13/01/17

Recensione: Giovanni Gagliano - Restless (2017)


Ed eccomi qui, per l'ennesima volta, a parlare di un mio disco.
Quella che leggerete, ancora una volta, non sarà una recensione bensì uno spiegare le tracce di questa mia ultima fatica (che poi tanto fatica non é stata, è stato più un piacere). Non so perché, ma sono stato travolto da un'ispirazione incredibile dopo il mio secondo Rough uneven surface. Forse il disco non mi aveva soddisfatto completamente (anche per qualche problema di mixing/mastering) e inconsciamente sono stato portato a fare meglio. Non saprei, sta di fatto che ho cominciato a scrivere roba e il disco era giá bello che pronto (solo a livello di idee) dopo 3-4 mesi dall'uscita dell'ultimo. Ovviamente ho utilizzato l'ultima parte dell'anno per registrarlo e produrlo a dovere (secondo le mie conoscenze/possibilitá, ovviamente). E pensare che nei miei piani iniziali Peace & revenge doveva essere il mio primo e unico album...

In questo album due mie amici hanno collaborato quasi nella loro interezza: Fabio Sticca ha registrato il suo gustoso basso in quasi tutte le tracce, esattamente dalla canzone 3 alla 10 (e ispirando Moneymakers con il suo riff quasi doom), cosí come Giacomo Minelli che oltre a darmi la consueta mano con gli assoli di chitarra, ha anche registrato anche delle ottime ritmiche in tracce sparse. Un complimenti e un grosso grazie a loro due, quindi. Un grosso grazie anche a tutti gli altri amici che mi hanno dato una mano, ma li troverete citati canzone per canzone.  A livello di testi, quasi tutti parlano o sono ispirati da Londra, la cittá in cui vivo

Cominciamo con le tracce:

1) Blood
L'ennesima intro. Lo so che ci ho scassato le cosiddette con ste intro, infatti non volevo metterla. Peró sono mesi che la suono dal vivo prima della traccia successiva, quindi mi sono sentito in dovere di inserirla.

2) All I want
Questa l'avete (forse) giá sentita perché l'ho pubblicata in precedenza. Rispetto alla versione che conoscete ho sistemato qualcosa (c'era qualche orrore in basso/batteria), cambiato qualche particolare, alcuni volumi e cambiato il finale, che sembrava troppo da colonna sonora di un film preso da un fumetto. Ma soprattutto gli ho fatto un mastering diverso e secondo le mie orecchie suona decisamente meglio adesso, quindi dategli un'altra chance. Mi piace molto da suonare live all'inizio della mia setlist perché ha un bel crescendo e anche vocalmente mi dá una grossa mano ad entrare nel mood giusto. Il testo é una sorta di delirio in quanto scritto in un momento di confusione e il solo di Giacomo sul finale é proprio bello.

3) Smoke in the sun
La mia preferita del disco, forse a pari con una che vedremo piú in avanti. E' una canzone folle, nella sua semplicitá. Comincia con intro arabico distorto suonato in maniera discutibile e che non ci azzecca nulla, poi un heavy metal classico e una struttura che non ha molto senso (c'é una sola strofa e due ritornelli) fino al rallentamento melodico (e ingiustificato) sul finale con una parte quasi "napoletana". Il (breve) testo parla di cose che vedo giornalmente intorno al mio ufficio, dove un sacco di persone fanno pausa dagli uffici fumando negli sporadici angoli di sole. Nel secondo ritornello c'é la chitarra ispirata di Fabio Battaglia che fa un po' di polpette (come diciamo noi). Il finale é il basso di Fabio Sticca che non so per quale motivo ha continuato a suonare anche se la canzone era finita. Mi piace, lasciamolo.

4) Losing a sun
E' una cover. Bisogna fare fare un bel passo indietro, esattamente a Catania, circa 10 anni fa: c'era una band di amici, gli Spreadin' fear che nel corso della loro relativamente breve (ma intensa) carriera ci hanno fatto ascoltare davvero delle belle cose (ecco una recensione che ho fatto del loro album Mankind). Sono stato sempre innamorato della loro Losing a sun, canzone secondo me meravigliosa e qualche tempo fa gli ho chiesto se potevo farne una cover. Non l'ho fatta esattamente uguale ma spero che in qualche modo mantenga lo spirito originale. Se volete ascoltare l'originale, cliccate qui.

