19/01/17

Recensione: Pain of Salvation - In The Passing Light of Day (2017)


Sono sicuro che avete già letto altre recensioni di questo disco sulla rete. Stavolta Given to rock arriva un po' più tardi perchè mi sono preso il mio tempo per ascoltare un album che proprio semplicissimo non é.

Dato che avete già letto la recensione da altre parti non vi dirò che l'ultimo album di Daniel Gildenlöw e soci dista quasi sei anni dal precedente e non enfatizzerò la figura del (relativamente) nuovo acquisto Ragnar Zolberg che oltre a svolgere un lavoro egregio alle chitarre dà pure un grossa mano a Daniel con la sua voce, facendo praticamente il cantante aggiunto supportandolo con parti acutissime. Sapendo giá tutto questo, siete (forse) pronti al track by track di In the passing light of day, album che già dalla copertina fà intuire come tutto giri intorno al mastermind Daniel che in questo disco ci racconta le sue ansie e le sue paure derivate sue disgraziate vicende di salute avute nel recente passato. Facciamo che analizziamo solo la musica per evitare di finire tutti dallo psicanalista, ok? 

01. On a Tuesday
Non ho mai apprezzato l'idea di aprire un disco con un pezzo lungo, soprattutto se un capolavoro non é.
On a Tuesday é un pezzo di 10 minuti abbastanza tipico Pain of Salvation. Le strofe si basano sulle classiche liriche nervose di Daniel e il ritornello sarebbe molto orecchiabile se non fosse per quel tempo "complicato" sullo sfondo. Le voci delicate, quasi femminili, di Ragnar ci danno un po' di tranquillitá che svanisce poco dopo con la batteria che pesta. A proposito, apprezzo tanto il suono della batteria, molto grezzo. Il pezzo mi piace molto nella prima parte ma risulta alquanto slegato nella seconda e la durata diventa eccessiva, a mio modo di vedere, soprattutto essendo il pezzo d'apertura del disco. Come volevasi dimostrare.

02. Tongue of God
Un piano timido ci introduce Tongue of God, fortunatamente piú snello del precedente. Il pezzo alterna molta melodia a pesantezza con tanti stop & go presenti nella sezione ritmica. Le parti "musicali" sono assolutamente riuscite e il ritornello ha molto appeal ma anche qui a volte il tutto non suona troppo compatto. Se é un bene o un male, decidetelo voi. Forse é solo poco canonico, in quel caso va bene cosí.

03. Meaningless
Ma che diavolo é quello strumento fastidiosissimo in apertura? Forse sapete di cosa sto parlando dato che il pezzo é uscito come singolo diverso tempo fa. Pipetta, Kazoo o tastiera a parte, Meaningless é decisamente meglio strutturato rispetto a quanto ascoltato fino a questo momento. Perlomeno, ha decisamente una forma canzone piú canonica, mettiamola cosí. Curiositá, il pezzo é esclusivamente ad opera di Ragnar Zolberg, che lo aveva pubblicato qualche anno fa con i suoi The sign. Il brano si chiama Rockers don't bathe, se ve lo volete andare a cercare. Ha fatto benissimo Daniel ad accaparrarselo. Ritornello fantastico. Top track #2


04. Silent Gold
Ancora un piano soffuso (che preferisco di gran lunga rispetto all'intro precedente) e Daniel che ci intrattiene in maniera leggera. Il pezzo mi ricorda un po' Heart of gold di Neil Young. forse un po' piú nella versione di Zakk Wylde. Ballad non eccezionale ma non pretenziosa e che scorre via piacevolmente. Sarebbe potuta comparire in Falling home, disco che ho apprezzato molto (anche se in colpevole ritardo).

05. Full Throttle Tribe
Ritorna una tastiera abbastanza fastidiosa che ancora una volta ci accompagna nei momenti topici di questa Full throttle tribe, pezzo assolutamente vincente nella prima parte: il ritornello ti si stampa in testa e tanti elementi di disturbo (in senso buono) tipici dei Pain of Salvation. Il pezzo sembra chiudersi per poi riaprirsi nella seconda metá con una parte di tastiera e voce, per poi riprendere con ancora una volta un bel drumming e con dei ritornelli. Sul finale invece troviamo dei ritmi doom usciti quasi dal nulla. Tutto bello, ma io l'avrei fatta terminare a intorno ai 5 minuti invece di allungarla fino ai 9 senza grosso costrutto.

