosa migliore dell'album) che sostiene dei riff a metá fra il metal e l'industrial. Pezzo non male, ma c'é veramente troppa carne al fuoco, troppi suoni, troppe idee mischiate. Si rischia il mal di testa. Apprezzo spesso il tentativo di questi brani, meno il risultato.

13. Into the Hands of the World
Ancora un grande drumming (ma che ve lo dico a fare) per un pezzo abbastanza delirante. Senza un filo conduttore, troppo pieno di "roba". Sembra composto e registrato sul momento: "Ok, che ci mettiamo dopo questa parte? Va bene il riff che ti ho fatto sentire ieri? Ma no, buttiamogli un sassofono. Anzi no, delle tastiere distorte. Se gli mettessimo tutto insieme?" Va bene il prog e non ancorarsi troppo a degli schemi, ma un filo conduttore ci vuole. L'album sta definitivamente perdendo la bussola
 
14. Live from My Machine
Le atmosfere si calmano un po' per questa canzone finale abbastanza tranquilla. E' un piacere ascoltare ogni tanto un filo conduttore (beh, qualcosa di simile quantomeno), anche se la canzone non é proprio una di quella che si fará ricordare negli anni, a livello qualitativo. Meglio delle precedenti, diciamo.

Per quanto mi riguarda, nonostante tutto, questo Resurrection é il miglior disco dell'ultima produzione di Geoff Tate.
Non ho detto che é un bel disco, attenzione, dico che é un disco con alcuni buoni brani, con elementi molto interessanti (il drumming prima di tutto) e con del potenziale, purtroppo un po' soffocato da una produzione e da idee spesso caotiche. L'ho ascoltato diverse volte prima di capirci qualcosa e ancora non l'ho perfettamente compreso. Ma non credo lo faró mai.

Voto 57/100

Top tracks: Left for dead, The fight, Taking on the world
Skip tracks: Which Side You're On, Into the Hands of the World

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