5) I don't have all day
A Londra ci sono un sacco di persone che ragionano "da manuale". Il che non é una cosa sempre malvagia (soprattutto per una metropoli), ma il non avere flessibilitá a nessun costo é una cosa che mi fa venire i nervi. Esempi: se chiami un call center per un problema, l'operatore leggerá, qualsiasi cosa accada, la sua tabella procedurale (anche se tu dici giá che l'hai giá fatta con l'operatore precedente). Altro esempio stupido, l'altra sera al party dell'ufficio avevamo gratis il cocktail Caipirinha, da chiedere al bancone. A me non piace perché c'é il rum e chiedo al ragazzo se puó farmelo con la vodka (questa variante si chiama Caipiroska). La risposta é: "no, non é prevista". Ma vaffanculo va, al bancone non c'era nessuno e la vodka vi dovrebbe costare pure meno, vi faccio anche risparmiare. Fabio Battaglia ha registrato dei bellissimi soli sul finale che danno valore alla canzone. Il titolo é ispirato alla mia ultima conversazione con un operatore telefonico che pensava di tenermi al telefono per delle ore.

6) Moneymakers
Canzone dal parto strano. Fabio sticca era da me per registrare altri pezzi e se ne esce con un riff di basso. "Uh, bello, registriamolo, non si sa mai" . Poi l'ho fatto ascoltare a Giacomo Minelli che ci ha incominciato ad improvvisare sopra ed ecco pronta la base per questa Moneymakers. La struttura non era quella di una canzone normale quindi ci ho praticamente parlato sopra come farebbe Dave Mustaine (ma senza la sua innata cattiveria). Il testo parla di tutte quelle persone che (soprattutto nella city) tendono a sacrificare la loro vita o i loro anni migliori per il dio denaro, tornando a casa solo per dormire e non avendo tempo per fare nient'altro.

7) Camden town (Restless version)
Questa la conoscete pure perché sta nel secondo album come bonus track. In realtá l'avevo composta solamente per avere una canzone stupida da cantare a Camden town, giusto per far sorridere la gente. Il risultato é che probabilmente é la mia canzone piú apprezzata, quindi per sentirla piú mia l'ho voluta rendere meno pop irrobustendo il suono dei vari strumenti e l'ho ricantata con piú verve, quasi interamente. Per differenziarla ulteriormente dalla versione precedente ho fatto fare l'assolo ad Ettore Ferretti che gli ha buttato un tocco di classe nel finale, cosí come aveva fatto Giacomo nella precedente versione.

8) It's gonna rain
Ho provato durante i miei primi periodi a Londra ad organizzare un sacco di picnic, partite a pallone etc. Niente, anche se l'invito é per la settimana successiva ci saranno che persone guarderanno sempre il meteo per risponderti: "non vengo perché pioverá", ho visto le previsioni. Ho gettato la spugna e non ho organizzato piú niente. "It's gonna rain, better stay at home" dice il ritornello. Ovviamente poi piú della metá delle volte non ha piovuto perché le previsioni del tempo non contano una mazza, molto spesso. Ho chiesto all'amico Marco Maugeri di metterci sotto un bel piano allegro e ad Ettore Ferretti di fare gli assoli finali. Entrambi hanno fatto un lavoro meraviglioso.

9) Go Home
Ecco l'altra mia canzone preferita del disco. Go home é dedicata a tutte quelle persone che stanno a Londra ma la detestano. Ora, i gusti sono gusti e a me Londra con tutti i suoi difetti piace da morire ma capisco anche che a qualcuno non possa piacere, ci mancherebbe. Quello che non capisco é perché continuano a starci, proprio non ci arrivo. Non sapete quanti ce ne sono. Mi capita di parlare con persone che sono arrivate da una settimana e giá sputano sentenze sulla cittá: il cibo fa schifo (hanno provato solo il fish & chips del pub sotto casa e un paio di tremende catene italiane fasulle), fa freddo (probabilmente meno di casa loro), c'é umiditá e inquinamento (ancora, chissá da dove vengono) e tante altre cose, ma la cosa incredibile é che alla fine non se ne vanno e cercano pure di trovare un lavoro stabile, continuandosi a lamentare di tutto. OH, MA TORNATEVENE A CASA (o andatevene in qualche altro paese, il mondo é enorme). Anche qui, la struttura é abbastanza strana e il rallentamento melodico verso la metà non ha molto senso di esistere ma mi piace ugualmente. Ci sono diversi soli e sono quelli di Giacomo, un mio tapping discutibile e quello finale di Fabio Battaglia. Sono molto soddisfatto di come ho cantato questa canzone, forse la piú impegnativa del disco.