06. Reasons
Primo singolo che ha anticipato l'uscita. Come per l'altro singolo Meaningless devo dire che mi soddisfa molto: é assolutamente un brano POS sotto ogni aspetto e ogni volta mi diverte contare le battute del folle ritornello. Daniel fa la voce grossa (in tutti i sensi) cosí come tutti gli altri componenti danno il loro massimo. Questo é il tipo di prog metal che voglio sentire dai POS, complicati ma dritti al punto, senza perdersi per strada e dilungarsi inutilmente. Bellissimo brano. Top track #1


07. Angels of Broken Things
Un riff acustico che mi piace molto introduce la delicata Angels of broken things, canzone molto semplice ma impreziosita da particolari musicali ricercati e da tempi decisamente poco lineari. Il tutto sfocia in una lunga sezione di assoli di chitarra per uno dei punti piú alti di tutto The passing light of day. Il tutto per poi richiudersi come era iniziato. Canzone tutto sommato lineare ma anche questa tipica Pain of Salvation. Gran bel pezzo.

08. The Taming of a Beast
Ritmi e atmosfere quasi pop, il tutto é molto quadrato e dritto per essere un brano dei Pain of Salvation. Questa The taming of the beast mi spiazza un po', sembra piú un pezzo adatto agli Him che ai Pain of Salvation, anche la linea vocale della prima strofa me li ricorda. Ma forse sto esagerando un tantino. Se vi piacciono le ultime uscite della band probabilmente vi piacerá, io ne avrei fatto volentieri a meno, anche perché i 6 minuti e mezzo sono francamente troppi per quello che propone. Skip track.

09. If This Is the End
Ancora atmosfere gentili con tanto di bellissimi particolari in questa delicatissima If this is the end, canzone che passa a momenti di dolcezza assoluta (c'é persino una fisarmonica) alla pesantezza totale, senza preavviso e senza motivo. Tutto questo realizzato con estrema classe. Il motivo sul finale ricorda parecchio il mio amato Remedy Lane (eeeending themeeee) e questa me la fa apprezzare ancora di piú. Pezzo assolutamente pazzo nella sua semplicitá che scorre che é un piacere.

10. The Passing Light of Day
La title track dura 15:31 quindi sapete giá cosa penso. Esatto, che sarebbe potuta durare meno, avete indovinato. The passing light of day é suddivisa in due parti: molto rilassata, minimalista e introspettiva la prima, la seconda con la canzone che cresce di intensitá e con la band che ritorna a pestare a dovere per poi, anche qui, ritornare alle atmosfere iniziali con la melodia portante in primo piano. Il ritornello é probabilmente, anzi sicuramente, la cosa piú bella del disco, quando Daniel Gildenlöw compone e canta in questa maniera c'é solo da togliersi il cappello. Nonostante un taglio di qualche minuto le avrebbe giovato...Top track #3.

Quando si parla dei Pain of Salvation il contenuto musicale non puó essere sicuramente banale o di bassa qualitá, ma questo sono sicuro che lo sapete giá. Sapete anche che dovrete dargli molti ascolti prima di poterlo giudicare e che i testi sono talmente intensi e personali che dovrete pensarci due volte prima di tuffarvici. L'unico appunto che mi sento di fare al disco é la durata complessiva di quei 71 minuti che purtroppo non sempre scorrono lisci, soprattutto nei pezzi piú lunghi.
Parlando di suoni, la produzione di questo disco é abbastanza particolare, poco moderna per alcuni aspetti, ma molto interessante. Mi incuriosisce in particolare il suono della batteria che suona pesante e quasi senza compressione. 

In The Passing Light of Day forse non é il capolavoro che speravo ma é assolutamente un gran bel disco con tanti momenti esaltanti. Se vi piace il genere o vi piacciono i Pain of salvation ve lo consiglio assolutamente.

Voto 77/100