10) Circus
Parlavo con la mia amica Laura (che si interessa sempre alla mia musica, grazie anche qui!) dicendole che avevo intenzione di fare un disco che parlasse di Londra e le ho chiesto di scrivermi un testo. Non lo aveva mai fatto e le ho dato qualche dritta sulla metrica etc. Tac, il giorno dopo ho avuto il testo bello che pronto. Efficienza. Le ho chiesto pure di partecipare attivamente registrando la sua voce (che si sente, seppur piano, nella frase del ritornello "And I'm a part of it - Come on and join in"). Il testo parla di mille situazioni che succedono qui: dalle donne ubriache con i tacchi in mano, agli online date, alla gente che fa jogging nelle strade affollate, ai parchi... c'é veramente tanto. Il mio tono di voce é decisamente piú basso del solito, infatti ho dovuto registrare il tutto di prima mattina per rendere il tutto più credibile. La seconda parte con i soli di Giacomo é secondo me uno dei punti piú alti del disco.

11) Song for sleeping
E' la prima canzone della trilogia strumentale sul ciclo della giornata (eh??) che vedrá anche il risveglio e la vita durante l'ora di punta. Molto spesso, a causa della casa in cui abito con i pavimenti scricchiolanti del piano di sopra, devo addormentarmi con tappi per le orecchie ai quali aggiungo sopra le cuffie con canzoni tipo zen. Ho pensato "oh, sai che c'é? Ne faccio una pure io, sembra facile". Sta canzone quindi é adatta per dormire, l'ho registrata in un batter d'occhio ma tutti coloro che l'hanno ascoltata dicono che funziona e che é fatta bene. Forse dovrei darmi ad un altro tipo di musica.

12) Wake up
Se con la traccia precedente si dorme, qui ci si risveglia con un tempo un po' sostenuto (ma non troppo) e tutto non troppo curato: ho lasciato molte cose ancora piú grezze di quanto non faccia di solito perché: "é mattina, non connetti ancora troppo bene" Ho immaginato questi tempi e questi ritmi per il risveglio londinese ma penso siano accostabili anche per qualsiasi altro luogo. Nel finale si intensifica un po' perché l'inferno della giungla si avvicina.

13) In the jungle
Ecco la giungla. Volevo ricreare un ambiente tanto piú caotico possibile con ritmi tribali (ho suonato anche un djembe nella parte centrale), sovraincisioni e chitarre rumorose che rappresentassero a pieno il caos londinese, in particolare l'ora di punta. Se prendete la metro in centro verso le 18 capirete che mancano solo le liane e le scimmie urlatrici. Questa "trilogia" finale è un esperimento, niente di più, giusto per provare a spaziare un pochino dalla solita forma canzone.

Sono soddisfatto di questo disco, penso che per alcuni aspetti sia il mio disco migliore.
E' in qualche modo folle ma equilibrato e ci sono un sacco di momenti diversi, dal quasi pop fino all'heavy metal, forse ancora di più di Peace & revenge e Rough uneven surface. Sempre partendo dal presupposto che é una registrazione a bassissimo budget (ho registrato l'album sul computer di casa) e non ho mai fatto nessun corso di produzione/registrazione (e mi ostino a non farli). Effettivamente non ho mai studiato assolutamente nulla. Vabbé, questa é un'altra storia...
Beh, che dire... Se lo avete ascoltato e se siete arrivati fino a qui vi ringrazio molto dell'opportunità concessami e...

Rock n' roll, sempre.

Qui sotto il link di spotify, ma potete trovare l'album dappertutto:

DEEZER
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